Come si fa a multare i veicoli Enpa per il soccorso animali che transitano nelle corsie preferenziali?

9 aprile 2013

Ogni giorno mi trovo alle presecon una notizia che entra di diritto nei post difficili da commentare, perchè di cose da dire non se ne trovano. Oggi tocca al Comune di Milano che, in ritardo con il rinnovo dei pass, multa i veicoli di soccorso animali dell’Enpa.

Non è strano che quelli dell’Enpa lamentino che la pratica per il rinnovo sia ferma da dicembre e che il Comune di Milano dica che non è stata presentata nessuna richiesta in tal senso?

Se poi pensiamo che c’è l’obbligo di soccorso per gli animali e che spesso si sono verificati episodi che cercano di scaricare il costo del soccorso sui cittadini, capirete bene l’importanza dei veicoli di soccorso specializzati.

In sintesi ecco cosa leggo in un articolo del Corriere.it:

Ventiquattro multe, per un importo totale di 1.848 euro, per il transito nelle corsie preferenziali delle vetture del soccorso animali. Tanto costa ad Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) la nuova ordinanza entrata in vigore lo scorso 29 ottobre, che disciplina l’accesso alle corsie riservate e alle Ztl e che, sottolinea Enpa, «prevede criteri più restrittivi rispetto alla precedente normativa, escludendo di fatto gli automezzi dell’Enpa di Milano che solitamente venivano e vengono tutt’oggi utilizzati per interventi di soccorso».

A nulla – denuncia l’ente – è valso finora l’interessamento richiesto all’assessore Chiara Bisconti, che aveva comunicato a Enpa Milano che il problema sarebbe stato presto risolto.

Il problema del mancato rinnovo dei pass si sta trascinando ormai dai primi di dicembre, quando sono arrivate le prime multe, dato che i vecchi pass erano in scadenza alla fine del novembre 2012, ha dichiarato Ermanno Giudici, presidente e capo nucleo di Enpa Milano.

Pronta la replica di Palazzo Marino.

«Il Comune di Milano riconosce pienamente il valore sociale e il prezioso ruolo di Enpa per interventi di soccorso animali – si legge in una nota di lunedì pomeriggio -, tanto è vero che anche per Area C è prevista, per loro come per tutte le altre associazioni, sia l’esenzione dal pagamento del ticket sia la deroga a circolare con motorizzazioni vietate nella Ztl. Così l’ambulanza per il soccorso degli animali da compagnia può circolare anche nelle corsie preferenziali non appena Enpa presenterà la richiesta (la precedente autorizzazione è scaduta lo scorso dicembre) e la necessaria attestazione che il veicolo per il quale si chiede il pass è un mezzo di soccorso. Dal momento che, ad una primissima verifica attivata questo pomeriggio, non risultano depositati negli uffici competenti né la domande né i ricorsi per le contravvenzioni».


Radar mobili in Francia: l’auto civetta ti segue e la multa arriva a casa

22 marzo 2013

In Francia i media stanno “seminando il panico” tra i guidatori: annunciano l’entrata in servizio il 15 marzo degli Etm, dei radar che possono rilevare la velocità anche da un’auto-civetta in movimento.

Vista dall’Italia, non sembra poi una gran notizia: un radar che faceva lo stesso lo ha avuto anche la Polizia stradale nel 1998, ma non si è andati oltre i tre apparecchi acquistati per sperimentazione, in Lombardia, Veneto e non ricordo più quale altra regione.

Dal 2001, poi è arrivato in massa il Provida, che però a lungo andare è stato usato più per documentare l’operato dei poliziotti che per misurare la velocità.

In entrambi i casi, ci si è accorti che i sistemi erano poco flessibili (occorre attrezzare alcune auto e se si rompono quelle bisogna trasferire l’apparecchiatura su un altro esemplare) e poco produttivi (per i loro limiti tecnici e perché sono usati fermando subito il trasgressore, cosicchè nel frattempo ne passano impuniti tanti altri).

Insomma, a giudicare dall’esperienza italiana, il nuovo radar francese non è poi una gran novità e non dovrebbe incidere molto. Ma probabilmente in Francia le cose non andranno come sono andate in Italia.

La differenze fondamentali sono due:

segue…. > Strade sicure – Radar mobili in Francia: l’auto civetta ti segue e la multa arriva a casa.


Sorpresa: a Mantova multeranno chi non dà la precedenza ai pedoni

7 marzo 2013

di Maurizio Caprino

Chi si ricorda più che un pedone che sta in corrispondenza delle strisce va lasciato passare non solo se attraversa, ma anche se si accinge a farlo?

Fu una delle novità introdotte nell’estate 2010 dalla riforma del Codice della strada e, come ampiamente previsto e prevedibile, è rimasta lettera morta.

Colpa soprattutto dei controlli, assenti sia perché richiederebbero tanti agenti sia perché il contenzioso andrebbe alle stelle (capire quando un pedone si accinga davvero ad attraversare è come fare un processo alle intenzioni).

Ma ora a Mantova ci provano. E anche con una certa cattiveria, pare.

Infatti, come m’informa Paoblog, è stato annunciato che si faranno appostamenti agli incroci proprio per punire chi non dà la precedenza ai pedoni sulle strisce (cioè potenzialmente tutti).

E gli appostamenti si faranno in borghese. Quindi, dovrebbero finalmente essere applicate le sanzioni e si scoprirà che non sono da poco: 162 euro di multa e la decurtazione di otto punti.

Credo che difficilmente ci si spingerà a farle scattare anche quando il pedone si sta semplicemente accingendo ad attraversare, ma già far rispettare una regola che c’è da sempre e che viene ignorata da troppo tempo sarà una rivoluzione.

Qualcuno avrà da ridire sul fatto che gli agenti saranno in borghese e griderà al fatto che il Comune di Mantova vuol fare cassa. Io non ne sono convinto: in fondo, quanti guidatori già oggi si prendono la precedenza sui pedoni anche sotto gli occhi (perlopiù distratti) di un vigile in divisa? Quindi, la presenza visibile non è già più un deterrente.

Resta la perplessità di Paoblog sul fatto che ormai si dovrebbero punire anche i tanti pedoni che attraversano con le cuffiette alle orecchie e smanettando sullo smartphone, magari anche fuori dalle strisce. Vero.

Ma punire un pedone non è tecnicamente facilissimo: potrebbe dire di aver dimenticato i documenti a casa (non è obbligato ad averli con sé) e dichiarare un’identità falsa.


Spot benzina a un euro: multa Antitrust, Fiat fa ricorso

15 febbraio 2013

Fiat non è certo nuova a sanzioni per pubblicità ingannevoli, tuttavia a quanto leggo su SicurAuto ha presentato un ricorso contro la multa di 200.000 € per la pubblicità sull’offerta “Benzina ad 1 € per tre anni se compri una Fiat”; che la pubblicità fosse ingannevole lo avevo capito da subito persino io, tuttavia a quanto pare Fiat la pensa diversamente.

Copio quanto scritto a suo tempo, giusto per rinfrescarvi la memoria:

Leggo su Il Salvagente e su Corriere/Motori di questa promozione della Fiat, sicuramente accattivante, ma fino ad un certo punto, visto che per sfruttare la promozione bisogna rifornirsi in uno dei 3.700 benzinai Api/Ip aderenti all’iniziativa (e non 4200 come dice il Salvagente, in quanto sono esclusi 500 punti vendita).

La promozione poi non è cumulabile con altre offerte in corso ed alla fine il risparmio è sull’ordine dei 1.500 €, una cifra interessante, ma equivalente ad altri sconti praticati dalle case in questi tempi di crisi.

Come osserva anche SicurAuto: così com’è l’offerta non è molto conveniente: 1.156 euro di sconto su una Punto, infatti, non sono poi granché e molte delle normali campagne promozionali offrono di meglio.

Leggi anche il punto di vista dell’Unione Nazionale Consumatori che ha depositato una denuncia per pubblicità ingannevole presso  l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato chiedendo di interrompere gli spot.

Qui trovi il punto di vista di Maurizio Caprino

Circa le motivazioni del ricorso, SicurAuto scrive che: Nelle memorie presentate, Fiat ha preliminarmente chiarito che le condizioni di applicabilità dell’offerta pubblicizzata con la campagna pubblicitaria rappresentata dal claim “Oggi Fiat blocca il prezzo del carburante a 1 euro al litro per 3 anni” sarebbero state illustrate dettagliatamente nel sito internet http://www.fiat.it e presso i concessionari autorizzati

 


La multa (al disabile) è sbagliata, ma non si può annullare subito: ci vuole un ricorso

8 febbraio 2013

di Maurizio Caprino

L’Italia è la culla del diritto, si dice.

Eppure è anche il Paese dove, se una multa palesemente errata la prendi in una località, te la cavi con una telefonata e una mail all’ufficio da cui dipende l’agente che ha sbagliato; se invece la prendi altrove, sei costretto a presentare un ricorso. È capitato anche alla povera moglie di un disabile marchigiano, che aveva dovuto accompagnare il marito a Milano per curarsi ed è incappata nelle telecamere dell’Area C.

In un Paese normale, la signora non dovrebbe muovere un dito per difendersi: esisterebbe un database nazionale dei permessi per disabili, cui chi gestisce rilevatori automatici di accessi abusivo è sempre collegato per un far inviare multe a sproposito (con relative spese di notifica).

Nell’Italia che funziona meglio, basta inviare una copia del permesso per far annullare il verbale.

Nell’Italia più Italia, ci vuole un ricorso. Forse dipende dagli orientamenti di ciascuna Prefettura (che dovrebbe invece essere un organo di coordinamento che garantisca l’applicazione uniforme delle leggi per conto del Governo).

Però non è vero che presentare un ricorso, se il verbale arriva da una località lontana, faccia spendere più soldi della multa, come ha invece raccontato il Corriere della Sera a proposito della signora marchigiana multata a Milano: quando una multa è palesemente infondata, non occorre rivolgersi al giudice di pace (cosa che di fatto obbliga a sobbarcarsi almeno un viaggio).

Basta un ricorso al prefetto, che decide senza richiedere la presenza dell’interessato. Dunque, si manda il ricorso al prefetto per raccomandata (preferibilmente spedendolo al comando da cui dipende l’agente accertatore, così si risparmia tempo) e via.

 


Storie di italiani che cercano di sfuggire a tutor e autovelox

8 febbraio 2013

di Maurizio Caprino

Gli è andata male, non c’è che dire.

Era uno degli automobilisti più intraprendenti, di quelli che per evitare le multe preferiscono “smanettare” sull’auto piuttosto che affidarsi ai cavilli burocratici (tra cui il circolare con targa estera). Così aveva inventato uno di quei marchingegni che si vedono raramente: un comando che alza la targa quando il conducente si accorge che sta passando in corrispondenza di un controllo automatico delle infrazioni.

Di solito la si fa franca, ma lo sventurato è incappato in un agente di polizia fuori servizio, che ci ha messo un attimo a leggergli la targa e a trasmetterla ai suoi colleghi del luogo in cui risiede il furbo.

Il fatto è che c’è sempre qualcuno che è allettato dall’idea di farla franca e c’è sempre chi conta su questo per fare offerte “di dubbia convenienza”: nelle scorse settimane, da Zurigo è arrivata ai fax di alcune aziende la pubblicità di un antiautovelox che scova anche gli apparecchi nascosti. Non è la prima volta che ciò accade, nonostante aggeggi del genere in Italia siano inutili e vietati. Quello che colpisce è il fatto che stavolta l’offerta proviene dalla Svizzera, dove vietano addirittura l’”innocua” funzione “autovelox” dei navigatori.

Resta poi il grosso dubbio sull’effettiva capacità tecnica di questi apparecchi di funzionare. Per questo, si sono rivelati più efficaci i jammer, che però se scoperti portano a denunce penali per interruzione di pubblico servizio.

Infine, c’è la questione dei prezzi: l’apparecchio svizzero costa dai 450 ai 750 euro (secondo che si richieda che funzioni solo in Italia o in tutta Europa, ma dove sarà la differenza? (la pubblicità si guarda bene dallo spiegare).

Tutto sommato, meno dei 2.000 euro chiesti in passato per i jammer.


Per il ricorso basta una app, per spedire un verbale non bastano 90 giorni: controsensi della tecnologia

6 febbraio 2013

di Maurizio Caprino

Prima o poi sarebbe successo ed infatti è successo: i ricorsi contro le multe ora sono scaricabili anche con una app. E’ la tecnologia, bellezza. D’altra parte, anche i controlli automatici sono diventati molto più efficaci negli ultimi anni, proprio grazie alla tecnologia. Ma a volte, in queste cose, alla tecnologia deleghiamo troppo e arrivano gli abusi. Che vanno sempre a svantaggio del cittadino.

Infatti, anche quando ad abusare è lui, ci rimette egli stesso: non sono rari in cui servono ricorsi ben fatti, cuciti “su misura” per il caso singolo. Quali garanzie può dare qualcosa di scaricato sullo smartphone come una app?

Più grave è il caso in cui della tecnologia abusano i corpi di polizia. Non mi riferisco solo ai casi clamorosi di uso a sproposito di immagini riprese dalle telecamere.

Parlo anche di un fenomeno più strisciante, ma non per questo meno fastidioso: l’arbitrio con cui vengono spedite le multe a chi riceve un verbale per una violazione che comporta la decurtazione di punti e non risponde.

Sembra fin troppo chiaro che l’illecito relativo alla mancata risposta si deve considerare commesso alle ore 24 del 60esimo giorno successivo alla notifica del verbale: l’articolo 126-bis del Codice della strada (quello sulla patente a punti) dà appunto 60 giorni per indicare chi fosse alla guida al momento dell’infrazione originaria.

Quindi, a partire da questo 60esimo giorno, scatta il conteggio dei 90 giorni entro i quali si può notificare l’infrazione che consiste nella la mancata risposta. E invece ci sono corpi di polizia locale che effettuano questa notifica con tutto comodo.

Nel verbale indicano la data in cui viene commessa l’infrazione di mancata risposta come la data in cui un agente in ufficio si è accorto che l’interessato non ha indicato il nome del conducente. Sarebbe come spedire un verbale di autovelox con una anno di ritardo perché solo in quel momento ci si è messi a guardare le foto scattate un anno prima.

A voler essere magnanimi, si potrebbe obiettare che in verità gli uffici se la prendono comoda perché in alcuni casi il motivo della mancata dichiarazione è il fatto che l’interessato ha presentato un ricorso al giudice di pace e che la notizia dell’esistenza di questi ricorsi arriva al corpo di polizia solo dopo (quando arriva).

Ma non avevamo avviato collegamenti informatici tra polizie e giudici di pace? lo impone anche la riforma del Codice della strada, che a luglio compirà tre anni…


Autovelox: dieci nuove spie elettroniche sulle strade periferiche di Milano

29 gennaio 2013

L’altro giorno ho letto in velocità l’articolo in questione su Quattroruote, poi ripreso dal Corriere e mi si sono rizzate le antenne in quanto alcuni dei tratti stradali di cui si parla li percorro spesso e so bene che quanto scrivono è vero: In alcuni punti è quasi impossibile rispettare il tetto dei 50 chilometri orari, ma aggiungo che in realtà è impossibile andare a 50 kmh in tratti ad alto scorrimento, ad esempio nei citati Cavalcavia del Ghisallo e sul tratto urbano dell’Autostrada dei Laghi.

Se poi vogliamo far rischiare il tamponamento a chi rispetterà il limite o, peggio ancora, invitare i soliti noti a fare un veloce zig-zag fra le auto che procedono a bassa velocità, fate pure, ma non pensate di aumentare la sicurezza stradale.

Questa mattina stavo percorrendo un tratto di strada (doppio senso, una corsia per senso di marcia) ed a poche centinaia di metri da me c’era il semaforo rosso; ho quindi percorso l’ultimo tratto, in rilascio, a 45 kmh, ed ecco sopraggiungere due auto che mi hanno superato, sui 60 kmh, salvo poi frenare bruscamente al semaforo.

Questa è la gente con la quale si ha a che fare ogni giorno…

Con un autovelox che impone i 50 kmh. va da sè che in realtà devi andare a 45 kmh. per essere sicuro di non eccedere ed il rischio di essere tamponato sarebbe all’ordine del giorno… chiamala sicurezza se ti va… senza contare il fatto che se transito a 45kmh su una strada a scorrimento veloce, di fatto sono costretto ad utilizzare marce più basse e consumerei ed inquinerei di più…

…ed aggiungo il fatto che a quel punto i rischi aumentano, perchè per rispettare un limite troppo basso (rispetto al tipo di strada, s’intende),  si è costretti a controllare spesso il tachimetro, distogliendo lo sguardo dalla strada. Il che non è un bene.

Leggendo con maggiore attenzione ho poi notato che si parlava di Via Novara, dove talvolta i vigili si appostano a fare dei controlli, con relativa pioggia di multe; peccato che gli stessi vigili non vengano inviati  a fare le multe alle decine di auto che, giorno e notte, sostano sulla carreggiata, rallentando il traffico e causando strettoie pericolose, tanto più perchè invadono le corsie di taxi e bus.

Ma si vede che questo fattore non incide sulla sicurezza stradale… (e si che sarebbe fonte di introiti per le casse comunali).

Su queste basi, il Comune farà cassa, visto che la sanzione standard è pari ad € 168  (spese di notifica escluse). Resta il fatto che se il Comune avesse come primo obiettivo la sicurezza stradale, potrebbe sistemare la segnaletica, gli incroci semaforici mal impostati, ripristinare la freccia di svolta, sparita da molti incroci,  e pensando ai pedoni (che pure hanno le loro colpe), riparare adeguatamente i marciapiedi che mettono a rischio le caviglie…

Sicuramente le norme lo vietano e forse sarebbe il caso di adeguarle alle reali necessità, ma parlando di sicurezza stradale sarebbe interessante vedere un impianto fisso in Via Breda, nel tratto che scavalca la ferrovia (vicinanze via De Marchi); la via è a doppio senso, molto stretta, marciapiede inesistente (a meno che 30 centimetri, incluso il palo della luce, siano sufficienti), una curva a metà ed una salita, ininfluente per le auto, ma non per le bici.

Nella via transitano anche i bus dell’Atm che, se non si vedono in tempo, sono destinati a bloccare la circolazione. Ma nonostante questo, come ben ricorderà il Testimone, sono molti quelli che arrivano in velocità, ben oltre il Codice, ma anche oltre il buonsenso, con relativo allargamento della traiettoria e rischio frontale.

Oltre a ciò, a causa le dimensioni della strada, se incontri un incolpevole ciclista che, non essendo dopato come Armstrong, non può pedalare come un forsennato per levarsi di torno, va da sè che è impossibile superarlo con reciproca sicurezza, ma questo non ferma i velocisti, che sorpassano egualmente, facendo il pelo al ciclista, ma ponendosi sulla traiettoria di chi arriva e che non ha spazio per accostare.

Ed ecco che qui un autovelox, migliorerebbe la sicurezza, senza penalizzare nessuno.

Per quel che mi riguarda applico lo stesso ragionamento che uso con i trattori, ovvero se incontri un ciclista in questo tratto di strada, porta pazienza, non è che lui faccia apposta ad ostacolarti, anzi sarebbe il primo a voler essere già altrove, senza quello che gli si attacca nervosamente dietro al parafango…

Nell’articolo leggo che: Spiace infine – concludono da Palazzo Marino – che Quattroruote non dica che la presenza dei dispositivi sui Cavalcavia Serra e Monte Ceneri ha già garantito una diminuzione dell’incidentalità e un miglioramento della viabilità.

A questo proposito Palazzo Marino si dimentica che sul tratto in questione, che tra l’altro dovrebbe servire ad alleggerire il traffico sottostante, inizialmente c’era un limite di 50 kmh. che era di fatto impossibile da rispettare e che alla fine era stato aumentato a70 kmh.; io ci passo tutti i giorni, ma nella fase a 50 kmh. preferivo affrontare il traffico normale, ma ora che il limite è a 70 kmh. lo percorro in relax, restando sul filo dei 60-65 kmh.

Ogni tanto si vede il lampo del flash, ma obiettivamente vuol dire che la multa la cerchi…; vero è che sarebbe interessante se, oltre che a multare (giustamente) gli automobilisti con il piede pesante, si applicasse egual rigore nel sanzionare chi transita in un tratto di strada riservato alle auto e percorso abitualmente da moto/scooter, furgoni, e talvolta pure da qualche bicicletta.

Tornando sull’argomento del post, leggo il punto di vista dell’amministrazione: Vanno scoraggiati i comportamenti irresponsabili alla guida.

Sono d’accordo, se non fosse che ci sono troppi pazzi che vanno fuori di testa anche solo con un ingorgo; mi immagino la loro reazione nel doversi sorbire uno che va a 45kmh, magari su un rettilineo neanche troppo trafficato…

Al di là dell’episodio citato nel post linkato qua sopra, ho avuto personalmente a che fare con un automobilista che è sceso urlando ed agitando i pugni perchè, secondo lui, gli avevo tagliato la strada; la mia colpa, invece era stata quella di procedere nella  corsia di canalizzazione del traffico, mentre lui ha preferito restare nella corsia destinata alla svolta continua a sinistra, salvo poi accelerare all’ultimo metro per andare dritto… però non posso scomparire all’istante per fare posto al cretino di turno… e questo atteggiamento, per cui anche la propria colpa viene automaticamente scaricata sull’altro, è tipico… se non fosse che sempre più spesso si leggono di aggressioni a seguito di diverbi automobilistici …

Mantengo valida l’offerta di scarrozzare gratuitamente un vigile dotato di maxi blocchetto per le multe, e se vuole, venga anche l’assessore, in modo da fargli vedere quali sono i punti critici che, da anni, incontro sul mio percorso…


I Vigili sostano sul posto disabili e multano chi protesta

28 gennaio 2013

Nulla di nuovo sotto il sole; da una parte i vigili chiedono la collaborazione dei cittadini e dall’altra li vessano con cattivi comportamenti e/o abusi di potere, quando qualcuno fa notare un comportamento sbagliato ma, peggio ancora, quando semplicemente segnala un problema.

Per quel che mi riguarda devo spezzare una lancia in favore delle vigilesse,  spesso più educate e professionali dei loro colleghi, (ma non sempre, visto quanto si legge nell’articolo di SicurAuto) tuttavia poi leggi dei vigili che “identificano” il derubato che protesta per la loro inattività ed ignorano i “ladri” situati poco lontano oppure quello che risponde sgarbatamente al cittadino che segnala un cartello (di divieto) che non si vede.
°
Ed ovviamente non si fa di tutta un’erba un fascio, in quanto è difficile dimenticare ad esempio vigili come Nicolò Savarino che lo scorso anno ha perso la vita facendo il suo dovere.

Ma è proprio pensando a persone come Savarino, che leggere poi di vigili che abusano del potere che gli dà la divisa, fa “arrabbiare” i cittadini …

°°°

In sintesi un articolo che leggo su SicurAuto:

6667-20130125_c1_fratta2Quanto racconta il messaggero (sua la foto) lascia allibiti: martedì scorso, a Frattamaggiore (Napoli), i Vigili sostavano sul posto disabili; e, di fronte alle proteste dei cittadini, hanno sanzionato chi evidenziava il loro comportamento arrogante.

Simeone Crispino, arrivato con la sorella gravemente handicappata in auto, visto il posto disabili occupato dai Vigili, ha parcheggiato sul marciapiede di fronte, messo le quattro frecce e chiesto agli agenti di lasciare il posto.

Niente, la macchina resta lì.

Allora, l’uomo scatta una tre fotografie di quanto sta accadendo. A questo punto i due vigili, un uomo e una donna, scendono dal mezzo chiedono a Crispino di fermarsi.

L’uomo esige che il posto si liberi. Anche perché, il posto riservato all’auto dei Vigili c’è, ma è occupato da un dipendente del Comune.

“Questa cosa a lei non la riguarda – risponde la vigilessa – noi siamo Vigili e siamo a posto. Nel fare le foto lei sta commettendo un abuso. Lei fa le foto? Ed io le faccio la multa”.


Agel: multa di 250.000 € per vendita (piramidale) di integratori con diciture non autorizzate

9 gennaio 2013

un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Una delle più gravi sanzioni inflitte dall’Antitrust nel 2012 riguarda  Agel Italy Srl, una società specializzata nelle vendita di integratori alimentari  e altri  prodotti per la casa con un sistema di vendita piramidale. La multa di 250.000 euro è però curiosamente sfuggita ai riflettori della stampa.

Agel Italy Srl, a differenza dei grandi gruppi finiti sotto le forche caudine dell’Antitrust, non espone i propri prodotti in supermercati, farmacie e para-farmacie, erboristerie o altri pubblici esercizi, ma utilizza una rete di vendita informale.

In questa struttura chiunque può assumere il ruolo di distributore e fare carriera, organizzando a sua volta una rete di distributori senza affrontare investimenti paragonabili a quelli richiesti per l’apertura di un esercizio.

Basta un po’ d’iniziativa, per organizzare incontri anche presso le proprie abitazioni e vendere servizi o prodotti alimentari, piuttosto che erboristici o cosmetici, detersivi per  la pulizia o quant’altro. I guadagni sono proporzionali al tipo di prodotto venduto ma anche al “livello” raggiunto da ciascun distributore nella gerarchia dei venditori.

Si tratta di un sistema che gli addetti ai lavori chiamano Multi-Level Marketing (MLM) . Purtroppo il metodo non è definito nella legislazione italiana, che tuttavia vieta espressamente i sistemi di vendita basati sugli schemi piramidali – noti anche come catene di Sant’Antonio – ove i guadagni derivano dal reclutamento di altri soggetti, anziché dalla vendita vera e propria di beni o servizi.

Senza dimenticare l’obbligo, per chiunque produca o commercializzi prodotti alimentari,  di registrarsi presso la ASL competente.

La prima censura dell’Antitrust riguarda il sistema di vendita utilizzato da Agel Italy che – sulla base degli elementi e dei dati raccolti – é basato sul reclutamento di altri consumatori, destinati ad ampliare la rete di vendita sul modello di una struttura a carattere piramidale.

Ma l’attenzione delle Autorità, in particolare del Ministero della salute che ha segnalato il caso, è stata sollecitata dalla presenza di claims salutistici non autorizzati nel materiale promozionale degli integratori alimentari firmati Agel:

- il prodotto denominato UMI contiene il fucoidan, una sostanza estratta da un’alga giapponese che avrebbe rivelato in vitro una probabile capacità di bloccare la proliferazione di cellule cancerogene. Il prodotto dovrebbe in ogni caso venire sottoposto alla legislazione sui medicinali, laddove si intendesse promuove una funzione curativa,

- il prodotto HRT, che nella lista degli ingredienti riporta Pleurotus Ostreatus 45 (un fungo), L-carnitina, taurina, policosanolo e coenzima Q10, era invece pubblicizzato come capace di stabilizzare il colesterolo ematico, in assenza dei requisiti di legge.

Come se non bastasse, è facile reperire storie, sul web, secondo cui alcuni integratori Agel sarebbero connotati da una “tecnologia di sospensione in gel” basata su nanotecnologie. L’Autorità Garante non ha ancora considerato queste “voci nella rete”, le quali potrebbero venire inquadrate nel campo di applicazione del regolamento claims, e assoggettate alla relativa vigilanza, laddove qualificate come “informazione commerciale”.

Nanotecnologie? Il legislatore europeo non ha ancora introdotto una disciplina per l’impiego di  nanotecnologie o nano particelle negli alimenti. In attesa di apposite regole, questi materiali dovrebbero comunque venire sottoposti a un’apposita valutazione del rischio da affidare all’Efsa, prima di un’eventuale autorizzazione che è assai dubbio possa venire concessa nell’ambito dei “novel foods”.

Delle due l’una: o la storia delle nanotecnologie è falsa – e in tal caso si potrebbe configurare il delitto di frode in commercio, oppure si tratta di prodotti la cui vendita è vietata, oltreché a rischio, e perciò da assoggettare a immediato richiamo pubblico.


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