In Italia milioni di galline sono allevate in gabbie illegali. Le uova costano meno, ma il benessere animale conta di più

Vi invito a leggere con attenzione le date relative alla Direttiva europea: è del 1999!

Il Decreto italiano è del 2003 ed è entrato in vigore nel gennaio 2012 ovvero siamo in ritardo di soli 13 anni.

Il paese delle deroghe ha colpito ancora.

Quindi così come è vero che adeguarsi alle nuove norme può essere molto oneroso per i (piccoli) produttori, è anche vero che se fossimo partiti anni fa, dando il tempo per adeguarsi, ora non ci troveremmo (al solito) in difficoltà, tanto più in un momento critico come quello attuale.

Come sempre, l’esecutivo ci dorme su e poi, da un giorno all’altro, ti trovi fuorilegge. Resta il fatto che vien da chiedersi come facciano negli altri paesi a fare le cose nei giusti tempi e noi no.

Ed il bello è che poi le colpe dell’inefficienza governativa le paghiamo noi in prima persona, con multe milionarie (in €) delle quali, però, nessuno parla mai. E meno che mai in campagna elettorale. ;-)

P.S. Per quanto riguarda i prezzi delle uova, io le compro da Cortilia, sono di galline allevate a terra e 6 uova costano € 1,20.

°°°

un’ampia sintesi di un articolo di Anissia Becerra che leggo su Il Fatto Alimentare

Compassion in World Farming, una ONG internazionale che si occupa del benessere degli animali, qualche giorno fa ha accusato l’Italia e la Grecia di non rispettare la legislazione sugli  allevamenti delle galline ovaiole che continuano a vivere  in gabbie minuscole, dichiarate fuorilegge da oltre un anno.

Ma andiamo con ordine.

Il 3 gennaio 2012 è entrato in vigore in Italia il Decreto legislativo 267/2003 che attua la Direttiva comunitaria 74/1999 sul  benessere delle galline ovaiole.  Questo vuol dire che le vecchie batterie (“convenzionali”)  devono essere sostituite con altre più ampie (“modificate” o “arricchite”) o abbandonate del tutto per passare ai sistemi di allevamento a terra.

Le gabbie “convenzionali” contengono di solito 4 o 5 galline e lo spazio concesso per legge a ogni volatile è di 550 cm2: si tratta, per intenderci, di un’area equiparabile di un foglio di carta A4 (= 620 cm2).

Queste gabbie sono completamente spoglie e hanno un pavimento di rete metallica inclinato, dove le galline vivono e depongono le uova. Gli uccelli non hanno a disposizione un nido e non possono spiegare le ali, razzolare, grattarsi le unghie o appollaiarsi.

Le nuove gabbie “modificate” o “arricchite” hanno uno spazio minimo di 750 cm2 per gallina (di cui 600 cm2 utilizzabili) con un piccolo posatoio, lettiera e un nido e  il numero di animali  può variare. Sebbene lo spazio rispetto alle batterie “convenzionali” sia maggiore, queste gabbie rappresentano pur sempre un sistema di privazione della libertà e una forma di forte restrizione dei loro comportamenti naturali.

Più rispettosi del benessere animale sono i sistemi di “allevamento a terra” (le galline sono allevate all’interno di edifici a piano unico o a piani multipli, con una densità per legge nella UE di 9 animali per m2; gli uccelli possono muoversi liberamente negli spazi in comune e hanno nidi, posatoi e lettiera sul suolo) o di allevamento “all’aperto e biologici” (la densità di allevamento è limitata a 6/m2; alle galline non viene “spuntato” il becco e viene concesso uno spazio all’aperto anche di 10 m2 per animale).

La Direttiva Ovaiole della UE considera da oltre un anno  fuori legge le gabbie “convenzionali”, ma ammette ancora l’allevamento in quelle “modificate” o “arricchite”, ma ciò nonostante la situazione presenta ancora diverse critictà.

Denuncia Annamaria Pisapia, direttrice di Compassion Italia: «Nel nostro paese, stando ai dati in nostro possesso, sono allevati circa 39-40 milioni di galline ovaiole; di queste, il 70% vive ancora in gabbia. Circa 17 milioni di galline, pari al 42,5% del totale, vive nelle gabbie illegali».

Antonio Trifilò, esperto del settore, non nutre le stesse certezze: «Nell’ultimo anno le ASL hanno intensificato i controlli per evitare affollamenti fuori norma. Solo dal numero delle multe comminate dai servizi veterinari potremmo capire quante gabbie illegali esistano tuttora. Per il momento sarei più cauto e parlerei di un parziale, lento adeguamento degli allevatori italiani».

Questa è anche l’opinione di Stefano Gagliardi, direttore di ASSOAVI (Associazione Nazionale Allevatori e Produttori Avicunicoli): «Gli allevatori italiani si stanno adeguando alla nuova normativa tra grandi sacrifici: ci vogliono tempo e soldi. Un piccolo allevamento di 50mila galline deve investire oltre 350mila euro per rispondere alle nuove direttive. Non è poco, soprattutto perché non godiamo né di aiuti economici da parte dello stato, né di agevolazioni fiscali. Nondimeno, entro giugno 2013, tutti gli allevatori saranno in regola: dopo quella data, non sarà più tollerato alcun allevamento fuori norma e i controlli a tappeto, eseguiti dalle ASL, costituiranno una garanzia per il consumatore».

A conti fatti, non si conosce di preciso la percentuale di gabbie illegali presenti in Italia, ma in ogni caso sono troppe.

Negli ultimi anni la ONG Compassion ha selezionato e premiato alcune grandi aziende alimentari italiane che hanno fatto del benessere animale un valore della loro responsabilità sociale di impresa e sono andate oltre i requisiti di legge, eliminando del tutto le uova da allevamento in gabbia.

Tra le aziende premiate, Pavesi (che dal 2011 ha scelto di passare alla fornitura esclusiva di uova da galline allevate a terra), Mulino Bianco ed Emiliane Barilla (utilizza  solo uova da galline allevate a terra), Lazzaroni (utilizza  solo uova di galline allevate all’aperto), Coccodì (già dal 1998 tutta la gamma è preparata  con uova di animali non in gabbia).

Per quanto concerne le catene di ristoranti, vanno segnalati Ristò, Autogrill e Ikea, mentre per la grande distribuzione si qualificano NaturaSì (premio Good Egg 2008), CRAI (premio Good Egg 2011), Coop (premio Good Egg nel 2010), Esselunga e IPER che commercializzano col proprio marchio solo uova di galline non allevate in gabbia.

I prezzi delle uova cambiano notevolmente in relazione alla stato di benessere delle galline. Ecco una tabella di confronto rilevata in un supermercato milanese:

- 6 uova  di allevamento biologico € 2,0

- 6 uova di galline allevate all’aperto € 1,80;

- 6 uova di galline allevate a terra € 1,69;

- 6 uova  di galline allevate in gabbia  € 1,00.

Comprare uova di un tipo di allevamento piuttosto che un altro  non comporta un sostanziale miglioramento sul piano della qualità delle uova. È una scelta etica che riguarda il benessere animale. I consumatori non devono dimenticare che scegliendo uova di un tipo  possono esercitare una considerevole influenza sulle aziende. È vero che le uova allevate in modi diversi non hanno prezzi simili. Ma qual è il prezzo di una vita in gabbia?

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5 risposte a In Italia milioni di galline sono allevate in gabbie illegali. Le uova costano meno, ma il benessere animale conta di più

  1. Poppea scrive:

    Io compero sempre uova (quando non me li danno gli amici ) provenienti da galline allevate a terra, avendo visto di persona le gabbie dove vivono, inoltre stanno sempre con la luce accesa per farle mangiare continuamente e produrre uova.

    Quando mio padre aveva un pezzo di terra in periferia, avevamo il “gallinaro”, comperava a prezzi stracciati le galline da chi aveva appunto allevamenti di ovaiole che ogni due anni circa sostituiva con animali giovani, queste poverette quando le portavamo nel recinto si guardavano intorno confuse, erano tutte spelacchiate, per la posizione in cui erano costrette a vivere.

    Dopo qualche giorno si riprendevano, certo non facevano uova tutti i giorni ma seguivano il loro normale iter, poi ovviamente morivano di vecchiaia, anche perchè non le avrebbe mangiate nessuno di noi.

    Dopo tutto questo “pippone” voglio dire che se tutti comprassimo uova di galline a terra, le altre non si venderebbero e gli allevatori forse potrebbero rivedere la cosa

  2. Don scrive:

    io vado al punto sma a fare la spesa perché mi accettano i ticket.

    Non hanno una vastissima gamma di prodotti. In pratica se compro uova di galline allevate a terra sono costretta a comprare l’involucro di plastica. Se trovo l’involucro di carta invece le galline sono in gabbia.

    E’ chiaro che le scelte delle aziende produttrici mirano ad abbassare i prezzi, quelli che si vantano di essere più ecologici rispettando gli animali poi inquinano perché rilivellano i costi di produzione.

    Chi invece spende di più con il cartone spende meno nella produzione delle uova.

    Sono anni che ci sto dietro a sta cosa delle uova, non se ne esce

    • Paoblog scrive:

      io ora le uova le compro da Cortilia, come detto, sono allevate a terra, con confezione di carta… idem da Naturasì ed anche all’Esselunga per le uova bio a loro marchio…

      per assurdo, le uova Granarolo Bio hanno la vaschetta in plastica ed in aggiunta una confezione in carta…

      doppio imballo,doppio rifiuto…

  3. Don scrive:

    dimenticavo che esiste anche “all’aperto” cocodì ad esempio che però ha la confezione di plastica. Infatti a terra non è detto che stiano bene (sempre meglio delle gabbie) perché potrebbero essere a terra in gabbia dentro spazi comunque piccoli e obbligate a stare alla luce artificiale 24 h al giorno.

    All’aperto in teoria dovrebbero essere trattate bene e allora iniziamo a pensare a quali mangimi devono ingoiare. Infatti ci sono dei produttori che vogliono far notare il mangime sano tipo “bio” che però come dici tu poi si contraddicono con l’imballaggio.

    Povere galline e poveri noi.

    Pensa che ora che sono stata alle Filippine c’era una ragazza del gruppo che non aveva mai mangiato un pollo ruspante e rimaneva sconvolta per la dimensione piccola dell’animale e per il fatto che non riusciva facilmente a spolparlo, cosa che dovrebbe essere normale.

    Poveri noi e povere galline

  4. […] il primo numero identifica il tipo di allevamento e per semplificare si può memorizzare il fatto che su una scala di 4, più è basso il numero e […]

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