Il mondo dell’energia cambia. Le fonti rinnovabili, sempre più protagoniste, si scontrano con gli interessi dell’energia convenzionale e il consumatore rischia di restare schiacciato nel mezzo. La lotta tra le fonti vecchie e le nuove sta infatti limando sempre di più i risparmi che si possono ottenere spostando i consumi nelle fasce serali, notturne e dei festivi grazie alla tariffa bioraria.
La causa è quanto sta succedendo sul mercato elettrico, travolto da una quantità di nuova produzione da rinnovabili. Soprattutto grazie al fotovoltaico, che produce di giorno a costi marginali nulli (dato che non servono più soldi per produrre un chilowattora in più), il prezzo dell’elettricità in Borsa nel picco diurno si è ridotto.
Questo provoca non pochi danni ai produttori da fonti convenzionali, specialmente da nuovi cicli combinati a gas, che ora durante il giorno, a causa della concorrenza low-cost e con priorità di dispacciamento del fotovoltaico, devono spesso restare spenti. Danni che i produttori da fossili cercano di recuperare facendo salire il prezzo dell’elettricità in Borsa quando il concorrente fotovoltaico va a dormire assieme al sole: dalle 6 alle 9 il prezzo è schizzato alle stelle come mai prima.
Ecco dunque che sul mercato elettrico si sono ridotti i prezzi dell’energia nella fascia oraria solitamente più cara – la F1 -, mentre sono saliti nella F23.
Un fenomeno che si riflette sulla tariffa bioraria del sistema di maggior tutela, quella che tocca a tutti i clienti che non sono passati al mercato libero (salvi gli ormai pochi – meno del 5% – che ancora non hanno i nuovi contatori).
Per come è fatta ora la bioraria, infatti, i clienti domestici pagano l’elettricità con due prezzi che dipendono da quando viene consumata: uno dalle 8 alle 19 dei feriali, la fascia F1 e uno per tutte le altre ore e i festivi.
In tutti i casi il prezzo è calcolato attraverso la media di quelli realmente spesi dall’Acquirente unico (l’ente che approvvigiona i consumatori del servizio di maggior tutela). Ed è per questo che questa seconda fascia, detta F23, è salita in rapporto alla F1.
Per il consumatore significa che spostando i consumi in F23 ora si risparmia meno che in passato. Che la bioraria stia perdendo senso se ne è accorta anche l’Aeeg, che ha deciso di mandarla in pensione entro fine anno e di sostituirla con un nuovo sistema che rifletta meglio le dinamiche attuali dei prezzi dell’energia all’ingrosso.
La bioraria attuale: due fasce di prezzo; una per l’elettricità consumata dalle 8 alle 19 dei feriali (F1); una per l’elettricità consumata dalle 19 alle 8 e nei festivi (F23).
Le proposte AEEG, ovvero la bioraria riformata con due fasce di prezzo: una per l’elettricità consumata dalle 7 alle 23 dei feriali e del sabato (F12); una per l’elettricità consumata dalle 23 alle 7 dei feriali e nei festivi sabato escluso (F3).
La trioraria, tre fasce di prezzo: una per l’elettricità consumata dalle 8 alle 19 dei feriali (F1); una per l’elettricità consumata dalle 7 alle 8 e dalle 19 alle 23 dei feriali e dalle 7 alle 23 del sabato (F2); una per l’elettricità consumata dalle 23 alle 7 dei feriali e nei festivi sabato escluso (F3).
Nella prima ipotesi - di più semplice applicabilità per i gestori – dunque le ore più care andrebbero dalle 7 alle 23 dei feriali, mentre per risparmiare si dovrebbero spostare i consumi tra le 23 e le 7 del mattino o nei festivi, sabato escluso: una soluzione un po’ scomoda per gli utenti.
Nella seconda ipotesi, più complessa da gestire, si avrebbero tre fasce con costi diversi: in quella serale dopo le 19 e la mattina tra le 7 e le 8, se il trend continua, l’elettricità potrebbe costare più che di giorno, ma la fascia meno cara resterebbe sempre quella più scomoda della notte (e dei festivi sabato escluso).
I cambiamenti, però, non sembrano entusiasmare le associazioni dei consumatori: per Pietro Giordano, segretario generale di Adiconsum “sono pannicelli caldi, quello che manca è una politica generale che prevenga quanto succede sul mercato elettrico”.
Gli fa eco Giuseppe Colella di Federconsumatori: “Abbiamo visto che i produttori si adeguano per massimizzare i guadagni alzando i prezzi nelle diverse fasce orarie, più che altro serve che l’Autorità guidi il consumatore per distribuire i suoi consumi in modo da risparmiare”.
Pubblicato da paoblog 
