Bauli elimina il biossido di titanio dalla crema presente in alcuni prodotti

1 febbraio 2013

un articolo che leggo su Il Fatto Alimentare che testimonia una volta di più che se insistiamo, qualche volta riusciamo a far cambiare le cose.

In ogni caso si evince chiaramente che anche i consumatori hanno le loro responsabilità, visto che così come leggiamo che il biossido nel settore dolciario, viene generalmente utilizzato per dare una crema più appetibile, abbiamo poi gli agrumi con la buccia lucidata e le noci sbiancate… e tutto viene fatto con additivi e/o sostanze che potremmo evitare se fossimo più attenti alla qualità piuttosto che all’aspetto.

E’ anche vero che è un comportamento in linea con l’Apparire più che Essere…

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Il biossido di titanio (TiO2) è largamente impiegato dall’industria alimentare come additivo, e viene indicato in etichetta con la sigla E171. In un recente articolo de Il Fatto Alimentare, Gianna Ferretti evidenziava come ultimamente sia aumentata l’esposizione a questo materiale e si interrogava sugli eventuali rischi dei suoi composti usati in forma nanometrica (nano TiO2).

Un lettore ci ha segnalato che anche la Bauli impiega il biossido di titanio nei Croissant 5 cereali al latte. Abbiamo chiesto all’azienda il perché di questa scelta che così ha risposto.

Il biossido di titanio, nel settore dolciario, viene generalmente utilizzato come colorante (definito naturale) per dare ai prodotti di confetteria e alle creme al latte un piacevole color bianco, cosa impossibile utilizzando solamente ingredienti primari quali ad esempio latte, zucchero, panna, ecc.

Senza additivi si ottiene una crema traslucida, poco appetibile che non piace ai consumatori e tutti sanno quanto sia importante l’aspetto estetico dei cibi, soprattutto se confezionati.

Sulla tossicità del biossido di titanio non ci sono dati, né studi specifici che confermino o meno effetti dannosi sulla salute umana, tant’è che in Europa non esistono dosi massime consigliate.

Le aziende potrebbero usare il “principio di precauzione” come definito nella 178/2002, ma adottando questo metodo nel settore alimentare si dovrebbe fare a meno di numerosi ingredienti, anche insospettabili. Detto questo la Bauli, per rispondere alle richieste dei consumatori, è intenzionata, al termine dell’esaurimento incarti (qualche settimana), a sostituire la crema attuale con una sua evoluzione senza biossido di titanio, proprio per non creare ulteriori allarmismi anche se ritenuti da noi ingiustificati.

Massimo Ballarini (direttore della Ricerca & Sviluppo e Assicurazione Qualità della Bauli)


I segreti della scadenza: succhi, dolci, pasta ed altro ancora…

27 novembre 2012

È di questi giorni la notizia avanzata alla Commissione Europea di valutare se autorizzare la vendita a prezzi stracciati di prodotti non deperibili, anche dopo il termine minimo di conservazione indicato sull’etichetta.

Stiamo parlando di  prodotti che riportano sull’etichetta il termine minimo di conservazione. Questo intervallo viene stabilito da ogni azienda in relazione alla qualità delle materie prime, alla merceologia, al trattamento industriale e al sistema di confezionamento.

In questo determinato periodo il produttore si impegna a garantire il mantenimento delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche.

Va detto che non siamo di fronte a una data di scadenza come pensa la maggior parte delle persone, ma a un’indicazione. Questo significa dire che nel periodo successivo gli alimenti sono ancora commestibili, ma registrano in modo progressivo un lento decadimento nutrizionale e organolettico.

La data ha quindi un valore orientativo e il consumo posticipato di qualche settimana o qualche mese non determina problemi per la salute, anche se vale la pena valutare con attenzione i singoli casi.

I succhi di frutta hanno un intervallo variabile da 6 a 12 mesi, da molti considerata troppo generosa. Conviene consumarli prima visto che dopo 6 mesi le bevande perdono sapore. La stessa cosa vale per l’olio extravergine di oliva e il caffè macinato, di solito l’intervallo è di 12-24 mesi, ma dopo un anno il cibo perde parte dell’aroma, che per questi alimenti ha un’importanza rilevante.

Anche per i biscotti, cracker (6 -8 mesi) qualche settimana di ritardo non comporta problemi, al massimo saranno meno croccanti.

Panettone, pandoro e colomba (4-5 mesi) se vengono consumati con un ritardo di 1-2 settimane possono essere meno morbidi e fragranti, ma non ci sono altri problemi.

La pasta secca e il riso hanno una scadenza variabile da (24-30 mesi), ma non ci sono problemi se vengono cucinati qualche mese dopo.

Pesce e piatti pronti surgelati non creano problemi anche se consumati 1-2 mesi dopo la data visto che vengono sottoposti a cottura. Al massimo si registra una perdita di sapore.

Quando si tratta di gamberetti surgelati crudi e destinati ad essere mangiati crudi ad esempio in un cocktail con salsa rosa,  conviene rispettare il termine minimo di conservazione (il rischio è un’eventuale crescita indesiderata di Listeria) oppure mangiarli cotti, in tal caso non ci sono problemi di ritardo. In ogni caso lo scongelamento deve essere fatto in frigorifero e non a temperatura ambiente.

Cosa fare dopo l’apertura

Quando si apre la scatola di pelati, di tonno, il succo di frutta e sulla confezione compaiono scritte del tipo “dopo l’apertura consumare entro… giorni” oppure “dopo l’apertura conservare in frigorifero” conviene seguire l’indicazione, perchè il decadimento organolettico così come l’incremento della carica microbica può essere molto rapido.

Un discorso a parte merita la presenza di muffe nel vasetto di marmellata aperto o nella bottiglia di passata aperta conservata in frigorifero. La regola dice di buttare via tutto, anche se lo strato di muffa è solo superficiale, perché tracce di muffa possono nascondersi in profondità e non sono visibili ad occhio nudo.

Fonte

Articolo correlato QUI


Sequestro natalizio di pesce, carne e dolci.

23 dicembre 2011

Leggo su Il Salvagente

Il sequestro di prodotti ittici  è avvenuto in provincia di Salerno, dove i carabinieri hanno messo sotto sequestro 50 tonnellate di astici, anguille, orate, capitone, e mitili di provenienza sconosciuta e in cattivo stato di conservazione, già scaduti e congelati in acqua di mare.

Sempre a Salerno sono state sequestrate 15 tonnellate di dolciumi natalizi malconservati e di provenienza sconosciuta, e 4 aziende dolciarie sono state chiuse.

Ma l’elenco degli scandali alimentari non è finito. A Bari 7 tonnellate di anguille vive malconservate. E poi sequestri di panettoni e pnadori a Milano e Bologna, finti “produzioni proprie” e conservate in cantine accanto ai topi.

Sempre a Bologna, in uno stabilimento per la lavorazione delle carne sono stati sequestrati 250 kg di preparazioni gastronomiche e 750 kg di carni utilizzate come materie prime nonostante recassero la data di scadenza superata.


Un libro: Il grande libro dei dolci

15 novembre 2011

Il lettore goloso ha finalmente il suo libro dei dolci. Oltre quattrocento ricette con tante varianti. Le preparazioni base, i trucchi del pasticcere. Le preparazioni regionali e i dolci internazionali per antonomasia. I classici, i dolci che sanno di storia, quelli con tanto di pedigree e quelli di umili origini e fulgida carriera.

Dolci semplici o complessi, finti semplici e d’effetto, per tutti i momenti della giornata, dalla colazione al dopocena; dolci da scoprire e, perché no, da inventare, partendo da basi classiche e aggiungendo vena creativa e arte combinatoria.

Nella trama di questo imponente e nello stesso tempo maneggevole testo di riferimento, Giuliana Lomazzi ha intessuto con mano leggera storie, aneddoti, curiosità: dalle sue pagine fanno capolino i grandi inventori, arcinoti come Escoffier ed encomiabili come Giobatta Cabona, l’inventore del pan di Spagna; gli illustri pasticceri delle Corti ma anche le religiose che, nei conventi d’Europa, inventavano celestiali prelibatezze.

Tra una ricetta e l’altra s’intravedono panorami da tutto il mondo e istantanee di tavole imbandite in giorni di festa che non sarebbero tali senza i loro dolci, carichi di simboli e sinonimo di bontà.

“Ai primi del Settecento il Café Procope di Parigi, gestito dal gelataio italiano Procopio dei Coltelli, lanciò la moda di una bevanda calda e sostanziosa di provenienza appunto bavarese, portata in Francia da cuochi al servizio dei regnanti di quella nazione, i Wittelsbach. A base di tè o caffè, latte e liquore, nel giro di un secolo diede vita a un dolce dallo stesso nome, detto fromage bavarois per la sua somiglianza con un formaggio fresco. Era nato così il dolce bavarese.”

Fonte: Il libraio


La ricetta della “pizza brodosa”

13 gennaio 2011

A cura di Poppea, nota pasticciera laziale (nel senso di Lazio; meglio precisare ;-) visto che è tifosa della Maggica Roma…) ecco  a voi la ricetta della pizza brodosa; è facile da fare e se piacciono ovviamente gli ingredienti, è molto buona.

Ingredienti

2 etti di riso
150 gr. di zucchero
La grattatina scorza di limone
100 gr uvetta (anche un po’ di pù se piace)
2-3 etti (non è fondamentale, ma più ne metti e più viene morbida) di ricotta, meglio se di pecora
Cannella un po’ a piacere (io abbondo perchè adoro la cannella) magari è meglio prenderla in qualche drogheria sfusa e non quella nelle bottigliette di vetro.
Un bicchierino di liquore. Io di solito metto un po’ di limoncello o mandarinetto od entrambi; va bene anche un buon passito
1 bustina di lievito vanigliato, ma io ci metto del bicarbonato; in ogni caso è lo stesso.
1-o 2 (ma uno è sufficiente) di uova per legare il tutto.

Procedimento

Mettere a bagno l’uvetta con acqua tiepida per circa 1 ora; serve a farla riprendere.
Lessare il riso, meglio quello piccolo da minestre che si cuoce meglio e lasciarlo raffreddare

Metterlo in una ciotola e aggiungere man mano tutti gli ingredienti per ultimo le uova; prendere uno stampo da forno foderarlo con carta forno e metterci il composto.

In una tazza preparare dello zucchero (altro zucchero i 150 gr. vanno nell’impasto) con della cannella insieme, cospargere il composto ed infornarlo a 180° per circa 40 minuti; il tempo dipende dal forno, quando si vede ben dorato è fatto.

Una volta sfornato cospargerlo di nuovo con zucchero e cannella. Va consumato freddo, se il giorno dopo anche meglio. E’ semplice e si mantiene tranquillamente fuori dal frigo per alcuni giorni.


Qual è il momento più bello del fare i dolci

20 dicembre 2010

di Stefano Carnazzi (Lifegate)

Oltre alla scelta degli ingredienti da agricoltura biologica, alla valutazione degli equilibri nutrizionali e alla consapevolezza che sono alimenti da concedersi di rado, c’è un altro modo LifeGate di pensare ai dolci: gustare ogni momento della loro preparazione. Qual è il tuo preferito?

Quando scegli la ricetta
È il primo momento da assaporare, sia se ripassi mentalmente le ricette in cui sei più forte, sia se sei nel lettone sotto i piumini, e sfogli un libro di cucina. Ancora meglio se uno di quelli rilegati, un po’ pesanti e col dorso cartonato, e sfogliando le pagine ci si fa ingolosire da un ingrediente qua e là, decidendo magari di mischiare due ricette. E intanto, pregustandone la riuscita, viene fame.

Quando scegli gli ingredienti
Poi qualcosa non c’è mai, bisognerà ingegnarsi e pensare creativamente a sostituirla. Iniziamo comunque a farla, questa torta. Se c’è da comprare al volo qualcosa, si può. Intanto si comincia. I dolci sono una di quelle preparazioni i cui ingredienti base sono facilissimi da reperire bio, senza che costino molto di più: farina, uova, zucchero (preferibilmente di canna e integrale)…

Quando impasti
Cioè, quando si uniscono polveri e liquidi (prima gli ingredienti asciutti), poi le uova. A differenza degli impasti per pane, pasta e pizza, a meno che non si debba usare il mattarello è meglio lavorare in una ciotolona: è più comodo e si sporca meno in giro. Ha un che di atavico, impastare: è piacevole, dalla cura alchemica delle dosi delle sostanze alla carnalità dell’uso delle mani, delle dita.

Quando monti a neve gli albumi
È divertente farlo. La ciotola in cui lo si fa deve essere fredda. E LifeGate prescrive l’uso di uova da agricoltura biologica: galline libere e sane, niente OGM. C’è un pizzico d’incanto in come l’albume si monta a neve, come si solidifica se si decide di farne meringhe, come è spumoso e strano, più leggero della panna montata e un po’ delicato (se ciò a cui lo si abbina è troppo caldo, pesante o greve e appiccicoso, si smonta). È facile farlo anche con il frullino a mano, con la manovellina. Se si usa quello elettrico, accertarsi di non toglierlo mentre è ancora in funzione!

Quando hai praticamente finito
Uno dei momenti di maggior soddisfazione è verso la fine, quando hai versato il composto nello stampo e ne hai lasciato un po’. Lo prendi su col cucchiaio di legno e lo lecchi.

…Quando inforni
Accorgersi di quel filino d’odore che comincia a sentirsi, e sai che sarà un crescendo, sempre più forte, per qualche oretta: e poi si spande in tutta casa. La ventata di calore quando apri lo sportello del forno. E quando entri in casa e senti profumo di torta o biscotti, le papille gustative iniziano a fremere!

Quando sbirci
Guardare attraverso la finestrella e vedere che lievita. In questo i muffin danno una grande gioia!

I dolci hanno un che di molto ludico, e probabilmente verranno meglio a chi, in sé, saprà accettare di connettere questo aspetto al proprio essere, al proprio sentire.

Il segreto della la cucina naturale: l’armonia 

Le dolci fantasie della pasticceria naturale

Oggi mi curo con… la crema pasticciera

Fonte: www.lifegate.it


Soia l’ingrediente sconosciuto presente in centinaia di prodotti e in tutti i mangimi animali

2 novembre 2010

Se ne parla tanto, ma in Italia i piatti a base di soia sono pressoché sconosciuti. I piccoli granelli non fanno parte degli alimenti tradizionali e non rientrano nella cultura gastronomica.

L’unico prodotto ben noto al grande pubblico è l’olio, introdotto in occidente negli anni 50 per via del costo estremamente basso, e utilizzato abitualmente nelle cucine dei ristoranti e delle collettività. La farina ottenuta dopo l’estrazione dell’olio è un prodotto molto ricco di proteine vegetali, utilizzata per migliorare le qualità nutrizionali dei prodotti da forno.

I concentrati di proteine sono anche aggiunti agli alimenti a base di carne (hamburger, ripieni di tortellini e ravioli), o come sostitutivi della carne nei cibi per vegetariani. Si trova anche ni prodotti per celiaci al posto delle proteine del grano (glutine). Non possiamo dimenticare la salsa presente in tutti i ristoranti cinesi, le barrette sostitutive del pasto e il latte per bambini allergici.

L’aspetto sconociuto ai più è che piccole quantità di soia sono presenti in centinaia di prodotti confezionati. L’indicazione non è sempre chiara perché viene compresa sotto la voce: proteine vegetali, olio vegetale oppure lecitina, salvo poi scrivere a fianco “contiene soia” come avvertimento per le persone allergiche.

E’ infatti presente nel 90% dei biscotti e nei prodotti di pasticceria, perché aumenta la friabilità e si trova anche tra gli ingredienti di alcuni gelati artigianali e industriali per infondere volume e migliorare l’aspetto soffice. Coagulando il latte si ottiene infine il “tofu”, considerato un alimento alternativo a: formaggi, carne e uova, essendo ricco di proteine e povero di grassi.

«Il vero ingrediente nascosto….

Continua la lettura qui > Soia l’ingrediente sconosciuto presente in centinaia di prodotti e in tutti i mangimi animali | Il Fatto Alimentare.


Pasqua: 270 tonn dolci adulterati

1 aprile 2010

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Uova industriali scadute e in cattivo stato vendute come un prodotto artigianale, colombe fatte con farina contraffatta da altre sostanze, laboratori pasticceri in pessime condizioni igieniche e truffe di oltre due milioni di euro. Una azienda su 3 tra quelle controllate dai Nas era irregolare.

I carabinieri del nucleo antisofisticazione hanno realizzato in questi giorni ben 1.662 ispezioni nei confronti di altrettante strutture di preparazione e commercio, scoprendo la bellezza di 869 irregolarità nei confronti di 575 aziende, dislocate su tutto il territorio.

I militari hanno sequestrato la merce non adatta ad essere consumata, hanno chiuso strutture che lavoravano in modo illegale e hanno contestato a 648 persone illeciti amministrativi e reati penali alle competenti Autorita’ giudiziarie, amministrative e sanitarie.

Le irregolarità più frequenti sono state l’uso di materie prime scadute (anche da 2 anni) e adulterate; la manomissione delle etichette di colombe e uova pasquali di origine industriale vendute come artigianali; carenze igienico sanitarie e irregolarità nelle procedure di rintracciabilità; cattiva conservazione dei prodotti alimentari.

I Nas hanno sequestrato circa 270 tonnellate di dolci di Pasqua non adatti al consumo. Hanno scoperto alimenti avariati, in cattivo stato di conservazione, con etichette false, per un valore totale di oltre due milioni di euro.

Sono 57 le strutture (pasticcerie, industrie dolciarie, negozi e depositi) alle quali i carabinieri hanno posto i sigilli perché prive di autorizzazioni o perché carenti sotto l’aspetto igienico sanitario.

A Treviso, per esempio, sono state sequestrate 70 tonnellate di colombe e di materie prime per la produzione di prodotti tipici pasquali, per un valore che supera i 120mila euro.

A  Livorno 2 aziende di produzione di farine destinate alla preparazione di dolci da forno, aggiungevano glutine esogeno per mascherare la scarsa qualità del grano utilizzato.

Fonte: www.ilsalvagente.it


I Nas sequestrano 50 tonnellate di dolci avariati

23 dicembre 2009

Carabinieri in azione per sequestrare prodotti alimentari avariati in tutta Italia. Sono oltre 50 le tonnellate di prodotti dolciari natalizi sottratti al consumo dai Nas in diverse parti della Penisola. I sequestri più significativi sono avvenuti a Torino e Milano. Nell’ambito dei controlli su prodotti natalizi, i Carabinieri dei Nas hanno sospeso l’attività di 13 strutture di produzione e commercializzazione. Lo ha reso noto il comando carabinieri per la tutela della salute.

Inoltre, numerose strutture di produzione e commercializzazione sono state sospese dalle attività, mentre è stato sequestrato un ingente quantitativo di materie prime destinate alla produzione dei dolci. Come fanno sapere i carabinieri del Nas, sono stati scoperti anche biscotti trattati con olio minerale paraffino/naftenico usato comunemente per la produzione di materie plastiche.

Il composto, derivante dalla raffinazione del petrolio, veniva impiegato come additivo nella produzione di biscotti tipici della tradizione piemontese, tra cui savoiardi, amaretti e krumiri. Gli impasti per la preparazione dei dolci venivano cosparsi con l’olio per prevenire l’imbrunimento causato dal contatto diretto con le forme metalliche in cottura.

Nas in azione anche in Puglia dove hanno sequestrato trecento kg circa di prodotti carnei, ittici e prodotti da forno scaduti o in cattivo stato di conservazione in un ristorante di Cassano delle Murge, nel barese.

Il sequestro è stato effettuato in una sala ricevimenti dove, a seguito di una ispezione, sono stati sottoposti a sequestro i frigo congelatori in cui il titolare aveva impropriamente congelato diversi generi alimentari, con attrezzature non idonee in contenitori non sterili e conservati oltre il termine minimo di conservazione. Anche il ristorante è stato posto sotto sequestro.

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Troppi dolci inducono i bambini alla violenza

2 ottobre 2009

Nota di Pao: Mi verrebbe da dire che se fose vero io sarei, come minimo, un serial-killer, però battute a parte, ancora una volta il titolo del’articolo è fuorviante.A prescidenre dal fatto che sia una ricerca a largo raggio, con 17.500 ragazzi esaminati, alla fine dell’articolo si legge che:

“Secondo noi una spiegazione possibile di questo fenomeno….è che dare ai bambini dolcetti confezionati ogni volta che li chiedono impedisce loro di imparare ad aspettare per ottenere ciò che vogliono. E questo li porta ad assumere comportamenti compulsivi quando non ottengono ciò che vogliono”

A parte che non è necessario avere una laurea in psicologia per capire che dire sempre sì ad ogni richiestadi un bambino sia deleterio, ma solo del buonsenso, mi pare anche che il discorso sia applicabile a qualsiasi cosa, non necessariamente ai dolcetti. Quindi non sono i dolci ad indurre alla violenza, ma il lassismo dei genitori.

°°°

I bambini che mangiano ogni giorno dolcetti, caramelle o cioccolato, hanno un rischio più alto degli altri di sviluppare – una volta cresciuti – comportamenti violenti.

Lo dimostrano i risultati di uno studio realizzato da un gruppo di psichiatri inglesi su un campione di circa 17.500 ragazzi. Si tratta dello studio più vasto mai realizzato in questo settore ed è stato pubblicato sulla rivista British Journal of Psychiatry. Lo studio ha analizzato gli effetti a lungo termine della dieta sui comportamenti sociali dei bambini.

I ricercatori hanno scoperto che il 69 per cento dei ragazzi che a 34 anni avevano problemi di natura violenta, all’età di dieci anni mangiava quotidianamente dei dolcetti confezionati. “Secondo noi una spiegazione possibile di questo fenomeno – ha detto il principale autore della ricerca Simon Moore – è che dare ai bambini dolcetti confezionati ogni volta che li chiedono impedisce loro di imparare ad aspettare per ottenere ciò che vogliono. E questo li porta ad assumere comportamenti compulsivi quando non ottengono ciò che vogliono”.

Fonte: http://www.43zero58.com


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