Televisori, i sistemi per appenderli

23 maggio 2013

un articolo che leggo su Altroconsumo

Appendete il televisore al muro. Come fare? Ogni tv è compatibile solo con alcune tipologie di staffe. Ne esistono anche di universali: in questo caso chiedi in negozio quali sono adatte al tuo apparecchio.

Due i parametri più importanti da verificare: la grandezza e il peso dell’apparecchio che devono essere supportate dalla staffa. Assicurati anche che la parete scelta sia in grado di sopportare il peso.

Prima di comprare la staffa, però, magari devi anche cambiare il tv. Consulta il test sui televisori, che ti indica caratteristiche, prestazioni e prezzi dei modelli presenti sul mercato.

Ogni tipo di staffa offre vantaggi e svantaggi diversi: è importante scegliere quella che fa per te.

  • Peso. Lo spessore e il peso della tv condizionano la scelta delle staffe. Più l’apparecchio è pesante e più è necessario installarlo in condizioni di sicurezza, utilizzando gli strumenti giusti o rivolgendosi a un tecnico competente. In questo caso servono supporti più robusti e tasselli da muro adeguati.
  • Posizione. Posiziona il televisore all’altezza degli occhi. Considerando la posizione seduta, si tratta di 85-100 cm da terra. È sconsigliabile posizionare il televisore più in alto perché costringe a posizioni innaturali e dannose per la postura. Inoltre la tv va guardata di fronte: se la si guarda da posizioni angolate gli occhi e la muscolatura si affaticano e la qualità della visione peggiora.
  • Luce. Per evitare riflessi sullo schermo, è meglio posizionare il televisore lontano da fonti intense di luce e comunque mai dirette. Attenzione quindi alla presenza di finestre, lampade e faretti.
  • Muro. Prima di fare buchi con il trapano verifica la tenuta della parete. Deve essere di cemento armato o mattone pieno. Se la tv è fissata su un supporto deve essere di legno solido. Più il televisore è grande e pesante, più deve essere garantita la resistenza del muro

Attenzione ai prezzi molto variabili in funzione della tipologia scelta. Se acquisti un supporto a muro per piccoli televisori puoi spendere da un minimo di 12 euro, per le staffe fisse, a un massimo di 150 euro per quelle mobili. Per gli schermi grandi, invece, si va da un minimo di 34 euro per il supporto fisso a un massimo di 220 euro per i modelli più “sofisticati”.


Diritti telefonici e tv, restituiti 3 milioni ai cittadini grazie al Corecom

20 aprile 2013

pollice suleggo su E-R Consumatori

Tre milioni di euro restituiti ai consumatori, frutto di pratiche di conciliazione che hanno portato ad accordo tra aziende e utenti riguardo indennizzi e fatturazioni annullate. E’ il bilancio 2012 del Corecom dell’Emilia-Romagna, che nel 2012 ha risposto alle richieste di oltre cinquemila cittadini per risolvere problemi con i gestori della telecomunicazione, operatori telefonici, web e televisioni.

I risultati delle attività e delle pratiche di conciliazione risolte positivamente sono contenute nella relazione sull’attività 2012 del Comitato illustrata dal presidente, Gianluca Gardini, all’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, l’ente grazie al quale il Corecom svolge le sue funzioni. Si è trattato, in particolare, di conflitti riguardanti maxi bollette, disservizi, recessi alla portabilità del numero, scarsa trasparenza, attivazioni, interruzioni amministrative.

Di grande rilievo la funzione di conciliazione svolte dal Corecom, considerando il notevole incremento del numero delle pratiche aperte e di quelle risolte positivamente: dalle 990 richieste pervenute nel 2006 si è saliti a 4.623 nel 2012 (550 in più del 2011); le seconde erano 2.969 nel 2008, sono diventate 5.041 nel 2012 (1.525 in più del 2011). Le conciliazioni concluse con accordo sono state circa il 68% del totale, ma se si aggiungono i casi improcedibili e inammissibili o per estinzione della materia del contendere, si è sfiorato l’85%.

Riguardo le televisioni, il presidente Gardini ha sottolineato come “Abbiamo cercato di governare il passaggio al digitale terrestre supportando i cittadini, approvando i tariffari degli antennisti e sostenendo le imprese televisive locali negli investimenti, ma non solo. Siamo intervenuti per sollecitare e, in alcuni casi, suggerire interventi tecnici per garantire una copertura migliore del Mux 1 Rai con il contenuto regionale emiliano-romagnolo.

Ancora, la realizzazione del canale 123 con Rai 3 Emilia-Romagna per quei cittadini che ricevono il Veneto, il ripristino, dopo l’oscuramento per gli Europei di calcio 2012, del segnale in Romagna e la parziale risoluzione delle querelle tra Rai e Tv locali sull’uso del canale 24, sono tra i principali risultati ottenuti dal Corecom”.

Altre attività significative del Corecom sono quelle legate al controllo dell’applicazione delle regole della cosiddetta “par condicio”, la tenuta del catasto degli impianti di telecomunicazione, “l’accesso” alle trasmissioni regionali della Rai da parte di associazioni e soggetti collettivi.

In quest’ultimo caso, nel 2012 sono pervenute al Comitato 100 richieste, da 33 soggetti diversi, e autorizzate 94 trasmissioni; le domande erano 40 nel 2008, 84 nel 2011.


Noleggiare film online: come funzionano e quanto costano questi servizi.

18 marzo 2013

leggo su Altroconsumo

Per noleggiare un film oggi non c’è più bisogno di andare direttamente in negozio: basta un decoder e una connessione internet.

Abbiamo esaminato i servizi disponibili, per individuare vantaggi e svantaggi di come Apple Tv, Cubovision, Mediaset Premium Play e Chili-Tv, con i relativi costi per noleggiare un film. Ma se vuoi abbandonare definitivamente il dvd puoi scegliere anche il servizio Sky On Demand (destinato, però, solo a chi è già cliente Sky).

Apple Tv, Cubovision, Premium Play e Chili-Tv sono tutti sistemi che consentono di accedere (attraverso un apposito decoder collegato alla rete) ai rispettivi database online con centinaia di titoli (tra film nuovi e un po’ più datati) esattamente come se ci si trovasse tra gli scaffali di un Blockbuster.

Basta scegliere il film, pagare il noleggio (in genere non molto più caro di quello in negozio) e premere play, proprio come se si usasse un lettore dvd. Allo stesso modo è persino possibile mettere in pausa, andare avanti veloce, tornare all’inizio del film, riguardarlo più volte o metterlo in pausa e riprendere la visione dallo stesso punto anche in un secondo momento.

Attenzione, però: non si dispone di un tempo illimitato; una volta acquistato il film lo si può guardare immediatamente, oppure iniziare a guardarlo solo in un secondo momento (si ha circa un mese di tempo per vederlo).

Una volta premuto play, però, inizia il vero e proprio noleggio e, come ogni buon noleggio che si rispetti, al termine delle ore pagate (in genere le classiche 48), i diritti di visione scadono.

Da pochi mesi, anche Sky ha deciso di offrire un servizio per la visione di film fruibili da una banca dati online. Sky On Demand (questo è il nome) non è tuttavia un vero e proprio servizio di videonoleggio online (con tanto di pagamento di ogni singolo diritto di visione) ma di un servizio aggiuntivo destinato ai soli abbonati Sky.

Per beneficiarne bisogna essere clienti da almeno un anno e soprattutto essere dotati del decoder (e relativo servizio) My Sky HD; si tratta di un decoder particolare, che deve essere collegato alla rete internet di casa; è dotato di un hard disk interno necessario, non solo per poter registrare i vari programmi del palinsesto Sky (come un normale videoregistratore), ma anche per fare il download dei film che si desidera vedere attraverso appunto il servizio On Demand.

A differenza degli altri servizi in streaming, in questo caso il film viene materialmente scaricato nell’hard disk e resta a disposizione dell’utente nella memoria del decoder; inoltre, grazie al “progessive download” è possibile iniziare a vedere il film anche se il download è appena cominciato.

La visione dei singoli film con Sky On Demand è di fatto gratuita, ma occorre avere i diritti di visione del pacchetto Sky Cinema e l’attivazione del servizio costa ben 99 euro (ovviamente se non si beneficia di qualche promozione).

 


“Chi” o “cosa” stiamo ascoltando? Una persona, semplicemente…

2 marzo 2013

antonyNon guardo mai Sanremo, non è snobismo, ma semplicemente non mi piace. Casualmente prima di spegnere la tv, una sera di metà febbraio, la Signora K ha sentito l’esibizione di Antony and the Johnson ed il giorno dopo mi ha chiesto informazioni in merito. Mea culpa, non lo conoscevo, anche se sicuramente lo avevo già sentito.

Un breve giro sul web ed abbiamo recuperato i suoi video. Più lo ascolto e più mi emoziona.

Come sempre le opinioni sono personali e quindi condivisibili o meno,  tuttavia mi ha dato fastidio leggere su un quotidiano (che non cito di proposito), circa il cantante  Antony Hegarty e la sua esibizione a Sanremo: “la platea è stregata, ma un senso d’iinquietudine rimane: che cosa e chi abbiamo ascoltato?

Magari ho frainteso io il senso della domanda, anche se sarebbe un dovere per un giornalista farsi capire, tuttavia quale sarà, per il giornalista, il problema?

Che Hegarty sia sovrappeso? Oppure che il fatto che  cantante con un corpo piuttosto imponente canti con un timbro vocale particolare, delicato, emozionante?

O forse ho inteso bene e l’inquietudine nasce da una presa di posizione omofoba?

Resta il fatto che alla domanda  “cosa o chi stiamo ascoltando” io risponderei che stiamo ascoltando una persona.

Che poi sia gay oppure eterosessuale o dedito alla castità, poco importa.  Canta, suona, emoziona. Una persona tra l’altro che, sebbene la prima impressione possa essere errata,  ha uno sguardo buono che mal si sposa con il pregiudizio fine a se stesso e l’ignoranza.

Ma essere un giornalista, non implica necessariamente essere un “buon giornalista”, capace di raccontare, informare, spiegare, accantonando i suoi pregiudizi.

Ironico il fatto che sullo stesso quotidano, nel 2009, sia stato pubblicato un articolo su Antony Hegarty, nel quale si afferma che:

“Non è semplice spiegare cosa aspettarsi da un concerto di Antony and the Johnsons. Non è facile limitarsi a dire chi sia Antony Hegarty, che al progetto dà voce, corpo e anima. Dunque, questo articolo non vi aiuterà a capire cosa vedrete domani all’Auditorium. Di questi tempi si abusa della parola «emozione». Ma l’emozione vera si vive raramente.

Ciò premesso, è lecito affermare che imbattersi in Antony and the Johnsons è un’esperienza emozionante. Per la voce eterea e per la presenza scenica del frontman, per le splendide canzoni che porta in scena. A dirlo non sono appassionati e fan ma anche star del mondo della musica, che difficilmente si smuovono davanti a un collega.

È il caso di Lou Reed, che dopo aver ascoltato Antony ammise di non essersi mai commosso così tanto per un cantante. È il caso di Laurie Anderson, che considera Antony «la cosa più raffinata che possiate ascoltare nella vostra vita». È il caso di Franco Battiato, che ha tradotto una sua canzone, duettando con lui. Anche il regista Paolo Sorrentino trova ispirazione nella sua musica: ha inserito il brano My lady story, tratto dal disco I am a bird now, nella colonna sonora del film L’amico di famiglia.”

pinktrP.S.Ci stupiamo dei ragazzi presi in gìro (se non peggio) ed emarginati a scuola, si arriva a sentire (a Forum) un padre che vuole impedire ad un compagno di scuola del figlio 17enne, suo ottimo amico, di frequentarlo, perchè avrebbe un influsso negativo…ma ricordiamoci anche del triangolo rosa che identificava gli omosessuali rinchiusi nei lager nazisti.

E le basi di partenza, sono le stesse, una stupida presa di posizione nei confronti di chi semplicemente vive la sua vita in maniera diversa dalla tua. Io posso anche essere in disaccordo con una persona, il suo stile di vita, le sue idee ed allora, non la frequento, ma sicuramente non la discrimino.


Voglia di cinema in dolby surround a casa?

30 gennaio 2013

leggo su Altroconsumo

I televisori a schermo piatto hanno certamente il vantaggio di occupare meno spazio rispetto ai vecchi apparecchi a tubo catodico. Tuttavia, questo risparmio si paga in termini di qualità e spessore dei suoni, a causa delle ridotte dimensioni degli altoparlanti integrati nel televisore.

Per questo motivo, in questi ultimi anni, molti hanno optato per acquistare un sistema home cinema, ovvero un apparecchio hifi che incorpora, in un solo dispositivo, le funzionalità di una radio stereo, di un amplificatore di potenza multicanale e di un lettore cd, dvd e ormai anche bluray. Oggi gli home cinema sono venduti di fatto in “kit”, ovvero comprendono anche un set di casse.

I kit per l’home cinema sul mercato sono di solito 2.1 oppure 5.1. Un sistema per la riproduzione del suono si definisce 2.1 se è dotato di una coppia di altoparlanti stereofonici e uno (woofer) dedicato alla riproduzione delle frequenze basse.

Un sistema audio 5.1, invece, include tre ulteriori altoparlanti: due, stereofonici, dedicati alla riproduzione dei suoni che provengono dalle spalle dell’ascoltare e uno centrale che viene usato principalmente per riprodurre i dialoghi degli attori nelle pellicole.

In alternativa, soprattutto dove è difficile posizionare un normale sistema home cinema, (ad esempio se il televisore è appeso al muro o inserito in un mobile stretto), è possibile scegliere una soundbar, ovvero una cassa acustica, stretta e lunga (da posizionare sopra o sotto il televisione), corredata da un subwoofer separato per migliorare la resa dei bassi.

È importante, comunque, sottolineare che tanto le soundbar quanto i sistemi 2.1 non sono in grado di riprodurre un vero e proprio effetto surround.


Cuochi in televisione: la FSA boccia le ricette e le quantità, troppe calorie e poche informazioni

2 gennaio 2013

un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

I programmi televisivi di ricette impazzano sui canali televisivi non solo in Italia, tanto che si  ha quasi  la sensazione di essere arrivati a una vera saturazione.

Ma  fino a che punto questi programmi sono anche veicoli di corrette informazioni nutrizionali?

La domanda non è oziosa, dal momento che diversi studi hanno dimostrato che i cuochi in televisione influenzano il comportamento alimentare di una parte della popolazione e hanno quindi un ruolo nelle scelte e nella dieta delle persone.

Per capire quanto i piatti preparati in tv siano aderenti alle linee guida degli esperti e, soprattutto, a quelle dell’Organizzazione Mondiale della sanità e della UK Food Standards Agency (FSA), un gruppo di ricercatori della NHS Tees and Newcastle University ha analizzato il contenuto calorico e la composizione di 100 ricette, proposte da cinque famosissimi cuochi televisivi, molto popolari in Gran Bretagna.

Oltre a ciò il gruppo ha esaminato 100 confezioni di cibi pronti venduti dalle tre principali catene di supermercati inglesi,  riscontrando un risultato abbastanza desolante, come scrive il British Medical Journal, nel numero di Natale.

In generale, i pasti preconfezionati venduti nei supermercati battono in qualità quelle dei cuochi, e in ogni caso permettono di capire cosa si sta per mangiare attraverso la lettura delle etichette nutrizionali.

Considerando i dettami dell’OMS, il 18% dei cibi pronti rispetta i quantitativi consigliati di carboidrati, contro il 6% di quelli proposti in televisione; lo stesso vale per gli zuccheri semplici, dove le percentuali sono simili  rispettivamente 83 e 81%, mentre  per  quanto riguarda le fibre la  grande distribuzione batte la tv 56 a 14 (%).

Le ricette del piccolo schermo vincono solo per quanto riguarda il contenuto di sale, che nel 36% dei casi rispettano le indicazioni, contro il 4% degli alimenti precucinati (il dato potrebbe essere falsato perché non è stata quantificata la concentrazione di sale nei condimenti). Considerando il sistema dei  semafori utilizzato in Inghilterra per indicare la qualità nutrizionale dell’alimento, la luce risulta rossa per il 47% delle ricette televisive e verde per il 42% dei pasti pronti.

L’ultimo aspetto da considerare riguarda le calorie, le preparazioni televisive hanno un quantitativo più che doppio (604 rispetto alle 293 dei pasti precucinati), più proteine (37,5 grammi contro i 27,9 in media a porzione), più grassi in generale (27,1 contro 17,2), più grassi saturi (9,2 contro 6,8) e meno fibre (3,3 grammi contro i 6,5 dei pasti pronti). Nessuna delle due categorie, comunque, appare soddisfacente.

Alle star della cucina che imperversano sul piccolo schermo, gli autori suggeriscono  di  proporre piatti più sani e, perché no, cucinati anche con gli avanzi.

Quando poi – come accade quasi sempre – pubblicano libri di ricette, dovrebbero quantomeno indicare la composizione nutrizionale, dando così ai lettori un criterio di riferimento.

Ma si potrebbe anche andare anche oltre: la proposta è regolamentare le ricette proposte in tv selezionando  chiaramente piatti pronti studiati in collaborazione con esperti, con il giusto mix di componenti senza rinunciare al gusto.

 


Smart tv: cosa ne pensano gli utenti

9 novembre 2012

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo (cliccando sul link puoi consultare le tabelle riassuntive)

Il loro costo supera anche i 1.000 euro. Sono dotate di schermi led e accedere a internet è abbastanza semplice.

Con le smart tv è possibile, grazie ad applicazioni specifiche messe a disposizione dai produttori, utilizzare il televisore di casa come un computer. Nonostante questo, però, la maggior parte degli utenti non è soddisfatto di questa nuova tecnologia.

Solo il 7 per cento degli utenti compra una smart tv appositamente per utilizzare questa nuova tecnologia.

Nonostante la loro caratteristica principale sia la possibilità di collegarsi a internet, la maggior parte degli utenti usa le smart tv come dei televisori tradizionali. Il primo utilizzo infatti, come emerge chiaramente dal grafico, è semplicemente quello di guardare dei film o altri programmi televisivi (non in 3D).

Inoltre, proprio a questa attività sono legati gli aspetti che più di tutti influenzano la soddisfazione degli utenti: qualità delle immagini, definizione dei colori, luminosità e grandezza dello schermo. Nessuna di queste variabili è specificatamente connessa alla peculiare tecnologia delle smart tv.

Anzi, al contrario, gli aspetti meno apprezzati sono proprio quelli direttamente collegati all’uso delle diverse funzioni internet: facilità di scrittura, gesti di comando, comando vocale, applicazioni e anche il riconoscimento facciale (una volta che ci si connette, tramite una telecamera la smart tv riconosce chi sei. In sostanza è come se fosse un login).

La più venduta è la Samsung, ma in generale, per quanto riguarda la soddisfazione, si può dire che non ci sono differenze sostanziali tra le diverse marche.

Due aspetti influenzano più di tutti il grado di soddisfazione fra gli utenti.

Il primo riguarda le dimensioni dello schermo: quelli piccoli sono i meno apprezzati. Le smart tv più vendute sono quelle da 40–42 pollici.

Il secondo riguarda la tecnologia utilizzata per il monitor. I più apprezzati sono i televisori con lo schermo led. Gli standard lcd sono i meno apprezzati.


Da trasmissioni dedicate all’auto, mi aspetto il “buon esempio”….

25 ottobre 2012

Ho già avuto modo di esprimere il mio pensiero circa il cattivo uso delle parole in abbinamento alle automobili, cosa questa ancor più sgradevole quando questi comportamenti arrivano da riviste o trasmissioni televisive specifiche che da una parte hanno la rubrica sulla sicurezza oppure con i consigli della Polstrada e poi scrivono o trasmettono messaggi scorretti.

Potrei sembrare troppo puntiglioso, tuttavia più volte abbiamo letto delle legittime critiche da parte di addetti ai lavori addetti nell’ambito sicurezza stradale verso le Case automobilistiche che negli spot televisivi montano in maniera errata il seggiolino del bambino oppure si dimenticano delle cinture di sicurezza.

Ed allora ecco che vedere in Easy Driver che le auto tagliano le curve (quando va bene) oppure tengono sistematicamente la sinistra, mi fa inc… :-(

Ed a nulla serve la didascalia (quest’anno rotante  e meno leggibile) che in meno di 3 secondi mi informa che le strade sono controllate dalla Polizia Stradale. Non mi serve la scritta, dovete tenere la destra, punto e basta.

Si dirà che questo comportamento è necessario per facilitare le suggestive riprese televisive. Datemi retta, fate un’inquadratura normale in più e fate guidare correttamente le auto.

Nota bene > La vignetta con cui apro questo post è stata disegnata dall’amico Francesco e pertanto è permessa la riproduzione, senza fini commerciali, solo citando la fonte ovvero: Francesco Mignano Comunicazione Visiva.

Nella trasmissione di ieri (27 ottobre) i comportamenti ovviamente sono stati gli stessi, come si può vedere dalle due foto qua sotto. Ed ho notato che la cosa mi fa realmente innervosire, per cui non guarderò più Easy Driver che, peraltro, mi sembra decisamente peggiorato, diventando troppo patinato, grazie anche all’aggiunta delle due belle ragazze (incluse le indispensabili inquadrature alle cosce scoperte dal miniabito) al posto dei conduttori storici. Vabbè… 

 


9 – 10 novembre: torna la Notte dei Pubblivori

24 ottobre 2012

 


Mediaset, il Pdl cerca di dettar legge

18 ottobre 2012

Libertà di parola, purchè non si parli male di me… ;-)

in sintesi un articolo che leggo su Lettera43

Questa volta a Mediaset l’hanno presa bene. Anzi, meglio del solito, tanto che i vertici del colosso editoriale di Cologno Monzese si sono messi a ridere. Il perché è presto detto.

Se deputati e senatori del Popolo della libertà hanno speso tempo per telefonare a Silvio Berlusconi chiedendogli la testa di Alessio Vinci, conduttore di Domenica Live su Canale 5, e di Paolo Del Debbio, padrone di casa di Quinta Colonna su Rete 4, significa che i programmi funzionano e che la loro rivolta, sostenendo che si tratta di «fuoco amico», è il miglior viatico per proseguire su questa strada.

Del resto la sindrome accerchiamento in casa, per gli esponenti azzurri, è una sorta di malattia congenita. I più colpiti, poi, sarebbero gli ex di Alleanza nazionale, recidivi nel reiterare la richiesta di rendere sempre più allineati gli organi d’informazione considerati ‘amici’.

«È la sindrome del Minculpop», ha sibilato gelido un deputato del Pdl, portatore sano di spirito critico, e quindi poco avvezzo a chiedere la testa di qualcuno. «Questi signori vorrebbero solo e soltanto house organ, bollettini che diffondano il loro vero e che non raccontino storie».

A dare il là alla protesta anti Mediaset sarebbe stato Antonio Tajani, fortemente adirato per il trattamento riservato a Carlo De Romanis, suo ex portaborse, oggi consigliere della Regione Lazio con particolare dedizione alle feste mascherate, a partire da quella con le teste di maiale e le ragazze seminude.

A seguire, poi, sarebbero arrivati tutti gli altri, aizzati dal commissario europeo, spostando il tiro sul trattamento riservato al governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, e all’ospitata di Nicole Minetti.

«In questo modo coloro che protestano», ha detto il deputato azzurro durante una passeggiata in Transatlantico, «dimostrano la loro esistenza e mascherano il loro pressappochismo politico. Con tutti i problemi che ci sono».

 


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