Allerta botulino per una zuppa di legumi “Terra & Vita”, prodotta da Zerbinati. Scatta il ritiro immediato.

25 marzo 2014

attenzione

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

E’ allerta botulino per una ”Zuppa di Legumi & Cereali” con il marchio Terra & Vita prodotta dalla società Zerbinati Srl per conto di Buona Terra.

Il lotto sospettato di essere contaminato è il numero B0803A, mentre la data di scadenza sulla confezione indica il 26/03/14.

Si tratta di una zuppa pronta in un contenitore di plastica arancione; ne sono stati venduti 13.400 pezzi in diversi supermercati e punti vendita.

La società precisa che tutti i supermercati e i punti vendita hanno ricevuto un avviso urgente dove si invita a ritirare immediatamente il prodotto dagli scaffali, ma ha anche dichiarato che le 13.400 confezioni sono già state vendute: praticamente tutte visto che scadono domani. 

Questo vuol dire che tutti i supermercati e i punti vendita hanno ricevuto un’avviso urgente che invita a ritirare immediatamente il prodotto dagli scaffali dei negozi dovuto a allerta botulino.

La società Terra& Vita ha messo un annuncio anche sul sito internet. La notizia è stata rilanciata anche sul sito del Ministero della salute in cui si precisa che la tossina botulinica è stata trovata in una confezione aperta analizzata in seguito al ricovero in ospedale di una persona.

La tossina botulinica di tipo B è stata riscontrata sui residui della zuppa consumata da un uomo il 19 marzo scorso ora ricoverato in un ospedale di Padova in condizioni critiche. Le analisi sono state condotte dai laboratori dell’istituto Zooprofilattico delle Venezie.

Una cosa è però certa, il vasetto di zuppa che ha mangiato la persona ricoverata in ospedale è stato acquistato all’Ipermercato Rossetto situato all’interno del centro commerciale Le centurie di San Giorgio delle Pertiche in provincia di Padova. Il gruppo Rossetto per avvisare la clientela ha appeso cartelli in tutti i 30 punti vendita che avevano in assortimento le confezioni di zuppa.

Tutti i consumatori eventualmente in possesso della zuppa non devono assolutamente consumarlo ma restiuirlo alle Asl o al punto vendita.

Qualcuno ci ha chiesto come mai, se la zuppa è stata acquistata da migliaia di persone, solo una è stata colpita da botulino. La vicenda non è così strana – spiegano gli esperti – ci sono stati altri casi simili.

È possibile perché il botulino può anche essere presente in una conserva vegetale che non è stata sottoposta agli adeguati trattamenti per eliminare il batterio e non dare fastidio. Se però si creano le condizioni ideali per la germinazione, il batterio sviluppa la tossina e in questo caso bastano quantità veramente minime per mettere in pericolo di vita la persona. Questo evento può accadere anche solo in una confezione.

Fonte: Il Fatto Alimentare


Le creme vellutate “Purezze”: biologiche e rapide

30 maggio 2013

un articolo di Valeria Torrazza che leggo su Il Fatto Alimentare

Sugli scaffali del supermercato c’è un nuovo prodotto che consente di preparare una crema vellutata di cereali e legumi in soli due minuti. Si tratta della linea Purezze proposta da Pedon, un’azienda veneta con una grande esperienza nel settore dei cereali, legumi e semi che produce prodotti a marchio per molte insegne di supermercato come: Esselunga, Auchan, Simply e Despar.

L’aspetto più interessante è l’assortimento che spazia dal tradizionale mix di cereali e legumi, a prodotti con un contenuto di servizio molto elevato caratterizzati da un elemento comune la semplicità.

Il servizio in più offerto al cliente riguarda la precottura che permette di ridurre al minimo i tempi di lavoro in cucina. Pedon aveva già presentato tempo fa la marca Salvaminuti composta da cereali e legumi pronti in 10 minuti.

Le tre nuove proposte permettono di preparare creme vellutate o purè di ceci, di piselli oppure di cereali e legumi in pochissimo tempo. Basta sciogliere in acqua la farina contenuta nella confezione, fare alla bollire per 2 minuti e servire con un filo d’olio. Oltre alla rapidità di cottura, i preparati sono senza glutine, non contengono additivi, e gli ingredienti sono unicamente biologici.

Il packaging (chiamarlo Imballo o Confezione non era fattibile?) è minimalista: una busta trasparente ricca di informazioni con i suggerimenti per la preparazione, la tabella nutrizionale e una serie di  simboli che sottolineano le caratteristiche del prodotto (fonte di proteine, fonte di ferro, ricco di fibre, senza sale).

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Un particolare interessante riguarda la tacca sulla busta per indicare quanta farina serve per una porzione. Le Purezze  si conservano a temperatura ambiente per 15 mesi.

Il prezzo è di quasi 2 euro, forse un po’ alto per due piatti di vellutata, anche se bisogna considerare la facilità e la velocità della preparazione. Un elemento di criticità è la dimensione dei caratteri tipografici utilizzati nella tabella nutrizionale, che risulta di difficile lettura.


Cereali per bambini: troppo zucchero, sodio e poche fibre. In USA Kellogg’s sotto accusa

12 luglio 2012

un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

I cereali per bambini continuano ad essere ancora troppo pubblicizzati e poco sani.

E’ quanto emerge dal rapporto Cereal Facts (Food Advertising for Children and Teens Score) stilato dagli esperti del Rudd Center for Food Policy and Obesity della Yale University.

Il documento analizza il mercato dei cerali venduti negli Stati Uniti e destinati specificamente ai bambini, confrontando dati nutrizionali e pubblicità rispetto a quanto emerso nella sua prima edizione, datata 2009.

La conclusione  è sconfortante: se per le ricette si nota qualche miglioramento, per quanto riguarda la pubblicità la situazione è peggiorata perché bambini e adolescenti (insieme ai loro genitori) sono oggetto di campagne sempre più aggressive, che riguardano soprattutto i prodotti più ricchi di zucchero, sale e grassi.

Nel periodo dal 2008 al  2011 la qualità nutrizionale è migliorata in 13 dei 16 marchi esaminati. Nei 22 prodotti per bambini analizzati, il 45% ha ridotto il sodio, il 32% lo zucchero e il 23% ha aumentato la quantità di fibre. La General Mills ha migliorato le ricette di tutti i suoi prodotti per l’infanzia.

Diversi siti che promuovevano i cereali attraverso i giochi sono stati chiusi, mentre il tempo di esposizione agli spot televisivi in età prescolare è sceso del 6% per quanto riguarda i cereali in generale, e dell’8% per ciò che attiene quelli per bambini. I ragazzi di età compresa tra i 6 e gli 11 anni hanno visto meno la pubblicità di sette prodotti (la Kellogg’s ha diminuito di due terzi gli spot di Apple Jacks e Corn Pops considerati i più popolari).

Ma le notizie positive sembrano finire qui. Nello stesso periodo (2008-11) le aziende hanno aumentato la quantità generale di pubblicità dedicata ai cereali per bambini. La  spesa per spot è cresciuta del 34%, passando da 197 a 264 milioni di dollari, e alle campagne dedicate ai bambini si sono aggiunte quelle degli stessi prodotti rivolte ai genitori.

Per questo motivo la visione delle pubblicità di sette prodotti considerati i peggiori dal punto di vista nutrizionale, tra i quali Froot Loops della Kellogg’s, è sensibilmente aumentata. Nei nuovi siti che hanno sostituito quelli chiusi il numero di contatti è cresciuto: nel 2011 in media 162.000 bambini hanno visitato il sito di FrootLoops e 116.000 quello di AppleJacks. Analogamente anche i banner sono aumentati, la Kellogg’s li ha raddoppiati mentre la General Mills ha incrementato la presenza sui siti di 4 prodotti per l’infanzia.

Oltre ai banner sono comparse le prime app per smartphone e tablet. In media, oggi un bambino americano che abbia tra i 2 e i 5 anni vede poco meno di 600 spot all’anno, mentre se ha tra i 6 e gli 11 anni ne vede 700, e moltissimi riguardano i 5 prodotti più amati (e meno sani).

A fronte di ciò la qualità non sembra migliorata granché, anzi. I cereali per bambini pubblicizzati contengono in media il 57% in più di zucchero, il 52% in meno di fibre e il 50% in più di sodio rispetto a quelli rivolti agli adulti, che oggi, in un quarto dei casi, rispettano le indicazioni dei nutrizionisti e stanno dunque avviandosi verso un netto miglioramento rispetto a qualche anno fa.

In definitiva – spiegano gli esperti di Yale – le aziende devono iniziare seriamente a farsi carico della salute dei bambini e smettere di promuovere prodotti che in media contengono un cucchiaio di zucchero ogni 3 cucchiai di cereali. Piuttosto, devono usare tutta la loro creatività e la  capacità di persuasione per aiutare genitori e figli a mangiare meglio.


Cereali Kellogg’s Special K Sensations: il formato è nuovo, ma non la sostanza

23 marzo 2012

un articolo di Francesca Avalle che leggo su Il Fatto Alimentare

Con la nuova versione di cereali per la prima colazione Sensations, le varianti di gusto della linea Special K Kellogg’s diventano otto (le altre sono Classic, Cioccolato fondente, Yogurt, Albicocche e pesche, Avena integrale e miele).

La linea “K” comprende anche quattro tipologie di cereali in barretta. Una gamma così ricca si giustifica perché i cereali per adulti, e in particolare per le donne, rappresentano un filone interessante nelle vendite. Vediamo ora cosa c’è di nuovo nell’ultima novità arrivata sugli scaffali dei  supermercati.

Kellogg’s Special K Sensations sottolinea che ha “solo il 2,5% di grassi”. Ma questa non è una novità, visto che altri cereali della linea Special K contengono una percentuale di grassi inferiore (1,5%) e che in generale, nei cornflakes i grassi sono un elemento marginale (meno dell’1%).

La forma fa la differenza. Aprendo la scatola si scopre la vera novità: la forma non è quella degli abituali fiocchi, ma siamo di fronte a “croccanti agglomerati ai 4 cereali”. Il principale è il riso (25%) poi c’è la farina di riso (5,5%), mentre gli altri componenti sono orzo integrale (8%), frumento integrale (8%) e avena integrale (5,5%), quest’ultima però sotto forma di farina. Si aggiungono poi altre farine non integrali che, nel complesso, rappresentano più del 20% del prodotto.

Zucchero: uno non basta. I cereali sono agglomerati anche grazie allo zucchero che viene utilizzato in diverse versioni: sciroppo di glucosio, zucchero e miele, seguito dal destrosio in coda nella lista degli ingredienti.

In base alla guida del sito statunitense Fooducate sui cereali per la prima colazione, Kellogg’s Sensations ha troppi zuccheri: ogni porzione ne fornisce 9,5 grammi, il 50% in più rispetto ai 6 grammi suggeriti. Per capire meglio si tratta della stessa quantità presente nei cereali al cioccolato per i bambini Kellogg’s Coco Pops Barchette. Per questo motivo una porzione di 45 g di cereali con 125 g di latte scremato, apporta il 17% della quantità giornaliera di zuccheri necessaria a un adulto.

La quantità di fibre è inferiore rispetto a quanto suggerito da Fooducate, mentre il sodio è di poco superiore al valore di 150 mg consigliato come limite massimo per una porzione di cereali. Questi elementi fanno passare in secondo piano la presenza di vitamine e sali minerali in elevata percentuale rispetto al fabbisogno quotidiano.

Un’altra novità. I cereali Sensations vengono consigliati per chi ha l’abitudine di fare colazione con una tazza di latte caldo. Questo elemento è interessante perché la difficoltà di consumare i cereali nel caffelatte, nel latte caldo e nel cappuccino è sempre stato un limite alla diffusione di questi prodotti per la prima colazione.

Il prezzo, una nota dolente. Il costo di 3,69 euro, pari a 44 centesimi a porzione, è piuttosto elevato, soprattutto se comparato a quello di biscotti e merendine. Ma ciò vale per tutti i cereali per la prima colazione.

Clicca QUI per consultare la tebella nutrizionale


I cereali (negli Usa) per la prima colazione: il 50% del peso è zucchero

26 dicembre 2011

in sintesi un articolo Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

La colazione dei bambini che amano i cereali nel latte da buona abitudine alimentare rischia di diventare un pasto eccessivamente calorico.

Secondo uno studio effettuato dall’associazione ambientalista americana Environmental Working Group(EWG) che ha  analizzato 84 confezioni per la prima colazione scelte tra quelle più vendute negli USA, molti prodotti contengono quantità di zuccheri ben al di sopra delle dosi consigliate dai nutrizionisti.

Solo un prodotto su quattro soddisfa i criteri indicati nelle linee guida del governo, che prevedono per i cereali destinati ai bambini una quantità massima di zucchero pari al  26% in peso.

Gli Honey Smack’s della Kellogg’s sono i peggiori in assoluto, con il 56% di zucchero, ma anche altri sono parecchio al di sopra del 40%. In altre parole, mangiare una tazza di questi cereali equivale a consumare due-tre barrette di cioccolato.

Nella top-ten dei peggiori per apporto di zuccheri, la multinazionale Kellog’s, occupa ben cinque posti su dieci.

I produttori, come sempre, non ci stanno. Lisa Sutherland, vice presidente del ramo nutrizione di Kellogg’s, ha ricordato che lo zucchero nei cereali è diminuito del 16% negli ultimi anni, e che molti dei prodotti citati nel rapporto non sono diretti ai bambini.

Una furbizia che cozza con la logica, perché tutti i dieci cereali più ricchi di zucchero sono colorati, spesso associati a pupazzi e scritte accattivanti per i bambini, e poi i cereali al miele sono da sempre tra i più amati, insieme a quelli con il cioccolato. Lisa  Sutherland precisa inoltre che le dosi di cereali consigliate non sarebbero di una tazza intera ma di ¾ di tazza, un quantitativo assai aleatorio perché dipendente dal tipo di tazza considerata


Troppa carne rossa fa venire il diabete, ma sostituirne una porzione con cereali integrali taglia il rischio

2 settembre 2011

in sintesi un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

Le carni rosse, specie se lavorate, aumentano sensibilmente il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, non insulino-dipendente. La disfunzione pancreatica si aggiunge dunque alla già lunga lista di danni alla salute collegati al consumo regolare di carne rossa di manzo e maiale, che comprende diversi tipi di tumore e di malattie cardiovascolari.

Il legame tra carni rosse e diabete è emerso con forza da una poderosa elaborazione condotta da epidemiologi e nutrizionisti di Harvard, che hanno vagliato ed elaborato i dati di alcuni dei più grandi studi di popolazione condotti negli ultimi anni negli Stati Uniti fino a giungere alla casistica più ampia mai analizzata.

In totale, oltre 440mila persone seguite per decenni, delle quali 28mila hanno sviluppato un diabete di tipo 2 durante il monitoraggio.

Come riferito sull’American Journal of Clinical Nutrition, anche dopo aver introdotto tutti i necessari fattori correttivi, il dato è chiaro: chi consuma ogni giorno 50 grammi di carne rossa lavorata (per esempio salumi) ha un aumento del rischio del 51%.

Valore che scende al 19% tra chi preferisce assumere ogni giorno 100 grami di carne rossa non lavorata, per esempio sotto forma di bistecca.

C’è anche una buona notizia. Se i consumatori abituali di carni rosse sostituiscono una delle porzioni giornaliere di carne con una di cereali integrali, l’effetto è altrettanto netto: il rischio diminuisce del 23% rispetto alla media di chi mangia carne rossa con più moderazione, per esempio un paio di volte alla settimana.

Se al posto dei vegetali integrali vengono introdotte le noci, il calo è del 20%, a parità di calorie. Se la preferenza cade su latticini a basso contenuto di grassi, il calo è del 17%.

Lettura integrale dell’articolo QUI


Come scegliere i cereali per la prima colazione leggendo le etichette

11 luglio 2011

Roberto La Pira descrive come scegliere i cereali per la prima colazione leggendo le etichette. Tratto dal programma Consumi& consumi di Rainews 24


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