a cura di Francesco
HHTG sta per Heike Has The Giggles, nome allegro e scanzonato privo di un senso preciso: vengono da Solarolo, Ravenna, e si possono decisamente considerare il futuro (roseo) del rock italiano.

Suona un po’ strano, forse, parlare di maturità per una band giovanissima che è solo al secondo album: eppure, dopo il felice esordio dai suoni immediati e istintivi di “Sh!”, il trio romagnolo (Emanuela Drei chitarra e voce, Matteo Grandi basso, Guido Casadio batteria) propone un lavoro che segna un deciso passo avanti, evolvendosi artisticamente nel segno della continuità.
Sicuramente ad aiutar loro in questo percorso di crescita ha molto contribuito l’intensa attività live di questi ultimi anni, che ha visto gli HHTG calcare palcoscenici importanti in tutto il mondo, esibendosi anche come gruppo di supporto per band di grande livello quali Kills, Kasabian, Arctic Monkeys, Gossip e tanti altri.
Subito un’avvertenza: “Crowd Surfing”, 11 rapide tracce per circa mezz’ora di musica, va ascoltato a tutto volume e con un buon impianto di riproduzione per cogliere le sottili tante sfumature che si nascondono dietro una musica immediata e semplice eppur ricca di tante citazioni e decisamente divertente.
Pur mantenendo lo stile fresco, veloce, immediato e accattivante di “Sh!”, “Crowd Surfing” segna un deciso passo in avanti: quella maturità sopra evidenziata che si nota, soprattutto, in una maggiore varietà di stile e, anche, nei fraseggi musicali più curati e studiati così come nella voce di Emanuela Drei più ricca di sfumature e meglio integrata melodicamente nel tappeto sonoro.
Senza incertezze, “Crowd Surfing” si apre immediatamente con l’esplosivo rock elettrico e potente della prima traccia, “I Wish I Was Cool”: biglietto da visita che migliore non poteva esserci per far capire che i tre ragazzi non scherzano e vogliono davvero farci divertire divertendosi essi per primi.
E tanto per mantenere alta l’attenzione, quasi a spiazzare l’ascoltatore piacevolmente mischiando le carte sonore, già al terzo brano, “Breakfast”, gli HHTG virano su di un piacevolissimo pop scanzonato e melodico in un crescendo di sfumature punk.
Pop che si fa sfrontato nella sesta traccia, “Next Time”: magnifico dialogare, talmente sfacciato nella semplicità immediata e accattivante, di chitarra, basso e batteria perfettamente integrato con la voce melodica di Emanuela, che abbandona ogni aggressività urlante e arrabbiata per farsi più dolce e ampia, come nel brano di chiusura “I Don’t Know”.
Eppure, prima e dopo di queste parentesi pop-punk, gli HHTG ci regalano mirabili e divertenti tracce di velocissimo rumble-beat e sfrenato post punk-rock immediate ma sempre molto curate negli arrangiamenti mai banali: “Dear Fear”, “M. Gondry” e la magnifica “Time Waster” che potrebbe essere il manifesto del nuovo rock italiano, in cui i tre ci mandano letteralmente in visibilio per come giocano con gli strumenti e con la voce di Emanuela, qui ricca di sfumature arrabbiate e sporche.
E non è finita: perché c’è ancor tempo per la “title track”, decisamente attraente e coinvolgente; per la settima traccia, “Repetitive Parts”, che sorprende con un travolgente ritmo in cui eccheggiano insospettabili venature country-blues e rock tex-mex; e poi l’irriverente e ironica “Blabla”.
Insomma, provare per credere: “Crowd Surfing” è davvero divertente, mai banale e, quando finisce di girare nel lettore cd, vien voglia di riascoltarlo subito.

Pubblicato da paoblog 

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