Una facciata intelligente per la “casa rotante” iraniana

5 settembre 2014

in sintesi un articolo che leggo su Rinnovabili.it

Per ovviare alla notevole escursione termica tra le estati e gli inverni iraniani, i progettisti di Next Office hanno realizzato la Sharifi-ha House, una lussuosa casa dalla facciata intelligente.

A seconda delle esigenze climatiche o al piacere dei suoi occupanti, le tre stanze principali della Sharifi-ha House sono infatti in grado di ruotare di 90° rispetto alla facciata, rivelando terrazze e vetrate durante l’estate o chiudendosi in un guscio protetto completamente schermato durante l’inverno.

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Un libro: Prigioniera in Iran

18 novembre 2010

di Roxana Saberi

Ediz. Newton Compton – Pagg. 305 – € 14,90

La mattina del 31 gennaio 2009 quattro uomini fanno irruzione in casa di Roxana Saberi, brillante e coraggiosa giornalista americana di origini iraniane. La donna, in Iran per un’inchiesta, viene arrestata con l’accusa di spionaggio. Per undici giorni Roxana non può ricevere visite né fare telefonate, è completamente tagliata fuori dal mondo.

Dopo un processo lampo e a porte chiuse, definito “vergognoso” dai giornali di tutto il mondo, la reporter viene condannata a otto anni di reclusione, da scontarsi nel carcere di massima sicurezza di Evin, a Teheran. Solo a seguito delle numerose pressioni internazionali, in primo luogo di Amnesty International e di Human Rights Watch, la pena verrà sospesa in appello nel maggio del 2009.

Ora Roxana Saberi rompe il silenzio per descrivere al mondo la sua odissea e ripercorrere i momenti dell’arresto, della prigionia, del processo e del rilascio, intrecciando i suoi ricordi alle storie dei prigionieri con i quali ha diviso quei terribili giorni: donne, studenti, attivisti, ricercatori e accademici perseguitati dal regime iraniano.

http://www.ibs.it


Coelho racconta la fuga del medico che aiutò Neda

25 giugno 2009

Articolo aggiornato dopo la pubblicazioneLeggi i commenti

di PAULO COELHO e ARASH HEJAZI

Il mio miglior amico in Iran, un medico che mi ha mostrato la sua bellissima civiltà quando sono sta­to in visita a Teheran nel 2000, un uomo che ha combattuto una guer­ra nel nome della Repubblica isla­mica contro l’Iraq, che si è preso cu­ra dei soldati al fronte, che ha sem­pre difeso i veri diritti umani, lui è l’uomo che ha cercato di resuscita­re Neda colpita al cuore.

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Tarda sera di domenica, guardo il video di Neda. Mi sembra di ricono­scere Arash Hejazi ma preferisco non credere a ciò che vedo. Gli man­do un’email.

Domenica 21 giugno, ore 23
Caro Arash, ho bisogno di sapere dove sei, se le cose che vedo/leggo sono vere. So­lo dopo potrò prendere una posizio­ne io stesso — naturalmente seguen­do il tuo consiglio.
Con affetto
Paulo

Lunedì 22 giugno, ore 2,05
Carissimo Paulo, sono a Teheran. Il video dell’assas­sinio di Neda è stato girato da un mio amico e tu mi puoi riconoscere nelle immagini. Sono quello che cer­ca di salvarla, inutilmente. È morta tra le mie braccia. Scrivo con le lacri­me agli occhi. Ti prego di non divul­gare il mio nome. Ti contatterò pre­sto con maggiori dettagli.
Con affetto
Arash

A questo punto decido di inserire il video sul mio blog. Per il resto del­la giornata cerco di contattare Arash. A un certo punto, qualcuno ri­sponde al suo cellulare e si dice un «giornalista della Cnn ». Comincio a essere preoccupato.

Lunedì 22 giugno, ore 17,46
Caro Arash, finora, ancora nessuna notizia da te. Dopo la pubblicazione del video sul mio blog, sembra che si sia diffu­so in tutto il mondo, comprese cita­zioni sul New York Times, sul Guar­dian, National Review eccetera. Per­ciò ora la mia preoccupazione mag­giore è per te. Ti prego di rispondere a questa email dicendomi che stai be­ne, citando il nome della persona con cui abbiamo trascorso il Capo­danno del 2001, tanto per essere cer­to che sei tu a rispondere all’email. Non mi fido di questa persona della Cnn che risponde al tuo cellulare. Se non lo fai, potrei far sapere il tuo no­me alla stampa, così da proteggerti — la visibilità è l’unico espediente per stare sicuri, a questo punto. Lo so perché sono stato un prigioniero di coscienza. Se mi rispondi, a me­no di tue istruzioni diverse, smette­rò di assillarti, per il momento. La mia preoccupazione ora sei tu. E la tua famiglia.
Con affetto
Paulo
p.s. diversi amici hanno ricevuto in copia questo scritto

Martedì 23 giugno, ore 1,35
Carissimo Paulo, sto bene per ora. Non sono a casa mia. Non so della Cnn, il nome del­l’amico è Frederick. Con affetto Arash Martedì 23 giugno, ore 1,37 Carissimo Paulo, cercherò di lasciare il Paese do­mattina. Se non arrivo a Londra alle due del pomeriggio, significa che mi è capitato qualcosa. Fino ad allo­ra, aspetta. Mia moglie e mio figlio sono a (…). Il loro telefono: (…), la loro email (…). Ti prego di aspettare fino a domani. Se mi succede qual­cosa, ti prego di prenderti cura di mia moglie (…) e mio figlio (…). So­no là, soli, e non hanno nessun’al­tro al mondo. Con grande affetto, è un onore averti come amico
Arash

Un giornalista brasiliano, Luis Antonio Ryff, che aveva seguito la mia visita in Iran, riconosce Arash nel video e mi scrive per esserne cer­to. Glielo confermo, chiedendogli pe­rò di tenere segreto il nome. Ryff è d’accordo, nonostante si renda con­to che questo è uno scoop per lui. Vorrei ringraziarlo qui per la sua di­gnità.

Mercoledì 24 giugno, ore 13,55
Arash sbarca a Londra.
Fonte: www.corriere.it


un film racconta il Paese degli ayatollah (ed i suoi conflitti) dal punto di vista delle donne

17 marzo 2009

Le iraniane stanno meglio oggi che al tempo dello scià, anche se ora a essere peggiore è la situazione generale, senza differenze di genere», osserva l’attrice Fatemeh Motamed Aria. Una via di mezzo tra Anna Magnani e  Monica Vitti, è lei la vera star del cinema iraniano. A proposito della rivoluzione del 1979 ricorda che militava «nella sinistra e, anche se economicamente stavamo bene, la situazione politica era tragica». Un anno dopo la fine della monarchia, Saddam Hussein invase l’Iran. La pellicola Gilaneh, che sarà proiettata il 5 marzo al Festival Calendidonna Rosa di Persia a Udine, è ambientata durante quella guerra.

Che significato ha per lei questo film?

«Durante la mia carriera ho interpretato centoquindici personaggi, ma in realtà si è sempre trattato dello stesso ruolo: una donna in gamba che si destreggia con le difficoltà della vita quotidiana. Detto questo, per me Gilaneh è importante perché in questa pellicola della regista Rakhshan Bani Etemad e di Mohsen Abdolvahab abbiamo affrontato per la prima volta i problemi delle donne in guerra. È la storia d’amore tra un uomo e una donna durante la guerra che ha devastato la nostra società, distruggendo intere famiglie»

Quale prezzo hanno pagato le iraniane?

«Danno la vita e portano sulle proprie spalle il peso maggiore della guerra. Insieme ai loro figli, ai loro mariti, ai loro padri, queste donne hanno perso le loro stesse vite. Ma la guerra ha danneggiato tutti, diffondendo nella società una fragilità e una tristezza senza pari. E l’incubo non è finito con il cessate il fuoco del 1988: gli anni che seguono un conflitto sono ben peggiori del periodo in cui si combatte»

Qual è il messaggio di Gilaneh?

«Non è un film sulla guerra ma sulla pace e sulla sua importanza per il mondo. Penso che questo messaggio sia giunto a destinazione perché durante le proiezioni, anche negli Stati Uniti, in sala ho visto diversi spettatori in lacrime»

Lei non disdegna il teatro e ha messo in scena uno spettacolo traendo spunto dai versi «Qualcuno che non assomiglia a nessuno», in cui la poetessa Forrugh Farrokhzad annuncia la venuta di qualcuno migliore di noi e, secondo alcuni, dell’Ayatollah Khomeini. Che importanza ha per lei questa donna ribelle, scomparsa nel 1967?
«Nella nostra cultura la poesia è fondamentale, anche nelle conversazioni quotidiane, e mi capita spesso di citare i suoi versi. Era un’anticonformista e per questo i suoi versi non trovano spazio nei testi scolastici, mentre le sue raccolte di poesie sono in vendita nelle librerie. Avevo messo in scena uno spettacolo su questa poetessa per raccogliere fondi per l’associazione caritatevole Mehrafarin, facendo leva sui versi in cui Forrugh Farrokhzad invitava a essere generosi. Era una donna coraggiosa, diceva tutto quello che le passava per la mente e per certi versi assomiglia alla vostra Alda Merini: seppe rompere ogni tabù del suo tempo e per questo motivo non è considerata un buon esempio, né in Iran né in altri Paesi conservatori»

Fonte: Vanity Fair


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