Motorizzazione Milano: chiusa per mancanza di straordinari

8 febbraio 2013

in sintesi un articolo che leggo su SicurAuto

Pessima sorpresa per parecchi automobilisti che si sono recati in Motorizzazione durante il normale orario di lavoro: hanno trovato gli sportelli chiusi.

Il motivo?

La Motorizzazione ha disposto la chiusura al pubblico per due giorni a settimana perché il ministero dei Trasporti ha applicato una direttiva europea vecchia di dieci anni sulle ore di straordinario, che non possono essere più di 12 a settimana.

Martedì e giovedì, la sede della Motorizzazione civile milanese non apre, con le telefonate che restano inevase: un messaggio registrato informa di come la chiusura straordinaria di due giorni la settimana proseguirà per tutto il mese di febbraio; segue l’invito a contattare l’ufficio relazioni con il pubblico.

Già, ma questa è un’indicazione generica: la voce preregistrata non fornisce nessun numero di telefono.

È il taglio delle spese che si ripercuote negativamente sugli automobilisti; si arriva al paradosso che il guidatore è sempre più schiacciato da tasse e balzelli, ricevendo in cambio servizi che peggiorano nel tempo: assurdo.

 

 


L’Antitrust dispone la chiusura di due siti di beni contraffatti a marchio Gucci e Prada

24 gennaio 2013

Due giorni per sospendere l’attività dei siti http://www.guccioutlet-italy.org e http://www.pradaborselinea.com che commercializzano prodotti contraffatti dei grandi marchi del ‘Made in Italy’: è il tempo dato dall’Antitrust, presieduto da Giovanni Pitruzzella, a due distinti operatori cinesi titolari dei due domini.

Trascorsi i due giorni se i siti saranno ancora raggiungibili dal territorio italiano saranno gli uomini del Gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza a oscurare i siti stessi.

L’Autorità, nella riunione del 23 gennaio, ha infatti deliberato due provvedimenti cautelari nei confronti del Sig. Yu Weixiong, (per il sito http://www.guccioutlet-italy.org) e del Sig. Shen Xiu (per il sito http://www.pradaborselinea.co), in base ai quali i titolari dei nomi a dominio dovranno cessare ogni attività diretta a diffondere i contenuti dei loro siti accessibili mediante richieste di connessione provenienti dal territorio italiano.

L’intervento dell’Autorità si è reso necessario per tutelare i tanti consumatori che acquistano sui siti, convinti di scegliere prodotti originali a prezzi outlet dei due famosi marchi.

Secondo la segnalazione ricevuta dall’associazione dei consumatori Adoc molti consumatori vengono tratti in inganno, visto che la struttura dei siti avvalora la percezione dei visitatori che siano gestiti da rivenditori ufficiali dei prodotti pubblicizzati: non solo i nomi, ma le immagini e le foto inserite, a fronte di sconti dal 50 al 70% dei prezzi ufficiali, rendono credibili le offerte.

Si tratta in sostanza di siti che per l’allestimento e la grafica costituiscono cloni di quelli originali.

I siti non forniscono inoltre informazioni sulla garanzia del prodotto, che evidentemente non può essere riconosciuta perché si tratta di merce contraffatta, né sui diritti di recesso e di ripensamento per i quali mancano del tutto le informazioni, così come sono assenti notizie sui professionisti o gli indirizzi precisi cui potersi rivolgere in caso di reclami.

Sulla contraffazione dei prodotti venduti on-line gli uffici hanno ricevuto, inoltre, le segnalazioni di un’associazione a tutela dei marchi, INDICAM, che ha inoltrato all’Autorità le denunce dei titolari dei marchi Gucci e Prada e Hogan, i quali, a fronte di lamentele di alcuni acquirenti, hanno proceduto, attraverso i propri tecnici, ad una puntuale verifica dei siti, proprio per determinare se si trattasse di prodotti originali.

Relativamente al sito che commercializzava prodotti contraffatti a marchio Hogan, l’Autorità ha preso atto che il Sig. Zhong Shan, dopo l’avvio del procedimento per pratica commerciale scorretta da parte degli uffici dell’Antitrust, ha autonomamente provveduto ad inibire l’accesso al sito stesso dal territorio italiano.

Fonte


Slitta la chiusura della discarica di Malagrotta, prevista per il 31 dicembre

24 dicembre 2012

il paese delle deroghe ha colpito ancora…

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“Arrivati a questo punto, purtroppo la proroga di Malagrotta ci sarà”.

Le parole sono quelle pronunciate dal commissario straordinario per l’emergenza rifiuti a Roma, Goffredo Sottile, che ha confermato una sensazione che da giorni era nell’aria.

La discarica romana, la cui chiusura era prevista per il 31 dicembre 2012, rimarrà aperta anche se la proroga, chiarisce Sottile davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare, sarà fatta “solo per i rifiuti trattati”. “Io credo, – ha spiegato il Commissario –  che insistere su Malagrotta stressando questa discarica fino al limite […] sia una decisione peggiore rispetto all’apertura di una nuova discarica che ritengo di poter autorizzare”.

Per quella che l’europa definisce già come la nuova emergenza rifiuti italiana, c’erano bisogno di valide alternative ma le divergenze tra le autorità responsabili e soprattutto l’esito della gara indetta dall’Ama per portare i rifiuti all’estero andata deserta, ne hanno ora inevitabilmente prolungato la vita, probabilmente fino a ad aprile 2013.

Il bando di valenza europea, indetto dalla public utility capitolina, era finalizzato al prelievo, trasporto trattamento delle circa 1.100 tonnellate giornaliere di indifferenziata che eccedono le attuali capacità impiantistiche, ma, come sottolinea il sindaco Alemanno,  i tempi ristretti hanno complicato le cose. Nonostante il nulla di fatto il primo cittadino fa sapere che le trattative continueranno a procedere in questa direzione, nonostante l’opzione sia poco nelle corde del Ministro dell’Ambiente Clini boccia la soluzione dei rifiuti all’estero: Speriamo che il Comune di Roma pensi ad una soluzione alternativa più valida e meno costosa.

Fonte


Complimenti. Dopo la chiusura dell’Inran, probabile il licenziamento di 80 ricercatori…

19 dicembre 2012

m’indigno, ma non mi stupisco, non poteva che finire così, con uno spreco insensato di risorse (umane e professionali), d’altro canto vista la scarsa lungimiranza che ha portato alla chiusura dell’Inran che cosa ci dovevamo aspettare…?

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un articolo di Maria Stellina che leggo su Il Fatto Alimentare

L’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) è, come noto, uno degli enti soppressi dalla spending review. Triste vicenda? Peggio, se si considera il fatto che è stato ordinato un taglio dei fondi provenienti dal Ministero delle Politiche Agricole e necessari al pagamento degli stipendi del personale di ruolo.

La mancata copertura dei costi degli stipendi sta impedendo l’accorpamento del personale dell’INRAN al Consiglio di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura (CRA), previsto per legge lo scorso 5 ottobre. Questo ritardo ha prodotto la paralisi dell’attività di ricerca dell’ente e, con molta probabilità, alla fine di dicembre, causerà il licenziamento di un’ottantina di ricercatori precari.

Il motivo del mancato accorpamento? È presto detto: i costi del personale INRAN determinerebbero un aggravio di spesa insostenibile per il bilancio del CRA, già reso magro dai tagli ai fondi per la ricerca realizzati dal Ministero delle Politiche Agricole negli scorsi anni.

In questi giorni è emerso un sistema che utilizzava in modo illecito i finanziamenti su un capitolo di spesa del MIPAAF (legge Legge 499/99). Il ministro Catania ha sostenuto di aver azzerato questo capitolo in modo da evitare l’uso discrezionale dei fondi, e ha facilitato l’uscita dal ministero del “Centurione” Giuseppe Ambrosio, il principale inquisito nell’inchiesta, garantendogli la poltrona di direttore generale del CRA.

Purtroppo, era in base alla Legge 499/99 che veniva finanziata la ricerca in agricoltura e le attività dell’INRAN. Le drammatiche situazioni dell’ente e del suo personale sono il vero capolavoro “tecnico”  di Mario Catania,  dg del Ministero delle Politiche Agricole prima della nomina a ministro.

Il messaggio è chiaro: grande volontà di insabbiare tutto, anche a costo di fare dell’INRAN  “carne di porco”.

Spudorate le recenti dichiarazioni di Catania: «Nel corso degli anni, il lavoro del CRA e dell’INRAN ha prodotto risultati davvero significativi; tuttavia non ha goduto della dovuta attenzione da parte dell’opinione pubblica e purtroppo anche delle istituzioni. Si tratta invece di un patrimonio importantissimo che, grazie ai nostri ricercatori, ha saputo offrire un contributo essenziale a tutto il sistema paese».

A conti fatti, non ha goduto della dovuta attenzione neppure da parte dell’attuale Ministro delle Politiche Agricole.


Mediolanum multata, tempi lunghi per la chiusura dei conti

15 novembre 2012

Per quel che riguarda lamia esperienza, nel 2010 ho cambiato banca, passando da Unicredit alla Bcc; per mesi ho visto in tv lo spot di quest’ultima, che si basava sullo slogan La mia banca è differente, e ci ho sempre scherzato su visto che le banche in genere sono tutte uguali (e non è un complimento). ;-)

In ogni caso, così come Unicredit ha provveduto alla chiusura dei conti (sia personale sia aziendale) senza nessun intoppo, ben diversa è stata la situazione verificatasi un paio d’anni fa con la BPV che ha tirato in lungo la chiusura di quello aziendale in modo da far lievitare le spese, peraltro addebitate in maniera piuttosto fumosa.

Degno di nota quanto accaduto con la Banca regionale Europea che, a fronte di una chiusura dei c/c che risalea ad almeno 10 anni fa o più, talvolta inviava dei fogli informativi citando i numeri di c/c/ estiti da tempo. Dopo alcune segnalazioni della cosa, lo scorso anno mi sono arrabbiato (e pure insospettito) da questo atteggiamento, per cui ho inviato una mail piuttosto dura ed il giorno dopo mi è stata confermata la sospensione degli invii, senza peraltro darmi spiegazioni in merito. Divertente il fatto che il mese successivo è arrivataun’altra comunicazione. Ennesima protesta, ennesima risposta, che questa volta è stata risolutiva.

leggo su Altroconsumo

“Tutta intorno a te”, così tanto che quando si tratta di lasciarti andare via fa melina, allungando a dismisura i tempi per chiudere il conto corrente. Così lunghi da far ravvisare un comportamento ostruzionistico nei confronti di chi vuole estinguere il rapporto, tanto che  l’Antitrust lo ha sanzionato.

Un comportamento scorretto, che l’Antitrust contesta a Banca Mediolanum per il periodo che va da gennaio 2008 a novembre 2011 in cui avrebbe impiegato dai 24 ai 90 giorni per chiudere i rapporti senza giustificare in alcun modo ai clienti queste lungaggini e continuando ad addebitare le spese di tenuta del conto (imposta di bollo e canone).

Nei foglietti informativi, la banca prevede che la richiesta di estinzione del conto diventi  efficace decorsi 10 giorni lavorativi dal momento in cui riceve la comunicazione scritta da parte del correntista. Peccato che la verifica della concreta fattibilità dell’operazione avvenga solo dopo i 10 giorni e che la chiusura del conto avvenga entro un massimo di sessanta giorni.

Questo significa che nel frattempo il conto matura spese e interessi. Attraverso le segnalazioni di correntisti della banca, l’Antitrust ha verificato che, nei tre anni indicati, l’estinzione del conto corrente è avvenuta in media in 24 giorni solari e che nel 7,5% dei casi si è arrivati a oltre i 60 giorni solari e nel 3% dei casi addirittura 90 giorni solari.

In questa lunga transizione verso la chiusura del conto, la banca accolla al cliente i costi di un servizio di cui non può pienamente usufruire visto che deve allegare alla richiesta di estinzione carte di pagamento e assegni.

Quello dei tempi lunghi di chiusura del conto è certo uno dei principali ostacoli alla mobilità dei correntisti e alla possibilità di risparmiare cambiando conto. Lo abbiamo denunciato più volte, anche con una inchiesta nelle principali banche italiane. La chiusura del conto dovrebbe avvenire entro un massimo di 7 giorni senza proroghe.

La decisione dell’Antitrust è un buon punto di partenza per dissuadere le banche dal mettere ostacoli al cambiamento. Nel frattempo, se ti sembra di aver subito danni per la chiusura non tempestiva di un conto corrente puoi fare reclamo alla tua vecchia banca che deve risponderti entro 30 giorni. Se non lo fa o la risposta non è soddisfacente puoi far ricorso all’Arbitro bancario e finanziario.


Dopo la sparizione dell’Inran, si cerca di “sopprimere” anche lavoratori e ricercatori

12 settembre 2012

un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare

A distanza di due mesi dalla decisione adottata dal ministro Catania di sopprimere l’Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) e di accorpare la struttura all’interno del CRA (Consiglio per la Ricerca e sperimentazione in Agricoltura), la situazione è critica.

I lavoratori e i ricercatori dell’istituto non hanno ricevuto lo stipendio del mese di agosto.

Il mancato pagamento è avvenuto senza alcuna comunicazione preventiva e ha creato notevoli disagi e problemi alle famiglie. Un comunicato dei lavoratori precisa che, dopo un dopo un incontro avuto con i vertici del CRA, la crisi non sembra risolvibile in tempi brevi.

Definire la situazione critica è un eufemismo. Dopo il danno di avere soppresso l’Inran, adesso c’è la beffa degli stipendi.  Certo il problema è burocratico, ma spesso questi cavilli svolgono un ruolo rilevante, per cui  dopo la cancellazione dell’istituto si potrebbe ipotizzare anche la  cancellazione dei lavoratori e dei ricercatori.

Il funerale dell’Inran lo abbiamo già annunciato dopo la pubblicazione del decreto, adesso il si vogliono fare sparire anche i lavoratori. Siamo di fronte ad un miracolo del ministro Catania che ha tagliato le spese inventandosi un accorpamento che si sta trasformando in una soppressione.

L’operazione è molto suggestiva, ma assomiglia ai miracoli introdotti con la finanza creativa dell’ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti, che purtroppo nel giro di pochi anni ha portato a risultati disastrosi sotto gli occhi di tutti.


Ilva chiusa? Panda a rischio. Intanto vi racconto Taranto

13 agosto 2012

di Maurizio Caprino

Chissà se a Torino e Detroit farà piacere o no. Certo è che, se davvero non si troverà un compromesso a breve sulla vicenda dell’Ilva di Taranto, una delle prime conseguenze all’esterno dell’ambito locale rischia di essere il blocco della produzione della Fiat Panda. Infatti, lo stabilimento di Pomigliano d’Arco Napoli dove da fine 2011 si produce la nuova serie dell’utilitaria è uno dei maggiori “clienti” del mega-impianto tarantino, che ha sempre lavorato molto per l’auto tanto da soffrirne la crisi, negli ultimi anni.

La nuova Panda è uno dei pochi pilastri su cui si fondano le speranze della Fiat di non cedere alla crisi e in effetti il modello è in cima alle classifiche di vendita nazionali, ma non basta: l’azienda aveva programmato un po’ di cassa integrazione anche per Pomigliano anche se molto meno degli altri suoi stabilimenti nazionali.

Così non è detto che un eventuale fermo dell’Ilva, specie se breve, si trasformi in un’opportunità per smaltire qualche scorta di Panda, mentre alla lunga impedirebbe di fronteggiare la concorrenza e farebbe pentire Marchionne di aver ritrasferito la produzione del suo modello di punta dalla Polonia all’Italia.

Lasciatemi però dire che questi sono ragionamenti cinici rispetto al dramma di Taranto.

Che, oltre ad essere la città di origine della mia famiglia e dove ho i parenti, è anche un posto più importante di quello che molti pensano: è una delle poche agglomerazioni urbane che, pur non essendo capoluogo di regione, mette assieme 200mila persone (trent’anni fa, quando ci vivevo io, eravamo in 250mila). Tanto affollamento si deve proprio all’Ilva, nata come Italsider negli anni Sessanta, quando infatti la città cambiò irreversibilmente.

All’epoca si faceva più attenzione al lato economico (la fame storica e della guerra mordeva ancora) ed “estetico”, con palazzi brutti o bruttini messi uno di fianco all’altro a creare stradine buie come in un centro storico.

E con decine di migliaia di calabresi, lucani e pugliesi di altre province a mischiarsi ai tarantini veraci (quelli abituati a campare di pesca, mitilicoltura e Marina militare, grazie all’Arsenale, alla base navale e alle scuole sottufficiali), tanto che ancora oggi in città si sentono tanti accenti diversi e chi è del luogo da quelli riesce a intuire origine e stato sociale di chi gli sta parlando.

Capita dappertutto, ma a Taranto le differenze sono più evidenti.    … segue …

viaStrade sicure – Ilva chiusa? Panda a rischio. Intanto vi racconto Taranto.


Chiude l’Inran, quale futuro per la ricerca alimentare?

18 luglio 2012

un articolo di Silvia Biasotto  (della redazione di Help Consumatori) che leggo su Il Fatto Alimentare

L’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) è stato soppresso e assimilato al Cra (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura). Tutta opera del decreto legge “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”.

Dal titolo sembrerebbe che per i consumatori cambi poco o nulla. Ma sono in molti a pensare il contrario. Riportiamo il servizio che Silvia Biasotto esperta di ricerche alimentari del Movimento Difesa del Cittadino ha realizzato per l’agenzia di informazioni Help Consumatori.

Verrà a mancare una istituzione che rappresentava un baluardo a difesa della salute del cittadino – dice allarmato il dirigente di ricerca Andrea Ghiselli che insieme a molte altre realtà ha sostenuto l’Inran contro il taglio della spending review.

Anche l’Inran era un ente vigilato dal Ministero delle Politiche Agricole. E’ vero, siamo sempre stati una realtà ibrida perché non ci siamo mai occupati dell’aspetto produttivo degli alimenti.

Ora, con il passaggio al Cra per Ghiselli “è più probabile che questo accada”.

I vertici del Cra ci hanno rassicurato che la nostra ricerca continuerà all’interno del Consiglio e che le nostre competenze non verranno sciolte. Ma questo non vuol dire che siamo sereni.

Proprio nei giorni scorsi il presidente del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in agricoltura, Giuseppe Alonzo, insieme ai vertici dell’istituto ha incontrato i dipendenti dell’Inran.

Alonzo ha assicurato che “ la ricerca dell’istituto verrà portata avanti con la massima autonomia sotto la gestione del CRA con qualche modifica statutaria. E’ impensabile ipotizzare altrimenti in un paese come l’Italia patria della giusta nutrizione”.

Su come avverrà il passaggio di funzioni al Cra ancora non è dato sapere. Una direzione ad hoc o all’interno di esse?

Si dovranno attendere i decreti attuativi del Ministro per le politiche agricole alimentari e forestali, con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e con il Ministro dell’economia e delle finanze, per l’individuazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie trasferite al CRA.

“Qualunque cosa potremo essere all’interno del Cra sarà una diminutio di ciò che eravamo prima”. E quasi sognando Ghiselli immagina un “Istituto nazionale della nutrizione al cui interno ci dovrebbero esserci vari dipartimenti, tra cui proprio il Cra!”

Il perché di tanta preoccupazione ce lo ha spiegato il professor Marcello Ticca, vicepresidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione (Sisa), che all’Inran ha lavorato per moltissimi anni. Nel 1963 entrò appena laureato come primo ricercatore per poi diventare, fino al 2004, Responsabile dell’informazione nutrizionale.

Quello che è manca  - spiega – è la consapevolezza di ciò che ha fatto l’Istituto negli anni come punto di riferimento per la ricerca in Italia. L’Inran esiste dal 1936 ed ha svolto azioni che nessuno ha mai fatto nel nostro Paese”.

Dalle iniziative di educazione alimentare alle Linee Guida, Ticca ci ha raccontato tutto il prezioso lavoro svolto dall’Istituto nato nel 1936.

Il professore parte dalle “Tabelle di composizione degli alimenti” comunemente consumati in Italia che sono il frutto di una serie di analisi compiute nei laboratori dell’Istituto e aggiornate periodicamente negli anni”. Siamo nel 1958.

Altra azione importante svolta dall’Istituto – prosegue – è stata l’educazione alimentare. Ricordo come agli inizi degli anni 80, l’Inran fu incaricato dallo stesso Ministero a svolgere, tra l’altro con poche risorse, una campagna alimentare a sostegno del modello mediterraneo, quale quello più adatto a proteggere la salute nel mondo.

Ricordo, inoltre, come a molti anni di distanza la dieta mediterranea rimanga valida e non sia stata affatto una moda. Tantissimi anche gli studi svolti sulle scuole per avere una mappatura sul territorio del peso delle giovani generazioni.

Nel 1986 nascono le “Le Linee Guida per una Sana Alimentazione”, aggiornate negli anni ben 3 volte. Si tratta di una importante pubblicazione stampata e distribuita oculatamente fino a 12 milioni di copie. Proprio nel 2013 dovrebbero essere riaggiornate e a questo punto mi chiedo chi possa farlo.

Rilevante anche il lavoro sui  Larn “Livelli di Assunzione giornalieri Raccomandati di energia e Nutrienti per la popolazione italiana, per i quali l’Istituto è stato primo attore insieme alla Società Italiana di Nutrizione Umana. Anche questo lavoro è in corso di aggiornamento e non si sa chi lo finirà”, insiste Ticca.

 Nel Paese sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ma privo di un univoco riferimento internazionale in tema di alimentazione, non si può non pensare che da oggi in poi anche la nutrizione avrà un rappresentante in meno all’estero.

L’Inran – conclude il professore – è sempre stato un importante riferimento a livello internazionale ed europeo. Penso, ad esempio, al progetto Eurodiet promosso dall’Unione Europea dal 1999. Iniziativa per la quale l’interlocutore italiano fu proprio l’Inran.



L’Inran è soppresso, dichiara il ministro Catania. I ricercatori occupano l’Istituto

6 luglio 2012

Quello che c’era da dire sulla sciagurata decisione di chiudere l’Inran è già stato detto, tuttavia leggo oggi su Il Fatto Alimentare un breve aggiornamento di Roberto La Pira:

Il personale dell’INRAN per difendere il posto di lavoro e il patrimonio di conoscenze accumulato negli anni, già ieri sera ha occupato la sede di Roma in via Ardeatina 546 e ha organizzato, per lunedì mattina dalle 10 alle 13, un presidio sotto il Ministero dell’Agricoltura in via XX settembre 20.

Facendo i nostri più vivi complimentoni al Ministro per l’intelligente scelta, è lecito porsi più di una domanda sul futuro della ricerca alimentare nel nostro Paese che sembra destinata ad essere azzerata.

Purtroppo non siamo di fronte ad un episodio isolato di malgoverno.

Basta pensare al modo fallimentare in cui viene gestita da Monti e dai suoi ministri Expo 2015. Si tratta di un evento internazionale sbandierato da tutti come il più importante degli ultimi anni, sul quale però è lecito avanzare dubbi sulla reale fattibilità.

C’è voluto un po’ di tempo, ma anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha capito che il progetto è destinato a trasformarsi in una grande bolla d’aria.

 


Una vergogna per Milano: lo Smeraldo non brilla più

13 giugno 2012

Doveva succedere vista la paradossale vicenda dei box, tuttavia anche sapendo da mesi che sarebbe successo, leggere oggi della chiusura del Teatro Smeraldo, a me francamente lascia l’amaro in bocca.

La lettura integrale dell’articolo e dell’intervista al Patron Longoni la potete leggere sul link in calce, però segnalo un paio di passaggi della stessa che secondo me fanno capire che poco si è fatto per salvare dalla chiusura un patrimonio culturale milanese.

Perché ha deciso di vendere?
«Sono stato sconfitto dal cantiere senza fine per i box sotterranei qui in piazza e dalla concorrenza sleale degli Arcimboldi».

In che senso sleale?
«Gli Arcimboldi ottengono 2 milioni e mezzo di euro di contributi annui. Possono permettersi di offrire affitti bassi, concedere a Mediaset la registrazione di “Zelig”. Ma questo non vuol dire fare cultura».

°°°

Gianmario Longoni, 44enne, è stato il patron e il direttore artistico che dagli anni Ottanta a oggi è riuscito a rendere famoso nel mondo lo Smeraldo. Cala il sipario per l’ultima volta. Dopo 70 anni di attività lo storico Teatro Smeraldo verrà trasformato in un supermercato di prodotti gastronomici, con annesso ristorante.

Domani l’ultimo spettacolo: l’esilarante «Una notte da Fichi» con i Fichi d’India che, dopo cinque anni d’assenza in palcoscenico, tornano per riproporre la loro comicità. Occasione da non perdere per salutare col sorriso la definitiva cessazione d’attività dello Smeraldo.

viaLo Smeraldo non brilla più – Milano.


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