Un gesto concreto per ricordare il Metallaro

12 marzo 2013

vidasA seguito della  scomparsa del nostro amico Antonio, per tutti conosciuto come Il Metallaro, ho buttato l’idea di fare un gesto concreto a suo nome ed i Bloggers hanno aderito immediatamente.

Da uno scambio di opinioni,  è emerso che prevale il desiderio di aiutare i malati che soffrono, e quindi ritengo che fare una donazione alla Vidas sia la cosa migliore, perchè come dicevo a qualcuno ieri, lo Stato trascura la ricerca, ma abbandona i malati terminali (ed anche gli altri) per cui se potessimo aiutare ad alleviare la sofferenza di una sola persona, io sarei già contento. Come detto il fatto che il Metallaro abbia sofferto così tanto, non mi dà pace…

Ho scoperto poi che Vidas offre anche i corsi per la terapia del dolore il che è un qualcosa in più per aiutare le persone sofferenti ed infine c’è anche l’assistenza psicologica per il lutto, cosa questa che ovviamente non è da sottovalutare.

Penso a come sto male io e non riesco ad immaginare come stia Spugna che fortunatamente ha due bravi genitori che hanno amato molto il Metallaro, però penso anche a chi si ritrova da solo a dover gestire l’impatto emozionale di una perdita.

Ha detto Paolino2: Ho avuto la sfortuna/fortuna di conoscere Vidas e credo sia una meritevole associazione. Sono d’accordo con il Guru sul non ingrassare le banche…chi può porti a lui il proprio contributo.

Ovviamente so bene che ognuno di noi aveva pensato ad un’associazione, che fosse l’A.d.a.m.o. suggerita da Ida e Poppea  oppure la Casaoz suggerita da Gigi, tuttavia se frammentiamo la donazione va a finire che non aiutiamo nessuno, per cui ritengo che la Vidas possa andare bene per tutti.

Qualcuno disse: “Ricordati non piangere quando muore un tuo amico, ma quando lo avrai dimenticato, perchè sarà allora che lo avrai perso veramente.”

Non corri questo rischio, Metallaro, sei nei nostri cuori e ci resterai.

Ciao Metallaro, ciao Amico….

Il Blog per il Metallaro

°°°

L’Associazione Vidas eroga assistenza socio-sanitaria e gratuita: direttamente al domicilio  del paziente a Milano, Monza e Brianza e in 103 comuni delle Province; in degenza  presso l’Hospice Casa Vidas con  20 camere di degenza, tutte singole, con una poltrona letto per una persona cara e servizi privati; in regime di day hospice presso gli ambulatori siti nell’hospice Casa Vidas: studi medici, palestra di fisioterapia per la mobilizzazione assistita dei pazienti, spazi per la consulenza psicologica e sociale e un centro diurno per le attività diversionali (laboratorio artistico), rivolte sia ai malati degenti, sia ai pazienti assistiti a domicilio che mantengono un discreto livello di autonomia.

Negli ultimi anni, Vidas ha ampliato il proprio ambito di competenze in cure palliative assistendo persone affette da patologia diversa da quella oncologica, mediante la stretta collaborazione con centri specialistici di riferimento in ambito neurologico e cardiologico in particolare. Con un Servizio gratuito di assistenza al lutto, aperto a tutta la cittadinanza, Vidas offre sostegno psicologico (terapia individuale, terapia di gruppo o Gruppi di Auto Mutuo Aiuto) a persone che hanno perso un proprio caro per qualsiasi causa.

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A supporto di quanto emerso dal confronto fra Bloggers, segnalo le altre associazioni di cui si è parlato ovvero:

CasaOz che proprio in questi giorni ha in corso una sottoscrizione via sms. Dal 3 AL 24 marzo con un sms da 2 euro al 45506 o con una chiamata da rete fissa potrai sostenere CasaOz e offrire un aiuto concreto ai bambini malati e alle loro famiglie.

CasaOz è innanzitutto una casa diurna per i bambini malati e per le loro famiglie. Un luogo in cui trovare riposo e ristoro, dove leggere, chiacchierare, condividere gioie, conquiste, progetti. Dove i bambini che affrontano la malattia possono trovare uno spazio sereno in compagnia delle loro famiglie e di persone capaci di condividere giorno per giorno difficoltà e conquiste. L’associazione CasaOz Onlus nasce nel 2005  da un gruppo di persone di Torino che hanno scelto di mettersi a disposizione delle famiglie in cui vi sia un bambino malato.

Poi c’è A.D.A.M.O. Onlus di Civitavecchia ed infine c’era la proposta di adottare un bambino a distanza, tramite un’associazione garantita da Nancy, ma sebbene sia un’iniziativa lodevole, ritengo che non ci siano le basi (economiche) per poter garantire un aiuto a lungo termine, visto che purtroppo la situazione economica attuale è quella che è ed infatti fra noi ci sono persone che possono offrire solo un sostegno morale.


Il Metallaro è sempre qui con noi

11 marzo 2013

E’ doverosa una premessa, in quanto ero intenzionato a scrivere in maniera ragionata chi fosse l’amico scomparso, se non fosse che sto vivendo momenti angoscianti, che hanno azzerato la mia proverbiale razionalità e non sono abbastanza lucido per mettere il mio sentire nero su bianco seguendo un filo logico, che renderebbe tutto più leggibile, forse, ma togliendo quell’emotività che domina queste ore, questi giorni.

A parte il breve riassunto sul come ed il perchè eravamo amici, ho quindi deciso di copiare i vari pensieri che ho condiviso con gli amici e, come dicevo sabato mattina, è l’unica volta che Facebook mi torna utile per condividere la vita vera, con chi mi vuol bene, con le persone cui voglio bene; sarà un racconto senza capo ne coda per molti, di certo non per chi lo ha conosciuto.

Io e Spugna siamo diventati amici tramite suo padre che nel corso degli anni ci ha fatti conoscere tramite i racconti relativi ai rispettivi periodi difficili; la prima volta che, casualmente, ci siamo sentiti al telefono, è stata Amicizia a prima vista, per così dire; è una donna, un’amica, alla quale voglio un bene senza fine, peraltro ricambiato.

Va da sè che Antonio, ribattezzato in ambito Blog come Il Metallaro, sia diventato un caro amico e nonostante la nostra frequentazione fosse ridotta, resta il fatto che la Qualità del nostro rapporto fosse ai massimi livelli, così come accade con tutti gli Amici che leggo/sento ogni giorno, con i quali sono in simbiosi totale, anche se non li vedo quasi mai.

Tutti si sono fatti l’idea che Il Metallaro fosse un truce omaccione, con il chiodo e che magari girava in Harley, se non fosse che il soprannome era nato dal fatto che lavorava in un negozio di ferramenta :-D

Prendo in prestito le parole di Antony Hegarty, in Hope there’s someone:

Spero ci sarà qualcuno che
si prenderà cura di me
quando morirò, quando me ne andrò

spero ci sarà qualcuno che
libererà il mio cuore
che sia disposto a prendermi
quando sarò stanco

E chiunque ci sia, si prenda cura de Il Metallaro e getti un occhio anche su Spugna….

Poppea aveva un “debole” nei confronti del Metallaro che per anni è stato fonte di battute, anche della stessa Spugna.

E questa foto rappresenta al meglio il tutto…

il Metallaro

ho pubblicato questa foto in particolare a seguito di un impulso ragionato, per così dire; non volevo scivolare in un’imitazione della tv del dolore, ed avevo anche il timore che Poppea non reggesse l’impatto, ed infatti mi diceva di essere angosciata per non essere potuta venire alla cena Blog della primavera 2012 e continuo a guardare questa foto … soffro, sorrido, mi vengono le lacrime, arrivano i ricordi, di quel giorno, di quando tanti anni fa l’ho conosciuto… tanti ricordi che non fanno che alimentare il senso di vuoto che ha lasciato la scomparsa di quest’uomo.

questa foto, fra le tante, è … è Lui… tranquillo, pacato, ma sempre pronto a sparare una battuta… è un dolore che aumenta, ho gli occhi che bruciano, per le troppe lacrime prodotte (ma non versate, maledizione al mio blocco emotivo)… da ieri, occhi sempre pieni di lacrime che poi rientravano, per essere nuovamente prodotte e via così… pur non vedendolo che ogni 18-24 mesi (ma questa è la forma di Amicizia che lega tutti noi) ha lasciato una voragine, un vuoto … sospiro… spero solo che esista veramente un posto dove ora possa essere in Pace… e me lo immagino lassù, che dà di gomito ad un angelo e spara una delle sue battute fulminanti.

Sono passati anni, cinque, dieci, quattordici … ed il Metallaro era sempre uguale ad oggi, smilzo!  Io sono diventato quello che, come disse proprio Spugna “da dietro sembri magro” e lui restava smilzo.  Ed infatti ogni volta che ci si sentiva, le domande erano due: Il Metallaro come sta? Sempre magro?  E la risposta era la solita: si dannato lui, eppure mangia….

Spugna mi ha chiamato giovedì pomeriggio per dirmi che Antonio era morto. Io che di solito sono pessimista nel midollo, in questi mesi mi ero fermamente convinto che potesse vincere lui questa battaglia. In novembre quando Spugna mi aveva detto di come stavano le cose, ovvero nel modo peggiore, dentro di me sapevo che difficilmente si sarebbe salvato, ma non volevo, non potevo accettarlo. Non lui, non così.

Di fatto è il primo amico che perdo, che muore, ed è pure più giovane di me. Nelle settimane successive a quella telefonata ogni sms in arrivo era fonte di angoscia, temevo fosse l’annuncio della sua scomparsa. Ed invece no e giorno dopo giorno, mi sono convinto che non sarebbe successo. Quando è squillato il telefono e sul display ho letto Spugna, ero tranquillo e dopo dieci secondi mi è crollato il mondo.

Venerdì  mattina mi sono svegliato alle 4, è bastato un attimo, pensare a te Metallaro, a Spugna… ho cominciato ad immaginare le cose che avei scritto sul Blog, per scoprire che ho così tanto da dire, da ricordare, da raccontare… ti ho visto poco, ma hai dato così tanto… sembrano parole retoriche, di circostanza, ma chi lo ha conosciuto, chi conosce me, sa bene che è tutto vero… come vero era lui fino al midollo… una persona buona, onesta, un gran lavoratore, con dei valori e dei principi e, come ho scoperto sabato mattina dalla parole del sacerdote ed amico di famiglia, era un riferimento per la sua comunità. non faccio fatica a crederlo.

mi torna in mente il suo parlare, la sua inflessione varesotta, sempre con un tono monocorde, quasi, le sue battute quasi sussurrate, le percepivi più che sentirle veramente ed un attimo dopo ti trovavi a sghignazzare. credo di averlo sentito alzare la voce, giusto di un tono, una sola volta durante una discussione, peraltro amichevole, ad una cena blog.

Sono (irrazionalmente, forse) convinto che lui in questo momento sia qui, con Te, Spugna, con noi, invisibile agli occhi, ma presente nella nostra vita.  E ci sta dicendo di andare avanti… lo faremo, Antonio, andremo avanti insieme a Te, ma dacci tempo…

sembra retorica, ma anche questa volta la canzone del Liga, Il giorno di dolore che uno ha, che è stata la colonna sonora del mio lungo periodo difficile è oltremodo calzante e rispecchia appieno il dolore che mi ha invaso ed il senso di ingiustizia che vedo nella scomparsa di un uomo buono, con tutti gli stronzi che ci sono in giro.

Chiedo scusa ai credenti, ma se c’è un disegno divino dietro a tutto questo, forse il disegnatore ha sbagliato mestiere…

Quando indietro non si torna
quando l’hai capito che
che la vita non è giusta
come la vorresti te
quando farsi una ragione
vorrà dire vivere
te l’han detto tutti quanti
che per loro è facile…

Sabato mattina: mi preparo… tra poco andiamo… :-(   occhi sempre gonfi, pieni di lacrime e non riuscire a sfogarsi, mi consuma… tra le mille cose belle di Spugna c’è il suo sorriso.. vederla oggi, serena quanto vuoi, sarà difficile…  “è la vita bellezza…” … sarà, però ci meritiamo di più, si meritava di più…

io e Ro siamo andati a casa di Spugna …

cara dolce amata Spugna, quanto ti voglio bene, sei la sorella che non ho, e quanto è stato angosciante vedere il sorriso che ti ha illuminato il viso quando ci hai visto, tramutarsi in un pianto dirotto non appena ti abbiamo abbracciato…

Spugna è fondamentalmente serena, probabilmente conscia del fatto che ora Antonio sia in pace, dopo mesi di sofferenza e lenta agonia. dolore senza fine. ieri quando ci ha dato una sua foto, io ho detto: questo è lui, è sempre rimasto uguale negli anni..

(scherzavamo spesso sul fatto che sia stato sempre magro, ma lui, alto come me, sull’1.85 o giù di lì, ormai pesava 45 kg.)

…ma non appena prendeva coscienza del momento, della perdita, dell’avvicinarsi dell’ultimo viaggio ecco arrivare il pianto, rotto, improvviso. 16 anni di Amore, di vita insieme, sono tanti.

ho portato il vostro abbraccio al Metallaro, a Spugna

potrei dire che la chiesa non era molto grande, tuttavia era piena di gente seduta ovunque. potrei dire che c’era gente in piedi ovunque. potrei dire che anche la piazza davanti alla chiesa era piena di gente che non riusciva ad entrare. ho visto gente di ogni età, tutte con un’unico comune denominatore, un dolore evidente, esposto, partecipe. posso dire di aver toccato con mano, sempre senza falsa retorica, chi sia stato in vita il Metallaro, che vuoto abbia lasciato nelle persone che lo conoscevano, stimavano, amavano.

Qualcuno disse: “Ricordati non piangere quando muore un tuo amico, ma quando lo avrai dimenticato, perchè sarà allora che lo avrai perso veramente.”

Non corri questo rischio, Metallaro, sei nei nostri cuori e ci resterai.

Ciao Metallaro, ciao Amico….


Ciao Metallaro

7 marzo 2013

Il Metallaro ci ha lasciati ed il Blog è chiuso per lutto fino a lunedì.

Domani uscirà il post sull’8 marzo, perchè è giusto così e perchè leggendolo capirete che purtroppo cade a fagiolo. 


Se un gesto vale una vita allora questo gesto ne vale migliaia

25 febbraio 2013

Ho visto la foto che trovate qui sotto sulla bacheca di un amico che a sua volta l’aveva tratta da QUI

Ho integrato il testo che accompagnava la foto con alcune informazioni (indicate fra parentesi) che ho trovato su Wikipedia.

Se un gesto vale una vita allora questo gesto ne vale migliaia. Perché nessuno ricorderà mai i nomi di tutte le mani tese quando in mezzo a loro ci sono due braccia conserte. Quelle di August Landmesser (1910-1944 ?)

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(Si ritiene che si tratti di Landmesser. Questa fotografia fu ritrovata solamente nel 1991, esposta al centro di documentazione “Topografia del terrore” presso il vecchio quartier generale della Gestapo a Berlino, fu pubblicata dal quotidiano Die Zeit. In quello scatto Irene, la figlia più piccola di August e Ingrid, quella più grande, credettero di riconoscere il loro padre nel suo significativo gesto di protesta. )

Germania Nazista. 13 Giugno 1936, Cantieri navali di Amburgo. Il Fuhrer assiste al varo di una nuova nave. August Landmesser lavora come operaio, con la tessera del partito Nazista in tasca. Il Nazismo ha ormai il potere assoluto e senza tessera sarebbe impossibile anche solo sperare di lavorare.

Da qualche giorno gli hanno comunicato che a causa delle nuove leggi razziali il suo matrimonio con una donna ebrea è nullo, che le due figlie non potranno mai portare il suo cognome, che è accusato di ave “disonorato la razza” e che sarà processato. Non c’è appello ne possibilità di far valere le sue ragioni.

(August Landmesser si era sposato nel 1935 con Irma Eckler, che era nata nel 1913, ma il suo matrimonio a causa dell’entrata in vigore delle leggi razziali di Norimberga nell’agosto del 1935 non fu riconosciuto dall’ufficio del registro del comune di Amburgo e inoltre alle stesse figlie, Ingrid nata il 29 ottobre del 1935 e Irene nata il 6 agosto del 1937, non fu riconosciuto il cognome paterno ma quello della madre.)

Da una parte c’è lui, un operaio tedesco armato solo di forza di volontà e di braccia, dall’altra ci sono l’ideologia, la difesa della razza, la pretesa superiorità di un popolo, un ipotetico e folle onore da tutelare ad ogni costo.

(Irma Eckler fu arrestata nel 1938 dalla Gestapo e detenuta dapprima nel campo di concentramento di Fuhlsbüttel ad Amburgo e successivamente trasferita nei campi femminili di Oranienburg e Ravensbrück. Irma Eckler si suppone sia deceduta il 28 aprile del 1942 nell’istituto sanitario di Bernburg dove i medici nazisti praticavano l’eutanasia sui malati mentali. Le figlie Ingrid e Irene, furono separate; Ingrid fu affidata alla nonna paterna mentre Irene fu condotta dapprima in un orfanatrofio poi assegnata a dei parenti.  Il 20 dicembre 1949 la corte distrettuale di Amburgo-Altona dichiarò Irma Eckler morta, indicando il giorno 28 Aprile 1942 come la data più probabile del suo assassinio mentre, sempre nello stesso anno, il tribunale distrettuale di Rostock dichiarò morto August Landmesser alla data del 1º agosto 1949. Nell’autunno del 1951 il municipio di Amburgo riconobbe ufficialmente il matrimonio tra August Landmesser e Irma Eckler e, inoltre, le figlie Ingrid e Irene, sopravvissute alla guerra, ricevettero il cognome del padre.)

Così decide di strappare la tessera del partito e di usare l’unica arma che ha, le sue braccia, per manifestare il dissenso. E si schiera, da solo, contro la più micidiale e spietata macchina da guerra che l’umanità abbia mai conosciuto. Solo.

Ed approfitta di quel varo del 13 Giugno per far vedere allo stesso Fuhrer che lui, almeno lui, non è d’accordo. E ci riesce. L’unico a non tendere la mano in mezzo a centinaia di altri. Un gesto apparentemente insignificante che però viene notato e, grazie a dio, fotografato.

Il gesto è piccolo ma troppo forte anche per la dittatura più feroce. Troppo rischioso lasciare che anche un uomo soltanto si permetta di non essere d’accordo. Da quel gesto in poi, come aveva immaginato, la sua vita subirà una tragica spirale di conseguenze. Licenziato, ridotto sul lastrico, processato, incarcerato per due lunghi periodi di rieducazione, che però non arriverà mai.

Quando viene scarcerato è solo per essere mandato a combattere forzatamente come ultima risorsa umana disponibile, poco prima del crollo del Nazismo. E infine ucciso e sepolto insieme ad altre migliaia di soldati improvvisati e sconosciuti.

(August Landmesser fu scarcerato il 19 gennaio 1941 e assegnato ai lavori forzati presso la società Püst. Questa compagnia era una branca della Heinkel-Werke sita a Seebad Warnemünde. Nel febbraio 1944 a causa della penuria di uomini abili alle armi, Landmesser, nonostante i suoi precedenti penali, fu arruolato nella Wehrmacht e assegnato ad un battaglione di disciplina, il 19º Battaglione penale di fanteria della famigerata Strafdivision 999, ove fu dichiarato disperso in combattimento nel corso di una missione operativa a Stagno in Croazia.)

Se non ci fosse stata questa foto sarebbe rimasto senza memoria e senza giustizia. Senza quel gesto sarebbe stata solo un’altra mano tesa fra le altre.

Il suo essere in disaccordo lo ha reso l’unico, in quel momento, degno di chiamarsi Uomo.


Addio a Febo Conti

17 dicembre 2012

La fregatura di non essere più dei giovanotti ;-) è che piano piano se ne vanno i vari personaggi con i quali sei cresciuto, ai tempi della televisione in bianco e nero, un canale e via andare…

Seccante scoprire che quotidiani sempre pronti a scrivere pagine su pagine su una farfallina siano meno pronti a sprecare due righe per un personaggio dellatelevisione che fu e, soprattutto, per una persona degna di nota. Ma l’umanità e la serietà non fanno notizia….

°°°

Febo Conti, scomparso ieri a Desenzano del Garda a 86 anni, è stato uno dei volti più popolari della tv. Gentile, il sorriso aperto, aveva recitato a teatro con Giustino Durano ma è un pioniere della tv: con il quiz per ragazzi che diventa popolarissimo. Si presenta con la sua cartellina in mano, sulla quale campeggiava un grande punto interrogativo. “Chissà chi lo sa?” è un marchio di successo, come un’altra trasmissione che conduce con Enza Sampò “Il club dei castori”.  Nella vita privata si è sempre impegnato nel volontariato: sosteneva la clownterapia, visitando ospedali e case di cura.

Fonte


Addio al pioniere della lotta ai falsi a Milano

11 novembre 2012

di Maurizio Caprino

Si è sparato ieri prima dell’alba, Antonello Di Mauro. Era agente di polizia locale a Milano e ha scelto di suicidarsi proprio nel comando di piazza Beccaria. Quando uno sceglie di andarsene così, a noi resta solo lo spazio per la tristezza. E per ricordare i segni che il defunto lascia.

Nel caso di Di Mauro, è l’ufficio falsi documentali del Corpo di polizia locale milanese. Un ufficio che fu fondato da lui precorrendo i tempi, cioè ben prima che le false polizze Rc auto finissero sulle prime pagine dei giornali: all’epoca, nella considerazione dell’opinione pubblica erano solo uno dei tanti documenti che qualcuno contraffaceva.

Oggi l’allarme-evasione Rc auto suona molto più forte alle orecchie della gente, mentre per gli investigatori è solo uno dei tanti fronti su cui vigilare. Tanto che la Polizia locale milanese ha creato un vero e proprio reparto di investigazioni scientifiche, in pratica il Ris dei vigili.

 


Ciao Mastino…

9 agosto 2012

Arriva un sms da mia cognata: il vostro gatto è morto.

Nostro è una parola grossa, in quanto Mastino (detto anche Il peloso) era un gatto randagio semiadottato, per cui oggi c’era e se gli andava spariva per un paio di giorni, tuttavia ha trascorso il rigido inverno dormendo in casa, era accudito il giusto, nutrito, coccolato con parsimonia, che sempre randagio era e quindi un pò stizzoso a tratti.

Ma in ogni caso negli ultimi mesi aveva fatto in modo di dare oltre che a ricevere.

Il percorso della vita è quello che è, oggi ci sei, domani non si sa, però sapere che è morto, ritengo soffrendo, probabilmente a causa di un grandissimo figlio di xxxx che ha seminato bocconi avvelenati, bè, scusate ma questo mi fa veramente girare le palle.

Ciao Mastino


Rai 3 – 19 luglio – ore 18: 1367 La tela strappata

19 luglio 2012

Quando la cronaca diventa Storia. Giancarlo Licata – attraverso le immagini dei Tg Rai custodite dalle Teche – racconta le ore che passarono tra la morte di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino. Un documento che Rai3 propone nel ventesimo anniversario della strage di via D’Amelio.

L’anziana signora con in mano la foto di Giovanni Falcone, come quella di un figlio, probabilmente non c’è più.

E non c’è più neppure lo storico capo del Pool Antimafia di Palermo, Antonino Caponnetto, lo stesso che – superata l’angoscia che gli aveva fatto dire “E’ finito tutto…”, subito dopo la strage di via D’Amelio – ripensava a Falcone e Borsellino con queste parole: “Erano arrivati a un punto della loro missione in cui soltanto la loro morte poteva determinare una svolta nella vita nazionale. E così è stato”.

Immagini, volti, parole di milletrecentosessantasette ore: i cinquantasette giorni che separano la morte di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino, tra il 23 maggio e il 19 luglio del 1992.

“1367 – La tela strappata” è il documentario realizzato da Giancarlo Licata con le immagini delle Teche Rai tratte dai Tg di quel periodo e rimontate dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo.

Un racconto fatto solo di cronaca: le immagini girate dagli operatori Rai, i servizi degli inviati, le edizioni straordinarie, le parole della politica, ma anche quelle della gente, del risveglio e della reazione sociale di una coscienza antimafia.

Ad aprire il documentario – scandito dal passare delle ore – le immagini della vedova dell’agente di scorta Vito Schifani, Rosaria, in quella chiesa di san Domenico a Palermo che aveva accolto i politici al funerale di Giovanni Falcone sommergendoli di fischi. Il suo grido singhiozzato ai mafiosi “Io vi perdono, ma voi vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare”.

Poi, il fluire degli eventi e del racconto riprende da quella bomba sotto l’autostrada Palermo – Punta Raisi: la morte di Falcone, della moglie Francesca, degli agenti della scorta. Una strage, come tante altre in Sicilia ricordate dal documentario.

E’ una notizia che segna profondamente il Paese. Lo dicono le parole della politica, da Craxi a Spadolini, da De Mita a Occhetto, da Martelli a Scalfaro, nuovo Capo dello Stato. Ne parla anche Giovanni Paolo II.

Ma, soprattutto, reagisce la gente e, prima di tutto, quella di Palermo: l’albero Falcone davanti alla sua casa, le lenzuola ai balconi, la catena umana, fino alla manifestazione antimafia “Italia parte civile”, organizzata dai sindacati e che porta a Palermo, a fine giugno, centomila persone da tutta Italia, come raccontano gli accenti diversi di tanti intervistati.

Ma la stessa cronaca racconta anche le polemiche di quel tempo, l’amarezza di Falcone per i veleni e le incomprensioni nella sua lotta antimafia, la carriera “fermata”.

E le ore, intanto, corrono verso via d’Amelio, verso Paolo Borsellino che, ricordando l’amico e collega, parlava dei “Giuda” intorno a lui e lasciava nel suo intervento pubblico alla Biblioteca Comunale di Palermo, il proprio testamento morale. Perchè lui è nel mirino della mafia. Ma nessuno fa nulla.

Nelle carceri c’è chi dice “E’ murì Bursellinu”(deve morire Borsellino), ci sono boss, informatori e gli stessi Ros dei Carabinieri che parlano di attentati possibili. Ma le loro informative, da Roma, arriveranno a Palermo cinque giorni dopo la morte del magistrato.


19 luglio 1992 – Sono passati 20 anni…

19 luglio 2012

Palermo, 19 luglio 1992: Persero la vita Paolo Borsellino ed i cinque agenti di scorta Emanuela Loi , Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.


L’ultimo saluto a Naala

12 luglio 2012

Avendo vissuto la medesima esperienza molti anni fa, so benissimo come si sente l’amico Bosch.

Era una  di  casa, non  c’e’ che  dire, l’ho  allevata  da  quando aveva due mesi,immagina  quanti ricordi posso avere, e doverla vedere morire così è stato quanto di peggio poteva succedere, (forse no, sarebbe stato peggio vederla morire tra i dolori, boh, non lo so…).

E’, era, un cane meraviglioso, peccato non  parlasse, per il resto sapeva fare tutto, il veterinario  l’ha  definito un cane padrone,…come sono a pezzi, come siamo tutti a pezzi, non c’è un attimo, specialmente la notte, che non penso a quello che è successo…

Vabbè, te lo volevo dire, perchè agli amici queste cose si raccontano, ma sto ancora piangendo e ho un groppo alla gola, a rileggere quello che è successo…..


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