Se nei controlli su strada compaiono i cani anti-droga

23 maggio 2013

un articolo di Maurizio Caprino

C’è un po’ di più di quel che sembra, dietro l’operazione congiunta di controlli su alcol e droga svolta lo scorso weekend a Genova da Polizia stradale e Guardia di finanza. Certo, le sinergie. Certo, il coordinamento. Certo, la valorizzazione delle competenze di ciascuno dei due corpi. Ma c’è pure una questione più delicata: quella della fattibilità e dell’attendibilità degli accertamenti sulla guida sotto l’effetto di droghe.

Come sappiamo, le modalità di accertamento previste dal 2010 dall’articolo 187 del Codice della strada volevano snellire i controlli, ma li hanno messi a rischio serio di annullamento.

Di qui, probabilmente, l’idea: approfittare dei pattuglioni predisposti per gli alcol-test della Stradale per far intervenire anche i cani anti-droga della Finanza.

Accertata la presenza di sostanze proibite a bordo del veicolo, si può portare il conducente in ospedale per un test approfondito e, anche in base alle quantità trasportate, si può anche cercare di risalire a organizzazioni che trafficano e spacciano.

Un goccia, nel mare magnum della droga. Però almeno contribuisce a creare deterrenza per quella che è la sua manifestazione più pericolosa: la guida alterata.

 

 


Per chi guida, le distrazioni dovute alle allergie primaverili possono incidere sulla sicurezza stradale

21 maggio 2013

in sintesi un articolo che leggo su SicurAuto e che, essendo un allergico DOC, mi riguarda da molto vicino, soprattutto considerando che sono fra quelli che spara raffiche di almeno 8 starnuti ed in quei momenti è come guidare ad occhi chiusi.

Per quanto riguarda l’abbinamento allergia+guida, va da sè che è necessaria la massima prudenza; utilizzo un antistaminico di seconda generazione che non mi causa sonnolenza, ed a questo proposito suggerisco di evitare il Fai da Te; l’allergia è un problema serio, che se mal curato può portare a complicazioni poco piacevoli.

Ad ogni tagliando (o perlomeno una volta all’anno) cambio il filtro antipolline scegliendo fra i migliori ed in auto utilizzo quasi sempre la funzione ricircolo in quanto riesco a percepire l’erba tagliata da alcuni chilometri di distanza e quando l’odore arriva nell’abitacolo, per me è la fine ;-) quindi è necessario prevenire.

Se siete fra quelli che utilizzano i deodoranti per auto, sappiate che vi esponete ad ambienti saturi di sostanze chimiche inutili se non dannose magari non nell’immediato (asmatici ed allergici esclusi), ma sicuramente nel lungo periodo, considerando che questo mix chimico non purifica affatto l’aria, anzi la peggiora.

Sicuramente ci sono persone che vivono pensando solo a se stesse, ed infatti non mi rivolgo a loro, tuttavia provate a pensare che cosa significhi, per un allergico (e siamo in tanti), salire in un’automobile corredata da alberelli o diffusori di dodoranti.

Considerando poi che l’allergia può provocare fastidi agli occhi, è fondamentale per me utilizzare gli occhiali da sole (un suggerimento per chi se usi occhiali da vista); resta il fatto che nella maggior parte dei casi l’arrivo degli starnuti è prevedibile ed allora metto in pratica un trucchetto per ritardarli in modo tale da poter ridurre la velocità (in autostrada) e/o portarmi sulla prima corsia, dove peraltro viaggio quasi sempre ;-) , mentre in città valuto se sia il caso di accostare o meno.

Per restare in tema, vi ricordo l’esistenza di Meteopolline.it dove ci si può iscrivere e ricevere via mail / sms le previsioni allergologiche  della vostra zona.

°°°

È risaputo che, appena esplode il caldo primaverile-estivo, per gli automobilisti allergici inizia una stagione critica.

Le allergie riducono le prestazioni degli automobilisti e le loro capacità di reazione: in particolare, starnutire quando si viaggia a una velocità di 100 km/h provoca una guida “cieca” per circa 30 metri.

Secondo una stima effettuata dall’AvD Tedesco, nel periodo primaverile il rischio di incidenti aumenta anche fino al 30%: un pericolo tanto reale quanto spesso sottovalutato o addirittura sconosciuto. 

Comunque va detto, a proposito della distrazione, che spesso si guida senza guardare la strada anche perché l’attenzione viene distolta dalla radio oppure dal celllulare o dal navigatore satellitare.

Al di là dei farmaci (attenzione, cautela, potrebbero indurre sonnolenza), la soluzione per limitare i sintomi dell’allergia sono i filtri abitacolo per la salute e la sicurezza degli automobilisti.

Obiettivo del filtro abitacolo è di ripulire l’aria che dall’esterno dell’auto, attraverso i condotti dell’impianto di riscaldamento o climatizzazione, entra nell’abitacolo e viene respirata dagli automobilisti.

I filtri abitacolo, se di buona qualità, sono anche in grado di trattenere una quota considerevole delle sostanze presenti nell’aria e che sono causa dell’insorgenza di allergie respiratorie, in particolare i pollini.


Il progetto olandese dell’autostrada intelligente

21 maggio 2013

Alcuni giorni fa ho letto, sul numero di Wired in edicola, del progetto dello studio olandese Roosegaarde denominato Smart Highway e che prevede alcuni punti decisamente interessanti che, ovviamenete, sulle nostre autostrade non arriveranno mai.

1 – Quando sull’autostrada la temperatura raggiunge lo zero, sull’asfalto si formano immagini di grandi fiocchi per allertare gli automobilisti.

dutch-smart-highway-2

2 – Grazie ad un sistema di sensori disposti lungo la carreggiata, i lampioni si attivano solo al passaggio delle auto, permettendo di risparmiare energia che, peraltro, è verde essendo prodotta da impianti eolici lungo il percorso.

Page 12_ driving change_ credit Studio Roosegaarde & Heijmans

3 – La segnaletica non richiede alimentazione elettrica, in quanto è alimentata dall’energia solare accumulata di giorno.

Progetto-Lumiere-Home

Idee interessanti, soprattutto la seconda che peraltro mi ricorda il progetto Lumiere di Enea e che fanno il paio con le piste ciclabili riscaldate di cui si leggeva nei mesi scorsi:

Installando tubature a 50 metri sotto il manto stradale in corrispondenza delle piste ciclabili, il calore accumulato durante l’estate viene liberato durante l’inverno per evitare la formazione del ghiaccio: in questo modo, le probabilità di incidenti e spiacevoli cadute verrebbero ridotte.

La proposta  delle piste ciclabili riscaldate è stata presa in considerazione dall’Amministrazione di Utrecht che ha calcolato in 19-38 mila euro il costo per chilometro di pista ciclabile riscaldata.

A fronte di questi costi, ci sarebbe comunque un piccolo risparmio economico relativo alla diminuzione delle quantità di sale da spargere sull’asfalto, ma soprattutto ci sarebbe un minor costo sociale in virtù della tutela delle vite umane contro possibili incidenti.


Autovelox sull’elicottero in Spagna. Ma dal cielo pioveranno poche multe

20 maggio 2013

strade sicureIn Spagna debuttano i controlli di velocità dall’elicottero. Come al solito, comunicati stampa e mezzi d’informazione parlano di cose temibilissime, una sorta di “arma finale” contro gli indisciplinati.

Visto che queste cose le sentiamo dire già da decenni, sarà vero, avrebbe detto Cicerone con la sua ironia. Noi che siamo più terra-terra, cerchiamo di usare memoria e logica per dimostrare che non cambierà poi moltissimo.

Andiamoci a ripescare l’esempio più vicino come modalità di controllo della velocità, quello del Provida. Anche qui le infrazioni vengono rilevate da un mezzo in movimento (un’auto, spesso civetta) e questo dà l’idea di poter essere spiati in qualsiasi momento senza potersene accorgere. Nel caso dell’elicottero spagnolo, l’idea viene puntellata pubblicizzando il fatto che con un volo di due ore si possono controllare oltre 100 chilometri di strada.

Lo scoglio su cui si è infranto il Provida è il fatto che a un certo punto non se n’è più parlato. E non se n’è più parlato perché le multe comminate sono state sì dolorose (i trasgressori sono stati fermati subito, quindi identificati e privati della patente e dei punti), ma maledettamente poche rispetto a un controllo automatico (proprio perché la pattuglia “perde tempo” prima per selezionare nel traffico l’obiettivo più veloce e poi perché bisogna fermarlo e procedere a tutte le formalità).

Il rischio è che in Spagna succeda un po’ la stessa cosa, cioè che alla fine il numero di multe si riveli non trascendentale. Infatti, i trasgressori non saranno fermati subito e l’apparecchio può tenere sotto controllo tratti di un chilometro per volta, per cui ha una discreta capacità di rilevare infrazioni. Però sembra improbabile che l’elicottero venga utilizzato in continuazione: costa troppo.

Inoltre, rispetto alle auto-civetta si perde buona parte dell’effetto-sorpresa: per poter misurare la velocità, l’elicottero non può volare a più di 300 metri d’altezza. Quindi sarà visibilissimo, anche a distanza. Senza contare che non potrà infilarsi in tratti montagnosi, dove peraltro la forte presenza di curve rende anche difficile la misurazione.

Insomma, l’elicottero spagnolo anti-velocità si annuncia più come un deterrente. Sotto questo profilo probabilmente funziona molto meglio il Tutor, che tutti sanno di incontrare invariabilmente su molti tratti, mentre l’elicottero c’è solo di rado e quando c’è normalmente si vede.


Cinture posteriori, moto e chiacchiere di paese: storia di tre morti inutili

15 maggio 2013

strade sicureTre storie di provincia, assolutamente quotidiane ma significative. Perché vengono dal Nord-Ovest e dal Sud-Est, dimostrando come di fronte a certe cose l’Italia sia davvero un Paese unito: basta rifletterci un attimo su, senza farsi travolgere dalla marea montante delle notizie che computer, radio e tv sputano senza sosta (e talvolta senza senso).

Dunque, abbiamo tre storie di ragazzi morti in incidenti stradali, due in moto nel Biellese e una nell’ex-distretto d’oro della Murgia.

Come da copione, la stampa locale punta sugli aspetti emozionali dell’accaduto, sull’impatto della tragedia sulle comunità più o meno piccole su cui si sono abbattute. E si cade nel festival dei luoghi comuni, che a tutto servono tranne che a dare un senso alla morte di questi ragazzi.

Intendiamoci: insistere sugli aspetti emozionali va bene, nella misura in cui si fa capire alla gente che due morti su strada non sono solo due numeri in più nelle statistiche ma sofferenze atroci sia per chi ci ha rimesso la vita sia per chi resta a fare i conti con la perdita umana subita.

Però si dà sempre sfogo alle parole della “gente del paese”, che trasudano invariabilmente dolore, amarezza, incredulità e generici appelli alla sicurezza. E i ragazzi morti erano sempre conosciuti da tutti, benvoluti da tutti…

Che senso ha parlare di tutto questo?

 

Nessuno, se i fatti stanno come si vede negli incidenti di cui sto parlando.

 

Nel Biellese, la notizia delle due tragedie si legge in cronaca locale assieme ai resoconti delle polemiche perché in un Comune vicino il sindaco ha osato mettere le postazioni autovelox fisse su strada urbana e qualcuno lo accusa di voler fare cassa quando invece si sa che almeno 90 volte su 100 le postazioni sono destinate a restare vuote.

Non solo: nella stessa pagina c’è anche un articolo che dà meritoriamente conto del fatto che dopo anni di feroci polemiche sui controlli automatici ai semafori i ricorsi contro le multe si sono conclusi con esito variabile secondo chi fosse il giudice di pace che trattava il caso.

Mentre un comandante dei vigili ammette che non pochi passano col rosso perché ingannati dalla scarsa visibilità e comprensibilità di certi semafori. Mi sembra che queste cronache mostrino come le colpe siano di tutti.

 

Ad Altamura (Bari), invece, un’auto è finita contro un albero in pieno abitato e i passeggeri dei sedili posteriori sono uno morto e l’altro ferito gravemente. I commenti si sprecano e vanno dalle imprecazioni contro il Comune al fatto che i ragazzi non rispettavano il limite di 30 all’ora.

Ma qualcuno si è chiesto perchè hanno avuto la peggio proprio i passeggeri dei posti posteriori?

Nessuno, nonostante il resoconto dell’incidente ne desse conto (certo, in puro stile conistico, senza sollecitare la riflessione, ma tant’è).

La risposta alla domanda è semplice: stare seduti dietro è pericoloso almeno quanto lo stare davanti, anche se tutti si sentono al sicuro. Tanto al sicuro da non allacciare le cinture.

E così ecco che la tragedia che neanche un mese fa ha portato la morte a Genova per lo stesso motivo non è servita. Così come non servirà questa di Altamura.

Chi sarà il prossimo che morirà inutilmente, in mezzo ai commenti inutili dei compaesani?

P.S.: grazie a Mauro Casotto e Francesco Matera per le segnalazioni

P.P.S: non crediate che il problema delle cinture ci sia solo in provincia, leggete cosa racconta proprio oggi Paoblog:

Nella passeggiata post-pranzo, in una via con traffico tutto sommato ridotto, nel giro di 10 minuti ho visto 17 automobilisti (che fossero conducenti o passeggeri) senza cintura.

Quelli dietro, al solito, tutti senza cintura, davanti invece era un curioso mix. Il guidatore l’aveva ed il passeggero no o viceversa.

Secondo me ho visto 17 fessi. In ogni caso, considerando che se quel giorno di gennaio 2007, in città, non avessi avuto la cintura quando ho incrociato quel deficiente che ha saltato lo Stop, oggi non sarei qui, fate voi i conti.

So che alcuni amici non indossano la cintura, “perchè tanto in città non serve” oppure con la seconda scusa, persino più assurda “tanto devo fare poca strada”, come se gli incidenti accadessero solo oltre una certa distanza percorsa.

Vi lascio però un video che dimostra chiaramente i rischi di tale condotta; poi fate quello che vi pare.


Quei pedoni che attraversano i binari con le sbarre abbassate

13 maggio 2013

Nella Settimana mondiale della sicurezza stradale, è caduta anche la Giornata per la sicurezza ai passaggi a livello, l’8 maggio ( Scarica ILCAD 2013).

Come di consueto, le Ferrovie dello Stato hanno distribuito ai media le buone regole su come bisogna comportarsi a un passaggio a livello ( Scarica ILCAD 3 Nota norme di comportamento).

Ma altrettanto consueto è lo spettacolo dei soggetti cui è consacrata la Settimana di quest’anno, cioè i pedoni, che se ne infischiano: mi è bastato girare per la costa adriatica barese, i cui abitati sono spaccati in due dalla ferrovia, per vedere che la gente attraversa anche quando le sbarre dei passaggi a livello sono abbassate.

Non basta: ad alcuni che almeno guardano in continuazione a destra e a sinistra per accertarsi che davvero non stia arrivando il treno atteso al passaggio a livello, si contrappongono altri che lanciano un’occhiata distratta e per il resto si fidano del loro udito. O addirittura parlano al telefonino o ascoltano musica con le cuffiette.

La situazione peggiore si vede nel capoluogo, dove appena a sud della stazione Centrale c’è un passaggio a livello con quattro binari: attraversarli tutti richiede troppi secondi per essere davvero sicuri di tenere sotto controllo gli otto treni che potenzialmente stanno per sopraggiungere.

Tanta incuranza e sicurezza delle proprie azioni anche quando si sta facendo una cosa palesemente pericolosa credo nasca solo dall’abitudine: questa dev’essere gente che col passaggio a livello convive e lo attraversa tutti i giorni anche quando è chiuso. Inutile dire che nessuno li ha mai multati.

Eppure in zona c’è almeno un incidente mortale all’anno ricorda a tutti che coi passaggi a livello non si scherza.

Quando succede l’incidente, siamo tutti bravi a invocare l’eliminazione dei passaggi a livello. Non è che le Ferrovie non si muovano: hanno da sempre un programma per toglierne qualcuno e anche quest’anno c’è un piano che riguarda tutte le regioni ( Scarica ILCAD 2 Nota Piani regionali 2013).

Però, oggettivamente, i passaggi a livello non si potranno mai eliminare tutti. E allora non resta che usare la prudenza minima che sconsiglia SEMPRE di non passare quando le sbarre sono abbassate.


Dossi rallentatori ai passaggi a livello per evitare gli incidenti. E causarne altri

10 maggio 2013

In Italia, i guidatori che non si fermano ai passaggi a livello e restano incastrati aumentano (Scarica Passaggi a livellodati incidenti e foto dossi).

E cosa propongono le Ferrovie dello Stato, tramite la controllata Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) che gestisce le linee?

Dossi rallentatori vicino alle rotaie, in modo da evitare che chi vede che le sbarre stanno per chiudersi possa accelerare per passare lo stesso ( Scarica PASSAGGI A LIVELLO proposta dossi).

Una proposta che ha dell’incredibile: viene subito dopo che anche il ministero della Salute ritiene dannosi i dossi rallentatori, perché ostacolano i mezzi di soccorso e provocano sobbalzi che fanno male a chi viene trasportato in ambulanza.

Del parere ministeriale dà notizia Quattroruote  di questo mese, del fatto che i dossi fanno male si sa da sempre.

Senza dimenticare i rischi il parere di un altro ministero, quello delle Infrastrutture, che da sempre ritiene dossi rallentatori e rialzi dell’asfalto fonti di ulteriori pericoli.

Infatti, si tratta pur sempre di sconnessioni dell’asfalto che rendono difficile la frenata e quindi possono causare ulteriori incidenti.

Bizzarramente, Rfi ha rapporti stretti proprio col ministero delle Infrastrutture.

Possibile che non si siano parlati prima?


Il pirata della strada in bici e il pedone che non lo sente

10 maggio 2013

Nella settimana consacrata in tutto il mondo alla protezione dei pedoni, a Milano, Italia, è successo che un ciclista è riuscito a trasformarsi in pirata della strada dopo aver investito una giovane donna che andava proprio a piedi.

Fa impressione pensare a un utente della strada considerato debole (perché “protetto” solo da una bici) ”cannibalizzi” un pedone, che è il più debole di tutti. Tanto più se scappa nonostante la presenza di testimoni, come un qualsiasi pirata la cui privacy è protetta da un abitacolo.

Ma l’episodio serve anche per imparare una cosa molto importante, che quando siamo pedoni spesso ignoriamo o dimentichiamo: non dobbiamo fidarci solo delle nostre orecchie. Dobbiamo anche guardare bene, in tutte le direzioni.

Infatti, il fatto di non avere un abitacolo o un casco c’illudono di poter sentire sempre e per tempo se arriva qualche veicolo nelle nostre vicinanze. Così – complici la pigrizia, la stanchezza del camminare o le distrazioni da smartphone – se percepiamo silenzio con le orecchie, non giriamo né la testa né gli occhi per capire se siamo veramente “soli”.

Del problema si è parlato molto in relazione alle auto elettriche. Che però sono ancora pochissime e comunque sono o saranno dotate di cicalini per attirare l’attenzione dei pedoni (il problema c’è semai per le ibride, nei pochissimi chilometri che percorrono usando il solo motore elettrico).

Dimentichiamo che molte di più solo le biciclette, soprattutto con la crisi. Con l’aggravante che spesso ce le ritroviamo pure sul marciapiede.

°°°

Credo sia necessario portare l’attenzione anche ad un altro aspetto, che riguarda sia i pedoni sia gli automobilisti, ovvero il fatto che in molti comuni i ciclisti sono autorizzati ad andare contromano, anche in strade che in logica non avrebbero caratteristiche per permettere tale pratica.

Ad esempio nel mio comune ci sono strette vie a senso unico con pista ciclabile in senso contrario che portano a situazioni potenzialmente pericolose quando si intersecano con altre vie, in quanto all’incrocio l’automobilista non si aspetta una bici in “contromano” e soprattutto il ciclista non si ferma mai, non dico per dare la precedenza*, ma almeno per assicurarsi che non arrivi qualcuno

(* che poi, in un caso simile, se la bici arriva da un contromano autorizzato e l’auto da destra, sarebbe logico pensare che l’auto abbia in ogni caso la precedenza, anche se nella realtà…)

in seconda battuta, ci sono altre vie dove il divieto di accesso è corredato da un cartello che “esclude le biciclette”. giusto, sbagliato, non entro nella questione… tuttavia credo che sarebbe a quel punto corretto (e sicuro) mettere un altro cartello all’inizio della via, dove è segnalato il senso unico, in modo da avvisare l’automobilista che contromano possono arrivare delle biciclette.

e come detto altre volte, la Signora K è ciclista 6 mesi all’anno, pioggia permettendo, ed è caduta in paese causa automobilista che non ha rispettato uno stop… per cui come sempre cerco di vedere le cose sotto tutti i punti di vista…

°°°

In questi giorni ho sentito spesso parlare di utenti deboli ed automobilisti aggressivi (ed entrambe le defizioni spesso sono veritiere) tuttavia non si parla mai, per tutte le parti in causa, di rispetto delle norme e del buonsenso. Ovvero di coesistenza e di civiltà.

Sento frequentemente dire che in fondo se un ciclista va addosso ad un pedone gli farà un pò male, e se va addosso ad un’auto gli righerà il paraurti.

Un punto di vista superficiale. Se un ciclista stende un pedone e questo batte ta testa, si va al Pronto Soccorso in Codice Rosso, come abbiamo visto. Oppure spacca un femore ad un anziano che vedrà la sua vita quotidiana compromessa.

Leggete quante vite ha rovinato uno scontro tra due biciclette, peraltro su una pista ciclabile.

Se il ciclista va contro un’auto i fattori da considerare sono due:

1 – basta uno specchietto rotto per causare un danno degno di nota e spesso i ciclisti poi se ne vanno, sgusciando nel traffico, dopo averti mandato aff, anche se sono loro ad averti urtato, facendo magari zig-zag tra le auto in colonna.

2 -  e se il ciclista, per colpa sua, finisce sotto le ruote? I testimoni, se ci sono, spesso non sono attendibili, in quanto in genere si vede sempre la conclusione dell’incidente e non l’intera sequenza (è stato dimostrato da un’inchiesta)  e, in ogni caso, anche se il ciclista muore per colpa sua le rogne, siano esse legali, economiche o psicologiche, ricadranno in pieno sul conducente, per cui è meglio essere costruttivi quandi si affronta il problema.

Oggi un ciclista che procedeva sul marciapiede, arrivato all’incrocio e nonostante il rosso, ha fatto per attraversare, se non fosse che in quel momento è arrivato un camion dell’Amsa che ha iniziato a svoltare. Frenata del ciclista, che ha perso l’equilibrio ed è riuscito ad afferrare il palo della luce.

E se fosse caduto tra le ruote del camion?

Cosa avrebbero scritto i giornali?

Ciclista attraversa con il rosso e viene investito oppure Camion dell’Amsa investe ciclista sulle strisce?


In Germania gonfiaggio gomme a pagamento; meglio prendersi un compressore

8 maggio 2013
www.http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/

mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com

Mentre in Italia annuncia la messa in vendita della propria rete di distributori (margini troppo risicati per consumi in netto calo), in Germania la Shell fa pagare un euro a chi gonfia le gomme in alcune delle sue aree di servizio.

Un balzello sperimentale, ma che fa comunque discutere: si teme che disincentivi la cura della pressione delle gomme.

Una cosa di cui non c’è affatto bisogno, anzi: in Italia della pressione spesso non si prendono cura nemmeno i gommisti. Anche se va detto che spesso vige il sistema della mancia, per cui alla fine quell’euro lo si spende lo stesso.

In ogni caso, forse è più comodo spendere una quindicina di euro all’iper e comprare un piccolo compressore da tenere nel bagagliaio: basta sia per tenere la pressione giusta “rabboccando” in cinque minuti almeno una volta al mese quei pochi decimi che “si perdono per strada” sia per tirare avanti fino al primo gommista in caso di foratura non grave, evitando di dover montare il ruotino (quando c’è, visto che spesso è diventato optional e il vano ruota di scorta è usato dai costruttori per rimpolpare capacità del bagagliaio spesso carenti).

Senza contare che così si possono gonfiare le gomme quando si vuole e quando è meglio. Quindi, a freddo (nell’area di servizio di solito si arriva a gomme calde, il che sballa le pressioni).

Poi occorre un buon manometro preciso e lì conviene spendere un po’ di più: 30-50 euro, anche sul web presso siti specialistici. In ogni caso, si spende meno rispetto al centinaio di euro di un ruotino optional…


Inchiesta in sei città: le piste ciclabili sono sicure?

7 maggio 2013

C’è ancora molto da fare per rendere la vita più semplice a chi usa la bicicletta in città. Le piste ciclabili sono isole galleggianti in un mare di traffico motorizzato: nelle città che abbiamo preso in considerazione manca quasi ovunque un’integrazione efficace con la mobilità cittadina.

Questo l’esito dell’inchiesta che abbiamo svolto in sei città: Torino, Milano, Bologna, Ferrara, Roma e Napoli.

Le piste ciclabili analizzate sono costituite quasi tutte da percorsi con sede propria, separata dalla viabilità automobilistica, che dovrebbero rappresentare una garanzia di sicurezza.

Le piste sono state percorse a piedi o in bici. I percorsi sono stati fotografati e in alcuni tratti anche ripresi con telecamera e Gps, per rilevare le caratteristiche del tracciato. Tra gli aspetti valutati: la pavimentazione, la segnaletica, la geometria, gli incroci, gli ostacoli.

A Ferrara c’è una radicata cultura della mobilità ciclistica. Le piste sono state realizzate in coerenza con lo sviluppo dell’intero sistema viario cittadino. Gli unici problemi riguardano lo stato della pavimentazione. Stessa situazione a Bologna dove i percorsi ispezionati rivelano i segni del tempo. La manutenzione delle piste è modesta.

Vita dura per la bici a Milano. Le piste sono vecchie e a volte in stato di degrado e quando la ciclabile si immette nel flusso veicolare si crea un conflitto, che spesso non è protetto né segnalato.

Anche i ciclisti napoletani sono poco sicuri. La parte terminale delle piste è spesso priva di segnaletica e non protetta: ciò significa che il ciclista rischia di incrociare in modo pericoloso il flusso di automobili.

A Roma molti rischi sono legati al degrado della pavimentazione, discontinua, piena di buche, avvallamenti, radici di alberi sporgenti, sampietrini dissestati.

Infine, nonostante le nuove piste sono migliori rispetto a quelle vecchie, si può dire che anche a Torino manca un’integrazione tra il modo di spostamento ciclistico e quello motorizzato.

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