Una misteriosa installazione ricoperta di specie vegetali provenienti da tutto il mondo sta sorvolando in questi giorni i cieli d’Europa: partita il 27 aprile da Nantes, è atterrata dapprima a Bruxelles e poi la scorsa notte a Torino, proprio davanti Palazzo Madama.
Si tratta di una vera e propria serra volante progettata da Delarozière François, direttore artistico della compagnia di Nantes “La Machine”, a bordo della quale 12 scienziati analizzeranno la biodiversità urbana.
L’obiettivo, però, è soprattutto quello di sensibilizzare il pubblico sulla capacità delle piante di produrre energia; ed è infatti proprio dai vegetali che “Aéroflorale II”, con le sue otto tonnellate di peso ed un’altezza di 16 metri, assorbe l’energia necessariaper spostarsi. In particolare i cinque palloni aerostatici e le eliche verticali ed orizzontali che la sorreggono sono alimentati dal metano ottenuto dal compostaggio dei vegetali a bordo.
La serra volante è diventata l’emblema della città di Nantes, capitale verde d’Europa per il 2013, la quale intende dimostrare che lo sviluppo sostenibile richiede anche una certa inventiva.
L’ «Expédition Végétale», dunque, non è solo uno spettacolo originale che diverte grandi e bambini, ma è un vero e proprio esperimento scientifico, che ha lo scopo di far scoprire ai cittadini le possibilità offerte dai vegetali nel campo della produzione di energia “fitovoltaica”.
Fino a domenica i torinesi potranno interagire con l’equipaggio di Aéroflorale II, dopodiché l’astronave partirà alla volta di Amburgo, per rientrare poi a Nantes carica di piante raccolte durante il suo giro europeo.
A ridurre l’inquinamento atmosferico delle città da oggi ci penseranno le facciate degli edifici grazie allo strano rivestimento modulare inbiossido di titanio (TiO2) messo a punto dai due designer, che hanno sperimentato le insolite facciata in due edifici di Città del Messico e Abu Dabi.
La speciale griglia elaborata da Daniel Schwaag e Allison Dring della Elegant Embellishments si ispira alle forme dei coralli marini ed è inserita sulla struttura verticale grazie ad una serie di fogli in policarbonato modulari, ai quali viene fatto aderire lo strato di biossido di titanio anti-inquinamento.
I moduli possono essere assemblati a piacere soprattutto vicino a fonti di particolare inquinamento, come ad esempio i grandi assi di scorrimento; la particolare forma cava della griglia facilita la circolazione dell’aria, favorendo il processo di purificazione delle sostanze inquinanti.
I raggi ultravioletti attivano le nanoparticelle di biossido di titanio, trasformando le particelle di ossido di azoto contenute nell’aria, in sali minerali innocui che alla prima pioggia, vengono lavati dalla facciata, disperdendosi nel terreno senza alcuna conseguenza di carattere ambientale.
Le piastrelleprosolve370e fino ad oggi sono state impiegate per tre progetti: l’enex100 di Perth, la Torre de Especialidades a Mexico City e l’Al Bustan Complex di Abu Dhabi.
Nella Torre de Especialidades di Città del Messico i moduli anti inquinamento ricoprono una superficie di oltre 2.500 piedi quadri della facciata affacciata sulla grande e trafficata Avenida San Fernando, contribuendo non poco ad abbattere i livelli d’inquinamento. Secondo i progettisti la grigliaprosolve370e della Torre Especialidades sarebbe in grado di eliminare l’equivalente di Co2 emessa da oltre 8,700 veicoli.
Tra gli esempi di facciate più innovative destinate a trasformare l’inquinamento in aria pulita, ritroviamo tutti qui prodotti fotocatalitici (tegole, mattonelle, asfalti, superfici) rivestiti anch’essi di biossido di titanio che, attivato dai raggi solari, purifica l’aria circostante all’edificio.
Arriva dall’Olanda la nuova originalissima soluzione per ottenere un “tetto verde” senza fatica o grande spesa. E’ il designer Roel de Boer l’ideatore delle New English Roofing Tile, le originali tegole per l’edilizia sostenibile.
Al posto delle classiche coperture di edifici o dei tradizionali coppi, il designer olandese ha pensato di sostituire una serie di tegole dalla forma triangolare, con molteplici funzioni.
Prima fra tutte la possibilità di contenere la terra necessaria per far crescere la vegetazione che trasformerà la copertura in un tetto verde, dove la vegetazione si sviluppa in maniera del tutto naturale, sfruttando la pioggia come irrigazione.
La particolare forma delle New English Roofing Tile inoltre è stata studiata per offrire alla fauna locale un luogo dove nidificare anche all’interno delle città, favorendo la salvaguardia delle biodiversità.
Il fatto che le tegole siano triangolari e molto simili ad un imbuto, permette poi di trattenere buona parte delle acque meteoriche, evitando la dispersione dell’acqua potabile nelle fogne, favorendone invece il riutilizzo per l’irrigazione naturale della copertura.
Il tetto verde naturalmente garantisce un maggiore isolamento della copertura, guadagnandone in efficienza termica e riducendo i costi per la climatizzazione; infine bisogna sottolineare che il materiale impiegato per la realizzazione delle tegole è prodotto con fibre riciclate, riducendo così anche l’impatto ambientale della sua produzione.
Un’interessante iniziativa arriva da Madrid. La due ruote in questione si chiama Bicycled e anche in questo caso si tratta di una bicicletta realizzata a partire dagli scarti provenienti da vecchie auto dismesse.
Secondo i creativi che l’hanno messa a punto, sarebbe la bicicletta perfetta e anche in questo caso all’aspetto ambientale si unirebbe anche quello sociale.
Ogni esemplare realizzato sarà unico, ma i materiali impiegati sempre gli stessi: il metallo per la struttura, la tappezzeria per il sellino, le maniglie delle portiere per i fari e la cinghia di distribuzione del vecchio veicolo per la catena della nuova bicicletta.
Ma quali sono i vantaggi di queste particolari due ruote?
La valenza ambientale legata al riciclo delle carcasse delle vecchie auto è indubbia; ciò che invece meraviglia è la bassa impronta di carbonio di questi moderni velocipedi.
Sono in tanti, infatti, ad accusare le fibre di carbonio, ovvero il materiale che ha sostituito l’acciaio nella produzione delle comuni biciclette, di essere poco “green” e di creare non pochi problemi legati al suo difficile smaltimento.
Non sarebbe infatti né biodegradabile né fotodegradabile e comporterebbe non poche difficoltà una volta arrivato alla fase di riciclo.
Oltretutto, secondo quanto riferito dalla rivista BikeRadar, sarebbero solamente due gli impianti a livello mondiale dedicati al riciclo delle fibre di carbonio, per’altro entrambi in fase di start up e con grandi difficoltà economiche dovute agli alti costi di gestione legati a questi particolari processi.
Tutti problemi che per le biciclette realizzate con i vecchi rottami dell’auto sarebbero inesistenti, una volta che esse siano giunte a fine vita.
Ieri leggevo un articolo nel quale si spiegava che in Gran Bretagna sono riusciti a ridurre la violenza domestica del 64%.
Questo risultato è il frutto di un progetto chiamato EDV (il cui acronimo, tradotto, significa Eliminazione della violenza domestica) che funziona; a creare l’EDV sono state, ovviamente vien da dire, due donne: Simonetta Agnello Hornby, un’avvocato (e scrittrice) e Patricia Scotland, la Ministra della Giustizia.
Interessante leggere che l’EDV sbarcherà in Italia il 30 maggio ed il libro Il male che si deve raccontare, sostenuto dalla Fondazione Feltrinelli ed i cui proventi saranno destinati all’associazione, ne sarà il manifesto.
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Con un programma semplice ed efficace, che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (EDV) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra.
Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritto racconti che, attraverso vicende affioranti dalla sua memoria e ancor più attraverso casi affrontati in veste di avvocato, danno una vividissima e articolata rappresentazione del segreto che a volte si nasconde dentro le pareti domestiche.
Con la sapienza narrativa che le è propria, evoca l’esibizione del teatro della violenza in Sicilia, i silenzi comprati da un marito abusante, il dolore dei figli abusati, la complicità fra vittima e carnefice.
Marina Calloni, docente alla Bicocca, traduce la consapevolezza secondo la quale viviamo in città in cui “si uccidono le donne” in una visione sintetica e in una stringente serie di dati.
Il male che si deve raccontare è insieme un atto di denuncia e uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime. I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di EDV.
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Nel nostro paese è pratica comune chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi, ed infatti sempre più spesso le denunce delle vittime di molestie e persecuzioni (chiamalo stalking se ti va...) non portano mai a decisioni rapide e risolutive che tutelino le vittime, sino a farle uccidere o, secondo l’ultima moda, sfregiare con l’acido.
L’EDV intende spezzare la lentezza del sistema, infatti tutto si basa sulla velocità d’intervento. La prima cosa da fare, infatti, è allontanare la vittima da casa, cosa questa che normalmente non succede, per mancanza di fondi, ma anche per la lentezza della macchina burocratica.
Con il sistema EDV c’è una persona (tutor) che segue la vittima per 3 mesi, a partire dalla denuncia, e che collabora alla coordinazione delle varie parti in causa, riducendo in maniera netta i tempi d’intervento.
Questavelcoità è supportata anche dalla classificazione dei casi, ispirandosi a quanto accade al Pronto Soccorso con i codici che assegnano le priorità; ed infatti il sistema EDV classifica il rischio (Altissimo, Alto, Medio) in modo tale daevitare che, in certi casi, un ritardo d’intervento di sole 24 ore possa comportare la perdita di una vita.
Per quanto riguarda il costo, del sistema, ecco che comes empreprevenire e/o intervenire nei giusti tempi comporta un risparmio anzichè una spesa; volendo fare un semplice calcolo economica della violenza domestica, nel 2008 in Gran Bretagna spendevano 3,86 miliardi di sterline, tra ore di lavoro perse, giustizia e servizi sociali. Nel 2003 il solo costo nazionale delle ore lavorative perse era pari a 2,7 miliardi e nel 2010 è sceso ad 1,9.
Questo sistema funziona in gran Bretagna e funziona in Spagna…saràlo stesso anche da noi? Speriamo…
E speriamo anche che sia il modo per far si che quello che si vede nel filmato che segue sia solo un ricordo; il ricordo di persone violente, certo, ma anche dell’omertà di tanti altri.
Il video è una candid camera, ma non c’è nulla da ridere, bisogna solo vergognarsi di essere concittadini di certa gente.
Al solito, come spesso capita sul web, il titolo “candid camera agghiacciante” sembra essere destinato ad attirare le persone sbagliate, i guardoni del dolore, tipo quelli che si fanno fotografare a Cogne, ad Avetrana, oppure davanti al relitto della Costa Concordia.
Al posto di Agghiacciante, avrei preferito un Vergonoso. Comunque ritengo che ognuno di noi possa ritagliarsi, nel corso della giornata, 7 minuti e 51 secondi per la visione integrale.
Due giovani architetti catalani hanno sviluppato un innovativo e colorato prototipo di facciata intelligente, capace di reagire autonomamente alle variazioni ambientali interne ed esterne e raffrescare la casa naturalmente.
Il prototipo “Active facade” è nato dalla collaborazione tra i progettisti Adrià Escolano e Maria Ubach del Barcelona Institute of Architecture, per un duplice scopo: disegnare una superficie altamente performante e realizzare un involucro attivo capace di interagire simultaneamente alle variazioni di temperatura interna ed esterna.
Active facade nasce prima di tutto per migliorare le performance degli edifici costruiti nei climi caldi, dove le temperature salgono fino a livelli molto elevati e l’irraggiamento solare determina numerose scelte progettuali.
In questo preciso caso, data la paternità del progetto, il prototipo è stato sviluppato per i paesi Mediterranei, mostrandosi come un’evoluzione delle tradizionali corti interne vetrate, tipiche della città di Barcellona ed impiegate per il raffrescamento delle abitazioni.
Questo particolare involucro attivo è composto da una serie di elementi plastici sottovuoto di dimensioni costanti (90x30x25), contenenti rispettivamente una particolare varietà di liquidi colorati differenti ed inseriti all’interno di una maglia metallica strutturale.
Quando i raggi solari colpiscono la superficie della facciata, il liquido contenuto al suo interno si riscalda modificando il proprio stato e di conseguenza il proprio equilibrio, in questo modo il baricentro degli elementi si sposta generando una rotazione naturale dell’elemento rispetto al proprio asse.
Variando la propria inclinazione, gli elementi della facciata intelligente generano delle aperture puntuali lungo tutta la superficie, favorendo la ventilazione naturale.
Ovviamente quando la temperatura esterna si abbassa nuovamente e il liquido reagente si raffresca, il baricentro degli elementi torna alla posizione originale, consentendo all’involucro di ripristinare la forma di partenza.
Grazie all’impiego di liquidi a differenti densità, Active Facade può essere calibrata sulle singole esigenze dell’utente, modificando la forma dell’involucro a seconda delle esigenze interne e della distribuzione funzionale.
Un complesso residenziale degno di nota, dove la massa termica dell’involucro edilizio svolge la maggior parte del lavoro richiesto per raggiungere la massima efficienza energetica.
Trasmittanza termica e coibentazione ottimizzate, superfici trasparenti ad alto isolamento, guadagno solare minimizzato, ventilazione naturale e progettazione passiva, rendono questa struttura un esempio di architettura sostenibile.
Il bacino di raccolta delle acque piovane ed il sistema di recupero e trattamento delle acque reflue, assicurano una riduzione dei consumi idrici, ulteriormente favorita dal tetto giardino che, per contrastare il clima secco della California, migliora la qualità e la temperatura dell’aria.
Un vero esempio di Net Zero Energy Building, un edificio ad energia zero, dove la produzione energetica supera i consumi richiesti, con un indice Energy Use Intensity (EUI) pari a 20.3 kBtu/sf/anno (kBTU/sf = 3.155 kWh/mq).
L’edificio ha già ottenuto un punteggio di 100 dall’ENERGY STAR superando del 40% le prestazioni energetiche imposte dal rating ASHRAE.
Collocato a Seattle, il Federal center è uno dei primi edifici a sperimentare l’impiego di un impianto geotermico per il riscaldamento e il raffrescamento ed una vasca per il raffrescamento dotata di Phase change material.
I pannelli radianti (chilled sails) collocati sul soffitto e la massima illuminazione naturale, completano il quadro di questa architettura sostenibile ad altissima efficienza.
Circa il 95% degli spazi sono illuminati e ventilati naturalmente, il serbatoi di accumulo e la torre di raffrescamento permettono alla struttura di ridurre il proprio carico termico durante il giorno, raffrescandosi la notte.
La scuola progettata dagli architetti della EHDD per Corte Madera in California,dimostra la possibilità di applicare soluzioni tecnologiche sostenibili anche a strutture dedicate agli aspetti sociali e istruzione della vita quotidiana.
L’utilizzo del legno per l’involucro e le finiture ha permesso di eliminare i ponti termici, arrivando a garantire una prestazione molto vicina agli edifici passivi, pari ad un indice EUI di 6.74 kbtu/sf/anno, al quale contribuisce anche l’apporto energetico dell’impianto fotovoltaico
Arrivano dalla Romania le nuove case in legno ad “Energia Zero“, veri e propri green building realizzati secondo i criteri della bioedilizia, per risparmiare energia e vivere sano.
Il progetto per le Soleta zero Energy homes è firmato dalla no-profitt Justin Capra Foundation for Sustainable Technologies and Inventions (or FITS), desiderosi di realizzare diversi modelli di ‘green building’ a portata di chiunque, per lanciarsi nel mondo dell’abitare off-grid.
Realizzate con il97% di materiale riciclato, di cui il legno delle vicine foreste fa da padrone, le Soleta Zero Energy Homes sono un sorta di commistione tra le abitazioni rustiche di montagna e le residenze innovative ad alto risparmio energetico.
Non si tratta esattamente di Passive House, tuttavia queste abitazione Zero Energy sono state realizzate con il preciso intento di avvicinare i cittadini ad uno stile di vita “off-grid”, iniziando con la costruzione di case comunque a basso consumo alimentate unicamente da energia rinnovabile.
Da abitazioni unifamiliari di 48 mq fino a quadrilocali da oltre 100 mq, queste Zero Energy Homessono state progettate per essere modulari nelle forme e nelle dimensioni, aggiungendo o togliendo stanze a seconda delle esigenze, senza compromettere le prestazioni.
Anche gli impianti sono personalizzabili, mettendo gli utenti nella condizione di poter scegliere tra differenti soluzioni carbon neutral o combinando più tecnologie contemporaneamente.
Accanto alle componenti attive i moduli abitativi Zero Energy ovviamente assicurano un involucro in bioedilizia adeguatamente isolato per ridurre le dispersioni termiche, prevalentemente illuminato da luce naturale grazie alle ampie vetrate ‘low-e’ o, comunque con apparecchi illuminati a LED.
Una stufa a pellet integra le esigenze di riscaldamento, mentre l’acqua calda sanitaria è fornita completamente dal solare termico connesso al sistema di raccolta delle acque piovane. Un sistema costruttivo vincente per le Zero Energy Homes della fondazione rumena, che oggi sono addirittura disponibili sul mercato a partire da 25.000 euro, per i modelli più piccoli, per arrivare a 57.000 euro per i modelli più spaziosi.