Si vola in Friuli per il campionato italiano di parapendio

20 maggio 2013

fivl-logoNella più famosa località di volo libero del Friuli Venezia Giulia si svolgeranno i prossimi Campionati Italiani di parapendio dal 25 maggio al 1 giugno.

Meduno (Pordenone) per le sue condizioni aerologiche ideali tra monti e colline è apprezzata dai praticanti del volo senza motore, principianti ed esperti, ed è meta ogni anno di piloti italiani e stranieri. Per la formula “open” del campionato hanno già confermato la loro presenza più di 120 piloti di venti nazioni, mentre la lista d’attesa conta oltre 40 richieste d’iscrizione.

Per difendere il suo titolo italiano femminile sarà presente la friulana Nicole Fedele, neo campionessa europea e vincitrice, assieme al trentino Aaron Durogati, della Coppa del Mondo lo scorso gennaio, mentre il torinese Marco Littamé dovrà farlo in campo maschile. A loro si aggiungono la rosa di piloti papabili per un posto nel team azzurro che parteciperà il prossimo luglio ai mondiali in Bulgaria, in testa il trentino Luca Donini, vice campione del mondo in carica.

Per accogliere piloti ed accompagnatori gli organizzatori dell’associazione sportiva Valinis hanno mobilitato tutte le strutture ricettive nel comprensorio delle Dolomiti Friulane, teatro della manifestazione. Secondo le condizioni del tempo, saranno utilizzati il decollo sul Monte Valinis (1.101 m) sovrastante Meduno, o quelli nei pressi di Piancavallo, o quello del Monte Quarnan (1.180 m) sopra Gemona. Atterraggio ufficiale e centro operativo a Meduno.

Il campionato è articolato in sei giornate di gara, più una, la prima di ambientamento. L’Aeronautica Militare ha concesso uno speciale permesso per lo svolgimento dell’importante competizione in un sito di volo normalmente inibito all’aviazione da diporto e sportiva.

L’occasione è propizia per chi volesse provare l’ebbrezza di volteggiare in aria insieme ad un istruttore o apprendere i primi rudimenti del volo libero grazie ad un pacchetto turistico di tre giorni che prevede il soggiorno in hotel o agriturismo valido fino all’autunno.

a cura di Gustavo Vitali
Ufficio Stampa FIVL – Federazione Italiana Volo Libero
Foto > http://www.gustavovitali.it/pagine/comfivl/italiani-para-16-5-13.html

Per ulteriori informazioni sul CAMPIONATO ITALIANO di parapendio contattare Marco Zonca – 348 2868641- open2013 (AT) valinis-asd.it – Sito ufficiale


Nel linguaggio moderno non mi ci trovo…

6 febbraio 2013

So bene che alcuni di voi mi manderanno mentalmente affancucciolo, ;-) tuttavia l’altro giorno stavo leggendo un messaggio pubblico sulla bacheca FB di un altro Gruppo e mi sono ritrovato davanti una parola “moderna”: sxo

devo ammettere che ho avuto un’esitazione e solo leggendo il resto del messaggio ho capito che significava: spero

, ops, volevo dire Però:-D

così come è vero che sono fra quelli che anche negli sms cerca di utilizzare una forma corretta di scrittura, riducendo al minimo abbreviazioni (fantasiose o meno) ed utilizzo persino la punteggiatura, posso accettare (sospiro) certe forme di scrittura, ma solo nel giusto contesto ovvero passi il ragazzo che scrive ad un suo coetaneo, meno se tale scrittura è utilizzata fra adulti, tuttavia la trovo inaccettabile nel momento in cui si scrive in forma pubblica, tra l’altro in uno spazio occupato da persone di ogni età…

la scrittura è comunicazione e per essere tale deve essere facilmente comprensibile…

quale nota a margine, ma qui entra in gioco la mia età avanzata, :-( devo dire che trovo molto più faticoso intellettualmente doversi inventare (ed interpretare) un nuovo linguaggio piuttosto che usare quello che abbiamo…

ricordo il lungo commento di una lettrice adulta trovato sul Blog nel quale abusava di termini come: ke, kiama, qst, kiederci, avvkto…

vi garantisco che è strato uno strazio linguistico leggerlo, ma che ho anche impegnato maggior tempo del necessario, dovendo tradurlo di fatto in un italiano comprensibile …

Articoli correlati:

Il gipeto, questo sconosciuto

Perchè non parlare italiano agli italiani?


Ruzzle e le parole che non esistono…o forse si?

28 gennaio 2013

Non essendo un assiduo di Facebook, smartphone e  Applicazioni varie, ho scoperto casualmente l’esistenza di questo gioco simile allo storico Scarabeo.

Una volta attirata la mia attenzione ho cercato qualche informazione aggiuntiva e mi è caduto l’occhio su questo articolo, molto divertente per quel che mi riguarda, in quanto  mi capita di utilizzare parole sconosciute ad alcuni (talvolta molti) e che hanno portatol’altro giorno a parlare del gipeto… ;-)

Leggo infatti nell’articolo che c’è chi si lamenta: «Il gioco accetta parole che non esistono nella nostra lingua».

Se non fosse che la realtà è un’altra, poco felice a ben vedere, ovvero, come spiega Enrico Lanfranchi, responsabile delle redazioni lessicografiche di Zanichelli non è Ruzzle che sbaglia, ma sono i giocatori che conoscono poco l’italiano».

(Chissà se aiuterebbe parlare in italiano con gli italiani, piuttosto che abusare di terminologie straniere….)

Ruzzle dunque aiuta a diventare più colti?

Il responso arriva dall’Accademia della Crusca, ultima custode della lingua italiana: «Si può dire di sì. Ma a condizione che dopo la partita si vada a vedere sul dizionario il significato delle nuove parole scoperte».

°°°

Sconfortante leggere successivamente che:

Il nostro Paese, che si porta a casa la medaglia d’oro per numero di partire giocate al giorno (30 milioni), vanta infatti anche un altro primato: quello dei download di programmi che consentono di truccare il gioco. A questo punto viene da chiedersi: perché il gusto della vittoria supera la logica del fair play? Secondo Varriale, «chi ama giocare, ama vincere. E se i giochi hanno il giusto livello di difficoltà, tanto da non annoiare ma neanche frustrare, generano una competitività elevata. E quando la voglia di primeggiare è troppa e si ricorre a trucchetti». È il caso degli italiani che, a quanto pare, preferiscono vincere facile.

 


Frode alimentare: il pesto alla genovese inglese dichiara olio extra vergine e Grana Padano, ma contiene…

27 novembre 2012

un articolo di Anissia Becerra che leggo su Il Fatto Alimentare; suppongo che i consumatori di questo pesto, lo abbinino poi al Chianti svedese ottenuto con bustine Fai da te… 

Chi l’ha detto che l’Italia sia il paese delle bufale e delle frodi alimentari?

Anche all’estero non scherzano e spesso frodano i consumatori proponendo finti  “prodotti italiani” etichettati come se fossero

È successo qualche giorno fa:  un’allegra confezione di pesto al basilico, prodotto dall’azienda inglese Stark Naked Foods Ltd e presentata come una specialità a base di olio di oliva extravergine italiano e di Grana Padano dop, non ha retto alle indagini compiute in inghilterra dalla Suffolk Trading Standards.

Il pesto pseudo italiano è risultato essere a base di basilico israeliano, olio di girasole e formaggio lettone. Altro che condimento da favola per la “pasta squisita” degli inglesi…

 Andrew Wadge, responsabile scientifico della Food Standards Agency britannica, riporta nel suo blog che per questa frode alimentare, l’azienda produttrice è stata obbligata a pagare una multa di 23.500 sterline (pari a circa 29mila euro).

Sarà una coincidenza il fatto che il sito ufficiale della Stark Naked Foods Ltd risulti in costruzione e quindi inagibile?


Il progetto: “Il pesce italiano ha molto da dire”

21 novembre 2012

leggo su Sicurezza Alimentare

“Il pesce italiano parla”, e uno, “Il pesce italiano ha molto da dire”, sono i due messaggi chiave della campagna promossa dal governo e dall’Unione europea, nonché dal Fondo Europeo per la Pesca al fine di incentivare i consumi. Di vero pesce italiano.

La campagna che ha addirittura un sito in cui si illustrano tutte le varietà di pesce che si possono trovare sul nostro territorio.

Sul sito anche simpatici sketch in filmato, che parimenti illustrano la trota, il merluzzo, il persico reale, nonché crostacei, in un format tipo sit-comedy con i due pescivendoli che sono costretti a entrare nella vita di tutti i giorni degli avventori.


Da Torino al Veneto per difendere il titolo di campione di parapendio

20 luglio 2012

Sotto l’egida della Federazione Italiana Volo Libero, dal 27 luglio al 2 agosto a Borso del Grappa (Treviso) l’Aero Club Montegrappa ospiterà i Campionati Italiani di parapendio, evento inserito nel calendario della Federazione Aeronautica Internazionale.

Il centro operativo della manifestazione è posto presso l’atterraggio ufficiale Garden Relais in località Semonzo, mentre i decolli utilizzati saranno quelli di Cima Grappa e Rubbio (Vicenza), davanti alle colline di Marostica.

L’area di volo comprende la pedemontana veneto-friulana le alpi e prealpi venete fino a Feltre (Belluno). Entro questa vasta area e secondo le condizioni meteo della giornata, il direttore di gara deciderà i percorsi delle task. Se ne disputeranno, tempo permettendo, sei, una per giorno,
mentre la giornata d’apertura sarà dedicata all’ambientazione dei partecipanti.

Oltre 150 richieste di adesione, massimo numero ammesso, compresa una agguerrita pattuglia di piloti provenienti da Austria, Germania, Repubblica Ceca, Sud Africa, Francia, Grecia, Polonia, Turchia, Giappone, Ucraina, Russia e Romania, grazie alla formula open della gara.

La giornata tipica prevede l’imbarco sulle navette per raggiungere il decollo alle 8,30, un briefing di sicurezza verso le 11, subito seguito da quello meteo, e i decolli dei piloti verso mezzogiorno. La chiusura avviene approssimativamente dopo le 17, quando i piloti consegnano il proprio GPS
all’organizzazione per scaricare le tracce a conferma del corretto aggiramento dei punti salienti del territorio, detti boe, che contrassegnano il percorso di gara, un po’ come avviene nelle regate veliche.

Dalle tracce dei GPS si evincono le classifiche: assoluta, che tiene conto dei risultati di tutti i piloti in gara, quella sport per le vele meno performanti, la femminile e quella per club. Le classifiche finali sono determinate dalla somma dei risultati delle singole giornate di gara.

Premiazione giovedì 2 agosto ore 19, dopo l’ultima manche. L’uomo da battere è il campione in carica Davide Cassetta, torinese, in forza all’associazione Baratonga Flyers come pilota ed alla Polizia di Stato come professione.

Importante è l’utilizzo dal live tracking, un dispositivo per il tracciamento in tempo reale del percorso, obbligatorio per tutti i piloti in gara. Queste apparecchiature hanno funzioni di sicurezza, in quanto gli organizzatori sanno dove si trova il pilota in ogni momento, ed anche di spettacolo, perchè il pubblico può seguire le fasi della gara sui maxi schermi in atterraggio e via web.

Tra le iniziative di contorno alla manifestazione, va segnalato l’intrattenimento per accompagnatori, mogli e figli dei piloti. Mentre questi sono in volo, per chi attende a terra l’organizzazione ha pensato a gite in piscina, passeggiate e visite ai musei e chissà cos’altro si inventeranno.

a cura di Gustavo Vitali – Ufficio Stampa FIVL (AeCI-CONI) – Federazione Italiana Volo Libero – 335 5852431 – skype: gustavo.vitali – vitali.stampa (AT) fivl.it

Foto > clicca QUI

per ulteriori informazioni contattare: Cesare De Pieri – 348 4755706 – fax 178 2239947 (numero gratuito) – Alessandro Olin – 333 6648808 – skype: alessandromontegrappa
info (AT) aeroclubmontegrappa.it  – http://www.trofeomontegrappa.it/


14 – 22 luglio: n volo nei cieli di Carnia per il eleggere il campione di deltaplano

6 luglio 2012

Ultimi preparativi a Gemona (Udine) ed in altri comuni della Carnia per ospitare dal 14 al 22 luglio la 38.a edizione dei Campionati Italiani di deltaplano, il più importante evento di volo libero che abbia mai toccato il Friuli.

Si prevede una presenza di circa 100 piloti da tutta Italia e, grazie alla formula Open della competizione, anche dall’estero, da dove sono giunte le adesioni di nazioni come Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Scozia, Ucraina, Germania, Svizzera e Russia. Tra gli Italiani saranno presenti Alex Ploner, Christian Ciech ed Anton Moroder, rispettivamente campione, vice campione mondiale e campione italiano in carica, ed i membri della squadra nazionale che lo scorso anno ha conquistato il titolo mondiale per l’ennesima volta.

Il programma della manifestazione, organizzata dalle associazioni Volo Libero Friuli, Volo Libero Carnia e Ali Libere Gemona con la discesa in campo oltre cinquanta volontari, prevede di usare, a seconda delle condizioni meteo dei sette giorni di gara, i decolli posti sul monte Cuarnan (1372 m), sopra Gemona, e sul monte Val Secca (1900 m) presso Crostis, Ravascletto.

Da qui i piloti voleranno nei cieli della Carnia, con possibilità di sconfinare in Slovenia, Veneto ed Austria prima di raggiungere gli atterraggi ufficiali a Bordano, Cercivento o Enemonzo.

Infatti, nel volo libero sono le condizioni del tempo e l’aerologia locale che determinano i percorsi di gara, lunghi talvolta oltre i 200 km, contrassegnati da punti salienti del territorio, detti boe. I mezzi sfruttano come motore le correnti d’aria ascensionali, visto che non sono
dotati di altro propulsore.

Vince chi chiude il percorso nel minor tempo, raggiungendo e confermando le boe tramite GPS, scaricando le tracce dei quali si determinano le classifiche. Presso gli atterraggi ufficiali, nel
web e sulle TV locali il pubblico potrà seguire le fasi delle gare grazie ad un altro strumento, il Live Tracking, trasmettitore satellitare installato a bordo del deltaplano e che svolge anche una importante funzione di sicurezza perchè l’organizzazione conosce l’esatta posizione del mezzo in qualunque momento.

L’evento è inserito nel progetto “Gemona, città dello sport e del ben stare” con il coinvolgimento di numerosi comuni della Carnia, sarà affiancato da attività collaterali con momenti di intrattenimento, di gastronomia e di cultura, chioschi, piscina ed animazione per i bimbi.

a cura di Gustavo Vitali – Ufficio Stampa FIVL (AeCI-CONI) Federazione Italiana Volo Libero
Tel. 335 5852431 – skype: gustavo.vitali – vitali.stampa (AT) fivl.it

Foto: http://www.gustavovitali.it/pagine/comfivl/delta-gemona-2012.html

Per ulteriori informazioni contattare l’Ufficio Stampa del Campionato Italiano deltaplano:
Barbara Valla – 0521 831079 – 338 5823373 – skype: barbara.valla – barbara (AT) artistisenzanome.it


Io insisto, perchè non comunicare in italiano con gli italiani?

29 giugno 2012

Non sono contrario a priori all’utilizzo di termini stranieri che magari possono essere intraducibili in italiano e/o scomodi da utilizzare, tanto più in certi ambiti lavorativi, e capisco bene la decisione del Politecnico di fare le lezioni in inglese, anche se ci sarebbe da dire sulla qualità dell’insegnamento (e dell’apprendimento) durante le scuole medie e superiori che mettono molti fuori gioco in partenza.

(Che gioia sentire Beppe Severgnini a Quelli che il calcio esprimersi contro quelli che usano ed abusano di termini inglesi, quando c’è il vocabolo in italiano… :-) )

Ieri mi raccontava la Silvietta, che è costretta ad imparare l’inglese (sempre utile) per comunicare con i suoi colleghi inglesi; vero anche che dall’Inghilterra non fanno tanto così per migliorare le comunicazioni con la sede italiana, non dico sforzandosi in egual maniera per imparare un pò d’italiano, ma ignorando di fatto anche ogni richiesta di parlare in inglese, ma lentamente.

Così come è vero che ci sono aziende di Bergamo dove il Purchasing Manager mi invia lInquiry e chiede la risposta Asap… e quando arriva l’ordine scopri che l’imballo è Not required, che l’ordine è Approved by questo e quello … e che in ogni caso l’azienda è Certified (cosa questa che non vuol dire nulla, come ben sappiamo) ;-)

Scrive Beppe Severgnini:  L’abuso della lingua inglese in campo economico/finanziario fa ridere tutti: meno gli interessati.

Ecco la traduzione di alcuni vocaboli con equivalenti italiani attuali, comprensibili ed efficaci.

assessment = valutazione // brand = marchio // brainstorming = scambio d’idee // competitor = concorrente // long, short term = lungo, breve termine // meeting = riunione // stage = tirocinio // workshop = laboratorio

Torno tuttavia sul mio solito pallino ovvero sull’abitudine che vede politici & simili, utilizzare sempre più terminologia straniera per (non) comunicare con i cittadini. Il che fa danni due volte, sia perchè per l’appunto non si riesce a capire di che cosa si stia parlando, sia perchè sempre più parlano un cattivo inglese, senza neanche saper parlare un buon italiano.

Detto questo, resta il fatto che la maggior parte dei politici italiani ha carenze imbarazzanti nella conoscenza delle lingue straniere … (Mastella docet: ai em parlamentari europei) ed allora non so se ridere o piangere leggendo questo titolo sul sito del comune di Milano:

Coworking all’Urban Center – Il coworking al centro del dibattito – “Milano sia no tax area per start up

successivamente si legge: “… ridurre i  costi di gestione individuali, scambiando know-how e competenze pur mantenendo un’attività indipendente.”

Non credo di essere particolarmente rompipalle affermando che si poteva benissimo scrivere “conoscenze” al posto di know how  …

D’altro canto tempo fa ho sentito il Presidente dell’Accademia della Crusca sollevare le medesime obiezioni, facendo riferimento ad User (Utente?), password e via dicendo; e  se poi guardiamo al di fuori dei nostri confini, scopriamo che il mouse gli spagnoli lo chiamano raton, i tedeschi maus, i francesi souris e gli italiani… mouse. :-D

Divertente leggere su un Forum l’esempio citato da un utente:  se uno per dirmi “sono svenuto” mi dice “ho crashato” non va tanto bene

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Qualche giorno fa ho preso all’Esselunga l’ultimo numero di News (Traducibile con Notizie o Notiziario?) e già in copertina ecco che si comincia: si parla infatti di Estate e di Food. Food? Ovvero cibo o alimentazione? ;-) A questo punto perchè non scrivere Summer & Food?

Andiamo avanti nella lettura. Ecco che si parla di Happy drink e Cocktail. Nel riquadro che parla degli attrezzi del mestiere per la prepazione di questi drink, si parla di spremiagrumi, frullatori e centrifughe.

Poi si arriva alle ricette spiegate in dettaglio e scopro che si deve mettere il ghiaccio nel Blender (miscelatore?) … successivamente versare il tutto nel Tumbler (questa la so: bicchiere senza stelo) … ed in un’altra preparazione bisogna mescolare con il bar spoon (bar è…bar :-) e spoon è cucchiaio).

Divertente quanto ho letto nell’articolo sulle albicocche (in inglese Apricot, capirete presto perchè indico la traduzione) ed ecco che scopro che è a base di albicocca la glassa impiegata per lucidare o apricottare le torte.

Apricottare?

Tra un pò il pane sarà tomatizzato (in italiano: pomodorizzato) per preparare la bruschetta?

Certo che poi anche la pubblicità ci mette del suo quando lo slogan di uno stuzzichino di formaggio è: Ready to cheese?

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Leggo su una rivista un breve articolo sulla protesta delle prostitute spagnole nei confronti dei banchieri e nel quale si evidenziano le modalità di lavoro e rischi connessi.

Il sottotitolo è composto di tre brevi frasi:

Dalla protesta anticrisi delle escort (prostitute? accompagnatrici?) spagnole alle nuove leggi sui condom (profilattici? preservativi?) a New York. A Calcutta si tiene il raduno mondiale dei Sex Workers. (lavoratori del sesso?)

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Uscendo per un attimo dall’abuso di terminologia inglese, un piccolo aneddoto: Al posto di giochi erotici ormai è diffuso l’uso del termine Sex Toys, e vabbè, tuttavia l’altro giorno in un romanzo letto da qualcuno che non è addentro all’argomento SexToys, era presente il termine Dildo che volendo potrebbe essere tradotto in vibratore in modo che la maggior parte delle persone capisca al volo.

Ed infatti potrete capire che quando è arrivata la domanda: Ma tu sai cos’è un dildo? si sia poi creato un attimo di imbarazzo….

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Un aiuto a sostegno delle mie tesi mi arriva da un recente articolo di Maurizio Caprino:

Pensate a un’iniziativa come lo scontone Eni, dichiaratamente (e giustamente) nazionalpopolare, tanto che ha avuto il volto di Rocco Papaleo. Vi aspettereste che il sito dell’Eni metta in bella evidenza l’elenco dei distributori che aderiscono all’iniziativa.

E invece no: l’elenco c’è, ma per consultarlo dovete andare sul sito di Riparti con Eni e cliccare sul misterioso bottone “Station finder”.

Il significato di questa frase sarà ben noto agli uomini del marketing Eni. Ma ai vecchi del paese di Papaleo?

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Ieri stavo leggendo un articolo del direttore di Sorrisi & Canzoni sul concerto Italia Loves Emilia ed ecco che fra parentesi trovo la sua domanda: perchè non chiamarlo l’Italia Ama l’Emilia? Appunto…

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Chiamala Bring the food se ti va, ma se vuoi comunicare con la massa, devi farti capire al volo da tutti quanti

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Nei giorni scorsi ho scritto ad un sito, circa un loro comunicato:

….nel caso queste notizie siano destinate anche al normale pubblico e non solo agli addetti ai lavori, mi chiedo perchè non renderle immediatamente comprensibili evitando terminologie straniere che possano metttere in difficoltà i lettori; mi riferisco nello specifico a questo passaggio: “…hanno concluso che si tratti di un outbreak endogeno….”.

Outbreak? Dubito fortemente che si tratti di un termine intraducibile in italiano, così come il risk management che troviamo più avanti nell’articolo.

Non sono contrario a priori all’utilizzo di termini stranieri che magari possono essere intraducibili in italiano e/o scomodi da utilizzare, tanto più in certi ambiti lavorativi, tuttavia viviamo in un Paese i cui abitanti spesso non sono in grado di leggere/scrivere correttamente in italiano, cosa questa della quale ho conferma leggendo i vari commenti dei miei lettori e che è stata confermata in più occasioni da statistiche a dir poco inquietanti.

Dopo qualche giorno ho ricevuto la risposta, sicuramente gradita, ma tutto sommato mi dà da pensare, infatti se siamo arrivati al punto che se non sai tradurre un termine lo lasci così e via andare.

Cerchiamo di solito di tradurre gli inglesismi, se ci è sfuggito- e ci sfugge qualcosa- ci dispiace, anche se in certi casi -confesso- non è facile tradurre.

Nello specifico, su outbreak ho qualche difficoltà: “scoppio”?, “epidemia”? forse focolaio è la parola giusta. anche se mancando una tradizione di traduzioni, a  volte e per la fretta – come di questi giorni, in cui per vari motivi abbiamo dovuto sospendere le pubblicazioni, non si trova immediatamente il corrispettivo. In altri casi, soprattutto quando i neologismi sono importati da altre esperienze, la cosa è ancora più faticosa. ma rileviamo il punto e cerchiamo di migliorare

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A Codice a barre un funzionario dell’Autorità garante che, in merito ai Contratti truffaldini di Luce & Gas, parla della possibilità per il consumatore dello Switch in back. Chiamarla Operazione di rientro? ;-)

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Mi scrive un amico che deve fare un corso per imparare a dare feed back; sostanzialmente come correggere i collaboratori senza offenderli evidenziando il loro comportamento e mai la loro persona! bah!!!

Mi chiedo…potremmo anche dire:  Come migliorare le relazioni personali? Come gestire i conflitti relazionali?

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In una trasmissione televisiva, la conduttrice ha dato la linea ad un esperto di Corporate Management con il quale ha poi parlato del Convenience Food…; fortunatamente si tratta di una trasmissione dedicata ai consumatori, ai quali spiegare come risparmiare sulla spesa.

D’altro canto chiunque di noi vada a fare la spesa al super cercherà i Convenience Food … (si parlava infatti, di cibi pronti, comodi ma spesso poco convenienti…).

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Sempre peggio e neanche commento quanto leggo oggi in una mail ricevuta in azienda: “….CNA Milano Monza e Brianza è lieta di invitarLa alla presentazione gratuita del workshop S.Y.T: SHINE YOUR TALENT…

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Ricevo una comunicazione dalla Traco: La viabilità della Valtellina sarà nelle prossime settimane rallentata [...]. TNT Express Italy ha predisposto un contingency plan per minimizzare gli eventuali impatti. Va da sè che il termine era perfettamente traducibile in Piano alternativo.

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Ecco arrivare una confezione speciale di caramelline TicTac della Ferrero: le Weekly pack special edition che tra l’altro costano ben 142,9 €/kg. E pensare che sono composte al 95% da zucchero! Certo che a chiamarle Edizione speciale – Confezione settimanale, avrebbero perso fascino…

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Io sarò un rompipalle, tuttavia non è accettabile vedere le città tappezzate da queste pubblicità.

A meno che la Fiat tappezzi Londra di immagini della Panda con scritto: Fai guidare il tuo corpo ;-)

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Alcuni giorni fa stavo cercando alcune informazioni sul sito di un vettore ed ho notato, oltre al Track and Tracing :-( e la sezione Download anche quella Fuel Surcharge.

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Fedele alla mia linea di pensiero spiegata inizialmente, accetto il Download, perchè alla fine è il termine più usato e, nonostante tutto, facilmente comprensibile da chiunque navighi sul web; ho alcune perplessità su Track and Tracing (si poteva anche scrivere: segui la tua spedizione) , ma francamente trovo che la sezione Fuel Surcharge sia assurda in quanto assolutamente traducibile con Supplemento carburante, perchè alla fine di questo si tratta: I cambiamenti nei prezzi dei carburanti hanno portato ad incrementi nei costi dell’industria di trasporto, rendendo necessaria l’introduzione di un supplemento carburante variabile denominato Fuel Surcharge Indicizzato.

A questo punto, perchè non tradurre in inglese anche il termine Indicizzato?

Notare che nel testo si parla per l’appunto di Supplemento carburante variabile….

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l’altro giorno ero dietro ad un autobus quando l’occhio mi cade (non faccio apposta…  ) su questa pubblicità e francamente, a prescindere dall’utilizzo del termine inglese, mi chiedo anche che ci azzecchi il termine EXCITING (eccitante, emozionante) nel contesto ….

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siamo seri, ma che vuol dire: da oggi Milano è ancora più exciting?

Per la nascita duna nuova concessionaria, poi?

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Sto guardando un servizio di Matteo Morichini a Tg2 motori, si parla della Ford Kuga TDCI. Davanti al giornalista ci sono due possibilità. Utlizzare la pronuncia italiana della sigla ovvero Ti Di Ci I oppure quella inglese: Ti Di Si Ai … ed infatti dice: Ti Di Ci Ai … poca cosa, non casca il mondo, tuttavia è un segno dell’impreparazione linguistica…

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Parte lo spot, vediamo glorificare la bellezza del territorio italiano, e poi arriva questa immagine e relativo messaggio: Italia. Land of quattro…

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Land of Quattro?

Oltre a sembrare una presa in giro (prima inneggi all’Italia e poi mi metti il messaggio in italo-inglese?)  ogni volta che vedo questo spot, io penso alla LAND…ROVER ;-)

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Faccio parte di quella generazione che si sentiva dire: “dopo Carosello si va a letto” e ci si andava,“senza se e senza ma”.

Dubito fortemente che alle nuove generazioni possa interessare questa che altro non è che un’operazione per raccogliere pubblicità, tuttavia mi chiedo se fosse indispensabile scivolare una volta di più nell’uso ed abuso di termini stranieri?

Perchè chiamarlo “Carosello reloaded”?

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Spaghetti Coop 100% Italia: la pasta che garantisce un prezzo equo agli agricoltori

26 giugno 2012

in sintesi un articolo di Francesca Avalle e Valentina Murelli  che leggo su Il Fatto Alimentare

Dal mese di aprile chi fa la spesa alla Coop trova sullo scaffale la pasta 100% Italia.

Il nome è una dichiarazione esplicita di provenienza, carica di significato avallato dalle sigle di tre operatori ben conosciuti nell’agro-alimentare italiano: Coop, Lega Coop e Coldiretti ( la più importante associazione del mondo agricolo nazionale).

Il nuovo marchio è frutto di un progetto di co-imprenditorialità che vede coinvolti tutti gli attori della filiera produttiva: gli agricoltori, i produttori e la catena distributiva.

Il grano duro utilizzato viene coltivato in Sicilia e conferito al pastificio Cerere del Consorzio agrario lombardo veneto, situato in provincia di Enna.

Si tratta di una filiera cortissima, con origine, produzione e distribuzione tutte italiane, certificata dall’ente CSQA.

Il ruolo di CSQA è duplice perchè certifica anche  il prezzo equo e garantito agli agricoltori, definito come “Valore condiviso”. Questo è un elemento fondamentale nell’ambito della sostenibilità, insieme all’aspetto sociale e ambientale.

Il prezzo pagato agli agricoltori è uno degli aspetti critici del comparto cerealicolo. «Il problema principale è costituito dalla volatilità dei listini delle materie prime sul mercato internazionale.

Alcuni anni può andare bene, ma in altri, come nel 2009, i prezzi del grano duro erano molto bassi, e hanno creato grande criticità per i produttori.

Per questo motivo negli ultimi anni si cerca di siglare accordi di filiera iper limitare la volatilità dei prezzi. L’iniziativa della pasta 100% Italia va proprio in questa direzione».

Ma come viene definito il prezzo equo?

«Dipende dal tipo di grano prodotto – spiegano i responsabili Coop. Noi chiediamo materia prima di alta qualità, selezionata e ricca di proteine e garantiamo la copertura dei costi di produzione più un giusto riconoscimento, formando così un prezzo minimo garantito».

L’aspetto veramente innovativo dell’operazione (e anche unico nel suo genere) non è l’accordo di filiera, ma la certificazione da parte di un terzo esterno, che aiuta a tutelare l’azienda agricola. Si tratta di una tendenza interessante, anche se per il momento parliamo di uno spicchio di mercato piuttosto ristretto, considerato che l’obiettivo per il marchio 100% Italia è raggiungere in un anno 15.000 quintali di pasta.

L’intenzione è di continuare con  la farina 00 e altri alimenti, auspicando che  il format prenda piede anche in altri settori dell’agro-alimentare come quello dell’olio, del vino e dei formaggi.

Oltre che di filiera corta e il prezzo equo, i comunicati ufficiali parlano anche di qualità e sicurezza. Sul fronte qualità è da valutare positivamente l’elevato tenore di proteine, pari a 13,5 grammi per etto.

Per quanto riguarda la sicurezza, Claudio Mazzini, della Direzione qualità di Coop Italia, precisa che «anche per questo prodotto stabiliamo un limite massimo di eventuali contaminanti, come micotossine o residui di agrofarmaci, pari al 50% in meno rispetto ai limiti consentiti per legge».

Il prodotto si rivolge a un consumatore attento agli aspetti etici della produzione e si colloca in una fascia elevata (0,90 € per 500 g) ovvero il del 50% in più rispetto alla normale pasta Coop (0,61 € per 500 g) (vedi tabella).


Attenzione al Registro del mercato nazionale

25 ottobre 2011

Ricevo e pubblico

°°°

Recentemente, alcuni associati ci hanno segnalato di aver ricevuto, a mezzo posta, una comunicazione da parte di un non meglio identificato “Registro del Mercato Internazionale”.

Il Registro del mercato nazionale invita le imprese ad aggiornare i propri dati aziendali in database e registri in internet. La CNA consiglia però di leggere molto attentamente anche le clausole in piccolo.

Nella lettera in questione si parla, in maniera generica e ambigua, di “rilevazione dei dati commerciali – censimento 5/2011 – N° registro: 2125.458348″. Il modulo allegato riporta già i dati aziendali del destinatario, generalmente con qualche errore (inserito appositamente!), e contiene l’invito a correggere, utilizzando l’apposito spazio, i dati diversi da quelli della “registrazione originale

Bisogna però fare molta attenzione in quanto il modulo nasconde, in realtà, una vera e propria proposta contrattuale a pagamento: come viene specificato nel modulo, la sottoscrizione dello stesso vale infatti come ordine di pubblicazione dei dati aziendali nel citato Registro del Mercato Nazionale su Internet.

L’inserzione pubblicitaria ha durata minima di tre anni (oltretutto automaticamente prorogati per un ulteriore anno, e così via, qualora entro tre mesi dalla scadenza non si comunichi formale disdetta a mezzo raccomandata!) ed è assai onerosa (il costo è di ben € 1.271,00 annuali!).

L’ordine è irrevocabile, salvo invio di lettera raccomandata entro 10 giorni dall’ordine, in relazione al quale fa fede il timbro postale (la busta di spedizione però non viene timbrata, essendo l’affrancatura a carico del destinatario).

Anche se, tecnicamente, non può parlarsi di vera e propria truffa, perché ciò che si accetta firmando il modulo è in realtà specificato (ancorché solo in fondo al foglio e in caratteri piuttosto piccoli…), il meccanismo descritto rappresenta comunque una forma di pubblicità ingannevole, visto che l’ambiguità con cui è strutturata l’offerta è chiaramente mirata a celarne la reale natura onerosa.

Sono numerose le organizzazioni e imprese che spediscono ripetutamente alle aziende  moduli ingannevoli con la richiesta di aggiornare, apparentemente gratis, i propri dati presenti in banche dati e registri compilando e rispedendo un apposito modulo.

“Solamente nel testo a carattere più piccolo è scritto che il firmatario si obbliga a versare un importo annuale per l’iscrizione. Questi metodi sono al limite della legalità, per questo suggerisco di leggere attentamente tutto il testo prima di accettare un’offerta apponendo la propria firma”.

Se l’imprenditore ha sottoscritto erroneamente il documento, è consigliabile disdire immediatamente il contratto per rispettare perlomeno i termini di scadenza, e successivamente informare il proprio legale.

Imprenditori e imprenditrici possono denunciare alle autorità competenti eventuali attività commerciali ingannevoli e aggressive telefonando al numero verde 800 166 661 o inviando all’Autorità garante della concorrenza e del mercato una lettera contenente tutte le informazioni necessarie.

L’indirizzo è: Autorità garante della concorrenza e del mercato, Piazza G. Verdi, 6/A – 00198 Roma.

Raccomandiamo pertanto a tutti gli associati di IGNORARE LE EVENTUALI COMUNICAZIONI RICEVUTE.

Chi avesse invece, per errore, già sottoscritto e inviato il modulo, può eventualmente rivolgersi all’Area Legale dell’Associazione per ottenere indicazioni sul da farsi.

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