Parmigiano Reggiano le etichette e le diciture che indicano la qualità. Diffidare dalle imitazioni

4 giugno 2012

Considerando le varie operazioni di sciacallaggio di cui si ha notizia in questi giorni, non mi si vorrà dire che non ci siano personaggi senza scrupoli che cerchino di inserirsi nelle iniziative a sostegno dei caseifici danneggiati … truffando noi consumatori, sulla pelle dei terremotati; ritengo sia utile leggere questo articolo di Roberto la Pira che leggo su il Fatto Alimentare:

Il Parmigiano Reggiano nella versione terremoto, sarà nei prossimi giorni venduto con un bollino speciale dalla Coop, e da altri supermercati e caseifici per sostenere le aziende danneggiate.

E’ importante ribadire che si tratta di formaggio  uguale a quello commercializzato sino ad ora.

Non sono previste svendite o riduzioni di prezzo perchè il formaggio deve rispettare le regole del disciplinare DOP, e non possono essere vendute forme difettose o danneggiate. Il disciplinare  prevede che le  forme difettose  e danneggiate siano classificate come scarti e destinate ad altre lavorazioni  (formaggio fuso, prodotti  lattiero caseari di minor valore senza alcun marchio).

L’altra possibilità per le  forme che hanno superato i 12 mesi di stagionatura, e sono state classificate come  di  seconda categoria, per qualche piccolo difetto, è la marchiatura  come Parmigiano Reggiano Mezzano.

Ecco una legenda con i marchi  a fuoco impressi sulla superficie esterna,  le diciture presenti sulle confezioni e i loghi riconosciuti che caratterizzano il prodotto.

Parmigiano Reggiano  di prima categoria:è un formaggio con una struttura della pasta  compatta, idoneo ad affrontare la stagionatura. Si può consumare sia a tavola sia nelle preparazioni gastronomiche come formaggio grattugiato. Le forme sulla superficie esterna hanno i contrassegni di origine (scritta a puntini e placca di caseina) e il marchio ovale impresso a fuoco ( vedi foto).

Le confezioni al dettaglio devono avere sull’etichetta il logo del Parmigiano Reggiano nero (vedi foto).

Parmigiano Reggiano Mezzano di seconda categoria. E’ il nome attribuito al formaggio con  alcuni difetti di lieve o media entità nella struttura della pasta e/o sulla crosta. Il prodotto  non presenta  alterazioni organolettiche. Si  consiglia il consumo come formaggio da tavola.

Le forme  hanno  il marchio ovale impresso a fuoco con la scritta “Parmigiano-Reggiano”, ma si distinguono perchè la superficie esterna presenta solchi paralleli  indelebili. Le confezioni al dettaglio devono avere sull’etichetta il logo del Parmigiano Reggiano nero con la scritta verde “MEZZANO”( vedi foto).

Sbiancato è il termine utilizzato per indicare il formaggio di terza categoria  classificato come “scarto”. Si tratta di un prodotto con molti difetti sopraggiunti durante la stagionatura. Non può essere venduto come Parmigiano Reggiano.  Il marchio impresso a fuoco sulla crosta viene eliminato dalla superficie esterna (vedi foto)  e il prodotto viene destinato ad altre lavorazioni industriali.

La dicitura Parmigiano Reggiano Extra o Export  viene marchiata a fuoco sulle forme e si trova anche sulle etichette del    prodotto   in vendita (vedi foto).

La classificazione viene  assegnata solo alle  forme che sono state esaminate dagli esperti del consorzio  una seconda volta dopo  almeno 18 mesi di stagionatura e vengono  indicate come “scelte”. Si tratta del prodotto più selezionato, in  genere proposto ad un prezzo superiore e destinato anche  all’esportazione.


L’importanza delle sigle DOP, IGP e STG

25 ottobre 2011

“Diffondere tra i giovani la conoscenza delle produzioni agroalimentari italiane di qualità ed, in particolare, di quelle a Denominazione di Origine Protetta (DOP), Indicazione Geografica Protetta (IGP) e Specialità Tradizionale Garantita (STG)”.

Così Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), spiega l’obiettivo dell’opuscolo “L’importanza delle sigle DOP, IGP e STG” realizzato dall’Unione in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e che è stato spedito a 7.305 scuole medie inferiori del Paese.

Oltre alla realizzazione dell’opuscolo -prosegue Dona- il progetto educativo ha previsto l’inserimento sul sito della nostra Unione di un questionario formulato sotto forma di gioco interattivo, allo scopo di verificare la conoscenza dei consumatori sull’argomento.

“Infine -conclude il Segretario generale dell’UNC- è previsto un concorso al quale gli studenti possono partecipare attraverso la realizzazione di un elaborato (slogan pubblicitario, manifesto illustrato, fumetto, gioco, cruciverba, ecc.) che attesti le loro competenze acquisite in materia al fine di indirizzarli verso scelte consapevoli che difendano anche il nostro immenso patrimonio alimentare”.

Il termine per la presentazione degli elaborati scadrà il 30 novembre 2011. Saranno assegnati 3 premi (uno per ogni anno di corso) che consisteranno in un “buono vacanza” per tre persone (viaggio e soggiorno per 2 notti) a Eurodisney – Parigi.

Articolo correlato: Le nuove linee guida per Dop e Igp


I prodotti ecologici – Cinque bollini a confronto

15 giugno 2011

Leggo su Il Portale dei Consumatori

Eu Ecolabel

Marchio europeo di qualità ecologica istituito nel 1992. L’etichetta attesta che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale nel suo intero ciclo di vita. Può essere assegnato a 21 gruppi di prodotti. Le licenze Ecolabel attualmente valide in Italia sono 263 per un totale di 9.788 prodotti/servizi etichettati, distribuiti in 16 gruppi merceologici.

Fsc (Forest Stewardship Council)

È un’associazione senza fine di lucro creata nel 1993 per iniziativa di Greenpeace e di altre associazioni ambientaliste. Il marchio Fsc identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. È l’unico standard che include insieme questi tre criteri nelle pratiche di gestione forestale.

Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification)

Nasce come risposta dell’industria al sistema di certificazione Fsc e si pone come alternativa ad esso, ritenuto inadeguato dalle aziende. Il Pefc è un sistema di certificazione che nasce dall’esigenza dei proprietari privati di disporre di uno strumento flessibile e rispondente alla necessità di attuare una gestione ecologicamente appropriata, ma anche economicamente valida.

100% Energia Verde       

Marchio di qualità, rilasciato dalla fondazione Reef (Re-energy Foundation) che garantisce che l’elettricità risponde a requisiti ecologici e di trasparenza. Il marchio accetta solo le rinnovabili, prodotte in Italia, a basso impatto ambientale (sono escluse l’idroelettrica ottenuta dalle grandi dighe e quella dalle biomasse che deriva dai termovalorizzatori) e controlla la trasparenza dell’intera filiera energetica partendo dal produttore di energia rinnovabile, passando per la società elettrica che la distribuisce fino all’azienda che la utilizza per i propri cicli produttivi.

Sustenaible cleaning  

Brevetto per la pulizia sostenibile promosso dall’Aise, l’associazione internazionale dei produttori di saponi, detergenti e prodotti per la manutenzione, e in Italia da Assocasa. La presenza del logo su un prodotto significa che è stato fabbricato da un’azienda che dà particolare rilevanza alla sicurezza delle persone, all’eco-compatibilità e a tutti gli altri aspetti di sostenibilità, basati principalmente sugli standard ambientali ISO 14000.


Lotta all’agro-pirateria siglato l’accordo Acta, che però non protegge le nostre Dop e Igp

16 dicembre 2010

Mentre i politici e alcune Confederazioni agricole nazionali si accaniscono su una legge per l’indicazione in etichetta dell’origine delle materie prime che non potrà mai trovare applicazione, si è appena persa una grande opportunità di contrasto ai fenomeni di agro-pirateria che colpiscono il “Made in Italy”.

Il 15 novembre 2010 è stata pubblicata la versione consolidata dell’Accordo commerciale per la lotta alla contraffazione (“Anti-counterfeiting trade agreement”, Acta) sottoscritti dall’Unione Europea con gli Stati Uniti e altri nove Paesi (Australia, Canada, Giappone, Corea, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore e Svizzera).

L’Accordo mira a completare l’Accordo Trips (“Trade related intellectual property rights” del1994), che garantisce la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in tutti i Paesi aderenti all’Organizzazione mondiale del commercio.

Grazie al nuovo Accordo, nei casi di contraffazione dei marchi (®,™)o di violazione dei diritti di autore (©), le autorità dei Paesi firmatari potranno: sottoporre i responsabili a processo penale, imporre il risarcimento dei danni ai titolari dei diritti lesi e procedere alla distruzione dei prodotti contraffati.

La questione più controversa riguarda la natura dei diritti da tutelare: alcuni Paesi, a partire dagli USA, insistono per limitare la protezione internazionale ai soli marchi registrati e ai diritti d’autore; l’UE ha invece sollecitato invano l’estensione della salvaguardia a favore delle indicazioni geografiche come le Dop e le Igp.

Agro-pirateria e “Made in Italy”

Il problema interessa particolarmente l’italia visto che l’agro-pirateria colpisce il “Made in Italy” per un valore complessivo stimato di circa 60 miliardi (il triplo delle nostre esportazioni). Non si tratta di imitazioni dei marchi aziendali (se non in minima parte), ma di contraffazione delle indicazioni geografiche famose in tutto il mondo come il Prosciutto di Parma o l’Aceto Balsamico di Modena. Un caso tipico e quello del Parmigiano Reggiano al punto che alcuni Paesi come gli Stati Uniti e l’Australia hanno persino provato a legittimare il “Parmesan” in sede di “Codex Alimentarius”….

Continua la lettura qui > Lotta all’agro-pirateria siglato l’accordo Acta, che però non protegge le nostre Dop e Igp | Il Fatto Alimentare.


Consumer International: bad company awards 2009

7 dicembre 2009

Il Consumer International (CI) Bad Company Awards evidenzia un comportamento irresponsabile da parte di alcuni dei marchi leader nel mondo, richiamando l’attenzione su questioni legate ai diritti dei consumatori negli ultimi 12 mesi.

Per contrassegnare l’azione intorno ai colloqui cruciali del cambiamento climatico a Copenaghen, gli Awards 2009 sono concentrati interamente sul greenwashing aziendale.

Le quattro Bad Company vincitrici del premio nel 2009 sono:

Audi:
Per una ampia campagna pubblicitaria TV e Internet, che sembra affermare che la sua Audi A3 TDI può essere considerata a ‘diesel pulito’ ed è amichevole per l’ambiente come la bicicletta o il bus.

BP:
Pubblicamente parla del suo impegno a favore delle energie rinnovabili, pur continuando ad investire massicciamente in combustibili fossili.

easyJet:
Per persistente pubblicità rendendo dubbio che volare con easyJet non è più dannoso per l’ambiente come guidare una vettura ibrida.

Microsoft:
Per la pubblicità della nuova versione ‘verde’ di Windows con una diffusa campagna, ma i consumatori vengono incoraggiati ad aumentare le loro emissioni di anidride carbonica consigliandoli ad acquistare un nuovo computer per questo sistema opertivo.

E un premio speciale va a:
‘CO2 è verde’:
Una nuova organizzazione sostenuta da alcune imprese chiave nel settore dei combustibili fossili negli Stati Uniti, sostenendo che aumentando i livelli di CO2 è positivo per l’ambiente.

Perché Greenwashing?
Greenwashing (una combinazione di ‘verde’ e ‘ripulito’) è un termine abusato per descrivere la prassi delle imprese nelle loro false politiche ecocompatibili. Questa sfida il diritto essenziale dei consumatori ad essere informati e solleva dubbi sulla questione di fiducia, e la responsabilità.

Mala Cibus Currunt appoggia pienamente gli sforzi genuini della società a rispettare l’ambiente a cercare alternative sostenibili alle pratiche commerciali ad alta intensità di CO2. Siamo, tuttavia, fortemente critici ad ogni tentativo di esagerare l’impatto di tali iniziative verdi nel tentativo di fare appello alla coscienza ambientale dei consumatori.

Sembra che molti dei più grandi emettitori di gas serra del mondo pensano di poter coprire le proprie tracce sporche strombazzando il loro lato ‘verde’ attraverso regimi di lucida pubblicità e PR. Non solo, questo comportamento può indurre in errore il consumatore, che spesso viene incoraggiato a spendere soldi inutilmente.

Fonte:
http://www.43zero58.com


Quei marchi così poco eco-disciplinati

26 novembre 2009

Nota di Pao: Trovo ironico il fatto che in Italia la TNT abbia aderito* al Progetto10x10 di Quattroruote con il quale ci si impegna a ridurre del 10% le emissioni di CO2 dei veicoli e poi in Inghilterra sia inserita nella lista dei più cattivi in assoluto.

* Vedi >
http://www.quattroruote.it/eco10x10/azienda_tnt.cfm

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Rimandati a settembre, o forse addirittura bocciati. Questa dovrebbe essere la sorte scolastica di molte aziende inglesi, che dimostrano un atteggiamento ancora troppo poco collaborativo nelle proprie politiche ecologiche.

Secondo una ricerca britannica (promossa da Marketing magazine e Brand Republic, con la collaborazione di ENDS Carbon e l’Università di Edimburgo) dal titolo Brand Emissions che ha coinvolto 600 marchi, molti hanno ancora politiche ambientali lacunose e non pubblicano nemmeno i dati riguardanti le emissioni di gas serra. Ma non c’è limite al peggio e c’è chi addirittura, in tempi di allarme climatico, è riuscito ad aumentare le proprie emissioni di CO2.

Gli insufficienti, a vari livelli, sono circa i due terzi dei marchi più noti che sono molto lontani dall’obiettivo governativo del 2020 di ridurre le emissioni del 20 per cento rispetto al 1990.

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Tra i più attenti all’ambiente troviamo Tesco, T-Mobile, Dell, BMW, Eurotunnel, Accenture, Standard Chartered, Ericsson, KPMG, AMD, mentre tra coloro che dimenticano di pubblicare le informazioni ci sono Google, McKinsey e Amazon.

Per ben 320 delle aziende osservate, tra cui Porsche, Harvey Nichols e McDonald’s, non è stato registrato alcun proposito di ridurre le proprie emissioni inquinanti. Inoltre 122 brand, tra cui Barclays, Sky e eBay, sono riusciti addirittura ad aumentare i propri gas serra nel corso del 2008.

Infine ci sono i più cattivi in assoluto, tra cui Acer, Juniper Networks, Billabong International, Finnair, Premier Inn, Costa, Gossard, Aegon, Unisys, TNT, ovvero quelli che sono riusciti nel duplice obiettivo di innalzare le emissioni di anidride carbonica e di non avere alcun proposito di cambiare.

Fonte: www.corriere.it


Pillole dal web

27 agosto 2009

Le voci di corridoio circolavano già da mesi. Un computer made by Nokia? L’annuncio ufficiale è arrivato oggi (24 agosto): si chiamerà Booklet 3G. La compagnia finlandese si lancia così a pieno titolo nel mercato dei pc, e mira a farsi spazio facendo leva sulla sua esperienza più che ventennale nel settore della telefonia.

Continua a leggere “Booklet 3G: L’esordio Nokia nel mondo dei pc”

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Dayuma è un villaggio nella provincia orientale dell’Ecuador, una delle regioni più povere e più remote della foresta amazzonica. Quella di Orellana è la più giovane provincia dell’Ecuador, con un territorio molto vasto che si estende dalla capitale, Puerto Francisco de Orellana (comunemente detta Coca), fino al Peru.

Continua a leggere “Wireless low cost contro la povertà in Amazzonia: lo realizzerà un team torinese”

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Non c’è proprio pace per il servizio Google Street View che semina scompiglio in tutti i paesi nei quali viene introdotto. Vi avevamo raccontato che il servizio aveva generato mugugni in vari paesi, tra i quali la Grecia. Adesso alla black list si è aggiunto anche il governo svizzero. La FDPIC, acronicmo per Swiss Federal Data Protection and Information Commissioner, ovvero l’autority sulla privacy locale, accusa il gigante di Mountain View di non essersi adoperata abbastanza per garantire la sicurezza della privacy dei cittadini svizzeri.

Continua a leggere “Google Street View semina scompiglio”

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Sarà che la green economy è anche la nuova frontiera del fare soldi. Sarà che essere eco oggi è chic tanto quanto “fare network ed essere open” (sic). Sarà pure che si devono sciacquare la coscienza in business più limpidi. Sarà insomma quel che sarà, ma alcuni dei brand più global del pianeta hanno deciso di mettersi assieme, e almeno questa volta non per fare cartello ma per condividere e diffondere idee sostenibili.

Continua a leggere “Tutti insieme ecologicamente”

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Fonte: www.wired.it



Alimenti avariati, perchè non si fanno i nomi?

4 agosto 2009

Nei giorni scorsi, dopo l’ennesimo sequestro di alimenti avariati che, se immessi sul mercato, potrebbero causare problemi a noi consumatori, una volta di più mi sono chiesto (come molti altri), perchè non si facciano i nomi delle aziende e/o marchi coinvolti, in modo da permettere al consumatore di scegliere con cognizione di causa il prodotto da acquistare e, tanto più, eliminarlo se presente in dispensa.

Ho ritenuto più corretto chiedere a chi ne sa più di me, piuttosto che azzardare delle ipotesi, anche se ciò che pensavo si è dimostrato corretto.

Pubblico quindi la risposta gentilmente inviatami (nonostante il periodo vacanziero) da Malacibus.

Per quanto riguarda i nomi o marchi delle aziende coinvolte nei sequestri, occorre attendere gli accertamenti penali delle persone implicate. Bisogna anche attendere gli esiti di laboratorio di eventuali analisi richieste dalla magistratura per avere la certezza e il tipo di reato.

Sotto questo punto di vista la legge è garantista, e non permette la comunicazione di nomi o marchi alla stampa o ai cittadini fino ad indagini concluse, va da sè che per situazioni di grave pericolo per la salute pubblica, la comunicazione è invece immediata.

Concludendo, la stampa nazionale da eco a notizie che allarmano i consumatori e i cittadini, senza poi occuparsi del seguito, ossia la chiusura di una notizia parziale, funzione di solito relegata alla stampa locale di dove si è verificato il fatto, a beneficio dunque di una piccola parte dell’opinione pubblica.

La nostra mission è anche questa, cioè, cercare di ottenere informazioni utili ai consumatori il più complete possibili, ma il velo di omertà che copre grandi interessi economici, pubblicitari e anche politici, è estremamente compatto e difficile da perforare.

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In chiusura devo dire che considerando i tempi biblici della giustizia italiana e, come giustamente osservano gli amici di Malacibus, il fatto che la stampa non dia mai seguito alla notizia iniziale, va da sè che noi consumatori saremo sempre all’ultimo gradino della scala. Insomma, ci dobbiamo arrangiare da soli ed a questo punto la microinformazione dei Blog ed il passaparola credo siano fondamentali per tutelarci.


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