L’erbicida che finisce anche nel latte materno

15 aprile 2014

pesticidain sintesi un articolo che leggo su Rinnovabili.it nel quale si afferma che “in Europa la ricerca americana potrebbe salvarci dal disastro”.

Bene, abbiamo tempo, se non fosse che già nel 2011  leggevo un articolo nel quale si esprimevano le preoccupazioni del caso, supportate da fatto che “I funzionari governativi dei 27 Paesi membri si sono riuniti a metà luglio (2011) a Bruxelles, Si è accennato ai recenti studi scientifici che dimostrano la grave pericolosità per gli animali del glifosato, ma si è deciso di soprassedere.”

articoli correlati sul glifosato li trovi QUI

La scoperta, che arriva dagli USA, riguarda il glifosato o glifosate, il più venduto erbicida al mondo che Monsanto commercializza con il nome Roundup.

A dispetto da quanto sostenuto fin qui, la ricerca rivelerebbe che il diserbante è capace di accumularsi nel corpo umano, tanto che lo si può trovare nel latte materno. Gli esami effettuati negli Stati Uniti hanno riscontrato che nelle urine degli americani il glifosato è presente in concentrazioni 10 volte superiori rispetto agli europei.

Nel vecchio continente, infatti, il glifosato è arrivato più tardi, ma il suo utilizzo si sta diffondendo rapidamente e la ricerca americana, se letta con la dovuta attenzione, potrebbe salvarci dal disastro.

Fin qui la Monsanto e le istituzioni che vigilano sull’utilizzo dei diserbanti chimici hanno basato la loro regolamentazione sull’assunto che il glifosato non sia bioaccumulabile, invece le analisi hanno rivelato che nei campioni biologici era presente  in concentrazioni superiori a quelle riscontrate nell’ambiente circostante.

I campioni di latte materno esaminati sono dieci, tre dei quali contenevano valori alti di glifosato, un risultato scioccante perché dimostra che la sostanza si accumula nel tempo. Le madri scelte avevano una certa familiarità con gli organismi geneticamente modificati, la cui produzione va a braccetto con il glifosato.

Ad alcune di loro è stato chiesto di evitare OGM e glifosato per un po’, altre madri non l’hanno fatto e le analisi hanno mostrato sensibili differenze. Non si conoscono le conseguenze per la salute di un bambino allattato con latte contaminato da glifosato, ma già la presenza di un rischio deve imporci la massima prudenza.

Non esistono dati ufficiali sulla diffusione dell’utilizzo di glifosato in Italia, ma la stessa osservazione visiva e le proteste che si levano in tante parti d’Italia ci dicono che è in continuo aumento.

Vale la pena ricordare le altre controindicazioni all’utilizzo di questo diserbante. Il glifosato danneggia la biodiversità, sia vegetale che animale, per esempio molto sensibili sono gli anfibi, già in difficoltà per altre forme di inquinamento.

Danneggia la rizosfera, il suolo che circonda le radici delle piante, con danni allo sviluppo anche per i vegetali che si vogliono far crescere.

Alcune infestanti diventano resistenti all’erbicida, così, stagione dopo stagione, non si risolve il problema delle erbacce, ma anzi si favoriscono quelle più dannose. Le erbe essiccate, invece che falciate, incrementano persino il rischio di incendi.

I diserbanti vengono utilizzati, oltre che in agricoltura, anche nella gestione dei margini stradali, in alcuni casi il veleno viene diffuso persino nei centri abitati.

In questo caso, attraverso le vie respiratorie, la sostanza entra subito in contatto con l’uomo con gravi rischi per la salute.

Il glifosato è accusato già di provocare forme di tumore sull’uomo e malformazioni, fin qui riscontrate su animali di laboratorio.


Car2go offre in anteprima la Smart a 4 posti

12 aprile 2014

Non ho parole, anche se siamo abituati ai genitori allacciati con i figli slegati sui sedili posteriori oppure in braccio alla mamma, sul posto anteriore e talvolta un articolo sul giornale ci ricorda la pericolosità di questi comportamenti con esiti drammatici per un bambino che incontra la morte (evitabile).

Ho già visto una mamma in Smart con i figli nel bagagliaio, tuttavia quanto visto questa mattina va ben oltre a questi esempi di imbecillità dei genitori, dato che l’auto in questione è a noleggio e quindi dovrebbe essere utilizzata non solo rispettando il Codice ed il buonsenso, ma anche delle precise norme contrattuali*.

Eppure questa coppia di genitori, rigorosamente allacciati (loro) ci mancherebbe, non ha esitato a prendere una Smart della (incolpevole) Car2go per andarsene in giro per Milano con le figlie nel bagagliaio.

Non è difficile immaginare cosa potrebbe succedere, a livello assicurativo, in caso di incidente con lesioni più o meno gravi, se non peggio.

Perdonate la qualità della foto presa letteralmente al volo durante una breve sosta al semaforo, tuttavia vi garantisco che se ingrandirete la foto potrete cogliere i contorni delle teste delle bambine (una con maglietta fucsia che si intravede).

smart 4

* Leggi questo articolo di Maurizio Caprino, proprio sull’impossibilità di utilizzare il seggiolino su queste vetture e della conseguente variazione delle norme contrattuali di Car2go.

 

 

 


Cromo esavalente trovato nell’acqua di Brescia: che fare?

10 aprile 2014

attenzioneVisto quanto visto e letto a suo tempo, non c’è da stupirsi per questo articolo che leggo su Altroconsumo.

D’altro canto se inquini il territorio con le industrie e se poi la criminalità ci mette del suo seppellendo rifiuti tossici sotto l’autostrada

* * *

L’allarme per la presenza di una particolare variante di cromo (esavalente), una sostanza cancerogena, nell’acqua di Brescia è scattato quasi un anno fa, ma è tornato alla ribalta di recente, non solo perché le cronache ci riportano nuovi casi di inquinamento dell’acqua potabile in Italia, ma anche perché da pochissimo l’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha dichiarato che l’esposizione al cromo in alimenti e acqua non è rischiosa per la salute: ma, se questo è vero per gli adulti, non lo è altrettanto quando si parla di bambini.

L’autorità, infatti, precisa che la stessa quantità di cromo, se negli adulti potrebbe non essere pericolosa, incide maggiormente nei più piccoli a causa del loro ridotto peso corporeo. Nessun rischio, invece, per l’acqua utilizzata per cucinare e per igiene personale.

Ma Brescia non è l’unica città a risentire dell’inquinamento industriale che contamina aria, acqua e suolo. Tutti i grandi agglomerati urbani della pianura padana hanno dei punti critici e il cromo esavalente è certamente presente anche in altre città come, ad esempio, Milano e Torino.

Quanto all’installazione di filtri domestici per il trattamento dell’acqua fai attenzione, non tutti i prodotti sono efficaci nella rimozione di questo metallo e altri problemi possono sommarsi a quelli della presenza del cromo.

Le autorità locali sono state inizialmente caute e rassicuranti verso la cittadinanza, ribadendo più volte che l’acqua è potabile e rispetta i limiti per le acque destinate al consumo umano.

L’Istituto Superiore di Sanità, da noi informalmente interpellato, ci ha risposto che “al momento non ci sono dati che indicano che il valore di 50 microgrammi per litro previsto per il cromo totale nelle acque destinate al consumo umano non sia adeguatamente protettivo per la salute umana” e prometteva che avrebbe tenuto conto di eventuali nuove evidenze scientifiche e raccomandazioni internazionali.

Anche se le risposte delle autorità sanitarie nazionali e degli operatori locali sono rassicuranti, nuove valutazioni sono necessarie alla luce di quanto emerso nell’opinione Efsa. Non possiamo accettare che una frazione di cittadini bresciani, di cui fanno parte anche dei bambini, sia esposto al pericolo del cromo esavalente.

Abbiamo analizzato l’acqua di casa di un nostro socio di Brescia. Il Cromo esavalente era presente, a Maggio 2013, in 10,9 microgrammi per litro, pari alla concentrazione di cromo totale, tanto che gli abbiamo sconsigliato di utilizzare l’acqua di rubinetto per scopi potabili.

La legge che definisce quando l’acqua è potabile e che pone una quantità massima di 50 microgrammi per litro per la presenza del cromo, va rivista. Deve essere, infatti, previsto un limite specifico per il solo cromo esavalente, che è poi la specie più diffusa nelle acque.

Nelle scuole non deve essere somministrata acqua di acquedotto se contenente cromo esavalente, ma solo acqua in bottiglia o di acquedotto in cui si è accertata l’assenza di cromo esavalente.

Infine, la concentrazione di cromo esavalente nell’acqua di Brescia va monitorata con attenzione e comunicata correttamente alla popolazione. Comune, A2A ciclo idrico S.p.a. e Asl possono scegliere le modalità che ritengono più efficaci e corrette, ma la comunicazione ai cittadini deve essere puntuale, tempestiva e il più capillare possibile.

(Articolo pubblicato in sintesi; per la lettura integrale clicca sul link in apertura)

 

 


Pesce al mercurio: quali sono i rischi reali? Quali precauzioni per bambini e donne incinte?

20 marzo 2014

sicurezza-alimentarein sintesi un interessante articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare, del quale consiglio la lettura integrale

Il problema del mercurio nel pesce solleva molte perplessità  tra i consumatori, soprattutto quando alcune trasmissioni televisive  come  alcuni servizi del programma Le Iene , descrivono la questione in modo impreciso e allarmistico.

Per questo Il Fatto Alimentare ha voluto dare voce alle obiezioni di Eurofishmarket e riportare una parte dell’intervista a Maurizio Ferri, medico veterinario e membro del Consiglio Direttivo SIMeVeP (società italiana di medicina veterinaria preventiva) per  comprendere al meglio la questione, fare una corretta valutazione del rischio mercurio.

L’intervista è molto interessante e fornisce consigli utili sulla frequenza e modalità di consumo di pesci per adulti, bambini e donne  nel periodo della gravidanza.

Che cos’è il mercurio e quali sono gli effetti tossici per le persone?

l mercurio è un metallo che esiste in diverse forme chimiche ed è rilasciato nell’ambiente sia da fonti naturali che artificiali. Una volta rilasciato, subisce una serie di trasformazioni complesse e fa parte di diversi cicli tra atmosfera, oceani e terra.

Il metilmercurio è la forma più comune di mercurio organico, la più tossica, ed è presente nella catena alimentare principalmente nei prodotti ittici. L’esposizione umana al mercurio avviene per motivi di lavoro  o per via alimentare sotto forma di metilmercurio.

I gruppi di popolazione particolarmente interessati o a rischio di esposizione al mercurio includono le donne in gravidanza o che allattano, e i bambini. La gravidanza e l’allattamento costituiscono i periodi più critici per la tossicità del metilmercurio.

Questa sostanza è in grado di superare la barriera cerebrale e quella placentare causando danni a carico del sistema nervoso centrale e dello sviluppo del feto: alte dosi causano ritardo mentale grave del nascituro, dosi più basse provocano alterazioni dello sviluppo psicomotorio.

Tra i sintomi legati all’esposizione cronica ci sono le alterazioni della funzionalità renale, della memoria, problemi motori e della coordinazione. È documentata l’associazione tra l’esposizione al metilmercurio e le malattie cardiovascolari anche se è noto l’effetto benefico del consumo di pesce che contrastarebbe l’azione del metilmercurio sul sistema cardiovascolare.

Quali sono gli alimenti che costituiscono un rischio sanitario per i consumatori ?

Il mercurio è ampiamente presente negli alimenti, compresi i vegetali, ma la sua forma tossica, il metilmercurio, è riscontrabile a livelli significativi soltanto nei prodotti ittici. In particolare le specie predatrici quali il pesce spada, tonno, squalo e altri (come smeriglio, verdesca, palombo), trovandosi all’apice della catena alimentare, possono contenere livelli elevati di metilmercurio  e dunque costituire importanti fonti di esposizione per l’uomo.

Esiste il rischio zero per il mercurio nel pesce?

Nel rapporto RASFF riferito al 2013, le segnalazioni di pesce con un eccesso di mercurio figurano al secondo posto (su un totale di 2.649 notifiche rilevate nel 2013, 517 riguardano il settore ittico, con 115 casi di pesce con eccesso di metalli pesanti, che nel 40% dei casi arriva dalla Spagna).

Gli operatori in caso di positività sono tenuti ad informare il Servizio veterinario e a provvedere alla distruzione delle partite contaminate o al ritiro dal mercato di quelle già commercializzate appartenenti allo stesso lotto.

In virtù delle considerazioni fatte, e pur riconoscendo l’esistenza di più livelli di controllo ad opera di soggetti diversi (controlli ufficiali e volontari), il pericolo mercurio per il consumatore resta ed è essenzialmente legato al consumo frequente di prodotti ittici appartenenti alle specie a rischio e di grossa taglia (es. tonno, pesce spada. A ciò si aggiunge un’ulteriore fattore di rischio rappresentato dalle categorie di consumatori a rischio (gravidanza, allattamento).

Chi ama consumare con frequenza diciamo settimanale tonno o pesce spada, sia fresco che inscatolato, deve essere consapevole del fatto che questo prodotto può potenzialmente presentare livelli di mercurio oltre i limiti consentiti.

Come si può prevenire il rischio mercurio nei prodotti ittici ?

La gestione del rischio mercurio nei prodotti ittici, può essere affrontato solo integrando i livelli di responsabilità che attengono gli organi di controllo con quelli dei consumatori.

In sostanza gli interventi più efficaci dovrebbero spostarsi sul campo della prevenzione, attraverso interventi di comunicazione/informazione rivolti ai consumatori finalizzati ad evitare consumi eccessivi di specie a rischio in particolare per le categorie di consumatori sensibili.


Car2go – Ora si accorgono che le Smart non possono trasportare bimbi e cambiano il contratto

5 marzo 2014
Fonte:  Francesco Mignano Comunicazione Visiva.

Fonte: Francesco Mignano Comunicazione Visiva.

di Maurizio Caprino

Il nodo è venuto al pettine: ora che l’attuale Smart sta vivendo il suo momento di gloria nel car sharing con Car2go (dall’estate scorsa a Milano e prossimanente anche a Roma), più persone si stanno accorgendo che trasportarvi in sicurezza i bambini è difficile. Anzi, col car sharing è praticamente impossibile.

Infatti, avendo due soli posti, la Smart Fortwo può ospitarli solo davanti, il che non è mai bene per la sicurezza dei più piccoli e impone la disattivazione dell’airbag passeggero.

Ma su questa vettura non c’è l’interruttore per disattivarli e bisogna andare da un riparatore esperto e fidato per intervenire direttamente sull’innesco. L’unica alternativa è svenarsi per acquistare il seggiolino originale Smart, che viene “riconosciuto” dalla vettura e così disattiva automaticamente l’airbag. Ma ovviamente chi è utente del car sharing ben difficilmente ha questo seggiolino e ancor più difficilmente è disposto a comprarselo.

Così resta solo la via della “castrazione” dell’airbag in officina. Che altrettanto ovviamente è solo teorica, su un’auto di car sharing, che si prende al volo per strada e si smette di usare una mezz’oretta dopo.

Ma non si sa mai e così adesso Car2go si è fatta venire uno scrupolo: nella prima revisione delle regole contrattuali d’uso delle sue Smart, ha inserito il divieto di disattivazione dell’airbag passeggero, per stoppare eventuali “intraprendenti” che a quel punto metterebbero a rischio gli ignari utenti successivi (le altre modifiche sono la conferma prenotazione non più per sms ma solo tramite l’App car2go, l’obbligo di consultare con ragionevole frequenza il portale internet per vedere se ci sono aggiornamenti sulle modalità di utilizzo del servizio, alcune modifiche per motivi di sicurezza, massimale assicurativo alzato da 6 a 50 milioni di euro ma con franchigia e precisazione che la copertura assicurativa contro gli infortuni riguarda i soli conducenti dei Veicoli Car2go operativi nell’area di attività di Milano, identificati col logo del Comune: evidentemente ci sono stati o si temono incidenti o danni che inducono l’azienda a una maggiore prudenza).

Comunque, la questione dei seggiolini fa solo sorridere i tanti smartisti ignoranti e/o indolenti. Vi ho già raccontato anni fa delle allegre famigliole in giro in città in quattro su una Smart Fortwo. Tra queste, anche quella del famoso Gianpi Tarantini ai Parioli di Roma, sotto le telecamere dei cronisti che lo assediavano un giorno in cui lo scandalo escort a Bari era tornato alla ribalta.

Ps: grazie a Francesca Milano per la segnalazione


Pubblicità’ occulta su “Chi”: antitrust sanziona Mondadori, Unifarm e Philips

24 febbraio 2014

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 29 gennaio, ha deciso di sanzionare le società Mondadori, Unifarm e Philips per una pubblicità occulta inserita in un servizio sulla maternità di Belen Rodriguez  pubblicato dal settimanale ‘Chi’.

Le sanzioni decise sono pari a 70mila euro ciascuno per Mondadori e Unifarm e a 50mila euro per Philips.

In particolare, nel servizio pubblicato sul n. 17 del 24 aprile 2013, intitolato Belen con il suo Santiagoerano riportate, ingrandite, riquadrate in rosso e isolate dal contesto, le immagini di un latte per neonati, Neolatte1, e di un biberon della Avent.

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Nelle didascalie che accompagnavano le foto venivano specificati prezzi e proprietà dei due prodotti: in particolare il latte artificiale veniva indicato come “un tipo di latte in polvere per lattanti con Bifidus naturali, che favoriscono una sana e buona digestione” mentre il biberon “in PES (Polietersulfone) per neonati, riduce al minimo l’aria nella pancia evitando coliche e irritabilità”.

Il latte Neolatte1 è prodotto da un’azienda tedesca ma distribuito nel canale delle farmacie da Unifarm, società di farmacisti, che opera nel settore della distribuzione intermedia del farmaco. La società olandese Philips produce anche prodotti per le mamme e i bambini, fra i quali il biberon Philips Avent.

Secondo l’Antitrust, pur in assenza di una prova diretta dell’accordo, è stato possibile desumere la natura pubblicitaria del messaggio da molteplici indizi precisi e concordanti quali: la collocazione delle foto (ingrandite, riquadrate in rosso e fuori contesto rispetto al contesto narrativo e fotografico del servizio), le informazioni sui prodotti (caratteristiche e prezzi),  la differenza tra il servizio in bozza (che non conteneva riferimenti specifici a prodotti individuati e alle loro caratteristiche) e quello poi pubblicato.

Si tratta di chiari elementi distintivi rispetto a quelli che si trovano nei servizi giornalistici sulla vita dei personaggi pubblici, la c.d. informazione leggera.

Nell’impaginazione mancava inoltre qualsiasi accorgimento o indicazione che rendesse evidente ai consumatori la natura promozionale delle immagini.

Fonte: Agcm


Se i medici “sponsorizzano” l’uso di latti speciali per i bimbi…

10 febbraio 2014

leggo su Altroconsumo

I latti speciali si presentano come prodotti necessari per lo sviluppo. E, a rafforzare questo concetto sbagliato, ci pensano a volte le sponsorizzazioni di associazioni di camici bianchi o di ospedali.

Per questo, abbiamo segnalato al Garante per la correttezza della pubblicità, la nuova reclame del latte per la crescita Mukky bimbo, della centrale del latte di Firenze: non ci è affatto piaciuto il logo in bella vista che riporta la scritta “formulato in collaborazione con gli esperti in nutrizione infantile dell’ospedale pediatrico Meyer”.

A nostro avviso, il richiamo a figure professionali del campo medico (e in questo caso specifico, pediatrico) nella presentazione e promozione di un prodotto alimentare (sul sito, in etichetta…), può indurre i consumatori ad attribuire ingiustificate maggiori garanzie salutistiche al prodotto.

La pubblicità di Mukky

A proposito di medici e pubblicità, leggi anche: UlivetoIntegratoreL’acqua che fa bene al cuore?


L’Efsa boccia l’uso del latte per lacrescita

10 febbraio 2014

leggo su Altroconsumo

Tuo figlio ha compiuto un anno e devi passare al latte di mucca?

Non farti tentare dalla pubblicità dei latti per la crescita, quelli, per intenderci, arricchiti di ferro, vitamine e sali minerali.

Tuo figlio non ne trarrà un particolare giovamento, anzi: quando qualche anno fa abbiamo esaminato la loro composizione abbiamo trovato tanto zucchero, un’aggiunta squilibrata di sali minerali e vitamine, e aromi inutili.

Lo conferma anche l’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) che in un recente parere ha bocciato il ricorso al latte speciale destinato ai bambini tra 1 e 3 anni, perché non migliora in alcun modo la loro alimentazione, né ha particolari requisiti di digeribilità.

La scelta migliore, dopo l’anno di età e se non ci sono esigenze di salute particolari, è usare il latte fresco normale, quello che si beve in famiglia.

L’apparato digestivo del bambino a questa età è sviluppato e pronto a cominciare ad alimentarsi in maniera simile a quella di un adulto.

Non c’è ragione neanche né di diluire il latte con acqua, né di usare quello scremato: anzi, i grassi del latte sono essenziali per lo sviluppo del bambino.

 


Mit, il conservante pericoloso che trovi in troppi prodotti

6 febbraio 2014

attenzionein sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente

Il nome è quasi impossibile da pronunciare, eppure sicuramente a tutti sarà capitato di farne uso: il methylsothiazolinone (Mit) è, infatti, uno dei conservanti più impiegati sia nei prodotti cosmetici (per grandi e piccoli) che nei detergenti domestici, per la pulizia della casa, dei piatti e del bucato.

Basta osservare qualche etichetta per constatare come il Mit sia davvero un po’ ovunque e che evitarlo non sia impresa facile, come denuncia un’inchiesta del Salvagente in edicola. Eppure, alla luce dei fatti, più se ne sta alla larga, meglio è.

È infatti ormai conclamato che questo potente battericida (che si trova da solo o, più spesso, in coppia con il methylchloroisothiazolinone) sia fortemente allergizzante e che ad esso sia sensibilizzata buona parte della popolazione mondiale.

A “condannare” definitivamente il Mit non è  solo il settimanale dei diritti dei consumatori, sono stati, a dicembre, gli esperti del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (Cssc).

Secondo gli esperti, nei cosmetici  senza risciacquo, nessuna concentrazione può dirsi sicura.

Negli altri cosmetici, invece, può essere ammessa una presenza pari dello 0,0015% (15 ppm) anche se con qualche riserva: il Comitato ha infatti riconosciuto che le conoscenze in merito sono ancora frammentarie e che l’esposizione della popolazione da altre fonti non è ancora pienamente conosciuta.

I politici della Commissione europea dovranno partire da qui e da queste conclusioni per aggiornare il regolamento e costringere, per legge, i produttori a eliminare o limitare l’uso di questa sostanza.

A onor del vero, ancora prima di questo pronunciamento il Cosmetics Europe, l’organismo che rappresenta le industrie aveva raccomandato ai suoi aderenti di non utilizzare più il Mit, almeno nei cosmetici senza risciacquo.

Il Salvagente lo ha trovato facendo una ricerca tra i prodotti destinati alla prima infanzia che non prevedono risciacquo, come le creme per il cambio pannolino e i latti detergenti.

Ma, come detto, il Mit è ampiamente presente anche nei detergenti domestici: nei detersivi per bucato, in quelli per lavare i piatti e, ancora più grave, negli ammorbidenti.

Prodotti da sempre considerati “problematici”, perché a differenza dei detersivi subiscono meno risciacquo e persistono di più sui tessuti, rilasciando le loro sostanze chimiche sulla pelle.


Piccolo urto e bimba in rianimazione. La colpa non è dell’airbag, ma degli adulti

4 febbraio 2014

Non auguro certamente a nessuno un incidente che metta i genitori davanti alle loro responsabilità, tanto più che il primo a pagare per la superficialità dei genitori sarebbe proprio il bambino, tuttavia è stancante leggere sempre le stesse notizie che raccontano incidenti sempre uguali con traumi (o peggio) assolutamente evitabili agendo con buonsenso e, volendo esagerare, anche nel rispetto delle norme.

Più leggo questi articoli e meno capisco i molti (perchè sono molti) genitori che continuano imperterriti a tenere il bambino in braccio sul sedile anteriore.

E se non capisci un testo scritto, proviamo con le immagini.

Articoli correlati: I genitori con le cinture ed i bambini… - Tutti in Jeep, allacciamo le cinture e… - I bambini in auto Perchè usare il seggiolino per i bambini?

un articolo di Maurizio Caprino

Che sarà mai portare in braccio i bimbi mentre si va in auto? In fondo, non siamo tutti cresciuti così, tra le amorevoli braccia dei genitori anche durante gli spostamenti?

Per chi non lo avesse capito, sto prendendo in giro quei tanti che ancora non si mettono in testa non solo che queste argomentazioni sono sempre state sbagliate, ma anche che oggi ci sono gli airbag, che ai bambini fanno male: la loro apertura è progettata per salvare un adulto regolarmente allacciato e quindi travolge in pieno un bambino tenuto in braccio, che sta molto più vicino alla plancia e quindi è esposto in pieno alla forza del pallone che si sta gonfiando.

Non ci credete? Leggete allora la notizia della bimba di sei anni finita in rianimazione a Torino per un incidente banalissimo.

Credete sia solo sfortuna? Tenetevi pure la vostra opinione.

Ma poi non lamentatevi se poi capita nella vostra auto e vi indagano per lesioni colpose e vi chiedono i danni.


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