Quando la mozzarella di bufala è veramente DOP?

2 ottobre 2014

La vera forza di un prodotto DOP secondo me è proprio il fatto di avere un consorzo che vigila su regole di produzione alquanto strette che potranno garantire al consumatore la qualità superiore del prodotto.

Leggere che ” I produttori al contrario vorrebbero allargare le maglie del disciplinare…” mi fa pensare che non abbiano affatto capito la potenza del marchio DOP.

Dai commenti ricevuti sul Blog appare chiaro che le numerose frodi commerciali sia di prodotti Dop (prosciutto, formaggi, ecc) sia di mozzarella di bufala campana, hanno incrinato la fiducia del consumatore verso il marchio così come verso il prodotto in genere.

Volete farvi del male? Allargate le maglie del disciplinare, però poi non lamentatevi per il calo delle vendite.

in sintesi un articolo di Eleonora Viganò e Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare

MozzarellaBufalaCampana-1Quanti italiani sanno riconoscere la vera mozzarella di bufala campana DOP?

Pochi, anche se esiste un disciplinare rigoroso che dovrebbe permettere di distinguerla.

La regolamentazione a livello europeo è descritta nel Disciplinare di produzione e prevede l’impiego di latte fresco ottenuto da bufale mediterranee allevate nella provincia di Caserta, Salerno, alcune zone del napoletano e da alcuni comuni del Lazio, Molise e Puglia.

Anche la produzione deve avvenire nello stesso territorio di produzione del latte che va utilizzato al massimo entro 60 ore dalla mungitura.

«La confusione tra i vari prodotti in vendita nei supermercati è enorme, non esiste una distinzione, soprattutto se il consumatore è un po’ distratto e non verifica la presenza della dicitura DOP sulla confezione», commenta Antonio Lucisano, direttore del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP.

Uno dei problemi su cui si scontra la filiera produttiva è la presenza di un’ormai consolidata sovrapproduzione, soprattutto nei mesi più freddi dell’anno, quando diventa difficile utilizzare tutto il latte disponibile entro il limite temporale previsto dal disciplinare.

Per questo motivo, diversi caseifici congelano il latte in esubero, che quindi viene declassato e non può più essere destinato alla produzione di Mozzarella di Bufala Campana DOP.

«I caseifici che utilizzano  latte congelato – spiega Michele Faccia, docente del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro – devono utilizzare  linee separate e producono  semplice mozzarella di bufala che può, per i palati meno attenti, avvicinarsi al prodotto DOP».

La mozzarella di bufala quando non è  DOP si riconosce facilmente perché  sull’etichetta manca il marchio del Consorzio e in genere costa meno.

«Abbiamo proposto al governo – puntualizza Lucisano – che i supermercati siano obbligati a dedicare uno scaffale differente per la vendita del prodotto DOP in modo da evitare confusione ai consumatori».

Si tratta di una proposta curiosa, forse giustificata dalla necessità di difesa del Made in Italy, che potrebbe essere rivendicata anche da chi produce salumi e altri prodotti alimentari con la  denominazione di origone .

 «Dal punto di vista economico –  precisa Michele Faccia – allevatori e caseifici hanno interessi opposti. Gli allevatori vendono il latte a caro prezzo d’estate, ma spuntano cifre più basse d’inverno quando c’è meno richiesta, non vogliono che venga prodotta mozzarella DOP con latte o cagliata congelati (cosa che viene perseguita dalle Autorità di controllo in base alla legislazione europea vigente).

I produttori al contrario vorrebbero allargare le maglie del disciplinare – che vieta la trasformazione del latte fresco in cagliata da congelare e usare  in un secondo momento così come lo stoccaggio del latte congelato  per gestire al meglio le riserve invernali».

Per quanto riguarda il prodotto non DOP  ci sono alcune zone d’ombra visto che l’uso di latte congelato non deve essere dichiarato in etichetta  come pure l’impiego di cagliata congelata, elementi che influenzano in modo vistoso il  gusto e le caratteristiche sensoriali.

 


Il bicarbonato contro il cancro? La solita bufala

2 settembre 2014

AntiBufalaun articolo che leggo su Altroconsumo e che integro segnalando il libro: Salute e bugie

L’inganno, sul web, si sa, é spesso dietro l’angolo, soprattutto quando si parla di salute, e nello specifico di una delle malattie piú temute.

Gira in rete la notizia che il bicarbonato di sodio possa essere in  grado di curare il cancro: falso.

Ma un fondo di verità c’è, anche se assolutamente mal interpretato.

Alla base della bufala c’é il cosiddetto “effetto Warburg” (dal nome del tedesco che nel 1931 vinse il Nobel per la medicina): il fisiologo scoprí che i tumori provocano un microambiente acido che puó favorire la loro diffusione.

Per questo alcuni studiosi hanno ipotizzato l’utilizzo del bicarbonato, che é una sostanza basica, per contrastare gli effetti acidi prodotti dal tessuto malato.

Dalle ipotesi degli studiosi alla convinzione che il bicarbonato sia l’antidoto al cancro, però, c’é un enorme divario: studi successivi hanno dimostrato infatti che assumere bicarbonato non rende meno acido l’ambiente intorno al tumore e i dosaggi necessari sarebbero tanto elevati da provocare danni agli organi sani. L’ipotesi quindi é stata accantonata.

Oggi si studia, invece, per verificare se il bicarbonato possa favorire l’effetto della chemioterapia (specie per alcuni tipi di tumori, come quello al seno), ma siamo ancora in fase del tutto sperimentale.


Attenti alla falsa lettera della Reg. Lombardia sugli “impianti termici”

6 agosto 2014

Ricevo dalla mia associazione e pubblico ovvero occhio alla fregatura:

Alcuni cittadini hanno segnalato di aver ricevuto una lettera, con il marchio di Regione Lombardia e l’indicazione del recapito di casella postale n.11124, in cui si comunica che coloro che non sono in regola con i pagamenti relativi agli impianti termici “possono sanare la loro posizione mediante un questionario informativo”.

Tale lettera costituisce a tutti gli effetti un falso, in quanto né Regione Lombardia né Finlombarda (la società regionale che gestisce il Catasto ed il Portale degli impianti termici – CURIT) hanno mai emanato nessuna comunicazione simile.

Si tenga presente, inoltre, che le comunicazioni di Regione Lombardia (sia in formato cartaceo che digitale) riportano sempre l’esatta denominazione della Direzione e dell’Unità organizzativa da cui provengono, sono sempre firmate e riportano la numerazione attribuita dal protocollo regionale.

Nell’attesa di chiarire la vicenda con l’Autorità giudiziaria, si invitano i cittadini e gli operatori che dovessero ricevere comunicazioni prive degli elementi che caratterizzano le autentiche comunicazioni regionali a non tenerne conto e ad informare gli uffici regionali e l’Autorità giudiziaria.

Si ricorda che tutte le comunicazioni regionali in materia di impianti termici sono pubblicate sul Portale della Direzione Ambiente Energia e Sviluppo Sostenibile della Regione Lombardia e sul portale www.Curit.it

Si riporta un esempio di falsa comunicazione pervenuta alla cittadinanza.

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Bufale in rete: falsi video di maiali morti destinati a wurstel e hamburger allarmano i consumatori

31 luglio 2014

AntiBufalaCosì come Il Fatto Alimentare anche sul Blog è stata creata la categoria destinata alle Bufale & Inesattezze, tuttavia il popolo del web sembra non recepire il messaggio ovvero che diffondere motizie false e/o inesatte significa solo creare Disinformazione e, in seconda battuta, a furia di gridare “al lupo” quando arriva la notizia vera, l’allarme di cui tenere conto, ecco che si passa oltre.

Giusto ieri un’amica, di solito attenta, è caduta nella trappola dell’elenco di marche di cibi contaminati dai metalli pesanti e lo ha ripubblicato su Faceboook; in questo caso, dopo la mia segnalazione, si è quasi scusata per essersi fatta fregare da quello che sembrava un un avviso vero, corredato da un articolo di giornale, il che la dice lunga sulla qualità della stampa, come più volte ha sottolineato Roberto La Pira nei suoi articoli.

La maggioranza dei navigatori presi in fallo, però, se ne esce con un: che male c’è ad inoltrarlo?

E qui casca l’asino, perchè i danni sono quelli che ho raccontato in apertura e che si abbinano con la scarsa consapevolezza del fatto che spesso si è responsabili della condivisione superficiale che diffama aziende e/o persone; al pari degli insulti scritti con leggerezza sulla bacheca Facebook.

Chi diffonde con leggerezza questi appelli, talvolta in calce indica frasi tipo “meditate, gente, meditate…”

Ecco, appunto, pensateci sempre prima di cliccare su Invio/Condividi senza sapere che cosa state inoltrando.

* * *

un articolo di Mario Pandolfi che leggo su Il Fatto Alimentare

Da circa un anno circola sul Web un video,Como se hacen los hotdogs y salchichas?”, che mostra cosa succede nelle aziende produttrici di würstel e salsicce. È il tipico video che riesce a ottenere molte visualizzazioni su YouTube perchè contiene:  immagini truci, musica ad effetto e soprattutto un montaggio fantasioso.

Nel video, infatti, si vede una macchina tritatutto in cui vengono fatte cadere delle carcasse di maiali. Ciò che ne esce è progressivamente trasformato in una poltiglia che, pare ovvio, viene inserita nei würstel che finiranno sulle tavole degli ignari consumatori. L’effetto è strabiliante ma c’è un piccolo problema, si tratta di immagini assemblate in modo da raccontare una falsa storia.

Insomma siamo di fronte ad una bufala. Siamo di fronte a due diversi video montati in successione per raccontare una storia inesistente.

Nel primo si vedono le immagini di un impianto per lo smaltimento di carcasse suine tramite incenerimento a fini sanitari, mentre nel secondo si vede una linea di produzione di würstel.

Per correttezza va detto che l’utilizzo di certi scarti o rifiuti non è permesso neppure per i mangimi zootecnici o il pet food, figuriamoci per un prodotto destinato all’alimentazione umana.

Una domanda sorge spontanea: chi può davvero credere che, anche nel Paese meno sensibile alle norme salutistiche, igieniche ed ambientali, delle carcasse di animali possano essere tritate per diventare cibo da vendere al supermercato?

Forse chi ha fra i propri obiettivi quello di disincentivare il consumo di carne, demonizzandone il settore.  Il video in questione, che al momento sfiora le 700mila visualizzazioni, non sembra essere stato preso eccessivamente sul serio (leggendo alcuni commenti), ma rilancia un annoso e serio problema: quello delle bufale in Rete, a cui questo giornale ha giustamente dedicato un’intera sezione.

Se si naviga on-line o si frequentano i social network, è purtroppo normale  imbattersi in notizie false e mistificatorie che, circolano anche per anni con il solo scopo di generare traffico o di difendere a tutti i costi la propria visione del mondo anche con informazioni che, nel migliore dei casi, creano confusione.

Di  video e di post privi di senso che inondano il Web se contano migliaia. Uno, molto simile a quello dei maiali è il video sulla Slaughter Mobil, dove si vede un impianto di fabbricazione finlandese per la soppressione di animali a fini sanitari che permette di accelerare le operazioni di abbattimento per limitare la diffusione di malattie quali l’aviaria.

Da questo video è stato tratto un leggendario post (condiviso solo su facebook da 14mila persone) intitolato “Tutta la verità sulla cotoletta di pollo”. Il post racconta che le carcasse di polli macinate veng0no poi utilizzate per preparare  cotolette.

Un altro esempio? Tutti gli articoli in cui si dice che, mangiando carne, si assumono fino a 9 grammi di antibiotici l’anno.*

(* Nota di Paoblog: Fermo restando che il problema degli antibiotici nella carne, esiste…)

La libertà di opinione è da difendere, ma  questo non deve essere confuso con la libertà di diffondere  notizie false.

Che questi video o articoli “ruba-click” vengano presi o meno sul serio è un problema da non sottovalutare perché creano confusione,  senso di insicurezza e danneggiano intere linee di produzione come quella della carne, che con tutti i suoi difetti, cerca  di correggere i propri difetti.

Benessere animale, sostenibilità, norme igienico-sanitarie ed ambientali: chi ha a che fare con il settore zootecnico, sa benissimo che sono temi di primaria importanza, e sempre al centro dell’attenzione.

Oltre al rispetto dell’ambiente e degli animali da allevamento,  mantenere intatta la propria reputazione porta a non fare perdere il lavoro, cosa che può riuscire a  fare un video di qualche buontempone affamato di visibilità.

Il Fatto Alimentare ha  interpellato l’azienda in cui è stato girato il filmato che ci ha dichiarato:

«Il video ritrae falsamente i nostri hot dog John Morrell come se fossero ottenuti da carcasse di suino intere. Siamo orgogliosi di utilizzare per i nostri prodotti solo carne e processi di trasformazione ispezionati e approvati dallo USDA (il Dipartimento dell’agricoltura Usa, ndr).

Per vedere come in realtà facciamo i nostri hot dog, basta vedere questo episodio di “Come è fatto”, (programma in onda su Sky TV) girato nei nostri stabilimenti. Chi ha delle domande può sempre contattarci   tramite il sito».

 

 

 

 

 

 


Dal 2015, non più di 150 euro per l’rc auto: ma è una bufala

4 luglio 2014

AntiBufalaLeggo su Altroconsumo di questa bufala che non ho ancora visto, tuttavia concordo sul fatto che risparmiare si può, cambiando assicurazione; io quest’anno ho risparmiato più di 300 € ;-)

Magari ti sarà capitato di leggere su Facebook o su qualche sito di “informazione” in rete questa notizia:

La legge, approvata in commissione bilancio, obbliga le assicurazioni al rispetto del limite di 150 euro all’anno, già stabilito dalla legge n. 180/1978 (G.U. legge n. 990 del 24 dicembre 1969), che nessuna compagnia ha mai rispettato.

All’approvazione ha fatto seguito il commento di un grillino, il Senatore Ermes Maiolica: “Siamo stati accusati di non avere idee e proposte, questa è la dimostrazione che il nostro movimento ha le soluzioni per ridurre seriamente le spese dei cittadini, altro che gli 80 Euro di Renzi, noi non abbiamo paura di metterci contro le lobby. Comunque siamo grati al PD e alla Lega che su questa nostra proposta non hanno fatto ostruzionismo votandola all’unanimità“.

Peccato che la legge in questione (la 180 del 1978) sia la famosa legge “Basaglia” ovvero quella che si occupa dei “trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, che evidentemente c’entra un po’ poco con le rc auto. Inoltre, di questo fantomatico Senatore Ermes Maiolica non c’è traccia sul sito del Senato.

D’altronde, basta farsi un giro sui più accreditati siti che segnalano bufale, per accorgersi che si tratta di un finto nome che ricorre di frequente nelle varie segnalazioni.

Ma non disperare, anche se non esiste nessuna legge che obbliga le compagnie a far pagare il premio non più di 150 euro, risparmiare sulla tua attuale rc auto è possibile. Cambiare assicurazione spesso paga e per sapere quale fa al caso tuo e quale ti garantisce il risparmio più alto puoi usare il nostro calcolatore online.


L’Europa autorizza l’uso del caramello nella birra senza malto? In verità…

3 giugno 2014

AntiBufalain sintesi un articolo di Sara Rossi che leggo su Il Fatto Alimentare

La notizia corre in rete e rimbalza da un sito all’altro: l’Europa autorizza l’uso del caramello nella birra senza malto per simulare lo stesso colore scuro. 

Siamo di fronte all’ennesimo caso di bufala online che come altre trova centinaia di adepti.

L’UE in realtà ha esteso l’uso del caramello per alcune bevande al malto che si bevono solo in Inghilterra e in qualche rara località europea.

Il Caramello insieme a diversi altri additivi è sempre stato autorizzato e utilizzato nella birra in molti paesi stranieri.

La scelta italiana è diversa,  visto che 30 anni fa i produttori decisero che la birra made in Italy sarebbe stata prodotta senza additivi.

La confusione è in parte generata dalla legislazione europea sui requisiti della bevanda che,  non essendo precisa come quella italiana, lascia spazio ad alcuni sistemi di produzione che da noi non sono utilizzati.

 

 


La Corte Europea vieta i battesimi? Bufala, ma “certi” giornalisti abboccano

22 aprile 2014

AntiBufalaleggo su Il Disinformatico e neanche commento più :-(

“La Corte europea ci vieta di battezzare i nostri figli”, ha titolato Libero domenica scorsa in un articolo che riempiva oltre metà pagina e aveva anche gli onori della prima pagina (è anche online qui).

La Corte Europea dei Diritti Umani, spiega Libero, ha deliberato che il battesimo “lede la libertà di coscienza del neonato e si configura come una vera e propria violenza nei suoi confronti”.

Notizia drammatica, che ha spinto Libero a dedicare anche un approfondimento alla questione. Peccato che sia una colossale bufala, inventata dal sito satirico Corriere del Mattino/Giornale del Corriere e alla quale la giornalista di Libero Caterina Maniaci e i suoi responsabili di redazione hanno abboccato in pieno, ingannando i lettori del giornale.

E peccato che l’“approfondimento” sia copiato parola per parola dalla tanto disdegnata Wikipedia.

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