Efficienza energetica edifici: Italia condannata per inadempienza

18 giugno 2013

BananeSolo pochi giorni fa, commentando la Direttiva che prevede che entro il 2018 tutti gli edifici pubblici siano ad Energia (quasi) Zero, scrivevo  “mi perdonerete se mi scappa da ridere leggendo che entro il 2018 tutti gli edifici pubblici saranno ad energia quasi zero”.

Un pessimismo giustificato il mio e che viene confermato dalla notizia che leggo oggi su Rinnovabili.it; leggete con attenzione la data della direttiva europea: 2002!

Certo, potremmo dire che rientriamo a pieni voti nella nostra coerenza da Repubblica delle Banane.

Ricordatevi delle multe che paghiamo da tempo (e nessuno lo dice) per l’inosservanza di regole che sono stata emesse da parecchi anni, che si tratti del 112, numero unico d’emergenza, passando poi dalla gestione dei rifiuti nel Lazio ed arrivando alle continue deroghe circa i livelli di arsenico nell’acqua, siamo in perenne ritardo su tutto, e continuiamo a pagare multe elevatissime che potremmo risparmiare.

D’altro canto a pagare siamo noi cittadini, mica amministratori incapaci ed i politici inefficienti…

Ed ecco, quindi, che l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia con la Sentenza C-345/12 del 13 giugno 2013 per l’incompleto recepimento della Direttiva 2002/91/CE sull’efficienza energetica degli edifici.

Non è servito il Dl. 63/2013 per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE in materia di prestazioni ed efficienza energetica degli edifici, l’ennesima condanna da parte della Corte di Giustizia si è abbattuta sull’Italia e sui suoi innumerevoli ed incompleti tentativi di adeguarsi alle richieste europei sull’efficienza energetica in edilizia, in vista degli obiettivi fissati per il 2020.

La segnalazione della Commissione riguarda ancora una volta la Direttiva 2002/91/CE del 16 dicembre 2002, sul rendimento energetico in edilizia sostituita dal 1° febbraio 2012 dalla Direttiva 2010/31/UE, ed accusa l’Italia di non aver adottato tutti i provvedimento necessari al corretto recepimento della prima, non avendo previsto l’obbligo di fornire l’attestato di certificazione energetica in fase di compravendita o locazione di un edificio e di non aver omesso di notificare alla Commissione le misure di recepimento dell’articolo 9 della direttiva 2002/91.

Incompleti dunque il Dlgs n.192/2005 ed il successivo Dm del 26 giugno 2009 Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”, parziali recepimenti della Direttiva europea del 2002 per l’efficienza energetica degli edifici.


Ecomafia 2013: l’Italia culla dell’illegalità

18 giugno 2013

16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati.

Ecco i preoccupanti dati che emergono dal rapporto di Legambiente Ecomafia 2013.

polliceversoIl rapporto, edito da Edizioni Ambiente, vanta la prefazione parole di Carlo Lucarelli che traccia con poche righe la preoccupante situazione in cui versa la nostra penisola “Con una lungimiranza e una profondità che politici, imprenditori, istituzioni e cittadini spesso non hanno o fanno finta di non avere, (le mafie) sono riuscite a fare sistema penetrando in tutti i settori della nostra esistenza in maniera globale e totalitaria”.

Aumenta quindi l’illegalità ambientale italiana, concentrata soprattutto in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia a cui fa seguito il Lazio con un aumento dei reati che rispetto al 2011 segnano un +13,2% mentre nel nord Italia la prima regione è la Liguria con 1597 reati (1.597 reati, +9,1% sul 2011).

Il 2012 è stato un anno nero anche per gli illeciti contro fauna e flora con un +6,4% rispetto al 2011 il che significa che si compiono circa 22 reati al giorno che crescono insieme al numero degli incendi. In testa alla classifica dell’illegalità ambientale la Campania che pur registrando un calo degli illeciti ha segnalato 1.597 reati, +9,1% rispetto al 2011.

Nel ciclo illegale del cemento bisogna segnalare il secondo posto della Puglia mentre al nord primeggia in negativo la Lombardia, ma fa riflettere anche l’aumento degli illeciti in Trentino Alto Adige.

Nel ciclo dei rifiuti a figurare è sempre la Puglia con un +24% dei reati che gli hanno fatto ottenere il terzo posto dopo Campania e Basilicata. Tra le province primeggia Napoli, seguita da Vibo Valentia, dove si registra un + 120% di reati accertati rispetto al 2011.

Nota positiva però nell’edilizia la registrazione di un calo delle costruzioni abusive che da 30mila del 2006 sono passate a 26mila nel 2013.

L’Ufficio centrale antifrode delle dogane ha fatto sapere che:

“i quantitativi di materiali sequestrati nei nostri porti nel corso del 2012 sono raddoppiati rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo, che invece finiscono in Corea del Sud (è il caso dei cascami di gomma), Cina e Hong Kong (cascami e avanzi di materie plastiche, destinati al riciclo o alla combustione), Indonesia e di nuovo Cina per carta e cartone, Turchia e India, per quelli di metalli, in particolare ferro e acciaio”

si legge nel rapporto dove viene chiarito che un’attività illecita di questo genere oltre al danno ambientale crea anche un danno all’economia visto che le imprese che operano nel rispetto delle norme vigenti vedono scendere il numero delle richieste, troppo care rispetto alle manovre illegali.

Fonte: Rinnovabili.it


L’ultima moda fra i palazzinari? Radere al suolo parchi e giardini per costruire il “solito” centro commerciale…

17 giugno 2013

Presidio-338x480Ieri ho visto al Tg3 Lombardia un servizio sulla protesta di cui ho letto stamane anche sul Corriere/Milano:

Un corteo per salvare i prati e il laghetto dell’area umida vicino all’ex Convento dell’Annunciata dalla costruzione di un centro commerciale di 15 mila metri quadrati.

Ad Abbiategrasso circa 600 persone hanno sfilato per le strade della città a difesa di quello che è stato ribattezzato il «Pagiannunz», il parco giardino dell’Annunciata: cinque ettari di prati incolti a cui si alternano filari di siepi e zone umide formate dalle acque dalla Roggia Cardinala.

Un luogo dove vivono specie protette di anfibi e uccelli acquatici. «Da una settimana l’immobiliare proprietaria dell’area, senza chiedere alcuna autorizzazione, ha incaricato un’azienda agricola di far prosciugare i campi. Un piccolo bosco è stato già distrutto e senza l’acqua gli animali non sopravviveranno. Chiediamo lo stop immediato dei lavori e che torni tutto come prima» ha detto Daniele Marmondi del Comitato Abbiatense per la difesa del territorio.

Approfondisci qui:
http://www.inventati.org/pagiannunz/

°°°

Resta il fatto che siamo tutti nella stessa barca. Vedi: Basta alberi, dateci cemento!

 


Recupero crediti: nuovo intervento dell’Antitrust contro pratiche aggressive

17 giugno 2013

Nuovo intervento dell’Antitrust a tutela dei consumatori bersagliati da atti di citazione per crediti presumibilmente prescritti o inesistenti.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 30 maggio 2013, ha infatti sanzionato con una multa di 50.000 € l’impresa individuale Consuelo Paravati che, secondo quanto ricostruito dagli uffici, ha inoltrato a molti consumatori, per il tramite di avvocati, atti di citazione presso sedi di Giudici di Pace sistematicamente diverse da quelle territorialmente competenti, senza procedere ad alcuna iscrizione a ruolo.

Salgono così a tre i provvedimenti deliberati dall’Antitrust negli ultimi sei mesi per contrastare una pratica considerata aggressiva dal codice del Consumo, perché basata sulla minaccia di promuovere un’azione legale manifestamente temeraria o infondata.

 

Dall’istruttoria conclusa nei confronti dell’impresa Paravati risulta l’invio sistematico di atti di citazione presso sedi di Giudici di Pace territorialmente incompetenti, riguardanti consumatori dislocati su tutto il territorio nazionale e, in particolare, in Sicilia.

Agli atti di citazione inviati ai consumatori non seguiva inoltre alcuna iscrizione della causa a ruolo: la data indicata come “prima udienza”, utilizzata per fare pressione psicologica sui consumatori, risultava quindi  inesistente.

Inviando gli atti di citazione l’impresa puntava a ottenere che i consumatori, senza verificare la fondatezza della posizione debitoria, provvedessero rapidamente al pagamento dell’importo richiesto, piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario.

La pratica è durata almeno dall’aprile 2012 all’aprile 2013. L’Autorità ha imposto all’impresa la pubblicazione di un estratto del provvedimento sanzionatorio su due quotidiani.

Fonte: Agcm


Trasporto marittimo: sanzionate Moby, Snav, Grandi Navi Veloci e Marinvest per l’aumento dei prezzi dei biglietti nella stagione estiva 2011

14 giugno 2013

pollice suL’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione dell’11 giugno 2013, ha deliberato che le società Moby, SNAV, Grandi Navi Veloci e Marinvest hanno posto in essere un’intesa finalizzata all’aumento dei prezzi per i servizi di trasporto passeggeri nella stagione estiva 2011 sulle rotte Civitavecchia-Olbia, Genova-Olbia e Genova-Porto Torres.

Per le condotte accertate. l’Antitrust ha deciso di sanzionare le società con multe complessive pari a  8.107.445 euro, che tengono conto della situazione di perdite di bilancio in cui versano le società stesse.

Al termine dell’istruttoria è stato accertato un parallelismo di condotte, nella stagione estiva 2011, da parte di Moby, GNV e SNAV, che hanno tutte applicato incrementi significativi dei prezzi, generalmente superiori al 65% mentre negli anni precedenti le società avevano seguito strategie orientate alla concorrenza.

In particolare nella stagione estiva 2011 i prezzi sono aumentati mediamente del 42% sulle rotte Civitavecchia-Olbia (passando in media da 35 a 49 euro) e Genova-Olbia (passando da 57 a 81 euro), del 50% sulla Genova-Porto Torres (passando da 65 a 98 euro).

L’intesa, durata dall’inizio di settembre 2010, fino almeno alla fine del mese di settembre del 2011 (per Snav fino a maggio 2011), data di chiusura della stagione estiva, è stata attuata da imprese che complessivamente detengono quote di mercato molto elevate sulle rotte interessate dall’istruttoria.

Il parallelismo nell’aumento dei prezzi, riscontrato nel corso dell’istruttoria, non è peraltro giustificabile in altro modo se non con la concertazione: né la trasparenza delle tariffe, che caratterizza strutturalmente il settore, né il caro carburante, che avrebbe potuto comportare un aumento dei prezzi ma in misura inferiore, né le perdite di bilancio degli operatori giustificano un aumento dei prezzi così simultaneo e significativo.

Di seguito le sanzioni comminate:

Moby 5.462.310 euro;
GNV 2.370.795 euro;
SNAV 231.765 euro;
Marinvest 42.575 euro

Fonte: Agcm


Il Governo vuole sostenere le imprese. Con il ritorno del Sistri?

14 giugno 2013

A giorni alterni il Governo (poco importa se Letta, Monti oppure uno di quelli precendenti) annuncia di voler sostenere il mondo del lavoro, dei giovani, delle imprese.

Al di là del carico fiscale, racconto spesso dei problemi delle aziende, che siano di costi burocratici (esempio: spendere 95 € per cambiare un indirizzo nel computer) e/o obblighi di legge, anche giusti, ma strutturati sulle grandi aziende che hanno risorse economiche e di personale ben diverse.

Ricordiamoci poi che se soffocate le aziende, già in sofferenza per la crisi, per la mancanza di liquidità, per i pagamenti in ritardo (e senza nessuna tutela in tal senso…) alla fine chiudono e creano altri disoccupati, il che comporterà un pesantissimo costo sociale oltre che a livello personale delle parti in causa, che siano piccoli imprenditori oppure dipendenti.

Siamo tutti nella stessa barca, solo che mentre noi cerchiamo di tappare la falle, loro ci buttano dentro acqua a secchiate.

Ieri ho ricevuto l’ennesima conferma che ad ogni annuncio del Governo, corrisponde una mazzata (invisibile alla massa) che complicherà ulteriormente la sopravvivenza delle aziende, caricandole di ennesimi obblighi e costi;parlo nello specifico del rientro del Sistri, cacciato dalla porta e rientrato dalla finestra, al solito.

L’intera vicenda la puoi approfondire in questo post (e correlati) , tuttavia ti basta sapere che a metà aprile 2013 i giornali scrivevano:

La guardia di finanza di Napoli ha eseguito 22 provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul Sistri,

Ci sarà un perchè se sono scattate le manette…

Il commento finale, in questo caso, lo lascio a Piero Ciampi (quando ci vuole, ci vuole…)

Ecco la comunicazione ricevuta ieri dall’associazione di categoria:

Nonostante tutte le critiche, le obiezioni e le voci contrarie venute da più parti, in particolare da quasi tutte le Associazioni imprenditoriali e moltissime imprese, il Ministero dell’Ambiente ha deciso di ripristinare il Sistri a partire dal 1° ottobre 2013.

Questa decisione, che la CNA ha giustamente definito “sconcertante”, è stata resa ufficiale con il DM 20 marzo 2013, pubblicato nella GU del 19 aprile scorso.

  In sintesi il Sistri ridiventerà operativo dal 1° ottobre 2013 per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi con più di dieci dipendenti e per i gestori di rifiuti, dal 3 marzo 2014 per tutti gli altri soggetti obbligati.

I soggetti attualmente già iscritti dovranno verificare “l’attualità dei dati e delle informazioni trasmessi” provvedendo al loro aggiornamento e riallineamento.

I soggetti del primo gruppo di iscrizione dovranno “riallinearsi” nel periodo compreso tra il 30 aprile ed il 30 settembre 2013;

I soggetti del secondo gruppo nel periodo compreso tra il 30 settembre 2013 e il 28 febbraio 2014.

Chi non si è ancora iscritto lo dovrà fare entro la data di inizio dell’operatività prevista per il proprio gruppo. Infine è previsto il doppio regime con registro e formulario, per 30 giorni dall’inizio dell’operatività.

Il contributo per le imprese già iscritte alla data del 30 aprile 2013 è sospeso per il 2013.


Antitrust, i Consigli notarili di Milano, Bari e Verona hanno ristretto la concorrenza attraverso intese finalizzate a reintrodurre le tariffe abrogate dalla legge

14 giugno 2013

polliceversoCon le loro deliberazioni hanno cercato di limitare l’autonomia nella determinazione dei compensi da parte dei singoli notai.

Per far sì che i professionisti si allineassero alle tariffe indicate hanno minacciato il ricorso allo strumento dei  provvedimenti disciplinari nei confronti di coloro che non si fossero adeguati. Al termine di tre distinte istruttorie comminate sanzioni calcolate sui contributi associativi.

I Consigli Notarili di Milano, Bari e Verona hanno posto in essere tre distinte intese restrittive della concorrenza finalizzate a reintrodurre le tariffe abrogate dalla legge quale parametro di riferimento per la determinazione dei compensi, minacciando provvedimenti disciplinari in caso di mancato adeguamento.

Lo ha deciso l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, nella riunione del 30 maggio, al termine delle relative istruttorie, ha diffidato i Consigli coinvolti dal porre in essere analoghi comportamenti .

Le sanzioni, calcolate sulla base dei contributi associativi dovuti dai notai dei distretti di riferimento per le attività notarili, sono pari a  99.403 euro per il Consiglio notarile di Milano, 10.227 euro per il Consiglio notarile di Bari, e a  20.445 euro per il Consiglio notarile di Verona.

Secondo l’Antitrust i tre Consigli, sia pur con modalità differenziate, hanno in sostanza cercato di vanificare l’intervento liberalizzatore voluto dal legislatore con il decreto legge ‘Cresci Italia’: attraverso il principio dell’adeguatezza del compenso alla prestazione professionale veniva nella sostanza richiesto di ancorare le tariffe praticate alla clientela a quelle ministeriali abrogate dal legislatore.

Per garantire comportamenti omogenei, in termini di prezzo, da parte di tutti i professionisti del distretto, i Consigli ricorrevano poi alla minaccia di azioni disciplinari.

Nel corso dei procedimenti istruttori avviati dall’Antitrust i tre Consigli hanno ritirato gli atti finalizzati a reintrodurre le tariffe.

Fonte: Agcm


Assicurazioni: Antitrust avvia istruttoria nei confronti di otto società

13 giugno 2013

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 5 giugno 2013, ha deciso di avviare un’istruttoria per verificare se otto gruppi assicurativi abbiano posto in essere altrettante intese verticali finalizzate a ostacolare l’esercizio del plurimandato da parte degli agenti assicurativi, e idonee nel loro insieme a restringere la concorrenza.

Il provvedimento è stato notificato oggi a Unipol Gruppo Finanziario, Fondiaria-SAI, Assicurazioni Generali, Allianz, Società Reale Mutua di Assicurazioni, Società Cattolica di Assicurazione, Axa Assicurazioni, Groupama Assicurazioni. Le società interessate dal provvedimento rappresentano l’80% della raccolta premi nel ramo danni e nella Rc auto.

Al centro dell’istruttoria, avviata alla luce di alcune segnalazioni presentate dallo Sna, il sindacato nazionale agenti, le clausole contenute nei contratti di agenzia stipulati dalle otto società.

Secondo l’Antitrust le clausole contenute nei contratti di agenzia e relativi allegati delle compagnie parti del presente procedimento, potrebbero costituire obblighi di non concorrenza, diretti o indiretti, potenzialmente idonei ad imporre di fatto agli agenti di non vendere prodotti assicurativi in concorrenza con quelli oggetto del contratto di agenzia.

Si tratta delle disposizioni che richiamano l’esclusiva e richiedono l’informativa agli agenti sulla assunzione di altri mandati, le clausole connesse all’uso di beni mobili e immobili, nonché le disposizioni sul calcolo delle provvigioni connesse alla conservazione del portafoglio clienti e più in generale il richiamo al rischio di revoca.

Secondo l’Autorità, le disposizioni contenute nei rapporti contrattuali tra le otto imprese e le rispettive reti agenziali potrebbero determinare restrizioni verticali alla concorrenza, ostacolando o addirittura impedendo la diffusione di reti di agenzie in plurimandato: verrebbe così evitato il rischio di un effettivo confronto competitivo tra le compagnie nei mercati assicurativi danni, tra i quali in particolare il mercato RC Auto.

Le possibili restrizioni verticali dei contratti di agenzia potrebbero inoltre agevolare comportamenti collusivi tra le imprese di assicurazioni interessate dal procedimento.

L’istruttoria dovrà concludersi entro il 30 giugno 2014.

Fonte: Agcm

Clicca QUI per leggere l’opinione di Maurizio Caprino


In Posta i “Gratta e Vinci” ed i bollettini li paghi al supermercato

13 giugno 2013

Bolletini-postali-EsselungaGiorni fa l’amico Giancarlo scriveva su FB che “in posta non hanno buste e francobolli, ma ci trovi i Gratta & Vinci“.

Un’affermazione che integra quanto raccontato a suo tempo, quando avevo chiesto all’impiegata se mi potesse dare un tot di tagliandi & cartoline per le raccomandate, ottenendo come risposta uno sguardo sconsolato. Poi mi dice: guardi, guardi qui, quante ne ho. Poche in effetti.

C’è da dire che però non mancano mai i modellini in auto oppure i libri per bambini, sempre disponibili appoggiati agli sportelli, neanche fossimo in un bazar…

Se poi qualcuno mi potesse spiegare chi è che va a comprare automobiline in Posta…?!

Comunque sia sabato scorso quando siamo andati a fare la spesa all’Esselunga ci hanno dato un volantino che spiegava come fosse possibile pagare i bollettini postali (con codice a barre) direttamente alla cassa, con un sovrapprezzo di € 1,50.

Meglio avere un’alternativa alle Poste, non fosse altro che per ottimizzare il tempo, visto che molti non hanno la possibilità di uscire dal posto di lavoro per andare in posta e farsi magari mezz’ora di fila per pagare un bollettino.

Considerando poi che lo puoi fare in occasione della spesa, va da sè che puoi gestire il pagamento con carta di credito, che può essere un vantaggio.

Per me lo è, vsito che la banca (in convenzione con Altroconsumo) mi restituisce lo 0,2% delle spese e vi assicuro che se usate la carta sistematicamente, non solo azzerate il costo annuo, ma ci guadagnate pure.


Segnalati sette siti di acquisti online, per commissioni su carte di credito

12 giugno 2013

euroleggo su Altroconsumo

Pagando con carta di credito o paypal il prezzo per gli acquisti online sale. La “colpa” è delle commissioni che alcuni siti applicano ai clienti che utilizzano queste due modalità di pagamento.

Una pratica commerciale scorretta. Per legge (art. 3, del D. Lgs. 11/2010), infatti, “il beneficiario non può applicare spese al pagatore per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento”.

Abbiamo segnalato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato sette siti di shopping online: clickforshop.it, marketstore.it, elettronicainofferta.it, prezzoforte.it, gcomm.it, XTRONICA.it, lina24.com. Le commissioni vanno dall’1,5% fino al 3%.

Se hai avuto dei problemi con i tuoi acquisti online e hai bisogno del nostro aiuto, chiamaci allo 02/69.61.550.


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