Non solo suicidi ovvero un’indagine su come vivono la crisi i piccoli imprenditori….

24 maggio 2012

Questo post è destinato a piccoli imprenditori ed artigiani di Milano  che possano essere interessati a dire la loro nell’ambito di un progetto basato su un’indagine sociologica sulle conseguenze della crisi sugli atteggiamenti e sulle motivazioni (degli imprenditori).

Il succo del discorso è tutto nella mail che ho ricevuto ieri:

Ci siamo attivati per indagare scientificamente le conseguenze dei cambiamenti in atto dal 2007 sui vissuti personali di artigiani e piccoli imprenditori milanesi. Vogliamo registrarne i mutamenti dell’autostima, dell’orientamento al futuro, dello spirito imprenditoriale, del quadro psicologico e del complessivo stato di salute. Ci occorre trovare un gruppo di imprenditori disponibili a un’ora di colloquio dal quale estrarre i punti chiave di un questionario quantitativo che diffonderemo su tutti gli associati. Fare questa ricerca  ha senso, se e solo, se ci diamo un elevato rigore analitico.

Questa mattina, sono stato il primo di 20 intervistati (volontari) ed ho avuto un colloquio che avrebbe dovuto essere di un’ora o poco più ed il direttore scientifico del progetto, dopo 2,5 ore a ruota libera (ha scritto 16 pagine di appunti…) si è detto molto contento dei contenuti raccolti.

C’è da dire che sono molto soddisfatto anch’io, temevo infatti un colloquio schematico, “Si-No-Non so” ed invece mi ha lasciato ruota libera in modo da poter esporre a 360° problematiche, sensazioni ed emozioni, ovviamente anche a livello personale e familiare.

Detto questo se qualcuno fosse interessato a dare un contributo attivo al progetto, me lo faccia sapere via mail (i commenti non sono abilitati per questa volta) che lo metto in contatto con il direttore scientifico del progetto, ovviamente senza impegno per entrambe le parti.


Area C e l’intervista “tendenziosa”

19 gennaio 2012

A prescidere da quel che pensa qualcuno, le mie perplessità su “Area C ” ora ed Ecopass” prima, non sono legate alla necessità di fare polemica a tutti i costi; le mie opinioni possono essere condivise o meno, ma credo in ogni caso di argomentare quel che scrivo, tuttavia pur con la dovuta coerenza con quelche penso, credo ci voglia obiettività, senza adattare i fatti alle nostre opinioni.

Ieri, mentre rientravo verso casa, ero fermo al semaforo di Viale Marche / ang. Viale Zara, quando ho notato sul marciapiede una donna con microfono + un cameraman; gli amici sanno che, a differenza del fastidioso Paolini, sono allergico alle telecamere, per cui ho tirato un sospiro di sollievo ;-) quando ho visto che si sono diretti verso l’automobilista dietro di me che, però, ha fatto dei cenni di diniego, il che ha obbligato la giornalista a tornare sui suoi passi e mi ha bussato al vetro.

La gentilezza ha avuto il sopravvento sul desiderio di non apparire, per cui ho tirato giù il finestrino e mi è stata rivolta una domanda sull’Area C ed il traffico.

Ho detto che non abito a Milano e non vado in centro in auto, per cui non ho  problemi in tal senso.

La giornalista ha precisato che si riferiva all’aumento di traffico a causa dell’Area C…

Ho precisato che in viale Marche il traffico c’è sempre stato , per cui l’Area C  è ininfluente…

Ma la giornalista insisteva: si, ma 5  € sono tanti, magari chi vuole andare in centro non ci va e…

Ho ribattuto che sicuramente 5 € sono tanti, ma resta il fatto che chi vuole andare a San Babila o paga oppure lascia l’auto e prende i mezzi pubblici, di certo non si mette a girare sulla circonvallazione….

A quel punto mi ha ringraziato e me ne sono andato (ringrazio quelli dietro di me che non hanno suonato, nonostante il semaforo fosse diventato verde), ma ho avuto la netta impressione che l’intervista mirasse a dare una valenza negativa all’Area C.

Resto della mia idea sul provvedimento, ma sono anche convinto che non siano le interviste pilotate  a fare Informazione.

 


L’Europa e il nucleare – Intervista a Riccardo Iacona

22 settembre 2010
Intervista a Riccardo Iacona, autore del programma tv “Presadiretta”

Le centrali nucleari sono sicure per la salute di quelli che ci vivono attorno? Che fine fanno le centinaia di tonnellate di scorie radioattive prodotte dalle centrali? E infine, come sono le centrali nucleari che il Governo italiano vuole far costruire in Italia? Per rispondere a questa domanda Presadiretta ha mandato i suoi inviati in Finlandia, Germania, Francia, Inghilterra, i paesi europei che da più anni convivono con l’industria nucleare dell’energia.

Ascolta

Noi abbiamo sentito Riccardo Iacone per farci raccontare i più importanti studi scientifici internazionali sull’aumento della frequenza dei tumori attorno alle centrali nucleari; vedendo il video della puntata scoprirete i grandi depositi di riprocessamento e di stoccaggio delle scorie radioattive in Germania, Francia e in Inghilterra, e gli unici due cantieri dell’EPR, la centrale nucleare francese di nuova generazione che l’Italia sta per comprare, per sentire cosa ne pensano i progettisti, gli ingegneri e i lavoratori che le stanno costruendo.

Ascolta

Guarda il video

Fonte: www.lifegate.it


Jónsi Birgisson. L’energia nei sogni, nella musica e… nel sole!

20 settembre 2010

Voce angelica e diafana dei Sigur Rós, il cantante islandese pubblica il suo primo album da solista, “Go”. Facciamo con lui luce su una raggiera di temi, dall’energia dei sogni a quella del sole e della musica.

Come mai hai deciso di cominciare un’avventura solista?

Faccio musica da una vita, e questo era un sogno che avevo nel cassetto da diverso tempo. Anche perché sono tante le canzoni che ho scritto da solo, nel mio appartamento, e poi messo da parte.

Ce ne sono alcune che hanno addirittura dieci, quindici anni, alcune sono più recenti ovviamente.

L’anno scorso mi è sembrato il momento giusto per dedicarmici, anche perché con la band ci siamo presi un momento di pausa, anche perché alcuni dei componenti della band hanno avuto dei figli…

Hai fatto tutto da solo o ti ha aiutato qualcuno?

Ho lavorato insieme al compositore americano Nico Muhly, mi ha dato una mano per gli arrangiamenti e gli archi, ha anche suonato il piano.

E’ lui il principale responsabile dell’attiudine e dei colori che ha preso il disco

archi, arrangiamenti,

MI ha aiutato molto anche Samuli Kosminen , un batterista e percussionista finlandese, ha portato tanta energia e ritmo. Si tratta di due artisti unici, bravissimi in quello che fanno; questo è il motivo per cui ho voluto lavorare con loro.

Come mai la scelta di cimentarti con l’inglese?

Mi è sembrata una sfida interessante, avevo voglia di…

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La Stampa pubblica un’intervista a Buzz Aldrin. Falsa

28 luglio 2010

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

di Paolo Attivissimo (che non è Paoblog)

Mentre un pubblico ministero italiano oscura per tutto il mondo un intero blog perché alcuni suoi post sono sospettati di diffamazione e si preparano leggi che punirebbero con multe da migliaia di euro i blogger che non rettificano i post entro 48 ore, La Stampa – non un blog, non un sito di chiacchiere, ma un giornale – se ne esce con un articolo completamente inventato. O per dirla tutta, falso.

L’articolo, “La mia Luna vuole una base”, è firmato da Antonio Lo Campo ed è confezionato come se Lo Campo avesse fatto delle domande all’astronauta lunare Buzz Aldrin, in occasione della sua apparizione pubblica ad Avezzano (AQ) durante la manifestazione Il Cielo di Argoli, e questi gli avesse risposto con le parole pubblicate. Non è vero.

Non è vero perché Aldrin non ha rilasciato interviste in quell’occasione. Non è vero perché le risposte attribuite all’astronauta sono in realtà trascrizioni rimaneggiate (e oltretutto maldestramente errate) di quello che Aldrin ha detto al pubblico presente. Non è vero perché anche le azioni attribuite ad Aldrin (“Un modellino del celebre «Lem» cade dal tavolino e lui con uno scatto lo riprende, lo alza e lo fa discendere lentamente”) non sono mai avvenute.

Come lo so? Semplice: io ero lì. Ero l’interprete di Aldrin, ho le registrazioni audio e video integrali di tutto quello che è stato detto, e il modellino del LM (che non è affatto caduto) è il mio, portato a Tagliacozzo e Avezzano per l’occasione. La Stampa è cascata male nel tentativo di far bella figura tramite un’intervista di prestigio con un astronauta protagonista dello sbarco sulla Luna, pubblicata proprio in occasione del quarantunesimo anniversario di quell’impresa. Non si è resa conto di aver cercato di rifilare una patacca ai propri lettori proprio sotto il (lungo) naso del vostro cacciatore di bufale.

I fatti documentano che l’intervista pubblicata da La Stampa e firmata da Antonio Lo Campo è un falso. Ho scritto al direttore, Mario Calabresi, per chiedere la rettifica dell’articolo, e ho congelato presso Freezepage.com l’articolo nella sua forma attuale. Ora vediamo quanto tempo ci mette il giornale a rettificare e a chiedere scusa ai lettori per aver rifilato loro una notizia falsa. A quanto ammontano le multe e le sanzioni per i giornali che pubblicano notizie false e non le rettificano entro 48 ore?

Se non ci fossero i blog a fare da controllori alle invenzioni dei giornalisti, se non ci fosse modo per chi sta al di fuori delle redazioni di denunciare pubblicamente questi abusi della fiducia concessa da chi legge e compra un giornale, episodi patetici come questo la farebbero franca. Ma i blogger ci sono, signori miei, e non hanno nessuna intenzione di farsi zittire.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com

I commenti sono graditi, ma se vuoi contattare Paolo Attivissimo, è inutile che scrivi qui; clicca sul link qua sopra e troverai i riferimenti necessari.

Aggiornamento

Mi ha telefonato Antonio Lo Campo e ha chiarito la situazione. Aspetto il suo permesso per pubblicare la spiegazione. Nel frattempo confermo che Lo Campo era presente all’incontro e ha parlato (molto brevemente, per meno di cinque minuti) con Aldrin. Una foto pubblicata da Gravità Zero lo documenta e le riprese video in mio possesso lo confermano ulteriormente. Non appena avrò ulteriori informazioni le pubblicherò.

Dopo una serie di conversazioni telefoniche, ieri sera ho ricevuto quanto segue da Gabriele Beccaria, responsabile della rubrica Tuttoscienze de La Stampa, con richiesta di pubblicazione:

Gentile Paolo Attivissimo
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Ho letto con sconcerto le accuse rivolte all’intervista a Buzz Aldrin pubblicata la scorsa settimana su Tuttoscienze de «La Stampa». Non è affatto «un falso», come lei scrive.
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A volte nel giornalismo si compiono sviste ed errori e, se accade, è giusto riconoscerli. Ma non è questo il caso dell’intervista. Non è stato inventato proprio nulla, dal momento che l’autore, Antonio Lo Campo, ha partecipato alla conferenza dell’ex eroe della Luna, ha contribuito alla preparazione delle domande che gli sono state pubblicamente rivolte e al termine dell’evento gli ha anche parlato faccia a faccia, come possono testimoniare molti dei presenti.
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Evidentemente lei ignorava questi fatti e, punto essenziale, non era a conoscenza del breve incontro tra Aldrin e Lo Campo.
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Anche l’episodio del modellino del Lem che cade (che lei considera una bufala) è autentico, come riportato correttamente da Lo Campo. Forse lei non l’ha notato, ma – si sa – a volte la distrazione gioca brutti scherzi.
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Spero che lei voglia pubblicare questa precisazione con lo stesso spazio con cui ci ha ingiustamente accusati. A volte l’enfasi prende la mano e spinge ad affermazioni che poco hanno a che fare con il giornalismo e molto con la diffamazione.
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Cordialmente
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Gabriele Beccaria
Responsabile Tuttoscienze – La Stampa

Sul fatto che Lo Campo abbia partecipato alla conferenza non c’è alcun dubbio e non ne ho mai espressi. Mi correggo sulla questione del modellino del modulo lunare (LM) caduto: riguardando la videoregistrazione ho notato che Tito Stagno ha urtato il modello del Saturn V, che a sua volta ha fatto cadere anche il LM, rapidamente raccolto e rimesso al suo posto da Buzz Aldrin. La caduta del modello del LM si è quindi sovrapposta a quella ben più importante del modello del Saturn V e io non l’ho notata. Ho pertanto rettificato questo aspetto dell’articolo qui sopra.

Veniamo al punto saliente: l’intervista, come la definisce esplicitamente la replica de La Stampa. Aver “contribuito alla preparazione delle domande” che poi vengono rivolte da altri non è fare un’intervista. Le interviste si fanno faccia a faccia, con botta e risposta, e le domande si fanno direttamente, non per interposta persona. Quel giorno anche mia figlia Linda ha fatto una domanda a Buzz Aldrin (quella sui “bip” via radio), e gliel’ho suggerita io: vuol dire quindi che io ho intervistato Aldrin? Direi proprio di no. Pertanto pubblicare le domande come se fossero state poste tutte da Lo Campo direttamente ad Aldrin è e rimane una rappresentazione ingannevole della realtà.

Va notato, inoltre, che alla replica de La Stampa manca l’affermazione più semplice e importante: quella che Lo Campo abbia davvero fatto ad Aldrin le domande citate nell’articolo. Un’omissione decisamente interessante. Se le ha fatte, come mai questo non viene detto chiaro e tondo?

La replica precisa infine che Lo Campo ha parlato “faccia a faccia” con Aldrin “al termine dell’evento”, suggerendo tra le righe che il giornalista potrebbe aver intervistato l’astronauta in quell’occasione. Ma perché Lo Campo avrebbe dovuto fare ad Aldrin proprio le stesse domande che gli erano appena state rivolte dal pubblico? Non avrebbe avuto senso.

Aggiornamento: mi è stato infatti confermato che Lo Campo non ha affatto parlato con Aldrin al termine dell’intervento, ma soltanto all’inizio, come risulta anche dalle riprese video. La dichiarazione de La Stampa è dunque errata su questo punto, nonostante Beccaria dica che “possono testimoniare molti dei presenti”.

Lo scenario probabile che emerge da queste contraddizioni e dichiarazioni e da informazioni fornitemi da terzi in via riservata è che Lo Campo abbia scritto un articolo in forma ben diversa e corretta e sia stata la redazione a riconfezionarlo in modo più sensazionale, inventando l’intervista faccia a faccia, e che ora, colta in fallo, stia cercando di negare la fabbricazione redazionale dell’intervista. Sta di fatto, comunque, che l’intervista non corrisponde agli eventi documentati.

Ho le registrazioni di tutte le domande fatte dal pubblico e dagli organizzatori e posso documentare che queste domande corrispondono a quelle che La Stampa ha presentato come se si trattasse delle domande di un’intervista. Posso documentare anche che quanto detto da Aldrin è stato riportato erroneamente.

Se La Stampa è in grado di presentare una registrazione che dimostra che quelle domande sono state fatte anche da Lo Campo direttamente ad Aldrin e sono state riportate fedelmente, e che quindi ho torto, la presenti. Se l’intervista non c’è stata e le domande riportate sono quelle fatte dal pubblico, lo ammetta, invece di parlarmi di “affermazioni che poco hanno a che fare con il giornalismo e molto con la diffamazione”.

È questione di correttezza nei confronti dei lettori del giornale: bastano due righe di spiegazione. Anche inventarsi interviste inesistenti avrebbe poco a che fare con il giornalismo.



Intervista a Siim Kallas, Commissario europeo per i Trasporti

22 aprile 2010

1) Signor Commissario, ritiene che, per una più coerente e trasparente applicazione di tutti i diritti del passeggero, occorra rivedere l’attuale regolamento (n. 261/2004) per chiarire, ampliare e integrare in un unico atto normativo anche i problemi legati ai bagagli, ai diritti delle persone a mobilità ridotta, ai sistemi computerizzati di prenotazione, all’indicazione dei prezzi finali dei biglietti, alle informazioni sulla sicurezza e a una più attenta ed efficace gestione dei reclami?

S. Kallas. L’idea di un testo unico per i diritti dei passeggeri è molto interessante, anche se non sono sicuro che sarebbe necessariamente un valore aggiunto alle informazioni e alla sicurezza offerte già ora ai passeggeri. La mia priorità in questa fase è assicurare un adeguato grado di tutela giuridica a tutte le modalità di trasporto.

Come forse saprà, non abbiamo ancora un’adeguata copertura giuridica per esempio per il trasporto su strada o per quello marittimo: in questo senso due importanti proposte legislative sono attualmente all’esame del Consiglio e del Parlamento.

Il mio obiettivo è infatti quello di avere un approccio più ampio quando si tratta di diritti dei passeggeri, e di concentrare l’azione su due priorità: da un lato l’informazione, per sensibilizzare i passeggeri sui loro diritti attraverso campagne di informazione che consentano loro di trovare rapidamente un punto di riferimento a livello europeo in grado di rispondere alle loro domande e di indicare loro la corretta procedura da seguire (a questo scopo, abbiamo intenzione di lanciare una grande campagna d’informazione ancora prima delle vacanze estive).

In secondo luogo la protezione: l’obbiettivo è quello di garantire che l’insieme delle attuali norme e di quelle future siano correttamente attuate e rispettate da tutti gli Stati membri, in modo che passeggeri e imprese possano godere di pari condizioni e pari tutele ovunque in Europa. Solo dopo aver completato questo percorso per ogni modalità di trasporto si può cominciare a pensare a consolidare la legislazione esistente.

2) Qual è il suo parere sulla necessità di maggiore trasparenza sui sistemi per valutare la qualità dei servizi, per consentire ai passeggeri di effettuare una scelta più informata durante la prenotazione di un volo, attraverso ad esempio una banca dati comparativa o un sito web indipendente?

Che cosa pensa della possibilità di integrare in tale sito, per esempio, i risultati di indagini di soddisfazione e affidabilità sulle compagnie aeree come quelli da noi qui pubblicati (e basati su oltre 10.000 risposte da parte dei passeggeri europei)?

S. Kallas. Sono convinto che più informazioni sono fornite ai passeggeri più questi possano effettuare una scelta informata quando acquistano un biglietto aereo, e meglio è anche per i vettori aerei.

Per questo motivo sto attualmente valutando i vari sistemi per garantire una migliore trasparenza e per offrire ai passeggeri (in modo sistematico e omogeneo) una serie di informazioni su questioni che li riguardano da vicino, come la percentuale di bagagli smarriti, la puntualità, il numero di voli con un ritardo superiore a tre ore o informazioni sul vettore e le infrastrutture aeroportuali.

Come mostra l’esempio degli Stati Uniti, una simile banca dati a livello europeo potrebbe essere molto utile ai passeggeri e agli operatori del settore, per non parlare delle autorità di controllo. La possibilità di costituire una banca dati su base volontaria che possa raccogliere informazioni da tutte le parti interessate è una delle idee che ho intenzione di valutare seriamente durante il mio mandato.

3) Dal momento che un elevato livello di tutela dei consumatori e dei passeggeri rimane inutile senza un’efficace gestione dei reclami, è d’accordo sul fatto che un sistema alternativo di organismi di risoluzione extragiudiziale delle controversie dovrebbe essere imposto a tutti gli Stati membri (e alle compagnie aeree), al fine di garantire una migliore applicazione dei diritti dei passeggeri?

S. Kallas. La creazione di organismi di risoluzione extragiudiziale delle controversie o di qualsiasi altro tipo di organismo simile è una cosa che devono fare tutti gli Stati membri e che resta di competenza nazionale. Detto questo, però, è chiaro che l’influenza di questi meccanismi di risoluzione delle controversie per piccole questioni (come in genere sono quelle da parte dei passeggeri) ha una diretta incidenza sull’applicazione e l’esecuzione del nostro regolamento sui diritti dei passeggeri.

Dobbiamo garantire che il diritto comunitario sia applicato a livello nazionale in modo uniforme in Europa e con la stessa forza da tutti gli Stati membri, per evitare distorsioni della concorrenza nel mercato europeo del trasporto aereo. Tali distorsioni sono negative non solo per i passeggeri, ma anche per l’industria, che vorrebbe vedere una parità di condizioni imposte a tutti vettori aerei.

Fonte: www.altroconsumo.it


Erri De Luca: il rumore della matita e il chiasso del giorno

25 marzo 2010

Un’intervista di Silvia Passini -  silviapassini@lifegate.it

Erri De Luca. Scrittore, poeta, traduttore, alpinista. In quest’intervista ci ha fatto dono delle sue bellissime e pienissime parole.

In “Montedidio” scriveva “Il rumore della matita sopra la carta fa il riassunto del chiasso del giorno”. Così, partendo dai rumori della matita, gli abbiamo chiesto di parlarci del chiasso. E non solo.

Nel suo ultimo romanzo “Il peso della farfalla” siamo lontani dalla città, dal caos.  Ci parla della scelta di quest’ambientazione? Civiltà-natura non possono convivere?
La scelta è dovuta semplicemente al fatto che io sono un praticante di montagna di alpinismo, sono scalatore e quindi frequento quei posti e siccome riesco a scrivere solo storie che conosco, che mi sono capitate  nei paraggi a me o nei miei paraggi, l’ambiente è quello che frequento e che conosco. E’ un posto in cui la nostra specie è in schiacciante minoranza, siamo pochi, molto esposti alle forze di natura. E’ un posto scomodo in cui solo alcuni si sono avviati un po’per curiosità, un po’per antica tradizione, per procurarsi quella proteina in più attraverso la caccia. Il racconto è l’incontro-scontro tra due esseri viventi in fin di vita, in fine di esercizio della loro supremazia: un vecchio cacciatore bracconiere solitario e un vecchio camoscio che è all’ultima stagione della supremazia.
Ci può spiegare il significato simbolico della farfalla?
La farfalla è un dono che la natura offre come simbolo al re dei camosci facendogliene posare una fissa sul corno. E’ un dono della natura, è come per noi un sigillo, una corona, è un’offerta, un riconoscimento della regalità di questo magnifico esemplare.
Nel libro si legge “Ci sono carezze che aggiunte sopra a un carico lo fanno vacillare”.
Quali sono secondo lei le carezze capaci di far vacillare?
Ci sono delle carezze, per esempio quelle di una madre, molto più delle sue giuste parole di rimprovero, ci sono delle carezze che possono fare vacillare oppure le carezze di  una prigioniera, di una detenuta che si trova dentro la prigione e ha presso di sé imprigionato anche il suo bambino. Quelle carezze possono far vacillare.
Che cos’è per lei il valore e che cosa considera valore?
Un mucchio di cosette, ma neanche troppo precise. Ne ho anche scritto un elenco (ndr. la poesia “Considero valore”). In fondo a questo elenco ci mettevo l’ipotesi che esiste un creatore. E’ un valore, anche se io non sono credente, ma considero valorosa l’ipotesi che esista, anche se per me è impossibile che possa esistere.
Le propongo un gioco di associazioni d’idee. Ad ogni parola può dirci quello che le viene in mente: immagini, frasi, pensieri o suggestioni.
Guerra- La mia generazione è stata la prima generazione della storia d’Europa che a 20 anni non è stata spedita a distruggersi in un’altra guerra. E’ successo perché i nostri padri usciti da quella grande catastrofe hanno messo la più forte maledizione della parola ‘guerra’ nelle costituzioni. Oggi invece la guerra è ritornata come una piccola voce di bilancio. Oggi usiamo la parola ‘guerra’ per esportare le truppe all’estero.

Mamma- è stata con me fino agli ultimi momenti della sua vita quindi è la figura che più mi ha tenuto compagnia.

Leggere- ho imparato i libri ancora prima di leggerli perché  li avevo intorno, ero ospite nella mia infanzia della stanza dei libri di mio padre, dunque leggere mi è sembrato un atto naturale.
Vita- è un dono che del quale noi approfittiamo, ma che non è nostra, viene da fuori e alla fine di quest’ uso che poi ne facciamo bisogna restituirla.
Solitudine- mah, la mia è molto rumorosa, è molto affollata. La mia solitudine è visitata da una sacco di assenti che non ci sono più, ma che mi fanno compagnia.
Montagna-  è il mio campo preferito di villeggiatura, di gioco e di rischio anche.
Caccia- una volta era un’attività nobile e necessaria. Oggi è più una sparatoria, uno sfogo di cartucceria.
Inquinamento- è uno dei tanti modi di cui ci intendiamo distruggere la nostra specie.

Ascolta intervista

Fonte: www.lifegate.it


L’intervista

9 febbraio 2010

a cura di Francesco

La domanda sorge spontanea: il giornalista sta intervistando il Ministro Zaia oppure la mucca?


Intervista a Laura e Luca Panini

15 dicembre 2009

Una splendida storia italiana tra idee visionarie, arte e passione

Spirito imprenditoriale, idee visionarie, amore per l’arte e le bellezze del nostro Paese, passione per il proprio lavoro. E’ la splendida storia della famiglia Panini, grande esempio della capacità imprenditoriale dell’Italia degli anni ’60 che, fra idee geniali e obiettivi improbabili, ha scritto un capitolo indelebile del romanzo del nostro Paese. Un cammino iniziato durante la seconda guerra mondiale da una piccola edicola di Modena, e proseguito nel nuovo millennio con nuove avventure e nuovi successi. Fino all’incontro con il FAI, e la decisione di condividerne e sostenerne il lavoro.

di Luca de Leone

C’era una volta una piccola edicola abbandonata all’ombra del Duomo di Modena, quasi dimenticata da una città ingrigita e spaventata dalla guerra, dove il piacere di leggere era scomparso insieme alla speranza di un futuro migliore. Beh, quasi scomparsa. Sì, perché qualcuno questa speranza ancora la custodiva dentro di sé, convinto che quando il buio si fa davvero scuro il mattino è pronto a sorgere di nuovo.

Inizia così, proprio come una favola, la storia imprenditoriale della famiglia Panini, uno splendido racconto ricco di idee e passione, amore per le bellezze italiane e convinzione assoluta nella capacità di realizzare i propri sogni. E’ la storia di quattro fratelli poveri che da un’intuizione riuscirono a creare un’azienda famosa in tutto il mondo grazie alle leggendarie “Figurine Panini”. E’ la storia di come le idee geniali, se sorrette dalla volontà, possono raggiungere qualsiasi traguardo. E’ la storia di imprenditori italiani che, dopo successi nazionali e internazionali, hanno saputo reinventarsi e seguire nuove strade, facendosi guidare dalle proprie passioni. E’ la storia di un’azienda che ha sempre avuto nel proprio DNA il gene della responsabilità sociale, gene che inevitabilmente l’ha portata all’incontro con il FAI.

Al tempo stesso spettatori e attori di questa favola, Laura e Luca Panini, figli di Franco Cosimo Panini, ci hanno fatto entrare nel loro mondo, e hanno sfogliato per noi il libro dei ricordi, delle avventure presenti e di quelle a venire.

Partiamo dall’inizio, da quell’edicola abbandonata e dall’idea di un ragazzino di tredici anni di rilevarla al costo di una bicicletta…
Laura Panini (LA.P.) Fu questo, a tutti gli effetti, il primo atto imprenditoriale di mio padre, Franco Cosimo Panini che, al tempo della seconda guerra mondiale, era garzone in una cartoleria. Dopo aver adocchiato questa edicola abbandonata di fronte al Duomo di Modena, scoprì che essa apparteneva a un nobile che l’aveva avuta in eredità dalla sua serva. Ci mise poco a convincerlo a venderla a lui e ai suoi tre fratelli di 13-14 anni, al costo di una bicicletta: era il gennaio del 1945. Mio padre e suo fratello iniziarono così a vendere quello che avevano in casa: vecchi giornali, settimane enigmistiche cancellate, figurine. Finita la guerra, quando le edicole riconquistarono il ruolo che il ventennio fascista e le ostilità avevano tolto loro, l’attività prese quota. Ma il vero colpo fu l’idea delle figurine, nata da una semplice frase di mio zio Giuseppe, uomo visionario e ricco di spirito d’iniziativa: “Se le figurine esistono c’è qualcuno che le fa, e se c’è qualcuno che le fa le possiamo fare anche noi”. Grazie all’invenzione della “Fifimatic”, l’imbustatrice automatica per le figurine, Giuseppe, Franco Cosimo e Umberto riuscirono a creare dal nulla un impero in grado di produrre milioni di pezzi per il mercato italiano ed estero. Le prime figurine furono quelle dei calciatori, ma successivamente furono acquisiti i diritti di licensing di attori importanti come per esempio la Disney.

Luca Panini (LU.P.) La cosa davvero sbalorditiva, che molti ignorano, è che non esistono generazioni successive di “figurinai” alle spalle delle Edizioni Panini, perché davvero mio padre e i suoi fratelli partirono completamente dal nulla. Tutto venne fatto nel giro di una generazione: l’azienda fu creata da zero e poi, per gestire al meglio il cambio generazionale, fu venduta all’azienda americana Maxwell nel 1989. Circa trent’anni dopo l’uscita della prima collezione di figurine Panini, nel 1961, l’attività cambiava così di mano permettendo a mio padre e agli altri fratelli di garantire un futuro ai numerosi figli e di seguire le proprie passioni.

Già, perché mentre Umberto Panini decide di creare un’azienda agricola biologica che oggi produce un meraviglioso parmigiano, Franco Cosimo Panini segue la sua passione più grande, l’arte, fondando la casa editrice Franco Cosimo Panini Editore…
LA.P. Papà è sempre stato considerato il “letterato” di famiglia, era appassionato di arte, geografia, viaggi. Passioni a cui affiancava un amore viscerale per le bellezze culturali e artistiche del suo Paese di cui era molto orgoglioso. Dall’incontro di queste due pulsioni nacque “Mirabilia Italiae”, la collana dedicata ai monumenti italiani più belli, che si basa su una concezione innovativa del rapporto tra testo e immagini. Il suo obiettivo è di offrire ai lettori una mappatura fotografica completa dei monumenti realizzata rispettando un rigoroso metodo scientifico, a cui si affianca la descrizione storico artistica del bene redatta da studiosi su un tomo a parte. Si trattò di un vero e proprio atto d’amore per le Bellezze d’Italia, che partì con la Galleria delle Carte Geografiche del Vaticano per proseguire con il Battistero di Firenze, il Duomo di Pisa, Palazzo Te a Mantova, il Duomo di Siena, il Duomo di Modena, la Basilica di Assisi. Attualmente la collana vanta diciassette opere, a cui se ne aggiungeranno due nel 2010: il Tempio Malatestiano di Rimini e la Cappella Palatina di Palermo.

LU.P. L’altro prodotto editoriale che nacque come emanazione delle passioni di mio padre è la “Biblioteca Impossibile”, collana di libri che sono la copia esatta di inestimabili volumi antichi attualmente conservati nelle teche o addirittura nei cavot di importanti biblioteche italiane. L’idea nacque dalla sua ferrea volontà di rendere questi preziosi libri liberamente consultabili da tutti. Volontà che a sua volta derivava dalla convinzione che la cultura dovesse essere direttamente goduta e non solo “ammirata”. Di nuovo, come accadde con le figurine, mio padre decise di fare tutto da solo: grazie all’aiuto di mia sorella Silvia riuscì a sviluppare nel tempo la tecnologia necessaria per realizzare dei perfetti fac-simile di questi preziosi tomi, che richiedono a volte fino a quindici passate di stampa. I fac-simile sono quindi fatti per essere toccati, sfogliati, vissuti. La collana si chiama “Impossibile” proprio perché raccoglie una serie di opere che neanche il più grande dei regnanti avrebbe mai potuto collezionare.
Il primo “Libro Impossibile” fu la copia della Bibbia di Borso d’Este, conservata nella Biblioteca Estense di Modena. Come ha sottolineato Umberto Eco in una delle nostre presentazioni, il fac-simile è più vero del tomo originale, paragonabile alla prima edizione stampata di un manoscritto. In più, in linea con l’amore viscerale di mio padre per l’Italia, la “Biblioteca Impossibile” racchiude le opere più preziose dei cataloghi dei grandi regnanti del Rinascimento italiano. Ma non solo. Ogni fac-simile è prodotto utilizzando unicamente maestranze italiane che utilizzano le stesse tecniche del ‘500. Solo per fare un esempio, colui che ha rilegato a mano il fac-simile della Bibbia di Borso d’Este è il figlio di colui che ha restaurato l’originale negli anni ’30.

I cinque fratelli Panini

Amore per il patrimonio artistico e culturale italiano, volontà di diffusione della cultura e sua condivisione, spirito di sensibilizzazione al Bello. La maggior parte delle aziende si impegna a inserire la cosiddetta responsabilità sociale nelle proprie strategie di marketing, mentre per Panini sembra essere una parte fondante del proprio DNA.
LU.P. E’ vero, la storia della nostra azienda ha dimostrato che il concetto di responsabilità sociale è innato dentro di noi, grazie ai valori che abbiamo sempre seguito. Il merito è della passione di mio padre per il Bello e per il suo amore per il nostro Paese, che lo ha portato a creare progetti editoriali che, come per le figurine, all’inizio apparivano davvero impossibili da realizzare.

Si tratta di valori che sono assolutamente coincidenti con quelli del FAI. Com’è nato l’incontro con la Fondazione e la decisione di sostenerne il lavoro?
LU.P. Nostro padre era un Delegato FAI. Durante le Giornate FAI di Primavera a Modena era sempre in prima linea per raccontare le storie culturali e artistiche della sua città. A guidarlo, come sempre, era il suo amore per l’Italia. Il FAI è sempre stata una passione, una grande coincidenza di interessi e di intenti. Dopo la sua morte, tutti noi abbiamo deciso di continuare questo percorso: nostra sorella Teresa è diventata Delegata FAI, mentre la casa editrice è diventata Corporate Golden Donor. Inoltre, abbiamo già realizzato un primo progetto con il FAI Scuola, seguendo il nostro obiettivo di divulgare nelle scuole la passione e l’amore verso l’Italia. Partendo proprio dai bambini, perché se non si crea questa sensibilità fin da piccoli, difficilmente si potrà crearne in futuro. Se infatti siamo abituati a vedere e sentire cose brutte saremo persone tristi, se siamo abituati a vedere e ad apprezzare le cose belle saremo persone più felici e più ben disposte verso gli altri. Per il futuro, la nostra idea è di collaborare con il FAI su progetti concreti, orientati alla scuola primaria, che rappresenta il momento in cui i bambini sono più aperti, più ricettivi, più disposti ad appassionarsi al Bello. Senza dimenticare poi la parte più “artistica” della collana “Mirabilia ITALIAE”.

L’attenzione di Panini verso la sensibilizzazione dei più piccoli si concretizza anche nell’altro ramo di attività della casa editrice: i libri per la prima infanzia.
LA.P. E’ proprio così. I nostri libri per i bambini da 0 a 8 anni nascono dalla convinzione che la lettura debba diventare qualcosa di quotidiano, una parte fondamentale della vita dei più piccoli, e non invece vissuta come una forzatura. Per questo i libri devono essere oggetti non solo da leggere, ma anche da toccare, calpestare… da vivere, insomma. Ci piace pensare che il primo libro che un bambino legge nella sua vita molto probabilmente sarà il nostro. Senza dimenticare il mondo dei ragazzi: quasi un ragazzino su tre scrive le proprie riflessioni e appunti sulla nostra agenda “Comix”, a oggi l’agenda più venduta in Italia, ricca di fumetti, allegria e divertimento.

Nella foto i cinque fratelli Panini: Maria Teresa, Lucia, Luca, Silvia e Laura.

Fonte: www.fondoambiente.it


Toni si lamenta e van Gaal lo sospende

25 novembre 2009

Nota di Pao: Sai che gli cambia, tanto non lo faceva giocare lo stesso…

°°°

Luca Toni sta pagando cara l’intervista rilasciata a Rai 3 e trasmessa ieri sera, nel corso della quale il giocatore ha parlato del suo difficile rapporto con Louis van Gaal e della volontà di lasciare il Bayern Monaco a gennaio. Il trentaduenne attaccante italiano è infatti stato sospeso dal suo allenatore.

Ieri il nome di Toni non compariva nalla lista dei convocati per l’ininfluente match di Champions League di questa sera contro il Maccabi Haifa e van Gaal aveva spiegato che era stato lo stesso attaccante a tirarsi fuori lamentando un infortunio. Oggi però la Bild spiega che “la poco felice” intervista concessa a Rai 3 ha spinto van Gaal a sospendere il giocatore.

“Da quattro mesi con van Gaal ho solo problemi, il nostro rapporto si è esaurito, vorrei tornare in Italia per segnare quei gol che mi potrebbero permettere di tornare nel giro della nazionale”, aveva detto Toni alla tv italiana. Il Bayern è quasi fuori dalla corsa agli ottavi di finale di Champions, terzo con 4 punti dopo 4 giornate nel Gruppo B alle spalle di Juventus (8) e Bordeaux (10), mentre in Bundesliga è solo settimo in classifica con 21 punti in 13 partite, a -6 dalla capolista Bayer Leverkusen.

Fonte: http://ilgiorno.ilsole24ore.com


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