Cereali per bambini: troppo zucchero, sodio e poche fibre. In USA Kellogg’s sotto accusa

12 luglio 2012

un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

I cereali per bambini continuano ad essere ancora troppo pubblicizzati e poco sani.

E’ quanto emerge dal rapporto Cereal Facts (Food Advertising for Children and Teens Score) stilato dagli esperti del Rudd Center for Food Policy and Obesity della Yale University.

Il documento analizza il mercato dei cerali venduti negli Stati Uniti e destinati specificamente ai bambini, confrontando dati nutrizionali e pubblicità rispetto a quanto emerso nella sua prima edizione, datata 2009.

La conclusione  è sconfortante: se per le ricette si nota qualche miglioramento, per quanto riguarda la pubblicità la situazione è peggiorata perché bambini e adolescenti (insieme ai loro genitori) sono oggetto di campagne sempre più aggressive, che riguardano soprattutto i prodotti più ricchi di zucchero, sale e grassi.

Nel periodo dal 2008 al  2011 la qualità nutrizionale è migliorata in 13 dei 16 marchi esaminati. Nei 22 prodotti per bambini analizzati, il 45% ha ridotto il sodio, il 32% lo zucchero e il 23% ha aumentato la quantità di fibre. La General Mills ha migliorato le ricette di tutti i suoi prodotti per l’infanzia.

Diversi siti che promuovevano i cereali attraverso i giochi sono stati chiusi, mentre il tempo di esposizione agli spot televisivi in età prescolare è sceso del 6% per quanto riguarda i cereali in generale, e dell’8% per ciò che attiene quelli per bambini. I ragazzi di età compresa tra i 6 e gli 11 anni hanno visto meno la pubblicità di sette prodotti (la Kellogg’s ha diminuito di due terzi gli spot di Apple Jacks e Corn Pops considerati i più popolari).

Ma le notizie positive sembrano finire qui. Nello stesso periodo (2008-11) le aziende hanno aumentato la quantità generale di pubblicità dedicata ai cereali per bambini. La  spesa per spot è cresciuta del 34%, passando da 197 a 264 milioni di dollari, e alle campagne dedicate ai bambini si sono aggiunte quelle degli stessi prodotti rivolte ai genitori.

Per questo motivo la visione delle pubblicità di sette prodotti considerati i peggiori dal punto di vista nutrizionale, tra i quali Froot Loops della Kellogg’s, è sensibilmente aumentata. Nei nuovi siti che hanno sostituito quelli chiusi il numero di contatti è cresciuto: nel 2011 in media 162.000 bambini hanno visitato il sito di FrootLoops e 116.000 quello di AppleJacks. Analogamente anche i banner sono aumentati, la Kellogg’s li ha raddoppiati mentre la General Mills ha incrementato la presenza sui siti di 4 prodotti per l’infanzia.

Oltre ai banner sono comparse le prime app per smartphone e tablet. In media, oggi un bambino americano che abbia tra i 2 e i 5 anni vede poco meno di 600 spot all’anno, mentre se ha tra i 6 e gli 11 anni ne vede 700, e moltissimi riguardano i 5 prodotti più amati (e meno sani).

A fronte di ciò la qualità non sembra migliorata granché, anzi. I cereali per bambini pubblicizzati contengono in media il 57% in più di zucchero, il 52% in meno di fibre e il 50% in più di sodio rispetto a quelli rivolti agli adulti, che oggi, in un quarto dei casi, rispettano le indicazioni dei nutrizionisti e stanno dunque avviandosi verso un netto miglioramento rispetto a qualche anno fa.

In definitiva – spiegano gli esperti di Yale – le aziende devono iniziare seriamente a farsi carico della salute dei bambini e smettere di promuovere prodotti che in media contengono un cucchiaio di zucchero ogni 3 cucchiai di cereali. Piuttosto, devono usare tutta la loro creatività e la  capacità di persuasione per aiutare genitori e figli a mangiare meglio.


Cereali Kellogg’s Special K Sensations: il formato è nuovo, ma non la sostanza

23 marzo 2012

un articolo di Francesca Avalle che leggo su Il Fatto Alimentare

Con la nuova versione di cereali per la prima colazione Sensations, le varianti di gusto della linea Special K Kellogg’s diventano otto (le altre sono Classic, Cioccolato fondente, Yogurt, Albicocche e pesche, Avena integrale e miele).

La linea “K” comprende anche quattro tipologie di cereali in barretta. Una gamma così ricca si giustifica perché i cereali per adulti, e in particolare per le donne, rappresentano un filone interessante nelle vendite. Vediamo ora cosa c’è di nuovo nell’ultima novità arrivata sugli scaffali dei  supermercati.

Kellogg’s Special K Sensations sottolinea che ha “solo il 2,5% di grassi”. Ma questa non è una novità, visto che altri cereali della linea Special K contengono una percentuale di grassi inferiore (1,5%) e che in generale, nei cornflakes i grassi sono un elemento marginale (meno dell’1%).

La forma fa la differenza. Aprendo la scatola si scopre la vera novità: la forma non è quella degli abituali fiocchi, ma siamo di fronte a “croccanti agglomerati ai 4 cereali”. Il principale è il riso (25%) poi c’è la farina di riso (5,5%), mentre gli altri componenti sono orzo integrale (8%), frumento integrale (8%) e avena integrale (5,5%), quest’ultima però sotto forma di farina. Si aggiungono poi altre farine non integrali che, nel complesso, rappresentano più del 20% del prodotto.

Zucchero: uno non basta. I cereali sono agglomerati anche grazie allo zucchero che viene utilizzato in diverse versioni: sciroppo di glucosio, zucchero e miele, seguito dal destrosio in coda nella lista degli ingredienti.

In base alla guida del sito statunitense Fooducate sui cereali per la prima colazione, Kellogg’s Sensations ha troppi zuccheri: ogni porzione ne fornisce 9,5 grammi, il 50% in più rispetto ai 6 grammi suggeriti. Per capire meglio si tratta della stessa quantità presente nei cereali al cioccolato per i bambini Kellogg’s Coco Pops Barchette. Per questo motivo una porzione di 45 g di cereali con 125 g di latte scremato, apporta il 17% della quantità giornaliera di zuccheri necessaria a un adulto.

La quantità di fibre è inferiore rispetto a quanto suggerito da Fooducate, mentre il sodio è di poco superiore al valore di 150 mg consigliato come limite massimo per una porzione di cereali. Questi elementi fanno passare in secondo piano la presenza di vitamine e sali minerali in elevata percentuale rispetto al fabbisogno quotidiano.

Un’altra novità. I cereali Sensations vengono consigliati per chi ha l’abitudine di fare colazione con una tazza di latte caldo. Questo elemento è interessante perché la difficoltà di consumare i cereali nel caffelatte, nel latte caldo e nel cappuccino è sempre stato un limite alla diffusione di questi prodotti per la prima colazione.

Il prezzo, una nota dolente. Il costo di 3,69 euro, pari a 44 centesimi a porzione, è piuttosto elevato, soprattutto se comparato a quello di biscotti e merendine. Ma ciò vale per tutti i cereali per la prima colazione.

Clicca QUI per consultare la tebella nutrizionale


I cereali (negli Usa) per la prima colazione: il 50% del peso è zucchero

26 dicembre 2011

in sintesi un articolo Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

La colazione dei bambini che amano i cereali nel latte da buona abitudine alimentare rischia di diventare un pasto eccessivamente calorico.

Secondo uno studio effettuato dall’associazione ambientalista americana Environmental Working Group(EWG) che ha  analizzato 84 confezioni per la prima colazione scelte tra quelle più vendute negli USA, molti prodotti contengono quantità di zuccheri ben al di sopra delle dosi consigliate dai nutrizionisti.

Solo un prodotto su quattro soddisfa i criteri indicati nelle linee guida del governo, che prevedono per i cereali destinati ai bambini una quantità massima di zucchero pari al  26% in peso.

Gli Honey Smack’s della Kellogg’s sono i peggiori in assoluto, con il 56% di zucchero, ma anche altri sono parecchio al di sopra del 40%. In altre parole, mangiare una tazza di questi cereali equivale a consumare due-tre barrette di cioccolato.

Nella top-ten dei peggiori per apporto di zuccheri, la multinazionale Kellog’s, occupa ben cinque posti su dieci.

I produttori, come sempre, non ci stanno. Lisa Sutherland, vice presidente del ramo nutrizione di Kellogg’s, ha ricordato che lo zucchero nei cereali è diminuito del 16% negli ultimi anni, e che molti dei prodotti citati nel rapporto non sono diretti ai bambini.

Una furbizia che cozza con la logica, perché tutti i dieci cereali più ricchi di zucchero sono colorati, spesso associati a pupazzi e scritte accattivanti per i bambini, e poi i cereali al miele sono da sempre tra i più amati, insieme a quelli con il cioccolato. Lisa  Sutherland precisa inoltre che le dosi di cereali consigliate non sarebbero di una tazza intera ma di ¾ di tazza, un quantitativo assai aleatorio perché dipendente dal tipo di tazza considerata


Troppa carne rossa fa venire il diabete, ma sostituirne una porzione con cereali integrali taglia il rischio

2 settembre 2011

in sintesi un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

Le carni rosse, specie se lavorate, aumentano sensibilmente il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, non insulino-dipendente. La disfunzione pancreatica si aggiunge dunque alla già lunga lista di danni alla salute collegati al consumo regolare di carne rossa di manzo e maiale, che comprende diversi tipi di tumore e di malattie cardiovascolari.

Il legame tra carni rosse e diabete è emerso con forza da una poderosa elaborazione condotta da epidemiologi e nutrizionisti di Harvard, che hanno vagliato ed elaborato i dati di alcuni dei più grandi studi di popolazione condotti negli ultimi anni negli Stati Uniti fino a giungere alla casistica più ampia mai analizzata.

In totale, oltre 440mila persone seguite per decenni, delle quali 28mila hanno sviluppato un diabete di tipo 2 durante il monitoraggio.

Come riferito sull’American Journal of Clinical Nutrition, anche dopo aver introdotto tutti i necessari fattori correttivi, il dato è chiaro: chi consuma ogni giorno 50 grammi di carne rossa lavorata (per esempio salumi) ha un aumento del rischio del 51%.

Valore che scende al 19% tra chi preferisce assumere ogni giorno 100 grami di carne rossa non lavorata, per esempio sotto forma di bistecca.

C’è anche una buona notizia. Se i consumatori abituali di carni rosse sostituiscono una delle porzioni giornaliere di carne con una di cereali integrali, l’effetto è altrettanto netto: il rischio diminuisce del 23% rispetto alla media di chi mangia carne rossa con più moderazione, per esempio un paio di volte alla settimana.

Se al posto dei vegetali integrali vengono introdotte le noci, il calo è del 20%, a parità di calorie. Se la preferenza cade su latticini a basso contenuto di grassi, il calo è del 17%.

Lettura integrale dell’articolo QUI


Come scegliere i cereali per la prima colazione leggendo le etichette

11 luglio 2011

Roberto La Pira descrive come scegliere i cereali per la prima colazione leggendo le etichette. Tratto dal programma Consumi& consumi di Rainews 24


3 g al giorno* di betaglucani riducono il colesterolo

10 maggio 2011

* Chiariamo subito l’asterisco:  E’ necessario assumere 3 g al giorno di betaglucani, attraverso una dieta varia ed equilibrata che comprenda un insieme di alimenti che, in una o più porzioni, contribuiscano a raggiungere la quota.

Una sintesi dell’articolo di Dario Dongo per il Fatto Alimentare

Per i betaglucani sempre più presenti nei claim salutistici utilizzati nelle etichette dei prodotti alimentari, è arrivata una nuova conferma scientifica.

Queste fibre solubili presenti nella crusca dei chicchi di cereale (in particolare orzo, fino al 7% e avena, 5%, e in misura assai minore in segale, 2%, e frumento, meno dell’1%), nel lievito del pane e in molti tipi di funghi, hanno effetti positivi nel controllo e nella diminuzione del livello del colesterolo del sangue.

In particolare, ne riducono l’assorbimento a livello intestinale e ne inibiscono la sintesi nel fegato. Quindi, in prospettiva, possono essere considerate un valido aiuto dietetico nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Ora le valutazioni dell’Efsa trovano ulteriore conferma in una meta-analisi degli studi sull’effetto del consumo di betaglucani da orzo e avena sui livelli ematici di colesterolo.

La meta-analisi ha considerato i risultati di 30 diverse pubblicazioni, per un totale di 126 studi clinici. I risultati hanno evidenziato che il consumo di betaglucani si associa a una riduzione significativa del livello di colesterolo totale e Ldl (il colesterolo cattivo, dannoso per le arterie).

Lettura integrale dell’articolo QUI


I cereali integrali fanno bene al cuore, ma gli italiani non lo sanno

28 aprile 2011

Leggo su Il Fatto Alimentare

In base alle raccomandazioni dietetiche internazionali, l’alimentazione quotidiana dovrebbe prevedere alcuni pilastri irrinunciabili: 5 porzioni di verdura e frutta (3+2), 2 litri d’acqua (anche assunta attraverso i cibi), l’uso di olio extravergine d’oliva e la sostituzione di buona parte (l’ideale sarebbe la metà) dei cereali raffinati (pane, pasta, riso, fette biscottate, dolci e alimenti per la prima colazione) con i loro omologhi integrali (vedi tabella alla fine del pezzo).

Ma se i primi tre consigli sono ormai ampiamente risaputi – anche se non necessariamente seguiti – il quarto è poco noto, oltre che ovviamente disatteso.

Una ricerca pubblicata nell’Osservatorio ADI Nestlé 2010, e presentata il 6 aprile al 5° Forum Internazionale di nutrizione pratica Nutrimi 2011 a Milano, ha messo in luce come oltre tre quarti degli italiani siano ben lontani dalle raccomandazioni dietetiche sul consumo di cereali integrali e che oltre la metà non ne conosce nemmeno i vantaggi per la salute (vedi box alla fine del pezzo). 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia di aumentare il consumo di cereali integrali per contrastare l’obesità, le malattie cardiovascolari e il diabete. E in Italia lo stesso suggerimento arriva da LARN e Linee Guida INRAN, per la loro ricchezza di fibra.

Spiega Franca Marangoni, farmacologa e direttore di ricerca del centro studi sull’alimentazione Nutrition Foundation of Italy (NFI): «Il consumo dei cereali integrali nei paesi occidentali si è progressivamente ridotto negli ultimi 50 anni, fino a diventare quasi insistente, per la raffinazione delle farine: gli alimenti moderni sono di conseguenza poveri di fibre – il costituente più conosciuto dei cereali integrali – ma anche di altre componenti nutrizionali importanti.

Le linee guida della Società di nutrizione umana stabiliscono che per incrementare l’introito di fibra (il valore considerato ottimale è di 30 g/die) metà della porzione di cereali mangiati quotidianamente dovrebbe essere costituita da cereali integrali».

Quali sono i vantaggi dimostrati per la salute?

«Negli ultimi dieci anni sono stati condotti molti studi di lunga durata (alcuni di 8-13 anni) che hanno coinvolto migliaia di adulti e bambini, pubblicati sulle più importanti riviste mediche internazionali. Questi, e le relative metanalisi (ossia le ricerche che valutano la coerenza dei risultati complessivi di più studi con lo stesso fine), dimostrano che un maggiore consumo di cereali integrali si associa:….

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Cereali, confezioni dannose: in Gb Kellogg’s le cambia

15 marzo 2011

Leggo oggi su Il Salvagente

In Gran Bretagna è scoppiato il “caso cereali”, in Germania il governo si prepara a fare una legge più restrittiva sulle confezioni per alimenti in cartone riciclato. Al centro del caso le scatole in cartone che circolano sulle tavole di tutto il mondo, soprattutto a colazione. Contengono oli minerali che migrano nel contenuto, e potrebbero essere molto dannosi.

La questione dei cereali contaminati viene da più lontano, e precisamente dalla Svizzera, dove l’Autorità di controllo degli alimenti del Canton Ticino ha effettuato un test su alcuni prodotti su commissione del ministero dell’alimentazione tedesco. L’equipe di ricercatori guidata da Koni Grob, esperto in contaminazioni alimentari, ha portato in laboratorio 119 confezioni tra cereali da colazione, pasta e riso acquistati nei supermercati in Germania, per verificare l’assenza di sostanze tossiche.

Le analisi hanno rivelato che gli oli minerali presenti nei cartoni delle scatole attraversano facilmente il rivestimento interno delle confezioni arrivando a contaminare gli alimenti. Dei 119 prodotti analizzati appena 30 sono risultati intatti. Tutti gli altri non solo superano i limiti considerati sicuri per la presenza di sostanze indesiderate (0,6 mg per chilo, secondo l’Oms), ma la maggior parte dei prodotti oltrepassano il limite di circa 10 volte.

Tra chi minimizza e chi corre ai ripari, le aziende stanno cercando la non facile alternativa al cartone riciclato, materiale che compone più della metà delle confezioni alimentari utilizzate in Europa. La carta vergine è costosa e da sola non potrebbe supplire al fabbisogno, anche per chiare ragioni di carattere ambientale. In Gran Bretagna la Food and Drink Federation, che rappresenta le aziende del settore rimane sulle sue, e giudica i test svizzeri “un buon punto d’inizio”, ma non abbastanza “per abbandonare la carta riciclata”.

Su tutte c’è la Kellogg’s leader incontrastato dei mercati di mezzo mondo. Dal quartier generale hanno dichiarato che il gruppo sta lavorando con i suoi fornitori per trovare un’alternativa che “ci permetta di conciliare le esigenze ambientali e che riduca in maniera significativa la presenza di oli minerali”.

Più radicale l’azienda Jordans, che ha dichiarato di avere smesso l’uso di cartone riciclato, mentre la Weetabix ha risposto che sta pensando di continuare con l’uso di cartone riciclato, ma che non contenga carta proveniente da giornali (i più “tossici”).

Lettura integrale dell’articolo QUI


Colazione poco educativa

15 febbraio 2011

Leggo su Altroconsumo

La ormai onnipresente Hello Kitty si è materializzata anche nei cereali Kellogg’s. Anellini tutti rosa da tuffare nel latte. Spiritosi e accattivanti, ma carichi di zucchero e diseducativi.

La colazione è importante. A tavola devono esserci alimenti sani, equilibrati che siano in grado di dare la giusta energia per le attività della giornata e non l’ennesimo cibo-gioco come questi cereali rosa firmati Kellogg’s.

La faccia di Hello Kitty al centro della confezione richiama l’attenzione, la scatola è tutta rosa, sono in edizione limitata (cioè, per fortuna, non entreranno nella produzione continuativa), sul retro della confezione c’è un segnalibro e un gioco da ritagliare: gli elementi per attirare un bambino, o meglio una bambina, ci sono tutti.

Secondo noi i cereali per la prima colazione devono aiutare i bambini a crescere correttamente, non a suon di slogan e pubblicità, ma con i fatti. O meglio con ingredienti sani e formulazioni corrette, cosa che non si può dire di questi anellini.

È vero che sono senza coloranti (ma con estratti vegetali di carota e ribes nero per dare il colore rosa), senza aromi artificiali (ma con aromi naturali) e senza conservanti (come tutti gli altri cereali per la prima colazione).

Ma è anche vero che come molti dei cereali per bambini sono ricchi di zuccheri: 25 grammi su 100 grammi di prodotto. Per fare un confronto, i normali corn flakes Kellogg’s ne contengo 8 g/100g. E la stessa quantità è nei Rice Krispies che, tra i cereali più esplicitamente dedicati ai bambini, sono quelli meno ricchi di zucchero.

I cereali sono una valida scelta per la prima colazione, ma devono essere prodotti semplici. Purtroppo i tradizionali fiocchi di mais hanno lasciato spazio palline farcite di creme, fiocchi con cioccolato, ciambelline glassate: prodotti ben lontani dall’essere equilibrati. Non solo si forniscono troppe calorie inutili, ma infarcire la dieta quotidiana di un bambino con cibi troppo zuccherati e grassi significa indirizzarlo verso scelte alimentari scorrette.


FAO, nessun segnale di crisi

28 settembre 2010

La FAO ha identificato nella volatilità dei prezzi dei cereali la minaccia più grave alla sicurezza alimentare. Ma non ci sono segnali evidenti che fanno pensare al verificarsi di una crisi come quella del 2008.

Il 24 settembre si è tenuto a Roma il vertice straordinario della FAO, convocato in seguito agli improvvisi rialzi dei prezzi di cereali. Gli esperti provenienti da 75 paesi hanno concluso che, nonostante la situazione non sia per nulla positiva, non sussistono segnali per temere una crisi alimentare come quella vissuta nel 2008. I delegati hanno anche proposto di adottare nuove misure per controllare la volatilità dei prezzi e gestire i rischi che ne derivano.

Nel documento finale del vertice, si legge che gli aumenti improvvisi dei prezzi sono “una grande minaccia per la sicurezza alimentare” assicurando un impegno maggiore per eliminarne le cause. Tali raccomandazioni giungono dopo che un rapporto ha mostrato che il prezzo internazionale del grano è salito del 60-80 per cento da luglio a oggi mentre quello del mais del 40 per cento.

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“La domanda e l’offerta di cereali appare ancora sufficientemente in equilibrio – si legge nel rapporto, aggiungendo che – le cause principali che hanno portato all’escalation dei prezzi mondiali vanno ricercate negli imprevisti avutisi nella fase del raccolto in alcuni grandi paesi esportatori (come la Russia, ndr) seguita da politiche speculative piuttosto che nei fondamenti del mercato globale”.
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L’incremento del prezzo dei cereali è stato riscontrato, in particolare, nel gruppo di paesi denominato LIFDC, Low Income Food Deficit, al quale appartengono Afghanistan (incremento medio dei prezzi pari al 24 per cento), Mongolia (23 per cento), Tagikistan (22 per cento), Bangladesh (21 per cento), Kirghizistan (19 per cento) e Pakistan (8 per cento registrato nella sola prima settimana di settembre).
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In America latina, invece, i prezzi sono rimasti sostanzialmente stabili. Caso a parte risulta essere il Mozambico dove è stato registrato un aumento del prezzo del pane pari al 30 per cento, poi calmierato dal governo in seguito ai gravi disordini avutisi tra la popolazione civile.
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A conclusione del rapporto, il vertice ha voluto precisare che i paesi membri della FAO si asterranno dall’adottare misure in contrasto con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) esprimendo, nel contempo, la propria vicinanza verso le popolazioni dei paesi dell’Europa orientale (Russia, Ucraina) colpiti da disastri naturali, come siccità e incendi devastanti, dovuti alle conseguenze del riscaldamento globale.

Rapporto finale del vertice straordinario della FAO (24 settembre 2010)

Fonte: www.lifegate.it


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