Pubblicata l’App “Cosmetici”, realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori

1 aprile 2014

“Conoscere il variegato mondo dei cosmetici per imparare a usarli in modo consapevole e a seconda delle proprie esigenze: è con questo obiettivo che è nata l’App ‘Cosmetici’, scaricabile gratuitamente sia da App Store sia da Play Store”.

È quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), presentando l’ultima applicazione realizzata dall’Associazione in collaborazione con Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche.

“Quando si parla di cosmetici -spiega Dona (segui @massidona su Twitter)- non si fa riferimento solo ai classici ‘belletti’, ma anche a dentifrici, saponi, creme, solari e deodoranti: tutti possono rappresentare un prezioso alleato per il nostro benessere, la nostra igiene e bellezza, a patto che se ne conoscano le caratteristiche e che se ne faccia un uso oculato”.

“Ecco perché l’App ‘Cosmetici’ è ricca di contenuti che aiutano a leggere le etichette, a conoscere la durata di ogni prodotto, a sapere quali sistemi di sicurezza vengono adottati. Grazie a una suddivisione in paragrafi per ogni argomento e ad un pratico glossario -prosegue il Segretario generale dell’UNC- l’applicazione è inoltre semplice e immediata da consultare”.

“Non mancano le domande frequenti che spesso i consumatori ci rivolgono, come quelle su cosa si intende per filtro solare o su quali sono i fattori di protezione più idonei al proprio incarnato. Queste ed altre informazioni -continua Massimiliano Dona – si trovano nella sezione ‘Consigli’, nella quale sono disponibili anche i video degli esperti che spiegano con un linguaggio semplice le regole da rispettare per l’utilizzo dei cosmetici”.

“E se si vuole sapere qual è il proprio grado di conoscenza in materia?

Basterà fare i test ‘Conoscere i cosmetici’, ‘Le etichette dei cosmetici’ e ‘L’utilizzo dei solari’, alla fine dei quali l’utente scoprirà se è un consumatore esperto o principiante. Non mi resta che invitarvi a mettervi alla prova, ma fate attenzione -conclude Dona- perché in questo caso non vale usare belletti!”

Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia, commenta: “Siamo felici di essere al fianco dell’Unione Nazionale Consumatori e della collaborazione che ci ha permesso di sviluppare l’App dedicata ai cosmetici. La priorità dell’industria cosmetica è infatti garantire la sicurezza del prodotto e la salute del consumatore con cosmetici innovativi ed efficaci. È quindi essenziale che ai consumatori arrivino indicazioni chiare e utili per scegliere in modo consapevole, in un clima di fiducia verso i produttori”.

“L’attività si inserisce perfettamente nel progetto di Abc Cosmetici (www.abc-cosmetici.it) -prosegue Rossello- il sito web realizzato da Cosmetica Italia che si rivolge proprio ai consumatori, cercando di veicolare in maniera chiara e accessibile le principali coordinate per conoscere il mondo della cosmesi. Una fonte di informazioni puntuali e attendibili per imparare a orientarsi nella scelta dei prodotti e nella comprensione dei loro ingredienti”.

“Ecco, quindi, il senso della partnership con un’importante associazione consumeristica come l’Unione Nazionale Consumatori: stabilire un canale di comunicazione con i consumatori volto a diffondere tra questi una maggiore consapevolezza nella scelta e nell’uso dei prodotti cosmetici -conclude Rossello- Nonostante la crisi, infatti, il consumo di cosmetici (oltre 9.500 milioni di euro nel 2013) tiene, segno che questi prodotti sono ormai entrati nel paniere quotidiano di ognuno di noi”.


Il tonno in scatola avanzato (e non solo) va conservato in frigorifero. C’è il pericolo istamina. Guarda il video

10 febbraio 2014

Riccardo Murari, dirigente del Dipartimento di prevenzione – Servizi veterinari dell’Azienda ulss 20 di Verona, in questo video ci spiega quali sono i pericoli che si corrono quando il tonno in scatola avanzato, oppure le alici rimaste nel vasetto vengono conservate male.

Se questo cibo rimane a temperatura ambiente, infatti, si può formare un’eccessiva quantità di istamina in grado di provocare reazioni allergiche.

Fonte: Il Fatto Alimentare


Mit, il conservante pericoloso che trovi in troppi prodotti

6 febbraio 2014

attenzionein sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente

Il nome è quasi impossibile da pronunciare, eppure sicuramente a tutti sarà capitato di farne uso: il methylsothiazolinone (Mit) è, infatti, uno dei conservanti più impiegati sia nei prodotti cosmetici (per grandi e piccoli) che nei detergenti domestici, per la pulizia della casa, dei piatti e del bucato.

Basta osservare qualche etichetta per constatare come il Mit sia davvero un po’ ovunque e che evitarlo non sia impresa facile, come denuncia un’inchiesta del Salvagente in edicola. Eppure, alla luce dei fatti, più se ne sta alla larga, meglio è.

È infatti ormai conclamato che questo potente battericida (che si trova da solo o, più spesso, in coppia con il methylchloroisothiazolinone) sia fortemente allergizzante e che ad esso sia sensibilizzata buona parte della popolazione mondiale.

A “condannare” definitivamente il Mit non è  solo il settimanale dei diritti dei consumatori, sono stati, a dicembre, gli esperti del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (Cssc).

Secondo gli esperti, nei cosmetici  senza risciacquo, nessuna concentrazione può dirsi sicura.

Negli altri cosmetici, invece, può essere ammessa una presenza pari dello 0,0015% (15 ppm) anche se con qualche riserva: il Comitato ha infatti riconosciuto che le conoscenze in merito sono ancora frammentarie e che l’esposizione della popolazione da altre fonti non è ancora pienamente conosciuta.

I politici della Commissione europea dovranno partire da qui e da queste conclusioni per aggiornare il regolamento e costringere, per legge, i produttori a eliminare o limitare l’uso di questa sostanza.

A onor del vero, ancora prima di questo pronunciamento il Cosmetics Europe, l’organismo che rappresenta le industrie aveva raccomandato ai suoi aderenti di non utilizzare più il Mit, almeno nei cosmetici senza risciacquo.

Il Salvagente lo ha trovato facendo una ricerca tra i prodotti destinati alla prima infanzia che non prevedono risciacquo, come le creme per il cambio pannolino e i latti detergenti.

Ma, come detto, il Mit è ampiamente presente anche nei detergenti domestici: nei detersivi per bucato, in quelli per lavare i piatti e, ancora più grave, negli ammorbidenti.

Prodotti da sempre considerati “problematici”, perché a differenza dei detersivi subiscono meno risciacquo e persistono di più sui tessuti, rilasciando le loro sostanze chimiche sulla pelle.


Come affrontare la sensibilità al glutine (che non è la celiachia)

6 novembre 2013

in sintesi un articolo di FabioDe Todaro che leggo su Il Fatto Alimentare

La “battaglia” contro il glutine non si gioca solo nel campo della celiachia. Oggi la sfida più interessante riguarda la sensibilità al glutine, un disturbo di cui sa ancora poco, ma correlato anche alla dieta.  Per inquadrarlo, è necessario escludere che si tratti di allergia al grano o alla normale celiachia.

«Il mondo scientifico non ha più dubbi sull’esistenza della sensibilità al glutine non dovuto a celiachia», dichiara Carlo Catassi, docente di Pediatria all’Università Politecnica delle Marche e coordinatore del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute, legato alla principale azienda produttrice di alimenti senza glutine.

Sul disturbo s’è fatto il punto in una recente pubblicazione apparsa su Nutrients, ma è tuttora impossibile compiere una diagnosi certa.

Da qui il fenomeno che porta sempre più consumatori a escludere autonomamente i prodotti a base di glutine dalla dieta, con un danno per il portafoglio e per la salute. I prodotti senza glutine, infatti, costano anche più del doppio rispetto agli stessi ottenuti da farina di grano.

Ma se a essere coinvolte fossero anche altre sostanze presenti negli alimenti?

Oggi si sa che il glutine non è il solo elemento scatenante la sensibilità al glutine. Nel mirino degli studiosi ci sono anche altre proteine del grano e soprattutto gli oligo-mono-disaccaridi fermentabili e i polioli contenuti in diversi alimenti: nei derivati del grano e della segale, nel cous-cous, nel latte e ne suoi derivati, in alcuni tipi di frutta, nel miele, nel cioccolato, nelle verdure cotte a foglia larga, negli asparagi, nei broccoli, nel finocchio, nei legumi, nei peperoni e nei funghi.

Eliminare il glutine dalla dieta dopo la valutazione dello specialista non è dunque l’unico rimedio da adottare. E comunque nulla, in assenza di celiachia, è per sempre


Per chi guida, le distrazioni dovute alle allergie primaverili possono incidere sulla sicurezza stradale

21 maggio 2013

in sintesi un articolo che leggo su SicurAuto e che, essendo un allergico DOC, mi riguarda da molto vicino, soprattutto considerando che sono fra quelli che spara raffiche di almeno 8 starnuti ed in quei momenti è come guidare ad occhi chiusi.

Per quanto riguarda l’abbinamento allergia+guida, va da sè che è necessaria la massima prudenza; utilizzo un antistaminico di seconda generazione che non mi causa sonnolenza, ed a questo proposito suggerisco di evitare il Fai da Te; l’allergia è un problema serio, che se mal curato può portare a complicazioni poco piacevoli.

Ad ogni tagliando (o perlomeno una volta all’anno) cambio il filtro antipolline scegliendo fra i migliori ed in auto utilizzo quasi sempre la funzione ricircolo in quanto riesco a percepire l’erba tagliata da alcuni chilometri di distanza e quando l’odore arriva nell’abitacolo, per me è la fine ;-) quindi è necessario prevenire.

Se siete fra quelli che utilizzano i deodoranti per auto, sappiate che vi esponete ad ambienti saturi di sostanze chimiche inutili se non dannose magari non nell’immediato (asmatici ed allergici esclusi), ma sicuramente nel lungo periodo, considerando che questo mix chimico non purifica affatto l’aria, anzi la peggiora.

Sicuramente ci sono persone che vivono pensando solo a se stesse, ed infatti non mi rivolgo a loro, tuttavia provate a pensare che cosa significhi, per un allergico (e siamo in tanti), salire in un’automobile corredata da alberelli o diffusori di dodoranti.

Considerando poi che l’allergia può provocare fastidi agli occhi, è fondamentale per me utilizzare gli occhiali da sole (un suggerimento per chi se usi occhiali da vista); resta il fatto che nella maggior parte dei casi l’arrivo degli starnuti è prevedibile ed allora metto in pratica un trucchetto per ritardarli in modo tale da poter ridurre la velocità (in autostrada) e/o portarmi sulla prima corsia, dove peraltro viaggio quasi sempre ;-) , mentre in città valuto se sia il caso di accostare o meno.

Per restare in tema, vi ricordo l’esistenza di Meteopolline.it dove ci si può iscrivere e ricevere via mail / sms le previsioni allergologiche  della vostra zona.

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È risaputo che, appena esplode il caldo primaverile-estivo, per gli automobilisti allergici inizia una stagione critica.

Le allergie riducono le prestazioni degli automobilisti e le loro capacità di reazione: in particolare, starnutire quando si viaggia a una velocità di 100 km/h provoca una guida “cieca” per circa 30 metri.

Secondo una stima effettuata dall’AvD Tedesco, nel periodo primaverile il rischio di incidenti aumenta anche fino al 30%: un pericolo tanto reale quanto spesso sottovalutato o addirittura sconosciuto. 

Comunque va detto, a proposito della distrazione, che spesso si guida senza guardare la strada anche perché l’attenzione viene distolta dalla radio oppure dal celllulare o dal navigatore satellitare.

Al di là dei farmaci (attenzione, cautela, potrebbero indurre sonnolenza), la soluzione per limitare i sintomi dell’allergia sono i filtri abitacolo per la salute e la sicurezza degli automobilisti.

Obiettivo del filtro abitacolo è di ripulire l’aria che dall’esterno dell’auto, attraverso i condotti dell’impianto di riscaldamento o climatizzazione, entra nell’abitacolo e viene respirata dagli automobilisti.

I filtri abitacolo, se di buona qualità, sono anche in grado di trattenere una quota considerevole delle sostanze presenti nell’aria e che sono causa dell’insorgenza di allergie respiratorie, in particolare i pollini.

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Leggi anche l’opinione di Maurizio Caprino


Meglio non curarsi da soli le allergie

8 maggio 2013

Sono allergico da parecchio e nel tempo le cose sono peggiorate, (penso subito alla terribile Ambrosia) ed integrandosi con l’allergia ad alcuni medicinali sfociata poi alcuni anni fa in una reazione violentissima con un edema alla glottide che mi ha portato ad un passo da una precoce dipartita. :-(

Come giustamente dicono nell’articolo che segue, l’allergia è una cosa seria, da affrontare seguiti da un dottore; in occasione della visita all’ospedale dopo quanto successo, avevo  fatto anche i test per l’allergia relativa a piante ed alberi, a seguito dei quali mia era stato cambiato l’antistaminico. Da quest’anno, poi, utilizzo il farmaco generico, con un risparmio netto di 3,53 € a scatola.

Per restare in tema, vi ricordo l’esistenza di Meteopolline.it dove ci si può iscrivere e ricevere via mail / sms le previsioni allergologiche  della tua zona

Primavera, tempo di allergie. Insieme ai fastidi a naso, gola e occhi, arrivano puntuali anche le pubblicità degli antistaminici: colliri, spray e creme. Spesso si tratta di medicinali da banco, che possono essere comprati in libera vendita, cioè andando direttamente in farmacia senza bisogno di ricetta.

Gli antistaminici però non agiscono sulle cause, ma solo sui sintomi e possono causare effetti indesiderati importanti.

Attenzione quindi a non curare da soli le allergie, come invita a fare Valore salute, un network nazionale di farmacie indipendenti che in una pubblicità apparsa su alcuni giornali promuove l’uso di alcuni farmaci da automedicazione “per un’autocura responsabile”.

È importante invece rivolgersi al medico per farsi prescrivere un antistaminico adeguato, mirato e quindi più efficace, piuttosto che usare dei farmaci da automedicazione.

Se stai già prendendo un antistaminico o il medico te ne ha prescritto uno nuovo, puoi consultare la  banca dati farmaci per capire se, fra quelli che hanno lo stesso principio attivo, ne esiste uno meno caro. Usando l’equivalente meno costoso, si può risparmiare.

Al contrario di quanto afferma la pubblicità, l’allergia non è un piccolo disturbo passeggero che si può trattare con l’automedicazione. La rinite allergica, se non adeguatamente trattata, nel tempo può trasformarsi in asma.

Se pensi di essere allergico, parlane con il tuo medico: attraverso dei test è possibile sapere con certezza se si è allergici, a cosa (a uno o più pollini, a uno o più cibi, agli acari della polvere) e cosa bisogna evitare. L’arma più efficace contro l’allergia, infatti, consiste nell’evitare il contatto con l’allergene che la scatena.

Gli antistaminici sono farmaci che agiscono sui sintomi (calmano il prurito, liberano il naso), ma non sulle cause dell’allergia. Nella maggior parte dei casi, si possono acquistare solo con ricetta medica. Inoltre, possono causare sonnolenza, nausea, mal di testa e tachicardia: tutti effetti indesiderati importanti che possono essere ancora più pesanti in anziani e bambini. Per questo, la sorveglianza da parte di un medico è importante.


Cosmetici: come sceglierli sicuri

7 maggio 2013

Per verificare non solo la presenza, ma anche la quantità di sostanze che possono interferire con il nostro sistema endocrino, abbiamo portato in laboratorio decine di prodotti: creme, deodoranti, trucchi, shampoo, collutori, smalti, balsami.

Per tutti i cosmetici analizzati le sostanze ricercate (soprattutto, ma non solo, ethylhexyl methoxycinnamate, filtro UV e propylparaben, conservante) rispettano i limiti di legge.

Tuttavia, una persona che fa un uso intenso di cosmetici, incluse le creme solari, rischia di essere esposta oltre i limiti raccomandabili. Come fare, quindi, a evitare queste sostanze?

Nel caso dei cosmetici, abbiamo un importante vantaggio: tutti gli ingredienti sono elencati in etichetta, per legge. Si può quindi scegliere con buona consapevolezza.

Leggi sempre la lista degli ingredienti e preferisci i prodotti privi delle sostanze più dubbie.

Fai particolare attenzione ai prodotti che rimangono a lungo a contatto con l’organismo, come le creme, rispetto ai prodotti che si risciacquano, come saponi e shampoo.

Se usi molti cosmetici, evita in particolare i prodotti che contengono propylparaben e butylparaben, specialmente se sono creme che non si risciacquano.

Evita l’uso non giustificato di prodotti che contengono filtri UV (ma non scordarli mai se ti esponi al sole).

Presta particolare attenzione ai prodotti per i bambini e le donne in gravidanza: sono due categorie più sensibili agli effetti degli interferenti endocrini.

Non lasciarti incantare da slogan di scarso significato, come “naturale”, “non allergenico”, “clinicamente testato” e simili: per scegliere basati solo della lista ingredienti riportata sulla confezione, che dà le uniche indicazioni che posso essere utili.


Un memorandum per gli amici allergici: comprate il generico, che si risparmia

18 aprile 2013

Cari allergici, arrivato il nostro momento e quindi dobbiamo comprare gli antistaminici che useremo per lunghi periodi.

Ricordatevi che esistono i generici; leggendo l’articolo di Altroconsumo dei giorni scorsi ho realizzato (meglio tardi che mai) che invece del Clarityn ad € 8,80 posso comprare il generico Loratidina EG ad € 5,27.

Un risparmio di 3,53 € che moltiplicato per le 6-7 scatole che mi serviranno fa un bel – 24 € … buttali via.

Questa mattina sono andato in farmacia, chiedendo il generico del Clarityn.

Al banco due dottoresse, la proprietaria ed una dipendente. La prima mi dice che il generico non ce l’hanno, cosa questa che immaginavo, non puoi avere tutto in negozio, ma non aggiunge altro, l’altra Dottoressa, zitta.

“Posso darti il Clarityn”, insiste. Ovviamente le dico di no, che usandone tanto preferisco cercare il generico. Lei abbozza, ma non aggiunge una parola.

Chiedo un’altra cosa, anch’essa da procurare, ed allora prende la parola la D.ssa dipendente che mi chiede se voglio ordinare anche il generico.

“Ah, si può ordinare?” chiedo (cosa ovvia, questa, lo sapevo, ma volevo vedere dove si andava a finire…) ed alla sua conferma ne ordino 4 scatole per un totale di € 21 che sicuramente portano alla farmacia un guadagno minore rispetto ai 35 € di Clarityn, ma secondo me meglio poco che niente.

Ed invece la farmacista (proprietaria) piuttosto che darmi il generico a 21 € rinunciava alla vendita, di fatto.

Contenta lei…

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> > > Per restare in tema, vi ricordo l’esistenza di Meteopolline.it dove ci si può iscrivere e ricevere via mail / sms le previsioni allergologiche  della tua zona


Allergie e intolleranze alimentari: i test proposti in rete promettono miracoli ma sono privi di validità scientifica

28 marzo 2013

in sintesi un articolo di Valeria Nardi che leggo su Il Fatto Alimentare

Il 20% della popolazione ritiene di essere affetto da un’allergia o da un’intolleranza alimentare, ma in realtà solo un decimo di questi casi viene confermato in seguito ad un corretto iter diagnostico. Negli ultimi anni queste patologie si sono diffuse a macchia d’olio e spesso si tende ad classificare i disturbi collegati al cibo  molto più frequentemente di quanto non lo siano in realtà.

Perché allergie e intolleranze sembrano diventate frequentissime?

Il problema è legato in parte ad un effettivo aumento delle malattie allergiche ma, soprattutto,  alle numerose diagnosi eseguite secondo criteri discutibili e non scientificamente provati.

Si tratta di analisi discretamente costose per il paziente, ma soprattutto rischiose perché, non esistono dimostrazioni di validità scientifica. Questo vuol dire sottoporre le persone che ricevono una diagnosi non corretta di allergia e/o intolleranza alimentare, a diete che, specialmente nei bambini, possono portare a gravi squilibri nutrizionali.

Inoltre, nei pochi soggetti veramente allergici, si aggiunge il possibile rischio di attribuire per errore la causa dei disturbi ad un alimento diverso da quello responsabile, con il pericolo di vedere persistere i sintomi.

A tutti questi, si è aggiunto di recente un nuovo, fantasioso e miracoloso esame: “il test del DNA per intolleranze su 600 alimenti, oltre 200 acque minerali e 250 additivi alimentari”, reclamizzato di recente da una nota catena di vendita on line.

Si può acquistare alla modica somma di 99,00 euro (scontato dell’82% altrimenti il prezzo sarebbe addirittura 451,00 euro) e con la promessa di avere anche “un piano nutrizionale personalizzato e un video-corso”».

Si tratta di un test fantasioso, secondo l’esperto della SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica), «perché propone la possibilità che persino le acque minerali possano essere responsabili di disturbi o malattie, per non parlare degli additivi, ai quali vengono da tempo attribuiti, pur senza sostanziali evidenze scientifiche, le più disparate malattie».

Il kit è anche un po’ miracoloso perché «non esiste  la possibilità di dosare il DNA allo scopo di porre una diagnosi di intolleranza per 600 alimenti».

Nel mondo scientifico si sa che non è possibile porre una diagnosi di certezza di allergia o di intolleranza alimentare tramite la analisi del DNA.

«La diagnosi di allergia alimentare - conclude Roberto Bernardini (presidente nazionale della SIAIP e direttore della UOC Pediatria presso l’Ospedale San Giuseppe di Empoli)- può essere fatta solo dopo un corretto iter diagnostico che prevede una corretta anamnesi, l’esecuzione dei test cutanei o, se necessario, un’eliminazione temporanea dalla dieta dell’alimento sospetto come responsabile, oltre ad altri esami in casi selezionati».


2 milioni di italiani soffrono di allergie alimentari, ma le etichette spesso non danno indicazioni utili

14 marzo 2013

in sintesi un articolo di Fabio di Todaro che leggo su Il Fatto Alimentare

Nota di Paoblog > in calce all’articolo c’è una nota che preferisco riportare in apertura, vista la sua importanza:

Il Fatto Alimentare ha pubblicato un articolo sulla presenza di soia in centinaia di prodotti, corredato da una lista di alimenti che potrebbero contenere soia o derivati (come lecitina, proteine o olio di soia). Si tratta di un servizio che tutti gli allergici dovrebbero conoscere.

°°°

Etichette alimentari e allergie: ecco un binomio, per molti non scontato, legato da un rapporto di causa-effetto; gli episodi di reazioni eccessive per il contatto o l’ingestione di alcuni ingredienti sono aumentati negli ultimi anni.

Ben 17 milioni di cittadini europei soffrono di allergie alimentari, e poco più di 2 milioni sono gli italiani interessati. Non è poco: si tratta di quasi 4 cittadini su 100.

Quale motivo si nasconde dietro la crescita di questi numeri?

Il miglioramento delle condizioni socio-sanitarie, l’ingresso nella dieta di cibi appartenenti ad altre culture e di alimenti geneticamente modificati, il ridotto allattamento al seno offrono alcune risposte.

A peggiorare le cose, s’aggiunge un pericolo che spesso gli allergici non riescono a evitare: la carenza di informazioni sulle etichette dei prodotti. Si tratta di un pericolo reale, tanto più che molti potenziali allergeni sono utilizzati come additivi.

«Le etichette dovrebbero indicare gli allergeni con un carattere tipografico diverso, per differenziarli chiaramente dagli altri ingredienti», spiega Cezmi Akdis, direttore dell’Istituto di ricerca allergie e asma di Davos, in Svizzera.

Gli allergeni  più pericolosi  per i bambini sotto i 3 anni sono il latte (includendo sieroproteine e caseine) e le uova (includendo ovomucoide, ovoalbumina, ovotransferrina e lisozima).

L’allergia alle proteine dell’uovo è inoltre riconosciuta come fattore scatenante allergie respiratorie nei piccoli e asma negli adulti.

Dopo i 3 anni, alla lista degli allergeni si aggiungono nocciole e arachidi, dopo i 4 anni i cereali (soprattutto grano, mais e avena), la frutta e la soia, presente sulle nostre tavole più di quanto non si creda (1).

A segnare il ritmo delle reazioni avverse agli alimenti sono soprattutto le abitudini a tavola: nei paesi scandinavi è il pesce  a scatenare il maggior numero di allergie, negli Stati Uniti sono le arachidi, nei Paesi mediterranei i crostacei e i molluschi. E poi, ancora, le lumache in Portogallo, il sedano nella Svizzera tedesca, la frutta fresca e i vegetali nell’Europa meridionale.

Ecco alcune indicazioni utili a chi soffre di allergia alimentari. Partiamo dagli ingredienti cui occorre prestare molta attenzione.

Per quanto concerne gli alimenti “interi”, gli allergici al latte devono fare attenzione alle sieroproteine lattoalbumina e lattoglobulina (componenti base di molti integratori) e ai caseinati, proteine essiccate del latte, ricche in amminoacidi essenziali, utilizzate come addensanti negli insaccati o nelle margarine.

Chi è ipersensibile alle uova deve evitare tutte le pietanze sulle cui etichette compaiano lisozima, ovoalbumina, polvere d’uovo e lecitina. Quest’ultima, che abbonda nel tuorlo, come pure nella soia, è un emulsionante utilizzato per preparazioni dolci: biscotti, merendine e gelati.

Chi è allergico alla leguminosa deve evitare oli e noci di soia, tofu, brodo e farine vegetali. Attenzione anche alle spezie o alle salse etniche che potrebbero contenere soia.

Infine, un’ultima nota. Alcune etichette aggiungono alla lista degli ingredienti la dicitura “Può contenere tracce di…”.

Ciò significa che il prodotto “potrebbe” contenere tracce di alcune sostanze tra cui noti allergeni, ma non è detto che sia così: l’incertezza regna sovrana.

Inoltre il termine di “tracce” non allude ad alcuna quantità precisa. Ora poiché per gli allergici i livelli di contaminazione e di rischio variano con il dosaggio, in questi casi è impossibile valutare l’alimento. Nel dubbio è meglio evitare l’acquisto.

 


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