di Paolo Attivissimo (che non è Paoblog)
Ci sono tre cose sulle quali si può sempre contare in ogni profezia della fine del mondo.
La prima è che la fine del mondo è come la mamma: ce n’è una sola. Per forza di cose ce ne può essere al massimo una sola giusta e tutte le altre devono essere sbagliate.
La seconda è che man mano che ci si avvicina alla data annunciata, la profezia verrà disinvoltamente dimenticata o aggiustata – pardon, interpretata alla luce di nuove rivelazioni – dai profeti o loro rappresentanti per posticipare la data dell’apocalisse, in modo da non dover affrontare il fallimento e consentire un nuovo ciclo di marketing – pardon, proselitismo.
La terza è che i gonzi che hanno creduto alla data iniziale e hanno aperto il portafogli accetteranno senza batter ciglio la nuova data e continueranno a spalancare il portafogli per farsi buggerare un’altra volta.
Siccome il 2012 si avvicina e il mercato comincia a non tirare più, bunker a parte, è ora di tirare fuori una nuova balla per angosciare la gente (come se i problemi reali non bastassero) e vendere una nuova infornata di paccottiglia. Contrordine, ragazzi: la fine del mondo non è più nel 2012 ma nel 2060. Garantisce nientemeno che Sir Isaac Newton. Quello della mela. No, quell’altra mela.
Uno splendido esempio di questa terna ricorrente arriva dal puntuale intervento di Voyager (Raidue) ieri per presentare l’argomento, che ha speso ben dodici minuti per spiegare minuziosamente tutti i calcoli fatti da Newton.
Continua la lettura qui >Isaac Newton e la fine del mondo nel 2060.
Fonte: http://attivissimo.blogspot.com
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