Primavera, sonno in agguato per gli allergici. Ma chi russa inizia a rischiare meno

24 maggio 2013

di Maurizio Caprino

D’accordo, è una primavera anomala. Sia al Nord (dove piove in continuazione) sia al Sud (dove ci sono già state giornate da mare, in anticipo rispetto al solito). Ma è pur sempre una primavera. Dunque è la stagione del sonno, che può rendere pericolosa la guida.

Più di quello che sembra: il sonno colpisce non solo perché non siamo più abituati alle temperature non fredde. Ci sono altri due fenomeni in agguato e li conosciamo poco.

Il primo è quello delle allergie, come sperimenta Paoblog sulla sua pelle. Non è solo una questione di starnuti che fanno perdere il controllo del volante o del manubrio e impediscono la vista per alcuni lunghissimi secondi: agli allergici vengono di solito prescritti antistaminici, che possono dare sonno.

Mi associo a Paoblog, che consiglia di indagare se per la propria allergia sono disponibili antistaminici di seconda generazione, cioè studiati per minimizzare le controindicazioni sulla sonnolenza.

Il secondo fenomeno da tenere d’occhio è l’Osas. Cioè l’apnea nel sonno, che fa dormire male di notte e fa venire i colpi di sonno di giorno. Molti non sanno che è pericolosa, altri tacciono per paura di perdere la patente e il lavoro.

Però mi raccontano che, ora che pure i media ne parlano, sta un po’ aumentando il numero di chi si convince a rivolgersi agli specialisti per farsi curare. Così ora è arrivato il momento di pensare a come migliorare i trattamenti e le strutture di cura.

Se ne discute domani pomeriggio (Scarica MalattieRespiratorieConvegno22052013) a Viterbo, in chiusura della tre giorni sulle malattie respiratorie organizzata dall’Aipo, Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Scarica Programma_Prel_Convegno_Viterbo_2013_SCAVALLI).

 


Nuova banconota 5 euro: i self service non l’accettano

23 maggio 2013

5_euro-300x151Considerando che come scrive SicurAuto in chiusura del suo articolo C’è poco da scherzare, perché se si ha in tasca solo la banconota nuova di 5 euro e, quasi a secco, s’intende fare rifornimento per tornare a casa, il rischio è di restare a piedi, con la macchinetta che rifiuta il denaro.

Quindi, massima attenzione ai soldi che si hanno nel portafogli per evitare grosse scocciature, specie se avete un motorino, veicolo per cui il rifornimento da 5 euro è diffuso.

E quindi prendiamo atto che la banconota di cinque euro con il volto di Europa viene rifiutata da quasi tutti i distributori automatici, come evidenziato anche da Striscia la notizia e Repubblica, non si tratta solo dei benzinai, ma pure dei tabacchi, dei distributori di caffè o snack e delle farmacie.

Altri guai per gli automobilisti sono dati dalle colonnine del parcheggio: la nuova banconota viene rifiutata dalle macchinette. Il problema è che gli apparecchi non sono aggiornati, dunque rigettano il denaro come se fosse falso


Dall’auto (rottamata) alla bici: il passo è veloce

14 maggio 2013

Un’interessante iniziativa arriva da Madrid. La due ruote in questione si chiama Bicycled e anche in questo caso si tratta di una bicicletta realizzata a partire dagli scarti provenienti da vecchie auto dismesse.

Secondo i creativi che l’hanno messa a punto, sarebbe la bicicletta perfetta e anche in questo caso all’aspetto ambientale si unirebbe anche quello sociale.

Ogni esemplare realizzato sarà unico, ma i materiali impiegati sempre gli stessi: il metallo per la struttura, la tappezzeria per il sellino, le maniglie delle portiere per i fari e la cinghia di distribuzione del vecchio veicolo per la catena della nuova bicicletta.

Ma quali sono i vantaggi di queste particolari due ruote?

La valenza ambientale legata al riciclo delle carcasse delle vecchie auto è indubbia; ciò che invece meraviglia è la bassa impronta di carbonio di questi moderni velocipedi.

Sono in tanti, infatti, ad accusare le fibre di carbonio, ovvero il materiale che ha sostituito l’acciaio nella produzione delle comuni biciclette, di essere poco “green” e di creare non pochi problemi legati al suo difficile smaltimento.

Non sarebbe infatti né biodegradabile né fotodegradabile e comporterebbe non poche difficoltà una volta arrivato alla fase di riciclo.

Oltretutto, secondo quanto riferito dalla rivista BikeRadar, sarebbero solamente due gli impianti a livello mondiale dedicati al riciclo delle fibre di carbonio, per’altro entrambi in fase di start up e con grandi difficoltà economiche dovute agli alti costi di gestione legati a questi particolari processi.

Tutti problemi che per le biciclette realizzate con i vecchi rottami dell’auto sarebbero inesistenti, una volta che esse siano giunte a fine vita.


Il pirata della strada in bici e il pedone che non lo sente

10 maggio 2013

Nella settimana consacrata in tutto il mondo alla protezione dei pedoni, a Milano, Italia, è successo che un ciclista è riuscito a trasformarsi in pirata della strada dopo aver investito una giovane donna che andava proprio a piedi.

Fa impressione pensare a un utente della strada considerato debole (perché “protetto” solo da una bici) ”cannibalizzi” un pedone, che è il più debole di tutti. Tanto più se scappa nonostante la presenza di testimoni, come un qualsiasi pirata la cui privacy è protetta da un abitacolo.

Ma l’episodio serve anche per imparare una cosa molto importante, che quando siamo pedoni spesso ignoriamo o dimentichiamo: non dobbiamo fidarci solo delle nostre orecchie. Dobbiamo anche guardare bene, in tutte le direzioni.

Infatti, il fatto di non avere un abitacolo o un casco c’illudono di poter sentire sempre e per tempo se arriva qualche veicolo nelle nostre vicinanze. Così – complici la pigrizia, la stanchezza del camminare o le distrazioni da smartphone – se percepiamo silenzio con le orecchie, non giriamo né la testa né gli occhi per capire se siamo veramente “soli”.

Del problema si è parlato molto in relazione alle auto elettriche. Che però sono ancora pochissime e comunque sono o saranno dotate di cicalini per attirare l’attenzione dei pedoni (il problema c’è semai per le ibride, nei pochissimi chilometri che percorrono usando il solo motore elettrico).

Dimentichiamo che molte di più solo le biciclette, soprattutto con la crisi. Con l’aggravante che spesso ce le ritroviamo pure sul marciapiede.

°°°

Credo sia necessario portare l’attenzione anche ad un altro aspetto, che riguarda sia i pedoni sia gli automobilisti, ovvero il fatto che in molti comuni i ciclisti sono autorizzati ad andare contromano, anche in strade che in logica non avrebbero caratteristiche per permettere tale pratica.

Ad esempio nel mio comune ci sono strette vie a senso unico con pista ciclabile in senso contrario che portano a situazioni potenzialmente pericolose quando si intersecano con altre vie, in quanto all’incrocio l’automobilista non si aspetta una bici in “contromano” e soprattutto il ciclista non si ferma mai, non dico per dare la precedenza*, ma almeno per assicurarsi che non arrivi qualcuno

(* che poi, in un caso simile, se la bici arriva da un contromano autorizzato e l’auto da destra, sarebbe logico pensare che l’auto abbia in ogni caso la precedenza, anche se nella realtà…)

in seconda battuta, ci sono altre vie dove il divieto di accesso è corredato da un cartello che “esclude le biciclette”. giusto, sbagliato, non entro nella questione… tuttavia credo che sarebbe a quel punto corretto (e sicuro) mettere un altro cartello all’inizio della via, dove è segnalato il senso unico, in modo da avvisare l’automobilista che contromano possono arrivare delle biciclette.

e come detto altre volte, la Signora K è ciclista 6 mesi all’anno, pioggia permettendo, ed è caduta in paese causa automobilista che non ha rispettato uno stop… per cui come sempre cerco di vedere le cose sotto tutti i punti di vista…

°°°

In questi giorni ho sentito spesso parlare di utenti deboli ed automobilisti aggressivi (ed entrambe le defizioni spesso sono veritiere) tuttavia non si parla mai, per tutte le parti in causa, di rispetto delle norme e del buonsenso. Ovvero di coesistenza e di civiltà.

Sento frequentemente dire che in fondo se un ciclista va addosso ad un pedone gli farà un pò male, e se va addosso ad un’auto gli righerà il paraurti.

Un punto di vista superficiale. Se un ciclista stende un pedone e questo batte ta testa, si va al Pronto Soccorso in Codice Rosso, come abbiamo visto. Oppure spacca un femore ad un anziano che vedrà la sua vita quotidiana compromessa.

Leggete quante vite ha rovinato uno scontro tra due biciclette, peraltro su una pista ciclabile.

Se il ciclista va contro un’auto i fattori da considerare sono due:

1 – basta uno specchietto rotto per causare un danno degno di nota e spesso i ciclisti poi se ne vanno, sgusciando nel traffico, dopo averti mandato aff, anche se sono loro ad averti urtato, facendo magari zig-zag tra le auto in colonna.

2 -  e se il ciclista, per colpa sua, finisce sotto le ruote? I testimoni, se ci sono, spesso non sono attendibili, in quanto in genere si vede sempre la conclusione dell’incidente e non l’intera sequenza (è stato dimostrato da un’inchiesta)  e, in ogni caso, anche se il ciclista muore per colpa sua le rogne, siano esse legali, economiche o psicologiche, ricadranno in pieno sul conducente, per cui è meglio essere costruttivi quandi si affronta il problema.

Oggi un ciclista che procedeva sul marciapiede, arrivato all’incrocio e nonostante il rosso, ha fatto per attraversare, se non fosse che in quel momento è arrivato un camion dell’Amsa che ha iniziato a svoltare. Frenata del ciclista, che ha perso l’equilibrio ed è riuscito ad afferrare il palo della luce.

E se fosse caduto tra le ruote del camion?

Cosa avrebbero scritto i giornali?

Ciclista attraversa con il rosso e viene investito oppure Camion dell’Amsa investe ciclista sulle strisce?


Rca auto, tempo di rinnovo e di preventivi, con sorpresa

9 maggio 2013

Lo scorso anno ho raccontato il percorso che mi ha portato dalla Genialloyd, con la quale ero assicurato da anni, alla Zurich Connect, con la quale ho assicurato nel giro di pochi mesi sia la Toyota sia la Smart.

Detto in due parole, visto che la Genialloyd di cui ero cliente fedele mi aveva chiesto 940 € per la polizza Rca (+ Furto & Incendio, Eventi naturali, Cristalli, Infortunio conducente, Assistenza stradale e Tutela legale) ecco che la Zurich Connect aveva fatto un preventivo di € 864 che si erano poi ridotti, con la convenzione di Altroconsumo, ad € 767,49  ma pagando con carta di credito avevo ottenuto uno sconto di € 31,02 arrivando quindi ad € 736,47.

Ovvero - 203,53 € rispetto alla Genialloyd.

La scorsa settimana mi ha scritto Genialloyd chiedendomi di rimetterli alla prova, ecc, ecc. ed allegando una proposta di polizza che successivamente ho calibrato al meglio portando il massimale da 6+6 milioni a 20+20 avvicinandolo quindi a quello di Zurich (massimale unico da 50 milioni), ed ottenendo un premio di € 642.

Genialloyd

Va da sè che ho verificato poi la proposta di Zurich, scoprendo che il prezzo saliva ad € 753,40, superiore quindi di 111 € rispetto alla Genialloyd, ma inferiore di 14 e rispetto all’anno precedente, in contrasto con quanto fatto da Genialloyd che aveva invece aumentato.

Zurich_Pagina_1

Soldi che mi avanzano non ne ho, soprattutto considerando le recenti sostituzioni degli pneumatici su Toyota e Smart, tuttavia la decisione ancora non l’ho presa; è vero che vorrei risparmiare, ma devo valutare al meglio la differenza di 10 milioni nel massimale, cifra che sembra ininfluente finchè le cose vanno bene, ma se per disgrazia succedesse qualcosa?

Meglio prevenire, quindi, ed al limite prendere in considerazione di tagliare qualche polizza accessoria.

E’ vero che quello che importa è il premio totale, tuttavia resto un pò basito nel vedere però certe differenze sui singoli premi:

Eventi naturali:  Genialloyd € 19,82Zurich: € 81,68

Cristalli:  Genialloyd € 16,03 - Zurich: € 28,11

Furto & Incendio: Genialloyd € 125,29Zurich: € 87,33

Assistenza stradale: Genialloyd € 8,00 - Zurich: € 26,82

Leggevo tempo fa un articolo di SicurAuto nel quale si evidenziava che solo il 12% degli italiani alle prese con l’assicurazione sceglie di aggiungere una protezione contro gli eventi naturali.

Io ad onor del vero l’ho sempre fatta, così come quella sui cristalli, tuttavia verificano gli importi citati qua sopra, unitamente al calcolo delle probabilità, ed alla franchigia da 500 €, va da sè che uno si faccia qualche ragionamento.

Ed ecco che se negli ultimi 15 anni ho usufruito 3 volte della polizza Cristalli, non ho mai avuto necessità di quella Eventi naturali.

Se interessa, clicca qui per leggere un commento in proposito di Maurizio Caprino.


In Germania gonfiaggio gomme a pagamento; meglio prendersi un compressore

8 maggio 2013
www.http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/

mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com

Mentre in Italia annuncia la messa in vendita della propria rete di distributori (margini troppo risicati per consumi in netto calo), in Germania la Shell fa pagare un euro a chi gonfia le gomme in alcune delle sue aree di servizio.

Un balzello sperimentale, ma che fa comunque discutere: si teme che disincentivi la cura della pressione delle gomme.

Una cosa di cui non c’è affatto bisogno, anzi: in Italia della pressione spesso non si prendono cura nemmeno i gommisti. Anche se va detto che spesso vige il sistema della mancia, per cui alla fine quell’euro lo si spende lo stesso.

In ogni caso, forse è più comodo spendere una quindicina di euro all’iper e comprare un piccolo compressore da tenere nel bagagliaio: basta sia per tenere la pressione giusta “rabboccando” in cinque minuti almeno una volta al mese quei pochi decimi che “si perdono per strada” sia per tirare avanti fino al primo gommista in caso di foratura non grave, evitando di dover montare il ruotino (quando c’è, visto che spesso è diventato optional e il vano ruota di scorta è usato dai costruttori per rimpolpare capacità del bagagliaio spesso carenti).

Senza contare che così si possono gonfiare le gomme quando si vuole e quando è meglio. Quindi, a freddo (nell’area di servizio di solito si arriva a gomme calde, il che sballa le pressioni).

Poi occorre un buon manometro preciso e lì conviene spendere un po’ di più: 30-50 euro, anche sul web presso siti specialistici. In ogni caso, si spende meno rispetto al centinaio di euro di un ruotino optional…


Inchiesta in sei città: le piste ciclabili sono sicure?

7 maggio 2013

C’è ancora molto da fare per rendere la vita più semplice a chi usa la bicicletta in città. Le piste ciclabili sono isole galleggianti in un mare di traffico motorizzato: nelle città che abbiamo preso in considerazione manca quasi ovunque un’integrazione efficace con la mobilità cittadina.

Questo l’esito dell’inchiesta che abbiamo svolto in sei città: Torino, Milano, Bologna, Ferrara, Roma e Napoli.

Le piste ciclabili analizzate sono costituite quasi tutte da percorsi con sede propria, separata dalla viabilità automobilistica, che dovrebbero rappresentare una garanzia di sicurezza.

Le piste sono state percorse a piedi o in bici. I percorsi sono stati fotografati e in alcuni tratti anche ripresi con telecamera e Gps, per rilevare le caratteristiche del tracciato. Tra gli aspetti valutati: la pavimentazione, la segnaletica, la geometria, gli incroci, gli ostacoli.

A Ferrara c’è una radicata cultura della mobilità ciclistica. Le piste sono state realizzate in coerenza con lo sviluppo dell’intero sistema viario cittadino. Gli unici problemi riguardano lo stato della pavimentazione. Stessa situazione a Bologna dove i percorsi ispezionati rivelano i segni del tempo. La manutenzione delle piste è modesta.

Vita dura per la bici a Milano. Le piste sono vecchie e a volte in stato di degrado e quando la ciclabile si immette nel flusso veicolare si crea un conflitto, che spesso non è protetto né segnalato.

Anche i ciclisti napoletani sono poco sicuri. La parte terminale delle piste è spesso priva di segnaletica e non protetta: ciò significa che il ciclista rischia di incrociare in modo pericoloso il flusso di automobili.

A Roma molti rischi sono legati al degrado della pavimentazione, discontinua, piena di buche, avvallamenti, radici di alberi sporgenti, sampietrini dissestati.

Infine, nonostante le nuove piste sono migliori rispetto a quelle vecchie, si può dire che anche a Torino manca un’integrazione tra il modo di spostamento ciclistico e quello motorizzato.

Articoli correlati: Ma i ciclisti vogliono le piste ciclabili?L’opinione della Fiab - Ciclista per un giornoMilano: la ciclabile in via Vittor Pisani 


La Settimana della sicurezza comincia male, con strisce pedonali ignorate e gente che attraversa col rosso.

6 maggio 2013

Cominciamo male. Da domani saremo nella Settimana della sicurezza stradale e, giustamente, uno dei temi portanti sarà la protezione dei pedoni: i principali Comuni hanno aderito al progetto dell’Anci per censire e ridurre gli incidenti che riguardano questa che è la categoria più debole tra gli utenti della strada.

Però, a giudicare da ciò che ho visto negli ultimi due giorni nel centro di Bari, siamo alle solite: nemmeno i vigili urbani pensano ai pedoni.

Quando ho dato notizia dell’iniziativa a favore dei pedoni per questa Settimana, mi sono spinto a ipotizzare qualche multa in più agli automobilisti che non si fermano davanti a uno a piedi che attraversa sulle strisce.

Potrà anche andare così, ma si rischia che sia solo lo spauracchio di una settimana.

Infatti tra ieri e l’altro ieri ho attraversato di proposito sulle strisce più volte in pieno centro sotto gli occhi dei vigili e mai li ho visti intervenire per far almeno rallentare guidatori che avevano deciso di non darmi la precedenza che mi spettava.

Poi non si può tacere che il problema sta anche nella cultura dei pedoni: giusto ieri sera, in uno degli incroci nevralgici della città, una famigliola di madre e padre che spingeva il passeggino col suo bimbo ha attraversato tranquillamente col rosso.

D’accordo, in quella direzione non passava nessuno, ma per strada le cose possono cambiare molto rapidamente e quando bisogna muoversi con un passeggino è molto più difficile schivare un pericolo improvviso.

Inoltre, tanto per cambiare, il tutto è accaduto sotto gli occhi di due vigili. Che non hanno fatto una piega.

Insomma, stavolta non si può dire che manchino gli agenti per fare controlli: negli ultimo anni, il centro murattiano di Bari è molto presidiato. Si può anche dire che i vigili abbiano ricevuto l’ordine di dare la priorità ad altre cose.

Però, anche se fosse così, basterebbe anche un semplice gesto del vigile per richiamare all’ordine sia i guidatori sia i pedoni.

So benissimo che siamo in tempi difficili, in cui chiunque si sente in diritto di infischiarsene quando un’autorità fa un gesto. Nei casi peggiori, la gente si ribella anche e a volte i vigili prendono botte.

Ma questo non deve giustificare i vigili quando rinunciano a priori a svolgere anche un minimo di funzione educativa. Altrimenti ogni speranza di convivenza civile si perderebbe per sempre. Non solo su strada.

°°°

Nei giorni scorsi ho visto alcune chicche in : in viale Monza, alle 7 del mattino, chi ti passa con il rosso?

Una badante che spinge un vecchietto in carrozzin, seguita all’incrocio successivo, sempre con semaforo decisamente rosso, da un altro vecchietto con le stampelle…

Il 25 aprile invece, a Riva del Garda c’era un lungo corteo di mezzi storici dell II guerra mondiale, mezzi dell’epoca, con frizioni e freni adeguati, che avanzano a balzi e strattoni; ecco che si ferma un mezzo blindato, con un lungo ed alto muso che impediva al conducente di vedere cosa succedesse davanti a lui e chi ti sfila a 10 centimetri dal paraurti, letteralmente invisibile alconducente?

Una mamma con passeggino.

Ed allora sei deficiente, mi veniva da urlarle…..

C’è da dire poi che la cultura dei pedoni è equivalente a quella dei cittadini ovvero come prima scelta ci si adegua sempre al comportamento peggiore, come se essere cittadini (e pedoni) rispettosi equivalga ad essere additati come dei minchioni…

Ogni volta che tocco l’argomento vigili urbani “non vedenti” mi espongo alla “levata di scudi” della categoria, tuttavia ho visto e documentato come vi sia totale indifferenza dei pedoni prima (e dei vigili poi) di qualsia norma e/o del buonsenso.

E prima che arrivi qualcuno a “spostare” il problema, preciso anche che il prendersela con i molti pedoni che si fanno i fatti loro non assolve automaticamente il pari numero di automobilisti che li ignorano consapevolmente.

Resta il fatto che non chiedo multe a tutto spiano, ma sarebbe utile se i vigili “riprendessero” chi non si comporta correttamente.

Ed infine un aneddoto, tratto da un vecchio post:

Stavo rientrando a casa e nelle vicinanze di Viale Jenner il traffico era caotico. Attraversando un incrocio, ad un certo punto mi sono fermato, per pochi secondi, in arresa che la fila si muovesse. Avevo il semaforo verde. I pedoni avevano il semaforo rosso.

Ma un pedone decide di approffittare delle auto ferme ed attraversa, passando fra l’una e l’altra. Gli altri pedoni, inclusa un’anziana con il carrello della spesa, fanno altrettanto.

Nel momento in cui tutti i pedoni sono fra le macchine, la fila si muove e dovremmo avanzare, per evitare di trovarci nel posto sbagliato, con il rosso che prima o poi scatterà, ed il traffico che arriva dall’altra parte. Ma non possiamo muoverci, perchè tutti i pedoni attraversano con il rosso.

Ed allora mi sono chiesto perchè ci si debba sempre allineare ai comportamenti sbagliati altrui. Il primo pedone passa con il rosso, nonostante il traffico?

Se lui è pirla, lo devi essere anche tu? Perchè siete scesi in massa dal marciapiede? Non era più intelligente e civile restare in attesa del verde?

Non sarebbe bello se lo avessero lasciato da solo, a districarsi nel traffico, lanciandogli magari uno sguardo di disapprovazione?

°°°

8 maggio 2013

Non neghiamoci niente, in un senso o nell’altro e soprattutto notare la reazione di chi, in queste vicende, ha torto.

Ieri, tardo pomeriggio in via M. Gioia con super ingorgo causato da un incidente ed ecco che le auto che devo proseguire dritto si fermano, sebbene sia verde, perchè tanto non potrebbero passare; nel contempo restano in attesa del verde quelli che devono svoltare a sinistra.

A quel punto tre pedoni, nonostante il rosso, decidono di attraversare ed ecco che scatta il verde per chi deve girare. La donna si ferma in mezzo alla strada, i due uomini proseguono e l’auto che arriva frena e suona il clacson. Hanno torto ed infatti mandano platealmente “affanc” l’automobilista.

Mezz’ora dopo, in Via Procaccini. Semaforo rosso. Sono fermo ed ecco che un volpone fa un’inversione di marcia esattamente sull’incrocio e per forza di cose si ferma di traverso sulle strisce pedonali; nel medesimo tempo una donna con passeggino sta attraversando alle sue spalle e deve sfilare, per forza di cose, dietro all’auto che, ad un certo punto comincia ad indietreggiare. L’uomo non frena e non guarda nello specchietto e la donna dà un paio di colpi sul lunotto.

Cosa riceve in cambio?

Un cenno di scuse? No, uno sguardo del tipo “che xxx vuoi”?

I pedoni da una parte, gli automobilisti, un’unico punto comune: inciviltà e maleducazione. Avanti così…


Giro d’Italia a Napoli: per le strade solo rattoppi. E per la statale c’è voluto il prefetto

5 maggio 2013

Belle le immagini del Giro d’Italia in parata per i luoghi più panoramici di Napoli, vero?

Ma bisognava anche dare un’occhiata all’asfalto, pieno di rattoppi. L’ennesimo segno della crisi: una volta si polemizzava solo perché un Comune spendeva per riasfaltare solo le strade su cui sarebbero passati i ciclisti, oggi su quelle strade a stento si tappano le buche.

Certo, cose analoghe accadevano anche quando i soldi c’erano: nella Taranto da bere di fine anni Ottanta (che stava per cadere in mano al telepredicatore Giancarlo Cito e alla criminalità organizzata) si asfaltò solo una corsia del vialone su cui era previsto il passaggio di Giovanni Paolo II.

Però in quel caso si trattava di evitare il più possibile i sobbalzi per i prelati del corteo papale a bordo di comode Mercedes Classe S, non di dare sicurezza a corridori in sella a rigidissime bici da corsa; per loro, all’epoca, si sarebbe riasfaltato tutto.

D’altra parte, la conferma della gravità della situazione viene proprio da Napoli, dove è stato riaperto pienamente solo venerdì 3 maggio il tratto più pericoloso della statale Vesuviana (SS 268).

L’Anas ha infatti rimesso a posto asfalto e segnaletica, ma c’è voluto l’intervento del prefetto, a sua volta pressato dalla Polizia stradale dopo anni in cui la Vesuviana è stata praticamente la maggior preoccupazione per i comandanti provinciali che si sono succeduti.


Ciclista al centro dell’autostrada in piena notte. Attenti, capita anche questo

30 aprile 2013

Questo episodio è fuori da ogni logica e, spero, abitudine, tuttavia è abituale trovare ciclisti, (talvolta neanche in fila indiana) nei vari tunnel sulle Statali, cosa permessa, certo, ma sempre senza luci e/o indumenti riflettenti.

Senza dimenticare i ciclisti (senza luci, ovvio) che transitano sul cavalcavia di Monte Ceneri, a Milano; cavalcavia con transito riservato alle auto e limite di velocità a 70 kmh.

Ops, ho scritto transito riservato alle automobili? Utopia, visto che ci passa di tutto, sotto l’occhio dei vigili…

di Maurizio Caprino

Come vi sentireste se in piena autostrada, alle quattro di notte, aveste appena il tempo di scorgere un’ombra al centro della carreggiata, sentiste un tonfo e scopriste che avete appena investito un ciclista?

Certo, è una cosa molto improbabile, ma non impossibile: è successo nella notte fra sabato e domenica, in mezzo alle mille curve dell’A7, quando scavalca l’Appennino e si tuffa su Genova.

Accorgersi per tempo del pericolo era impossibile: come vedete qui sotto, la bici era nera e senza luci. Né ci si può affidare alla tecnologia di bordo: solo le ultimissime Volvo (presentate proprio il mese scorso) hanno un’evoluzione dei sistemi anticollisione che “vede” anche i ciclisti e anche le pochissime auto di lusso (Bmw e Mercedes grosse) che ha visori notturni avrebbero avuto difficoltà, visto che eravamo in mezzo alle curve.

Nuova immagine

Ma, soprattutto, il ciclista non aveva nemmeno uno straccio di giubbino riflettente. Che è obbligatorio da ottobre 2010, ma questo è solo un dettaglio: avrebbe dovuto utilizzarlo una persona risultata ubriaca fradicia (2,60 di tasso alcolemico, quasi roba da coma etilico). Così non stupisce che abbia avuto l’incoscienza di imboccare l’autostrada.

Attenzione: questo ciclista non se ne stava buono sulla destra, ma pedalava a cavallo della mezzeria. Secondo la Polizia stradale, era perché probabilmente le righe tratteggiate erano l’unico elemento che il ciclista ubriaco era in grado di distinguere e seguire.

Se quel ciclista è finito per terra riportando solo un’escoriazione al viso, è stato un miracolo. Probabilmente dovuto alla bassa velocità tenuta dall’automobilista che lo ha colpito (evidentemente di striscio) e al fatto che a quell’ora non passava nessun altro.

Una lezione da ricordare per capire che cosa può accadere anche in un luogo tradizionalmente protetto come l’autostrada. E non è la prima volta che succedono cose del genere. Questo si aggiunge ad altri episodi che fanno riflettere. Nonostante la Cassazione sia incline a considerare l’autostrada come se fosse una pista.

Fino a quando l’”intruso” è un pedone, sembra difficile addebitare una responsabilità.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 122 follower