Sparirà l’indicazione dello stabilimento di origine dalle etichette? Ma il Governo se ne frega…

21 novembre 2014

lente alimentiOrmai ci siamo a quanto pare; scrive infatti il Fatto Alimentare che a meno di un intervento del Governo, che non pare interessato alla cosa, dal 14 dicembre 2014 (data di applicazione del regolamento UE n.1169/2011) l’indicazione sull’etichetta della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento non ci sarà più.

Il Ministero dello sviluppo economico non ha manifestato l’interesse al mantenimento della dicitura. Anzi pare che abbia manifestato la volontà di non mantenere la scritta attraverso una nota informativa diffusa alle associazioni delle varie categorie produttive lo scorso luglio e mai resa effettivamente pubblica.

E come sottolinea il Fatto Alimentare:

….importante insistere con questa richiesta per agevolare il lavoro dei sanitari quando si trovano ad affrontare una seria emergenza alimentare.

Un esempio verosimile riguarda un’eventuale intossicazione da botulino. Dopo la visita al pronto soccorso dallo sventurato consumatore e la rassegna dei cibi assunti, occorre immediatamente identificare il prodotto e contattare lo stabilimento di produzione per allertare i cittadini.

A questo punti ci sono due possibilità: risalire subito allo stabilimento di origine indicato sull’etichetta, oppure rintracciare lo stabilimento interpellando l’azienda che ha apposto il marchio sulla confezione e che magari ha la sede all’estero.

Se il problema accade di sabato o domenica sarà necessario aspettare ore e forse  giorni e il botulino potrebbe provocare altre vittime e forse dei morti. Non si tratta di un evento così improbabile e la Direzione generale per la sicurezza degli alimenti e della nutrizione del Ministero della salute sa di cosa stiamo parlando e sa che il rischio c’è ed è serio. In Italia l’allerta botulino è scattata tre volte negli ultimi 16 mesi!

Il mese scorso, scrivevo nel post dedicato alla vicenda: fare la cosa giusta per tutelare i cittadini, dovrebbe essere un dovere per lo Stato, senza che vi sia bisogno di una raccolta* di firme.

(* Il sito Io Leggo l’Etichetta  ha raccolto 16.000 firme, con un’interrogazione rivolta al Governo e discussa pochi giorni fa. Se penso ai numeri dell‘indignazione facile del web di fronte a problemi meno importanti, se non addirittura a bufale… :-(

Meglio sarebbe incanalare tempo ed energie aderendo ad iniziative concrete, nel sostegno di iniziative atte a tutelare i cittadini-consumatori, evitando che si calino sempre più nei panni di sudditi… e che mirino ad ottenere un reale cambiamento, così come fanno Avaaz, Oxfam ed altre organizzzazioni.

Sarebbe poi il caso di ricordare quella 17enne americana che ha fatto piegare la testa a colossi come Coca Cola & Pepsi oppure a quei boicottaggi contro aumenti ingiustificati di prodotti alimentari.

Forse è meglio un mi piace in meno e qualche firma, seppur virtuale, in più.

 


Prezzi olio extra vergine italiano in aumento: se costa meno di 8 €/litro, leggi l’etichetta…

20 novembre 2014

lente alimentiLeggi integralmente l’articolo de Il Fatto Alimentare per comprendere appieno le dinamiche del prezzo, tuttavia il consiglio di leggere bene l’etichetta vale per ogni prodotto, dato che come spiegano nell’articolo:

Quando le diciture indicano un’azienda con un nome italiano e anche  il marchio risulta  familiare, non è detto che si stia acquistando un extra vergine prodotto nelle nostre regioni. … sotto gli 8 euro al litro difficilmente si tratta di olio italiano della nuova campagna olearia.

Un paio di settimane fa alla Coop era in corso un’offerta su prodotti Grandi marche ed ho preso in mano un’olio extravergine, ma è bastato leggere con attenzione l’etichetta per trovare la piccola dicitura con la quale si precisava che era una miscela di oli comunitari. Va da sè che la bottiglia è rimasta sullo scaffale… ;-)

D’altro canto vale per l’olio come per ogni prodotto: il prezzo troppo basso non può essere sinonimo di qualità.

Andiamo oltre al prezzo conveniente, sino ad essere spudoratamente basso, facciamoci delle domande…

Come spiegano nel video di Coltura & Cultura:  L’olio extravergine d’oliva è una benedizione “se” è  solo una spremuta di olive. Vi chiederete, perché?

Tutte le risposte nel  filmato che svela tutti i segreti di un prodotto di grande qualità, dalle innumerevoli proprietà benefiche, a patto di conservarlo nel modo giusto…

 * * *

Per l’olio extra vergine d’oliva questa è stata un’annata straordinariamente negativa. Le previsioni effettuate a settembre, davano una produzione in calo del 30%. Il meteo inclemente del mese di ottobre e novembre ha fatto salire questa percentuale al 50% o più.

L’amaro esito di questa storia è che in Italia molto difficilmente si riusciranno a produrre più di 200 mila tonnellate di olio di oliva, di cui solo la metà sarà extra vergine.

Tutta colpa della mosca olearia e del tempo che hanno compromesso non solo il raccolto ma anche la qualità.

Il risvolto di questa situazione si è immediatamente registrato sul fronte dei prezzi all’ingrosso, dove l’extra vergine nazionale è schizzato dai 4,5 euro al chilo di fine ottobre ai 7 euro al chilo di questi giorni, giustificato dalla scarsità di materia prima….

viaPrezzi olio extra vergine italiano alle stelle, truffe in arrivo — Il Fatto Alimentare.


Ritirato in Europa “Fireball” il whisky alla cannella, ma….

18 novembre 2014

fireballin sintesi un articolo che leggo su Il Fatto Alimentare

Sono state ritirate in tutta Europa  migliaia di bottiglie del whisky alla cannella “Fireball” a causa del contenuto eccessivo di propilenglicole (E1520) pari a 5.8 g/litro.

Il valore di questo additivo usato per ammorbidire il sapore dei superalcolici  è  fuori dal limite europeo, ma risulta compatibile con quello approvato dall’agenzia per la sicurezza alimentare americana Food Drug Administration.

Per questo motivo il prodotto è stato ritirato dai punti vendita, anche se è lecito supporre  marginali risvolti sulla salute.

In Italia il whisky è stato distribuito dalla ditta di Genova Velier SPA in 363 bar sparsi su tutto il territorio nazionale.

Le bottiglie ritirate hanno il codice a barre: 7048352045013 e riportano come lotto d’imbottigliamento la sigla: L34093.

 


La listeria non rientra fra i criteri di sicurezza dei germogli?

14 novembre 2014

sicurezza-alimentareParto dal fondo dell’articolo letto ieri su Il Fatto Alimentare, che puoi leggere integralmente cliccando QUI

Leggo che: In Italia il regolamento n. 2073/2005 sui criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari non prevede la Listeria tra i criteri microbiologici di sicurezza alimentare dei germogli.

L’articolo però racconta che: Cinque persone sono state ricoverate – e di due di queste sono morte – per la presenza di batteri della specie Listeria monocytogenes in germogli di fagioli mungo prodotti dalla Wholesome soy products, negli Stati Uniti. 

Resto con il dubbio che in Italia si sottovaluti il rischio…

 


Operazione spighe sicure ovvero il pane si fa con la farina e…

11 novembre 2014

Naturale vuole dire sempre sicuro? Questa è la domanda a cui cerca di rispondere il video utilizzando come esempio un prodotto semplice ma irrinunciabile per noi italiani.

Il pane si fa con la farina, e la farina con il grano, che può però essere infettato da un fungo che produce delle sostanze pericolose per la nostra salute: le micotossine. Che sono naturalissime. Ma come si difende il grano?

Fonte: Coltura & Cultura

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Etichette sui cibi: il Ministero dà voce ai cittadini con un sondaggio

11 novembre 2014

lente alimentiNeanche a farlo apposta proprio in questi giorni ho parlato in famiglia dell’indicazione in etichetta dell’origine degli alimenti, che ritengo fondamentale per fare acquisti consapevoli sia per quanto riguarda la qualità sia per il lato etico.

Ed infatti trovo incomprensibile che prodotti IGP siano fatti con materia prima straniera

Non appena letta la notizia su E-R Consumatori ho cliccato sul link ed ho risposto al sondaggio, cosa che consiglio a tutti. Ci vogliono pochi minuti e non è tempo perso.

Qualche articolo su Etica & Alimentazione: L’etica del caffèI gamberiL’olio di palma & il furto della terra

La trasparenza delle informazioni sugli alimenti e l’allineamento ai principi generali dell’Unione europea in materia sono le linee guida della pubblica consultazione avviata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali da qualche giorno sul suo sito e che riguarda le informazioni  che vogliamo trovare sulle etichette dei prodotti agroalimentari

Undici le domande rivolte a cittadini, operatori e produttori sull’importanza dell’origine e della tracciabilità dei cibi. I risultati aiuteranno il Governo a fare le sue scelte, in attuazione del nuovo Regolamento sull’etichettatura che entrerà in vigore il 13 dicembre.

La trasparenza delle informazioni sugli alimenti e l’allineamento ai principi generali dell’Unione europea in materia sono le linee guida della pubblica consultazione avviata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali da qualche giorno sul suo sito e che riguarda le informazioni  che vogliamo trovare sulle etichette dei prodotti agroalimentari

Undici le domande rivolte a cittadini, operatori e produttori sull’importanza dell’origine e della tracciabilità dei cibi. I risultati aiuteranno il Governo a fare le sue scelte, in attuazione del nuovo Regolamento sull’etichettatura che entrerà in vigore il 13 dicembre.

 


Quest’unione fra Lidl e Gambero Rosso mi ricorda quella fra…

31 ottobre 2014

Un paio di giorni fa mia madre mi ha mostrato un volantino con il quale Lidl pubblicizza  in esclusiva una serie di prodotti “selezione Gambero Rosso”.

Allegato 1

Senza nulla voler togliere alla Lidl, resta il fatto che si tratta di un hard discount e ritengo sembra che questa sia un’operazione pubblicitaria dove si sfrutta l’attendibilità (vera o presunta) del Gambero Rosso.

Ed infatti mia mamma è stata attirata dal marchio Gambero Rosso quale garanzia di qualità.

Un’operazione che mi ricorda molto da vicino l’imprimatur dato da Quattroruote alla Citroen e che si era concretizzato in una perdita di attendibilità per la nota rivista e successivamente in una condanna da parte dell’Antitrust.

Ho analizzato gli articoli presenti sul volantino ed ho notato il Prosecco Allini DOCG Conegliano Valdobbiadene ad € 4,49; un buon Prosecco di Valdobbiadene all’Esselunga, tanto per dire, lo si trova dai 7 € in su, ma le dinamiche dei prezzi nella GdO spesso hanno un percorso che sfugge ad un normale consumatore.

Facendo però una verifica sul sito del Consorzio non ho trovato la Cantina Allini.; magari non è aggiornato l’elenco..

Allegato 2

Resta il fatto che vedere una sfilza di prodotti “di qualità” a prezzi compresi tra € 0,99 ed € 1,99 mi fa rabbrividire, perchè come hanno scritto su Il Dissapore in questo ottimo articolo:

“… sorge il dubbio terribile che Lidl stia giocando con il consumatore, facendo passare il concetto non proprio corretto che l’eccellenza gastronomica sia davvero alla portata di tutti.

No, perché non é che sia proprio così a parte nella fiaba di Hansel e Gretel. La qualità superiore si paga, da che mondo é mondo, perché nessuno regala niente.

Chi mi legge abitualmente sa che lavoro in un’azienda di produzione (non alimentare) ed alla fine delle promozioni che uno può fare, il succo resta sempre quello: Quale che sia il prodotto, La Qualità costa. Se vuoi spendere meno a qualcosa devi rinunciare.


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