Ritorna la bufala-video su Benedetto XVI snobbato dai vescovi

4 aprile 2013

Certo che ce ne sono di persone che hanno tempo da perdere a creare bufale di vario genere ed altrettante sempre pronte a cliccare su Inoltra.

Un lettore su FB ritiene invece che il filmato mostriuna mancata stretta di mano da parte dei vescovi; il video l’ho guardato anch’io e mi vien da pensare che la verità sia nel mezzo ovvero c’è una fase in cui la mano di Benedetto XVI sembra fare il gesto di accompagnare il movimento del Presidente tedesco e c’è qualche attimo in cui effettivamente sembra voglia stringere qualche mano.

Leggo oggi sul blog di Paolo Attivissimo di questa video-bufala che circola su Facebook e Youtube che, scrive Attivissimo, sarebbe stato “ripreso dalla TV polacca” durante una “visita di Benedetto XVI in Germania il 22/9/2011” e mostra un gruppo di “Vescovi (probabilmente gli stessi che l’hanno indotto a dimettersi)” che “indietreggiano rifiutandosi di stringergli la mano”.

Prosegue la spiegazione che copio in sintesi:

È un bell’esempio di errata interpretazione delle immagini, tolte dal proprio contesto, che era già stato discusso e sbufalato due anni fa: Benedetto XVI era ancora in carica ed era in visita in Germania presso lo Schloss Bellevue, la residenza ufficiale del presidente tedesco, Christian Wulff, il 22 settembre 2011.

Il Papa non sta porgendo la mano ai prelati, ma li sta presentando al presidente tedesco.

La versione integrale del video, ripreso dalla TV vaticana, mostra che il presidente tedesco fa lo stesso gesto di tendere la mano in segno di presentazione a Benedetto dei membri del proprio governo, come si vede qui accanto.

L’equivoco qui è meno facile perché Wulff tende la mano sinistra, mentre Benedetto, quando presenta i propri prelati, tende quella destra.

In altre parole, i “vescovi” non stanno snobbando Benedetto, ma stanno fraintendendo il gesto del Papa, scambiandolo per una mano tesa da stringere, quando in realtà a questo punto della cerimonia dovrebbero stringere la mano al presidente tedesco; quindi sono semmai i prelati che stringono la mano al Papa a compiere una gaffe, non quelli che “rifiutano” di farlo.

Attenzione, insomma, a non pensare che i video non possano mentire e a non interpretare le immagini secondo la propria visione del mondo invece che secondo il loro contesto.


A proposito del fracking…

29 marzo 2013

Solo pochi giorni fa avevo letto un articolo su unadiscussa  tecnica di estrazione petrolifera della quale avevo già sentito parlare ovvero del fracking; si tratta di una tecnica di estrazione del gas di scisto che sfrutta la pressione di liquidi (acqua, sabbia e sostanze chimiche) per provocare fratture negli strati rocciosi più profondi, favorendo così il rilascio del gas. Il processo non è esente da rischi  per l’ambiente, al punto da aver generato una forte mobilitazione dell’ambientalismo statunitense.

Oggi mi è capitato sotto gli occhi un articolo, su Rinnovabili, che evidenzia un altro dei pericoli collegati al fracking ovvero l’induzione di attività sismica, tuttavia sgombriamo subito il campo da eventuali speculazioni sui recenti terremoti che hanno colpito l’Abruzzo e l’Emilia, dato che questa tecnica diestrazione attualmente è vietata in Europa.

fracking Scrivono su Rinnovabili: Non cessa il dibattito sugli eventuali rischi ambientali della tecnica di estrazione di petrolio e gas naturale detta fracking. Ad allarmare geologi e ambientalisti è soprattutto il pericolo di causare veri e propri eventi sismici.

Ma quella che fino a ieri era considerata solo un’eventualità, oggi potrebbe diventare una certezza. Un gruppo di ricercatori della University of Oklahoma, Columbia University e US Geological Survey ha condotto uno studio che dimostra, per la prima volta in modo scientifico, il legame tra terremoti di rilevante entità e il fracking, ossia la tecnica con cui si iniettano fluidi ad alta pressione per provocare fratture nelle rocce e agevolare la fuoriuscita di petrolio e gas.

Nello specifico, tale pratica estrattiva avrebbe provocato, secondo i ricercatori, il sisma di magnitudo 5.7 che colpì l’Oklahoma nel 2011 e che fu seguito da numerose scosse di assestamento.

Secondo lo studio, vicino la città di Prague furono pompati fluidi in pozzi petroliferi abbandonati per ben 18 anni prima del terremoto e nel 2006 si registrò un’eccessiva crescita della pressione nel sottosuolo.

Un rischio generale di eventi sismici è stato accertato già nel 2012 dalla National Academy of Sciences e uno studio effettuato da alcuni scienziati presso il Geological Survey degli Stati Uniti ha evidenziato che dal 1972 al 2008 sono stati segnalati dai due ai sei eventi sismici ogni anno, spesso troppo poco intensi per essere avvertiti; nel 2009 sono invece stati registrati più di 50 terremoti e il numero è più che raddoppiato nel 2010.

Ciò ha indotto molti studiosi a chiedersi se questa insolita sismicità fosse legata all’aumento nella zona delle attività di estrazione con la tecnica del fracking.

“Il rischio che l’uomo possa provocare terremoti di grandi dimensioni anche attraverso una piccola iniezione di fluidi – spiega Abers Geoffrey, coautore dello studio – è probabilmente molto più alto di quanto si era creduto in precedenza”.


Il più grande attacco ad Internet?

28 marzo 2013

webProprio stamattina ho letto il titolo sul Corriere.it di questo potente attacco ad internet, che causerebbe rallentamenti e difficoltà pergli utenti; abituato a titoloni che ti portano poi ad articoli poco attendibili, non avevo approfondito la questione; del tutto casualmente, sempre questa mattina, ho fatto un test della velocità della connessione ed ho avuto un bel 6 Mbps contro gli abituali 3,5 – 4,5, per cui altro che rallentamenti;-)

Ho poi letto l’articolo in merito di Paolo Attivissimo che chiarisce al meglio la situazione, originata, una volta di più da notizie reali, ma alimentate oltre misura e soprattutto senza una verifica che possa porle nel giusto contesto; come scrive Attivissimo, Certo, 300Gb/s di DDOS sono un attacco da record e dimostrano l’aggressività dei criminali informatici, ma prima di gridare all’attacco nucleare che ammazza tutta Internet magari è meglio guardarsi intorno e vedere se davvero stanno piovendo bombe.

Il blogger aggiunge poi che:

Viene il forte dubbio, a questo punto, che siamo di fronte a una notizia montata perché offriva lo spunto per titoli sensazionali e chi l’ha alimentata non s’è reso conto di essere incappato nel Principio di Belzebù del giornalismo: mai fidarsi di notizie che provengono da una fonte interessata. Cloudflare ha molto interesse a dimostrare di saper resistere ad attacchi DDOS massicci e spettacolari (con strilli come “il DDOS che ha quasi spezzato Internet”) e Spamhaus ha molto interesse a far notare la propria indubbia utilità nella lotta allo spam.

 


Noleggiare film online: come funzionano e quanto costano questi servizi.

18 marzo 2013

leggo su Altroconsumo

Per noleggiare un film oggi non c’è più bisogno di andare direttamente in negozio: basta un decoder e una connessione internet.

Abbiamo esaminato i servizi disponibili, per individuare vantaggi e svantaggi di come Apple Tv, Cubovision, Mediaset Premium Play e Chili-Tv, con i relativi costi per noleggiare un film. Ma se vuoi abbandonare definitivamente il dvd puoi scegliere anche il servizio Sky On Demand (destinato, però, solo a chi è già cliente Sky).

Apple Tv, Cubovision, Premium Play e Chili-Tv sono tutti sistemi che consentono di accedere (attraverso un apposito decoder collegato alla rete) ai rispettivi database online con centinaia di titoli (tra film nuovi e un po’ più datati) esattamente come se ci si trovasse tra gli scaffali di un Blockbuster.

Basta scegliere il film, pagare il noleggio (in genere non molto più caro di quello in negozio) e premere play, proprio come se si usasse un lettore dvd. Allo stesso modo è persino possibile mettere in pausa, andare avanti veloce, tornare all’inizio del film, riguardarlo più volte o metterlo in pausa e riprendere la visione dallo stesso punto anche in un secondo momento.

Attenzione, però: non si dispone di un tempo illimitato; una volta acquistato il film lo si può guardare immediatamente, oppure iniziare a guardarlo solo in un secondo momento (si ha circa un mese di tempo per vederlo).

Una volta premuto play, però, inizia il vero e proprio noleggio e, come ogni buon noleggio che si rispetti, al termine delle ore pagate (in genere le classiche 48), i diritti di visione scadono.

Da pochi mesi, anche Sky ha deciso di offrire un servizio per la visione di film fruibili da una banca dati online. Sky On Demand (questo è il nome) non è tuttavia un vero e proprio servizio di videonoleggio online (con tanto di pagamento di ogni singolo diritto di visione) ma di un servizio aggiuntivo destinato ai soli abbonati Sky.

Per beneficiarne bisogna essere clienti da almeno un anno e soprattutto essere dotati del decoder (e relativo servizio) My Sky HD; si tratta di un decoder particolare, che deve essere collegato alla rete internet di casa; è dotato di un hard disk interno necessario, non solo per poter registrare i vari programmi del palinsesto Sky (come un normale videoregistratore), ma anche per fare il download dei film che si desidera vedere attraverso appunto il servizio On Demand.

A differenza degli altri servizi in streaming, in questo caso il film viene materialmente scaricato nell’hard disk e resta a disposizione dell’utente nella memoria del decoder; inoltre, grazie al “progessive download” è possibile iniziare a vedere il film anche se il download è appena cominciato.

La visione dei singoli film con Sky On Demand è di fatto gratuita, ma occorre avere i diritti di visione del pacchetto Sky Cinema e l’attivazione del servizio costa ben 99 euro (ovviamente se non si beneficia di qualche promozione).

 


Spazio: rifiuti cinesi mandano in tilt satellite russo

12 marzo 2013

I rifiuti della Cina hanno davvero superato qualsiasi confine immaginabile, creando seri problemi anche nello spazio. Il satellite russo Blits (Ball Lens In The Space) è stato colpito e mandato fuori rotta da alcuni micro detriti “dell’avversario” cinese  Fengyun 1C.

Si tratta, in realtà di piccoli frammenti – con una massa non superiore agli 0,08 grammi – appartenenti al satellite asiatico distrutto nel 2007 nel corso di un test anti-missile; eppure questi minuscoli detriti si sono rivelati capaci, con la collisione, di modificare i parametri dell’orbita di Blits: l’urto ha infatti sia alterato la velocità di rotazione su se stesso che abbassato il semiasse maggiore dell’orbita di ben 20 metri. Due elementi che lo hanno reso inutilizzabile, dal momento che il satellite russo era impiegato in sistemi internazionali di sondaggio laser ad alta precisione.

Si tratta della seconda volta che un oggetto orbitante viene colpito da un detrito spaziale. Il primo caso fu segnalato nel 2009 quando un satellite americano di telecomunicazioni venne messo fuori uso stavolta da un satellite militare russo in dismissione, provocando con la collisione, una nuvola di altri detriti spaziali.

Il problema sta preoccupando non poco le agenzie spaziali, soprattutto in considerazione della crescente quantità di “spazzatura spaziale” in orbita. Si pensa vi siano circa 600.000 oggetti più grandi di 1 cm di diametro e  almeno 16.000 maggiore di 10 cm nell’orbita terrestre.

Fonte


Le prime impressioni sulla Samsung Galaxy Camera

12 marzo 2013

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo

La Galaxy Camera sfrutta al meglio tutte le ultime novità del settore smartphone, come il processore quad-core da 1,4 GHz ARM e il processore Android 4.1 Jelly Bean. Il risultato è una fotocamera compatta con superzoom da 21x, grazie alle sue lenti versatili (23-483 millimetri lunghezza focale equivalente), ma anche un dispositivo intelligente in grado di eseguire applicazioni Android, modificare fotografie e condividerle via Wi-Fi o 3G/4G.

La prima grossa differenza con gli altri dispositivi fotografici Android è che la Galaxy Camera consente di scegliere modalità di scatto manuali e semi-manuali. È possibile impostare manualmente la sensibilità equivalente ISO, applicare la compensazione dell’esposizione e scegliere la velocità o di scatto o l’apertura, se usato in modalità A, S o M, proprio come in una vera e propria fotocamera.

La Samsung Galaxy Camera è dotata di applicazioni di editing pre-installate. Nel caso in cui si desiderasse utilizzare altri software, questi possono essere scaricati e installati tramite Google Play Store. Una cosa di cui si deve tenere conto è che buona parte delle app di editing per smartphone e tablet non consentono di salvare un’immagine modificata alle dimensioni originali con il quale è stata scattata (questo significa un’immagine da 16MP). Perciò per editare correttamente le immagini può essere opportuno scaricarle su un pc.

Le lenti sono versatili, alla massima apertura sono equivalenti ad un 23mm, mentre usate come un tele si ottiene un potente zoom da 21x. Gli effetti, come quelli di distorsione e di vignettatura, non sono un problema, la risoluzione dei dettagli nelle immagini è buona. Lo stabilizzatore delle immagini è piuttosto efficiente.

Nel complesso, la qualità delle immagini è buona ma non spettacolare. Anche nelle situazioni dove la luminosità è scarsa, la qualità è accettabile e l’autofocus continua a funzionare come dovrebbe. Dall’altro lato, la qualità delle immagini all’aperto o con una sufficiente luce artificiale è deludente. In conclusione, la Galaxy Camera offre una qualità di immagine paragonabile a quella delle fotocamere compatte di media o bassa gamma. La Galaxy Camera può, naturalmente, anche registrare video a risoluzione 1920×1080 a 30 fps, di qualità accettabile.

Il monitor posteriore rimane utilizzabile anche all’aperto, sotto luce diretta. Sfortunatamente, la velocità di aggiornamento e la nitidezza delle immagini con riprese in movimento non raggiunge un buon livello. I comandi della fotocamera, l’editing delle immagini e tutte le altre funzioni del dispositivo sono controllate tramite il display touch screen, proprio come in uno smartphone. L’unica eccezione è il pulsante di scatto sulla parte superiore e una levetta che controlla lo zoom.

La connettività potrà interessare soprattutto agli amanti dei social network, per la sua versatilità complessiva, combinata con la possibilità di modificare le immagini prima di condividerle con i propri contatti.


Il Cud dei pensionati disponibile solo online

5 marzo 2013

euroIl vero problema è la gestione del Pin dell’Inps che deve poi essere variato ogni 3 mesi, pena la scadenza dello stesso. E se scade devi rifare tutto da capo.

leggo su Altroconsumo

I pensionati non riceveranno più il proprio Cud a casa, ma dovranno attivarsi per averlo. È il primo passo per ridurre la spesa pubblica e incentivare la telematizzazione dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione.

Peccato che non tutti abbiano uguale accesso alla rete e che le alternative non siano così semplici per gli anziani.

Il tempo per presentare la dichiarazione dei redditi si avvicina.  Tra le novità di quest’anno, una riguarda in particolare il Cud, il modello che certifica i redditi da lavoro dipendente o da pensione percepiti nell’anno precedente, necessario per presentare la dichiarazione dei redditi (tramite 730 o Unico).

Per ridurre la spesa pubblica e per favorire la telematizzazione dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini, dal 2013 il Cud dei pensionati sarà reperibile solo online, tramite il portale dell’Inps.

Il problema è che per accedere a questo servizio devi essere registrato e possedere il pin personale. I tempi di attesa per ottenerlo sono decisamente lunghi perché, per motivi di sicurezza, viene rilasciato in due tranche. Per ottenere il pin devi andare sul sito www.inps.it e seguire il percorso indicato con “il pin online”.

Ricordati di avere a portata di mano il tuo codice fiscale o quello della persona per la quale lo stai richiedendo. Il pin è personale e non da diritto all’accesso alle schede di altre persone.

Ma chi non ha internet cosa fa?

L’Inps ha pubblicato, proprio a ridosso della scadenza per la consegna del 28 febbraio, le istruzioni operative per chi non è registrato ai suoi servizi on line. Vediamo cosa puoi fare.

  • Se possiedi un indirizzo di posta elettronica certificata CEC-PAC e lo hai già comunicato in passato all’Inps, il Cud dovrebbe arrivarti via mail. Altrimenti puoi richiederlo tramite la casella di posta certificata richiestaCUD@postacert.inps.gov.it.
  • Vai in una delle sedi Inps, dove dovrebbe esserci uno “sportello veloce” dedicato alla stampa dei Cud. L’ente dovrebbe istituire anche postazioni self service presso le quali, se possiedi il pin, puoi stamparti autonomamente la tua certificazione dei redditi. Per accedere a questo servizio devi portare con te la tessera sanitaria.
  • Rivolgiti a un Caf (centro assistenza fiscale) e dai loro mandato perché ti procurino il Cud. Ricordati di portare la carta d’identità.
  • Vai in un ufficio postale che ha aderito alla rete “sportello amico” e chiedi che ti venga stampato il Cud. Fai attenzione però, perché questa modalità è a pagamento, il servizio costa 2,70 euro (più Iva) per ogni Cud stampato.
  • Se hai più di 85 anni e possiedi l’indennità di accompagnamento o risiedi all’estero, puoi dichiarare di essere impossibilitato al reperimento del Cud e telefonando ai numeri dedicati 06 59054403 – 06 59053661 – 06 59055702, dalle 8 alle 19. Puoi richiedere l’invio del Cud al tuo domicilio.
  • Richiedi al numero verde 800 434320 (attivo 24 ore su 24) o al contact center multicanale 803 164 l’invio al tuo domicilio del Cud, dichiarando l’impossibilità tua o di un tuo delegato di ottenere la certificazione in altro modo. Purtroppo questa modalità, che potrebbe sembrare la più semplice, non è stata chiarita adeguatamente dall’Inps, che ribadisce che questo invio non deve comportare alcun onere per la pubblica amministrazione, quindi potrebbe esser un servizio a pagamento come quello fornito tramite le Poste.
  • Puoi delegare un’altra persona a ritirare il Cud in una delle modalità appena elencate. Per farlo devi scrivere una delega corredata dalla fotocopia della tua carta d’identità che il delegato dovrà esibire insieme al proprio documento d’identità per il rilascio del Cud. Se il delegato possiede una casella di posta certificata CEC-PAC non serve la copia del suo documento d’identità.

Purtroppo questa misura, che è giustificata con il taglio delle spese per la pubblica amministrazione, non fa altro che spostare l’onere a carico del cittadino. Troviamo che questa misura non sia assolutamente nella direzione della semplificazione, perché parte dal presupposto che la diffusione dei canali telematici sia capillare anche tra persone che, per ovvi motivi, non hanno accesso ad internet.

Le possibilità alternative all’accesso online sono molte, ma comportano un costo enorme in termini di tempo perso, oltre a traslare il costo della stampa dei documenti semplicemente su altri soggetti diversi dalla sede centrale dell’Inps.

Da ultimo, riteniamo che la convenzione stipulata con le Poste leda i diritti dei cittadini che sono costretti a pagare per ottenere un documento che spetta loro per legge.

 


Bufale su internet: come nascono e si diffondono le false notizie in rete?

4 marzo 2013

leggo su Altroconsumo

Ieri via email, ma soprattutto oggi con i social network, le notizie non vere (ma che lo sembrano) sono in grado di raggiungere un numero sempre crescente di persone e di rimanere nel web per tanto tempo.

Ma come nascono le bufale? Chi le mette in giro e a che scopo? E chi le diffonde, fino a farle diventare in molti casi credenze universali?

Per rispondere a queste domande abbiamo condotto un’inchiesta che è andata a scovare alcuni esempi clamorosi di bufale più o meno recenti per capirne (assieme ad esperti) le loro dinamiche.

Alla base della prodigiosa diffusione della stragrande maggioranza delle bufale online, notizie prive di fondamento o semplicemente non più o non del tutto vere e sfuggite al controllo del loro primo diffusore, c’è la pigrizia mentale di chi vi si imbatte e non ha il tempo, la voglia o l’idea di cercare un riscontro a ciò che legge nella casella di posta elettronica, nella bacheca di Facebook, nei messaggi su Twitter.

“Non c’è una fabbrica delle bufale”, ci ha raccontato Paolo Attivissimo, giornalista informatico e ideatore del sito http://www.antibufala.info, che da anni raccoglie segnalazioni sulle panzane più diffuse sul web. “Sono gli utenti stessi a confezionarle e spesso sono l’espressione delle loro paure, delle loro preoccupazioni, anche delle loro paranoie”.

Come se diffondere notizie false non fosse di per sé già evidentemente sbagliato, in alcuni casi può davvero innescare meccanismi pericolosi.

Pensiamo alla bufala sul fantomatico virus informatico il cui nome è lo stesso di un file di sistema di Windows.

Se lo trovo e lo cancello, come l’appello suggerisce di fare, e invito i miei amici a fare altrettanto, il risultato è che finisco per fare davvero un danno al computer di tutte le persone coinvolte.

E i rossetti al piombo che fanno venire il cancro?

Una bufala che si ripercuote in maniera devastante sulle aziende coinvolte e sui loro lavoratori. 

Esistono alcuni segnali che devono farci insospettire: una email “urgente”, con molti punti esclamativi, che invita a inoltrare “a tutti i tuoi amici”, che si chiude con velate minacce (“Se non diffondi ci saranno conseguenze”) deve farci dubitare della veridicità dell’appello, al di là del fatto che sia già stata inoltrata da tante persone.

Non inoltrate nulla se non avete il tempo di confermarlo e fatevi sempre delle domande sulla logica e la veridicità di ciò che vi viene comunicato. In caso di dubbio, poi, cercate su Google con parole chiave, o sui siti che si occupano di bufale, se la notizia sospetta è già stata segnalata come bufala.

 

 

 


Occhiali 3D sotto inchiesta: si valuta il sequestro

28 febbraio 2013

leggo su Il Salvagente

Occhialini 3D indossati nei cinema sotto accusa.  Non tutti, certo, ma quelli di una ditta giapponese. Una delle quattro aziende al mondo che li produce – e che in Italia ha un mercato non indifferente – utilizzerebbe materiali non a norma. Il nome non è stato ancora reso noto, di certo al momento si sa solo che non è la Sony.

Sulla vicenda ora la procura di Roma ha aperto un’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Pietro Pollari.

Tutto nasce da un esposto dell’associazione dei consumatori Codacons, che ha denunciato la pericolosità delle lenti e il loro utilizzo improprio.  Gli occhialini farebbero male agli occhi, sono portatori di batteri e virus, costruiti con materiali non idonei.

Nel 2010 il ministero della Salute intervenne con alcune direttive, sconsigliando ad esempio l’utilizzo degli occhialini sotto i 6 anni di età e stabilendo che i prodotti fossero in confezioni monouso per evitare la trasmissione di infezioni batteriche e virali. Tre ditte su quattro hanno accolto le direttive, mentre la quarta è ora sotto inchiesta.

 


WhatsApp, il garante per la Privacy chiede chiarimenti

28 febbraio 2013

leggo su Il Salvagente

Il garante della Privacy ha chiesto dei chiarimenti a WhatsApp sull’utilizzo dei dati sensibili degli utenti registrati e non solo.

Al momento della sottoscrizione del servizio, infatti, la società californiana richiede il consenso di accesso alla rubrica dei contatti presente sul proprio dispositivo, accedendo anche ai dati personali di coloro che non hanno scaricato l’applicazione e non utilizzano quindi il servizio.

Ulteriori chiarimenti sono stati inoltre chiesti sulle norme di sicurezza adottate dall’azienda. L’intervento dell’Autorità trae origine dagli esiti di un recente rapporto dei Garanti per la privacy canadesi e olandesi dal quale sono emerse alcune caratteristiche nel funzionamento dell’applicazione sviluppata dalla società che potrebbero comportare implicazioni e rischi specifici per la protezione dei dati personali degli utenti.

Nel rapporto sono state inoltre ipotizzate possibili criticità nelle misure di sicurezza adottate, in particolare riguardo alla conservazione dei dati trattati e al loro accesso da parte di terzi non autorizzati.


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