Senza glutine, ma a che prezzo: così ti spenno il celiaco

28 marzo 2013

in sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente

Gli alimenti senza glutine sono la cura per i 136mila italiani celiaci, intolleranti alla proteina presente nel frumento, nella segale e nell’orzo. Una “cura” ormai nota e prodotta da molte aziende. E tuttavia ancora proposta a prezzi da capogiro. In cambio di quale qualità?

È questa la domanda che si è fatta il settimanale Salvagente in edicola  (acquistabile on line da subito) per un viaggio nel mondo degli alimenti per celiaci, condotto confrontando gli ingredienti di 18 confezioni acquistate tanto nei supermercati che nei negozi biologici e nelle farmacie.

Per questa categoria di alimenti dietetici, l’assenza di glutine è il primo parametro di qualità. Le aziende devono garantirlo, ma la fiducia non basta. Ai controlli interni alla filiera di produzione si sommano quelli condotti dall’Associazione italiana celiachiai.

Ogni anno, l’Aic campiona 300-400 prodotti e li analizza. La soglia limite alla contaminazione è di 20 ppm (parti per milione) di glutine. E raramente capita di vederla superata.

“Sulla produzione industriale si può essere tranquilli”, dice al Salvagente Susanna Neuhold, responsabile della sicurezza degli alimenti in Aic. “Il problema è la ristorazione, dove non mancano errori grossolani”.

Tolto di mezzo il glutine restano gli altri ingredienti. E proprio quelli sono finiti nella nostra comparazione tra 18 prodotti da forno, acquistati nei tre canali: la Gdo, un negozio Naturasì, specializzato in prodotti biologici, e le farmacie, canale di vendita preferito dalle aziende, dove i clienti-pazienti pagano consegnando il ticket del Ssn e dove – poco sorprendentemente – transita il 70% dei 240 milioni di euro spesi ogni anno per acquistare i prodotti senza glutine.

Il risultato è da montagne russe, guardando ai prezzi. Ed emergono prodotti ben fatti, in ogni canale di vendita con listini che, spesso, sembrano davvero aver poco a che fare con la scelta degli ingredienti.

Lo scarto tra i prezzi dei prodotti convenzionali e quelli dei dietetici dedicati ai celiaci è enorme.  In una comparazione dell’Associazione italiana celiachia emerge che pasta, pane, biscotti e farina, vale a dire gli alimenti che il celiaco è costretto ad acquistare nella versione dedicata, senza glutine, costano fino a 10 volte più di quelli ordinari.

A spingere all’insù i listini è il canale farmaceutico.

Per un chilo di farina – che nella versione convenzionale costa in media 0,72 euro - il celiaco spende 7,08 euro in farmacia e 3,96 al supermercato. Più del quadruplo costano invece i frollini senza glutine: rispetto ai 4,19 euro dei convenzionali, in farmacia servono 17,31 euro e nella Gdo 10,31.

Enorme la forbice sul pane: ai 2,65 euro richiesti in media per un chilo di rosette convenzionali corrispondono 13,69 euro in farmacia e 10,20 nella Gdo per i panini senza glutine.

Distorsione simile si osserva per la pasta: se quella normale costa in media 1,69 euro al chilo, quella senza glutine spilla ben 8,32 euro in farmacia e 4,86 euro al supermercato.

 


Celiachia, uno studio indipendente conferma le preoccupazioni dell’AIC

16 ottobre 2012

un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Prosegue a Bruxelles il dibattito tra Parlamento, Consiglio e Commissione sul regolamento che propone di escludere dal gruppo dei prodotti dietetici (Parnuts) gli alimenti senza glutine per celiaci. Di fronte alla proposta della Commissione di trattarli alla stregua degli altri, il Parlamentosi é opposto.

Mentre le istituzioni europee cercano un compromesso, è stato pubblicato uno studio realizzata da VVA Europe (organismo indipendente specializzato in analisi economiche e ricerche di mercato), che conferma le esigenze di tutela dei cibi gluten free, supportando la tesi dell’Associazione Italiana per la Celiachia.

Il problema dei celiaci è che devono seguire una dieta rigorosamente priva di glutine e la rinuncia a preziose fonti di proteine vegetali comporta carenze di macro e micro-nutrienti in grado di favorire svariate patologie. Per questo motivo è necessario apportare integrazioni alla dieta attraverso alimenti “sostitutivi” in grado di correggere il deficit nutritivo legati alla dieta celiaca.

I dati raccolti nello studio evidenziano che:

- La prevalenza della celiachia in Europa è in crescita oltre che sottostimata

- Gli alimenti senza glutine che sostituiscono: pane, pasta, prodotti da forno dolci e salati sono essenziali per i pazienti al fine di garantirne la salute e una dieta variegata

- Esiste una crescente domanda di questi prodotti che si differenziano dagli altri perché richiedono considerevoli investimenti in ricerca e sviluppo

-  È indispensabile un’etichettatura appropriata dei prodotti senza glutine per la protezione dei pazienti celiaci

- Lo studio giunge alla conclusione che è indispensabile mantenere una regolamentazione specifica per distinguere i prodotti per i celiaci, occorre utilizzare etichette particolari e incentivare investimenti sulla ricerca e l’innovazione.


Alimenti senza glutine: il Parlamento Europeo si schiera con i celiaci.

19 giugno 2012

un articolo di Franco Gentile che leggo su Il Fatto Alimentare

Il 14 giugno il  Parlamento europeo ha finalmente riconosciuto i celiaci persone da tutelare in modo adeguato, accantonando il progetto di escludere dalla categoria dei dietetici i prodotti senza glutine, declassandoli a cibo che deve rispettare le regole generali stabilite per gli alimenti di uso corrente. Come se la celichia fosse una moda, anziché una malattia. Si tratta di una grande vittoria per chi ne soffre.

Ilfattoalimentare.it ha seguito il progetto di revisione della normativa su alimenti per lattanti e prima infanzia, dieto-terapici, senza glutine e alimenti per sportivi che comprendeva anche i cibi per i celiaci, senza risparmiare critiche verso un approccio che rischiava di mettere a repentaglio la salute di queste persone, affetti da un’intolleranza cronica la cui unica cura consiste in una dieta del tutto priva della proteina “incriminata”.

Per un celiaco, assumere quantità anche solo minime di glutine è causa sicura di reazioni patologiche immediate (di varia intensità, a seconda dei casi). Perciò l’Associazione Italiana per la Celiachia (AIC), nel corso degli anni, si è occupata non solo di preservare e garantire l’appicazione delle regole in vigore, ma anche di sensibilizzare la società rispetto all’incidenza di un problema che colpisce l’1-2% della popolazione.

Le regole prevedono idonee misure su impianti, locali e attrezzature, formazione del personale e procedure atte a escludere la contaminazione da glutine. È prescritta l’autorizzazione degli stabilimenti previa ispezione delle autorità sanitarie e la notifica preventiva al Ministero della Salute delle etichette dei prodotti.

Il progetto europeo di riforma ha sottovalutato i rischi per questa categoria di consumatori, ma il Parlamento ha saputo correggere il vizio originario della proposta. La Commissione europea e il Consiglio dovranno ora tenere conto della posizione espressa dall’Assemblea, e cercare un accordo sulle esigenze condivise a Strasburgo da tutti i gruppi politici.

Articoli correlati QUI


I celiaci assumono troppe tossine presenti nel cibo a base di mais, però…

4 maggio 2012

un articolo di Valentina Murelli che leggo su Il Fatto Alimentare

Per via della dieta senza glutine i celiaci assumono livelli di fumonisine molto più elevati rispetto alla popolazione. Stiamo parlando di tossine derivate da funghi che contaminano il mais e di conseguenza anche anche i prodotti derivati.

Lo dicono i risultati di un recente studio italiano condotto da un’équipe di ricerca guidata dalla chimica degli alimenti Chiara Dall’Asta e dalla nutrizionista Nicoletta Pellegrini, del neonato dipartimento di scienze degli alimenti dell’Università di Parma.

Secondo Pellegrini, però, non bisogna allarmarsi troppo: «I dati ottenuti non descrivono una situazione grave o rischiosa, ma suggeriscono che, per precauzione, sarebbe meglio abbassare i limiti di fumonisine consentiti nei prodotti per celiaci».

La celiachia è una condizione caratterizzata da un’intolleranza permanente al glutine, complesso proteico presente in diversi cereali come frumento, farro e orzo, ma assente in mais e riso. L’unica terapia disponibile è una dieta priva di glutine: per questo i celiaci ricorrono a grandi quantità di alimenti a base di mais (non solo farina per polenta e corn flakes, ma anche pasta, crackers, biscotti, dolci).

Il problema è che spesso il mais risulta naturalmente contaminato da tossine come le fumonisine, che sembrano avere effetti tossici. Per questo motivo esistono dei limiti a livello internazionale per varie tipologie di prodotti e anche un apporto massimo giornaliero, pari a 2 microgrammi per kg di peso corporeo. E per questo è fondamentale verificare l’apporto effettivo di fumonisine con la dieta.

Nello studio realizzato da Pellegrini e colleghi si è valutato il contenuto di fumonisine in 118 prodotti alimentari etichettati come senza glutine, che nella grande maggioranza dei casi (105) hanno mostrato un certo livello di contaminazione. Solo due però – una farina istantanea per polenta e una confezione di corn flakes – hanno mostrato una contaminazione superiore a quella prevista per legge.

«La presenza di queste micotossine sul mais è inevitabile – commenta la nutrizionista - per cui possiamo considerare buono il risultato dell’analisi, anche se è vero che i due alimenti dovrebbero essere sanzionati. La cosa importante è però capire cosa succede alle persone celiache costrette a mangiare molti prodotti gluten-free».

Per scoprirlo, i ricercatori hanno chiesto a 80 volontari – 40 celiaci e 40 controlli sani – di tenere per 7 giorni un diario accurato dei pasti consumati indicando quantità e qualità dei cibi e delle bevande, nome dei produttori ecc. A partire da queste informazioni, Pellegrini e colleghi hanno calcolato l’apporto quotidiano di nutrienti e di fumonisine per ciascun partecipante.

Sul fronte tossine si è scoperto che, in media, i celiaci assumono 0,395 microgrammi di fumonisine per kg di peso corporeo, contro gli 0,029 microgrammi dei controlli. In pratica, più di dieci volte tanto.

«Certo siamo ancora sotto i livelli tollerabili di assunzione quotidiana, ma attenzione: parliamo di una media, quindi ci sono persone che si collocano ben sopra questo dato», spiega l’esperta. In un caso, per esempio, si è registrato un apporto quotidiano pari a 1,94 microgrammi per kg, molto vicino alla soglia massima consigliata.

È chiaro che il campione analizzato è troppo piccolo per trarre conclusioni definitive valide per tutta la popolazione italiana, e infatti lo stesso gruppo di ricerca sta allestendo un secondo studio, analogo ma più ampio, con 150 celiaci.  Un’indagine simile la sta conducendo anche l’Associazione italiana celiachia in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità su un campione di 200 celiaci e 200 controlli.

«Nel frattempo crediamo che sia già il caso di chiedere alle istituzioni di rivedere al ribasso i livelli di fumonisine consentite negli alimenti per celiaci», afferma Pellegrini, secondo la quale un’attenzione particolare nei confronti di questi prodotti è necessaria per due motivi: «Perché la dieta è l’unica terapia disponibile e perché gli alimenti in questione sono molto costosi, quindi è giusto pretendere che siano sicuri oltre qualunque possibile dubbio».

Non solo fumonisine, però. Lo studio ha evidenziato anche un altro dato interessante e cioè che, in media, la qualità nutrizionale dell’alimentazione dei celiaci è peggiore di quella dei controlli sani. Gli intolleranti al glutine del campione hanno mostrato una dieta più ricca di grassi (per via di un maggior consumo di formaggi e dolci) e decisamente più povera di vegetali, con conseguente ridotta assunzione di folati e beta-carotene.

Alcuni autori suggeriscono che sia una normale reazione alle restrizioni imposte dalla celiachia. Rimane il fatto che, al di là di eventuali micotossine, quello della qualità generale della propria alimentazione è un aspetto su cui i celiaci (ma a dire il vero anche le persone non intolleranti) potrebbero lavorare da subito.


Allerta alimentare: ritirati due lotti di filetti di platessa dichiarati senza glutine

26 aprile 2012

Il sistema di allerta alimentare della Valle d’Aosta segnala il ritiro dal mercato di due lotti di filetti di platessa impanati surgelati venduti in 11 punti vendita tra cui due supermercati SMA.

Il problema riguarda l’errata dicitura sull’etichetta in cui si dice che il prodotto non contiene glutine.

In questo caso l’allerta è scattata perchè l’assunzione dei filetti da parte di persone celiache avrebbe potuto causare seri problemi.

Si può anche ipotizzare che questi filetti di platessa siano distribuiti in altre regioni italiane.

Clicca QUI per leggere i dati del produttore e del lotto.


Alimenti per celiaci (e non solo); occhio alla Commissione europea…

27 giugno 2011

In sintesi un articolo di dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Blitz della Commissione europea per eliminare la categoria dei prodotti destinati a un’alimentazione particolare.

Gli alimenti destinati a regimi dietetici speciali e quelli rivolti a lattanti e bambini con meno di 36 mesi, sono stati sottoposti a una rigorosa disciplina europea a partire dal 1977. Il 20 giugno 2011 è successo qualcosa di strano, la Commissione europea ha proposto di eliminare questa categoria di prodotti.

Dopo pochi giorni è  scattata una sorta di rivolta contro la proposta guidata dall’Associazione Italiana Celiachia.  La materia è complessa, poiché gli alimenti dietoterapici sono differenziati per categorie, ci sono quelli per i lattanti (0-12 mesi), quelli per i bambini al di sotto dei tre anni, quelli per le  persone intolleranti al glutine e altri ancora.

La sorpresa è notevole perché  si pensa di eliminare l “prodotti destinati a un’alimentazione particolare” e i “prodotti dietetici”, con le regole consolidate in 35 anni di applicazione a tutela delle categorie più vulnerabili di consumatori!

Secondo  la Commissione basterebbe disciplinare  tre categorie:

- latte in polvere per lattanti e per proseguimento

-  alimenti a base di cereali e altri alimenti destinati a lattanti e bambini fino a tre anni

- alimenti a fini medici speciali.

Quanto agli alimenti senza glutine, ai prodotti per sportivi e a quelli destinati a diete ipocaloriche, ci si dovrebbe accontentare delle regole generali.

Tutto ciò lascia un po’ perplessi. E’ forse passato per la mente di qualcuno che, per citare un esempio, la celiachia è una malattia la cui unica cura consiste in una dieta che escluda completamente l’apporto di glutine per tutta la vita?

Lettura integrale dell’articolo QUI

 


Piccola guida alla scelta delle paste senza glutine

25 gennaio 2011

Ho trovato su Il Fatto Alimentare un articolo, a sua volta tratto dal Blog Papille gustative che ritengo molto interessante.

E’ una notevole coincidenza che proprio ieri sera, leggendo un articolo sulle intolleranze alimentari ed allergie, avessi trovato molte informazioni sugli alimenti senza glutine, che avrei voluto condividere.

E’ un articolo molto lungo e dettagliato, ragion per cui pubblico solo l’inizio e l’elenco della ziende che producono pasta senza glutine. Consiglio comunque la lettura integrale, che puoi fare cliccando QUI.

Il numero delle persone che sono intolleranti o scoprono di essere intolleranti al glutine è in continuo aumento, tanto che la domanda di prodotti senza glutine è in crescita. In Italia, secondo i dati dell’Associazione Italiana Celiachia, gli intolleranti al glutine diagnosticati sono circa 60.000, ma si pensa che il problema dell’intolleranza al glutine riguardi un numero maggiore che và dalle 400.000 alle 500.000 persone in quanto circa il 90% dei pazienti è affetto da malattia celiachia asintomatica.

Un target che inizia ad essere interessante per le aziende, tanto che negli ultimi anni ci sono stati dei miglioramenti nella qualità dell’offerta e più persone si avvicinano ai prodotti per allergici, tra cui i prodotti senza glutine, per la ricerca della sicurezza nei prodotti alimentari.

Così la pasta senza glutine da prodotto per la salute, che era possibile trovare solo in farmacia, è diventato un prodotto reperibile anche al supermercato.

Quali sono le aziende Italiane che fanno pasta senza glutine?
ARNABOLDI (piatti pronti per celiaci) come penne alla pescatora e fusilli ai funghi.
BIAGLUT , la linea Pasta Mia: include diversi formati di pasta tra cui : pasta all’uovo, lasagne e pasta di solo Mais BIOALIMENTA, pasta dai formati classici e regionali, anche gnocchi con farina di riso.

COLUSSI , marchio Misura pasta al formato di penne, fusilli e spaghetti (79% mais, 19% riso)
COOP , Linea senza glutine Coop con pasta tipo penne e fusilli
DIALCOS, la linea prodotti senza glutine Dialdì, (67% riso 33% mais)
DIETETICA , marchio Pandea
DR. SCHAR , linea completa con paste, gnocchi e lasagne, un mix di mais e riso
DS Gluten Free by Dr. Schar
EUROSPITAL
FARMO, pasta di mais, pasta di riso, pasta di mais e riso
FIORENTINI ALIMENTARI
LA FINESTRA SUL CIELO, pasta di solo grano saraceno, solo riso, solo mais
LEILA PHARMA FOOD, pasta bio e tradizionale con mais 80% 20% riso, con 80 % riso e 20% mais, con grano saraceno 25 % mais 60%, Riso 15%.
MOLINO ANDRIANI, pasta di riso, pasta di mais, pasta bio riso, pasta bio mais
MOLINO DI FERRO, la linea Le veneziane, 100% mais
MOLINO RIVETTI, la linea il pane di Anna con spaghetti di mais, strigoli di grano saraceno, strigoli di mais
MONNA DE’ LIZIA, linea pasta all’uovo con mais, riso, soia e gomma di xanthan
NUOVA TERRA
NUTRITION & SANTE’ ITALIA, linea cereal una linea completa senza glutine, originali gli ingredienti per la pasta : amido di mais, farina di mais, farina di riso, concentrato di pisello, concentrato di lupino, emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi.
PASTA LENSI, 4 linee di pasta senza glutine : 100% mais, 100% riso, mais e riso, 100% riso integrale (la più originale)
PASTA ZARA, linea Armonie
PICCHIOTTI PASTA FRESCA
PLADA vedi Biaglut
PROBIOS , 51 prodotti senza glutine, pasta solo mais, pasta di riso, pasta mais e riso, pasta di riso integrale.
RARIFARM, linea Le sorrentine,
RISO GALLO , linea 3 cereali con riso, mais, grano saraceno.
RISO SCOTTI, linea Pasta riso di sola farina di riso.
SARCHIO, pasta grano saraceno, riso,
TOMASELLO, azienda siciliana

Fabbri, i prodotti per i celiaci ed il Lato B

24 novembre 2010

L’immagine scelta da Fabbri per pubblicizzare sul sito internet le certificazioni dei prodotti destinati ai celiaci e ai soggetti che soffrono di  intolleranze alimentari è forse poco adatta. Un argomento serio viene supportato con la foto di una donna che espone un  “lato b”  scultoreo.

Viene spontaneo chiedersi  quali elementi hanno ispirato il creativo di turno e quale  messaggio  si vuole trasmettere al consumatore che visita la pagina. L’aspetto più allarmante è che cliccando sui link  si scopre un elenco di attestati seri come :

Certo ogni pubblicitario ha la sua creatività,  ma l’uso strumentale del corpo  femminile in questo contesto risulta davvero srumentale stucchevole e  privo significato.

Fonte: www.ilfattoalimentare.it


…E l’industria del senza glutine

16 luglio 2010

Pasta, biscotti, corn flakes e merendine. Ma anche birra, pan carrè e taralli. Perché un celiaco non debba rinunciare a nessun tipo di alimento, molte aziende hanno investito sulla produzione e la lavorazione senza glutine. Tutto questo in stabilimenti appositamente dedicati allo scopo o con macchinari sottoposti continuamente a cicli di pulizie per evitare qualunque tipo di contaminazione.

E così in farmacia si trovano reparti separati e a disposizione del celiaco che può scegliere fra tantissimi marchi: Giusto, Molino di Ferro, Schär, Biaglut, Cereal, ma anche marchi più conosciuti e distribuiti nei supermercati come Scotti, Coop e Galbusera.

I prezzi? Relativamente alti, se si pensa che un pacco di rigatoni da 500 g della Giusto costa circa 4,90 euro, 3 bottigliette di birra 8,70 euro e un pacco di merendine 5,90 euro. Non va meglio con le altre marche: i biscotti della Biaglut si aggirano intorno ai 4,28 euro e gli snack di riso della Scotti sui 3 euro circa.

Da qualche anno, tuttavia, si è sviluppata un’attenzione particolare per i prodotti senza glutine. Spiegano, ad esempio, dalla Coop: “Abbiamo lanciato la linea di prodotti senza glutine nel 2005. Inizialmente era composta da 11 referenze per arrivare a 15 a fine 2008: dalla pasta ai preparati per torte, dai biscotti alle pizze pronte. In collaborazione con l’Aic, oggi sono 264 i prodotti Coop presenti nel prontuario degli Alimenti 2009 edito da Aic: prodotti ritenuti idonei al consumo delle persone intolleranti al glutine”.

Stessa attenzione per Galbusera: “I nostri prodotti vengono realizzati su linee produttive non dedicate, ma sottoposte prima del loro utilizzo a un rigoroso programma di pulizia, secondo specifiche istruzioni operative che regolamentano nel dettaglio i criteri da seguire nello svolgimento delle attività di sanificazione degli impianti. Questa attività viene svolta il giorno prima della produzione e comporta lo ‘smontaggio’, di tutte le parti dell’impianto destinate a venire a contatto con il prodotto, per una perfetta pulizia; al termine dell’intervento è prevista un’accurata ispezione da parte del controllo qualità”.

Per i consumatori celiaci, Galbusera ha oggi una linea di prodotti dedicata: la linea ZeroGrano, nata nel 2002 con ZeroGrano Frollino e ampliatasi negli anni con ZeroGranoPlus, ZeroGrano Cracker e ZeroGrano Wafer. I prezzi? Da un minimo di 2,39 euro (wafer) a 3,69 euro (frollini con gocce di cioccolato).

Per aiutare il celiaco a sostenere la spesa dei generi di prima necessità così costosi, poi, le Asl erogano, previa certificazione dello stato di celiaco del paziente, dei buoni, il cui ammontare varia da regione a regione, ma  si aggira intorno ai 100 euro mensili per la donna e ai 140 euro per gli uomini, divisi in tagli da 5, 10 o 20 euro. Il problema sorge quando il celiaco si sposta fuori dalla propria regione: i ticket non sono più utilizzabili! L’unica soluzione è viaggiare sempre con zainetto in spalla e pranzo al sacco. L’alternativa è mettere in preventivo, per una gita fuori porta, l’inconveniente di dover spendere non poco per mangiare.

La birra “gluten free”

Una buona birra, si sa, rinfresca e appaga ed è di gran lunga la bevanda più diffusa e bevuta, soprattutto in situazioni di socialità.

Il malto d’orzo con cui è prodotta, tuttavia, fa anche di questa bevanda un “frutto proibito” per i celiaci che non possono goderne perché intolleranti al glutine contenuto. Le aziende hanno pensato a come coccolare questa larga fascia di persone e hanno creato, da anni oramai, birre “gluten free”.

L’eccellenza in questo campo si chiama “Estrella Damm Daura”: creata in collaborazione con l’Unità del glutine del Consiglio Superiore della ricerca scientifica di Madrid, sotto il controllo del ministero della Sanità e approvata dall’AIC, questa birra spagnola ha vinto il World Beer Award 2009, aggiudicandosi per il secondo anno consecutivo il titolo di migliore birra senza glutine al mondo.

La Damm, il più prestigioso gruppo birrario spagnolo, ha creato, infatti, un prodotto che non rinuncia al malto d’orzo e grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia garantisce un contenuto di glutine inferiore a 6 parti per milione, ben al di sotto dei 20 ppm che si considera normalmente come il limite della tollerabilità dei celiaci.

Il risultato è che oggi Estrella Damm Daura non è solo la birra di riferimento dei celiaci europei, citata in termini positivi su tutti i blog e le web-community dedicate alle intolleranze alimentari, ma è apprezzata da tutti.

Fonte: http://www.ermesconsumer.it


Vita da celiaci…

16 luglio 2010

Camilla ha 23 anni e da circa 2 anni la sua vita è cambiata. Ha scoperto di avere un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in molti cereali: avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale. Se ne è accorta per caso, parlando con un’amica delle “ranocchie nello stomaco” che sentiva in particolare dopo aver bevuto un sorso di birra o dopo una pizza con gli amici o un piatto di pasta in famiglia.

“Sei celiaca”, le ha suggerito la ragazza, “come mio fratello!”. E così, quasi per caso, dopo 5 anni di dolori addominali e pasticche per curare una presunta colite che sarebbe stata la responsabile dei suoi crampi allo stomaco, finalmente per Camilla sono arrivati i controlli specifici: dosaggi sierologici AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG), EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA) e infine una biopsia dell’intestino tenue con il prelievo di un frammento di tessuto e l’esame istologico per determinare l’atrofia dei villi intestinali. La diagnosi dell’amica era esatta: celiachia.

Da quel momento in poi una dieta priva di glutine condotta con rigore e un’educazione alimentare accorta, garantiscono a Camilla un perfetto stato di salute. Ma la pratica è più difficile di quanto possa sembrare. Non basta, infatti, eliminare pasta, biscotti, pizza e pane, che sono gli alimenti più comuni che contengono il glutine. L’agguato è ovunque: gelati, salumi, caramelle e molti altri cibi confezionati possono contenere la sostanza nociva per Camilla non solo come ingrediente, ma anche per contaminazione incrociata tra alimenti diversi o ambientale, ad esempio se la produzione avviene in ambienti dove si lavorano anche sfarinati.

La spesa quotidiana

Il certosino lavoro di Camilla inizia dalla spesa di tutti i giorni: con la cernita dei prodotti rigorosamente certificati dal ministero della Salute e inseriti nel prontuario, una pubblicazione edita con frequenza annuale dall’Aic, l’Associazione italiana celiachia, che raccoglie, a seguito di valutazione, anche quei prodotti che, seppur non pensati specificamente per una dieta particolare, risultano comunque idonei al consumo da parte del soggetto celiaco.

Con il libricino sempre in tasca Camilla sceglie fra le 400 aziende operanti in tutte le aree del mercato alimentare e fra più di 10mila prodotti. Ad aiutarla il marchio Spiga Sbarrata: di proprietà dell’Aic (registrato nel 1995), un disegno di fantasia richiamante una spiga di grano tagliata da un segmento che per qualunque consumatore celiaco è simbolo di identificazione immediata di sicurezza e idoneità alla propria dieta.

Una volta a casa c’è il problema della cucina, prima fonte di contaminazione. Nulla è affidato al caso: le pentole non vanno condivise con le altre persone di casa, il forno dove scaldare i pasti, le posate e, addirittura, gli scaffali personali dove riporre farina di riso, di mais o di grano saraceno, la pasta appositamente pensata per i celiaci e altri ingredienti, vanno posti al riparo da qualsiasi particella o polvere contaminata dal glutine. Camilla ha imparato a sue spese che le posate di metallo se opportunamente lavate possono anche essere utilizzate, ma è assolutamente vietato condividere mestoli o forchette in legno: assorbono il glutine e per questo sono potenzialmente pericolose. Ma tanta attenzione non basta, purtroppo: la contaminazione potrebbe avvenire anche tramite uno scambio salivare. Per questo, prima di baciarlo, chiede al suo fidanzato, la cortesia di lavarsi i denti, per avere la sicurezza che una tenerezza non abbia dolorose conseguenze per la sua salute.

Quando si cena fuori casa

La situazione si complica quando Camilla decide di mangiare fuori o di partire per un viaggio. Nel primo caso cerca meticolosamente sul sito dell’Aic i bar, i ristoranti o le gelaterie che hanno aderito al progetto Afc (Alimentazione fuori casa). Grazie a un corso base sulla celiachia, e sull’alimentazione senza glutine, infatti, gli esercenti acquisiscono conoscenze sull’aspetto medico della celiachia, su come riconoscere gli alimenti “permessi”, “vietati” e “a rischio” e sulle procedure per la preparazione di un prodotto idoneo al celiaco. Si impegnano quindi a garantire la non contaminazione da glutine dal processo di lavorazione fino al servizio a tavola della pietanza.

Tuttavia, i locali con ambienti sterilizzati e dedicati al cibo per celiaci sono ancora relativamente pochi sul territorio italiano: a tutto il 2008 erano solo 1.193 i ristoranti/pizzerie, 264 le gelaterie e 13 i bar/caffetterie. Il più delle volte Camilla si limita a ordinare un caffè o addirittura si porta il cibo da casa quando esce con gli amici, per non rinunciare al piacere di una cena fuori ma senza rischiare di sentirsi male. “Molto spesso ci si sente diversi”, confida. “E bisogna avere sempre mille accortezze, specie quando si va all’estero anche per un week end”. A Londra Camilla ha pianto, perché non aveva il prontuario con le marche londinesi con sé e aveva esaurito la scorta dei cibi che aveva portato da casa. Risultato: non ha mangiato per un giorno intero.

400mila interessati solo nel nostro paese

La celiachia, come detto, è un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale. L’incidenza di questa intolleranza in Italia è stimata in un soggetto ogni 100/150 persone. I celiaci potenzialmente sarebbero almeno 400mila, ma ne sono stati diagnosticati a oggi circa 85mila. Ogni anno vengono effettuate 5mila nuove diagnosi e nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento di circa il 10%.

I sintomi e le complicanze

Nel soggetto geneticamente predisposto l’introduzione di alimenti contenenti glutine, quali pasta, pane, biscotti, o anche tracce di farina ricavata da cereali vietati, determina una risposta immunitaria abnorme a livello dell’intestino, cui consegue un’infiammazione cronica con la scomparsa dei villi intestinali. Molto diverse possono essere quindi le manifestazioni cliniche della celiachia.

I sintomi intestinali sono comuni in bambini che ricevono la diagnosi di celiachia nei primi due anni di vita; i più frequenti sono: arresto della crescita, diarrea cronica, vomito, distensione addominale, debolezza muscolare, anoressia e irritabilità.

Tuttavia, con l’aumento dell’età di presentazione della malattia, e con l’ampio uso di test sierologici di screening, sono stati sempre più frequentemente riconosciuti sintomi che possono coinvolgere quasi tutti gli organi: osteoporosi, infertilità, aborti ripetuti, bassa statura nei ragazzi, anemia, ipoplasia dello smalto dentario, diabete, alopecia, epilessia con calcificazioni cerebrali e il linfoma intestinale.

La terapia

Per curare la celiachia occorre escludere dal proprio regime alimentare alcuni degli alimenti più comuni, quali pane, pasta, biscotti e pizza, ma anche eliminare le più piccole tracce di farina da ogni piatto. Questo implica un forte impegno di educazione alimentare. Infatti l’assunzione di glutine, anche in piccole dosi, può procurare seri danni.

La dieta senza glutine, condotta con rigore, è l’unica terapia che garantisce al celiaco un perfetto stato di salute. Un alimento si definisce “senza glutine” se ha un contenuto di glutine inferiore a 20 ppm (20 mg/kg). Tale limite, da sempre sostenuto da Aic e dal ministero della Salute italiano, è stato recentemente accolto anche dal Codex Alimentarius dell’Onu, la massima autorità mondiale in tema di sicurezza degli alimenti, e ribadito dalla Commissione europea, tramite il regolamento 41/2009.

Fonte: http://www.ermesconsumer.it


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 123 follower