L’omicidio stradale entra nel nuovo Codice, ma…

18 luglio 2014
di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

di Maurizio Caprino

In queste ore state leggendo del “via libera” della commissione Trasporti della Camera all’istituzione del reato di omicidio stradale, all’interno del disegno di legge delega per la riforma del Codice della strada.

Ma non è proprio così. Anzi, questa novità è un colpo di mano che rischia di rallentare l’intera delega.

Il colpo di mano è stato voluto dal premier in persona. Si sa che Matteo Renzi sin da quando era sindaco ha visto nell’omicidio stradale un modo per guadagnare consenso e lo ha dimostrato citando l’argomento nel suo primo discorso da presidente del Consiglio in Parlamento.

Ovviamente Renzi non è solo dalla sua parte della barricata, ma questa sua ultima mossa in commissione Trasporti provocherà reazioni negative dalla parte opposta.

Cioè in commissione Giustizia, piena di avvocati contrari all’omicidio stradale, sia per interesse sia perché le perplessità tecnico-giuridiche sono effettivamente tanteApprofondisci.

Adesso il testo della legge delega di riforma del Codice della strada, prima di essere licenziato dall’Aula della Camera (da dove poi andrà al Senato), dovrà passare il vaglio dei pareri delle altre commissioni, tra cui appunto la Giustizia.

Che avrà buon gioco a far valere la sua contrarietà: le basterà far notare che l’omicidio stradale è un reato, quindi una cosa che – se proprio la si volesse introdurre – bisognerebbe inquadrarla nel Codice penale e non nel Codice della strada.

S’innescherebbe così una diatriba che come minimo rallenterà l’iter della delega. Quindi il colpo di mano sull’omicidio stradale verrà pagato sotto forma di ritardo nella riforma, che è attesa da molti e che – pur tra vari aspetti controversi – una sua utilità dovrebbe averla.

Si avvierà una trattativa politica, in cui come al solito un accordo sul Codice della strada potrebbe essere trovato con un baratto tra forze politiche, magari anche allargato a materie totalmente diverse ma che vengono toccate da altri provvedimenti anch’essi da approvare in questo periodo.

Dentro il Governo queste cose le sanno bene. Non a caso, del blitz sull’omicidio stradale si parla in termini cauti e sfumati, come leggete da questo flash d’agenzia.

(ANSA) – ROMA, 17 LUG – Via libera della commissione Trasporti della Camera alla legge delega sulla riforma del codice stradale. Tra le novità anche un riferimento al reato di omicidio stradale la cui  possibile introduzione viene prevista da un emendamento approvato in commissione. L’annuncio viene dato dal viceministro delle Infrastrutture Nencini. (ANSA).

 


Omicidio stradale – La colpa non è degli avvocati, ma di chi (non) indaga

3 luglio 2014

di Maurizio Caprino

Si può partire dallo stesso problema e immaginare soluzioni ugualmente rispettabili, ma diametralmente opposte. Può capitare a tutti e, in questi giorni, sta capitando al presidente dell’Asaps, Giordano Biserni, e a me.

Tutto è partito dal clamore per i bambini morti investiti in giugno, ma evidentemente la partita vera si gioca sull’opportunità (e sulla reale possibilità) di istituire il reato di omicidio stradale, a prescindere da quanto questo c’entri effettivamente con gli ultimi incidenti, costati la vita a cinque bambini.

Il problema, su cui tutti conveniamo, è che nella stragrande parte dei casi, chi ammazza qualcuno guidando scriteriatamente (cosa spesso identificata con l’effetto di droga e alcol) resta in galera troppo poco tempo in rapporto alle sue responsabilità.

Giordano Biserni è tra quelli che vogliono risolvere il problema con una nuova legge, che istituisca appunto il reato di omicidio stradale. A chi accusa di bulimia legislativa questa corrente di pensiero (abbiamo già troppe leggi, la vera questione è farle rispettare), Biserni risponde che è il contrario: siamo all’anoressia (Leggi tutto.)

Il ragionamento di Biserni si fonda su cifre e fatti che l’Asaps possiede per aver costruito nel tempo un efficiente osservatorio, alimentato anche dai suoi associati che operano nelle forze dell’ordine e quindi, vedendo le cose dal di dentro, sono molto informati su come funziona (o non funziona) il sistema.

Io, non essendo parte in causa, ovviamente non sono altrettanto attrezzato, ma quello che vedo lo valuto con terzietà. E per questo penso che in Italia un incidente stradale si traduca solo in qualche rilevazione sul posto, che va a formare un fascicolo destinato a vagare stancamente dalla scrivania del pm a quelle dei giudici, ravvivandosi solo a volte quando passa in mano ai periti, d’ufficio o di parte (ma devono essere più volenterosi della media).

È una questione culturale: nel nostro Paese, le indagini che fanno sentire realizzato un investigatore sono quelle su mafia e tangenti e su poco altro. Prendersi la briga di capire che cosa ci fosse dietro il comportamento di un guidatore che ha ucciso non è “previsto” nella nostra prassi giudiziaria, anche se permetterebbe di applicare quel dolo eventuale che consentirebbe di equiparare un incidente a un omicidio volontario e quindi a punire davvero il colpevole.

Si tratterebbe di capire, per esempio, se il conducente omicida ha avuto una lite con qualcuno prima di mettersi alla guida o se aveva un disagio psicologico che porta ad avercela col mondo, come quelli che ogni tanto prendono un fucile e sparano tra la folla. O altro ancora.

Se dimostrassimo tutto ciò, difficilmente il colpevole potrebbe evitare la giusta pena. Anche avendo un bravo avvocato.

E quindi sarebbe poco rilevante il fatto che in Parlamento ci sono troppi avvocati, che secondo i fautori dell’omicidio stradale farebbero ostruzione alla proposta

 


Bimbi investiti – Troppe chiacchiere sull’omicidio stradale, ecco i rimedi veri

29 giugno 2014
di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

Genitori, figli, seggilolini, pedoni, ecc. Parole delle quali leggo e scrivo in continuazione, ma per l’appunto si continuano a vedere i soliti comportamenti.

Alla fine di tante parole scritte ed altre ne dovremo scrivere nel tentativo di smuovere il buonsenso, resta il fatto che ha ragione Yolanda, una lettrice di Caprino che commenta il suo post:

La cosa semplicissima è far rispettare le leggi che ci sono, il codice della strada, punto. Io passo tutti i giorni sulle strisce ben disegnate, ben segnalate, e guai a passare senza guardare, non si fermano, anzi accelerano, e questione di abitudine, in questo paese l’abitudine della striscia non esiste, e tantomeno non viene fatto rispettato, con le multe si fa una finanziaria tranquillamente.

Quando passa l’auto con il bimbo in braccio alla mamma o che saltella sul sedile posteriore, oppure il pedone attraversa con il rosso i vigili (che ci sono appostati sugli angoli) devono fischiare e multare, senza se e senza ma. Idem per l’uso di telefonini, il non allaccio delle cinture (incluse quelle posteriori) e via dicendo.

Le piccole infrazioni, mai punite, diventano comportamenti abituali (ma sempre pericolosi restano) e restituiscono all’automobilista un senso di impunità che lo spinge a fare sempre peggio.

Ed i giornali, poi, non devono abboccare alle lamentele pretestuose del pedone multato.

Quello che segue vale per le auto, vale per i pedoni, i ciclisti e via dicendo…

Come ha scritto Michele Serra: Manca del tutto, nella pur ampia gamma delle reazioni, la sola che parrebbe congrua: la cognizione, cioè, che se un veicolo viene multato per divieto di sosta, in genere questo accade perchè il veicolo è in divieto di sosta. Esiste, cioè, un rapporto di causa ed effetto tra un’infrazione ed una punizione. 

Che dire della giovane coppia trendy milanese che gira con la Smart Car2Go? Bravi, ecologici, coscenziosi? Si, se non avessero messo due bambine nel baule!

* * *

di Maurizio Caprino

Se devono “servire” quattro bambini morti investiti in cinque giorni per far arrivare la sicurezza stradale sulle prime pagine dei quotidiani più prestigiosi, è meglio che il solito niente. Però se ne deve parlare con un minimo di cognizione, se non altro per rispetto al sacrificio di queste creature e al dolore dei loro cari. Quindi non si può leggere – come stiamo leggendo in questi giorni – che queste tragedie potrebbero essere evitate istituendo il reato di omicidio stradale. Occorrono analisi un po’ più meditate, che necessariamente devono partire dai numeri e dalla loro interpretazione.

I numeri sono stati meritoriamente elaborati dall’Asaps (Leggilo) e dicono fondamentalmente due cose:

1. i bambini sono ben pochi in rapporto al totale delle persone che muoiono su strada, il che ovviamente non significa che non dobbiamo occuparcene, ma indica quanto superficiale sia il dibattito pubblico (in generale, non solo per la sicurezza stradale);

2. poco più della metà dei bambini morti era a bordo di auto o moto, per cui il problema principale sembrerebbe essere il mancato uso o l’uso scorretto dei seggiolini, per il quale invece non si scatenano ondate emozionali come quella che sta attraversando l’Italia in questi giorni.

Ciò non vuol dire che la sicurezza dei pedoni non sia un problema. Però sui media bisognerebbe parlarne con più cognizione di quello che si sta leggendo.

Per esempio, a chi afferma che la soluzione sta nell’introdurre il reato di omicidio stradale bisognerebbe ricordare non solo che giuridicamente questo reato è molto controverso (Approfondisci), ma anche che nella gran parte delle proposte di legge sulla materia il reato viene configurato solo per i conducenti in stato di ebbrezza grave o guida sotto effetto di droga.

E non è detto che per investire un bambino occorrano sempre alcol o sostanze psicotrope. Anzi. Per esempio, può bastare la velocità eccessiva.

E qui nessuno ricorda che da 12 anni i controlli automatici in centro abitato sono vietati (sono consentiti solo sui pochi viali a doppia carreggiata classificati come “di scorrimento”, cioè con sosta consentita solo sulle complanari e semafori agli incroci).

Inoltre, ci sono strisce pedonali mal disegnate o poco visibili. Non è un’invenzione di un garantista peloso, ma il risultato di più di una ricerca scientifica fatta sul campo (Approfondisci.)

Senza contare che a volte i pedoni si trovano sulla carreggiata, per disattenzione, imprudenza o ignoranza propria, per mancanza dei marciapiedi o per loro impraticabilità (mai sentito parlare di cose come manutenzione assente, sosta selvaggia?).

In un lampo di serietà, il viceministro dei Trasporti, Riccardo Nencini, dice che si sta studiando un’alternativa all’omicidio stradale: l’ergastolo della patente. Che esiste già da quattro anni (ovviamente in aggiunta alle normali pene per omicidio colposo), ma solo per i recidivi.

Si tratterebbe quindi di estenderlo a chiunque – anche per la prima volta – uccida una persona mentre guida in stato di ebbrezza o di alterazione da droghe.

Bene, ma va ricordato che la cronaca ha mostrato non pochi casi di gente che ha causato incidenti mortali mentre guidava con patente sospesa o addirittura revocata. Dunque, fino a quando non avremo veicoli che riconoscono la patente e solo dopo danno il consenso all’avviamento, ci sarà poco da fare.

Infine, l’Asaps giustamente propone di alleggerire l’Iva sui seggiolini per bimbi, visto che sono costosi e che dell’Iva agevolata al 4% godono nientemeno che le figurine.

Ma non è tutto: davanti alle scuole d’Italia (Nord o Sud non fa differenza) si continuano a vedere eleganti signori con Mercedes, Audi e Mini nuove e rigorosamente senza seggiolini.

* * *

Racconto un episodio visto un paio di mesi fa, che però si è ripetuto nel tempo, sempre con lo stesso protagonista, a testimonianza che la giustificazione “devo fare poca strrada” (sarà poi vero?) non sta in piedi se la cosa si ripete ogni giorno, si deve trovare una soluzione diversa dal mettere a rischio la vita di due bambini:

Vedo un amorevole nonno con i suoi due nipotini, piccoli bambini ai quali sorride con affetto. Che teneri…

Se non fosse che sono su una Smart (2 posti) e loro sono in 3, ma lui non li ha messi nel baule, come accade di solito in queste occasioni, ma ha preferito mettere il bimbo sui 3 anni in piedi davanti al sedile anteriore del passeggero. Il più piccolo, 2 anni o meno, se lo tiene sulle ginocchia. In caso di incidente, anche non grave (in teoria) quello sui 3 anni sbatterà la faccia sulla plancia, per poi beccarsi il ko dell’airbag.

Sorte peggiore per il più piccolo, che sarà schiacciato tra il volante ed il corpo del nonno, proiettato in avanti alla stessa velocità con cui viaggiava l’auto, ma la fisica dice che dovete moltiplicarla al quadrato e per il peso del corpo del bimbo. Voi non so, ma io non riesco ad abituarmi (e neanche voglio farlo) all’imbecillità di molti, troppi, genitori & nonni.

 

 


Renzi: l’omicidio stradale si farà. Ma, quando l’omicida è il gestore della strada, pazienza

11 giugno 2014

di Maurizio Caprino

Dunque, era solo una pausa quella che Matteo Renzi si è preso sul fronte dell’omicidio stradale negli ultimi mesi: il premier ha confermato di voler istituire questo reato in un’intervista a “Il Centauro”, il periodico dell’Asaps.

Renzi non mostra alcuna voglia di riflettere sulle controindicazioni giuridiche di una scelta simile. Anzi, mostra di voler dare una sponda a chi non vuole l’alternativa, cioè quell’applicazione del dolo eventuale che starebbe molto scomoda – tra gli altri – alle imprese coinvolte in infortuni mortali sul lavoro.

Per il resto, Renzi ha riconosciuto che la sicurezza stradale è un’emergenza, ma non si è spostato di un millimetro dalla linea imbalsamata delle istituzioni, secondo cui la colpa è praticamente sempre del guidatore e mai della strada.

Una visione un po’ limitata, per uno che si presenta come rottamatore ed è stato esplicitamente invitato a considerare le carenze delle strade e mettere a freno certe libere interpretazioni dei gestori autostradali emerse in occasione della strage di Acqualonga.

Eppure su questo si è appena saputo che si è mossa la Procura della sua Firenze. Ed è dell’altro ieri la notizia dell’ultima vittima dei guard-rail che mancano sulle provinciali del Ferrarese.

 


L’omicidio stradale è due volte incostituzionale. Un giudice spiega perché…

11 giugno 2014

di Maurizio Caprino

Che fine ha fatto lo slancio di Matteo Renzi per l’introduzione del reato di omicidio stradale?

Sarà per le perplessità degli esperti, sarà perché sotto elezioni era molto più sicuro ai fini del consenso popolare sbandierare cose come il bonus fiscale di 80 euro, ma sta di fatto che per ora non se ne parla più.

Comunque, la strada è lunga e la materia di presta anche a giravolte inattese e pure ripetute. Quindi è pressoché certo che se ne tornerà a parlare.

Nel frattempo, è uscita un’interessante analisi di Emilio Gironi, presidente aggiunto onorario della Cassazione, pubblicata sulla rivista periodica dello Snfia (il sindacato alte professionalità del settore assicurativo).

Gironi si sofferma soprattutto su perché l’omicidio stradale potrebbe essere dichiarato incostituzionale.

In sostanza, nell’omicidio stradale viene presunto che il responsabile accetti volontariamente il rischio di uccidere, mettendosi alla guida di un veicolo mentre è in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe. Dunque, il giudice non deve più indagare sull’elemento psicologico del reato e questo va a ledere una delle sue prerogative principali.

Gironi ne trae l’ulteriore conclusione che in questo modo la responsabilità penale non sarebbe più personale (nel senso di accertata in capo a un determinato soggetto) come prescrive l’articolo 27 della Costituzione, ma presunta.

Non basta: Gironi osserva che, nella foga di inasprire le pene (solito vizio demagogico, perché gli inasprimenti non son omai stati un deterrente), non ci si è accorti che nella proposta attualmente in discussione è prevista la stessa condanna finora riservata ai responsabili di omicidio preterintenzionale.

E in questo reato l’intenzione di far del male a una persona (anche se non fino a ucciderla) è oggettiva, non presunta. Dunque, la Consulta potrebbe rilevare un’altra incostituzionalità.

Infine, la questione dell’arresto in flagranza, previsto dalla proposta. Chi ragiona e sa un minimo di diritto capisce al volo che è solo un vessillo demagogico da sbandierare davanti all’opinione pubblica: una persona la si può anche arrestare, ma poi in galera bisogna anche tenercela.

E, a meno di improbabili condanne per direttissima (spesso negli incidenti occorrono complicate indagini e perizie), per tenercela occorre che ci siano esigenze di custodia cautelare, che nessun giudice riconosce in situazioni di alcol e/o droga alla guida, per le quali scattano già il ritiro della patente e il sequestro del veicolo.

Dunque, l’arresto in flagranza si risolverebbe in qualche scartoffia e una notte in guardina.


La Cassazione (involontariamente) tira la volata all’omicidio stradale

4 maggio 2014

di Maurizio Caprino

C’è un legame tra l’omicidio stradale e la sentenza di giovedì scorso che lima un po’ le pene per i dirigenti della ThyssenKrupp responsabile della tragedia del 2007 nello stabilimento di Torino. Come spiegava Il Sole 24 Ore di ieri, la sentenza è una pietra miliare della giurisrprudenza.

Non solo perché emessa dalle Sezioni unite della Cassazione (quindi nella composizione che si attiva solo per dirimere le questioni interpretative più controverse e per questo fissa princìpi pressoché vincolanti), ma perché riguarda il dolo eventuale, figura elaborata dalla giurisprudenza per punire quegli omicidi che non sono i classici assassinii volontari in cui uno punta un’arma contro un altro proprio per ucciderlo, ma ci vanno vicini perché il colpevole si comporta in modo talmente azzardato da dimostrare che non ha alcuna remora a causare la morte di qualcuno col suo comportamento.

Il problema era che – detta così – sembra simile all’altra elaborazione classica della giurisprudenza, la colpa cosciente, che porta a pene meno gravi. Le Sezioni unite, dopo che negli ultimi anni si era acceso il dibattito confondendo le due figure, hanno ristabilito le distanze, riportando tutto alla differenza che … continua la lettura QUI


Cade il Governo, ecco le incompiute che ci lascia: omicidio stradale, archivio unico e…

14 febbraio 2014

di Maurizio Caprino

Chissà se Anna Maria Cancellieri e Maurizio Lupi resteranno al loro posto anche con l’imminente cambio di governo.

Per noi è importante saperlo perché loro sono i due ministri che in questo momento hanno in carico le questioni più importanti che ci riguardano: reato di omicidio stradale, unificazione degli archivi dei veicoli, sicurezza delle strade. Se fossero sostituiti, è probabile che i tempi si dilatino.

La Cancellieri, il giorno di Capodanno, si era impegnata a portare in Consiglio dei ministri entro gennaio la proposta di istituzione del nuovo reato di omicidio stradale, portandosi subito appresso un sottosegretario a Infrastrutture e trasporti, Erasmo D’Angelis. Un impegno sospetto nella tempistica. E pure nel contenuto, tanto che la stessa Cancellieri un mese dopo si è silenziosamente corretta.

Quanto a Lupi, sta a lui attuare la generica previsione dell’ultima legge di stabilità, secondo cui gli archivi di Motorizzazione e Pra sono da unificare. Una previsione che giuridicamente è un pasticcio e dal punto di vista pratico risolve poco.

Però la politica ha le sue esigenze (di marketing, spesso) e quindi Lupi ha messo lo stesso i tecnici del suo ministero a lavorare. La cosa s’inquadrava nella più ampia partita della spending review e del suo supercommissario Carlo Cottarelli, nominato da Enrico Letta e ora anche lui in attesa di conoscere il suo destino.

Secondo le indiscrezioni di ieri (ma si sa che nel toto-ministri le cose cambiano con i minuti), Lupi potrebbe essere riconfermato da Renzi. Potrebbe essere una buona occasione per dare quelle risposte sulla sicurezza in autostrada e sui pedaggi che finora non ha dato.

Resta infine la curiosità di sapere se Renzi da premier si riscatterà dagli scivoloni stradali che ha preso da sindaco di Firenze.


Omicidio stradale – Cancellieri cambia (silenziosamente) idea: non ci sarà, ma…

4 febbraio 2014

di Maurizio Caprino

Ha ancora cambiato idea, pare.
Adesso Anna Maria Cancellieri non crederebbe più nel reato (doloso) di omicidio stradale, che appena un mese fa aveva annunciato di voler istituire: stando a quanto comunica l’Aifvs (Associazione italiana familiari vittime della strada), che l’ha incontrata l’altro giorno, la discussa ministra della Giustizia ora riterrebbe più opportuno lasciare che chi causa la morte di una persona in un incidente stradale venga ancora punito nell’ambito dell’omicidio colposo, sia pure alzando i minimi di pena rispetto a quelli attuali (già più elevati di quelli base, perché l’incidente stradale è considerato già da qualche anno come un’aggravante).
A conferma del cambio di opinione della Cancellieri c’è il fatto che siamo ormai a febbraio: a Capodanno la guardasigilli aveva annunciato che avrebbe portato entro gennaio in Consiglio dei ministri la sua proposta di istituzione del reato di omicidio stradale.

Con la possibile retromarcia rispetto a questa intenzione, la Cancellieri si riallinea con quanto aveva dichiarato due anni fa, quando era ministro dell’Interno del governo Monti: l’omicidio stradale sarebbe tecnicamente sbagliato e rischierebbe di essere dichiarato incostituzionale tra qualche anno, con tutte le difficoltà che ne conseguono nel gestire i casi di chi verrebbe condannato nel frattempo.

Ora la Cancellieri si è impegnata a portare avanti la proposta dell’Aifvs, che anch’essa è diversa dal precedente orientamento dell’associazione (che era favorevole a introdurre il reato di omicidio stradale). Dunque, pare si vada verso una soluzione più gestibile.

Ma attenzione: non per questo si può parlare di proposta più blanda. Infatti, l’aggravante dell’omicidio colposo scatterebbe in diversi casi (Download Cancellieri Aifvs condiviso sentito ufficio stampa Ministro), molti di più rispetto a quelli di alcol e droga che invece erano alla base dei testi sull’omicidio stradale finora visti.
Parliamo, per esempio, di tutti i casi di velocità inadeguata (quindi in teoria anche quando uno esce di strada nonostante stesse rispettando il limite generale) e di passaggio al semaforo quando il rosso è scattato da almeno due secondi (ma come si farà ad accertarlo, se il semaforo non è abbinato a telecamere di controllo, magari dell’ultima generazione?).
Insomma, spesso sono casi in cui sono necessarie vere e proprie indagini, approfondite e magari ampliate ad aspetti che vanno oltre quello che viene generalmente rilevato e preso in considerazione dopo un incidente.
Le stesse indagini che, se svolte abitualmente, avrebbero forse consentito di condannare per omicidio volontario (con dolo eventuale) i protagonisti di alcuni casi che hanno colpito media e opinione pubblica negli ultimi anni.

Per questo non stupisce che la proposta dell’Aifvs venga appoggiata dai periti ricostruttori di incidenti, che sono un po’ un’elite nel variegato mondo delle perizie.
Ovviamente, fanno i loro interessi e quindi nella proposta il loro ruolo è citato espressamente, per cui non potrebbero scattare le aggravanti se non ci fosse un accertamento fatto da un ricostruttore.

Non c’è tanto da scandalizzarsi, anzi: per far scattare conseguenze così gravi per il colpevole, è necessario che l’indagine sia seria.
Bisognerà però vedere se il sistema sarà in grado di digerire una novità del genere: i ricostruttori sono pochi e probabilmente non sarebbe serio se il loro numero crescesse improvvisamente solo per l’esistenza di una legge come quella proposta ora.
E questo potrebbe anche essere un motivo per eliminare i ricostruttori dal testo destinato a diventare legge. Oppure per far naufragare tutto.

Un libro: Scandaloso omicidio a Istanbul

30 gennaio 2014

di Mehmet Murat Somer

Sellerio – Pagg. 301 – € 13,00 (Lo vendo ad € 5,00 +s.s.)

Scandaloso omicidio a Istanbul - € 5,00

Trama: La detective che narra in prima persona la sua inchiesta è un travestito, giovane, benestante, di successo, passabilmente felice. Di giorno progetta sistemi antihacker per i computer di ditte importanti, di notte dirige un suo club, nel cuore di Bodrum, il quartiere della vita notturna di Istanbul.

Un mattino, una delle ragazze, la più elegante e ricercata del suo club, viene a trovarla e sconvolta le rivela il pasticcio in cui s’è infilata. Un uomo potente, che non può essere compromesso in nessun modo, teme lo scandalo e la minaccia: e chi potrebbe aiutare una come lei?

La ragazza nei guai si chiama Buse, che significa “bacio” e, prevedibilmente, dopo quella disperata richiesta è scomparsa. L’amica inizia a cercarla, presto scopre che Buse è stata uccisa, e a spingerla a improvvisarsi detective sono le circostanze, ovvero l’indifferenza della polizia e la caccia che aprono contro di lei certe organizzazioni, criminali e di nazionalisti tradizionalisti.

Da questo momento inizia per il lettore un itinerario alla Maigret negli interni di un’umanità varia, nel loro piccolo tran tran e nei divertimenti, nelle confessioni e nei loro sogni: l’umanità parallela, a suo modo integrata, dei travestiti e degli omosessuali di una grande e intricata Istanbul.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Ho acquistato questo romanzo sotto l’influsso dei libri di Seman Aykol ed incuriosito dall’ambiente in cui si svolge il tutto, ma devo ammettere che è stata una lettura noiosa e deludente, sia per la storia gialla in sè, che manca di reale tensione e soffre per una trama potenzialmente credibile, ma che non cattura, sia per il mancato approfondimento dei personaggi.

Tempo fa ho letto alcune interviste a travestiti dalle quali emergeva un mondo a me sconosciuto, se tralasciamo la pittrice transessuale de Les Italiens, oppure la visione del film Priscilla, la regina del deserto.

Quello che mi sarebbe piaciuto trovare in questo libro, oltre ad un giallo, era proprio quello che avevo trovato in quelle interviste, ovvero l’umanità, la sensibilità e profondità di quelle che sono e restano persone, anche se vivono in una realtà che non è la nostra. Ovvio, per alcuni, una sopresa per altri, come se l’essere umano sia tale solo se percorre una vita su binari posati da altri.


Omicidio stradale – Lo strano dietrofront della Cancellieri

2 gennaio 2014

di Maurizio Caprino

Chissà che cos’ha spinto Annamaria Cancellieri a dichiarare ieri al Tg5 che a gennaio porterà in Consiglio dei ministri un pacchetto che comprende pure l’introduzione del reato di omicidio stradale?

Una spiegazione avrebbe dovuto darla innanzitutto lei: meno di due anni fa, il ministro della Giustizia (che allora era responsabile dell’Interno) aveva bocciato un’ipotesi simile dicendo davanti alla commissione trasporti della Camera (4 aprile 2012) che “ci sono perplessità tecniche che attengono all’inquadramento giuridico della nuova fattispecie, con rischi di sovrapposizione”.

 

In quell’occasione, la Cancellieri aggiunse che “una direzione in cui si può e si deve intervenire è quella di rendere effettiva la sanzione cautelare o definitiva che abbia colpito il guidatore che ha commesso omicidio stradale, facendo sì che l’interdizione alla guida venga ad essere in ogni caso assicurata, anche se il conducente dovesse aver conseguito successivamente una nuova patente in un altro Stato”.

Di qui l’ipotesi di “avvio di una riflessione comune con il ministero delle Infrastrutture, anche per valutare, come ha già rilevato il ministro (dell’epoca, ndr) Corrado Passera, la compatibilità delle misure con i principi richiamati di ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione in ambito europeo”.

 

Insomma, la Cancellieri sa perfettamente che è meglio trovare alternative alla “semplice” introduzione del reato di omicidio stradale. D’altra parte, nella sua lunga carriera di prefettura, avrà deciso – direttamente o indirettamente – le sorti di migliaia di patenti di gente che aveva commesso gravi infrazioni o causato incidenti rilevanti.

E allora perché adesso ha cambiato idea?

 

Su giornali e agenzie di stampa, la proposta della Cancellieri è stata accostata all’appello dall’inasprimento delle pene fatto dal padre di Stella Manzi, la bambina romana di otto anni uccisa perché investita la sera di Santo Stefano da un automobilista ubriaco, sotto effetto di droga e senza patente.

Si è parlato anche delle due donne morte sull’A3 la notte di capodanno, investite da un automobilista che non si è fermato. Ma in quest’ultimo caso giova ricordare che le due donne erano sull’asfalto perché sbalzate a seguito di un incidente precedente, quindi probabilmente non avevano le cinture allacciate e non è detto che l’ignoto investitore avesse altre colpe oltre a quella – gravissima ma ben diversa da quelle di cui si parla nel reato di omicidio stradale – di non essersi fermato.

Insomma, per farla breve, si pensa che dietro la proposta della Cancellieri ci siano banali esigenze di effetto-annuncio per dare un contentino all’opinione pubblica…

…continua la lettura QUI


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