Fracking: nemico del clima e bolla speculativa

17 settembre 2014

ambiente (1)un interessante articolo che leggo su Rinnovabili.it il cui contenuto naturalmente non sarà recepito da chi ha il potere di prendere decisioni in merito.

D’altro canto meglio pensare ai profiti immediati che alle perdite di domani…

Meglio sfruttare il più possibile il pianeta che ci ospita e chi se ne frega dei problemi che lasceranno alle prossime generazioni.

* * *

Con il fracking non si va da nessuna parte: è nemico del clima e causerà una bolla speculativa. È quello che dicono, con argomentazioni piuttosto solide, studi che hanno segnato il dibattito recente sulla politica energetica degli Stati Uniti e i relativi impatti sul clima.

La politica climatica di Obama si è basata finora soprattutto sulla sostituzione del carbone con il gas naturale. Sembrava una mezza rivoluzione, ma oggi pare che, invece, non sia così. Diversi fattori hanno tratto in inganno gli economisti con scarso interesse per le questioni ambientali.

Infatti la rapida diffusione della fratturazione idraulica ha portato a un iniziale boom delle riserve di gas naturale, cresciute a dismisura, e ad un proporzionale crollo dei prezzi.

Molti impianti a gas hanno soppiantato le ormai obsolete centrali a carbone, e gli Stati Uniti si sono fregiati del merito di aver iniziato con il piede giusto la transizione verso le energie pulite e il taglio delle emissioni (la strategia energetica prevede di arrivare ad un -30% rispetto al 2005 entro il 2030).

Non solo: questa marcia a tappe forzate fuori dall’era del carbone aveva anche l’obiettivo dichiarato di raggiungere l’indipendenza energetica tramite l’estrazione del metano.

In uno dei suoi discorsi durante la campagna per la rielezione, nel 2012, il presidente aveva affermato: «Abbiamo scorte di gas naturale che possono bastare alla nazione per cento anni, e la mia amministrazione metterà in campo ogni possibile misura per sviluppare questa energia in sicurezza».

La rivista Forbes, però, ha presto lanciato l’allarme per la diffusione incondizionata del fracking, più che altro criticando l’amministrazione Obama che ha pensato prima di tutto a fare del gas naturale uno strumento di politica estera.

Infatti, esportando la maggior parte delle risorse estratte sul patrio suolo, Obama sta cercando di pestare i piedi a Putin, in un tentativo di spostare ad occidente il baricentro dell’Europa, che si rifornisce per buona parte attraverso i gasdotti russi.

Inoltre, il governo americano ha offerto a diversi paesi l’assistenza tecnica per avviarli al fracking nei rispettivi confini: India, Cina, Indonesia, Sud Africa e Messico hanno accettato l’offerta.

Intanto, però, sono cresciuti i mal di pancia dei cittadini statunitensi, specialmente in quei luoghi più densamente urbanizzati nei pressi dei quali le trivelle sconquassavano il terreno.

La protesta ha prodotto studi, documentari, ricerche. È venuto fuori che esisterebbero legami fra queste pratiche di estrazione e i terremoti, e che le falde acquifere venivano inquinate da cocktail di sostanze chimiche vietate dal Safe Drinking Water Act – dal rispetto del quale il fracking è stato esentato – e iniettate sotto terra.

Poi si è scoperto che le fuoriuscite di metano dai giacimenti, se prendono la via delle tubazioni dell’acqua potabile, possono generare getti d’acqua infiammabile dai rubinetti delle case.

 (Guarda il video nel quale si mostra la “presenza” del gas nella falda acquifera ovvero al rubinetto)

Se invece il gas si disperde in atmosfera, contribuisce in proporzione molto più della CO2 al riscaldamento globale. Rendendo gli sforzi di Obama contro il global warming una lotta contro i mulini a vento.

Il biochimico Bob Hogwarth, professore di Ecologia e biologia ambientale alla Cornell University, sostiene che sia impossibile ridurre a zero le fuoriuscite di metano.

Un suo studio sostiene che circa il 4-8 per cento del gas ottenuto si perde in atmosfera. Che è parecchio. Abbastanza, si spinge a dire lo scienziato, per rendere il fracking più dannoso del carbone per il clima.

Dopo aver subito numerosi attacchi da parte dell’industria, ed essere tacciato di attivismo e di pseudoscienza, Howarth ha pubblicato i dati, che sono risultati sostanzialmente inoppugnabili.

Il problema sarà presto anche economico: una ricerca del geologo canadese David Hughes ha evidenziato che la produttività dei pozzi da fracking cala, in media, dell’85% dopo tre anni.

Ecco perché è necessario continuare a investire in trivellazioni. Altrimenti il prezzo del metano salirebbe alle stelle, così come salirà non appena cominceranno ad esaurirsi molti giacimenti. A questo punto esploderà la bolla speculativa che oggi sta sostenendo chi scommette sul fracking.

La posizione del governo adesso è cambiata: il gas da fracking sarà solo un ponte verso una energia pulita ottenuta da fonti rinnovabili, che al momento, purtroppo, non sono ancora abbastanza sviluppate.

Guarda caso, la causa del rallentamento nello sviluppo di solare ed eolico va di pari passo con il crollo dei prezzi del gas, dovuto all’esplosione del fracking.

Inoltre, una volta costruiti gasdotti e impianti per il trattamento del metano, sarà più difficile decidere di abbandonare la sua estrazione in favore del solare o dell’eolico.

Senza contare che si è già formata una lobby del fracking, che ha rimpiazzato quella del carbone e che non sarà facile da dissuadere dai suoi propositi.

Basti pensare che Michael Levi, esperto di energia del Council of Foreign Relations, ha stimato che se vogliamo abbandonare il gas naturale entro il 2020 dobbiamo azzerare gli investimenti adesso. Sulla stessa linea le conclusioni tratte da un team di 14 compagnie, agenzie governative e università riunitesi a Stanford nel 2013.

La tesi dell’analista Joe Romm, che ha riportato gli esiti dello studio, è disarmante: «Da un punto di vista climatico la rivoluzione dello shale gas è stata pressoché irrilevante, nonché uno spostamento massivo di risorse economiche che si sarebbero potute destinare allo sviluppo di fonti carbon-free».

* * *

guarda anche il trailer del film “Energized”


Fare il pieno del metano con il self? “Sarebbe” possibile, ma…

1 settembre 2014

pollice giùin sintesi un interessante articolo di SicurAuto che una volta di più conferma di come questa italietta riesca a complicare ogni cosa…

In Italia ci sono più distributori di gas metano per autotrazione che in Germania ma il self service non presidiato resta intrappolato nella solita burocrazia all’italiana.

Il Decreto ministeriale del 31 marzo 2014 sul metano che avrebbe dovuto regolamentare  e spingere il self service nelle stazioni di rifornimento di metano e GPL si è rivelato un labirinto da cui è possibile uscire solo grazie ad una fantomatica scheda elettronica di riconoscimento obbligatoria su cui però non si sa ancora niente.

La prima domanda che sorge spontanea è perché da noi le cose vengono fatte sempre nel modo più contorto possibile?

Appare subito assurdo obbligare gli stessi automobilisti che per anni hanno fatto benzina a tutte le ore con solo qualche cartello esposto che obbliga a spegnere il motore e a tenere il cellulare lontano dall’erogatore, a seguire ora un corso sul rischio d’incendio che li abilita al possesso di una carta identificativa per rifornirsi di GPL o metano.

Inoltre, non è ancora chiaro chi debba rilasciare questa scheda elettronica e quale sarà la sua validità con eventuali annessi costi per i consumatori.

 


Opel richiama le Zafira C alimentate a metano

25 agosto 2014

attenzioneÈ stato pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un richiamo relativo alle Opel Zafira C Alimentazione Metano prodotte tra nel corso degli anni 2012, 2013 e 2014.

Difetto: Adattatore valvola riempimento serbatoio a rischio frattura.

Per maggiori informazioni riguardo a questo richiamo, cliccate qui

Fonte: SicurAuto.it


Bombole metano in composito: il Ministero dei Trasporti fa marcia indietro

21 agosto 2014

gplin sintesi un interessante articolo che leggo su SicurAuto e ne consiglio la lettura integrale se hai un’automobile con queste bombole, ma resta una lettura interessante per tutti in quanto dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, di come questa italietta navighi a vista in un mare di burocrazia…

La vicenda nasce dal fatto che: Secondo la più recente normativa europea ECE ONU 110 le bombole in materiale composito tipo CNG4 (anziché in acciaio) garantiscono un ciclo di vita di 20 anni e non necessitano di sostituzione dopo 4 anni, come invece prevede la più vecchia e burocratica normativa italiana (vedi circ. 3171- MOT2/C del 19-09-2005) che non fa alcuna distinzione fra bombole in acciaio o in composito.

Non mi ha certo stupito leggere poi che: si è poi appreso che tale normativa europea, che prevede solo un controllo visivo delle bombole dopo 4 anni, non è stata mai recepita dall’Italia, che autonomamente continua ad applicare la propria procedura di “riqualificazione periodica” delle bombole.

Con l’obbligo di revisione di bombole che invece non dovrebbero essere smontate a quanto pare si è creato un danno alle stesse rendendole insicure, al punto che taluni distributori si rifiutavano poi di effettuare il rifornimento. Un paradosso causato dalla burocrazia.

Mercedes Benz Italia, coinvolta in prima persona dai clienti incolpevoli ed irritati, ha precisato che l’eventuale smontaggio e rimontaggio (per revisione) delle bombole in composito, danneggerebbe le relative valvole, dunque tale procedura, prevista dalla attuale normativa italiana, secondo la Casa tedesca, è assolutamente da evitare.

Leggo poi che Mercedes Benz Italia si è attivata predisponendo azioni  che prevedono la sostituzione integrale delle bombole a titolo gratuito (sulle B 170/180 ce ne sono ben 5) da effettuarsi presso la rete di assistenza Mercedes.

Per questa operazione i clienti pagano solo il costo della mano d’opera (circa 500 euro) che comunque sarebbe stata a loro carico anche in caso di normale sostituzione bombole dopo i 4 anni.

Con tale procedura eccezionale le vetture interessate superano le problematiche connesse alla prima revisione bombole così come concepita in Italia.

Ma come giustamente scrivono su SicurAuto:  Cosa accadrà fra altri 4 anni, in occasione della seconda revisione? Questo nessuno lo ha spiegato, almeno fin’ora.

Per ora, una circolare della Direzione Generale Motorizzazione Civile, Prot. 17355 del 4-08-2014  informa gli enti preposti ai controlli, che la prima revisione delle bombole di tipo CNG4 che equipaggiano gli autoveicoli, al momento è sospesa.

La circolare precisa altresì che “Resta salva la facoltà, a cura e responsabilità del costruttore del veicolo, della sostituzione delle bombole dello stesso tipo o con bombole previste in fase di omologazione del veicolo”.

A questo punto, gli utenti interessati farebbero bene a non fidarsi troppo della burocrazia nostrana e, come suggerisce realisticamente “Metanoauto.com”, sarebbe cosa saggia viaggiare con la copia della suddetta circolare nel cassetto portaoggetti della propria vettura.

 

 


I nuovi incentivi auto? Andranno a chi l’auto se la sarebbe comprata lo stesso

5 maggio 2014

ev Mitsubishi-iMiEV-ZEM2Alldi Maurizio Caprino

Piano con gli entusiasmi: la ripresa degli ecoincentivi statali, prevista per il 6 maggio, non ci cambierà la vita, né dal punto di vista ambientale né da quello della ripresa del mercato dell’auto.

Certo, al ministero dello Sviluppo economico si sono dati da fare per aggiustare il tiro per evitare che anche quest’anno i fondi restino inutilizzati.

Ma non avevano grossi margini di manovra per eliminare l’incrocio di due vincoli che sinora ha reso inutile la misura: la prevalenza dei fondi riservati alle aziende su quelli accessibili ai privati cittadini e la tagliola per le aziende, che dei fondi possono fruire solo nell’improbabile caso in cui abbiano da rottamare un vecchio veicolo.

Sono vincoli presenti nella legge istitutiva degli incentivi, concepita nel 2012 (in pieno governo Monti, con spread a 500) con una dote finanziaria scarsissima. Se si fossero concepiti incentivi con meno vincoli, i soldi sarebbero finiti in pochi minuti.

Poi però al ministero si sono accorti che così le risorse destinate alle aziende non potevano essere spese e a fine 2013 hanno provato a far passare emendamenti alle legge, ma senza successo.

Così non hanno potuto fare altro che cambiare quel poco che la legge vigente consentiva di modificare. Sostanzialmente, hanno allargato la fetta per i privati che comprano vetture con emissioni di CO2 fino a 95 g/km.

Tradotto in pratica, significa incentivare in modo apprezzabile solo le auto elettriche, quelle ibride e quelle a metano, cioè le uniche in grado di restare dentro questa soglia di emissioni.

E anche le uniche le cui vendite sono già in crescita senza bisogno di incentivi, perché l’offerta di nuovi modelli (partendo dall’assortimento desolante che c’era fino a pochissimi anni fa) viene ampliata dalle case automobilistiche.

Tanto che il fascicolo di Quattroruote appena uscito in edicola dedica alla crescita dei modelli a metano uno dei suoi articoli principali (e non è solo perché c’è da presentare al pubblico la nuova Audi A3 a metano, su cui gli investimenti pubblicitari del costruttore sono interessanti per una rivista specializzata, tanto da far meritare a questo modello la copertina).

E, come spiega chiaramente il mensile, le case automobilistiche non hanno certo ampliato l’offerta per andare dietro agli incentivi italiani, ma per uscire il più possibile indenni dai futuri limiti alla CO2 fissati dalla Ue.

Dunque, si vanno a incentivare acquisti che già la gente stava facendo spontaneamente. Difficilmente si attireranno altri clienti, per ragioni un po’ pratiche (il metano comporta ancora sacrifici nei bagagliaio ed è poco reperibile in alcune zone) e un po’ economiche (elettriche e ibride hanno ancora prezzi da sballo rispetto a vetture tradizionali di pari caratteristiche, quindi ci vorrebbero contributi statali ben più consistenti).

Così anche il numero di auto “ecologiche” fatto entrare in circolazione non cambierà di molto rispetto a quello che sarebbe stato senza incentivi.

Alla fine, si rischia che l’unico effetto tangibile sia la corsa al bonus statale da parte di chi magari l’auto l’avrebbe comprata verso fine anno e ora anticipa l’acquisto per approfittare della disponibilità degli aiuti pubblici, destinati ad esaurirsi in pochi mesi.

Quindi, i concessionari faranno fatica nell’immediato ad evadere gli ordini, tornendo a girarsi i pollici tra qualche mese. E il consuntivo di fine anno non si discosterà di molto da quello che sarebbe stato senza incentivi.

 


Auto ecologiche: al via il nuovo gruppo d’acquisto

30 aprile 2014

carleggo su Altroconsumo una notizia che ritengo interessante e se questo Gruppo d’Acquisto darà gli stessi risultati di quello per l’acquisto di Luce & Gas, ci sarebbe da aderire al volo … potendo. :-(

Ecostameno è il gruppo d’acquisto che risponde alle esigenze di chi, come te, è stufo di utilizzare un’auto a benzina o diesel e vuole optare per una scelta più sostenibile ed economica.

In pratica si tratta di una caccia al prezzo migliore per l’acquisto di un’auto ecologica: elettrica, ibrida, a Gpl o a metano.

Aderire al gruppo d’acquisto permette un vantaggio che è in primis economico, perché in genere lo sconto che si ottiene grazie al potere di acquisto della comunità è piuttosto consistente.

Perciò, come è già avvenuto con il gruppo d’acquisto dell’energia, vale la regola che più siamo e più possiamo risparmiare. Altroconsumo si preoccupa di trattare con concessionari e produttori le tariffe migliori per l’acquisto di auto ecologiche.

Le automobili coinvolte, tutte a basso impatto ambientale, sono scelte tra quelle uscite meglio dai nostri test e sono garantite anche sul piano della sicurezza (tutte hanno superato i crash test Euro Ncap). Parliamo dei modelli ecologici venduti da alcune delle principali case automobilistiche come Opel, Renault e Toyota.

Puoi aderire al gruppo d’acquisto fino al 31 luglio: ti basta inserire i dati richiesti sul sito di Ecostameno, indicare quale automobile preferisci e, una volta che sapremo quanti siamo, ti diremo qual è il prezzo finale.

A quel punto sarai tu a valutare l’offerta e decidere se concludere o meno l’acquisto. L’adesione è gratuita, senza impegno ed è aperta anche a chi non è socio Altroconsumo.

 

 


In Lombardia, se rottami poi acquisti, non paghi il bollo per 3 anni

4 marzo 2014

un articolo che leggo su Rinnovabili.it che ben si abbina alla promozione che ho ricevuto l’altro giorno per la Yaris ibrida, con uno sconto del 18% … se non fosse che non è il momento di tirare fuori soldi, con l’aria che tira…

Ho fatto due conti; il risparmio sul carburante l’ho stimato in 300 €/anno e quello per il bollo 180-200 € all’anno (per 3 anni), ma poi aumenterebbe quello assicurativo (stimato in 400 € per il primo anno, incluse le polizze aggiuntive, che ora non ho, vista l’età della Toyota) e quindi non se ne esce. Insomma, vorrei, ma non posso.

* * *

Vecchia auto addio. In Lombardia, con la rottamazione e l’acquisto di un veicolo meno inquinante è possibile essere esentati dal pagamento della tassa automobilistica regionale per i successivi tre anni.

A stabilirlo è una delibera della Giunta Regionale, intenzionata a perseguire politiche ben precise per la difesa della qualità dell’aria e la lotta all’inquinamento atmosferico e fedele a quanto stabilito dal Piano Regionale degli Interventi per la Qualità dell’Aria in merito al rinnovo dei veicoli più inquinanti.

Al beneficio di esenzione del pagamento del bollo possono accedere sia i privati cittadini, automaticamente e sulla base dei dati in possesso degli uffici regionali, sia i contribuenti che svolgono attività economica e presentino apposita dichiarazione (“sull’adesione al beneficio – si legge nella delibera della Giunta Regionale - e sulla conformità alle disposizioni comunitarie in materia di aiuti di Stato in regime de minimis”).

La delibera della Giunta Regionale stabilisce anche le caratteristiche tecniche che devono avere i veicoli in questione: quelli da rottamare, possono essere autovetture oppure autoveicoli per il trasporto merci con massa inferiore a 3,5 tonnellate, entrambe le tipologie appartenenti alle classi emissive Euro 0 (benzina o diesel), Euro 1, Euro 2 ed Euro 3 diesel.

Quelli da acquistare, invece, possono essere veicoli destinati al trasporto di persone (massimo 8 oltre al conducente) o di merci (con massa non superiore a 3,5 tonnellate), ma con alimentazione bifuel doppia alimentazione (benzina/GPL o benzina/metano), ibrida (benzina/elettrica), a benzina con classe emissiva Euro 5 o superiore, oppure a gasolio, ma con classe emissiva Euro 6.

Secondo quanto stabilito dalla delibera, che potrebbe diventare una vera e propria best practice buona pratica da seguire anche in altre regioni d’Italia, l’esenzione dal pagamento delle tre annualità di imposta avrà decorrenza dal mese di immatricolazione del nuovo veicolo acquistato in seguito alla rottamazione di quello vecchio più inquinante, che potrà in questo modo essere opportunamente avviato al riciclo.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 191 follower