Le leggi “contro l’anarchia del Web” ci sono, ma la Boldrini non lo sa.

14 maggio 2013

webin sintesi un articolo di Simone Cosimi che leggo su Wired e del quale consiglio la lettura integrale, perchè la disinformazione, in questo caso, parte dall’alto.

Interessante notare come i politici, quando i danneggiati sono loro, si accorgano che i tempi della giustizia, in Italia, sono troppo lunghi.

Comunque sia, si invocano sempre nuove leggi, norme e regole che alla fine non fanno altro che complicare la vita agli onesti, che tanto “incivili & furbetti” se ne fregano; sarebbe sufficiente vigilare nei giusti tempi e modi ed applicare le leggi che abbiamo. Utopia, lo so…

°°°

Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta, o attraverso una scritta sul muro, sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia via Web“. Sono le parole del presidente della Camera, Laura Boldrini, in un’ intervista a La Repubblica.

Dopo la sua elezione del 16 marzo, si è scatenata nei confronti di una donna e una persona attenta ai diritti dei più deboli e degli immigrati un’ offensiva online che ha pochi precedenti. [...] Tanto da spingere la neopresidente, non senza qualche polemica, a istituire a Montecitorio un piccolo nucleo di agenti della Polizia postale.

Sottolineando la necessità di una nuova legge contro “ l’anarchia di Internet”, a cui si aggiunge anche il commento del presidente del Senato Pietro Grasso a SkyTg24: ” Le leggi che proteggono dal Web effettivamente le dobbiamo assolutamente ideare. [...] Perché attraverso il Web si commettono tanti reati ed è necessario che ci sia una volontà internazionale, perché purtroppo i server da cui nascono le possibilità di identificare le persone sono in paesi che non collaborano sotto il profilo giudiziario”.

Le leggi ci sono – dice a Wired.it l’avvocato Guido Scorza, avvocato esperto di Internet e nostro blogger – da quelle sulla xenofobia a tutta l’impalcatura che punisce i reati commessi nell’ambito dell’informazione, come la diffamazione. Sono tutte applicabili via Web. Anzi, come mezzo di comunicazione di massa l’imputazione per un fatto accaduto in Rete rischia perfino di essere più grave. Dunque è falso sostenere la tesi del muro diversa dal Web. Il problema semmai è che la Boldrini, come molti prima di lei, non ha un quadro chiaro del fenomeno.

Il presidente della Camera si lamenta per i tempi lunghi d’intervento. Ha ragione, ma quello è un problema generale della giustizia italiana – prosegue Scorza – tema ben diverso dall’idea che ci siano diritti diversi per mezzi diversi. Nessuna impunità è consentita in Rete. Semmai può essere difficile scovare chi commetta un reato ma, anche in questo caso, è questione ben diversa e apriremmo un mondo: si tratta di tecnica, non di diritto. Vogliamo forse schedare ogni utente della Rete?”.


L’Agenda digitale nella Repubblica delle Banane

2 maggio 2013

BananeChe il mondo digitale sia per le istituzioni una cosa alquanto nebulosa, si sapeva, tanto è vero che siamo un paese decisamente arretrato in tal senso, riuscendo a complicarci la vita sempre di più, tuttavia la vicenda segnalata sul Blog di Paolo Attivissimo, spiegata poi nell’articolo di Guido Scorza su L’Espresso Blog è veramente paradossale e testimonia, se mai ce ne fosse bisogno che non solo le istituzioni viaggiano a velocità diverse, ma che a farne le spese è sempre il Cittadino, ancora una volta Cornuto & Mazziato.

ecco, in sintesi, l’articolo di Guido Scorza

Ha davvero dell’incredibile la vicenda che si apprende sfogliando il bollettino dell’Autorità Garante per la concorrenza e per il mercato dello scorso 22 aprile.

Una società condannata a pagare quindicimila euro – poco meno del 20% del suo fatturato annuo – per essere stata troppo veloce a realizzare e pubblicizzare una soluzione di firma elettronica avanzata ovvero l’ultimo nato dei quattro tipi di firma elettronica introdotti nel nostro ordinamento nella speranza – sin qui vana – di digitalizzare il Paese.

La storia – al netto di alcuni passaggi tecnico-giuridici – è più o meno questa.

Nel dicembre del 2010, il legislatore, interviene sul Codice dell’amministrazione digitale, introducendo, tra l’altro, una nuova tipologia di firma elettronica, appunto quella elettronica avanzata e stabilisce che, per la più parte degli atti e contratti, possa essere utilizzata in alternativa alla firma digitale, il cui utilizzo, peraltro, non è mai davvero decollato.

La firma elettronica avanzata è uno strumento più agile e “usabile” rispetto alla firma digitale e, dunque, una soluzione capace di segnare davvero – forse – una svolta nella digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei rapporti tra privati.

Lo stesso Governo, attraverso il servizio “linea amica”, rassicura cittadini ed imprenditori circa la circostanza che “Il documento informatico sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o firma digitale è valido a tutti gli effetti di legge e soddisfa il requisito della forma scritta”.

Frattanto il Governo e chi dovrebbe occuparsi di varare al più presto le nuove regole tecniche, se la prendono straordinariamente comoda.

Passa il primo anno, passa anche il secondo e si arriva alla primavera del terzo, senza che le regole tecniche vengano definitivamente approvate.

Ha dell’incredibile apprendere che l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto ingannevole la pubblicità con la quale una società promuoveva la propria firma elettronica avanzata, stabilendo che, allo stato, in assenza delle regole tecniche, la firma elettronica avanzata sarebbe solo un istituto giuridico inutilizzabile.

Non è così, non solo per una lunga serie di argomenti giuridici che l’Autorità Garante avrebbe fatto bene ad approfondire ma soprattutto perché, l’imprenditore in questione, non ha detto niente altro di quanto, continua a campeggiare, in grassetto, proprio sotto il logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Se davvero, dunque – come ritiene l’Autorità Garante – le firme elettroniche avanzate, allo stato, in assenza del varo delle regole tecniche, sono solo un istituto giuridico inutilizzabile, l’ingannevolezza e la disinformazione è partita proprio dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, ovvero dall’organo deputato a varare le tanto attese regole tecniche.

D’accordo essere uno dei Paesi dell’Unione europea meno moderno ed innovativo ma, almeno, smettiamola di remare contro il progresso.


Un libro: Tutti a casa. Noi paghiamo il mutuo loro si prendono i palazzi

26 aprile 2013

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Se avete comprato una casa pagandola fino all’ultimo centesimo, siete fessi. E se avete investito nelle quattro mura i risparmi di una vita, siete fessi al quadrato.

Perché gli altri che fessi non sono, cioè i furbi, quelli che contano, che sanno muoversi, che hanno un papà importante o un marito ministro, quelli che conoscono o sono conosciuti, quelli che gestiscono il potere o perlomeno lo frequentano, la casa l’hanno avuta in ben altro modo. E, sicuramente, facendo meno sacrifici di voi.

Il presidente del Senato e quello della Corte dei conti, lo sceriffo di Equitalia e il grande sindacalista, l’ex presidente della Consob e quello della Lega Calcio, il medico del Papa e il magnifico rettore, l’ex ministro dell’Economia e il capo dell’Inps, gli alti burocrati e i grand commis di Stato, il rampollo del senatore e la figlia del deputato, le star del cinema e quelle della musica: ecco alcune delle tante persone citate in questo libro.

Sono diverse per età, formazione culturale, ruolo e partito politico, ma hanno tutte una passione in comune: quella per il mattone. Comprano molto e, soprattutto, comprano con lo sconto, spesso da un ente pubblico previdenziale: 30, 40, fino al 70-80 per cento in meno del valore di mercato.

Risultato: quello che è accaduto negli ultimi vent’anni in Italia è un vero e proprio saccheggio del nostro patrimonio immobiliare, avvenuto quasi sempre nel rispetto della legge, ma con meccanismi incredibilmente perversi che questa sconvolgente inchiesta vi svelerà.


Il cavalcavia da 4,6 milioni è pronto, ma resta chiuso

22 aprile 2013

DSC_0112Avevo già accennato al cavalcavia che scavalca la linea ferroviaria collegando Arluno a Corbetta ed evitando di conseguenza il passaggio a livello scomodo, ma soprattutto gestito in maniera folle lasciando le sbarre abbassate per tempi lunghissimi, non giustificati.

Considerando che da questa strada transitava il traffico da/per il casello autostradale di Arluno è facile capire come fosse necessario fare qualcosa per risolvere l’impasse.

E’ da quando abito a Corbetta, sono trascorsi 15 anni, che sento parlare del cavalcavia, tuttavia leggendo l’articolo di S. Galimberti su Altomilanese ho scoperto che il progetto è stato avviato, sulla carta, nel 2001 e già allora si scriveva che era atteso da 10 anni, il che significa che tra il Pensare ed il Fare sono trascorsi 22 anni.

Ho scritto Fare, ma forse è un termine azzardato, perchè è vero che nell’aprile 2010 sono inziati i lavori e che gli stessi avrebbero dovuto concludersi nel maggio 2012, ma è anche vero che siamo a fine aprile 2013 ed il cavalcavia è lì, “complessivamente realizzato”, ma inutilizzabile.

Come raccontavo lo scorso anno, qualcuno ebbe un’illuminazione e si accorse di un problema di viabilità ovvero (come scrivono su Altomilanese)  i camion erano impossibilitati a svoltare all’ingresso delle fabbriche poste fra Corbetta e Vittuone. Da qui i miei complimenti al progettista ed a chi aveva approvato il tutto.

Complimenti che sono veramente meritati visto che ci si aspettava la costruzione di marciapiedi per consentire l’uso anche ai pedoni,  tuttavia gli stessi si fermano a poche centinaia di metri, all’inizio del cantiere.

Sempre su Altomilanese ecco che scopro un’altra novità, scoperta solo a dicembre, e che riguarda l’illuminazione pubblica che è di competenza della Provincia, ma in base ad un accordo sarebbe finita nei bilanci comunali, ma il Patto di stabilità complicava le cose, ragion cui è stata chiesta l’approvazione ad una variante di progetto che preveda l’illuminazione solo sulla rotonda ai piedi del cavalcavia.

Leggo che il Comune di Corbetta sta ultimando la realizzazione di una rotatoria di innesto, anche se passo da lì spesso e non vedo mai lavori in corso, ma sarò sfortunato, non mi si vorrà dire che il Comune di Corbetta con tutte le beghe interne che ha si sia dimenticato di fare i lavori?

A meno che il tutto non sia in mano al vicesindaco che non c’è (per completezza di informazione c’è, ma quando va bene è a Roma due giorni e mezzo a settimana, come ha gentilmente precisato nel post citato); resta il fatto che il vicesindaco-assessore l’incarico ce l’ha, anche se mal si sposa con quello di Assistente portaborse a Roma… ;-)

Altrove ho letto che i lavori inizieranno il 2 maggio 2013 e si concluderanno nel luglio 2013.

Sarà la volta buona?


I politici sono attaccati alle poltrone (si sapeva…), ma qualcuno esagera.

22 aprile 2013

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Che i politici siano attaccati alle poltrone ovvero agli stipendi (ed al potere) che ne consegue è cosa nota, ma ci sono personaggi che esagerano.

l43-mantovani-121222143549_mediumLeggo su Altomilanese un articolo di Ersilio Mattioni nel quale racconta di Mario Mantovani (Pdl) che al momento è il Re dei furbetti con ben 6 poltrone:

Sindaco di Arconate + vicepresidente della Lombardia + assessore regionale + consigliere regionale + senatore + coordinatore lombardo del Pdl.

A prescindere degli stipendi effettivamente incassati dal Mantovani, la prima obiezione di Mattioni è la stessa che farebbe il primo che passa ovvero Come riesce a fare tutto?

Ed a farlo bene, aggiungerei io, visto che non incassa gli stipendi in base alla reale operatività.

Resta il fatto che l’Articolo 122 della Costituzione (oltre al Decreto del 2011) non lascia spazio a dubbi di sorta, per cui questo signore dovrebbe decidersi una buona volta su quale incarico vuole mantenere.

Aggiornamento del 15 maggio 2015: Da quasi due mesi vicepresidente e assessore alla Salute della Regione Lombardia ma anche senatore e sindaco di Arconate, per Mario Mantovani è stata «rilevata» una situazione di incompatibilità dalla Giunta delle elezioni del Pirellone [...] «Si sapeva, rispetterò quello che dice la legge: mi dimetterò presto da senatore, mentre ho già avviato la procedura di decadenza da sindaco di Arconate»: questa la prima replica di Mario Mantovani. – Fonte

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*Foto rimossa* Nell’articolo di Mattioli Mattioni ho trovato molto interessante anche la vicenda di Monica Maronati (Pdl), vice sindaco di Corbetta che al momento ricopre 3 cariche: vicesindaco + assessore + consigliere comunale, ma è riuscita ad aggiungerne una quarta che, al di là delle normative di legge, è decisamente incompatibile con le altre: è infatti diventata portaborse collaboratore a Roma del senatore Sante Zuffada.

Ed ancora una volta, ancor prima dei dubbi del giornalista, ci viene in aiuto la logica: come fa la Maronati a fare il vicesindaco di Corbetta se passa la settimana due giorni e mezzo a Roma?

(Per completezza di informazioni, potete leggere nei commenti il punto di vista in proposito della Maronati)


Sistri: progetto accantonato, le aziende hanno pagato ed ora scattano gli arresti

17 aprile 2013

leggo oggi su Lettera43 che “La guardia di finanza di Napoli ha eseguito 22 provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul Sistri, sistema di tracciabilità rifiuti”

Per quanto riguarda il fallimentare Sistri, che ha dato problemi ancora prima di diventare operativo, ho parlato a suo tempo, così come, da diretto interessato, avevo segnalato il fatto che le aziende fossero state obbligate al pagamento dell’iscrizione oltre che a spendere altri soldi per poterassolvere agli obblighi, ma tutto è finito in una bolla di sapone dopo molti rinvii che peraltro hanno comportato per le aziende il pagamento (a settembre 2011) di circa 90 milioni di € che naturalmente sono spariti, senza nessuna possibilità di rimborso.

Anzi, a volerla dire tutta, avevo letto che a suo tempo hanno gestito il tutto in modo tale da escludere a priori un rimborso. ;-)

A parte il fatto che le aziende con notevoli problemi economici, una volta di più si sono trovate Cornute & Mazziate, in sintesi possiamo vedere come la politica ha gestito, in maniera scorretta se non truffaldina, l’intera vicenda.

Ed ecco che oggi scattano le manette a conferma di quanto scritto a  suo tempo da alcuni giornalisti e riportato nell’articolo citato, era vero:

Il progetto per l’appalto Sistri è stato stimato in circa 400 milioni di euro. Una parte delle somme sono state incassate dalle imprese nonostante il sistema non sia mai entrato in funzione.

Sul progetto per anni – ha sottolineato la procura – non è trapelata alcuna informazione perché su di esso era stato apposto il segreto di Stato in virtù del quale nel dicembre 2009 il ministro dell’Ambiente aveva proceduto all’affidamento diretto alla società Selex Service Management che autonomamente aveva anche proposto il progetto al ministero.


Intestazioni fittizie: il valzer delle carte

16 aprile 2013

di Maurizio Caprino

I grandi sprechi si vedono anche nelle piccole cose. Come la circolare (Prot. n. 300/A/2403/13/106/16/1) con cui il 20 marzo il dipartimento Pubblica sicurezza (ma in pratica sappiamo che queste note le scrive la Polizia stradale) stabilisce che le forze dell’ordine devono segnalare anche alla Motorizzazione i veicoli che risultano intestati fittiziamente a qualcuno.

Quando la norma contro le intestazioni fittizie andò in vigore (giugno 2012), il Dipartimento scrisse che la segnalazione andava fatta solo al Pra.

Il presupposto di questa prima disposizione è che Pra e Motorizzazione “si parlassero” via computer, come il Codice della strada prevede dal 1992 e come vari ministri della Funzione pubblica hanno annunciato per decenni riferendosi a tutta la pubblica amministrazione. Ma evidentemente così non è ancora ed ecco la circolare correttiva.

Adesso chiediamoci quanto costa tutto questo e chi paga. Pensiamo pure ai roboanti proclami dell’estate scorsa sulla spending review.

Adesso sappiamo che la spending review era una montagna che ha partorito un topolino e che ai risparmi che sarebbero possibili con una razionalizzazione di lungo periodo si preferiscono gli aumenti tariffari per coprire le spese.

Inoltre, fossero spese che garantiscono servizi a prova di bomba, si potrebbero anche giustificare. Ma più volte abbiamo dimostrato che non è così.

Aspettiamo davvero di diventare come Cipro per cambiare le cose?

La colpa non è solo dei governi, ma anche delle maggioranze parlamentari che non si riescono a mettere insieme quando si tratta di fare certi provvedimenti “impopolari”.

Quindi, alla fine, la colpa può anche essere di tutti noi che i parlamentari li votiamo. E il fatto che con questa legge elettorale non li si possa scegliere direttamente (ci pensano le segreterie di partito) qui non conta: l’efficienza della burocrazia dell’auto non entrerà mai in campagna elettorale.

Ma forse, se capiremo che la burocrazia dell’auto è solo un esempio di come funziona il potere in Italia, chissà…


Vogliamo una donna Presidente (magari la Bonino) e quindi…

9 aprile 2013

Alcuni giorni fa ero in attesa nello studio delmedico ed un signore di una certà età, diciamo oltre i 70, che stava parlando con altri pazienti in attesa, ha dichiarato che avremmo bisogno di una donna come Presidente, ma anche al comando nelle varie posizioni politiche, ma che gli italiani sono troppo ignoranti per eleggerla.

Parole sue. Ma condivisibili. Leggo sui giornali che vari sondaggi circa la prossima elezione del Presidente vedono in testa nelle preferenze la Bonino, cosa questa emersa anche dal nostro piccolo sondaggio Blog.

Ed allora, visto che a grandi linee si può intuire cosa vorrebbero gli italiani, mettiamoci il cuore in pace, non ci daranno una donna Presidente e, mi vien da dire, meno che mai la Bonino. Una donna capace, caparbia, con grande esperienza politica, anche internazionale con la quale puoi anche non essere sempre d’accordo, ma alla quale si deve riconoscere un’onestà intellettuale che manca oggigiorno.

D’altro canto nel momento in cui crei un comitato di 10 saggi senza neanche una donna… :-(

Ieristavo leggendo su una rivista un riassunto circa le donne Presidente nel mondo: ora come ora sono 8, delle quali 3 in sudamerica, senza dimenticare la recente ricandidatura della cilena Bachelet. E’ risaputo che giudico superiori le donne, nella maggior parte dei casi, e mi basta pensare a Leymah Roberta Gbowee che riuscì a fondare un movimento femminile che riunì mussulmane e cristiane e che condusse nel 2003 alla fine di una delle guerre civili più sanguinose alla quale il tormentato continente africano avesse mai assistito, quella liberiana.

E noi siamo alle prese con politici che dopo oltre 40 giorni dal voto non riescono a mettere da parte le ambizioni personali per il bene del paese, in un momento drammatico come quello attuale. Gbowee ha riunito mussulmane e cristiane, qui non si mettono d’accordo Pd e Pdl.

Scorrendo velocemente le schede delle 8 donne Presidente, abbiamo l’ovvia conferma che non tutte le donne sono da portarein palmo di mano, e troviamo personalità alquanto discusse: in Argentina la Kirchner accusata di aver truccato i dati sull’inflazione, In Liberia la Sirleaf e la sua legge anti gay, in Costa Rica la Miranda che ha manifestato in strada contro l’aborto (che è una scelta, mica un obbligo, no?).

Ma leggo anche della Grybauskaitè, in Lituania, che si è tagliata del 30% lo stipendio di € 94.000/anno, gesto condiviso con la Presidente Banda del poverissimo Malawi, che ha tagliato, sempre del 30%, lo stipendio da 44.000 €/anno e che in aggiunta ha venduto l’aereo presidenziale da 13 milioni di dollari oltre che a 60 Mercedes statali, per devolvere il ricavato alla popolazione; poi c’è la Jahjaga, in Kosovo, ex superpoliziotta con addestramento anche all’Fbi, che non ha nessun palazzo presidenziale e vive in un normale appartamento, ed infine la brasiliana Roussef .

Al momento il Quirinale ci costa 228 milioni di € … con un deciso taglio delle spese di circa 3 milioni rispetto al 2009 …


Tariffe Pra, un piccolo rincaro che spiega come funziona l’Italia

5 aprile 2013

di Maurizio Caprino

Non è questione di un pugno di soldi. Dietro quei pochi euro di rincaro delle tariffe per le pratiche di competenza del Pra, che illustro e commento sul Sole-24 Ore, c’è una lezione su come funziona l’Italia.

Lo vedete riflettendo su un particolare: che il Pra stesse soffocando finanziariamente non era un mistero (data la crisi del mercato dell’auto, che ha fatto crollare il numero di pratiche) e di un adeguamento delle tariffe si parla da anni, visto che erano ferme dal 1° settembre 1994. Eppure nessun Governo le aveva toccate. Nemmeno quello attuale, quello tecnico, che ha atteso i suoi ultimissimi giorni di vita per dare il via al Dm di adeguamento tariffario.

Che significa?

In giorni in cui il Governo è in carica solo per gli affari correnti, toccare un provvedimento immutato da 19 anni non è proprio normale. Tanto più che non sono state solo aumentate le tariffe, ma anche introdotte esenzioni ed eliminati gli aggi dovuti dalle Province al Pra per la riscossione dell’Ipt.

E non c’era certo la Ue a premere, come invece sta facendo sui provvedimenti di natura economica attesi per i prossimi giorni. Dunque, c’era una volontà piuttosto forte (più forte di quella che avrebbe invece meritato un’efficiente riorganizzazione della burocrazia dell’auto, per garantire che il lavoro del Pra venga addirittura potenziato ma risparmiando risorse, come nello spirito della spending review annunciata da Mario Monti quasi un anno fa). Almeno in una parte del Governo.

Ma come si fa ad avere una volontà forte, in giorni in cui il Paese non riesce nemmeno a darsi un nuovo Governo?

Semplice: molto potere non sta in mano alla politica in senso stretto, ma all’alta burocrazia.

Consiglieri di Stato, alti magistrati, prefetti, ambasciatori, alti dirigenti ministeriali (capi di gabinetto, capi ufficio legislativo) eccetera. Tutti soggetti che di solito non vanno a Ballarò e Porta a Porta, tranne un po’ durante il Governo tecnico perché alcuni di loro sono diventati ministri, viceministri o sottosegretari. Tutti soggetti che normalmente restano nell’ombra e nell’ombra danno corso a tanti provvedimenti che interessano a qualcuno e impattano su molti.

Per certi versi, è giusto. Per altri, è inevitabile.

Ma va raccontato: la gente deve rendersene conto, altrimenti nella coscienza e nell’immaginario collettivo resterà l’idea che i tecnici e la società civile agiscano sempre per il meglio e senza interessi, mentre invece sono solo lo specchio della società. E, quindi, della politica.


Sondaggio Blog: Chi vuoi al Quirinale?

5 aprile 2013

Sappiamo bene che quello che dovrebbe essere il Presidente di tutti gli italiani sarà eletto dopo una serie di inciuci e compromessi fra le varie parti politiche; in ogni caso ho sottoposto agli Amici un elenco di personalità che sono in lizza o che molti vorrebbero lo fossero.

Sondaggio Blog - Chi vuoi al Quirinale


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