Ubriaco con la figlia di tre anni a bordo. E la confisca dell’auto non fa abbastanza paura…

23 aprile 2013

di Maurizio Caprino

Non c’è nulla di peggio che autoconvincersi di qualcosa che non sta né in cielo che in terra: si perde il contatto con la realtà e non ci si rende conto di fare errori pazzeschi.

Viene da pensare solo questo, davanti alla notizia del papà genovese beccato nel weekend mentre, quasi ubriaco, riportava a casa la sua bimba di tre anni: l’etilometro (sperando che in questo caso sia stato affidabile) segnava oltre il doppio del tasso alcolemico consentito.

Per il resto, i controlli del weekend a Genova hanno confermato una triste realtà: molti tra quelli che risultano positivi all’alcol (ben sei su 13, in questo caso) rientrano nella fascia di ebbrezza più grave, quella cui corrisponde un tasso superiore a 1,5 grammi/litro. E non mancano le donne, anzi.

Nel caso delle infrazioni più gravi, dobbiamo dire che la confisca del veicolo e la revoca della patente, introdotte nel 2009, sembrano non fare più paura. Almeno a chi guida in città, come presumibilmente accadeva alla maggior parte controllate dalla Stradale a Genova questo weekend.

Quanto alle donne, anche qui poco di nuovo.

Quella splendida cosa che si chiama emancipazione sembra averle parificate agli uomini anche nel rapporto con l’alcol. Ma pochi ricordano che il fisico delle donne è fatto in modo tale da reggere l’alcol sensibilmente meno…

Ecco qui si seguito il comunicato stampa della Polizia stradale di Genova….

continua la lettura QUI

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Per morire in un incidente banale è sufficiente non allacciare le cinture

15 aprile 2013

Ogni qual volta ho qualche passeggero, mi assicuro che abbia allacciato le cinture e con quelli che siedono dietro è spesso una lotta; ancora devo capire perchè, tutto sommato, quando salgono davanti si allaccino senza problemi ed invece quando sono dietro devi insistere. Il concetto è lo stesso, la cintura fa la differenza in caso di incidente.

Anche ipotizzando che della loro vita me ne freghi, e non è così, resta il fatto che la responsabilità dei passeggeri ricade sui conducenti e, in seconda battuta, il passeggero posteriore non allacciato è anche fonte di pericolo per la mia sicurezza. La morte è inesorabile, spesso inaspettata, ma è ben diverso quando è evitabile.

Sabato, quando ho letto dell’incidente di Genova, ho scritto due parole a Maurizio Caprino: non capiscono e non capiranno mai. Perchè purtroppo è così, così come ci sono molti (troppi) genitori che non capiscono quanto sia pericoloso tenere il bambino in braccio, davanti, è altrettando vero che sono troppi quelli che non capiscono l’importanza di avere le cinture allacciate (anche) dietro.

Preferirei uno che mi dicesse: so che è pericoloso e sono pronto a correre il rischio, piuttosto di uno che non riesca neanche a capire il pericolo.

Ecco l’articolo di Maurizio Caprino

Guardate questa Ypsilon ammaccata e chiedetevi se è verosimile che nell’incidente che ha avuto possa essere morto qualcuno. A un occhio un minimo esperto, pare evidente che non è verosimile: l’abitacolo non è troppo deformato, le parti strutturali (come il tetto e il longherone anteriore che s’intravede sotto il parafango accartocciato) nemmeno, gli airbag appaiono scoppiati regolarmente.

Eppure nell’incidente, avvenuto la notte scorsa in una galleria del nodo autostradale genovese, sono morti due ragazzi.

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Com’è stato possibile? La spiegazione possibile sembra una sola: non avevano le cinture. Una lezione per tutti. Anche dal punto di vista delle conseguenze per il guidatore, che non ha preteso che si allacciassero e ora è nei guai in tutti i sensi.

L’ipotesi delle cinture non allacciate viene da due elementi:

- i due ragazzi sono stati sbalzati dall’abitacolo e a nulla è valso che la Ypsilon avesse tre sole porte, perché anche ci sedeva sul sedile posteriore è stato come risucchiato all’esterno attraverso il finestrino, a dimostrazione di cosa possono fare le forze che si scatenano in un incidente, anche non particolarmente violento come questo;

- l’unico che non è stato sbalzato è il guidatore, che molto probabilmente era anche l’unico allacciato, in quanto la Ypsilon è stata progettata oltre 10 anni fa e per questo ha la spia delle cinture collegata al solo sedile del conducente.

Adesso il guidatore, che guidava in stato di ebbrezza non lieve, è stato arrestato. Verosimilmente non resterà in galera a lungo, ma dovrà fare i conti col trauma psicologico di aver causato la morte degli amici. Inoltre, se vorrà tornare alla guida, dovrà sottoporsi a esami per dimostrare che non è un alcolista e dovrà scontare un periodo di sospensione della patente che potrà arrivare fino a quattro anni.

Il tutto per un incidente banale, su un rettilineo autostradale vuoto, dopo aver bevuto un po’ con gli amici e non avergli fatto allacciare la cintura.

Non vi pare che sia un ottimo argomento per fare sempre cose altrettanto banali come allacciarsi e non bere?


Chi ha visto il pirata di Genova in autostrada avverta la Stradale

4 aprile 2013

di Maurizio Caprino

Se ieri pomeriggio eravate in autostrada nella zona di Genova, guardate questa foto e in particolare l’auto nel cerchietto: il suo guidatore ha investito un motociclista uccidendolo, ma ha tirato dritto.

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Ora è ricercato dalla Polizia stradale, che sta passando e ripassando il filmato da cui è estratta la foto sopra e quelli registrati dalle altre telecamere sul nodo autostradale del capoluogo ligure.

La Polizia Stradale di Genova invita quindi chiunque possa fornire utili informazioni sull’individuazione dell’utilitaria scura e del suo conducente, a mettersi in contatto con i propri uffici in Via Saluzzo 1 o in Piazzale Camionale 6 oppure all’utenza telefonica del Centro Operativo Autostradale 010 4104212.

Inoltre, questo incidente ci ricorda quanto è importante la distanza di sicurezza e ci ribadisce quanto è sbagliato pensare che se uno fa un errore di guida è giusto che ne paghi le conseguenze fino in fondo, anche con la morte.

Infatti, il povero motociclista travolto oggi pomeriggio ha perso l’equilibrio in curva (velocità? malore? altre cause che neanche immaginiamo?), sbattendo contro la parete della galleria. Non si sa se questo impatto sarebbe stato comunque mortale. Si sa solo che le auto che seguivano più da vicino il motociclista lo hanno evitato, l’utilitaria blu no.

Succede quando si viaggia a distanza troppo ravvicinata: i primi vedono la caduta e quindi si allertano, chi li segue non ha alcun modo per accorgersi di cosa è successo se non mantenersi abbastanza distante da chi lo precede, in modo da avere lo spazio per vedere chi e cosa c’è sull’asfalto ed evitare la collisione.


Chi strappa le multe e chi sopporta anche quelle ingiuste

20 marzo 2013

di Maurizio Caprino

Si dice che il mondo è bello perché è vario. Ma di alcune “variabilità” faremmo volentieri a meno.

Ve ne indico una che è stata sottolineata da due casi di cronaca recentissimi: quello del “giustiziere” genovese che toglieva i preavvisi di verbale lasciati dal vigili sotto i tergicristalli (grazie a Paolo Giachetti per la segnalazione) e quello del povero artigiano milanese che continua a ricevere multe infondate nella Ztl in cui abita e si è ormai rassegnato a passare le mattinate del sabato al comando dei vigili a far gentilmente notare l’errore (grazie a Paoblog per la segnalazione).

Sono storie che mi danno fastidio perché sono estreme e, come tali, andranno ad ampliare il campionario delle motivazioni esibite dalle parti eternamente in conflitto: tanti automobilisti convinti (come il giustiziere genovese) che i vigili facciano solo cassa e un bel po’ di tutori dell’ordine che si sentono costantemente presi in giro dagli utenti della strada furbi.

Controversie che sento ogni giorno e che mi inducono a fare spallucce: alcune volte hanno ragione gli uni, altre volte hanno ragione gli altri e spesso non ne ha nessuno dei contendenti perché certe situazioni di tensione sono inevitabili (l’Italia non è un Paese con strade a misura di automobile) e potrebbero sgonfiarsi solo con un po’ di buonsenso reciproco.

Impossibile da avere concretamente perché i protagonisti sono intere collettività, fatte di persone l’una diversa dall’altra. Un mondo vario ma non bello, appunto.

Opinioni personali, direte voi. Vero. Ma c’è anche un aspetto oggettivamente dannoso. Per tutti: lo spreco di risorse.

Provate infatti a pensare a chi si trova col foglietto del vigile sottratto dal giustiziere e quindi riceverà a casa un verbale gravato da spese di notifica e di ricerca al Pra. E provate a pensare a quanto costano e a quanto tempo fanno perdere le notifiche fatte dal Comune di Milano all’artigiano perseguitato della telecamere della Ztl.

Non basta. Provate a pensare che cosa accadrebbe se l’artigiano si decidesse a portare il Comune davanti al giudice di pace non solo per farsi annullare l’ennesimo verbale, ma anche per chiedere i danni.

Ci sono sentenze che, di fronte a casi così clamorosi, hanno dato ragione ai cittadini ingiustamente perseguitati. Sentenze che dovrebbero indurre tutta la pubblica amministrazione a eliminare una volta per tutte le cause degli errori persecutori.

E invece pochi cittadini perseguitati ci si mettono di puntiglio: gli altri sopportano. Lasciando spazio ai soliti atteggiamenti per cui si prende atto di qualcosa che non va (come un dato errato in un archivio) ma ci si limita a rimediare per quella volta, scaricando su altri la responsabilità di rettificare in modo risolutivo per sempre.

Uno scaricabarile facilitato dall’intreccio di procedure e competenze tipico della Pubblica amministrazione italiana.

Tutto questo, detto con parole diverse, c’era già nei programmi di tanti governi che si sono avvicendati nell’ultimo quarto di secolo. Nel frattempo, la tecnologia ha anche fatto i passi avanti necessari ad assecondare questo processo. Ma la normativa, pur essendo cambiata anch’essa, non è stata all’altezza.

Evidentemente una riorganizzazione nuoce a troppi interessi.

 


Censurata pubblicità ingannevole apparsa sui manifesti a Genova

12 luglio 2012

un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare

“Grasso è bello? Tutte balle!” con questo slogan apparso su alcuni manifesti affissi a Genova la società Kamari Logica-Bio proponeva un trattamento dimagrante  in grado di dare “scacco matto ai cuscinetti di grasso da pancia, fianchi e maniglie dell’amore. Solo 2 sedute di 1 ora“.

Il messaggio è stato censurato dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria perché  “Il pubblico viene allettato con la promessa illusoria che il trattamento rappresenti “la soluzione” definitiva e certa ai problemi di adipe in eccesso senza che sia necessario sostenere sacrifici in termini di riduzione dell’apporto calorico giornaliero, svolgimento di attività fisica e, più in generale, di adozione di un regime di vita coerente con l’obiettivo”.

Sembra incredibile che qualcuno possa ancora fare pubblicità di questo tipo.

Le immagini sul manifesto che mostrano la differenza tra prima e dopo due sedute di trattamento sono a dir poco imbarazzanti.

Purtroppo c’è chi usa questi sistemi per creare la falsa speranza di risolvere in tempi brevi un problema in grado di provocare notevoli disagi di salute ed estetici, a persone particolarmente sensibili.  La vicenda è chiusa e i manifesti non dovrebbero essere più affissi.


Contrordine: con le auto blu si risparmia

11 giugno 2012

di Maurizio Caprino

Il nodo è venuto al pettine ieri, silenziosamente. Sta nascosto dietro la notizia sulle raccomandazioni fatte ai suoi assessori dal neosindaco di Genova, Marco Doria, per risparmiare: tra esse, c’è l’invito a non usare più i taxi, ma le auto del Comune.

Chi ha letto la notizia senza la solita fretta e indifferenza avrà fatto un sobbalzo: ma come, non ci avevano detto che le auto blu costano e vanno eliminate?

Evidentemente Doria ha fatto i suoi conti e ha scoperto che, tra ricevute di taxi e stipendi degli autisti comunque da pagare, conviene continuare con le auto di servizio.

Sarebbe comunque bene che spiegasse dettagliatamente i suoi conti. E anche altre cosette di cui tutta la classe politica, vecchia e nuova, deve iniziare a parlare senza reticenza.

Per esempio, i motivi per cui gli autisti non possono essere riconvertiti ad altri incarichi. O se è proprio necessario che un assessore comunale si sposti così tanto tra posti lontani e poco serviti da mezzi pubblici da generare un allarme-costi.

Beninteso: non sono solo problemi genovesi. E già da sempre molti autisti svolgono, anche solo ufficiosamente, compiti d’ufficio. Ma evidentemente c’è qualcosa che ancora sfugge al dibattito pubblico.

 


SMACK! – Fiera del Fumetto di Genova

17 maggio 2012

Il 19 e 20 maggio 2012 a Genova si terra’  la seconda edizione di SMACK! – Fiera del Fumetto e dell’illustrazione di Genova. L’evento si terra’ dalle 10 alle 19,30 in tutta l’area del Porto Antico e a Palazzo Ducale. Per accedere a una parte delle location (Piazza delle Feste, Magazzini del Cotone, Palazzo Ducale – Sale Liguria Spazio Aperto) si acquista un biglietto da 5 Euro, per le altre location l’accesso e’ gratuito.

SMACK! alla seconda edizione si pone come uno degli appuntamenti importanti in Italia sui mondi del fumetto e dell’immaginario. Triplica gli spazi e moltiplica gli eventi diventando una festa popolare e culturale che accogliera’ miglia di visitatori, appassionati, famiglie, giovani, addetti ai lavori.

Associazione Amicizia Italia- Giappone – Ochacaffe’



Rifiuti: la verità sulle riciclerie dei Comuni

6 settembre 2011

Neanche a farlo apposta sabato pomeriggio, con la collaborazione del Pupo Giardiniere che ha messo a disposizione il camion per il trasporto, siamo andati all’Ecocentro del nostro Comune a portare una serie di rifiuti.

Si accede passando su una pesa e la sbarra si apre mediante l’inserimento della tessera magnetica, dopodichè si procede a gettare i rifiuti nei vari cassoni e/o contenitori che hanno dei cartelli che indicano il tipo di rifiuto; in ogni caso c’è un addetto che, in caso di dubbio  spiega dove portare questo e quello. Nello specifico abbiamo gettato rottami in ferro, rifiuti Raee, un frigorifero, alcuni mobili ed infine dei generici rifiuti ingombranti.

°°°

L’articolo è disponibile solo per i Soci di Altroconsumo, per cui pubblico solo un breve riassunto:

I rifiuti pericolosi, come vernici  e batterie, che fine fanno? Neanche le amministrazioni locali lo sanno fino in fondo. Viaggio nello smaltimento dei rifiuti speciali.

La risposta è in questa inchiesta, che mostra come sono gestiti i rifiuti pericolosi in sette città italiane. Abbiamo verificato quanto sono organizzate le amministrazioni di Milano, Torino, Genova, Roma, Napoli, Palermo e Bari e se informano correttamente i cittadini.

Ci siamo muniti di lampadine, batterie, giocattoli con pile e barattoli di vernice e abbiamo chiesto al numero verde delle società che gestiscono la raccolta differenziata come dovevamo smaltirli e qual era il deposito più vicino.

Le procedure sono corrette? Il personale dà informazioni? Quali tipi di rifiuti possono essere consegnati? Viene offerta assistenza ai cittadini?

Il cittadino deve essere messo in condizione di capire dove vengono buttati i rifiuti consegnati. Su ogni contenitore  deve essere identificata la tipologia di rifiuti da raccogliere e possibilmente l’operazione deve essere visibile al pubblico.

Questa procedura è importante perché, oltre a motivare il cittadino e a convincerlo che il suo impegno è ripagato, lo educa alla raccolta differenziata. I Comuni hanno il compito di  sensibilizzare la cittadinanza sui problemi ambientali causati dall’abbandono dei rifiuti.

L’inchiesta rivela che ciò accade solo in un mondo ideale, ovvero non in Italia. Solo a Milano e a Torino abbiamo sempre capito dove venivano gettati i nostri rifiuti; a Genova solo nelle isole ecologiche; a Roma è stato chiaro solo in un deposito. In tutti gli altri centri la situazione è fuori controllo.

Non sempre è previsto un sistema di raccolta per tutti e quattro i rifiuti che abbiamo consegnato. A Napoli inizialmente nessuna isola ecologica ha ritirato la vernice, in seguito abbiamo verificato che il servizio è stato ripristinato; a Bari l’hanno ritirata per gentilezza, ma poi che fine avrà fatto?

A volte ci è stato detto di rivolgerci ai negozianti o alla Camera di commercio, ma di certo questa non è la strada corretta e infatti siamo stati rimandati alle società che gestiscono i rifiuti.

La confusione è tanta, le informazioni contraddittorie, la trasparenza insufficiente. Questo scenario la dice lunga sul perché la raccolta differenziata continua a dare poca fiducia.

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Parapendio: raduno piloti in Liguria

5 luglio 2011

Il 9 e 10 luglio, nell’incantevole panorama dei monti attorno a Santo Stefano d’Aveto (Genova), è in programma Aveto in Aria, manifestazione organizzata da Aveto Turistico Sportiva e dal Volo Libero Settimo Cielo.

In seggiovia i partecipanti saliranno al Prato della Cipolla per poi raggiungere il decollo sul Monte Bue (1780 m). Apparirà uno scenario di incantevoli prati, pascolo libero di cavalli e mucche, con una limpida e purissima sorgente.

Sarà un week-end dedicato alla natura, al relax ed all’amicizia, condividendo le emozioni del volo nel suggestivo scenario della Val D’Aveto.

I voli si chiuderanno con gare di precisione in atterraggio posto in un prato a centro valle in prossimità di un maneggio.

Gustavo Vitali
Ufficio Stampa FIVL – Federazione Italiana Volo Libero
skype: gustavo.vitali – vitali.stampa (AT) fivl.it

Per altre informazioni su AVETO IN ARIA a Santo Stefano d’Aveto (Genova), contattare:
Liliana Minetti  347 7040020 – 338 2818267 – info (AT) settimocielogenova.it


Ancora mozzarelle blu. Ma serve più rigore…

23 marzo 2011

Leggo su Il Salvagente

Le mozzarelle blu sono state scoperte oggi a Genova. Le hanno trovate alcune maestre in una mensa della scuola elementare Brignole Sale. Le insegnanti hanno dato subito l’allarme e chiesto l’intervento delle autorità.

Subito sono scattati i controlli nelle altre mense cittadine. Secondo la Commissione mense del Comune il responsabile dell’insolita colorazione dei latticini sarebbe un lievito, o una muffa, non dannose per la salute.

A Genova è il quinto caso in poco tempo di quello che è stato chiamato il formaggio dei Puffi, proprio per il colore stravagante. Resta sconosciuta la marca delle mozzarelle contaminate. Si attendono però le analisi dell’Asl per avere maggiori informazioni.

I bocconcini di mozzarella blu sono stati inviati alla Asl 3 Genovese per le analisi. Attendiamo i risultati entro la fine della settimana – ha spiegato l’assessore alle Politiche abitative e ai servizi formativi del Comune di Genova, Paolo Veardo, intervistato dall’Agi. – A Genova il Comune serve 26 mila pasti al giorno e può succedere che talvolta si verifichino delle anomalie ed in questi casi scatta una procedura di verifica.  Le mozzarelle sono state immediatamente messe in una busta sigillata e inviate alla Asl e naturalmente non sono state date ai bambini“.

Il commento di Franco Verrascina, presidente della Confederazione Produttori Agricoli (Copagri):

“Il nuovo caso di mozzarella blu ci pone di fronte ad un problema inammissibile in generale, ed a maggior ragione se pensiamo che a rischiare erano dei bambini di una scuola elementare. Un problema che va trattato in modo adeguato a come si configura e cioè un attentato alla salute umana ed all’economia di un settore che produce onestamente”

Verrascina chiede con forza la certezza della pena e sanzioni severe per i responsabili.

“Vanno interdetti dalle attività di produzione industriale e commercializzazione, perché troppo spesso succede che con un semplice cambio di ragione sociale soggetti che definire malfattori è un eufemismo tornano a operare e a reiterare gravissimi reati. Ai consumatori diciamo che questa è gente che non ha nulla a che fare con il made in Italy garantito dai più scrupolosi e sicuri controlli al mondo come sono quelli del nostro Paese e unanimemente apprezzato all’estero”.

°°°

Secondo me, sarebbe anche utile comunicare i nominativi delle aziende coinvolte, in maniera tale che il consumatore possa tutelarsi al meglio, evitando l’acquisto di alimenti perlomeno sospetti se non nocivi; ho già affrontato l’argomento tempo fa ed il succo del discorso è il garantismo verso le aziende sino alla conclusione degli eventuali procedimenti penali.

Tra l’altro questo comportamento penalizza le aziende oneste, in quanto se l’allarme parla delle mozzarelle, i consumatori tendono a non acquistare più mozzarelle a prescindere, mettendo così in difficoltà le aziende che già devono subire la concorrenza sleale di altre imprese che operando nel totale disprezzo della legge e delle norme sanitarie, riescono ad offrire prodotti (scadenti) a prezzi inferiori.


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