Torna su Facebook un vecchio (falso) allarme

16 dicembre 2013

leggo su Altroconsumo e sono sicuro del fatto che chi inoltra mail senza mai verificare l’attendibilità del contenuto…continuerà a farlo e gli altri continueranno a chiedersi come mai lo facciano ;-)

Gli allarmismi sui social network, si sa, hanno presa su tanti, troppi utenti. Un po’ per spirito di solidarietà e un po’ perché la loro condivisione è molto semplice, è sufficiente un click. Tutta questa facilità, però, favorisce la circolazione di notizie false che in rete si moltiplicano e si diffondono, anche a distanza di anni.

Come nel caso dell’allarme che ha ripreso a circolare su Facebook che mette in guardia i genitori da un gruppo ideato da alcuni pedofili, secondo quanto riportato, per raccogliere immagini di bambini.

Il messaggio che circola è questo “ATTENZIONE !!!! Non ti unire al gruppo attualmente su Facebook con il titolo “Diventare padre o la madre era il dono più grande della mia vita”. Si tratta di un gruppo di pedofili che cercano di accedere alle foto. Si prega di copiare e postare! Teniamo i bimbi al sicuro! (Ti prego di …perdere solo Un minuto per copia e incolla…)”.

Si tratta di un messaggio nato in lingua inglese, che qualcuno si è preso la briga di tradurre e diffondere. In italiano esisteva un gruppo analogo nel 2010 che, però, è stato disattivato.

La possibilità di accedere alle foto dipende esclusivamente dalle impostazioni sulla privacy scelte sul proprio profilo. Quindi l’ipotesi che gli amministratori di un gruppo, solo per la loro “qualifica”, siano in grado di accedere automaticamente alle foto degli utenti iscritti è priva di qualsiasi fondamento.


Da LG arriva Pocket Photo PD233: una stampante fotografica compatta

10 giugno 2013

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo

La nuova stampante LG Pocket Photo PD233 utilizza la carta Zink, una particolare carta fotografica sulla quale è possibile stampare senza l’utilizzo di inchiostro. Per stampare le immagini è necessario scaricare e installare sul proprio smartphone l’LG Pocket Photo App, disponibile per Android e iOS e scaricabile gratuitamente.

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Utilizzando questa app, la foto viene quindi inviata dallo smartphone alla stampante in modalità wireless, utilizzando la tecnologia NFC o Bluetooth. L’applicazione permette anche di fare delle piccole modifiche, come inserire testi o cornici alle foto, e inserire i codici QR nelle immagini prima di stamparle o condividerle.

Quella lanciata dalla Pocket Photo non è un’idea nuova. Nel 2008, infatti, Polaroid aveva già lanciato sul mercato un prodotto simile, la stampante Polaroid PoGo, attualmente fuori produzione.

Dato che la maggior parte dei telefoni in commercio appartiene alla famiglia degli smartphone, per i patiti di fotografia l’idea di una stampante semplicemente con il telefono senza passare per il computer potrebbe risultare interessante.

Il suo prezzo (149 euro) e quello delle singole stampe (circa 50 centesimi a foto), però, sono due aspetti che meritano qualche considerazione in più. Bisogna anche tenere presente che le foto hanno dimensioni piuttosto ridotte: 5,1×7,6 cm (2×3 pollici).

 


Come evitare che le tue foto “private” finiscano in rete…

16 settembre 2011

Leggo sul Blogdi Paolo Attivissimo un articolo che partendo dalla diffusione in rete di alcune foto private di Scarlett Johansson spiega la regola fondamentale per non trovarsi in situazioni del genere:

l’unico modo per garantire che vostre immagini di nudo o imbarazzanti o altrimenti private che avete scattato per uso personale finiscano su Internet contro il vostro volere è non farle.

E’ una cosa  ovvia, ma certa gente sembra faccia apposta a complicarsi la vita.

Anch’io non darò spazio alla vicenda di per sè, non mi interessa, però credo possa servire a tutti leggere alcune considerazioni di Attivissimo in merito alla difesa della privacy.

Ecco cosa scrive Attivissimo:

Il primo passo per la gestione della privacy spetta all’utente, che deve informarsi sulla tecnologia che usa e capirne le vulnerabilità.  Non ha tempo di farlo? Allora si compri un telefonino che non fa foto. Oppure non si faccia foto personali usando uno smartphone e non le custodisca sul computer o sul cellulare, perché ci sono mille modi per sottrargliele.

Chi pensa che questo genere d’incursione richieda competenza da super-hacker farebbe bene a ricredersi. I file cancellati su una penna USB o un disco rigido si possono recuperare. Ci sono software appositi che scavalcano le password degli iPhone, iPod e iPad e scaricano direttamente tutte le foto in pochi minuti mentre l’utente si assenta un momento lasciando incustodito l’aggeggio. Estrarre la schedina di memoria da certi smartphone richiede pochi secondi.

I Bluetooth accessibili, specialmente sui treni, non si contano. Creare un honeypot wifi e ascoltarne il traffico è una passeggiata per chiunque abbia un telefonino in grado di fare tethering. La nuova versione di Firesheep intercetta il traffico Web degli utenti sulle reti Wifi e ne ruba le sessioni nei social network, consentendo di accedere anche alle foto private.

Come se non bastasse, ci sono tanti utenti che lasciano l’intero computer in condivisione sulla rete locale. Qualche giorno fa ero in un’università del nord Italia e mi è stata offerta la connessione a Internet. Ho collegato il mio laptop al cavo ethernet e sono emerse automaticamente le condivisioni degli altri utenti. È bastato sbirciare un attimo per notare una cartella, denominata password, che conteneva file molto eloquenti. Ho avvisato subito il titolare della cartella.

Spaventati? Dovreste esserlo. Ma mettersi al sicuro è semplice: se non volete che le vostre foto private finiscano in Rete, non fate foto private. Punto.

Articolo correlato: Furto d’identità, attenti alle reti wi-fi


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