Tè Lipton: le nuove bustine di plastica sicure per la salute, ma non per l’ambiente

il fattoun articolo decidamente interessante di Paola Emilia Cicerone che leggo su il Fatto Alimentare dal quale si evince che di rischi per la salute non ce ne sono, tuttavia l’impatto ambientale delle bustine è negativo, e quindi per quello che mi riguarda è sufficiente per evitare l’acquisto di questo prodotto.

Come già detto in altre occasioni, potremmo imparare anche noi a usare il nostro potere d’acquisto per spingere le aziende a fare la cosa giusta e/o a rispettare i nostri diritti.

Il tè confezionato in bustine di plastica può essere un pericolo per la salute?

A lanciare l’allarme è stato il blog americano Fooducate, secondo il quale le bustine a forma di piramide di tè (e tisane) presenti nella confezione di Lipton Pyramid, realizzate in materiale plastico, in seguito all’immersione in acqua bollente potrebbero rilasciare ftalati, sostanze chimiche plastificanti derivate dal petrolio, con possibili effetti cancerogeni.

Fooducate ha preso spunto dalle considerazioni della giornalista Taylor Orci, che ha riacceso il dibattito già in corso negli Usa sulle bustine da tè in materiale plastico e sui possibili rischi legati al loro uso.

Dato che i prodotti Lipton Pyramid sono in vendita anche in Italia, abbiamo deciso di fare qualche verifica. Finora, ad esprimersi in merito è stato solo Altroconsumo, che ha criticato Lipton Pyramid per il suo impatto ambientale.

Queste bustine – si legge nel documento dell’associazione di consumatori – hanno la forma di piramide, un aspetto lucido e una consistenza al tatto diversa da quella dei tradizionali involucri. Sono fatte in poliestere (materiale non biodegradabile) e per questo (…) contrariamente a tutti gli altri involucri di tè e tisane, non possono essere riciclate nella raccolta dell’umido”.

E per quanto riguarda la sicurezza?

Dall’azienda, interpellata, arrivano ovviamente notizie rassicuranti «La bustina di tè Pyramyd è fatta di PET – un materiale ampiamente utilizzato per la produzione di packaging alimentari», tra cui anche le buste per la cottura in acqua bollente.

L’equivoco nascerebbe dalla denominazione del materiale: «il nome chimico del PET è Polietilene Tereftalato, per questo motivo a volte è erroneamente considerato uno ftalato. Nonostante il suffisso, il PET non è uno ftalato» si legge nel comunicato dell’azienda.

Un dato confermato da Luca Foltran, esperto di materiali di contatto e collaboratore de Il Fatto Alimentare che spiega: «gli ftalati sono plastificanti utilizzati principalmente per rendere morbide e modellabili altri tipi di plastica, ma non sono usati nel PET, un materiale molto stabile e inerte approvato come sicuro per l’uso a contatto con alimenti e bevande da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, così come da altre agenzie di regolamentazione di tutto il mondo»

Significa che c’è qualcosa di sbagliato nei controlli effettuati negli Usa?

«Il problema – sottolinea  Maria Rosaria Milana, primo ricercatore dell’ISS – nasce forse dal fatto che molti ftalati di tipo “orto” (ossia gli ftalati propriamente detti, ndr) sono contaminanti ubiquitari dispersi nell’ambiente in modo tale che è difficile eliminarli totalmente». Se sono state riscontrate tracce durante le analisi fatte «avrebbero potuto venire dagli alimenti o dall’ambiente».

«Per essere in commercio – sottolinea Foltran – gli articoli devono obbligatoriamente essere ottenuti con plastica “di grado alimentare”, di purezza tale da poter essere impiegati a contatto con alimenti. Non voglio dire che questa bustina di plastica, come tutti gli altri prodotti di questo materiale, non presenti rischi in assoluto, ma si tratterebbe di rischi limitati se utilizzate in modo corretto».

Va quindi precisato che il rischio di disperdere sostanze cancerogene sembra essere un falso allarme, resta però il problema dello smaltimento. Lipton si dichiara interessata a migliorare la sostenibilità dei propri prodotti, ma ammette che allo stato attuale le bustine Pyramid non sono riciclabili.

Anche se secondo l’azienda “i materiali della bustina di tè non devono essere considerati un ostacolo allo smaltimento mediante compostaggio”.

Tutto sommato, forse, andrebbero meglio le tradizionali bustine. In conclusione però la scelta migliore, in termini di rapporto qualità-prezzo e anche di impatto ambientale, resta il tè sfuso.

 

 

 

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Una risposta a Tè Lipton: le nuove bustine di plastica sicure per la salute, ma non per l’ambiente

  1. Morbida Dolcezza scrive:

    Comunque io non mi fido a prescindere anche se si tratta di plastica ad uso alimentare.

    Un po’ come quei recipienti di plastica che dicono possono andare nel microonde… sarà ma non mi hanno convinta molto e quindi preferisco sempre il vetro o la ceramica.

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