800 milioni da investire in fibra ottica? (ci credo quando li vedo…)

10 ottobre 2011

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo/Tecnologia

Nella recente gara per assegnare le frequenze per internet mobile di quarta generazione (il famoso 4G) lo  Stato italiano ha raccolto quasi 4 miliardi di euro, ben 1,5 miliardi in più di quelli che pensava di incassare; una bella cifra, la metà della quale (circa 800 milioni) il Governo si è impegnato a investire nel settore delle nuove tecnologie.

Altroconsumo ritiene che tale tesoretto non debba essere sprecato in iniziative secondarie o non strettamente legate a prospettive di sviluppo credibili, ma vada investito nella banda larga e nell’abbattimento del digital divide come ci chiede da tempo l’Agenda Digitale europea e come ha avuto modo di ribadire con estrema chiarezza nei giorni scorsi la Commissaria Kroes.

L’Agenda Digitale della Commissione Europea prevede che il 100% degli europei abbia accesso alla larga banda a 30 Mega, e la metà di essi addirittura a 100 Mega. In questo progetto NGN un ruolo fondamentale ce l’ha sicuramente lo sviluppo di nuove reti in fibra ottica (e il progressivo abbandono di quella in rame).

Gli altri paesi, però, sono più avanti dell’Italia perché gli operatori ex monopolisti in Gran Bretagna, Francia, Germania e Olanda, avendo la concorrenza delle TV via cavo sono stati “costretti” a passare alla fibra o lo stanno facendo in questi anni per potere offrire i propri servizi.

Una volta verificate tali condizioni al tavolo NGN presso il Ministero dello sviluppo Economico si potrebbe anche parlare di chiudere col rame e passare alla fibra. Ove, infatti, interessi diversi ma convergenti puntassero contestualmente su un obiettivo di sviluppo concreto e sostenibile per il Paese tutte le ritrosie e le pretese dell’ex monopolista a mantenere determinate posizioni di rendita si scioglierebbero come neve al sole.

D’altra parte la Commissaria Kroes ha anche detto molto chiaramente che la remunerazione della rete in rame deve scendere per favorire il passaggio alla fibra, il percorso è quindi già delineato e non vorremmo che l’Italia arrivi buona ultima anche questa volta.

Lettura integrale dell’articolo QUI

Ed il censimento online è andato in tilt immediatamente


Rete a rischio collasso?

12 agosto 2010

Smartphone, iPad, chiavette per la connessione mobile? In Italia sono troppe e stanno saturando la rete. Di più. Secondo Corrado Calabrò la stanno spingendo sull’orlo del collasso.

L’allarme lanciato dal presidente dell’Agcom non è un mistero per i molti studiosi del settore che da tempo lo avevano previsto semplicemente osservando i tassi di diffusione e penetrazione degli smartphone e di tutti gli apparecchi tecnologici di ultima generazione che consentono di navigare sul web.

Oggi in Italia ci sono circa 15 milioni di cellulari intelligenti e il numero è destinato a crescere velocemente considerando l’appeal di strumenti come l’iPad e degli altri tablet in grado di connettersi a internet.

Escludendo che nei prossimi anni la passione tecnologica degli italiani conosca una battuta d’arresto, per scongiurare il blocco della rete non c’è tempo da perdere.

Una risorsa preziosa per evitare il collasso è rappresentata dalle frequenze lasciate libere dal passaggio al digitale. Un vero e proprio “tesoro” che altri paesi hanno saputo sfruttare e che da noi rischia di favorire solo i soliti noti, ossia i grandi monopoli televisivi.

Solo nel 2015 Calabrò ha annunciato la messa a gara, per la telefonia mobile, di circa 300 Mhz delle frequenze radio. Ma a quel punto forse sarà già troppo tardi. Ne parliamo con Antonio Sassano, professore di Ricerca operativa alla Sapienza e “padre” del Piano nazionale frequenze approvato dall’Agcom a giugno.

Professor Sassano, il rischio collasso paventato da Calabrò è imminente?

Entro due, tre anni le reti mobili attuali rischiano la saturazione. Il problema non è solo il numero degli apparecchi disponibili ma soprattutto la quantità di dati che gli strumenti di ultima generazione possono movimentare, molto più alta di quella utilizzata per le telefonate o le videochiamate.

Se già oggi scarichiamo centinaia di Megabit al secondo, per vedere un film sull’iPad parliamo di Gigabit al secondo. Ed esiste, ovviamente, una relazione tra il numero di bit consegnati sugli apparecchi e la larghezza di banda utilizzata: è ovvio che proseguendo di questo passo lo spazio disponibile sarà presto saturo.

Le frequenze lasciate libere dallo switch off avrebbero potute essere messe a disposizione degli operatori di telefonia per potenziare la banda, invece sono state tutte riassegnate alle televisioni….

È vero e in parecchi abbiamo segnalato l’anomalia. In Italia l’etere è interamente occupato dalle tv…

Continua la lettura qui > News – Consumer – Il portale dei consumatori.


Fastidio delle vuvuzelas, occhio ai venditori di rimedi

18 giugno 2010

di Paolo Attivissimo (che non è Paoblog)

Entro brevemente nella polemica sulle vuvuzelas, le trombette il cui rumore è diventato un sottofondo continuo delle partite dei mondiali di calcio in Sudafrica, per mettere in guardia contro chi vende presunti rimedi via Internet all’irritazione provocata dal suono non proprio melodioso di questi dispositivi.

Come spesso accade in situazioni come questa, c’è chi specula sulla poca dimestichezza con la scienza per proporre soluzioni che eliminerebbero il rumore: naturalmente in cambio di denaro. Per esempio, ci sono siti come AntiVuvuzelaFilter punto com che propongono uno speciale file audio MP3, da riprodurre sul proprio impianto audio o computer o lettore MP3 o telefonino, che funzionerebbe grazie a una “cancellazione di fase” oppure una “cancellazione attiva del rumore”.

Il problema è che la tecnologia di soppressione dei rumori denominata “cancellazione attiva del rumore” (Active Noise Canceling) esiste realmente e funziona, ma si basa sul fatto che il suono da cancellare viene analizzato in tempo reale per elaborare un “controsuono” sincronizzato (un suono in controfase). Un file audio MP3 preregistrato non può fare nessuna analisi e nessuna sincronizzazione: quindi le sue possibilità di funzionare sono pressoché nulle. Quelle di trovarsi con un rumore doppio e con un po’ di soldi buttati via, invece, sono molto alte.

C’è però un rimedio che circola via Internet e funziona: basta elaborare l’audio facendolo passare attraverso un equalizzatore da impianto hi-fi, l’eventuale equalizzatore integrato nel vostro televisore, oppure attraverso la scheda audio di un computer, impostando dei filtri a forte pendenza centrati intorno alle frequenze sonore emesse dalle vuvuzelas, che sono 470 Hz e 235 Hz (ci sono anche delle armoniche ad altre frequenze più alte, ma queste sono le principali fonti del fastidio).

Se non siete in grado di effettuare da soli queste impostazioni, potete usare quelle predisposte dal Centre for Digital Music della Queen Mary University londinese e pubblicate presso Isophonics.net, dove trovate un plug-in gratuito, denominato Devuvuzelator, che è disponibile in versione Windows (formato standard VST, per qualunque programma compatibile) e in versione Mac OS X. Quest’ultima richiede il programma di elaborazione sonora Audio Hijack Pro, disponibile in prova gratuita. Per gli utenti Linux c’è una serie di proposte analoghe su CreateDigitalMusic.com.

Funzionano piuttosto bene: provate a confrontare l’audio originale con quello filtrato, nel quale il filtro entra in azione dopo un paio di secondi.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com

Hai 2 minuti per firmare questa petizione? Grazie > http://www.firmiamo.it/sindrome-da-stanchezza-cronica-cfs


Sentiamo LifeGate Radio… in tv

27 maggio 2010

LifeGate Radio sbarca sul digitale terrestre. Da oggi la si può ascoltare con la più nitida qualità del segnale digitale terrestre (circuito Video Star). Ecco come.

Accendiamo la televisione. Se abbiamo un decoder esterno dobbiamo accenderlo.

Apriamo il menù
Sul telecomando del decoder c’è un tasto, “menù”: si apre così a video il menù. C’è una voce che riguarda la sintonizzazione dei canali, sia tv che radio. Su alcuni decoder si chiama “sintonizzazione”, “sintonia”, “analizzare”. Diamo il comando.
Alcuni decoder – così come alcuni televisori col decoder interno – risintonizzano automaticamente e contemporaneamente sia i canali tv che i canali radio. Altri, no. Per altri bisogna sintonizzarli separatamente.
Avviamo la “sintonizzazione”.
Passano alcuni minuti.
Da lì in poi si avranno tutti i canali sintonizzati.
Per ascoltare LifeGate Radio:
- andiamo su menù
- selezioniamo “radio”, ed appariranno tutti i canali radio disponibili
- scorriamo l’elenco e scegliamo facilmente LifeGate Radio.
Una volta compiuta la sintonizzazione, LifeGate Radio sarà lì, pronta a diffondere la sua musica, la sua atmosfera.

Tutte le frequenze LifeGate Radio (digitale terrestre compreso)

La pagina dedicata alla copertura del circuito Video Star

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