Lambrusco: alla prova 13 vini frizzanti

24 aprile 2013

vinoleggo su Altrconsumo

Abbiamo sottoposto a diverse analisi di laboratorio e alla prova di assaggio da parte di esperti, 13 vini Lambrusco frizzanti. Qui i risultati completi del test: ti basta selezionare la tipologia “lambrusco” nella categoria “denominazione”.

I 13 vini rientrano in tre denominazioni di origine controllata: sei appartengono alla tipologia Lambrusco di Sorbara; cinque alla denominazione Lambrusco Grasparossa di Castelvetro; due alla tipologia Lambrusco Salamino di Santa Croce. La qualità è buona: anche se hanno un contenuto di solfiti non indifferente (che ha impedito ai vini di raggiungere un giudizio eccellente), il loro livello rimane ben al di sotto del limite massimo previsto.

Inoltre, le analisi di laboratorio confermano che tutte le sostanze presenti nei vini rispettano i limiti stabiliti dalla legge. I costi, poi, sono davvero contenuti: tutti i vini si trovano a meno di cinque euro. Sono l’ideale per accompagnare cibi come bolliti misti, tortellini in brodo, pasta al ragù, ma anche salumi, parmigiano reggiano o grana padano. È consigliabile consumarli al massimo entro un anno dall’acquisto.

In laboratorio abbiamo analizzato il contenuto di ogni bottiglia di Lambrusco.

Grado alcolico. Per i vini frizzanti non deve discostarsi di più di 0,8% vol. dal grado dichiarato in etichetta. Tutti i campioni rispettano questa tolleranza prevista dalla legge.

Zuccheri. Abbiamo determinato il contenuto di zuccheri in ogni bottiglia: tutti corrispondono con quanto dichiarato in etichetta.

Acidità totale. Tutti i vini rispettano i valori minimi previsti: il giudizio è quindi ottimo per tutti i campioni.

Acidità volatile. Il risultato più alto che abbiamo riscontrato con le analisi è, in generale, piuttosto basso: pari a 0,40 g/l.

Solfiti. I vini analizzati mostrano tutti valori ben al di sotto del limite legale, che per i Lambruschi può salire da 150 a 200 mg/l. I nostri giudizi però sono stati più restrittivi: consideriamo questi limiti troppo elevati. È possibile infatti produrre degli ottimi vini con quantitativi molto più bassi dei valori legali.

La prova è stata eseguita da 11 giudici che hanno assaggiato tutti i vini serviti in maniera anonima.

I più apprezzati sono stati i Lambruschi di Grasparossa di Castelvetro, seguiti dai Sorbara e dai Salamino di Santa Croce.


Ubriaco con la figlia di tre anni a bordo. E la confisca dell’auto non fa abbastanza paura…

23 aprile 2013

di Maurizio Caprino

Non c’è nulla di peggio che autoconvincersi di qualcosa che non sta né in cielo che in terra: si perde il contatto con la realtà e non ci si rende conto di fare errori pazzeschi.

Viene da pensare solo questo, davanti alla notizia del papà genovese beccato nel weekend mentre, quasi ubriaco, riportava a casa la sua bimba di tre anni: l’etilometro (sperando che in questo caso sia stato affidabile) segnava oltre il doppio del tasso alcolemico consentito.

Per il resto, i controlli del weekend a Genova hanno confermato una triste realtà: molti tra quelli che risultano positivi all’alcol (ben sei su 13, in questo caso) rientrano nella fascia di ebbrezza più grave, quella cui corrisponde un tasso superiore a 1,5 grammi/litro. E non mancano le donne, anzi.

Nel caso delle infrazioni più gravi, dobbiamo dire che la confisca del veicolo e la revoca della patente, introdotte nel 2009, sembrano non fare più paura. Almeno a chi guida in città, come presumibilmente accadeva alla maggior parte controllate dalla Stradale a Genova questo weekend.

Quanto alle donne, anche qui poco di nuovo.

Quella splendida cosa che si chiama emancipazione sembra averle parificate agli uomini anche nel rapporto con l’alcol. Ma pochi ricordano che il fisico delle donne è fatto in modo tale da reggere l’alcol sensibilmente meno…

Ecco qui si seguito il comunicato stampa della Polizia stradale di Genova….

continua la lettura QUI

tabella-alcolica-donne


Vini naturali, biologici, liberi, sostenibili; ci sono troppe etichette che inneggiano all’ambiente

19 aprile 2013

in sintesi un articolo di Lorena Valdicelli che leggo su Il Fatto Alimentare

Abbiamo aspettato 20 anni il Regolamento Europeo sul vino biologico, e adesso il nuovo arrivato si trova la strada occupata da molti concorrenti.

Proprio qualche giorno fa FederBio ha ribadito sulle pagine de Il Fatto Alimentare la differenza tra il vino “biologico” e il vino “Libero” di Oscar Farinetti: quest’ultimo da un lato implica una riduzione dell’uso della chimica sia in vigneto che in cantina, ma dall’altro si autodisciplina, non sottostà alle regole dell’Europa, è appunto “libero” da certificazioni (e dei relativi costi aggiuntivi).

Il vino “Libero” non è il solo a competere con il biologico: ci sono anche il vino “sostenibile” (Sustainable Wine) del progetto V.I.V.A., lanciato dal Ministero dell’agricoltura, il vino del Consorzio “ViniVeri” e tanti altri ancora. Tutti in corsa per occupare mercati sempre più importanti: le stime danno il settore generale del biologico in espansione continua, con una cresciata annuale del 10-15%. Si tratta di un mercato che fa gola e in cui si allena il marketing delle aziende vitivinicole.

Indipendentemente da ciò che stabiliscono i diversi disciplinari, tutti questi nuovi vini pubblicizzano maggiore naturalità, un più stretto legame al territorio e maggiore sostenibilità ambientale. Ma le sfumature sono importanti e fanno la differenza.

C’è un fermento “ambientale” notevole nel settore vino. E che sia per convinzione e crescita di valori o per puro marketing o, ancora, per abbattere i costi, ha meno rilevanza: non ci formalizziamo e diamo il benvenuto a questo trend che comunque contribuisce ad allargare la consapevolezza e l’attenzione al problema delle sostenibilità.

Certo, un rischio c’è ed è reale: così tante sigle, tanti marchi, tante iniziative non coordinate e scarsamente allineate rischiano di creare un bombardamento di etichette, loghi e brand tale da confondere il consumatore, disorientarlo e alla fine allontanarlo.

Quindi, bene l’iniziativa volontaria dei privati, bene anche la scelta del Ministero di non imporre ulteriori regole ai produttori, come orgogliosamente rivendica il Ministro Clini, ma ogni tanto “fare squadra” a livello nazionale, lavorare e sostenere tutti insieme lo stesso progetto e lo stesso messaggio non sarebbe davvero male, per tutti.


Arriva il vino bio e parte V.I.V.A un progetto a favore della viticoltura sostenibile

18 aprile 2013

in sintesi un articolo di Lorena Valdicelli che leggo su Il Fatto Alimentare

Vinitaly si è appena concluso: gli ultimi dati attestano consumi interni in calo e danno qualche speranza per mercati in crescita. La novità maggiore di quest’edizione riguarda i vini biologici presentati ufficialmente per la prima volta.

A partire dalla vendemmia del 2012 è entrato in vigore il nuovo Regolamento 203/2012 sulla vinificazione biologica. Atteso da più di 20 anni, la norma ha preso il via solo  quando si è riusciti a trovare un accordo su alcuni punti citici. Sino ad allora, sullo scaffale era reperibile solo il vino “da uve da agricoltura biologica” .

Il punto più spinoso, attorno a cui si è discusso per decenni, ha riguardato l’anidride solforosa,. Si tratta di una sostanza chimica indispensabile per la vinificazione soprattutto dei bianchi e ammessa anche nel vino biologico, seppure in concentrazioni più basse rispetto al prodotto convenzionale (100-150 mg/litro a seconda che il vino sia rosso o bianco contro i 150-200 mg/l dei prodotti non bio).

L’anidride solforosa è una sostanza allergenica che va dichiarata in etichetta: per questo motivo non era facile accettarne la presenza in un prodotto bio (visto ceh molti consumatori percepiscono i prodotti ottenuti dall’agricoltura pulita oltre che  più rispettosi dell’ambiente,  anche  più salubri).

Il vino bio, nonostante tutto, ora c’è: può essere etichettato come tale e ottenere il marchio europeo che contraddistingue i prodotti biologici. E, con buona pace di chi ha largamente discusso sulla presenza e sulla concentrazione di anidride solforosa, è anche un prodotto in crescita.

La Confederazione Italiana Agricoltori comunica che nonostante il consumo nazionale di vino sia costantemente in calo da anni, nel 2012 la spesa per il vino biologico è aumentata del 7,3%. Questo dato riflette anche l’incremento produttivo visto che nel nostro paese sono circa 50mila gli ettari di vigneti destinati alla vinificazione biologica. La Sicilia è la regione più attiva nella conversione dei terreni convenzionali, seguita da Puglia e Toscana.

L’attenzione dei consumatori verso le bottiglie biolo è interpretata come uno specchio dei nuovi stili di vita più salutistici e orientati alla sostenibilità ambientale. L’andamento positivo del  mercato è ancor più netto se si considerano i dati in costante crescita relativi a Germania, Regno Unito, Francia, Danimarca, Usa, Cina e Giappone.

Ed è proprio in riferimento al crescente interesse nei confronti della sostenibilità ambientale che trovano spazio anche altre iniziative come V.I.V.A., sostenuto dal Ministero dell’Ambiente e presentato a Vinitaly  dal ministro Corrado Clini.

Si tratta di un progetto pilota su scala nazionale per la misura della performance di sostenibilità della filiera vite-vino, a partire dal calcolo delle impronte dell’acqua e del carbonio. Partecipano alcune . «V.I.V.A. è un progetto forte perché  grandi aziende vitivinicole italiane, università ed enti di ricerca hanno chiesto al Ministero di farne parte», ha dichiarato il ministro.

A distanza di due anni dall’inizio i primi risultati sono stati presentati a Vinitaly pochi giorni fa, relazionando sull’obiettivo  di accompagnare le aziende verso una certificazione di impatto ambientale secondo i canoni della Life cycle analysis, vale a dire analizzando tutta la filiera, dalla produzione delle materie prime (uva, sughero del tappo, vetro della bottiglia, carta dell’etichetta) fino a vinificazione, imbottigliamento, trasporto e distribuzione al dettaglio.

L’analisi tiene conto dell’uso delle risorse ambientali (acqua, territorio, energia) e dell’impatto negativo di ciò che la filiera produce (rifiuti, CO2, residui di pesticidi o concimi, sostanze potenzialmente tossiche). I risultati sono espressi secondo quattro criteri, riportati in etichetta 8 vedi foto  sotto ): territorio, acqua vigneto, aria.

viva.vino.sostenibilePer realizzare il progetto, il Ministero ha insediato una speciale unità tecnica che, affiancata  da autorevoli centri di ricerca e università, valuta i prodotti e aiuta a ridurre l’impatto per ottenere una certificazione di vino sostenibile.

Sono già diverse le aziende che hanno chiesto e ottenuto di far parte di questo progetto pilota: Gancia, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Castello Montevibiano Vecchio, Planeta, Tasca d’Almerita e Venica&Venica.

L’obiettivo è quadruplice: rispondere alle mutate richieste dei consumatori, aprire la strada a nuovi mercati, garantire maggiore sostenibilità ambientale e ottimizzare i processi produttivi.

Gli ultimi due goal sono legati: maggiore sostenibilità ambientale vuol dire maggiore sostenibilità economica. E in questi tempi di crisi non doddiamo dimenticarcene.


Il Garante richiama Red Bull: troppo forte la spinta sui giovani

5 aprile 2013

leggo su Altroconsumo

Red Bull è stata oggetto di un procedimento di valutazione dei messaggi rivolti al pubblico giovane da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. La società del toro rosso, per non incappare in possibili sanzioni, si è impegnata a rivedere il suo marketing, in modo da tutelare maggiormente i giovani consumatori.

Stop dunque all’utilizzo di cartoon, a promuovere la bevanda energetica davanti alle scuole, a fare campagne pubblicitarie con target mirato sui giovanissimi e impegno a non promuovere la miscela con alcolici.

Infine, Red Bull si impegna ad assicurare che gli eventi organizzati non incoraggino comportamenti pericolosi, evitando termini e metafore come “schianto”, “kamikaze” e così via.

L’azienda, insomma, userà più cautela nei suoi messaggi, e questo è positivo.

Non è stata però prevista un’esplicita avvertenza in etichetta che informi dei rischi del mix energy-alcol, importante per dissuadere i consumatori da una moda che sta prendendo sempre più piede, come invece fanno già alcune altre aziende produttrici di queste bevande.

Insomma, è meglio che i ragazzini restino con i piedi per terra piuttosto che “mettano le ali”, se con queste possono farsi male.


Assurdità: vendere il vino direttamente ai turisti europei comporta il raddoppio dei costi di spedizione

2 aprile 2013

un’ampia sintesi di un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Si avvicina  il Vinitaly di Verona.  Migliaia di visitatori stranieri vengono  in Italia per conoscere le realtà produttive,  ma non potranno ordinare neppure un paio di cartoni ai viticoltori conosciuti in loco, perché quando il trasporto supera i confini nazionali raddoppiano i costi di spedizione.

Conoscere di persona chi produce il cibo che andrà sulle nostre tavole permette di apprezzare meglio il suo valore, comprendere una volta per tutte le stagioni e le campagne che è interesse di quasi tutti  preservare dal cemento.

Per superare alcuni ostacoli c’è la vendita diretta a distanza. Basta una telefonata, un fax o una e-mail al produttore, e il consumatore può scegliere quale vino comprare, da quale produttore e in quale regione.

Anche in questo modo si può stabilire una relazione di fiducia, tra la vigna e il bicchiere. Con l’ulteriore tutela offerta dalle regole varate dalla  Commissione europea per le vendite a distanza.

Ma c’è un problema.

«Il problema – spiega il presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti– riguarda il cittadino europeo che viaggiando in Italia assaggia alcuni vini e, rientrato nel proprio Paese, vuole ordinarli per uso personale direttamente al produttore.

L’acquisto risulta complicato perché il vignaiolo deve appoggiarsi ad un rappresentante fiscale, con un aggravio di costi di trasporto considerevole».

Per spedire 36 bottiglie di vino dal Veneto in Belgio, bisogna aggiungere ai 50 € circa per il trasporto altri 5 0 € per la burocrazia fiscale.

La vendita del vino nell’UE è regolamentata dalla direttiva accise. La norma  è complessa, se un cittadino europeo compra il vino direttamente in un altro  Stato per uso personale  e lo trasporta con i suoi mezzi a casa propria deve pagare  un’accisa nello Stato in cui il vino è acquistato. Se però il vino viene spedito o trasportato  (direttamente o indirettamente) dal venditore vignaiolo, l’accisa va pagata nello stato membro di destinazione, e ciò comporta il passaggio per il rappresentante fiscale, ovvero il raddoppio delle spese».

La soluzione è dietro l’angolo, basta deciderla. La settimana dopo Pasqua, all’ordine del giorno della riunione di un apposito gruppo di lavoro Stati membri-Commissione, si discuterà della vendita diretta a distanza.

Due sono le scelte che potrebbero essere adottate:

- fare in modo che le  vendite dirette di vino destinate ai privati cittadini all’interno dell’UE, paghino le accise nel Paese di origine,

- creare un sistema di compensazione che permetta al produttore di vino di pagare le accise dello Stato membro di destinazione, senza dover passare attraverso un rappresentante fiscale.


Bibite zuccherate: 10 buone ragioni per smettere di consumarle

19 marzo 2013

Sulla scia degli Stati Uniti, anche in Italia aumentano i consumi di bibite zuccherate. Una moda purtroppo non passeggera che è favorita dal dilagare delle pubblicità. Numerose le perplessità più volte segnalate anche da Il Fatto Alimentare, tra cui la crescente diffusione di queste bibite fra i più giovani, e l’impiego durante i pasti, in sostituzione dell’acqua.

Le polemiche non si fermano al legame tra consumo frequente e sviluppo dell’obesità, ma di giorno in giorno crescono i dubbi sui singoli ingredienti (vedi coloranti o edulcoranti) e sulle patologie che sembrano “favorite” da un impiego eccessivo.

Il blog di Hemi Weingarten autore di Fooducate, fornisce 10 buoni motivi per cui si dovrebbe smettere, o perlomeno limitarne il consumo, che vogliamo condividere.

continua la lettura qui > Bibite zuccherate: 10 buone ragioni per smettere di consumarle. Il decalogo proposto da Fooducate.


Birra “corretta” con acqua? Negli Usa class action contro Budweiser

28 febbraio 2013

leggo su Il Salvagente

Birra annacquata.  L’accusa, durissima, è rivolta alla Budweiser, etichetta di punta del settore.

L’accusa arriva dagli Usa, dove è stata avviata una causa collettiva (la famosa “class action”), contro la società Anheuser-Busch (del gruppo belga-brasiliano AbInBev).

All’azienda si contesta di aver annacquato la famosa birra americana per incrementare i profitti, e di aver quindi violato le norme a tutela del consumatore in vigore in California e Missouri “falsificando i dati sul contenuto alcolico dei prodotto che vende”.

La denuncia, in cui si chiede il risarcimento per chiunque abbia acquistato prodotto Budweiser negli ultimi cinque anni negli Stati Uniti, è stata depositata venerdì scorso alla corte distrettuale di San Francisco.

L’azienda Anheuser-Busch del gruppo belga-brasiliano ABInBev, con sede a Saint Louis, in Missouri, ha definito le accuse “completamente false”.

Oltre alla Budweiser, nota come “la regina delle birre” con il 5% di alcol, la denuncia riguarda altre nove marche di prodotti, tra cui Bud Ice, Bud Light Platinum e Michelob.

Latina, Master of Food dedicato alla birra

11 febbraio 2013

birraUn master of  Food, corso di altissmo livello, dedicato alla birra ed il mondo che gli gira attorno. E’ quanto offre la Condotta Slow Food Latina: quattro incontri, 18-25 febbraio e 4-11 marzo.

Ospitato dal Circolo Culturale-Enogastronomico “Rosa del deserto”, il master si rivolge a tutti gli interessati, sopratutto a coloro che lavorano (o vorrebbero lavorare) nel settore turistico-alberghiero, nella valorizzazione del territorio nell’imprenditoria alimentare.

Riguardo gli argomenti, ecco l’anticipazione di Roberto Perticaroli, responsabile del settore Educazione della Condotta Slow Food Latina: “Si parlerà di materie prime, di tecniche produttive, di stili e geografia, senza trascurare le modalità di conservazione, di servizio, la scelta dei bicchieri, gli abbinamenti. Durante il Master of Food avverrà la degustazione di birre, italiane ed estere, che aiuteranno ad intuire le caratteristiche e le storie di uomini, di territori, di cultura, di tradizioni nascoste dietro ogni bicchiere”.

Ad organizzare le lezioni, il maestro birraio Paolo Mazzola, con la collaborazione di un birrificio locale.

Tutti i frequentatori del corso riceveranno un kit, testi e materiali vari ed, alla fine, un attestato di partecipazione.

Infomazioni qui: Tel: 339.5880408 e 327.1274382 – slowfoodlatina@gmail.com

Fonte: Newsfood


Una cena, un paio di bicchieri e guido verso casa, quando….

11 febbraio 2013

ieri ho ricevuto una mail dall’amico Francesco che ricorda molto quella inviata a suo tempo da Miro:

02.39 – Sono tornato ora da Terracina (36 km da qui), dove sono stato a cena in un locale con i miei cugini… Faceva un freddo… Ho bevuto a cena un calice di Primitivo di Manduria e poi un bicchiere di rum Zacapa (spettacolare, se non l’hai mai provato. Costa parecchio, 8 euro un bicchiere, ma è morbidissimo: è del Guatemala ed è l’unico rum invecchiato a quasi 2.500 metri d’altitudine, di una complessità e rotondità eccezionale)

Inizialmente avevo pensato: se bevo resto a dormire da mio cugino, ma con questo freddo mi sembrava di aver smaltito subito, infatti… guido tranquillissimo, strada deserta, con questo freddo (la macchina segnava 0 gradi, ma l’umidità fa sembrare anche più freddo).

A Sperlonga non mi ferma una pattuglia di Carabinieri…?

Documenti, tutto tranquillo.
Poi mi dicono: può fare la prova dell’alcol?
Io: sì, certo. (Ma non mi sentivo mica tranquillo.)
Risultato: 0,2.
Vada tranquillamente, buona notte.
Io: Buon lavoro.

Mi han fatto un po’ pena, con questo freddo in mezzo alla strada quasi deserta…

Mi hanno detto che qui in zona, essendoci molte discoteche sul litorale tra San Felice Circeo e Formia, il sabato notte sono molto diffusi i controlli sull’alcol: siccome la stradale è a Formia, è più facile che la Polizia operi nella zona sud mentre i Carabinieri in quella nord. Diciamo che ho potuto sperimentare che effettivamente sono operativi, facile che erano in attesa della chiusura dei locali per controllare i ragazzi all’uscita.
Riguardo a quel che ho bevuto. Per il calice di vino ho impiegato un’ora circa a berlo mangiandoci assieme braciola di maiale, verdure e patate al forno, all’incirca tra le 22 e le 23. Io ritengo che berlo lentamente favorisce un miglior smaltimento dell’alcol. O un miglior assorbimento. Il rum l’ho bevuto tra le 23,15 e le 24 circa. Il controllo è avvenuto circa alle 2,00.

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