Eurospin ritira vongole veraci e seppioline in tutta Italia.

21 ottobre 2014

sicurezza-alimentareEurospin  informa i consumatori di aver provveduto al ritiro delle Vongole veraci grosse confezionate in nreticella, lotto FL137914 del fornitore EFFELLE PESCA a causa di un inquinamento ambientale.

Il ritiro sottolinea Eurospin riguarda solo questo lotto. I punti vendita coinvolti sono situati nella zona di Marche, Umbria e Toscana dotati di  reparto pescheria.

Oltre ai supermercati situati nelle marche  le vongole veraci sono state vendute anche in Liguria a Ceparana di Bolano (SP) in Via Verdi angolo via Galilei, a Lerici (SP) in Via Scoglietti 22 e a Forlì in Via G. Deledda, 6 Ang. Via Dell’Appennino.

Il secondo ritiro riguarda confezioni di seppioline pulite surgelate nelle buste da 450 grammi a marchio ONDINA, lotto MS/096-02 e scadenza 11.10.2015.

Le seppioline sono state prodotte nello stabilimento Plot no. 1111/12, GIDC, Veraval, Gujanat (India) – il numero di approvazione EU è 282. Anche in questo caso si tratta di un inquinamento ambientale.

I consumatori devono riportare il prodotto al punto vendita per rimborso o sostituzione. Il prodotto è stato venduto in tutta Italia, a esclusione di: Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna.

Fonte: Il Fatto Alimentare


Ebola: in Europa la trasmissione con gli alimenti e impossibile, ma…

17 ottobre 2014

sicurezza-alimentareuna breve sintesi di un interessante ed approfondito articolo di Roberto La Pira che puoi leggere integralmente su Il Fatto Alimentare e che integro con Rischio Ebola: forse dovremmo evitare le strette di mano.

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Ebola è una parola che fa paura, ma una delle poche certezze dell’epidemia è che non comporta rischi a tavola.

I prodotti alimentari consumati al di fuori del continente africano non hanno alcuna responsabilità nella propagazione del virus, diffuso in quattro nazioni (Guinea, Congo, Sierra Leone e Liberia) e da pochi giorni approdato in Spagna, Stati Uniti e Germania.

Una cosa deve essere chiara, alle nostre latitudini, la malattia viene trasmessa attraverso il contatto con i fluidi corporei di persone  già ammalate.

Diversa è la situazione in Guinea dove  l’origine dell’epidemia è da ricondurre a una malattia trasmessa da animali della filiera alimentare.

L’epidemia si è diffusa facilmente in questi paesi per l’abitudine delle comunità rurali di affidarsi alla caccia per assicurarsi un adeguato apporto di proteine animali.

Il primo contatto del virus con l’uomo viene attribuito al contatto tra un bambino e un pipistrello infetto, che ha dato il via alla malattia.

Esiste dunque un rischio sanitario legato al consumo di alimenti di origine animale?

In Africa sicuramente sì, alle nostre latitudini il rischio è pressoché da escludere: non essendoci importazione di queste carni dai paesi coinvolti.

Ciò nonostante, per evitare pericolose derive, la Commissione Europea ha dato mandato all’Efsa (Autorità europea per la sicureza alimentare) di verificare l’eventuale esistenza di  traffico illegale di carne selvatica, proveniente da africani residenti in Europea.

Per molti di loro queste pietanze continuano a essere una prelibatezza a cui è difficile rinunciare….

 


Pasta Girolomoni: ritirate le penne integrali bio per ocratossina A

14 ottobre 2014

attenzioneÈ stato ritirato un lotto di pasta Girolomoni biologica per la presenza di livelli elevati di ocratossina A.

Si tratta delle penne rigate integrali di farro cod. articolo: PF102 – cod. EAN:8032891761021, nella confezione da 500 grammi con termine minimo di conservazione e numero di lotto 25/06/2016.

L’ocratossina A è una micotossina neurotossica prodotta da specie dei generi Aspergillus e Penicillium.

Il prodotto è stato distribuito in Italia in 85 punti vendita dedicati al biologico, che sono già stati allertati e invitati a ritirare la pasta dagli scaffali. La distribuzione di tale lotto è avvenuta anche all’estero: in Francia, Germania, Irlanda e Spagna.

continua la lettura QUI > Pasta Girolomoni: ritirate le penne integrali bio per ocratossina A — Il Fatto Alimentare.

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ricevo e pubblico

Cari amici di Paoblog, desidero informarvi di una spiacevole vicenda e fare chiarezza in nome della trasparenza e la serietà che da sempre ci appartiene e che sono fiero di avere imparato da mio padre Gino.

La qualità è per noi un scelta etica, quindi abbiamo provveduto a ritirare dal mercato un lotto di pasta integrale di farro biologica Girolomoni (SPAGHETTI INTEGRALI DI FARRO 500g GIROLOMONI TMC: 25.06.2016 e PENNE INTEGRALI DI FARRO 500g GIROLOMONI TMC 25.06.2016)

La nostra azienda ha implementato al suo interno un piano di autocontrollo, piano che viene rivisto ogni anno da un ente di certificazione esterno per valutarne l’efficacia.

Da questo autocontrollo è stato riscontrato un valore di “Ocratossina A” superiore ai limiti stabiliti dalla legge europea. Pur oltrepassando questi limiti, non sussiste un pericolo per il consumatore, qualora questa tossina non venga assunta in dosi massicce e per tempi prolungati.

I nostri controlli non si limitano a quelli richiesti dalla legge, ma vanno oltre, con un processo di controllo e analisi in ogni fase della produzione che ci permette di ridurre al minimo situazioni di questo tipo.

Purtroppo le condizioni meteo dello scorso anno hanno, probabilmente, fatto aumentare il rischio di sviluppo di alcuni funghi nello stoccaggio delle materie prime che, per il lotto in questione, abbiamo acquistato da un’altra cooperativa.

Ho voluto personalmente mettervi al corrente di quanto accaduto e darvi la mia piena disponibilità per ogni chiarimento o ulteriore informazione.

Il mio impegno presente e futuro è lavorare con passione nel pieno rispetto e nell’interesse di chi, ogni giorno, sceglie di portarci sulla tavola.

Giovanni Battista Girolomoni
Presidente Gino Girolomoni Cooperativa Agricola


Pizza a Report: elementi critici e punti da approfondire

9 ottobre 2014

lente alimentiProsegue su Il Fatto Alimentare l’approfondimento sulla pizza, iniziato con le regole sulla corretta cottura e con il problema dei cartoni tossici, utilizzati prevalentemente nel Sud Italia

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L’interessante puntata di Report sulla pizza ha affrontato molti argomenti in modo superficiale e incompleto, lasciando la sensazione di voler giocare più sull’effetto scoop che sui veri temi dell’inchiesta.

Per citarne alcuni, ricordiamo lo strofinaccio lavato nel secchio dopo avere pulito il forno, la questione della farina doppio zero accusata di avere troppo glutine e le incomprensibili interviste sui suoi effetti negativi !, la questione dell’olio di palma poco approfondita ! e dell’olio di semi leggero !.

Abbiamo anche rilevato strani gli interrogativi sulla farina Manitoba, sull’ipotesi di impiego di concentrato di pomodoro cinese che probabilmente non si usa in nessuna pizzeria italiana e dubbi sulla qualità nei confronti della mozzarella “straniera” .

Servizi così lunghi meriterebbero più attenzione e forse sarebbe meglio evitare di mettere troppi problemi sul “fuoco”.

Il giornalista di Report, Bernardo Iovene, ha tuttavia sollevato anche alcuni punti interessanti, senza però fornire risposte adeguate…

continua la lettura QUI > Pizza a Report: elementi critici e punti da approfondire — Il Fatto Alimentare.


La pizza non deve essere bruciata: le regole di una cottura perfetta

6 ottobre 2014

Pizzaun articolo di Sara Rossi che leggo su Il Fatto Alimentare – leggi anche “Troppo piombo nei cartoni delle pizze con cartone riciclato” (e vietato)

È bastata l’anteprima della trasmissione di Report su Rai 3 sui rischi correlati alla pizza napoletana bruciata, per far scoppiare la polemica sui siti internet. La puntata è andata in onda il 5 ottobre, e già si sono scatenati: pizzaioli, consumatori, medici e associazioni di categoria.

Sui problemi sanitari collegati all’ingestione di alimenti che presentano parti bruciate o carbonizzate, ne abbiamo già parlato con Alberto Mantovani, tossicologo dell’Istituto Superiore di Sanità (leggi articolo).

Purtroppo il giornalista Bernardo Iovene nel servizio intervista anche Franco Berrino, che punta il dito sulla farina doppio zero utilizzata nella pizza ( e nelle panetterie per fare il pane) facendo inopportuni  collegamenti tra questa farina, la glicemia e il cancro. Sicuramente le parole di Berrino faranno scalpore e faranno impennare gli ascolti,  ma per fortuna si tratta di una voce isolata tra i nutrizionisti.

Per capire perché la pizza brucia nel forno abbiamo intervistato Enzo Coccia, maestro pizzaiolo napoletano della Pizza Consulting, che in questi giorni ha anche realizzato un video con il giornalista Luciano Pignataro per il sito del quotidiano Il Mattino di Napoli su questo argomento.

La prima cosa da controllare è la legna da mettere nel forno. Serve quella di faggio e di quercia, con una buona stagionatura (6- 8 mesi)  e una certificazione che attesta l’assenza di solventi oltre che un numero di lotto per la tracciabilità.

Questo è il primo accorgimento per evitare la formazione di  fumo. Enzo Coccia sottolinea la necessità di  collocare un “depuratore fumi” ad acqua in prossimità della canna fumaria per assorbire la quasi totalità della fuliggine che si forma nel forno ed evitare così la dispersione di particelle nell’aria.

Un altro accorgimento importante è quello di …. continua la lettura su Il Fatto Alimentare


Eurospin ritira latte Land e olive nere denocciolate senza fornire spiegazioni

3 ottobre 2014

attenzioneun articolo di Sara Rossi che leggo su Il Fatto Alimentare

Una lettrice ci segnala due avvisi di ritiro prodotto, notati presso le casse di un punto vendita Eurospin, che richiamano delle olive nere denocciolate e delle confezioni di latte.

In entrambi i casi non è specificato il motivo del richiamo. Il primo avviso riguarda il latte UHT, sia intero che parzialmente scremato, in confezioni da un litro a marca Land, prodotto nello stabilimento della Parmalat di S. Maria di Zevio (Verona) con scadenza il 17/01/2015.

Il secondo avviso riguarda un lotto  di olive nere denocciolate vendute in latte da quattro chili, prodotte nello stabilimento RSI 21717, lotto ACCD-6866, con scadenza 13/05/2017, non viene però indicata la marca.

La catena di supermercati invita i clienti che avessero acquistato i prodotti segnalati, a riportarli al negozio per un rimborso o una sostituzione.

eurospin-ritiro-olive-latte

Contrariamente a quanto sarebbe logico aspettarsi, sulla pagina del sito dedicata ai ritiri non si trova nessun avviso, eppure la comunicazione è stata inoltrata ai punti vendita che hanno ritirato il lotto dagli scaffali ed esposto l’avviso per i consumatori.

Abbiamo cercato altre informazioni per capire quali sono i motivi del ritiro, ma non è stato possibile contattare i responsabili della catena, nonostante l’invio di alcune email e di numerose telefonate.

Abbiamo però saputo dal produttore che per il latte il problema riguarda l’ermeticità ovvero un difetto nella saldatura della tetrapack. Per le olive non potendo risalire all’azienda i motivi restano sconosciuti.

Rinnoviamo l’invito ai nostri lettori di segnalarci le campagne di richiamo che vengono fatte nei supermercati.


Coop ritira da quattro punti vendita il latte Coop UHT: alcune confezioni sono cagliate.

3 ottobre 2014

377635000La catena di supermercati Coop ha ritirato  dagli scaffali di alcuni punti vendita situati in Puglia un lotto di latte UHT scremato.

Si tratta delle confezioni da un litro con data di scadenza 5 dicembre 2014. La causa del richiamo è la possibilità che alcune confezioni contengano latte cagliato, quindi non idonee alla vendita.

La catena di supermercati invita i clienti che avessero acquistato confezioni di latte di questo lotto  a non utilizzare il prodotto e restituirlo al punto vendita per la sostituzione o il rimborso della confezione.

Per ulteriori informazioni è disponibile il Numero Verde 800-805580 e l’avviso sul sito dell’azienda.

La partita non conforme è stata distribuita nei seguenti punti vendita, ecco l’elenco: – Iper Lecce – SS Lecce Brindisi km. 1,9, Surbo (LE) – Iper Bari – Via S. Caterina 19, Bari (BA) – Iper Andria – SS 170 ang. tangenziale per trani, Andria (BT) – Iper Barletta – Via Trani 19, Barletta (BT)

Fonte: Il Fatto Alimentare


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