Un libro: La promessa del plenilunio

24 maggio 2013

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In una notte di plenilunio Anja e il marito sono insieme nella stretta calda di un abbraccio. Lei guarda quegli occhi che anni prima hanno conquistato il suo cuore e che ora la fissano a volte persi e vuoti. La casa con il grande albero in cima al vialetto ha custodito la felicità del loro matrimonio per più di vent’anni.

Con accanto il corpo forte e rassicurante del marito ha osservato le stagioni alternarsi sempre uguali e la foresta cambiare lentamente colori e odori. Ora invece è sola: lui rincorre un passato che non ha più contorni nitidi e convive con un presente che non potrà mai più essere lo stesso.

Giorno dopo giorno la sua memoria affievolisce, i suoi ricordi come in un caleidoscopio costruiscono realtà sempre diverse e frammentate. Il marito non riesce a sopravvivere al peso di tutto questo e in quella notte di luna piena le affida la più grande delle responsabilità: ucciderlo o salvarlo. Anja è davanti a un bivio e si chiede quale sia il confine tra giusto e sbagliato, tra un gesto d’amore e un’azione consentita.

Le parole sussurrate dall’uomo che ha amato per una vita intera la tormentano. Non è mai stato così difficile per lei decidere se tradire o mantenere una promessa. Un romanzo che attraverso il personaggio di una donna forte e sensibile racconta una storia di scelte difficili e dilemmi morali, di amore e fiducia.


Un libro: “L’ho uccisa perché l’amavo”. Falso!

24 maggio 2013

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Delitto passionale. Raptus. Gelosia. Depressione. Scatto d’ira. Tragedia familiare. Perché lei lo ha lasciato, chattava su Facebook, non lo amava più, non cucinava bene, lavorava, non lavorava. Nascondendo la vittima, le cronache finiscono con l’assolvere l’omicida: una vecchia storia, nata in tempi lontani e ancora viva fra noi. Per questo bisogna imparare a parlare di femminicidio. Tutti, non solo media. Dobbiamo farlo noi. Dobbiamo trovare le parole.


Un libro: Questa notte è la mia

23 maggio 2013

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A quarant’anni Andrea è un giornalista fallito che ha abbandonato da tempo ogni ambizione di vita e di lavoro. Quando viene colpito dalle prime avvisaglie di una terribile malattia neuromuscolare, Andrea sembra paradossalmente ritrovare le energie e le forze del passato.

Rifiutandosi di diventare soltanto un caso umano da compatire, decide infatti di aiutare Francesco, un giovane praticante del giornale, in una pericolosa indagine sulla corruzione e le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni torinesi.

Lavorare su questo difficile e intricato caso aiuterà Andrea a riscattarsi, mentre il progredire della malattia lo spingerà ad affrontare ogni giorno qualcosa di diverso e a conquistarsi, a ogni nuovo respiro concesso dalla vita, il tempo per pensare, progettare, amare.


L’emblema dell’architettura contemporanea 2013 è Harpa

23 maggio 2013

E’ Harpa, il Reykjavik Concert Hall and Conference Centre, il progetto vincitore del Premio dell’Unione europea per l’architettura contemporanea Mies van der Rohe 2013, che da sempre punta a riconoscere i migliori esempi di green building.

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Dopo l’annuncio i primi di febbraio dei cinque finalisti a partire da oltre 335 progetti in gara, ecco finalmente il nome del vincitore dei 60mila euro: la scintillante scatola di cristallo dell’Harpa Concert Hall in Islanda.

Progettata da Henning Larsen e Batteríið, insieme allo studio dell’artista plastico Olafur Eliasson, Harpa è diventata ben presto il simbolo dell’architettura contemporanea e della rinascita economica islandese, mettendo in pratica strategie sostenibili per raggiungere la massima efficienza energetica ed acustica.

L’involucro esterno del progetto vincitore del Premio dell’Unione europea per l’architettura contemporanea Mies van der Rohe 2013, è completamente trasparente per mettere in comunicazione esterno ed interno ed assicurare sempre la massima illuminazione naturale, indispensabile nei lunghi inverno nordici.

Poligoni di vetro incorniciati a formare una trama a “scaglie di pesce” compongono le facciate dell’edificio Harpa, ricordando i cristalli di basalto tipici di queste terre.

L’architettura contemporanea progettata da Henning Larsen e Batteriid Architects, è stata al centro del grande progetto di riqualificazione del porto di Reykjavik, trasformandosi in un caleidoscopico edificio tra cielo e mare, dove la luce gioca un ruolo determinante.

Anche durante la notte questo gioco di colori si mantiene tale, attraverso l’impiego di numerosi LED colorati che attira l’attenzione sul porto della città.

Fonte: Rinnovabili


Televisori, i sistemi per appenderli

23 maggio 2013

un articolo che leggo su Altroconsumo

Appendete il televisore al muro. Come fare? Ogni tv è compatibile solo con alcune tipologie di staffe. Ne esistono anche di universali: in questo caso chiedi in negozio quali sono adatte al tuo apparecchio.

Due i parametri più importanti da verificare: la grandezza e il peso dell’apparecchio che devono essere supportate dalla staffa. Assicurati anche che la parete scelta sia in grado di sopportare il peso.

Prima di comprare la staffa, però, magari devi anche cambiare il tv. Consulta il test sui televisori, che ti indica caratteristiche, prestazioni e prezzi dei modelli presenti sul mercato.

Ogni tipo di staffa offre vantaggi e svantaggi diversi: è importante scegliere quella che fa per te.

  • Peso. Lo spessore e il peso della tv condizionano la scelta delle staffe. Più l’apparecchio è pesante e più è necessario installarlo in condizioni di sicurezza, utilizzando gli strumenti giusti o rivolgendosi a un tecnico competente. In questo caso servono supporti più robusti e tasselli da muro adeguati.
  • Posizione. Posiziona il televisore all’altezza degli occhi. Considerando la posizione seduta, si tratta di 85-100 cm da terra. È sconsigliabile posizionare il televisore più in alto perché costringe a posizioni innaturali e dannose per la postura. Inoltre la tv va guardata di fronte: se la si guarda da posizioni angolate gli occhi e la muscolatura si affaticano e la qualità della visione peggiora.
  • Luce. Per evitare riflessi sullo schermo, è meglio posizionare il televisore lontano da fonti intense di luce e comunque mai dirette. Attenzione quindi alla presenza di finestre, lampade e faretti.
  • Muro. Prima di fare buchi con il trapano verifica la tenuta della parete. Deve essere di cemento armato o mattone pieno. Se la tv è fissata su un supporto deve essere di legno solido. Più il televisore è grande e pesante, più deve essere garantita la resistenza del muro

Attenzione ai prezzi molto variabili in funzione della tipologia scelta. Se acquisti un supporto a muro per piccoli televisori puoi spendere da un minimo di 12 euro, per le staffe fisse, a un massimo di 150 euro per quelle mobili. Per gli schermi grandi, invece, si va da un minimo di 34 euro per il supporto fisso a un massimo di 220 euro per i modelli più “sofisticati”.


Un libro: I baci non sono mai troppi

22 maggio 2013

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Questa storia, che non parla di principi azzurri e principesse, inizia in Spagna molti anni fa, quando la tv era ancora in bianco e nero, le bambine ballavano con l’hula-hoop e bastava uscire a mangiare un panino per vivere una grande avventura. Un giorno, a scuola, Lucía conosce Eva. Spavalda, coraggiosa e indomita come i suoi capelli la prima. Timida, riflessiva e avida divoratrice di fagiolini crudi la seconda.

Hanno entrambe solo sette anni, ma fin dal primo momento diventano amiche per la pelle. Condivideranno sogni, segreti sussurrati all’orecchio perché il ragazzino accanto non senta che si parla di lui, conquiste e delusioni, in un rapporto fatto di complicità e mille risate, tanto travolgenti e rumorose da attirare sempre i rimproveri degli adulti. Finché un litigio le separerà.

Anni dopo il caso le fa ritrovare all’aeroporto di Madrid. Lucía, single, è il perfetto prototipo della manager in carriera. Eva, dopo aver rinunciato al teatro per dedicarsi alla famiglia, si barcamena tra la fine del suo matrimonio e la figlia Lola, una piccola pirata di cinque anni. Nonostante i vecchi conflitti, l’amicizia di un tempo è ancora viva, come e più di prima. Ma Lucía non può immaginare che Eva sta per chiederle il favore più importante della sua esistenza.

Una storia che ci ricorda che esistono legami unici e speciali che nemmeno il tempo e la distanza riescono a intaccare.


Un libro: Una notte ho sognato che parlavi

21 maggio 2013

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Queste pagine narrano la storia quotidianamente e banalmente vera di Tommy, un simpatico e riccioluto adolescente autistico. E del suo straordinario rapporto con il padre, Gianluca Nicoletti.

Di un bambino che a tre anni era tanto buono e silenzioso – forse persino troppo – e di suo padre che, quando un neuropsichiatra sentenziò: “Suo figlio è attratto più dagli oggetti che dalle persone”, non trovò tutto ciò affatto strano. (In fondo, era stato così anche per lui: aveva cominciato a parlare tardissimo e ora si guadagnava da vivere proprio parlando; quindi, prima o poi, pure Tommy avrebbe iniziato a farsi sentire.)

In seguito, con l’arrivo dell’adolescenza, le cose in famiglia improvvisamente cambiarono: quel bambino taciturno diventa un gigante con i peli, forzuto, talvolta aggressivo, spesso incontrollabile, e Gianluca, chiamato in causa dalla moglie sconfortata, si scopre – suo malgrado – un genitore felicemente indispensabile.

“Il padre di un autistico di solito fugge. Quando non fugge, nel tempo lui e il figlio diventano gemelli inseparabili. Tommy è la mia ombra silenziosa” scrive Nicoletti. “È un oracolo da ascoltare stando fermi, e senza troppo arrabattarsi a farlo agitare sui nostri passi. Molto più interessante è respirarlo e cercare di rubare qualcosa del suo segreto d’immota serenità.”

E allora ecco il racconto dolceamaro, sempre franco e disincantato, di un piccolo universo quotidiano..


Un libro: Il sole ci verrà a cercare

20 maggio 2013

1Lena è poco più che una bambina il giorno in cui vede per la prima volta il sole oscurato da una scia di aerei da combattimento nazisti. Le ali argentee luccicano brevemente sopra il suo shtetl, un minuscolo villaggio ebreo accoccolato nell’ansa di un tortuoso fiume al confine tra Romania e Ucraina. Si dirigono oltre le montagne.

Poi, in lontananza, uno scoppio micidiale e dopo, solo il silenzio. Lena e gli altri abitanti del paese credevano di essere in salvo in quello sperduto angolo di terra, credevano di essere stati dimenticati per sempre dal resto del mondo. Ma adesso il fiume ha cominciato a portare sulle loro sponde i detriti bruciati di altre vite e, fra il fango, emerge anche una donna, scampata al massacro del villaggio aldilà delle montagne.

La straniera custodisce nei suoi occhi un mare di disperato orrore e gli abitanti capiscono che è solo questione di tempo prima che anche il loro cielo venga spezzato in mille frammenti azzurri. È tardi per fuggire ed è inutile costruire barricate. Solo Lena sa che rimane un’unica cosa da fare: fingere che la guerra non ci sia, che non sia mai esistita.

Ed è così che, aiutata dalla straniera, convince tutti a stringere un patto. Oggi è il primo giorno di una nuova esistenza, da questo momento il mondo ricomincia da capo e loro sono soli nel loro villaggio, circondati dal niente. Perché è solo il potere delle storie che alla fine, forse, li potrà salvare e riportare il sole nelle loro vite.


Un libro: Il tempo imperfetto degli addii

17 maggio 2013

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Nota di Paoblog: E’ paradossale scoprire che l’autrice, nonostante sia la compagna di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, per pubblicare il suo libro non si sia rivolta ad internet, ma ad una casa editrice. ;-) Ed ha fatto il botto, vincendo l’American Boook Awards.

°°°

Dana ha sempre tutto sotto controllo. Gestisce la sua vita come il suo lavoro di guardia del corpo: programmando ogni evento con freddezza e precisione. Eppure, di fronte a quel test di gravidanza positivo, Dana si sente invadere dal terrore: non sa come affrontare quella situazione imprevista. E allora parte, senza dire nulla a nessuno. Jessica ha perso ogni cosa. Un tempo era una stella di Hollywood, ricca di talento e di grazia.

Negli ultimi quattro anni, però, non è mai uscita di casa: per colpa dei paparazzi in agguato, si sente prigioniera in una gabbia dorata. Ma adesso è giunto il momento di evadere. Vivian ha diciassette anni e l’impressione di non avere più un futuro. Intrappolata in un brutto appartamento di periferia, e alla mercé di un uomo che non la ama, ha fatto una scelta. È ora di andarsene. Lynn ha cercato per anni di dimenticare.

E, per farlo, si è allontanata dal mondo. Tuttavia non riuscirà a lasciarsi il passato alle spalle finché non chiederà scusa a tutte le persone che ha ferito. Per questo non ha mai traslocato: aspetta l’occasione giusta per rimediare ai propri errori.


Un libro: Una breve sosta nel viaggio da Auschwitz

16 maggio 2013

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La “breve sosta” che dà il titolo a questo libro è quella del suo protagonista, Dawid, un giovane ebreo sopravvissuto al campo di sterminio. Dawid ormai non c’è più e, a distanza di anni, suo figlio Göran cerca di farlo rivivere attraverso il ricordo, attraverso il potente strumento della parola e del racconto.

Aggrappandosi con forza a qualsiasi traccia ne attesti l’esistenza, i giorni di gioia e quelli della tragedia indicibile, Göran ne ricostruisce il viaggio “di ritorno” da Auschwitz, il suo disperato tentativo di riprendere a vivere in una cittadina svedese, perché come scrive l’autore “visto che i pochi rimasti in vita alla fine del viaggio raramente hanno seguito lo stesso tragitto, è facile che le strade di ritorno da Auschwitz scompaiano nell’oblio”.

Tra pagine di rabbia e di affetto, di commozione e di indignazione, Rosenberg mantiene vivo fino all’ultimo il profondo dialogo con il padre, consegnandoci una storia solo apparentemente familiare, una storia che parla al cuore e alla mente dell’umanità intera, di ogni epoca e latitudine. Per non dimenticare. Per non ripetere.


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