HHTG: “Crowd Surfing”, prova di maturità a velocità massima

1 giugno 2012

a cura di Francesco

HHTG sta per Heike Has The Giggles, nome allegro e scanzonato privo di un senso preciso: vengono da Solarolo, Ravenna, e si possono decisamente considerare il futuro (roseo) del rock italiano.


Suona un po’ strano, forse, parlare di maturità per una band giovanissima che è solo al secondo album: eppure, dopo il felice esordio dai suoni immediati e istintivi di “Sh!”, il trio romagnolo (Emanuela Drei chitarra e voce, Matteo Grandi basso, Guido Casadio batteria) propone un lavoro che segna un deciso passo avanti, evolvendosi artisticamente nel segno della continuità.

Sicuramente ad aiutar loro in questo percorso di crescita ha molto contribuito l’intensa attività live di questi ultimi anni, che ha visto gli HHTG calcare palcoscenici importanti in tutto il mondo, esibendosi anche come gruppo di supporto per band di grande livello quali Kills, Kasabian, Arctic Monkeys, Gossip e tanti altri.

Subito un’avvertenza: “Crowd Surfing”, 11 rapide tracce per circa mezz’ora di musica, va ascoltato a tutto volume e con un buon impianto di riproduzione per cogliere le sottili tante sfumature che si nascondono dietro una musica immediata e semplice eppur ricca di tante citazioni e decisamente divertente.

Pur mantenendo lo stile fresco, veloce, immediato e accattivante di “Sh!”, “Crowd Surfing” segna un deciso passo in avanti: quella maturità sopra evidenziata che si nota, soprattutto, in una maggiore varietà di stile e, anche, nei fraseggi musicali più curati e studiati così come nella voce di Emanuela Drei più ricca di sfumature e meglio integrata melodicamente nel tappeto sonoro.

Senza incertezze, “Crowd Surfing” si apre immediatamente con l’esplosivo rock elettrico e potente della prima traccia, “I Wish I Was Cool”: biglietto da visita che migliore non poteva esserci per far capire che i tre ragazzi non scherzano e vogliono davvero farci divertire divertendosi essi per primi.

E tanto per mantenere alta l’attenzione, quasi a spiazzare l’ascoltatore piacevolmente mischiando le carte sonore, già al terzo brano, “Breakfast”, gli HHTG virano su di un piacevolissimo pop scanzonato e melodico in un crescendo di sfumature punk.

Pop che si fa sfrontato nella sesta traccia, “Next Time”: magnifico dialogare, talmente sfacciato nella semplicità immediata e accattivante, di chitarra, basso e batteria perfettamente integrato con la voce melodica di Emanuela, che abbandona ogni aggressività urlante e arrabbiata per farsi più dolce e ampia, come nel brano di chiusura “I Don’t Know”.

Eppure, prima e dopo di queste parentesi pop-punk, gli HHTG ci regalano mirabili e divertenti tracce di velocissimo rumble-beat e sfrenato post punk-rock immediate ma sempre molto curate negli arrangiamenti mai banali: “Dear Fear”, “M. Gondry” e la magnifica “Time Waster” che potrebbe essere il manifesto del nuovo rock italiano, in cui i tre ci mandano letteralmente in visibilio per come giocano con gli strumenti e con la voce di Emanuela, qui ricca di sfumature arrabbiate e sporche.

E non è finita: perché c’è ancor tempo per la “title track”, decisamente attraente e coinvolgente; per la settima traccia, “Repetitive Parts”, che sorprende con un travolgente ritmo in cui eccheggiano insospettabili venature country-blues e rock tex-mex; e poi l’irriverente e ironica “Blabla”.

Insomma, provare per credere: “Crowd Surfing” è davvero divertente, mai banale e, quando finisce di girare nel lettore cd, vien voglia di riascoltarlo subito.


Jamyourself.com, il Social network della musica emergente

4 aprile 2012

Ricevo e pubblico

Jamyourself.com è il social network per band e artisti, uffici stampa, etichette discografiche e locali che operano all’interno della discografia emergente e indipendente. Si propone come obiettivo quello di veicolare in un unico spazio i diversi attori della scena, offrendo agli stessi un’esperienza di condivisione unica nel suo genere.

Affiancando al lato social un’importante attività redazionale (realizzata insieme alla redazione di Outune.net, uno dei magazine musicali maggiormente conosciuti e autorevoli nel panorama italiano), Jamyourself.com permette agli artisti, alle etichette, alle agenzie e anche ai fans di band emergenti di pubblicizzare e diffondere la propria musica a un pubblico online vastissimo e alla continua ricerca di nuove proposte e suoni innovativi.

Quante band e artisti emergenti trovano sulla loro strada grandi problemi per ottenere un minimo di visibilità, soprattutto quando esclusi per motivi geografici dal circuito delle grandi città italiane dove le possibilità si moltiplicano rispetto ai piccoli centri?

Internet è oggi un canale fondamentale per la promozione dell’attività artistica e proprio sulla base di questo, è stato ideata la versione 2.0 di Jamyourself.com, che vuole ad essere il punto di riferimento italiano per la musica emergente.

Un’esperienza social che punta alla valorizzazione dei collegamenti via web tra gli utenti per accrescere la propria visibilità e aumentare il proprio pubblico in maniera totalmente gratuita. Jamyourself.com offre ai propri utenti la scelta tra 4 profili diversi ritagliati sulle singole necessità:

Band & Artista Emergente: permette di gestire una propria pagina personale all’interno della quale caricare album o singoli brani oltre a foto, video, date dei propri concerti. Un punto di partenza imprescindibile per chi vuol far conoscere la propria musica. A garanzia dell’utente i brani caricati on line possono essere ascoltati soltanto in streaming on line, non prevedendo la possibilità del download.

Label: permette di promuovere gli artisti e le band presenti nel proprio rooster in modo assolutamente completo e di far conoscere la propria attività.

Locale: dedicato a chi crede nella musica Live e vuole offrire la possibilità a band e artisti emergenti di potersi esibire in concerto. Pubblicizza le tue serate e le band che si esibiranno nel tuo locale.

Fan: il vero e proprio “pubblico” di jamyourself. Appassionati di musica, operatori del settore, semplici “ascoltatori” e amanti della musica emergente pronti a dare i propri giudizi ai dischi e ai brani caricati sul sito.

Scegli il tuo profilo ed entra a far parte di Jamyourself.com!

Per informazioni: emergenti@outune.net / info@jamyourself.com


Die Antwoord: la rock band così finta da sembrare vera

13 marzo 2010

Die Antwoord: la rock band così finta da sembrare vera

Nel tempo alterato della rete ci troviamo a parlare di una novità che è improvvisamente già vecchia. Die Antwoord è il nome della nuova sensazione musicale che sta contagiando tutto il web. Eppure c’è qualcosa di strano.

Da dove saltano fuori questi strani ceffi? Dal Sudafrica dicono loro, il frontman è uno spilungone pieno di tatuaggi chiamato Ninja, dietro di lui una ninfetta bionda di nome Yo-Landi e dj Hi-Tek.

La testa di ponte è stato un video, incredibilmente ben fatto per un gruppo emergente, intitolato Enter The Ninja. La sorpresa per l’immaginario messo in scena, le rime al fulmicotone e l’ottimo ritornello hanno fatto il resto. Nel giro di poche ore il clip aveva fatto il giro del mondo e l’ironico testo infarcito da un misterioso slang sudafricano detto Zef citati addirittura nel Twitter di una popstar mondiale come Katy Perry. Il loro gruppo Facebook conta già 50 000 fan.

C’è qualcosa di strano dicevamo però, il problema è che Ninja e i Die Antwoord non esistono, non nel senso che intendiamo solitamente almeno.

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Tornano i Soundgarden

5 gennaio 2010

A tredici anni di distanza dal loro scioglimento tornano insieme i Soundgarden. Il gruppo di Seattle guidato da Chris Cornell, protagonista del periodo del grunge a metà anni 90 con hit come “Black Hole Sun”, è al lavoro sul nuovo materiale. E’ stato lo stesso Cornell a confermare la reunion attraverso il suo Twitter. “La pausa di dodici anni è finita – ha scritto – e la scuola ha ripreso le lezioni”.

(Foto Ap)

I fan più accaniti avevano riposto ogni speranza dopo aver ascoltato l’ultimo disco solista di Cornell, un lavoro dance-urban fatto con la collaborazione di Timbaland (il produttore che ha fatto la fortuna di Justin Timberlake). Insomma, il diavolo e l’acqua santa. Tanto più che il cantante aveva difeso a spada tratta la sua scelta definendo quello il miglior disco mai fatto. Un colpo al cuore per chi ancora si ricordava il Cornell paladino del grunge.

Ma il 2010 ha portato una bella sorpresa. La band sembra essere in piena attività, tanto che è stato approntato un nuovo sito in cui appariranno le news sui lavori in corso. Quella che può apparire una decisione improvvisa ha infatti covato sotto le ceneri per molti mesi. Già a marzo del 2009 tutta la band, con la sola eccezione di Cornell, si era ritrovata sul palco per un concerto a Seattle. Mentre a luglio il cantante aveva rivelato a “Rolling Stone” che si stava pensando alla pubblicazione di alcune b-sides e un box di brani inediti dei Soundgarden.

Ma siccome l’appetito vien mangiando, il ritrovarsi ha riacceso antichi ardori, tanto che Cornell, ad ottobre, ha partecipato alla reunion dei Temple of the Dog in occasione di un concerto dei Pearl Jam a Los Angeles. Adesso viene però il difficile: è il 2010 e non il 1994, che faranno i Soundgarden?

Fonte: www.tgcom.it


Trent Reznor e 20 anni di NIN all’asta sul web

17 dicembre 2009

Potevano farci un sacco di soldi, autografare i pezzi e rilasciando attestati di originalità; potevano costruirci attorno un hype pazzesco.

E invece, i Nine Inch Nails hanno deciso di mettere tutto su eBay: chitarre, tastiere, cavi, amplificatori e tutto quello che è rimasto dei tour dei NIN è progressivamente messo all’asta online.

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Mr. Big, riunione col botto

22 settembre 2009

Negli ultimi tempi, per molte signore teledi­pendenti, Mr. Big è di­ventato sinonimo dell’aman­te ricco e sciupafemmine di Carrie, la protagonista del for­tunato serial «Sex and The Ci­ty». Tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 le due parole Mr. Big richiamavano tutt’al­tro: quattro ragazzi california­ni, dal capello vaporoso, spe­cializzati in ballate strappala­crime e tirate elettriche.

Una di quelle band che sono una foto d’epoca, di quelle che pensi di non rivedere più, an­che perché si erano sciolti nel 2002 in maniera non del tut­to idilliaca. Domani, almeno per una sera, «Sex and The City» ver­rà sconfitto perché i Mr. Big si riappropriano alla grande del loro nomignolo: sarà in­fatti tutto esaurito (e lo è da giorni) all’Alcatraz per que­sta, ennesima, réunion che se­gna anche il ventennale dalla fondazione della band.

I Mr. Big nacquero e creb­bero nell’età dell’oro del co­siddetto «hair metal», sotto­genere che, a partire da una comune pulsione per accon­ciature stravaganti, riuniva quella congerie di gruppi (i Poison, gli Skid Row, ecc.) de­dicati ad ammorbidire l’inizia­le crudezza del metal. E loro, che si divertivano a suonare la chitarra col trapa­no, divennero universalmen­te noti nel segno del «lento»: «To Be With You», prima nel­le classifiche di 15 Paesi, o la versione della splendida «Wild World» di Cat Stevens sono canzoni che entrarono a far parte della cultura popola­re americana, perfettamente radio-friendly, sottofondo ideale per matrimoni o lun­ghe serate in un pub di pro­vincia.

Un successo però con­testuale all’avvento del più bellicoso ed inquieto grunge. Che avrebbe spazzato via l’ha­ir metal e tutti i suoi cantori, Mr. Big compresi. Non del tutto evidentemen­te: lo dice il sold out di doma­ni. E quelli registrati in Asia, dove non hanno mai perso so­stenitori. «Ogni volta che ab­biamo suonato in Giappone, ci siamo sentiti come i Beat­les: le ragazze che ci assaliva­no, l’isteria, le urla: totalmen­te surreale» ha raccontato il tecnico chitarrista Paul Gil­bert, che nel periodo in solita­ria si è accompagnato a mo­stri sacri dello strumento co­me Steve Vai e Satriani.

E dal Giappone, pochi me­si fa, è dunque ripartito il tour del ritorno. Che i Mr. Big negano sia avvenuto per ne­cessità economiche: «Un an­no fa ci siamo visti a cena — ha dichiarato ancora Gilbert — e ci siamo messi a parlare. La motivazione era solo una, divertirci. Nessuno ci ha sven­tolato delle banconote in fac­cia».

Fonte: www.corriere.it


Musica user generated per un successo fai da te

21 luglio 2009

un articolo di Irene Giorgi – http://www.wired.it

Manager, case di produzione e etichette musicali sono roba vecchia, ora le band in cerca di successo possono tentare la via del ‘Net-Factor’ in era post Myspace facendosi conoscere e vendono la propria musica attraverso una nuova pensata del duo MTVGames e Harmonix. Per chi ha la musica nel sangue e una passione per il videogame ‘Rock Band‘, sta per arrivare sulla scena ‘Rock Band Network‘, non l’ennesimo social network ma qualcosa di più, dove la musica user generated parte dagli utenti e da questi viene venduta e comprata attraverso il videogioco.

Il nuovo programma, che sarà disponibile tra poco in versione beta, permetterà alle band emergenti e alle future stelle del rock, e perché no, anche a case di produzione e ad etichette che cercano vie promozionali nuove, di testare le proprie potenzialità commerciali e fare/fruire musica in modo diverso, rilasciando le proprie tracce, per la vendita, come contenuti scaricabili per il gioco e promuovendole, in modo alternativo, attraverso questo canale.

Chiunque, con semplici know-how tecnici, una XNA Creators Club membership e grazie a tool ad hoc potrà mixare, caricare e testare le sue tracce per poi avere la possibilità di fare ‘assaggiare’ le sue note nella community di Rock Band Creators che servirà da filtro per la via al successo. Qui infatti gli altri utenti potranno ‘provare’ le canzoni, dare un feedback, e scrivere la propria recensione. A quel punto le band potranno aggiustare il tiro o provare il grande salto, e le tracce promosse potranno accedere al Rock Band Store o all’Xbox Live Marketplace, per essere comprate e scaricate dagli utenti di RB.

Una fonte immediata di guadagno a quanto pare, dato che una parte dei proventi andrà agli autori delle tracce e, al tempo stesso, un metodo tipicamente 2.0 per generare e promuovere le proprie ‘creature musicali’ a livello mondiale, pur rimanendo outsider (che fa tanto rock).

In attesa dell’avvento di Rock Band Network, per girovaghi musicali, esperti e non, c’è qualcosa di molto simile che li aspetta a Londra: si tratta di Youth Music Box, una ‘scatola’ per fare musica che ha debuttato venerdì al Southbank Centre, dove rimarrà fino a settembre. Anche qui si parla di giochi ma in questo caso è stata studiata una speciale tavola, dotata di una serie di strumenti musicali elettronici, che permette in sei minuti, e ad un massimo di quattro persone, di suonare e produrre musica insieme, mentre al centro del ‘tavolo’ vengono proiettati degli effetti visivi generati direttamente dagli strumenti. La performance del ‘progetto a quattro’ viene registrata e l’audio remixato da due tecnici, e il video musicale prodotto viene poi caricato sul sito di Youth Music.

Saranno famosi? Chissà, le vie musical-tecnologiche, a quanto pare, sono infinite.
Per saperne di più comunque, rimanete sintonizzati!


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