Il Governo vuole sostenere le imprese. Con il ritorno del Sistri?

14 giugno 2013

A giorni alterni il Governo (poco importa se Letta, Monti oppure uno di quelli precendenti) annuncia di voler sostenere il mondo del lavoro, dei giovani, delle imprese.

Al di là del carico fiscale, racconto spesso dei problemi delle aziende, che siano di costi burocratici (esempio: spendere 95 € per cambiare un indirizzo nel computer) e/o obblighi di legge, anche giusti, ma strutturati sulle grandi aziende che hanno risorse economiche e di personale ben diverse.

Ricordiamoci poi che se soffocate le aziende, già in sofferenza per la crisi, per la mancanza di liquidità, per i pagamenti in ritardo (e senza nessuna tutela in tal senso…) alla fine chiudono e creano altri disoccupati, il che comporterà un pesantissimo costo sociale oltre che a livello personale delle parti in causa, che siano piccoli imprenditori oppure dipendenti.

Siamo tutti nella stessa barca, solo che mentre noi cerchiamo di tappare la falle, loro ci buttano dentro acqua a secchiate.

Ieri ho ricevuto l’ennesima conferma che ad ogni annuncio del Governo, corrisponde una mazzata (invisibile alla massa) che complicherà ulteriormente la sopravvivenza delle aziende, caricandole di ennesimi obblighi e costi;parlo nello specifico del rientro del Sistri, cacciato dalla porta e rientrato dalla finestra, al solito.

L’intera vicenda la puoi approfondire in questo post (e correlati) , tuttavia ti basta sapere che a metà aprile 2013 i giornali scrivevano:

La guardia di finanza di Napoli ha eseguito 22 provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul Sistri,

Ci sarà un perchè se sono scattate le manette…

Il commento finale, in questo caso, lo lascio a Piero Ciampi (quando ci vuole, ci vuole…)

Ecco la comunicazione ricevuta ieri dall’associazione di categoria:

Nonostante tutte le critiche, le obiezioni e le voci contrarie venute da più parti, in particolare da quasi tutte le Associazioni imprenditoriali e moltissime imprese, il Ministero dell’Ambiente ha deciso di ripristinare il Sistri a partire dal 1° ottobre 2013.

Questa decisione, che la CNA ha giustamente definito “sconcertante”, è stata resa ufficiale con il DM 20 marzo 2013, pubblicato nella GU del 19 aprile scorso.

  In sintesi il Sistri ridiventerà operativo dal 1° ottobre 2013 per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi con più di dieci dipendenti e per i gestori di rifiuti, dal 3 marzo 2014 per tutti gli altri soggetti obbligati.

I soggetti attualmente già iscritti dovranno verificare “l’attualità dei dati e delle informazioni trasmessi” provvedendo al loro aggiornamento e riallineamento.

I soggetti del primo gruppo di iscrizione dovranno “riallinearsi” nel periodo compreso tra il 30 aprile ed il 30 settembre 2013;

I soggetti del secondo gruppo nel periodo compreso tra il 30 settembre 2013 e il 28 febbraio 2014.

Chi non si è ancora iscritto lo dovrà fare entro la data di inizio dell’operatività prevista per il proprio gruppo. Infine è previsto il doppio regime con registro e formulario, per 30 giorni dall’inizio dell’operatività.

Il contributo per le imprese già iscritte alla data del 30 aprile 2013 è sospeso per il 2013.


95 € di diritti ed imposta di bollo per variare un’indirizzo in un computer?

24 maggio 2013

Della vicenda che mi ha ispirato il titolo parlo dopo; preferisco partire dall’ennesimo esempio di perdita di tempo evitabile se la burocrazia si fosse sposata  con le potenzialità offerte dall’informatica e dal web.

Alcuni giorni fa mi sono recato alla camera di Commercio per richiedere una nuova Smart card necessaria per la firma digitale; trovo paradossale che da un lato vi siano modalità e strumenti per inviare (e firmare) telematicamente i documenti e dall’altro sia necessario recarsi di persona negli uffici pubblici per espletare pratiche assolutamente gestibili dal posto di lavoro.

Vien da chiedersi perchè non sia possibile effettuare la richiesta online tramite il sito della camera di Commercio, compilando un modulo, allegando la copia del documento e del Codice Fiscale, pagare con carta di credito ed infine ottenere tramite un corriere espresso il plico con la carta ed il contratto da restituire firmato, inviandolo con la posta elettronica e/o via posta ordinaria.

In pratica sarebbe la stessa modalità con la quale ci si assicura online; acquisti la polizza, paghi con la carta, mandi copia del libretto dell’auto, l’attestato di rischio, e per posta arrivano polizza e contrassegno ed infine tramite busta preaffrancata o via mail restituisci la polizza firmata. Veloce, semplice, economico.

Ed invece ho dovuto organizzarmi in ufficio, cosa complicata in una piccolissima azienda, figuriamoci per un negozio dove lavora solo il titolare, per recarmi alla Camera di Commercio; degno di nota il fatto che alcune (molte?) sedi decentrate siano state chiuse e/o non siano abilitate a gestire la richiesta della Smart card.

Divertente invece il fatto che quando vogliono sfruttare la tecnologia ce la fanno, visto che hanno creato l’applicazione Qurami per prenotare tramite smartphone, senza perdite di tempo.

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Sono arrivato alle 7.45, ma l’apertura è prevista per le 8.30 in modo da prendere il biglietto in attesa che alle 9.00 aprano gli sportelli. Mi chiedo se per favorire gli utenti, tutta gente che lavora, ed ha bisogno di non perdere troppo tempo, non sia fattibile anticipare alle 8.30 l’apertura degli sportelli.

Comunque sia, essendo arrivato tra i primi sono riuscito ad avere il biglietto 002 (facendo riferimento allo sportello di mia pertinenza) e mi sono sbrigato velocemente riuscendo a rientrare in ufficio alle 10.00.

°°°

Ed eccoci arrivati al titolo del post. In occasione della richiesta della SmartCard, mi hanno informato che nel Registro Imprese la mia residenza era ancora a Milano e che dovevo fare la variazione, ma che avrei dovuto chiedere chiarimenti all’Urp dove mi avrebbero poi indirizzato allo sportello giusto, anche se la pratica era fattibile anche telematicamente (!) utilizzando la Smart card.

Non avendo tempo, sono rientrato in ufficio chiedendo lumi al commercialista, dato che la Smart card la utilizza lui per la spedizione dei bilanci, ecc. E la prima parte della risposta mi ha spiazzato non poco:

la variazione dell’indirizzo di residenza dei soci ed amministratori di una società va comunicata al Registro Imprese mediante invio di una pratica telematica. Il costo per diritti ed imposta di bollo ammonta ad Euro 155,00. Per quanto concerne il ns. onorario per la predisposizione e l’invio telematico della pratica, le possiamo applicare un onorario di favore, ridottissimo, pari ad Euro 80,00.”

Ad onor del vero devo segnalare che ho scritto all’Urp della CamCom e mi hanno inviato le informazioni dalle quali si evince che il costo è di 95 € (€ 65 di bollo + € 30 di diritti di segreteria), utilizzando due moduli + una distinta.

Quindi delle due l’una: o le indicazioni sul sito non sono aggiornate oppure il commercialista ha sbagliato oppure ha ridotto l’onorario, ma alzando i costi dei bolli, (anche se dubito fortemente), ma poco importa in questa sede.

Comunque sia, detto in soldoni: un minimo di 95 € per variare un indirizzo in un computer?

E poi senti i politici parlare di sostegno alle imprese, della riduzione dei costi del lavoro, del costo della burocrazia e via dicendo… ma andassero aff….

Tuttavia sul sito della camera di Commercio c’ scritto che non c’è un termine per la variazione e non sono previste sanzioni, per cui, non lo faccio.

°°°

Resta il fatto che la burocrazia impone perdite di tempo e di denaro oltre che una serie di arrabbiature. Colgo l’occasione per allargare il discorso.

Durante l’attesa ho fatto due chiacchiere con una persona in attesa che mi raccontava, ad esempio,di quello che gli è successo in Comune. Avendo ricevuto la Tarsu, con un importo differente di 200 €, nonostante i due appartamenti di famiglia fossero identici, nello stesso stabile ed abitati entrambi da 2 persone, si è recato a chiedere un chiarimento.

E’ ovvio, gli hanno detto, visto che in un appartamento abitavano 3 persone.

No, siamo in 2, gli ha risposto, ma l’impiegato affermava che a loro ne risultavano 3. (Errare è umano, per cui non facciamo i difficili.)

Ma quando ti senti dire ad uno sportello del Comune che devi portare lo Stato di famiglia, ti scatta la rabbia. Sei in Comune, lo Stato di famiglia te lo rilascia il Comune, batti due tasti sul computer e verifica. Non si può, ed ecco che questa persona è dovuta andare ad un altro sportello, farsi rilasciare lo Stato di famiglia e ritornare allo sportello precedente.

Niente di nuovo, sappiamo quale sia l’ottusità procedurale degli uffici pubblici.

Pochi giorni fa il Testimone mi raccontava che suo padre aveva la necessità del Pin dell’Inps per scaricare alcuni documenti dal portale. La procedura per la richiesta online non è andata a buon fine, ragion per cui ha telefonato, ma gli hanno detto che per ragioni di privacy doveva telefonare il padre; chiamano insieme, lasciano i dati ed in chiusura di telefonata l’operatore gli dice che essendo titolare d’azienda (o amministratore, non ricordo) per telefono non si poteva richiedere il Pin (e vien da chiedersi il perchè), ma era necessario recarsi di persona,cosa questa per lui impossibile al momento per motivi di salute.

Nessun problema, basta delegare il figlio. Ed ecco la delega compilata e firmata ed il Testimone si reca negli uffici dove l’impiegato di turno la prende senza guardarla, e la getta su una pila di altre carte, e consegna poi il Pin al Testimone.

Con tanti saluti alle procedure ed alla privacy. ;-)


Lavorare nell’italietta, paese di furbetti e furboni

13 maggio 2013

Questo secondo me è un esempio non di scorrettezza, ma di poca correttezza, che non è la stessa cosa.

Un cliente telefona per trattare un ordine, gli confermo che, come scritto sull’offerta e come ben sa, ;-) la nostra politica commerciale prevede di comunicare da subito il miglior prezzo e che oltre i 60 giorni di pagamento non si può andare; faccio saltare via un paio di cent sul prezzo di un articolo (-48 €), come atto di buona volontà, e dopo (solo dopo) mi dice però che i pagamenti imposti dalla direzione (neanche fosse un’entità che non possa essere messa in discussione) sono a 60 giorni fine mese + 10.

Vabbè, dico che è seccante, ma abbozzo e porto a casa l’ordine (telefonico), con consegna richiesta per il 22 maggio.

Chiusa la telefonata, realizzo che con pagamento 60 f.m. + 10, la Riba cade al 10 agosto ed allora mando una mail avvisando di non dare per scontato che il pagamento di agosto venga spostato al 10 settembre (altra anomalia tutta italiana…)

ed allora arriva l’ordine scritto…

con consegna al 3 giugno, in modo tale da far si che i 60+10 si tramutino in un effettivo 90 + 10 e quindi scadenza al 10 settembre…

Furboni…

(detto per inciso, io so per certo che questo materiale è molto urgente, tuttavia preferiscono ritirarlo all’ultimo momento, pur di spostare il pagamento; spero che gli autotrasportatori ai primi di giugno facciano uno sciopero di una settimana, così ci facciamo due risate…)


Ed anche Shell vince il Premio U.C.C.S.

9 maggio 2013

polliceversoLeggendo capirete bene perchè la Shell si sia aggiudicata il Premio U.C.C.S. (Ufficio Complicazione Cose Semplici)

Gli altri vincitori li trovi QUI

Nei giorni scorsi ho deciso di chiudere il contratto con Shell per la carta carburante che, per diverse ragioni, è inutilizzata, per cui è sciocco pagare la quota annuale di un servizio del quale non si usufruisce.

Come fare?

Mi sono collegato al loro sito per scoprire che di fatto via web si può fare di tutto, tranne che chiudere il contratto (furbi eh?) ed allora gli ho scritto una mail chiedendo informazioni.

La risposta è stata questa:

shell

Va da sè che avendo la Posta certificata, ho ritenuto inutile perdere tempo per andare in posta per spedire una raccomandata,  pagando, per cui gli ho inviato una Pec.

Si suppone che la cosa finisca lì, con una loro conferma della chiusura del contratto ed invece no, perchè oggi mi hanno chiamato per avere alcuni dati societari, e confermarmi poi che da quel momento potevo tagliare e buttare la carta, tuttavia per la chiusura del contratto dovevo inviargliuna raccomandata. :-D

Ed ecco che la comodità (ed il risparmio) del web va a farsi friggere una volta di più. E quindi ora dovrò preparare una raccomandata, andare in posta, per comunicargli quello che già sanno, dato che mi hanno già disattivato la carta.

W la logica.


Se ti chiedono soldi per mettere dei chiodi in una bustina, gira al largo…

18 aprile 2013

Recentemente ho pubblicato il comunicato dell’UNC in merito le associazioni dei consumatori hanno portato l’attenzione a chi ti fa spendere soldi per accedere al mondo del lavoro, cosa questa che non è accettabile, anche se poi un lettore del Blog aveva raccontato un’esperienza  in merito.

Stimolata da queste lettura, una giovane lettrice del Blog, in cerca di un lavoro che non trova, mi scrive in merito ad una delle solite situazioni in cui si imbatte chi cerca di entrare nel mondo del lavoro:

Mi sono iscritta ad un offerta di lavoro come operaia ed ecco che mi arriva la risposta:

Sono un collaboratore di una ditta di Napoli la Ferramenta XY che offre lavoro a domicilio di confezionamenti chiodi in acciaio di vari tipi e dimensioni; è un lavoro facilissimo che richiede solo tempo e pazienza. Il lavoro consiste nel selezionare i chiodi e metterli nelle apposite bustine di 50 pezzi . Nel primo pacco prova riceverete un manuale d’istruzione, le bustine e una busta di 5000 chiodi. verranno retribuiti 0.50 centesimi a bustina, con 5000 chiodi sono 100 buste e di guadagno sono 50 €.

Naturalmente in futuro potete richiedere quantità maggiori; il lavoro verrà retribuito secondo le vostre volontà tramite assegno/bonifico/postapay; i pagamenti avvengono ogni fine lavoro, quindi può capitare più volte in un mese.

Per ricevere il primo pacco prova e necessario fare un versamento cauzionale di 15 euro che vi verranno rimborsati a fine rapporto. Per nostra esperienza personale non vogliamo assolutamente chi aderisce a questo lavoro abbia perdite economiche; naturalmente tutte le spese successive di invio e consegne saranno a nostro carico.

Una volta terminato il lavoro va rispedito in azienda a nostre spese; mandare email di conferma completo del vostro indirizzo se siete interessati e in breve tempo riceverete le coordinate per effettuare il versamento… no perditempo…

Ovvio che il tutto mi pare un pò strano ragion per cui cerco su Google il nome della società citata nell’offerta di lavoro (che non è quello della Ferramenta XY) e non trovo nulla; mi sono resa conto che l’email fa riferimento alla Ferramenta XY e sorpresina escono i commenti di un forum femminile dove trovo i commenti di ragazze che ci sono cascate. Insomma la solita truffa! Ma non è possibile, tra un pò mi deprimo sul serio!

Adesso gli ho dato corda facendo notare che sono di Torino e non di Napoli. Vediamo che si inventano ;-) …. e dopo poco arriva la risposta: il versamento di 15 euro è da effettuare su poste pay numero 40xxxxxxx intestato a X.X. – Codice fiscale xxxxxxx; dopo aver effettuato il versamento mandare email di conferma se riuscite a farlo entro oggi entro domani in giornata provvederemo alla spedizione del lavoro. Tranquilla poi passa il corriere.

Non so devo essere tranquilla, visto che uno dei commenti letti sul forum già citato dice: io ci sto parlando proprio ora con questo tizio, ieri sera gli ho detto che prima di ricevere i miei 15 euro doveva mandarmi un foglio dove affermava che a fine rapporto il mio anticipo mi veniva restituito; lui subito ha detto che se non mi fidavo di lasciare stare che questo è un lavoro saltuario e non ci sono contratti…


Sistri: progetto accantonato, le aziende hanno pagato ed ora scattano gli arresti

17 aprile 2013

leggo oggi su Lettera43 che “La guardia di finanza di Napoli ha eseguito 22 provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul Sistri, sistema di tracciabilità rifiuti”

Per quanto riguarda il fallimentare Sistri, che ha dato problemi ancora prima di diventare operativo, ho parlato a suo tempo, così come, da diretto interessato, avevo segnalato il fatto che le aziende fossero state obbligate al pagamento dell’iscrizione oltre che a spendere altri soldi per poterassolvere agli obblighi, ma tutto è finito in una bolla di sapone dopo molti rinvii che peraltro hanno comportato per le aziende il pagamento (a settembre 2011) di circa 90 milioni di € che naturalmente sono spariti, senza nessuna possibilità di rimborso.

Anzi, a volerla dire tutta, avevo letto che a suo tempo hanno gestito il tutto in modo tale da escludere a priori un rimborso. ;-)

A parte il fatto che le aziende con notevoli problemi economici, una volta di più si sono trovate Cornute & Mazziate, in sintesi possiamo vedere come la politica ha gestito, in maniera scorretta se non truffaldina, l’intera vicenda.

Ed ecco che oggi scattano le manette a conferma di quanto scritto a  suo tempo da alcuni giornalisti e riportato nell’articolo citato, era vero:

Il progetto per l’appalto Sistri è stato stimato in circa 400 milioni di euro. Una parte delle somme sono state incassate dalle imprese nonostante il sistema non sia mai entrato in funzione.

Sul progetto per anni – ha sottolineato la procura – non è trapelata alcuna informazione perché su di esso era stato apposto il segreto di Stato in virtù del quale nel dicembre 2009 il ministro dell’Ambiente aveva proceduto all’affidamento diretto alla società Selex Service Management che autonomamente aveva anche proposto il progetto al ministero.


Auto aziendale da 30.000 €? In Germania ne deduci 30.000 ed in Italia…

27 marzo 2013

L’articolo nei dettagli lo potete leggere direttamente su SicurAuto, ma in ogni caso la tabella in calce dice tutto.

Comunque sia, come scrivono in apertura,  se nel 2012 le immatricolazioni di auto aziendali hanno rappresentato in Italia il 24% del totale contro il 62% della Germania, il 55% della Gran Bretagna, il 49% della Spagna e il 43% della Francia” ci sarà un perchè.

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Ed anche la chiusura dell’articolo non fauna piega: “Non occorre scomodare un premio Nobel per l’economia per capire che l’azienda italiana e quella tedesca operano sullo stesso mercato, ma la nostra azienda corre con una pesante palla al piede che si chiama Fisco.

Uno dei problemi più urgenti che il nuovo Governo dovrà affrontare – sostengono il Centro Studi Auto Aziendali e il Centro Studi Promotor - è dunque l’armonizzazione della normativa fiscale sull’auto aziendale agli standard europei.”

 

 


Pagarsi un corso in un albergo a 5 stelle per lavorare? Sarà…

25 marzo 2013

Ricevo, da un lettore del Blog, il racconto della sua esperienza circa la partecipazione ad un incontro conoscitivo al quale ha partecipato, per curiosità personale e per poterne poi raccontare sul Blog.

A seguito di alcune ricerche effettuate sul web ho avuto modo di appurare che la società in questione è in parte esaltata (probabilmente dai suoi “adepti” che se non raccolgono contratti o non reclutano collaboratori, non guadagnano) ed è per contro fortemente criticata da altri per la trasparenza e le difficoltà a farsi rimborsare.

Considerando che si guadagna (poco) sui contratti attivati, ma si può incrementare rivalendosi sui collaboratori, che ovviamente devono essere reclutati con mirabolanti promesse di guadagni, mi vien da pensare al classico schema delle vendite piramidali, peraltro vietato.

Tra l’altro anche recentemente le associazioni dei consumatori hanno portato l’attenzione a chi di fatto ti fa spendere soldi per accedere al mondo del lavoro, cosa questa che non è accettabile. Tra l’altro vien da chiedersi perchè i Corsi debbano essere sostenuti (a proprie spese) in un albergo a 5 stelle e non in un ufficio della società.

Articolo correlato: I venditori porta a porta visti dall’interno

°°°
Alcuni giorni fa sono andato ad un incontro conoscitivo invitato da alcuni conoscenti. Premetto che sono andato solo per curiosità. Questa società si occupa di brokeraggio telefonico, permettendo (o promettendo?) agli abbonati di avere considerevoli sconti, agganciandosi ad ogni chiamata ad un server che permette di scegliere la migliore compagnia, quindi tariffa tra i 200 operatori presenti sul mercato.  Si occupa sia di telefonia fissa agganciandosi a Telecom, sia di quella mobile con Vodafone.

Come mi aspettavo, non sono stati forniti dettagli tecnici con la scusa che ci sarebbero volute ore, ma ci hanno detto che se eravamo interessati, potevamo poi partecipare ad un corso.

Da circa un mese, insistentemente, venivo invitato ogni mercoledì, ad assistere a questo incontro (da loro definito start point) , che, parole loro, mi avrebbe aperto ad un nuovo mondo lavorativo e di maggiori guadagni, puntando sul fatto che questi incontri venivano fissati raramente (cosa non vera ).

Mi presento alle 20.30, azienda enorme su due piani, bellissima. Trovo i tre conoscenti, che mi  fanno accomodare in una stanza, con musica a palla, commerciale e giovanile, così forte da non riuscire a parlarsi.

Arriva un soggetto, direttore? manager? non so non si è minimamente presentato. Vestito benissimo, battuta pronta e sorriso finto. Insomma sembra il classico imprenditore in carriera pieno di soldi.

Il  gruppo, senza contare coloro già all’interno, era di 8 persone, più o meno giovani, età media sui quarant’anni. Inizia la presentazione di quello che è l’azienda, con un video di presentazione bello, ma poco chiaro, ed un altro video che mostrava come l’azienda si impegna a versare soldi in beneficenza in Africa (ed ecco che dal fondo parte un applauso).

Si inizia a spiegare quale dovrebbe essere il lavoro, invitandoci chiaramente ad attivare un contratto in primis a noi stessi e poi il tutto si sarebbe svolto con il passaparola amici di amici insomma. Il guadagno è di 30 euro a contratto, peccato che il furbacchione si sia dimenticato di dire che sono lordi, cosa che io ho chiesto.

Ad un altra domanda sulla P.iva, ha cercato di sviare spiegando che ci sono diverse tipologie di contratto, dipende dalla situazione personale, appena si è accorto che ero più sveglio e curioso della media, non ha potuto fare a meno di dire la verità, cioè che arrivati ad un totale di circa 5000 € bisogna aprirsi la P.iva.

E’ stato poi spiegato, che chi fossi stato interessato avrebbe potuto frequentare un corso di due giorni, sabato e domenica, in un hotel addirittura di 5 stelle, dove ci si divertiva molto, ci si rilassava ecc.. Il tutto al costo di 200 euro per il corso, più altri 300 euro di hotel.

Ma partecipando alla così detta sfida, portando 15 contratti si poteva essere rimborsati della spesa sostenuta per il corso, inutile dire che tutte e tre non l’avevano vinta perché (parole loro) non hanno parenti e conoscenti, ma tu invece sicuramente la vincerai.

Segue poi la spiegazione poi di diversi passi avanti nella carriera, dove si poteva arrivare a guadagnare, creando la propria rete di collaboratori, cifre enormi. ( sicuramente).

Oltretutto, salendo di livello si percepisce una provvigione più alta e si guadagna sulla differenza di provvigione dei collaboratori sotto di te.

Alla conclusione dell’incontro, ci dicono che se volevamo era possibile fissare per il giorno dopo un incontro individuale e che lui ci aveva aperto le porte di un treno per il successo, se volevamo salire bene altrimenti lui non poteva farci nulla, siamo noi che decidiamo per la nostra vita – insomma solite frasi fatte per convincere dei poveri polli.

Finito, mi giro verso il mio conoscente, dicendogli che quello che pensavo era stato confermato, gli ho fatto alcune domande, del tipo quando venivano pagati, di solito ad attivazione contratto cioè 2 mesi o 3 dipende.. se vi erano storni se il contratto non veniva mantenuto per tot tempo.. Ovvio che non sapevano nulla.. Oltre tutto la prossima settimana parteciperanno ad un altro corso, con un costo sui 600 euro.. e ce ne saranno altri…

Parlando con uno dei tre, di circa la mia età, gli spiegavo che alcune dinamiche in un mese che è li, non le può ancora aver capite perfettamente, quindi di non fidarsi così tanto delle belle parole e dei facili guadagni promessi. Di far attenzione, in quanto ero sicuro che nel corso fatto non le avevano dato tutte le informazioni tecniche, infatti  mi ha confermato la cosa, dicendomi che non c’era nulla da sapere se non il fatto che si andava a risparmiare utilizzando più gestori.

Si avvicina poi l’omino della società, chiedendomi se volevo andare all’incontro del giorno dopo, al che gli  ho risposto che non mi interessava; innanzitutto perché non avrei mai speso soldi per un corso, poi perché non l’avrei mai fatto tramite conoscenti ed infine che le provvigioni erano troppo basse, in quanto altre agenzie danno più del doppio, senza frequentare corsi di formazione.

Quale è stata la reazione?

Ovviamente, sempre con il sorriso a 54 denti, mi ha offerto di non pagare il corso, di alzarmi le provvigioni ecc.. Io gli ho risposto molto educatamente di non prendermi in giro, che sapevo certe dinamiche per esperienza.

Lui ha iniziato a dirmi che avevo un atteggiamento negativo, che avevo paura e che per questo non sarei mai andato da nessuna parte nella vita, tutto questo perché lui mi aveva offerto di tutto, ma io non lo stavo accettando comunque.

Tutte queste parole, sono state dette, per un unico scopo per dimostrare ai suoi “ adepti”, perché non posso definirli in altro modo, che ero io quello che non avevo voglia di lavorare, che quindi sono un perdente.

Il messaggio nascosto era: non date retta a lui che è una perdente, per questo non farà mai nulla nella vita, non farà carriera, mentre voi siete dei vincenti, dei fighi e guadagnerete un sacco di soldi. ( risposta ovvia, non poteva perdere la sua fonte di guadagno, dato che la prossima settimana seguiranno un ulteriore corso).


Imprese e trasportatori litigano sul prezzo. Più controlli metterebbero tutti d’accordo

20 marzo 2013

Sul Sole 24 Ore di oggi trovate un mio articolo sull’ultima puntata della telenovela che potrebbe finire con l’abbattimento del regime dei costi minimi nell’autotrasporto.

Quello che dal 2010, di fatto, vieta di chiudere contratti in cui il committente paga al vettore un prezzo inferiore ai costi minimi del trasporto, stimati da un Osservatorio istituito presso la Consulta nazionale dell’autotrasporto.

Questo sistema ha fatto imbufalire le imprese italiane (da Confindustria in giù), che hanno presentato ricorsi in tutta Italia. Il risultato è che la normativa sarà portata davanti alla Corte costituzionale e – è notizia di ieri – anche davanti alla Corte di giustizia europea. Dall’altra parte della barricata, le imprese di trasporto.

Chi ha ragione? Cerchiamo di spiegarlo con obiettività.

Il sistema dei costi minimi è stato l’unico modo di una certa efficacia che l’Italia è finora riuscita a darsi per tutelare la sicurezza stradale nell’autotrasporto. Si sa che gli operatori del settore hanno molto peso nelle decisioni politiche, non foss’altro che per la loro capacità di….

Continua la lettura qui > Strade sicure – Imprese e trasportatori litigano sul prezzo. Più controlli metterebbero tutti d’accordo.


Burocrazia nel pubblico, inefficienza nel privato. Avanti così…

15 marzo 2013

Ci si lamenta spesso dell’inefficienza degli uffici pubblici, d’altro canto sembra che facciano apposta a tirarsi addosso le critiche; ad esempio nei giorni scorsi mio padre è dovuto andare all’Agenzia delle Entrate a portare dei documenti per un piccolo rimborso fiscale.

Documenti in triplice copia, inclusi moduli che peraltro hanno già in mano da un precedente rimborso.

Arrriva là e (come già successo mesi fa), gli dicono che i moduli (in tre copie) da loro richiesti non servono, ma in compenso serviva un modulo che non avevano richiesto e che quindi è stato compilato là, bloccando di fatto l’attività dello sportello.

Ed infine gli hanno chiesto perchè avesse portato un certo modulo (chiesto da loro) perchè tanto queste informazioni sono già nel sistema…

Vedi te.

°°°

Oggi dovevo consegnare la documentazione relativa alla Dichiarazione MUD (rifiuti, per capirsi).

La logica mi ha portato a chiedere alla D.ssa dell’ufficio preposto se potevo inviare il tutto via mail oppure dovessi portarli personalmente (dall’altra parte di Milano) e mi è stato risposto di portarli all’ufficio dell’Ass.ne più vicino, nel mio caso in V.le Monza.

Detto, fatto. Questa mattina porto i documenti e quelli cadono dalle nuvole, inizia il balletto delle telefonate, “cosa devo fare, io non sapevo niente, ma perchè non lo dite, ecc..”

Alla fine lascio i documenti e mi dicono che provvederanno loro a farli avere all’ufficio centrale, quindi inviando un fattorino. Spese aggiuntive, tempo perso.

Bastava una mail con un bel Pdf. Volendo esagerare, visto che siamo obbligati ad avere la Pec, potevo inviarli così.


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