L’Antitrust, con la collaborazione della Guardia di Finanza, oscura due siti di occhiali contraffatti a marchio Ray Ban

20 maggio 2013

 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in collaborazione con il Gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, ha oscurato due siti che vendevano occhiali contraffatti a marchio Ray Ban.  Dei due siti, discountraybansunglasses.org e raybanstores.com, risulta essere titolare nonché registrant il Sig Huang Jianhai.

 

L’intervento dell’Antitrust si è reso necessario per tutelare i tanti consumatori che acquistavano sui siti, convinti di scegliere prodotti originali del famoso marchio offerti a prezzi outlet. L’interruzione si è rivelata particolarmente urgente anche perché gli occhiali in vendita, di dubbia qualità, avrebbero potuto provocare danni alla vista.

Secondo le segnalazioni presentate dall’associazione dei consumatori Adoc e dall’Indicam, Istituto Centromarca per la lotta alla contraffazione, che ha inoltrato la denuncia del titolare del marchio, i consumatori venivano tratti in inganno dalla struttura dei siti, ‘costruiti’ in modo da apparire rivenditori ufficiali dei prodotti pubblicizzati: non solo i nomi, ma le immagini e le foto inserite, a fronte di sconti dal 50 al 70% dei prezzi ufficiali, rendevano credibili le offerte.

Si trattava in sostanza di siti che per l’allestimento e la grafica costituivano cloni di quelli originali. I siti non fornivano le informazioni prescritte dalla legge sui diritti degli acquirenti in tema di recesso e di ripensamento ed in tema di garanzia (che evidentemente non poteva essere riconosciuta perché si trattava di merce contraffatta), inoltre  mancavano del tutto le informazioni sui professionisti o gli indirizzi precisi cui potersi rivolgere in caso di reclami.

 

Con questa decisione salgono a quattro gli interventi effettuati dall’Antitrust a tutela dei consumatori che acquistano sul web: l’oscuramento dei siti segue quello già effettuato per siti cloni di prodotti a marchio Prada e Gucci mentre per i beni contraffatti a marchio Hogan,  dopo l’avvio del procedimento per pratica commerciale scorretta da parte degli uffici dell’Antitrust, il titolare ha autonomamente provveduto a inibire l’accesso al sito stesso dal territorio italiano.

Fonte


Autovelox sull’elicottero in Spagna. Ma dal cielo pioveranno poche multe

20 maggio 2013

strade sicureIn Spagna debuttano i controlli di velocità dall’elicottero. Come al solito, comunicati stampa e mezzi d’informazione parlano di cose temibilissime, una sorta di “arma finale” contro gli indisciplinati.

Visto che queste cose le sentiamo dire già da decenni, sarà vero, avrebbe detto Cicerone con la sua ironia. Noi che siamo più terra-terra, cerchiamo di usare memoria e logica per dimostrare che non cambierà poi moltissimo.

Andiamoci a ripescare l’esempio più vicino come modalità di controllo della velocità, quello del Provida. Anche qui le infrazioni vengono rilevate da un mezzo in movimento (un’auto, spesso civetta) e questo dà l’idea di poter essere spiati in qualsiasi momento senza potersene accorgere. Nel caso dell’elicottero spagnolo, l’idea viene puntellata pubblicizzando il fatto che con un volo di due ore si possono controllare oltre 100 chilometri di strada.

Lo scoglio su cui si è infranto il Provida è il fatto che a un certo punto non se n’è più parlato. E non se n’è più parlato perché le multe comminate sono state sì dolorose (i trasgressori sono stati fermati subito, quindi identificati e privati della patente e dei punti), ma maledettamente poche rispetto a un controllo automatico (proprio perché la pattuglia “perde tempo” prima per selezionare nel traffico l’obiettivo più veloce e poi perché bisogna fermarlo e procedere a tutte le formalità).

Il rischio è che in Spagna succeda un po’ la stessa cosa, cioè che alla fine il numero di multe si riveli non trascendentale. Infatti, i trasgressori non saranno fermati subito e l’apparecchio può tenere sotto controllo tratti di un chilometro per volta, per cui ha una discreta capacità di rilevare infrazioni. Però sembra improbabile che l’elicottero venga utilizzato in continuazione: costa troppo.

Inoltre, rispetto alle auto-civetta si perde buona parte dell’effetto-sorpresa: per poter misurare la velocità, l’elicottero non può volare a più di 300 metri d’altezza. Quindi sarà visibilissimo, anche a distanza. Senza contare che non potrà infilarsi in tratti montagnosi, dove peraltro la forte presenza di curve rende anche difficile la misurazione.

Insomma, l’elicottero spagnolo anti-velocità si annuncia più come un deterrente. Sotto questo profilo probabilmente funziona molto meglio il Tutor, che tutti sanno di incontrare invariabilmente su molti tratti, mentre l’elicottero c’è solo di rado e quando c’è normalmente si vede.


Acqua potabile, Ravenna pensa in grande

20 maggio 2013

RubinettoSono iniziati i lavori di costruzione dell’impianto che offrirà acqua potabile a 400.000 persone residenti nella città di Ravenna.

Il depuratore, che utilizzerà l’innovativa membrana ZeeWeed* 500 di General Electric, sarà in grado di garantire a cittadini e turisti acqua potabile anche nei momenti di massima domanda, come in estate.

La membrana è infatti in grado di purificare l’acqua rendendola potabile e di buona qualità, rendendo possibile la trasformazione dell’acqua del Po, caratterizzata da alte concentrazioni di solidi sospesi e torbidità, in un prodotto sicuro per il consumo umano.

Completato l’impianto sarà in grado di trattare una portata di 95.000 metri cubi al giorno utilizzando l’avanzato strumento GE di ultra filtrazione dell’acqua che riesce a separare le particelle in sospensione, i batteri e i virus dall’acqua pulita che prende il nome di permeato.

Fonte: Rinnovabili.it


La scritta “Bassa Acidità” a caratteri cubitali sulle bottiglie di olio extra vergine è scorretta e va tolta

20 maggio 2013

in sintesi un articolo di Alberto Grimelli che leggo su IlFattoAlimentare.it

Sugli scaffali dei supermercati si trovano spesso bottiglie di olio extra vergine di oliva con la scritta Bassa Acidità proposta a caratteri cubitali.

Si tratta di  una dizione vietata da un regolamento europeo e considerata “fuorviante per il consumatore” perchè, come scrivono in burocratese a Bruxelles, “fuori contesto induce erroneamente a creare una scala di qualità assoluta… in quanto questo criterio corrisponde ad un valore qualitativo unicamente nell’ambito delle altre caratteristiche dell’olio d’oliva considerato…”.

La norma vieta la presenza di questa scritta sull’etichetta, ma nonostante ciò gli esperti di marketing e pubblicità continuano a costruire  campagne promozionali basate proprio sulla bassa acidità per invogliare all’acquisto.

Nonostante la legge comunitaria abbia più di dieci anni di vita resistono sugli scaffali del supermercato  diverse bottiglie con la dicitura Bassa Acidità scritta in caratteri tipografici cubitali.

Alcune aziende hanno addirittura registrato loghi e marchi con all’interno la scritta Bassa Acidità. Uno stop è arrivato recentemente da un parere della Repressione Frodi, l’autorità del Ministero delle politiche agricole che si occupa di vigilare sulle contraffazioni e adulterazioni alimentari.

D’altronde valutare un olio solo sulla base dell’acidità è come basarsi sul solo grado alcolico per l’acquisto del vino.

Nessuno pensa che una bottiglia con grado alcolico 13 sia migliore di quella con grado alcolico 12,5. La scelta deve basarsi su altri fattori. Lo stesso dovrebbe valere per l’acidità dell’olio che, tanto per sfatare un altro mito, non si può avvertire in bocca.

La sensazione di piccante o di pungente che si avverte, specie nel prodotto di fresca spremitura, non dipende infatti dall’acidità. Un olio molto piccante non è necessariamente molto acido: contiene invece molti polifenoli, antiossidanti dall’alto valore salutistico. Sono infatti queste molecole a dare la sensazione di piccante, e anche di amaro, all’extra vergine.


Produrre energia in casa con la palestra

20 maggio 2013

Vuoi mantenerti in forma senza spendere soldi e nello stesso tempo risparmiare sulle  bollette? Non è follia, ma le potenzialità della “Jane Fonda Kit House”, una palestra sperimentale fai-da-te, intestata non a caso alla regina del fitness che aiuta a mantenersi in forma e, nello stesso tempo, produrre energia domestica.

 JFKIT

Basta posizionarla sulla terrazza o in giardino e la JF-Kit House ti permetterà di trasformare l’energia cinetica prodotta dal tuo allenamento quotidiano in energia elettrica per il televisore, la lavatrice, per cucinare o per fare pulizia! Il modulo abitativo del futuro è nato dalle menti creative degli spagnoli di Elii Studio, dopo un percorso di ricerca indirizzato a favore della sostenibilità che ha portato alla nascita dell’interessante prototipo per produrre energia in casa.

Bastano una cyclette ed uno step e il gioco è fatto. Salute e benessere verso la persona e l’ambiente a 360°, dato che JF-Kit House è addirittura dotata di una stanza per la coltivazione di un piccolo orto domestico.

Quattro le potenzialità del kit:

1) Scala urbana, essendo replicabile e basato su un sistema di costruzione economico off-grid leggero che aumenta la densità del tessuto urbano esistente senza attaccarsi alla rete elettrica e perfettamente accoppiabile a tetti o terrazzi esistenti.

2) Scala Architettonica, per trasformare uno spazio abitativo in un modulo per produrre energia.

3) Scala economica, producendo una parte dell’eenrgia necessaria per i consumi domestici e risparmiando di conseguenza sulle bollette.

4) Scala socio-culturale, essendo a tutti gli effetti una palestra, permetterebbe agli inquilini di mantenersi in forma, educandoli nello stesso tempo al risparmio energetico.

Fonte: Rinnovabili.it


La mancia al ristorante? Un obbligo in Spagna e un’offesa in Giappone

20 maggio 2013

un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare, grazie al quale capisco di avere un pò di Dna giapponese ;-) in quanto anch’io reputo un mio dovere assolvere agli obblighi lavorativi (e/o di cittadino) al meglio delle mie possibilità; poi capita il meccanico come il cameriere che ti offrte un servizio che va oltre il dovuto ed allora ritengo giusto ringraziare a parole, ma anche con una mancia, quando possibile.

°°°

Quanto lasciare di mancia al ristorante? Per ripondere è bene sapere che la mancia al personale di un pubblico esercizio non è un’usanza solo italiana. Secondo una scuola di pensiero, il primordio sarebbe collocato all’epoca romana, un’altra fa risalire l’origine al tardo Medioevo e un’altra ancora all’Inghilterra del 1500.

Se sulle origini esistono versioni differenti, le mance sono accumunate dalla stessa motivazione, elargire  una somma in denaro per il servizio al tavolo anche se si registrano usanze e modalità differenti..

È quanto emerge da un focus a livello internazionale realizzato da Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, con la collaborazione di Adapt e Hotrec Hospitality Europe in occasione di Tuttofood, la fiera  dell’alimentazione che si tiene a Milano

Il concetto di mancia in Europa si esplica in  quattro modalità diverse: c’è chi le considera servizio obbligatorio, chi mance gratuite, chi costo del servizio e chi le considera un sistema di accumulo organizzato da tutti i dipendenti che creano una sorta di fondo comune da redistribuire.

Nell’eseguire la comparazione sono stati presi in considerazione tre indicatori principali, cioè: normativa e prassi in vigore; modalità di distribuzione della mancia; trattamento della mancia.

Si scopre che per quanto riguarda il primo parametro (cioè la prassi da parte dei clienti), le nazioni più deregolamentate sono la Germania e la Svezia, mentre la Francia ha addirittura un importo preciso che è compreso in una forchetta fra 15 centesimi e 2,30 euro.

In Spagna vige il principio della percentuale sul conto finale proprio come negli Stati Uniti, paese in cui tale percentuale deve essere almeno pari al 15%. Più variegata è invece la situazione nel Regno Unito dove esiste un confine molto labile fra mancia e costo del servizio e spesso l’una si configura dove non è presente l’altro.

In Polonia si rischia di passare per grandi maleducati se non si dà la mancia mentre in Giappone avviene l’esatto opposto. Nel paese del Sol levante, offrire un buon servizio al cliente è considerato dai camerieri un dovere,


La diga più alta della Cina danneggerà l’ecosistema in maniera irreversibile

19 maggio 2013

Semaforo verde per quella che diverrà la diga idroelettrica più alta della Cina.

Dopo oltre un anno di controverse valutazioni il Ministero dell’Ambiente della Repubblica Popolare ha concesso il via libera al progetto Shuangjiangkou, la gigantesca struttura di sbarramento che sarà realizzata sul fiume Dadu, nella provincia sud-occidentale del Sichuan.

Con un’altezza di 314 metri, l’impianto avrà bisogno di ben dieci anni di lavori, che sono stati affidati ad una società controllata dall’utility energetica statale, e richiederanno un investimento di oltre 4 miliardi dollari.

Una volta completata, la mega istallazione idroelettrica avrà una capacità installata totale di 20 GW, con una produzione elettrica superiore ai 7mila TWh l’anno.

Il ministero, in una dichiarazione rilasciata ieri pomeriggio sul proprio sito, ha spiegato che la valutazione d’impatto ambientale aveva riconosciuto gli effetti negativi che inevitabilmente la diga andrebbe procurare a flora e fauna locale (in alcuni casi colpendo anche animali rari e influenzando le riserve naturali protette), ma che gli sviluppatori si sarebbero impegnati a prendere specifiche “contromisure” di mitigazione.

Secondo gli esperti il progetto è tale da influenzare gli ecosistemi in maniera irreversibile; come spiega lo scienziato Liu Shukun, del China Water Resources and Hydropower Institute: “I cambiamenti chimici, termici e fisici a cui verrebbe sottoposta, potrebbero seriamente contaminare il serbatoio oppure un fiume a valle”.

rinnovabili


Iniziano i lavori per il mega impianto termodinamico del Marocco

18 maggio 2013

Sono iniziati ufficialmente venerdì i lavori di costruzione della centrale di Ouarzazate, il primo mega impianto solare termodinamico del programma solare del Marocco.

L’ambizioso progetto sarà portato avanti in diversi fasi con l’obiettivo di istallare entro la fine di quest’anno i primi 160 MW e raggiungere la piena capacità, ovvero 500 MW totali, nel 2015.

Una volta terminati  i lavori la centrale si estenderà per 3.000 ettari e produrrà abbastanza energia per soddisfare le esigenze elettriche degli 1,5 milioni di abitanti di Ouarzazate.

A regime dunque, secondo Mustapha Bakkoury, a capo dall’Agenzia solare del Marocco (MASEN), l’impianto sarà il più potente al mondo nel suo genere e costituirà un quarto dell’obiettivo di sviluppo solare prefissato dal Governo marocchino al 2020.

La realizzazione dunque avrà bisogno di tempo e soprattutto richiederà un cospicuo investimento: ben 630 milioni di euro, a cui stanno contribuendo la Banca Mondiale, la Banca Africana di Sviluppo e la Banca europea per gli investimenti.

L’ambizioso progetto, ha dichiarato Bakkoury durante la cerimonia di inaugurazione, “rafforza la volontà di ottimizzare lo sfruttamento delle risorse naturali del Marocco, preservare il suo ambiente naturale e sostenere il suo sviluppo”.

Bakkoury ha inoltre fatto sapere che le aziende che concorrono per aggiudicarsi la seconda fase del progetto hanno dovuto presentare le proprie proposte entro la metà di aprile, e che l’appalto sarà assegnato l’anno prossimo a marzo.

rinnovabili


Una serra volante si aggira nei cieli d’Europa

17 maggio 2013

 

Energia dalle pianteUna misteriosa installazione ricoperta di specie vegetali provenienti da tutto il mondo sta sorvolando in questi giorni i cieli d’Europa: partita il 27 aprile da Nantes, è atterrata dapprima a Bruxelles e poi la scorsa notte a Torino, proprio davanti Palazzo Madama.

 

Si tratta di una vera e propria serra volante progettata da Delarozière François, direttore artistico della compagnia di Nantes “La Machine”, a bordo della quale 12 scienziati analizzeranno la biodiversità urbana.

 

L’obiettivo, però, è soprattutto quello di sensibilizzare il pubblico sulla capacità delle piante di produrre energia; ed è infatti proprio dai vegetali che “Aéroflorale II”, con le sue otto tonnellate di peso ed un’altezza di 16 metri, assorbe l’energia necessaria per spostarsi. In particolare i cinque palloni aerostatici e le eliche verticali ed orizzontali che la sorreggono sono alimentati dal metano ottenuto dal compostaggio dei vegetali a bordo.

 

 La serra volante è diventata l’emblema della città di Nantes, capitale verde d’Europa per il 2013, la quale intende dimostrare che lo sviluppo sostenibile richiede anche una certa inventiva.

L’ «Expédition Végétale», dunque, non è solo uno spettacolo originale che diverte grandi e bambini, ma è un vero e proprio esperimento scientifico, che ha lo scopo di far scoprire ai cittadini le possibilità offerte dai vegetali nel campo della produzione di energia “fitovoltaica”.

 

Fino a domenica i torinesi potranno interagire con l’equipaggio di Aéroflorale II, dopodiché l’astronave partirà alla volta di Amburgo, per rientrare poi a Nantes carica di piante raccolte durante il suo giro europeo.

rinnovabili


Quando potremo avere giustizia per le vittime e tutela per “noialtri”?

17 maggio 2013

giustiziaUna premessa che secondo qualcuno sarà nazional-popolare-qualunquista-demagogica: siamo veramente convinti che se la mattonata, il suv oppure il piccone colpissero un giudice e/o politico e/o un loro amico o familiare, le attenuanti non si perderebbero per strada?

L’altro giorno tre persone sono state uccise a picconate per la strada e nessuna sentenza restituirà queste persone alla vita, alla famiglia, però sarebbe gradita un pò di Giustizia, quella dei tribunali.

Allora vediamo un pò come gira la giustizia…

Ieri abbiamo letto dell’assassino del vigile, investito volontariamente con un suv, trascinato per 200 metri ed ovviamente ucciso; da parte del Pm la richiesta di 26 anni di carcere, ma ha ottenuto le attenuanti e viene condannato a 15.

Se Juncker, dopo aver fatto massacrato la fidanzata con 22 coltellate è stato condannato a 30 anni,  poi ridotti a 16, (grazie all’equivalenza tra attenuanti e aggravante); ma subito scontati a 13 ed infine ne ha scontati 10  ed ora è a piede libero, andrà a finire che l’assassino del vigile uscirà in…5?

Oggi leggo sul Corriere che: ...un mese fa C.V., 62 anni, si era visto superare da un uomo che con un mattone in mano lo aveva colpito con violenza. Al San Raffaele, i medici gli avevano riscontrato la frattura del setto nasale e un importante ematoma all’occhio sinistro. L’uomo aveva saputo dalla polizia che quell’omone aveva mandato all’ospedale altre quattro persone, prese a calci e pugni. Ad uno aveva addirittura staccato a morsi l’orecchio.

Eppure qualche giorno fa, quell’aggressore, un energumeno di un metro e novanta per un quintale, era ancora in giro. Proprio in zona Venezia, dove aveva messo in atto il suo folle raid. Era stato arrestato, ma è tornato libero. Tra l’altro, pur essendo nato in Angola, ma avendo cittadinanza portoghese, non ha dovuto cercare troppe giustificazioni: è un cittadino comunitario e quindi non ha bisogno di nessun permesso di soggiorno per girare l’Italia. Certo, non ha diritto di menare le mani, altrimenti si viene arrestati. Ma si torna liberi troppo in fretta.

…e giusto per restare in argomento vi ricordo che grazie alle attenuanti quello che  aveva investito ed ucciso 7 ciclisti (sette!) è stato condannato al minimo di pena (8 anni), anzichè al massimo di 18.


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