Il metano in austostrada: accordo fra regioni per una rete capillare

16 aprile 2013

Perché gli automobilisti si convincano a passare ad alternative più pulite di mobilità è necessario che possano contare su infrastrutture di rifornimento capillari.

Nasce con questo obiettivo l’accordo di sviluppo della rete di distribuzione metano per autotrazione sulla rete autostradale del Nord Italia.

Il progetto, che prevede l’implementazione dei punti di erogazione ed individua le aree di servizio per l’installazione, è reso possibile dalla collaborazione di 4 regioni e associazioni del settore.

Nel dettaglio  l’amministrazione piemontese tramite il proprio assessore al Commercio, Agostino Ghiglia, è stata la prima a siglare l’intesa che vede nel dettaglio anche il coinvolgimento dell’Emilia-Romagna, della Liguria e della Lombardia oltre ad AISCAT (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori), Unione Petrolifera e Legambiente.

Insieme questi enti dovranno promuovere politiche integrate di sviluppo dell’offerta di carburanti eco-compatibili che attualmente può già contare su 30 aree di servizio metanizzate su 460. nel dettaglio, in Piemonte gli impianti a metano sono 76 su un totale di 1400.

Fonte: Rinnovabili


Le prime impressioni sulla Fiat Panda 0.9 Twinair Natural Power a metano

13 marzo 2013

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo

La nuova generazione di Fiat Panda metano è stata lanciata sul mercato italiano nell’ottobre 2012. Non trattandosi di un’auto nuova, però, la Fiat non si è dovuta adeguare alla direttiva UE, che rende obbligatorio montare in fabbrica l’ESP in tutti i nuovi veicoli dal novembre 2011.

Perciò continua a far pagare di più per la sicurezza: l’ESP e l’assistente di frenata sono opzionali e vengono forniti solo a pagamento (340 euro). Così come anche gli airbag laterali, che sono opzionali. Il motore da 900 cc a 2-cilindri turbo offre prestazioni discrete e garantisce consumi ridotti.

Molto scattante quando i giri del motore sono elevati. La nuova Panda impiega mediamente 10 secondi per accelerare da 60 a 100km/h. Il motore non è completamente ottimizzato per funzionare a metano: 5 CV in meno del motore a benzina.

Anche se Fiat utilizza un albero di equilibratura per ridurre la vibrazione interna, nell’abitacolo sono percepibili ugualmente le vibrazioni a qualsiasi numero di giri. Questo fattore sarebbe tollerabile se non fosse accompagnato da un ronzio, ogni volta che si preme l’acceleratore, al di sotto dei 3.000 giri del motore.

Il cambio manuale è molto preciso e permette di passare agevolmente da una marcia all’altra. Lavora un po’ a scatti quando si passa alla quinta. L’indicatore di cambio marcia, comunque, permette di ottimizzare i consumi. La nuova Panda deve essere ferma per poter inserire la retromarcia.

Su percorsi urbani i consumi di metano si attestano sui 5 kg per 100 km, in quelli extra-urbani, invece, i consumi sono di 3,3 kg e arrivano a 4,5 kg in quelli autostradali per percorrere la stessa distanza. Questo significa che per percorrere 100 km spenderemo in media circa 4 euro. L’autonomia a metano rimane sotto i 300 km con un pieno.

Percorrendo 20.000 km in un anno, il costo iniziale si ammortizza in meno di 4 anni. Ricordiamo, però, che il costo di manutenzione è più alto rispetto a quella di un’auto a benzina. È infatti necessario qualche passaggio in più in officina per il controllo delle valvole e poi per il controllo di entrambe bombole. Una è posizionata sotto il bagagliaio, mentre l’altra è posta longitudinalmente al pianale.


Il prezzo del metano cala sui mercati internazionali, ma in Italia…aumenta!

8 gennaio 2013

in sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente che spiega al meglio le dinamiche dei prezzi del gas, ma non riesco a capire dove sia la logica nella decisione  dell’Amm. delegato di Eni che nel 2009 ha siglato con la Russia un accordo trentennale estremamente oneroso per l’Italia. Il fatto stesso di pagare un prodotto a prescindere che lo si acquisti o meno, dovrebbe far pensare…

°°°

Da circa due anni e mezzo il prezzo del metano sui mercati internazionali è in nettissima flessione, ma 26 milioni di famiglie italiane e 4 milioni di piccole imprese non hanno potuto rendersene conto visto che nel Belpaese le bollette del gas hanno subito, invece, un rincaro del 23,7% (da gennaio 2011 ad oggi): un dato che, all’incirca, supera di 4 volte la crescita dell’inflazione.

Perché? E’ un mistero, considerato che, contestualmente, “il prezzo spot pagato dai venditori di gas sul mercato all’ingrosso italiano – spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera - è sceso di circa il 15% soltanto nell’ultimo anno“.

Pur facendo i conti con una domanda europea in caduta libera e con la raggiunta autosufficienza degli Usa, “qualcuno, in questa situazione sta facendo soldi a palate”.

L’ultimo aumento sulle bollette del gas risale ad appena qualche giorno fa e, ancora una volta, non è di poco conto: +1,7%. Il rincaro non ha a che vedere con il costo della materia prima ma con la distribuzione: occorre infatti garantire ai distributori identici ricavi anche a fronte di un minore utilizzo della materia, in modo che i signori del gas continuino ad investire sulla nostra rete e facciano quindi arrivare il metano nelle nostre caldaie.

Il discorso non farebbe una piega se non fosse che trattasi di distributori, e profitti, privati (non pubblici).

E se non fosse che in questo modo il rischio di impresa di queste società si riduce, in pratica, a zero.

In questo quadro, i giganti del settore come Eni ed Enel, operano principalmente attraverso contratti “take or pay”: si tratta di accordi pluriennali stipulati con fornitori internazionali ai quali si garantisce il pagamento, anche se il gas non viene ritirato tutto.

Nel 2009, proprio a ridosso della crisi nera del mercato libero, l’ad dell’Eni, Paolo Scaroni, ha rinegoziato con la Russia un contratto di questo tipo, estremamente oneroso per l’Italia, prorogandone la durata a 30 anni.

La faccenda, commenta Rizzo, “muove poteri economici e interessi ciclopici” e crea una situazione insostenibile per le famiglie italiane, tanto che perfino l’Authority ha proposto una nuova formula di calcolo che permetta di allineare il prezzo della materia prima (che pesa per circa la metà sulla bolletta), a quella del mercato libero.

Ma la pratica si è fermata e le bollette, nel frattempo, continuano ad essere sempre più salate.

Tra l’altro non si può fare a meno di notare (come segnalato da Staffetta quotidiana) come nell’ultimo anno i provvedimenti della stessa Authority a tutela dei consumatori siano stati appena l’11,3% del totale, a fronte del 17,7% registrato nel 2011 e del 25,8% del precedente collegio presieduto da Alessandro Ortis, il quale aveva comminato, in 7 anni, multe per 200 milioni, mentre l’Autorità di Bortoni non è andata oltre i 3 e mezzo l’anno.


Lo sciopero e le code ai distributori….

12 dicembre 2012

Tempo fa mi lamentavo di un distributore mal progettato e ieri, in occasione della vigilia dello sciopero dei benzinai, ho notato un altro aspetto che secondo me dovrebbe essere tenuto in considerazione.

Nei due giorni precedenti allo sciopero ho notato file lunghissime ai distributori, che arrivavano fin sulle strade (inclusa la Statale, fino a bloccare una rotonda…!!),ma in un paio di distributori ho notato che questo serpentone di auto che di fatto bloccava l’accesso al distributore era causato dalle auto che dovevano fare il rifornimento di Gpl.

Considerando che le auto a gas hanno una certa diffusione e che il rifornimento è abbastanza lento ed anche se ho letto che è possibile fare il rifornimento in modalità self, finora non mi è mai capitato di vedere distribuotori che offrono tale modalità; in ogni caso nel momento in cui ti devi rifornire ecco che bastano una decina di auto per c’era una coda lunga dasmaltire e ieri c’erano molte più auto in attesa…

Ho notato che i distributori in genere hanno la pompa del gas posta all’inizio del distributore, leggermente defilata sulla destra… tuttavia tale posizione comporta che in caso di numerose auto in attesa l’accesso al distributore per le auto a benzinza/gasolio sia impossibile, con un danno sia per l’automobilista sia per il gestore…

Mi chiedo se non sia il caso di prevedere tale eventualità in fase di progettazione e  spostare la colonnina del gas in posizione più defilata che permetta di effettuare il rifornimento nei giusti tempi, ma senza bloccare l’accesso al distributore, con annessi problemi di sicurezza stradale, come evidenziato anche nell’articolo letto oggi su SicurAuto.


Richiamo per Opel Zafira a metano: bombole a rischio corrosione

5 novembre 2012

È stato pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un richiamo relativo alle Opel Zafira A/ Combo C.

Difetto: POSSIBILE CORROSIONE BOMBOLE GAS

Per maggiori informazioni riguardo a questo richiamo, cliccate qui

Fonte


Richiamo per 15 Fiat Doblò a metano

28 ottobre 2012

È stato appena pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un richiamo relativo alle Fiat Doblo Autovettura prodotte nel mese di settembre 2011.

 

Difetto: INTERFERENZA TUBAZIONE ALIMENTAZIONE METANO

 

Per maggiori informazioni riguardo a questo richiamo, cliccate qui

 

 

Fonte


Incentivi auto ecologiche? Per noi cittadini, solo le briciole…

24 ottobre 2012

In sintesi un articolo che leggo su E-R Consumatori; non so se sia una dimenticanza di chi ha scritto l’articolo o meno, ma non capisco perchè nell’elenco delle Ibride non sia compresa ad esempio la Toyota Yaris, soprattutto tenendo conto che la differenza di prezzo rispetto al modello di punta della gamma ibrida ovvero la Prius è di ben 9700 €.

Detta in soldoni a me farebbe comodo in linea teorica cambiare la diesel Euro 3 con una ibrida, ma incentivata o meno, la Prius (da € 27.500) è decisamente meno appetibile rispetto alla Yaris (da € 17.800) che, in ogni caso, ha dimensioni più adatte all’uso cittadino, visto che è sicuramente più facile parcheggiare un’auto lunga 3,90  mt. rispetto ad una da 4,48.

°°°

Da gennaio 2013 (e per tre anni) partono gli incentivi statali per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di CO2. Una dote di 50 milioni di euro per l’anno prossimo e di 45 milioni per ciascuno degli anni 2014 e 2015 sembra proprio una buona notizia.

Perché, allora, dalle associazioni dei costruttori di autoveicoli (Anfia e Unrae) e da quella dei concessionari (Federauto) non giungono liberatorie grida di giubilo?

Semplicemente perché secondo gli addetti ai lavori, leggendo con attenzione gli articoli 17 bis e seguenti del decreto Sviluppo non è il caso di farsi troppe illusioni. Anzi. Secondo costruttori e concessionari il sistema degli incentivi, così come strutturato, è insufficiente a stimolare il mercato dell’auto se non, addirittura, inapplicabile.

Innanzitutto, la misura può contare su un fondo a esaurimento piuttosto esiguo, soprattutto per le auto elettriche (nel primo anno i bonus potrebbero esaurirsi in un paio di mesi), che sta obbligando il ministero dei Trasporti ad allestire un sistema di prenotazione degli incentivi (in verità c’è chi dubita che possa essere pronto in tempo); e comunque – affermano dall’Unrae – vendere 25.000 auto in più all’anno non servirebbe a risollevare un mercato in caduta libera.

Poi, il sistema è studiato per lasciare solo le briciole ai privati cittadini, visto che è destinato quasi esclusivamente alla sostituzione di flotte aziendali tramite il meccanismo della rottamazione (ma c’è da chiedersi – ed è una delle critiche più forti -  quante aziende hanno auto vecchie di almeno un decennio da rottamare).

La ripartizione dei 50 milioni di euro stanziati per il 2013 parla chiaro: solo 15 milioni andranno ai veicoli che producono da 0 a 95 g/km di CO2 (appunto le auto elettriche e qualche ibrido e gpl), e ben il 70% di questa cifra è destinata alla sostituzione (legata, come detto, alla rottamazione) di veicoli aziendali, veicoli “destinati all’uso di terzi” (taxi, autonoleggi) e veicoli di professionisti e artigiani che li utilizzano esclusivamente per la propria attività.

Dunque solo il residuo 30% è destinato, senza vincolo di rottamazione, ai privati cittadini che vogliano acquistare un veicolo elettrico.

I restanti 35 milioni di euro sono destinati a incentivare l’acquisto di auto con emissioni fino a 120 g/km (ibridi, metano e gpl), ma saranno appannaggio esclusivo di aziende pubbliche e private, artigiani e professionisti (sempre a condizione di rottamare un veicolo immatricolato almeno10 anni prima della data di acquisto del nuovo). Neanche un centesimo per i privati.

In vista del via ufficiale agli incentivi 2013, tutti i costruttori si stanno attrezzando per migliorare le emissioni dei propri modelli.

Ma se la possibilità di accedere ai contributi scattasse oggi, questi sarebbero i veicoli che potrebbero beneficiarne:

Elettrico: Renault Fluence, Zoe, Kangoo e Twizy; Peugeot iON; Mitsubishi i-MiEV; Nissan Leaf; Citröen CO.

Ibrido ricaricabile: Opel Ampera, Chevrolet Volt, Fisker Karma.

Ibrido: Toyota Auris e Prius; Peugeot 3008 e 508 SW; Mercedes E e E SW; Lexus CT; Honda Insight, CRZ, Jazz; Citröen DS5.

Metano: Volkswagen Passat; Fiat Qubo, Punto e Panda Classic.

Gpl: Suzuki Alto, Swift e Splash; Peugeot P206; Opel Corsa; Nissan Micra; Lancia Musa, Y e Y Unica; Ford Fiesta; Fiat Idea, Punto, 500, Panda e Panda Classic; Dr 1 e 2; Citröen C3; Chevrolet Aveo e Spark.

Per il biennio 2013-2014 il contributo è pari al 20% del prezzo di acquisto (ripartito in parti uguali tra Stato e venditore), con un tetto massimo di 5.000 euro per i veicoli più ecologici (con emissioni di CO2 non superiori a 50g/km), 4.000 per quelli che emettono fino a 95g/km di CO2 e 2.000 per quelli che ne emettono fino a 120g/km.

Insomma, comandano le emissioni: più sono basse, più il contributo è generoso.

Ma nel 2015, il portafoglio si farà più leggero e, mentre la percentuale di contribuzione statale scenderà dal 20 al 15%, i “tetti massimi” di sconto caleranno rispettivamente da 5.000 a 3.500, da 4.000 a 3.000 e da 2.000 a 1.800 euro.

Un ulteriore fondo di 50 milioni di euro è infine destinato alla realizzazione di una rete nazionale di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici, tassello fondamentale per la diffusione di questo tipo di alimentazione.

Articoli correlati: Inutilizzabili le colonnine di ricarica romaneHo provato la Smart elettricaHo provato la Renault Fluence


Riscaldamento e caldaie: metano il più conveniente

16 ottobre 2012

leggo su Altroconsumo

Ormai Gpl e gasolio convengono solo dove non arriva il gas naturale. Non resta che scegliere tra una caldaia a condensazione o una ad alto rendimento. Ecco alcuni consigli per non sprecare calore.

La soluzione più conveniente per il riscaldamento e l’acqua calda di casa è il metano. È quello che emerge dalla nostra analisi dei costi (fissi e di esercizio), svolta mettendo a confronto due tipi di caldaie a metano (ad alto rendimento e a condensazione), una a gasolio e una ad alto rendimento per il Gpl.

Abbiamo preso in considerazione due tipi di abitazione differenti (una villetta e un appartamento) e quattro delle sei regioni climatiche in cui è suddivisa l’Italia: abbiamo escluso quelle più calde, perché in questa piccola area (che comprende, per esempio, Palermo, Lampedusa e Porto Empedocle) sono sufficienti stufette murali fisse o condizionatori con pompa di calore.

Oltre alla scelta del tipo di caldaia, è importante usarla al meglio ed evitare sprechi di calore. Ecco alcuni consigli per un passare un inverno al caldo.

- Controllate i termosifoni prima che arrivi il freddo, valutate l’efficienza dei radiatori verificando, ad esempio, che la loro superficie abbia temperature omogenee, se non è così vuol dire che ci sono sacche d’aria da eliminare attraverso le valvole di sfiato.

- Evitate di tenere temperature troppo alte in casa: abbassando anche di un solo grado si può risparmiare l’8% in bolletta.

- Trascorsi 15-20 anni conviene cambiare caldaia: avrete migliori prestazioni e minori consumi, danneggiando meno l’ambiente;

- Quando è necessario cambiare aria in casa, bisogna anche evitare di perdere troppo calore. Spalancate porte e finestre per pochi minuti più volte al giorno. Gli interni di casa manterranno di più il calore che con spifferi continui.

- Ricordatevi infine che la migliore caldaia e i buoni comportamenti sono vanificati da un cattivo isolamento: cambiare gli infissi, isolare tetto e pareti permettono risparmi in bolletta anche del 50%.


All’Italia il primato per i distributori di metano

24 agosto 2012

L’Italia supera la Germania e diviene il primo Paese dell’Europa per numero di impianti di distribuzione di metano per auto. Lo rende noto Metanoauto.com spiegando come la rete dei distributori nostrani conti ad oggi 912 stazioni di rifornimento.

Nella classifica regionale l’oro va all’Emilia Romagna con 159 impianti, seguita dall’argento della Lombardia (130) e dal bronzo del Veneto (123). In fondo alla graduatoria, escludendo la Sardegna a cui attualmente mancano i metanodotti, troviamo invece il Molise, il Friuli-Venezia-Giulia (entrambe con 3), e la Valle d’Aosta (2).

Le nuove aperture che hanno permesso al Belpaese di scavalcare la nazione teutonica (ferma a 906 impianti) sono state la diretta conseguenza del vero e proprio boom di immatricolazioni di auto a metano registrate in questi ultimi tempi.

Tuttavia non sembrano essere sufficienti a poter garantire una rete di rifornimento capillare, soprattutto a livello autostradale; a ciò vanno ad aggiungersi ulteriori criticità, come “la persistente e colpevole mancanza del self-service, che negli altri paesi europei è permesso” o la mancanza di una strategia nazionale per il trasporto pubblico a metano e per il trasporto pesante.

Rimane inoltre ancora poco, in Italia, l’interesse dimostrato delle aziende distributrici di gas verso il metano per auto.

viaAll’Italia il primato per i distributori di metano | Rinnovabili.


Trasformazione Gpl o Metano: si perde la Garanzia?

21 agosto 2012

In un periodo in cui i carburanti tradizionali hanno raggiunto quasi i due euro a litro, si fa un gran parlare di GPL e Metano, specialmente sul nostro forum dedicato alla trasformazione a GPL. I recenti eco-incentivi, per la verità poco consistenti in termini di budget, hanno riacceso l’interesse verso forme di alimentazione alternativa come il GPL e il Metano.

Tuttavia alcuni lettori che hanno acquistato l’auto nuova da poco ci hanno chiesto: “se trasformo l’auto a GPL o Metano perdo la garanzia?”

La risposta non è così scontata, e siccome uno dei nostri lettori è possessore di una Lancia abbiamo chiesto informazioni all’ufficio stampa.

La trasformazione dell’alimentazione dei veicoli a GPL o Gas metano da parte di officine esterne, in assenza di pre-esistenti accordi con la casa madre che ne autorizzino la fattibilità, è causa di annullamento della garanzia non solo sui componenti direttamente trasformati ma anche su quelli oggetto di guasto dovuti alla trasformazione”.

Questa la posizione ufficiale del Gruppo FGA (Fiat Group Automobiles) comunicata dall’Ufficio stampa Lancia, valida per tutte le marche del gruppo. La casa automobilistica precisa inoltre che non avendo la possibilità di conoscere tutte le modalità e la componentistica utilizzata dal materiale esecutore della trasformazione, non è possibile disporre di una specifica lista di componenti (oltre a quelli direttamente trasformati) da escludere a priori dalla garanzia. La valutazione dell’esclusione di questi ultimi pertanto è possibile solo caso per caso, a danno avvenuto. Insomma, una situazione non proprio chiara al 100%.

Ma non è solo il Gruppo Fiat a pensarla in questo modo, perché tutte le case costruttrici sono allineate su analoga posizione. Giusto o sbagliato? Lecito o illecito alla luce delle vigenti disposizioni legislative?

… segue …

viaTrasformazione GPL o Metano: si perde la Garanzia?.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 122 follower