Batteri “alieni”, quando la bufala è targata NASA

di Paolo Attivissimo (che non è Paoblog)

Il 29 novembre scorso è arrivato anche a me il comunicato della NASA che annunciava una conferenza stampa su una “scoperta di astrobiologia” i cui dettagli erano “sotto embargo” e avrebbero avuto “effetti sulla ricerca di prove di vita extraterrestre”. Vista la manifesta riservatezza e il testo dell’annuncio, sembrava che fosse stata scoperta la vita su un altro pianeta, perché “astrobiologia” implica che si sta parlando di vita non terrestre.

Macché. Durante la conferenza stampa è emerso che si trattava semplicemente della scoperta che un batterio terrestre, denominato GFAJ-1, che riesce a vivere anche in ambienti privi di fosforo (elemento essenziale per la vita) e ricchi di arsenico (elemento considerato tossico).

Anzi, secondo i ricercatori GFAJ-1 è in grado di usare l’arsenico al posto del fosforo nel costruire il proprio DNA, cosa ritenuta finora impossibile. Di conseguenza, i criteri utilizzati fin qui per definire gli ambienti favorevoli alla vita (e quindi i pianeti abitabili) andrebbero riscritti. L’astrobiologia c’entra soltanto di striscio.

Un batterio nostrano che si comporta in modo bizzarro non è un granché, ma è sufficiente per ispirare titoli come “La Nasa: ci sono alieni sulla Terra” (Repubblica) e per scatenare le fantasie degli ufologi creduloni (“La scoperta potrebbe provare la teoria che esistono creature-ombra in parallelo agli esseri umani”, Segnidalcielo.it).

Del resto l’annuncio è firmato NASA e l’articolo che ne descrive i dettagli compare sulla prestigiosa rivista Science (A Bacterium That Can Grow by Using Arsenic Instead of Phosphorus). Credervi parrebbe ragionevole.

Ma c’è una regola ricorrente nelle indagini antibufala e nella valutazione dell’attendibilità di una notizia che vale anche quando ci sono di mezzo NASA e Science: affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie, a prescindere da chi fa le affermazioni in questione.

Se un ricercatore competente (non un dilettante) scrive che la vita può fare a meno di un elemento ritenuto indispensabile come il fosforo e sostituirlo con l’arsenico incorporandolo addirittura nel proprio DNA e usandolo per crescere, vale la pena di ascoltarlo, ma questo non significa che non gli si debba fare le pulci.

È come sostenere che si può costruire una casa usando purè di patate al posto del cemento: anche se lo afferma un esperto, gli si chiede comunque una dimostrazione pratica e si cerca di ripetere i suoi esperimenti. Fidarsi è bene, verificare è meglio.

È quello che sta succedendo ora con l’annuncio sensazionale della NASA: altri ricercatori qualificati stanno esaminando l’articolo pubblicato da Science e stanno trovando lacune serie ed errori metodologici gravi (ne parlano in dettaglio Marco Cagnotti, Nature, la microbiologa Rosie Redfield, gli esperti intervistati da Slate e Discover Magazine, tanto che Nature ha pubblicato una replica).

È molto probabile che il povero batterio non prosperi affatto con l’arsenico ma semplicemente sopravviva nonostante l’arsenico. In tal caso, la NASA e Science avrebbero indubbiamente pubblicato una bufala.

Non sarebbe un fallimento del metodo scientifico, visto che sarebbe proprio questo metodo a snidare i propri errori, ma sarebbe comunque un imbarazzo memorabile: un “al lupo, al lupo” astrobiologico.

E anche se saltasse fuori che i ricercatori della NASA hanno ragione, l’annuncio è stato fatto in maniera ingannevole, creando un’attesa esagerata che poi è stata delusa, per cui anche in questo caso la bufala c’è.

La morale della storia è che quando c’è di mezzo la scienza, è meglio non fidarsi dei titoloni sensazionalisti, neanche quando sono targati NASA, ma conviene lasciare che la ricerca faccia il proprio corso e superi il vaglio critico degli esperti.

Fino a quel momento, specialmente quando viene tirato in ballo un argomento emotivamente coinvolgente e ad alto rischio di bufala come la vita extraterrestre, sarebbe opportuno tenere bassi i toni e non diffondere notizie non confermate. Altrimenti E.T., a furia di essere invocato invano, potrebbe decidere di non venirci mai a trovare davvero.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com e http://daily.wired.it

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