Complimenti: la UE vuole vietare le indicazioni facoltative sulle etichette della carne

27 novembre 2014
Autore: Pietro Vanessi  unavignettadipv.it

Autore: Pietro Vanessi
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Insisto sempre sul fatto che bisogna leggere le etichette  e poi mi tocca leggere certe cose … mah!

Solo poche ore fa ho pubblicato la comunicazione inviata da Ioleggol’etichetta ai firmatari della loro petizione per chiedere al Governo di mantenere l’indicazione dello stabilimento di produzione e del produttore ed ora ecco che leggo l’articolo pubblicato da Il Fatto Alimentare dove Fabiano Barbisan, presidente del Consorzio Italia Zootecnica, spiega che:

…le Commissioni Agricoltura e Sanità dall’Europarlamento con il Reg. 653/2014, hanno soppresso tre articoli della legge 1760/2000 in cui si normavano le informazioni facoltative da inserire sulle etichette della carne bovina, commercializzata in macellerie e supermercati (grazie anche al voto di otto parlamentari italiani).

Che senso ha tutto ciò? Perché sopprimere un sistema che ha funzionato? Perché togliere al consumatore la possibilità di ottenere informazioni certificate? Il problema ci riguarda da vicino visto che importiamo il 50% della carne bovina all’estero. La gente che compra deve essere messa in condizione di poter scegliere cosa acquistare e, più informazioni riceve, maggiore è la consapevolezza…

clicca qui per la lettura integrale dell’articolo

E quindi così come ci si lamenta dell’inattività del Governo per quanto riguarda l’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta, ecco che d’altra parte abbiamo la UE che invece vieta un’indicazione facoltativa che però tutela i consumatori.

In pratica siamo tra due fuochi…


Addio all’indicazione dello stabilimento di produzione e del produttore? Diciamo No!

27 novembre 2014
Autore: Pietro Vanessi  unavignettadipv.it

Autore: Pietro Vanessi
unavignettadipv.it

Ho pubblicato un post solo pochi giorni fa, ma insisto e pubblico la comunicazione inviata da Ioleggol’etichetta ai firmatari della loro petizione al Governo:

Manca poco meno di un mese all’entrata in vigore del Regolamento UE che eliminerà l’obbligo dell’indicazione dello stabilimento di produzione dalle etichette e che quindi non ci consentirà più di capire chi è il produttore dei prodotti che acquistiamo.

La petizione “Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione sull’etichetta” è arrivata a oltre 15.000 firme di tanti consumatori come voi (se non avete firmato o volete far firmare amici e conoscenti potete farlo qui) che chiedono che questa informazione sull’etichetta rimanga.

Ricordiamo che Ioleggoletichetta è nata grazie a questa informazione che ci consente di capire chi produce un prodotto e di fare quindi acquisti più consapevolmente!

Nei giorni scorsi abbiamo inviato il seguente testo ai marchi della Grande Distribuzione Italiana (Coop, Conad, Selex, Esselunga, Eurospin, Lidl, Sigma, Pam Panorama, Auchan, Carrefour, Crai, ecc…) e a diverse aziende produttrici, a cui chiediamo di sostenere tale iniziativa e di impegnarsi a continuare a scrivere sull’etichetta lo stabilimento di produzione e possibilmente anche il nome dei produttori dei loro prodotti Private Label, indipendentemente dall’entrata in vigore del Reg. 1169/2011 che elimina tale obbligo.

Conad è stata la prima azienda della Grande Distribuzione Italiana a sostenere la petizione con la firma dell’Amministratore Delegato Francesco Pugliese: si tratta di un importante segnale di impegno verso i consumatori in termini di trasparenza.

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Anche Selex, importante realtà nazionale, Gruppo Distributivo multinsegna proprietario dei Centri Commerciali Famila, A&O, Doc, Alì, C+C che vende prodotti a marchio Selex e Vale con la firma del Direttore Maniele Tasca appoggia la petizione.

E’ arrivato l’appoggio anche dall’Amm. Delegato di Unes U2 Supermercati Mario Gasbarrino, e dal Presidente del Consorzio Coralis Eleonora Graffione.

Strenuo difensore della trasparenza e della difesa dell’italianità dei prodotti è anche l’Amministratore Delegato di Asdomar Generale Conserve Vito Gulli che ha firmato come primo produttore italiano la petizione.

A seguire c’è stata l’adesione dell’azienda produttrice di patatine Amica Chips Spa. 

Ma sono ancora tante le insegne dei supermercati e le aziende produttrici, che non hanno ancora risposto e da cui ci aspettiamo una risposta.

Siamo in attesa della risposta di Coop ad esempio o di Eurospin Discount 100% italiano, del Gruppo Ex Interdis Ve’Gè, di Esselunga e di aziende produttrici come Galbusera, Mutti, Alce Nero, Granarolo, Parmareggio.

Dite che risponderanno?

Noi speriamo di si. Dare sostegno a questa iniziativa significa dimostrare di investire sulla trasparenza verso il consumatore, di non nascondere ma di voler far conoscere il luogo fisico dove un prodotto è fabbricato, e significa difendere il Made in Italy perché indicando lo stabilimento di produzione si dà la certezza al consumatore che un determinato prodotto è fatto in fabbriche italiane.

Un modello italiano quello dell’indicazione dello stabilimento di produzione avuto fino ad oggi e che invece di farcelo cancellare dovremmo esportare in Europa.

Nello specifico attraverso la petizione:

Chiediamo al Governo Italiano di impegnarsi affinché l’obbligo di indicare in maniera testuale l’indicazione dello stabilimento di produzione rimanga.

- Chiediamo al Parlamento Europeo che l’obbligo nell’indicare lo stabilimento di produzione in etichetta venga esteso e integrato nel Reg. 1169/2011. Chiediamo che il bollo sanitario come identificativo numerico sia esteso non solo su carni e latticini ma anche su tutte le altre categorie di prodotto insieme all’informazione testuale caratterizzata da PAESE, CITTA’, VIA E NUMERO CIVICO che identifica lo stabilimento di produzione.

Intanto consulta l’elenco delle aziende che abbiamo contattato e contribuisci diffondendo la petizione (qui trovi il testo) inoltrando questa mail.

 


Eurospin ritira la farina di mais per impanatura Albatros destinata ai celiaci

26 novembre 2014

La catena di supermercati Eurospin ritira dagli scaffali dei punti vendita le confezione di FARINA DI MAIS TOSTATO PER IMPANATURA nella scatola da  375 g (vedi foto).

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Il prodotto riporta sulla confezione il marchio Albatros del produttore Molino Nicoli. Il motivo del ritiro è da collegare alla presenza di “prodotti inquinanti”

lettura integrale dell’articolo su Il Fatto Alimentare


Carne: c’è da fidarsi?

25 novembre 2014

lente alimentiin sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo

Per chiedere maggiore trasparenza nelle etichette della carne, abbiamo aderito all’iniziativa “Carne: c’è da fidarsi?”.

La seconda fase di questa campagna, promossa dall’unione europea di tutte le associazioni dei consumatori (BEUC), mira a prevenire l’uso e l’abuso degli antibiotici negli allevamenti.

Secondo la nostra ultima inchiesta, l’84% dei campioni di pollame analizzati è contaminato da antibiotici, un rischio – spesso sottovalutato – per l’uomo.

La resistenza agli antibiotici, infatti, provoca ogni anno 25 mila morti. Ma come si trasmettono queste resistenze dagli animali all’uomo?

Lo abbiamo spiegato in questa infografia:

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Dall’aprile del 2015, invece, per suini, pollame, ovini e caprini sarà obbligatorio indicare il Paese dove gli animali sono stati allevati e macellati, mentre continuerà a non essere obbligatoria l’indicazione del luogo di nascita.

Per quanto riguarda la carne dei preparati, come quella contenuta nelle crocchette di pollo, polpette, sughi o lasagne pronte, così come tutta la carne dei salumi, non è necessario indicarne l’origine e, al momento, non è neanche nei programmi di rendere quest’informazione obbligatoria.

Guarda l’animazione (clicca qui) per conoscere la filiera della carne:

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Il Fatto Alimentare lancia una petizione per dire stop all’olio di palma…

24 novembre 2014

pensieri paroleIl popolo del web è specializzato nell’indignazione facile, che si concretizza spesso in commenti ed insulti scritti nei Forum oppure su Facebook (ed in questo caso, occhio a quello che scrivete), ma passato il momento dello sdegno, si va oltre.

Meglio sarebbe incanalare tempo ed energie aderendo ad iniziative concrete, che mirino ad ottenere un reale cambiamento, così come fanno Avaaz, Oxfam ed altre organizzzazioni.

Sarebbe poi il caso di ricordare quella 17enne americana che ha fatto piegare la testa a colossi come Coca Cola & Pepsi oppure a quei boicottaggi contro aumenti ingiustificati di prodotti alimentari.

Forse è meglio un mi piace in meno e qualche firma, seppur virtuale, in più.

* * *

Il Fatto Alimentare ha lanciato una petizione online su Change.org per fermare l’invasione dell’olio di palma nei prodotti alimentari. Per sottoscriverla clicca sulla pagina di Change.org (clicca qui).

Dal prossimo 13 dicembre milioni di consumatori italiani ed europei scopriranno la presenza di un nuovo ingrediente in migliaia di prodotti alimentari. Stiamo parlando dell’olio di palma, una sostanza fino a oggi camuffata dietro la scritta “olii e grassi vegetali”.

Per rendersi conto di quanto l’olio di palma sia diffuso basta dire che è il grasso principale di quasi tutte le merendine, i biscotti, gli snack dolci e salati, le creme… in vendita nei supermercati.

L’ampio utilizzo di questa materia prima è dovuto sia al costo estremamente basso, sia al fatto di avere caratteristiche simili al burro.

Il Fatto Alimentare dice “no” all’olio di palma per motivi etici, ambientali e di salute e invita le aziende a sostituirlo con altri oli vegetali non idrogenati o burro.

Il Fatto Alimentare chiede al Ministero della salute e agli enti pubblici di disporre l’esclusione dalle pubbliche forniture di alimenti che contengano olio di palma.

Questa clausola deve essere inserita in tutti i capitolati di appalto per l’approvvigionamento delle mense scolastiche, ospedaliere e aziendali, nonché dei distributori automatici collocati in scuole e pubblici edifici.

Lettura integrale dell’articolo QUI

 


Dal 25 novembre: al ristorante e al bar solo bottiglie di olio con tappo antirabbocco

24 novembre 2014

lente alimentiDal 25 novembre 2014 ristoranti, bar e pubblici esercizi dovranno presentare a tavola solo bottiglie d’olio d’oliva con tappo antirabbocco.

Si tratta di una misura presa a difesa della salute e del portafoglio dei consumatori.

In molti locali era ormai un’abitudine rabboccare le bottiglie di extra vergine con oli diversi rispetto a quello indicato in etichetta. Qualcuno usava anche miscele di oli di semi.

Si tratta di una truffa con risvolti critici nei confronti dei clienti considerando la possibilità di trovare persone  allergiche o intolleranti agli oli di semi.

Da qui la necessità di porre un freno alla cattiva abitudine del rabbocco che giunge solo ora dopo che  l’iniziativa legislativa in sede europea è stata bloccata per l’opposizione dei premier inglese e olandese nella primavera del 2013.

La sanzione prevista varia da 1.000 a 8.000 euro, con confisca del prodotto. La legge non prevede alcun tempo di adeguamento, neanche per l’esaurimento delle scorte in magazzino.

lettura integrale del’articolo QUI > A ristorante e al bar solo bottiglie di olio con tappo antirabbocco — Il Fatto Alimentare.


Sparirà l’indicazione dello stabilimento di origine dalle etichette? Ma il Governo se ne frega…

21 novembre 2014

lente alimentiOrmai ci siamo a quanto pare; scrive infatti il Fatto Alimentare che a meno di un intervento del Governo, che non pare interessato alla cosa, dal 14 dicembre 2014 (data di applicazione del regolamento UE n.1169/2011) l’indicazione sull’etichetta della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento non ci sarà più.

Il Ministero dello sviluppo economico non ha manifestato l’interesse al mantenimento della dicitura. Anzi pare che abbia manifestato la volontà di non mantenere la scritta attraverso una nota informativa diffusa alle associazioni delle varie categorie produttive lo scorso luglio e mai resa effettivamente pubblica.

E come sottolinea il Fatto Alimentare:

….importante insistere con questa richiesta per agevolare il lavoro dei sanitari quando si trovano ad affrontare una seria emergenza alimentare.

Un esempio verosimile riguarda un’eventuale intossicazione da botulino. Dopo la visita al pronto soccorso dallo sventurato consumatore e la rassegna dei cibi assunti, occorre immediatamente identificare il prodotto e contattare lo stabilimento di produzione per allertare i cittadini.

A questo punti ci sono due possibilità: risalire subito allo stabilimento di origine indicato sull’etichetta, oppure rintracciare lo stabilimento interpellando l’azienda che ha apposto il marchio sulla confezione e che magari ha la sede all’estero.

Se il problema accade di sabato o domenica sarà necessario aspettare ore e forse  giorni e il botulino potrebbe provocare altre vittime e forse dei morti. Non si tratta di un evento così improbabile e la Direzione generale per la sicurezza degli alimenti e della nutrizione del Ministero della salute sa di cosa stiamo parlando e sa che il rischio c’è ed è serio. In Italia l’allerta botulino è scattata tre volte negli ultimi 16 mesi!

Il mese scorso, scrivevo nel post dedicato alla vicenda: fare la cosa giusta per tutelare i cittadini, dovrebbe essere un dovere per lo Stato, senza che vi sia bisogno di una raccolta* di firme.

(* Il sito Io Leggo l’Etichetta  ha raccolto 16.000 firme, con un’interrogazione rivolta al Governo e discussa pochi giorni fa. Se penso ai numeri dell‘indignazione facile del web di fronte a problemi meno importanti, se non addirittura a bufale… :-(

Meglio sarebbe incanalare tempo ed energie aderendo ad iniziative concrete, nel sostegno di iniziative atte a tutelare i cittadini-consumatori, evitando che si calino sempre più nei panni di sudditi… e che mirino ad ottenere un reale cambiamento, così come fanno Avaaz, Oxfam ed altre organizzzazioni.

Sarebbe poi il caso di ricordare quella 17enne americana che ha fatto piegare la testa a colossi come Coca Cola & Pepsi oppure a quei boicottaggi contro aumenti ingiustificati di prodotti alimentari.

Forse è meglio un mi piace in meno e qualche firma, seppur virtuale, in più.

 


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