Olive nere denocciolate Alisa ritirate dagli scaffali dei supermercati

28 agosto 2014

olive-alisa-auchan-161x300Ritirate dal mercato le olive nere denocciolate a marca Alisa dell’azienda Icat Food Spa di Genova.

L’avviso è stato pubblicato lo scorso 6 agosto sul sito del supermercato Auchan e riguarda il lotto 160417, in lattina da 350 grammi (peso sgocciolato 150 grammi), con scadenza il 16/04/2017.

Il ritiro cautelativo è stato effettuato per una non conformità del prodotto che non è ancora stata identificata.

La catena di supermercati invita chi ne fosse in possesso del lotto indicato a riconsegnare le confezioni al punto vendita che provvederà alla sostituzione o al rimborso.

Per qualsiasi ulteriore informazione contattare Icat Food Spa – tel. 01084091 – icatfood@icatfood.it

Fonte: Il Fatto Alimentare


Mars ritira dal mercato italiano bevande al cioccolato contaminate da Bacillus subtilis

25 agosto 2014

un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare

Ritirati dal mercato alcuni tipi di bevande al cioccolato della Mars perché contaminate. Si tratta delle bibite pronte da bere nei quattro gusti:

Mars Milk – Bounty Drink – Snickers Shake – Milky Way Milk

Tutte sono vendute nel formato in bottiglia con tappo per sport, da 350 ml (vedi foto). La causa é la presenza di elevate quantità di un batterio, il Bacillus subtilis.

 La società Mars Chocolate UK ha sospeso la produzione e la consegna di questo prodotto che risulta distribuito oltre che in Italia anche in altri 9 paesi: Inghilterra, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia, Irlanda, Grecia, Germania, Belgio e Austria.

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Anche sul sito del Ministero della salute c’é l’avviso di non consumare, a scopo precauzionale la bevanda, ma viene nominato solo il gusto Snickers Shake.

Prodotto oggetto di richiamo: Snickers Shake 350ml

Termine minimo di conservazione: dal 19/12/2014 al 11/4/2015

Rischio: Bacillus subtilis

Produttore: prodotto per Mars Chocolate UK Ltd da Milchwerke Mittelelbe GmbH (Germania)

Sul sito dell’azienda si legge:

Gli altri formati di confezione e le bottiglie di diversa capacità di questi prodotti del marchio a base di latte non sono interessati.

Consigliamo a chiunque abbia acquistato uno dei prodotti da bere del marchio con data di scadenza compresa tra il 19/12/2014 e il 11/4/2015 di non consumarli, e di contattare il nostro gruppo di assistenza del consumatore per maggiori informazioni:

Telefono: +39 (0)2 57514220

Online: Modulo di contatto http://www.contact.mars.com/contact_form/marschocolatedrinksandtreats-contact.asp

Mars Chocolate Drinks ha già comunicato con la UK Food Standards Agency (FSA) e contatterà altri organismi per assicurare il rispetto di tutti i requisiti applicabili. Mars ed i nostri fornitori prendono molto seriamente la qualità e la sicurezza alimentare e ci scusiamo per eventuali disagi.


Frutti di bosco: epidemia in fase di esaurimento

31 luglio 2014

bollino-frutti-bosco-bollireIn sintesi un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto AlimentarePer approfondire, digita nella casella “Cerca”: frutti bosco surgelati

Sono passati cinque mesi dall’ultimo aggiornamento del Ministero della salute (*) sul numero di persone colpite da epatite A  per aver mangiato frutti di bosco surgelati ( a febbraio 2014 erano più di 1.000 in tutta Italia).

In questi giorni doveva essere pubblicato  un aggiornamento della situazione che però non c’è stato.

Il motivo è che l’Efsa dovrebbe uscire a metà agosto con un documento focalizzato su questa epidemia che ha coinvolto diversi paesi europei e di cui non si è riusciti ancora ad identificare l’origine.

Le notizie raccolte da Il fatto Alimentare sull’evoluzione dell’epidemia sono abbastanza tranquillizzanti.

Fonti bene informate ci dicono che la curva è in calo, e il numero di  casi di epatite si sta stabilizzando su livelli standard. In altre parole siamo nella fase discendente della crisi iniziata 15 mesi fa.

Vuol dire che possiamo ricominciare a mangiare i frutti di bosco surgelati e anche le torte  servite nei ristoranti ?

La domanda è  lecita ma ci sono ancora delle riserve sul quesito che il Ministero della salute dovrebbe risolvere.

Il consiglio che Il Fatto Alimentare ha dato sin dall’inizio di questa brutta storia è ancora valido, non consumare frutti di bosco surgelati se non previa cottura.

Per quanto riguarda le crostate  consumate al ristorante o in pizzeria , in assenza di consigli ufficiali il nostro invito è di chiedere se sono stati preparati con frutti di bosco  surgelati e, in assenza di informazioni precise,  scegliere un altro dessert.

(*) Secondo quanto diffuso dal Ministero della salute all’inizio di aprile 2014,  i casi segnalati in Europa dal primo gennaio 2013 sarebbero 1.315. La maggioranza (1.075) sono stati registrati in Italia, mentre 240 hanno coinvolto soggetti che non hanno avuto contatti con l’Italia e risiedono in: Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Paesi bassi, Svezia e Regno Unito.


Tonno Insuperabile: ritirato un lotto dal mercato per la presenza di istamina … forse

31 luglio 2014

Ho aggiunto io il forse nel titolo dell’articolo di Sara Rossi (qui in sintesi) che leggo su Il Fatto Alimentare, dato che non sarebbe la prima volta che ad un allerta con conseguente ritiro dal mercato del prodotto, non segua poi un riscontro oggettivo.

Ipotesi questa che sembra essere confermata leggendo questo passaggio dell’articolo:

….la De Langlade & Grancelli effettua analisi di controllo su scatole dello stesso lotto senza riscontrare livelli di istamina superiori ai limiti.

A questo punto l’azienda vorrebbe chiedere immediatamente una revisione di analisi presso l’Istituto Superiore di Sanità, ma secondo quanto è stato detto a Il Fatto Alimentare, la richiesta non si può  fare perché non la società non ha ricevuto dalle autorità sanitarie la contestazione ufficiale con il materiale.

Il sistema di allerta per funzionare deve avere essere rapido e permettere il ritiro immediato del prodotto dagli scaffali, quando viene riscontrata una non conformità. Deve essere però altrettanto rapido quando l’azienda richiede una seconda analisi di verifica. Solo così si possono garantire la sicurezza dei consumatori e i diritti dei produttori.

* * *

l’articolo, in sintesi

Il supermercato all’ingrosso Eurocash F.lli Morgese di Caserta ha ritirato dagli scaffali il Tonno Insuperabile in olio d’oliva dell’azienda De Langlade & Grancelli di Genova.

Per avvisare la clientela sono stati appesi dei cartelli nel punto vendita e anche nell’homepage del sito è stato pubblicato un annuncio in evidenza.

Il tonno è stato richiamato a seguito delle analisi condotte dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno (IZSM), su indicazione della Asl di Caserta, che hanno rilevato un’eccessiva presenza di istamina.

 Il lotto oggetto del ritiro è il numero L21, codice EAN 8005210080172, in confezione da tre scatolette da 80 grammi l’una, con scadenza 2019.

L’avviso di richiamo è presente anche sul sito di altri supermercati all’ingrosso come SoGeGros, dove si invitano gli acquirenti del lotto in questione a restituire le confezioni presso il punto vendita, con la fattura, per la sostituzione.

La presenza di quantità elevate di istamina non è un elemento da sottovalutare, perché può causare reazioni allergiche anche gravi.

Ma questa storia, come molte di quelle che interessano il sistema di allerta nazionale, presenta delle criticità.

 


Gorgonzola Igor ritirato in Francia per presenza di Listeria

30 luglio 2014

 leggo su Il Fatto Alimentare

Il Sistema di allerta segnala il ritiro in Francia di un lotto di gorgonzola prodotto dalla ditta italiana Igor con la marca “Lago Monate” e distribuito dal grossista Desailly, a causa della presenza di Listeria monocytogenes.

La comunicazione è stata diffusa anche sul sito del governo francese che indica come data di scadenza della partita il 9 agosto 2014.

Secondo le informazioni raccolte si tratterebbe di formaggio che dal 1 luglio 2014 viene proposto al taglio presso il banco gastronomia.

Per questo motivo il punto vendita ha esposto un avviso destinato a tutti i clienti in cui invita a non consumare il gorgonzola.

Abbiamo chiesto delucidazioni al caseificio Igor di Novara che ha mostrato una certa perplessità.

Nello stabilimento si produce gorgonzola destinato a Paesi come USA e Giappone dove, a differenza della normativa europea, non è ammessa la presenza di Listeria.

Per questo motivo gli standard produttivi sono molto severi e risulta strana questa non conformità rilevata in Francia dove, come quanto previsto in tutta Europa, per il  formaggio è ammessa una quantità di Listeria fino a 100 ufc/25 g.

Il secondo elemento evidenziato dalla Igor, riguarda la possibilità di una contaminazione incrociata (nell’articolo: cross contamination) causata da altri alimenti presenti nel banco salumeria, visto che il formaggio veniva venduto al taglio.

Non siamo però di fronte ad un caso isolato: dall’inizio di quest’anno la Francia ha segnalato almeno una decina di ritiri dal mercato di formaggi francesi contaminati da Listeria monocytogenes.


Auchan ritira la “birra senza glutine” Riedenburger … per eccesso di glutine

28 luglio 2014

attenzioneun articolo di Valeria Nardi che leggo su Il Fatto Alimentare

I supermercati italiani della catena Auchan, il 25 luglio hanno pubblicato sul sito l’avviso del ritiro dagli scaffali di una partita di birra dell’azienda tedesca Riedenburger.

Il motivo del richiamo delle bottiglie Riedenburger Glutenfrei da 0,33 litri è la presenza troppo elevata di glutine. Si tratta di un particolare importante per una birra che in etichetta presenta a caratteri ben visibili la scritta “Gluten frei” (senza glutine).

La presenza di questo allergene è stata rilevata esclusivamente nel lotto T.M.C. 08.02.2015.

L’azienda ha avviato una campagna di richiamo e di ritiro in tutta Europa per evitare che i celiaci e le persone intolleranti al glutine, bevendo la birra, incorrano in conseguenze per la salute.

La catena di supermercati Auchan invita gli acquirenti a non consumare il prodotto e a restituirlo al punto vendita.

Per ottenere maggiori informazioni è possibile contattare il produttore chiamando il numero 09442 9916-162. Sul sito dell’azienda è presente l’avviso in home page.

 


La Rai, di tutto, di più: inclusi funghi velenosi cucinati in TV

25 luglio 2014

pollice giùSembra una barzelletta, ma l’articolo di Valentina Murelli che leggo su Il Fatto Alimentare mi lascia senza parole per la superficialità dimostrata.

Funghi velenosi cucinati in diretta tv: è successo il 22 maggio scorso, in una puntata della popolare trasmissione La prova del cuoco.

Uno degli chef in gara ha portato in studio funghi presentati come “spugnole” (nome comune di specie del genere Morchella).

Si trattava invece di “false spugnole” o “spugnole bastarde”, vale a dire esemplari di Gyromitra esculenta, fungo velenoso responsabile, se assunto in grandi quantità, della cosiddetta sindrome gyromitrica, caratterizzata da contratture muscolari, convulsioni, anemia, danni al fegato e ai reni.

La vicenda non è passata inosservata: pochi giorni dopo, il Centro antiveleni dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano (CAV), l’Associazione micologica Bresadola (AMB) e la Fondazione Centro studi micologici hanno segnalato l’accaduto con una lettera alla RAI, sottolineando l’obbligo della professionalità e del rigore quando si trattano argomenti che hanno un impatto diretto sulla salute delle persone. Al momento, dalla RAI o dalla trasmissione non sono arrivate reazioni.

«È stato un episodio molto grave» commenta Francesca Assisi, dirigente medico del CAV del Niguarda, tra i firmatari della lettera. «Un servizio pubblico come la RAI non può trattare con tanta leggerezza e superficialità il tema del consumo dei funghi».

Il punto è che in ballo ci sono la salute – e anche la vita – delle persone. Purtroppo mancano dati nazionali sulle intossicazioni da funghi, ma al solo Centro antiveleni del Niguarda dal 2000 al 2010 sono pervenute quasi 9.000 richieste di consulenza, di cui 7.400 sono stati veri e propri casi clinici, con 26 decessi e 11 interventi di trapianto di fegato o di reni. Tutte morti e sofferenze assolutamente evitabili, se solo si seguisse qualche semplice norma di comportamento.

«La prima indicazione è molto semplice» sottolinea Assisi: «Mai consumare funghi che non siano stati controllati e certificati da un esperto micologo. Mai fidarsi delle presunte competenze di amici o parenti, perché il rischio di sbagliare è alto».

Per il controllo ci si può rivolgere a un’associazione micologica (come l’AMB, con i suoi 130 gruppi sul territorio nazionale), oppure all’ASL di zona, dove c’è un servizio micologico gratuito che esamina gli esemplari e stabilisce se sono commestibili, se sono in condizioni adatte a essere consumati (se fossero attaccati da parassiti non sarebbero buoni), quali sono le condizioni migliori di preparazione.

Già, perché anche i funghi commestibili vanno preparati nel modo corretto. Assolutamente sconsigliato il consumo a crudo, perché in questo caso si mantengono intatte tossine che verrebbero invece eliminate dal calore.

«Al massimo posso “concedere” di mangiare crudo solo qualche ovolo di Amanita caesarea, purché sia perfettamente sano, del tutto senza parassiti» afferma Carmine Siniscalco, micologo responsabile del Progetto Speciale Funghi dell’ISPRA e, insieme a Luigi Cocchi, referente per la micotossicologia dell’AMB.

In generale, dunque, meglio cuocere. E non basta una veloce scottatura. Pensiamo a un caso classico, quello dei cosiddetti “chiodini” (Armillaria mellea), che in genere vengono saltati in padella per pochi minuti. «Sbagliato» dice l’esperto. «Una cottura così veloce non basta».

Che fare, dunque?

«Anzitutto i funghi vanno “sbollentati” per qualche minuto, ricordandosi di eliminare l’acqua di cottura, nella quale possono essersi raccolte scorie e tossine» precisa Siniscalco. «Poi si procede con la cottura vera e propria: almeno 30-45 minuti per la maggior parte delle specie».

No alle cotture in forno o alla piastra, che disidratano ma lasciano crudo (e dunque indigesto e tossico) l’interno del fungo.

Attenzione anche alle quantità.

«Spesso i funghi vengono considerati alla stregua di ortaggi, ma non sono un alimento, non possono essere consumati come se si trattasse di melanzane o zucchine» continua Siniscalco, che li paragona piuttosto a “insaporitori”.

Per Assisi, i funghi andrebbero «assaggiati come se fossero caviale, perché anche quelli commestibili possono far male, se consumati in grosse quantità».

L’ultima raccomandazione riguarda i bambini, ai quali i funghi non andrebbero mai proposti.

«Per loro sono indigesti» precisa il medico. «E non dimentichiamo che anche manifestazioni tutto sommato minori per un adulto, come vomito e diarrea, possono diventare pericolose nei più piccoli».

Per saperne di più, consultare l’opuscolo del Ministero della salute I funghi: guida alla prevenzione delle intossicazioni, a cura della dottoressa Assisi.

 


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