Accise carburanti 2013: confronto tra Italia e Europa

24 gennaio 2013

in sintesi un articolo che leggo su SicurAuto

Con questo articolo cercheremo di fare chiarezza su quanto pagheremo di accise nel 2013 (salvo ritocchi all’insù) e quanto ne pagheranno i nostri cugini europei.

Gli importi vigenti dal 1° gennaio 2013 per le accise gravanti sui prodotti della rete distributiva dei carburanti in Italia sono i seguenti:

Dopo la revisione o l’abolizione da parte di alcune Regioni, di parte o delle intere addizionali di accisa gravanti sul prodotto benzina, dall’inizio dell’anno il quadro delle imposte imposte regionali vigenti su tale prodotto è così strutturato:

Nel contesto dell’Europa Comunitaria, le disposizioni dell’Unione sulla “armonizzazione” delle accise sugli oli minerali fissano esclusivamente (ben lungi dall’armonizzare) delle aliquote minime.

L’Italia si piazza al secondo posto, in un ordine decrescente, per entrambi i prodotti, preceduta solo dall’Olanda per la benzina e dall’Inghilterra per il gasolio. La così detta “armonizzazione comunitaria” è, dunque, una autentica favola. Una conclusione che vale per le accise – come si può vedere con chiarezza dalla tabella in asso, ma altresì per l’imposta sul valore aggiunto.


Campagna S-BANCA, cambiare conviene

15 marzo 2012

leggo su Altroconsumo

La campagna S-BANCA che Altroconsumo lancia con le altre associazioni di Consumers International per la giornata mondiale del consumatore domani 15 marzo invita i risparmiatori alla mobilità bancaria.

Sulle pagine interattive per una settimana saranno disponibili contenuti informativi, accesso diretto e gratuito alla banca-dati per scegliere il conto corrente più conveniente e il conto deposito più adatto alle proprie esigenze; la guida Meglio la banca o il materasso condurrà per mano il risparmiatore a fare scelte corrette per attutire gli effetti pesanti della crisi.

Trentacinque giorni di media per lasciare la propria banca e il conto corrente, con punte estreme di quasi quattro mesi di attesa. Tempi biblici, che costringono il consumatore a tenere il piede in due banche contemporaneamente, duplicando costi di gestione.

Le cifre emergono dall’analisi sui foglietti informativi di 23 istituti bancari, indagine che è parte della più ampia inchiesta sui conti correnti online condotta e pubblicata da Altroconsumo. Ma non è tutto: il 55% del campione di risparmiatori che ha raccontato la propria storia di correntista ad Altroconsumo ha dichiarato di non aver mai cambiato banca.

L’inchiesta mostra che, in un anno, a seconda del proprio profilo, cambiando banca si potrebbero ottenere risparmi significativi: oltre i mille euro per un profilo-tipo di trentenne, single, investitore e circa 330 euro per una famiglia-tipo.

 


I segreti per risparmiare sui conti correnti.

7 febbraio 2011

Il Salvagente e Consumer hanno confrontato 12 conti correnti rivolti a chi intende eseguire soprattutto operazioni on line, di altrettanti istituti, per vedere quali sono le condizioni migliori in circolazione, a seconda delle esigenze.

Il risultato? Costi sicuramente minori di un conto corrente tradizionale, visto che, in base alle simulazioni, il costo medio dei conti on line è di 72,84 euro, rispetto ai 130,70  euro di un conto tradizionale.

In particolare, si è scelto di confrontare le condizioni per una famiglia con operatività media, sfruttando il comparatore sul sito di Patti Chiari. I prodotti confrontati sono delle banche Bnl, Monte Paschi Siena, Intesa San Paolo, Banca Popolare Milano, Mediolanum, Unicredit e Credem, a cui si aggiungono i conti correnti di Poste Italiane e delle banche nate come strumento prevalentemente on line, quali Banca Sella, IwBank, CheBanca! e Ing Direct.

Uno dei dati più importanti da considerare è l’Indicatore sintetico di costo (Isc), che riassume in un unico numero gli oneri totali annui del conto. L’Isc deve essere indicato per trasparenza nei fogli informativi che le banche sottopongono all’utente in base al profilo prescelto.

Tra i prodotti confrontati, l’Isc calcolato, comprensivo di imposta di bollo pari a 34,20 euro annui, più conveniente per chi fa operazioni con canali on line è quello di Conto Arancio di Ing Direct, che è pari a zero. Questo è possibile perché Conto Arancio è l’unico che non fa pagare i 34,20 euro di imposta di bollo all’utente, e perché offre tutti i servizi base gratuitamente. Va specificato che la Ing non ha sportelli bancari propri, e che dispone di una rete di punti informativi nei centri commerciali italiani.

Il prodotto offre i prelievi presso gli sportelli automatici (Atm) delle altre banche senza alcuna commissione, e tutte le operazioni possono essere fatte via internet o telefono, ma non aver a disposizione uno sportello con un operatore in carne e ossa potrebbe essere una discriminante per i più tradizionalisti. Spese contenute per chi  sceglie WebSella, 34,20 euro e opta per il conto Freedom di Mediolanum che a fine anno costa 66,20 euro.

Chi sceglie una banca tradizionale, ma si impegna a effettuare il più possibile operazioni tramite i canali virtuali, troverà  nel Credem Senza Spese (69,73 euro) e nel Bnl Revolution (70,25 euro) le soluzioni più economiche.

L’articolo è molto lungo e dettagliato; per la lettura integrale clicca QUI


Televisori 3D: nuovi modelli a confronto

20 novembre 2010

La tv tridimensionale è ormai anche in Italia una realtà. Sky, dopo aver trasmesso la Ryder Cup di golf, il primo evento in diretta 3D in Italia, l’emittente di Murdoch, lo scorso 2 novembre, ha aperto con il calcio, mandando in onda in tridimensionale l’incontro Uefa fra Tottenham e Inter.

Sul mercato i produttori stanno così iniziando a farsi la guerra a suon di nuovi prodotti pronti per la rivoluzione 3D. Noi abbiamo provato quelli proposti da Lg, Philips, Sharp, Samsung, Sony e Panasonic.

Per tutti, ottima qualità dell’immagine e resa simile a quella delle sale cinematografiche. Il problema? I nuovi “occhiali attivi” rischiano di stancare eccessivamente gli occhi e provocare mal di testa.

Le trasmissioni 3D

La rivoluzione della visione in tre dimensioni sta per atterrare anche sugli schermi dei televisori di casa. Il 3 ottobre Sky sarà la prima emittente a trasmettere un programma in 3D.

Tutti gli abbonati della società guidata da Murdoch dotati di decoder Hd o MySky Hd (più della metà degli utenti della pay Tv) potranno vedere le trasmissioni tridimensionali, a condizione, però, di possedere un televisore abilitato.

Si tratta del primo passo verso una programmazione che, progressivamente, diventerà sempre più ampia fino a raggiungere, come già avviene in alcuni paesi esteri, a un canale 100% 3D.

Novità solo in parte, ma la qualità si vede

Una mezza rivoluzione, in realtà, poiché già da una decina d’anni sul mercato è disponibile una tecnologia – quella stereoscopica – in grado di simulare la visione a 3D. Nulla a che vedere, tuttavia, con la qualità d’immagine dei nuovi prodotti da poco disponibili nei negozi.

Peccato però che sia una rivoluzione stressante, per il portafoglio (i modelli di Tv 3D costano ancora molto cari), ma soprattutto per gli occhi. Colpa dei nuovi occhiali, diversi dalle lenti che abbiamo conosciuto al cinema e dalle vecchie lenti a due colori, che avevano il difetto di peggiorare la definizione cromatica.

Questione di occhiali

Parliamo dei cosiddetti “occhiali attivi” (attivi perché hanno un funzionamento elettronico), forniti direttamente dai produttori. Quando la Tv mostra un’immagine 3D, questi occhiali, dotati di una piccola batteria, ricevono dall’apparecchio un segnale a infrarossi.

In pratica, viene proiettato sullo schermo, ad altissima frequenza, un fotogramma per l’occhio sinistro e uno per il destro. Tra un fotogramma e l’altro è inserito un segnale impercettibile all’occhio umano….

Continua la lettura qui >Televisori 3D: nuovi modelli a confronto – Tecnologia – Altroconsumo.


Il nuovo servizio di confronto per cellulari e tariffe di Supermoney

11 ottobre 2010

Ricevo e pubblico

Il servizio di confronto di telefonia mobile di Supermoney cambia approccio e fa un importante salto in avanti: da oggi mette a disposizione non solo il “classico” confronto tra tariffe, opzioni e promozioni, ma un nuovo metodo che permette di scegliere prima il telefono dei propri sogni e, quindi, la tariffa più conveniente.

«Analizzando il mercato – ha spiegato Andrea Manfredi, Amministratore Delegato di Supermoney – ci siamo resi conto che a guidare il processo di acquisto degli utenti è la scelta del telefono cellulare: gli italiani prima scelgono il modello da acquistare e poi valutano le tariffe, promozionali e non, abbinate a quel telefono. Da qui l’idea di sconvolgere il nostro approccio e ricostruirlo sulla base di quello che ci chiedono gli utenti. Il nuovo servizio, unico in Italia, dà la possibilità di scegliere tra gli smartphone di ultima generazione (iPhone, Blackberry, Nokia e HTC); chiaramente chi vorrà continuare a scegliere la tariffa migliore e tenere il proprio telefono cellulare potrà farlo senza alcun problema».

Questa evoluzione rientra nel percorso di sviluppo che Supermoney sta compiendo sotto la sorveglianza attenta di AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: Supermoney, infatti, è il primo e unico sito in Italia accreditato AGCOM per il confronto delle tariffe telefoniche.

«L’accreditamento AGCOM rappresenta un requisito essenziale per chi vuole operare in questo settore e offrire un servizio di qualità certificata agli utenti – ha continuato Manfredi –. I consumatori devono stare attenti ad utilizzare strumenti che hanno una certificazione di qualità e che sono controllati dalle istituzioni per non rischiare di ricevere indicazioni fuorvianti e di fare scelte incaute. Per questo, tra l’altro, siamo felici di collaborare con AGCOM anche sul versante ADSL per abbinare il nostro servizio di confronto tariffario al nuovo progetto “Misura Internet” che, da fine ottobre, a nostro avviso renderà inutili e obsoleti tutti gli altri software di verifica della qualità della propria connessione alla Banda Larga. Due strumenti, Supermoney e Misura Internet, che rendono definitivamente e finalmente trasparente il mercato delle comunicazioni elettroniche».

Supermoney è ancora oggi l’unico sito in Italia a confrontare tutte le possibili combinazioni tariffarie attive sul mercato (attualmente circa 135.000, ma erano 200.000 fino a pochi giorni fa prima della disattivazione di alcune carte promozionali) e a garantire un processo di aggiornamento dati giornaliero.

Grazie alla propria metodologia di confronto, permette di calcolare il costo del traffico su un orizzonte annuale (trattando quindi in modo corretto le promozioni che hanno durata inferiore).

Supermoney mette inoltre a disposizione il servizio “check-up tariffe” che permette di fare un confronto sui dati di traffico reale: all’utente basta inserire la propria “bolletta elettronica” e il sistema automatico calcola la miglior tariffa a partire dai dati reali dell’utente.

Per informazioni e richieste: linda.iulianella@supermoney.eu


In viaggio risparmiando sulla benzina

23 luglio 2010

Per chi viaggia in autostrada, ad esempio, meglio rifornirsi nelle aree di servizio che  aderiscono alla campagna di sconto “Prezzo Amico”:si risparmiano 6 centesimi al litro rispetto al prezzo consigliato scegliendo la modalità self service.

Autostrade per l’Italia ha installato appositi pannelli-prezzi elettronici, alimentati ad energia solare, in cui sono confrontabili il prezzo praticato sull’impianto (lo stesso riportato sui benzacartelloni); il prezzo consigliato in modalità self service (determinato dalla compagnia) e lo sconto effettivo conseguentemente offerto alla clientela.

L’associazione dei consumatori Adiconsum mette a disposizione il portale PrezziBenzina.it che fornisce gratuitamente a tutti i consumatori le informazioni sul distributore più conveniente sul territorio e dice loro anche come raggiungerlo.

Si può accedere al servizio tramite il sito web e tramite l’Iphone. Oggi il portale conta 20.000 utenti registrati che partecipano in modo attivo all’aggiornamento dei prezzi: ogni giorno vengono inseriti oltre 3.000 prezzi, praticati da più di 21.000 stazioni di servizio.

Non trascurate l’opportunità di utilizzare le cosiddette pompe bianche: distributori indipendenti, non collegati alle marche tradizionali delle compagnie petrolifere. La diffusione di questi impianti è ancora assai limitata, corrisponde all’incirca al 5% all’intera rete di distribuzione, ma presso questi impianti è possibile ottenere risparmi di almeno 5-6 centesimi al litro. Elenco completo sul sito Federconsumatori.

Fonte: http://www.ermesconsumer.it


Zanzare: rimedi a confronto

2 luglio 2010

Come difendersi dalle zanzare? Idee stravaganti a parte (come quella di usare i pipistrelli contro gli odiati insetti) diversi sono i possibili rimedi, non tutti efficaci per la verità.

Sulla nostra pelle
Il principio attivo più usato
ed efficace è il DEET (concentrazioni intorno al 15% sono efficaci, concentrazioni elevate al 30% da usare solo occasionale per vacanze in luoghi a rischio, non per uso abituale), che in forti dosi può causare irritazione cutanea e, se assorbito, può essere neurotossico: per i bambini preferite barriere meccaniche (zanzariere) o almeno scegliete le formulazioni apposite x bambini con + di 2 anni, controllando la concentrazione di DEET in etichetta (inferiori al 10%).

La citronella è uno dei pochi repellenti naturali efficaci (anche se, come molte sostanze, naturali o meno, può dare reazioni allergiche). Controllate bene l’etichetta, perché non mancano prodotti sedicenti naturali che contengono DEET.

La vitamina B? Non funziona
La vitamina B6 è indispensabile per il buon funzionamento del sistema immunitario, il che comporta una minore reazione della pelle alle punture, ma non impedisce di essere punti.

Antibatterici: inutili
I saponi antibatterici possono schermare la nostra pelle solo per qualche istante, dato che è la flora batterica ad attirare le zanzare e questa ricompare subito dopo il lavaggio.

Gli ultrasuoni non servono
C’è chi ricorre ad antizanzara a ultrasuoni. Prive di udito, le zanzare non li percepiscono; al contrario, possono danneggiare l’udito di chi ne fa uso.

Diffusori elettrici monouso
Non necessariamente bisogna sostituire ogni notte le piastrine dei diffusori. Le nostre prove hanno infatti dimostrato che le piastrine hanno normalmente un effetto anche molto più duraturo di quanto dichiarato dai produttori. Profumo e colore sono additivi aggiunti, non sempre coincidono con l’efficacia dell’insetticida.

Repellenti per ambiente
I princìpi attivi di spray e diffusori sono sostanze ben conosciute e ampiamente collaudate: si tratta di piretroidi, dannosi per gli insetti, ma innocui per l’uomo. Importante comuque attenersi alle istruzioni.

Candele di citronella
Le candele di citronella funzionano da cortina fumogena, contro l’avvicinamento degli insetti: riducono il rischio di essere punti, ma non lo eliminano del tutto.

Fonte: www.altroconsumo.it


Guida al solare termico: 10 pannelli diversi a confronto

16 giugno 2010
Col Salvagente in edicola da domani (acquistabile nel nostro negozio on line in Pdf già da oggi) c’è in omaggio una Guida di 20 pagine molto interessante, intitolata Rivoluzione solare.
Di che si tratta? Lo spiega – nell’introduzione – l’autore, Giulio Meneghello.
“Sui tetti italiani – scrive Meneghello – sempre più spesso si vedono questi pannelli neri,piani o a tubi, a volte con un serbatoio annesso, che sfruttano l’energia del sole per fornire acqua calda: sono i collettori solari termici.

Pannelli solari che fanno risparmiare soldi ed emissioni di CO2 e che sono sempre più diffusi, grazie anche all’incentivo statale per l’efficienza energetica degli edifici, che copre il 55% della spesa sostenuta per installarli. Spesso però di questa tecnologia si sa molto poco, al punto che sono ancora molti a confondere i pannelli per il solare termico che danno acqua calda e, volendo, riscaldamento con quelli fotovoltaici, che invece, sempre a partire dall’energia del sole, producono elettricità.

Questa Guida – sottolinea Meneghello – è stata pensata per chiarire i dubbi di chi è incuriosito daquesta “rivoluzione” e vuole capire cos’è un impianto solare termico, quando conviene installarlo e quanto può fare risparmiare. Non solo. Per chi ha deciso di fare “il grande passo”queste pagine potranno essere utili: per avere consigli più specifici su come scegliere l’impianto giusto e cosa chiedere all’installatore.

E per scegliere i pannelli migliori, grazie al test, realizzato con la collaborazione dell’Enea e di uno dei più importanti laboratori indipendenti europei, che mette a confronto 10 modelli di collettori venduti sul mercato italiano. Perché se è vero che con il solare si aiuta l’ambiente e si risparmia, è anche vero che arrivare a questo appuntamento con le idee chiare può evitare brutte sorprese.

Fonte: www.ilsalvagente.it


Chiavette” ricaricabili, traffico e tariffe: 9 modelli a confronto

3 marzo 2010
Articolo aggiornato dopo la pubblicazione
Lente, poco trasparenti e ancora meno convenienti.
Le internet key nel nostro paese hanno ancora molta strada da fare. Nonostante siano oramai milioni gli utilizzatori italiani di questi dispositivi, le chiavette Usb per la connessione mostrano molti punti deboli, anche se spesso si tenta di nasconderli.
Il Salvagente ne ha messe a confronto 20 nel numero in edicola (ma il numero potete acquistarlo da oggi in Pdf nel nostro negozio virtuale).
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Una panoramica fra le più usate nelle due tipologie più diffuse: in abbonamento e ricaricabili. E ha registrato tutti i difetti che, nonostante i molti richiami delle Authority italiane e le condanne dell’Antitrust, continuano a farla da padroni in questo settore. Il primo dei punti deboli è la scarsa velocità di navigazione, tanto reclamizzata come “alta” negli spot quanto deludente nella realtà.

Il protocollo di connessione utilizzato dalle key è l’Hsdpa (High speed downlink packet access) che garantisce una velocità massima fino a 7,2 Mbps in download (scaricamento file) e 2 Mbps in upload (caricamento). Si tratta di una velocità teorica condizionata da molti fattori: dalla copertura di rete dell’operatore, dal numero degli utenti connessi in quel momento, perfino dalla distanza dall’antenna. Questo standard non è neppure supportato su tutto il territorio nazionale e quando è assente la connessione viene trasferita su altre reti più “lente” (nell’ordine Umts, Edge e Gprs).

Se a questo si aggiunge una massiccia presenza di utenti nell’area da dove si effettua la connessione, va da sé che la capacità totale della cella di rete deve essere suddivisa in più parti limitando così la velocità di scambio dei dati. Il risultato, in soldoni, è che le performance di navigazione promesse dagli operatori sono spesso e volentieri un miraggio.

Nel rapporto preliminare Italian Broadband Quality Index (ottobre 2009) si legge non a caso che “le misure effettuate sulle tecnologie Hsdpa/Hsupa in fortissima crescita e commercializzate tipicamente con valori fino a 7,2 Mbps mostrano un dato medio inferiore a 2 Mbps in download e valori di upload attorno ai 250 Kbps”.

Le alternative? Faticano a decollare. Vodafone ha recentemente lanciato sul mercato una internet key che promette di far navigare alla soglia di 28,8 Mbps, salvo precisare che la chiavetta “naviga con velocità fino a 21,6 Mbps, ma è pronta per supportare i 28,8 Mbps con un upgrade del software”. E che “la velocità fino a 14,4 Mbps è disponibile su buona parte della rete mobile e verrà progressivamente estesa a tutta la rete Umts”. I 28,8 Mbps in altre parole rappresentano una performance di picco e non di media reale.

L’altra nota dolente delle chiavette modem è il costo. Un recente studio condotto da SosTariffe ha confrontato i prezzi medi in Italia con quelli di 17 paesi europei evidenziando che all’apparenza nella penisola ci sono canoni allineati con la media europea, ma che il costo reale è invece superiore.

“Le tariffe dei servizi mobile internet destinate all’utenza privata – si legge nello studio – sono fra le più care d’Europa se si considera il costo per singolo GB o ora di navigazione”. Analizzando le tariffazioni di un consumo medio (100 ore al mese o 1 GB di traffico) viene fuori che l’Italia è al quintultimo posto – superando di 14 volte il costo unitario di Austria e Finlandia. Ancor peggio nell’ipotesi di uso intensivo (300 ore o 4 GB) che ci vede all’ultimo posto nella classifica di convenienza.

A distorcere ulteriormente il mercato contribuisce la tariffazione, tutta italiana, di 15 minuti con scatti anticipati che penalizza fortemente gli utenti costringendoli a pagare più di quanto consumino (16 minuti di navigazione, per esempio, costano come 30 e leggere la posta per un minuto quanto per un quarto d’ora). “Le tariffe a tempo sono state concepite per far spendere di più al consumatore e meno all’azienda”, spiega Mauro Vergari, responsabile Nuove tecnologie e Tlc di Adiconsum. “Ma lo scatto anticipato di 15 minuti è contrario a ogni principio perché l’utente paga anche quando il suo computer non scambia alcun dato con la rete”.

“Al contrario, la tariffazione più giusta è quella a consumo, in quanto da un lato è più trasparente e dall’altro non penalizza chi usa internet in modo corretto, cioè non per il file sharing massiccio”, spiega il responsabile di Adiconsum, che sulla questione ha chiesto all’Agcom di intervenire e agli operatori di aprire un tavolo di confronto. “Il punto è che c’è ancora una scarsa conoscenza di questi strumenti da parte dei consumatori, che preferiscono orientarsi su soluzioni più pratiche come le tariffe a tempo, ma decisamente più costose, ignorando il fatto che con 1 GB di traffico è possibile navigare, controllare la posta, chattare e altro ancora”.

Eppure, nonostante il fuoco di sbarramento contro la tariffa a scatti, pochi operatori rinunciano a tanto “ben di Dio”. Anzi, tra quelli esaminati dal Salvagente, solo 3 nelle offerte a tempo prevede una tariffazione a secondi effettivi di navigazione senza scatto iniziale. L’unico aspetto negativo è quello del roaming: quando la rete 3 non è disponibile – la copertura del territorio non è totale – l’utente passa sull’infrastruttura di un altro operatore con un costo superiore a quello previsto dal piano tariffario (l’opzione può comunque essere disattivata dall’utente).

Il confronto

Tim Internet 30 ore
Traffico disponibile    30 ore al mese
Tariffa    10 euro al mese
Costo attivazione    5 euro
Tariffazione    Sessione da 15 minuti
Velocità connessione    Fino a 7,2 Mbps
Avviso sforamento traffico    No, il cliente deve inviare sms

Vodafone Internet Small
30 ore al mese
10 euro al mese
10 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Wind Mega Ore
50 ore al mese
9 euro al mese
4 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Tim Internet 100 ore
100 ore al mese
20 euro al mese
5 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Vodafone Internet Large
150 ore al mese
25 euro al mese
25 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Wind
Mega 100 Ore
100 ore al mese
15 euro al mese
4 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Wind Easy Internet
A consumo
50 cent l’ora
No
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
-

3 Super Web Time
A consumo
90 cent l’ora (1euro/MB su rete altro operatore)
No
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
-

Fastweb    Naviga Mobile 5 GB
A consumo fino a 5 GB (dopo 0,07 Cent/KB)
17 euro al mese
No
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps

Fonte: www.ilsalvagente.it

°°°

Tariffe poco trasparenti, bollette stellari, consumatori arrabbiati. Una miscela esplosiva che ha spinto l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) a studiare in queste settimane una delibera per favorire la maggiore trasparenza ed eventualmente stabile  l’obbligo di un tetto di spesa (che si ipotizza di 50 euro) per l’utente: e questo costringerebbe il provider del servizio a sospendere automaticamente la connessione al raggiungimento della soglia.

La delibera, in fase di studio, segue l’indagine conoscitiva dello scorso aprile, condotta insieme all’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) sulle condizioni di mercato dei servizi dati in mobilità (Sdm).

Nel documento messo a punto dai tecnici era emerso con chiarezza il problema della trasparenza “a causa del difficile equilibrio fra evoluzione tecnologica e adeguata tutela del consumatore”. Un problema imputabile “anche all’assenza di puntuali specifiche tecniche e di adeguati standard qualitativi verificabili”.

In altre parole, gli operatori di telefonia mobile non forniscono agli utenti gli strumenti indispensabili per accertare e misurare la qualità del servizio nel corso delle sessioni di navigazione. In qualche caso, inoltre, i contatori del traffico, i cosiddetti counter,  di cui dispongono i consumatori non sono perfettamente allineati con quelli dell’operatore e spingono gli utenti a superare la soglia di traffico prevista dal piano tariffario, con ovvie ripercussioni sull’importo della bolletta.

A questi si aggiungono carenze informative sul fronte della velocità effettiva di navigazione e l’eccessiva durata dei contratti (24 mesi), che non permette di sfruttare la concorrenza del mercato mentre sono previste penali costose in caso di recesso anticipato.

Navigare in mobilità era fino a qualche anno fa un’operazione costosa e riservata a pochi eletti. Oggi è invece un’opportunità concreta e a portata di tutti. Merito oltre che degli smartphone, soprattutto delle internet key, le chiavette Usb che abbinate a un pc portatile consentono di svolgere tutte le funzionalità legate al web.

Poco più grandi di una comune pennetta Usb per l’archiviazione dei dati, le internet key sono dei modem per la connessione in rete (al pari delle connect card) che ospitano al loro interno una scheda telefonica uguale a quella del cellulare espressamente dedicata alla navigazione e su cui viene attivato un piano tariffario da parte dell’operatore.

Facilissime da portare e da usare (basta inserirle nel computer e si autoinstallano), le chiavette Usb stanno conoscendo in Italia un vero e proprio boom: secondo i dati diffusi dall’Osservatorio banda larga solo nell’ultimo trimestre del 2009 l’aumento del loro numero nel nostro paese si può stimare in circa 1,8 milioni di pezzi. Un successo legato anche alle vendite dei netbook (i mini-pc portatili) a basso costo che ne costituiscono il complemento necessario per navigare in rete.

La grande distinzione da fare è tra le formule in abbonamento e ricaricabile. Nel primo caso l’utente decide di sottoscrivere un contratto con il provider che lo vincola per un periodo prestabilito (oscilla tra i 12 e i 24 mesi).

È richiesto l’addebito su carta di credito o conto corrente bancario e in caso di rescissione anticipata dal contratto occorre pagare una penale il cui importo può essere fisso (99 euro per Vodafone e Tiscali) o variabile (per Tim 100 euro nei primi 8 mesi, 67 euro dal 9° al 16° mese, 33 euro dal 17° al 24°). Variabili anche le penali per 3 ammontano a 100 euro (1-18 mesi), 70 euro (19-21 mesi) e 30 euro (22-23 mesi).

Per la gran parte le offerte sono estremamente simili fra loro. In media, per un profilo da 30 ore mensili si spendono circa 10 euro al mese, compresa la chiavetta Usb fornita dall’operatore in comodato d’uso (sole eccezioni Wind e Tiscali). Il canone, logicamente, aumenta in proporzione al numero delle ore di navigazione offerte nel pacchetto: lo step successivo va da 100 a 200 ore al mese a fronte di una spesa di 14-20 euro (esistono anche pacchetti con più ore).

In caso di esaurimento del traffico scatta la tariffa di 2 euro l’ora (leggermente inferiori i costi di 3 e Tiscali rispettivamente di 1,2 euro e 1,52 ogni 60 minuti). Ma come ci si accorge se il traffico disponibile sta finendo? L’utente viene avvisato tramite sms (Tim e Vodafone) o, in alternativa, può controllare direttamente sul suo pannello di controllo (Tre, Tiscali) oppure inviare un messaggio e ottenere risposta in tempo reale (Wind).

Punto di forza della formula ricaricabile invece è l’assenza per il consumatore di vincoli contrattuali, a fronte di tariffe più o meno speculari a quelle dei profili in abbonamento. Rispetto a quest’ultimo, però, nella maggioranza dei casi prevede un costo iniziale di attivazione (da 4 a 25 euro), l’acquisto della chiavetta Usb e la mancanza dell’avviso di esaurimento del credito da parte del provider; il che costringe l’utente a essere particolarmente attento nell’uso della connessione.

Alcune chiavette includono software che impostano una soglia massima di traffico e che in caso di sforamento avvertono il consumatore. Detto questo, è comunque consigliabile fare leva su altre applicazioni per misurare con precisione il volume di dati in entrata e in uscita ed essere così più sicuri.

Fonte: http://www.ermesconsumer.it


E-book, 9 modelli a confronto

3 febbraio 2010
L’ultimo gioiellino di casa Apple si chiama iPad, e promette di sparigliare le carte nel mondo degli e-book (nonostante le limitazioni evidenziate dal nostro quotidiano on line).

In attesa che arrivi in Italia, e magari anche nella speranza che il prezzo si abbassi – per ora la versione base viene venduta a 499 dollari – come se la cavano i “vecchi” concorrenti?

Lo svela Il Salvagente in edicola domani (che potete acquistare già ora, in anteprima nel nostro negozio on line nella versione Pdf), con un test in cui Lorenzo Stracquadanio mette a confronto 9 modelli.

ACQUISTA ON LINE IL NUMERO DEL SALVAGENTE

Sono radicalmente diversi da un netbook, assomigliano esteticamente a un palmare e non c’entrano niente con uno smartphone.

Parliamo degli e-book reader (o più semplicemente e-book), dispositivi elettronici portatili che consentono di leggere un libro in formato digitale.La loro peculiarità risiede nella tecnologia (e-Ink), un inchiostro elettronico che viene “eccitato” elettricamente all’interno dello schermo per visualizzare le parole.

Diversamente da un display Lcd che alla lunga affatica l’occhio umano per via delle radiazioni dei pixel, questa tecnologia permette una lettura prolungata del testo senza difficoltà. Allo stesso modo di un libro cartaceo inoltre, maggiore è la luce dell’ambiente esterno, maggiore è la chiarezza delle parole visualizzate; l’esatto contrario di quanto si verifica con lo schermo di un pc la cui visibilità viene compromessa in caso di luce eccessiva.

L’e-book è un prodotto specifico in grado di svolgere una sola funzione in modo ottimale e ciò costituisce il suo punto di forza e allo stesso tempo di debolezza.

“Un e-book non sarà mai lo strumento adeguato per vedere un video o per sfruttare applicazioni ludiche tipiche dei computer – spiega Antonio Tombolini, fondatore di Simplicissimus Book Farm, principale distributore di e-book in Italia  – ma consente di leggere un libro al pari di un testo fisico fatto di pagine, con in più la possibilità di avere centinaia di titoli in un solo apparecchio”.

Gli e-book attuali adottano schermi in bianco e nero con diverse tonalità di grigio a seconda dei modelli, ma “nel corso del 2011 – continua Tombolini – arriveranno i primi esemplari in grado di supportare il colore replicando la tecnologia delle stampanti a getto d’inchiostro”.

Ma quanti sono i modelli in commercio? Si contano circa una decina di apparecchi con caratteristiche simili: display da 6 pollici con risoluzione 600×800, memoria da 2 Gb in grado di contenere circa 1000 libri, 250 grammi di peso e un prezzo che oscilla dai 250 euro ai 280 euro.Noi ne abbiamo provati nove, valutandoli secondo praticità, grandezza dello schermo, peso e funzioni e, naturalmente, prezzi. I risultati, come vedete nelle tabelle, non sono lusinghieri. Pochi i modelli più che sufficienti, troppi quelli che non valgono il costo.

Secondo Tombolini però, “già nel giro di 2-3 mesi i prezzi scenderanno gradualmente sulla fascia 199-230 euro e nei prossimi anni assisteremo all’ingresso della connettività Wi-Fi per comprare contenuti direttamente online”. E proprio quello dei contenuti editoriali è ancora un nodo da sciogliere. Oggi gli e-book vengono venduti con alcuni titoli precaricati (i grandi classici della letteratura come Dante, Petrarca, Manzoni), ma l’offerta almeno sul fronte della narrativa commerciale è del tutto assente.

Incertezza e attese
“Il mercato attuale dell’editoria digitale è ancora in una fase embrionale”: spiega Cristina Mussinelli, responsabile del settore tecnico dell’Associazione italiana editori. E del resto si parla di una quota di appena lo 0,04%. Per queste ragioni la maggior parte delle case editrici sta valutando quali investimenti fare e su quale formato puntare visto che nonostante l’ePub sembri in prospettiva essere lo standard di domani, il formato Pdf raccoglie oggi circa il 90% dell’editoria digitale”.

In altre parole occorrerà aspettare ancora un po’, forse la seconda metà del 2010, per vedere i primi risultati importanti (Mondadori ha annunciato ufficialmente alcuni giorni fa di voler entrare in questo mercato nel 2011). Alcuni editori comunque hanno già mostrato di muovere i primi passi; tra questi Zanichelli che di recente ha raggiunto un accordo con Kindle di Amazon per rendere consultabili i suoi classici della letteratura.

Ecco i risultati, esposti sinteticamente nella tabella di seguito > http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=E-book,%209%20modelli%20a%20confronto%20sul%20Salvagente&idSezione=5688

Fonte: www.ilsalvagente.it


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