L’omicidio stradale entra nel nuovo Codice, ma…

18 luglio 2014
di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

di Maurizio Caprino

In queste ore state leggendo del “via libera” della commissione Trasporti della Camera all’istituzione del reato di omicidio stradale, all’interno del disegno di legge delega per la riforma del Codice della strada.

Ma non è proprio così. Anzi, questa novità è un colpo di mano che rischia di rallentare l’intera delega.

Il colpo di mano è stato voluto dal premier in persona. Si sa che Matteo Renzi sin da quando era sindaco ha visto nell’omicidio stradale un modo per guadagnare consenso e lo ha dimostrato citando l’argomento nel suo primo discorso da presidente del Consiglio in Parlamento.

Ovviamente Renzi non è solo dalla sua parte della barricata, ma questa sua ultima mossa in commissione Trasporti provocherà reazioni negative dalla parte opposta.

Cioè in commissione Giustizia, piena di avvocati contrari all’omicidio stradale, sia per interesse sia perché le perplessità tecnico-giuridiche sono effettivamente tanteApprofondisci.

Adesso il testo della legge delega di riforma del Codice della strada, prima di essere licenziato dall’Aula della Camera (da dove poi andrà al Senato), dovrà passare il vaglio dei pareri delle altre commissioni, tra cui appunto la Giustizia.

Che avrà buon gioco a far valere la sua contrarietà: le basterà far notare che l’omicidio stradale è un reato, quindi una cosa che – se proprio la si volesse introdurre – bisognerebbe inquadrarla nel Codice penale e non nel Codice della strada.

S’innescherebbe così una diatriba che come minimo rallenterà l’iter della delega. Quindi il colpo di mano sull’omicidio stradale verrà pagato sotto forma di ritardo nella riforma, che è attesa da molti e che – pur tra vari aspetti controversi – una sua utilità dovrebbe averla.

Si avvierà una trattativa politica, in cui come al solito un accordo sul Codice della strada potrebbe essere trovato con un baratto tra forze politiche, magari anche allargato a materie totalmente diverse ma che vengono toccate da altri provvedimenti anch’essi da approvare in questo periodo.

Dentro il Governo queste cose le sanno bene. Non a caso, del blitz sull’omicidio stradale si parla in termini cauti e sfumati, come leggete da questo flash d’agenzia.

(ANSA) – ROMA, 17 LUG – Via libera della commissione Trasporti della Camera alla legge delega sulla riforma del codice stradale. Tra le novità anche un riferimento al reato di omicidio stradale la cui  possibile introduzione viene prevista da un emendamento approvato in commissione. L’annuncio viene dato dal viceministro delle Infrastrutture Nencini. (ANSA).

 


Omicidio stradale – La colpa non è degli avvocati, ma di chi (non) indaga

3 luglio 2014

di Maurizio Caprino

Si può partire dallo stesso problema e immaginare soluzioni ugualmente rispettabili, ma diametralmente opposte. Può capitare a tutti e, in questi giorni, sta capitando al presidente dell’Asaps, Giordano Biserni, e a me.

Tutto è partito dal clamore per i bambini morti investiti in giugno, ma evidentemente la partita vera si gioca sull’opportunità (e sulla reale possibilità) di istituire il reato di omicidio stradale, a prescindere da quanto questo c’entri effettivamente con gli ultimi incidenti, costati la vita a cinque bambini.

Il problema, su cui tutti conveniamo, è che nella stragrande parte dei casi, chi ammazza qualcuno guidando scriteriatamente (cosa spesso identificata con l’effetto di droga e alcol) resta in galera troppo poco tempo in rapporto alle sue responsabilità.

Giordano Biserni è tra quelli che vogliono risolvere il problema con una nuova legge, che istituisca appunto il reato di omicidio stradale. A chi accusa di bulimia legislativa questa corrente di pensiero (abbiamo già troppe leggi, la vera questione è farle rispettare), Biserni risponde che è il contrario: siamo all’anoressia (Leggi tutto.)

Il ragionamento di Biserni si fonda su cifre e fatti che l’Asaps possiede per aver costruito nel tempo un efficiente osservatorio, alimentato anche dai suoi associati che operano nelle forze dell’ordine e quindi, vedendo le cose dal di dentro, sono molto informati su come funziona (o non funziona) il sistema.

Io, non essendo parte in causa, ovviamente non sono altrettanto attrezzato, ma quello che vedo lo valuto con terzietà. E per questo penso che in Italia un incidente stradale si traduca solo in qualche rilevazione sul posto, che va a formare un fascicolo destinato a vagare stancamente dalla scrivania del pm a quelle dei giudici, ravvivandosi solo a volte quando passa in mano ai periti, d’ufficio o di parte (ma devono essere più volenterosi della media).

È una questione culturale: nel nostro Paese, le indagini che fanno sentire realizzato un investigatore sono quelle su mafia e tangenti e su poco altro. Prendersi la briga di capire che cosa ci fosse dietro il comportamento di un guidatore che ha ucciso non è “previsto” nella nostra prassi giudiziaria, anche se permetterebbe di applicare quel dolo eventuale che consentirebbe di equiparare un incidente a un omicidio volontario e quindi a punire davvero il colpevole.

Si tratterebbe di capire, per esempio, se il conducente omicida ha avuto una lite con qualcuno prima di mettersi alla guida o se aveva un disagio psicologico che porta ad avercela col mondo, come quelli che ogni tanto prendono un fucile e sparano tra la folla. O altro ancora.

Se dimostrassimo tutto ciò, difficilmente il colpevole potrebbe evitare la giusta pena. Anche avendo un bravo avvocato.

E quindi sarebbe poco rilevante il fatto che in Parlamento ci sono troppi avvocati, che secondo i fautori dell’omicidio stradale farebbero ostruzione alla proposta

 


Bimbi investiti – Troppe chiacchiere sull’omicidio stradale, ecco i rimedi veri

29 giugno 2014
di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

di Francesco Mignano Comunicazione Visiva

Genitori, figli, seggilolini, pedoni, ecc. Parole delle quali leggo e scrivo in continuazione, ma per l’appunto si continuano a vedere i soliti comportamenti.

Alla fine di tante parole scritte ed altre ne dovremo scrivere nel tentativo di smuovere il buonsenso, resta il fatto che ha ragione Yolanda, una lettrice di Caprino che commenta il suo post:

La cosa semplicissima è far rispettare le leggi che ci sono, il codice della strada, punto. Io passo tutti i giorni sulle strisce ben disegnate, ben segnalate, e guai a passare senza guardare, non si fermano, anzi accelerano, e questione di abitudine, in questo paese l’abitudine della striscia non esiste, e tantomeno non viene fatto rispettato, con le multe si fa una finanziaria tranquillamente.

Quando passa l’auto con il bimbo in braccio alla mamma o che saltella sul sedile posteriore, oppure il pedone attraversa con il rosso i vigili (che ci sono appostati sugli angoli) devono fischiare e multare, senza se e senza ma. Idem per l’uso di telefonini, il non allaccio delle cinture (incluse quelle posteriori) e via dicendo.

Le piccole infrazioni, mai punite, diventano comportamenti abituali (ma sempre pericolosi restano) e restituiscono all’automobilista un senso di impunità che lo spinge a fare sempre peggio.

Ed i giornali, poi, non devono abboccare alle lamentele pretestuose del pedone multato.

Quello che segue vale per le auto, vale per i pedoni, i ciclisti e via dicendo…

Come ha scritto Michele Serra: Manca del tutto, nella pur ampia gamma delle reazioni, la sola che parrebbe congrua: la cognizione, cioè, che se un veicolo viene multato per divieto di sosta, in genere questo accade perchè il veicolo è in divieto di sosta. Esiste, cioè, un rapporto di causa ed effetto tra un’infrazione ed una punizione. 

Che dire della giovane coppia trendy milanese che gira con la Smart Car2Go? Bravi, ecologici, coscenziosi? Si, se non avessero messo due bambine nel baule!

* * *

di Maurizio Caprino

Se devono “servire” quattro bambini morti investiti in cinque giorni per far arrivare la sicurezza stradale sulle prime pagine dei quotidiani più prestigiosi, è meglio che il solito niente. Però se ne deve parlare con un minimo di cognizione, se non altro per rispetto al sacrificio di queste creature e al dolore dei loro cari. Quindi non si può leggere – come stiamo leggendo in questi giorni – che queste tragedie potrebbero essere evitate istituendo il reato di omicidio stradale. Occorrono analisi un po’ più meditate, che necessariamente devono partire dai numeri e dalla loro interpretazione.

I numeri sono stati meritoriamente elaborati dall’Asaps (Leggilo) e dicono fondamentalmente due cose:

1. i bambini sono ben pochi in rapporto al totale delle persone che muoiono su strada, il che ovviamente non significa che non dobbiamo occuparcene, ma indica quanto superficiale sia il dibattito pubblico (in generale, non solo per la sicurezza stradale);

2. poco più della metà dei bambini morti era a bordo di auto o moto, per cui il problema principale sembrerebbe essere il mancato uso o l’uso scorretto dei seggiolini, per il quale invece non si scatenano ondate emozionali come quella che sta attraversando l’Italia in questi giorni.

Ciò non vuol dire che la sicurezza dei pedoni non sia un problema. Però sui media bisognerebbe parlarne con più cognizione di quello che si sta leggendo.

Per esempio, a chi afferma che la soluzione sta nell’introdurre il reato di omicidio stradale bisognerebbe ricordare non solo che giuridicamente questo reato è molto controverso (Approfondisci), ma anche che nella gran parte delle proposte di legge sulla materia il reato viene configurato solo per i conducenti in stato di ebbrezza grave o guida sotto effetto di droga.

E non è detto che per investire un bambino occorrano sempre alcol o sostanze psicotrope. Anzi. Per esempio, può bastare la velocità eccessiva.

E qui nessuno ricorda che da 12 anni i controlli automatici in centro abitato sono vietati (sono consentiti solo sui pochi viali a doppia carreggiata classificati come “di scorrimento”, cioè con sosta consentita solo sulle complanari e semafori agli incroci).

Inoltre, ci sono strisce pedonali mal disegnate o poco visibili. Non è un’invenzione di un garantista peloso, ma il risultato di più di una ricerca scientifica fatta sul campo (Approfondisci.)

Senza contare che a volte i pedoni si trovano sulla carreggiata, per disattenzione, imprudenza o ignoranza propria, per mancanza dei marciapiedi o per loro impraticabilità (mai sentito parlare di cose come manutenzione assente, sosta selvaggia?).

In un lampo di serietà, il viceministro dei Trasporti, Riccardo Nencini, dice che si sta studiando un’alternativa all’omicidio stradale: l’ergastolo della patente. Che esiste già da quattro anni (ovviamente in aggiunta alle normali pene per omicidio colposo), ma solo per i recidivi.

Si tratterebbe quindi di estenderlo a chiunque – anche per la prima volta – uccida una persona mentre guida in stato di ebbrezza o di alterazione da droghe.

Bene, ma va ricordato che la cronaca ha mostrato non pochi casi di gente che ha causato incidenti mortali mentre guidava con patente sospesa o addirittura revocata. Dunque, fino a quando non avremo veicoli che riconoscono la patente e solo dopo danno il consenso all’avviamento, ci sarà poco da fare.

Infine, l’Asaps giustamente propone di alleggerire l’Iva sui seggiolini per bimbi, visto che sono costosi e che dell’Iva agevolata al 4% godono nientemeno che le figurine.

Ma non è tutto: davanti alle scuole d’Italia (Nord o Sud non fa differenza) si continuano a vedere eleganti signori con Mercedes, Audi e Mini nuove e rigorosamente senza seggiolini.

* * *

Racconto un episodio visto un paio di mesi fa, che però si è ripetuto nel tempo, sempre con lo stesso protagonista, a testimonianza che la giustificazione “devo fare poca strrada” (sarà poi vero?) non sta in piedi se la cosa si ripete ogni giorno, si deve trovare una soluzione diversa dal mettere a rischio la vita di due bambini:

Vedo un amorevole nonno con i suoi due nipotini, piccoli bambini ai quali sorride con affetto. Che teneri…

Se non fosse che sono su una Smart (2 posti) e loro sono in 3, ma lui non li ha messi nel baule, come accade di solito in queste occasioni, ma ha preferito mettere il bimbo sui 3 anni in piedi davanti al sedile anteriore del passeggero. Il più piccolo, 2 anni o meno, se lo tiene sulle ginocchia. In caso di incidente, anche non grave (in teoria) quello sui 3 anni sbatterà la faccia sulla plancia, per poi beccarsi il ko dell’airbag.

Sorte peggiore per il più piccolo, che sarà schiacciato tra il volante ed il corpo del nonno, proiettato in avanti alla stessa velocità con cui viaggiava l’auto, ma la fisica dice che dovete moltiplicarla al quadrato e per il peso del corpo del bimbo. Voi non so, ma io non riesco ad abituarmi (e neanche voglio farlo) all’imbecillità di molti, troppi, genitori & nonni.

 

 


Renzi: l’omicidio stradale si farà. Ma, quando l’omicida è il gestore della strada, pazienza

11 giugno 2014

di Maurizio Caprino

Dunque, era solo una pausa quella che Matteo Renzi si è preso sul fronte dell’omicidio stradale negli ultimi mesi: il premier ha confermato di voler istituire questo reato in un’intervista a “Il Centauro”, il periodico dell’Asaps.

Renzi non mostra alcuna voglia di riflettere sulle controindicazioni giuridiche di una scelta simile. Anzi, mostra di voler dare una sponda a chi non vuole l’alternativa, cioè quell’applicazione del dolo eventuale che starebbe molto scomoda – tra gli altri – alle imprese coinvolte in infortuni mortali sul lavoro.

Per il resto, Renzi ha riconosciuto che la sicurezza stradale è un’emergenza, ma non si è spostato di un millimetro dalla linea imbalsamata delle istituzioni, secondo cui la colpa è praticamente sempre del guidatore e mai della strada.

Una visione un po’ limitata, per uno che si presenta come rottamatore ed è stato esplicitamente invitato a considerare le carenze delle strade e mettere a freno certe libere interpretazioni dei gestori autostradali emerse in occasione della strage di Acqualonga.

Eppure su questo si è appena saputo che si è mossa la Procura della sua Firenze. Ed è dell’altro ieri la notizia dell’ultima vittima dei guard-rail che mancano sulle provinciali del Ferrarese.

 


L’omicidio stradale è due volte incostituzionale. Un giudice spiega perché…

11 giugno 2014

di Maurizio Caprino

Che fine ha fatto lo slancio di Matteo Renzi per l’introduzione del reato di omicidio stradale?

Sarà per le perplessità degli esperti, sarà perché sotto elezioni era molto più sicuro ai fini del consenso popolare sbandierare cose come il bonus fiscale di 80 euro, ma sta di fatto che per ora non se ne parla più.

Comunque, la strada è lunga e la materia di presta anche a giravolte inattese e pure ripetute. Quindi è pressoché certo che se ne tornerà a parlare.

Nel frattempo, è uscita un’interessante analisi di Emilio Gironi, presidente aggiunto onorario della Cassazione, pubblicata sulla rivista periodica dello Snfia (il sindacato alte professionalità del settore assicurativo).

Gironi si sofferma soprattutto su perché l’omicidio stradale potrebbe essere dichiarato incostituzionale.

In sostanza, nell’omicidio stradale viene presunto che il responsabile accetti volontariamente il rischio di uccidere, mettendosi alla guida di un veicolo mentre è in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe. Dunque, il giudice non deve più indagare sull’elemento psicologico del reato e questo va a ledere una delle sue prerogative principali.

Gironi ne trae l’ulteriore conclusione che in questo modo la responsabilità penale non sarebbe più personale (nel senso di accertata in capo a un determinato soggetto) come prescrive l’articolo 27 della Costituzione, ma presunta.

Non basta: Gironi osserva che, nella foga di inasprire le pene (solito vizio demagogico, perché gli inasprimenti non son omai stati un deterrente), non ci si è accorti che nella proposta attualmente in discussione è prevista la stessa condanna finora riservata ai responsabili di omicidio preterintenzionale.

E in questo reato l’intenzione di far del male a una persona (anche se non fino a ucciderla) è oggettiva, non presunta. Dunque, la Consulta potrebbe rilevare un’altra incostituzionalità.

Infine, la questione dell’arresto in flagranza, previsto dalla proposta. Chi ragiona e sa un minimo di diritto capisce al volo che è solo un vessillo demagogico da sbandierare davanti all’opinione pubblica: una persona la si può anche arrestare, ma poi in galera bisogna anche tenercela.

E, a meno di improbabili condanne per direttissima (spesso negli incidenti occorrono complicate indagini e perizie), per tenercela occorre che ci siano esigenze di custodia cautelare, che nessun giudice riconosce in situazioni di alcol e/o droga alla guida, per le quali scattano già il ritiro della patente e il sequestro del veicolo.

Dunque, l’arresto in flagranza si risolverebbe in qualche scartoffia e una notte in guardina.


La Cassazione (involontariamente) tira la volata all’omicidio stradale

4 maggio 2014

di Maurizio Caprino

C’è un legame tra l’omicidio stradale e la sentenza di giovedì scorso che lima un po’ le pene per i dirigenti della ThyssenKrupp responsabile della tragedia del 2007 nello stabilimento di Torino. Come spiegava Il Sole 24 Ore di ieri, la sentenza è una pietra miliare della giurisrprudenza.

Non solo perché emessa dalle Sezioni unite della Cassazione (quindi nella composizione che si attiva solo per dirimere le questioni interpretative più controverse e per questo fissa princìpi pressoché vincolanti), ma perché riguarda il dolo eventuale, figura elaborata dalla giurisprudenza per punire quegli omicidi che non sono i classici assassinii volontari in cui uno punta un’arma contro un altro proprio per ucciderlo, ma ci vanno vicini perché il colpevole si comporta in modo talmente azzardato da dimostrare che non ha alcuna remora a causare la morte di qualcuno col suo comportamento.

Il problema era che – detta così – sembra simile all’altra elaborazione classica della giurisprudenza, la colpa cosciente, che porta a pene meno gravi. Le Sezioni unite, dopo che negli ultimi anni si era acceso il dibattito confondendo le due figure, hanno ristabilito le distanze, riportando tutto alla differenza che … continua la lettura QUI


Cade il Governo, ecco le incompiute che ci lascia: omicidio stradale, archivio unico e…

14 febbraio 2014

di Maurizio Caprino

Chissà se Anna Maria Cancellieri e Maurizio Lupi resteranno al loro posto anche con l’imminente cambio di governo.

Per noi è importante saperlo perché loro sono i due ministri che in questo momento hanno in carico le questioni più importanti che ci riguardano: reato di omicidio stradale, unificazione degli archivi dei veicoli, sicurezza delle strade. Se fossero sostituiti, è probabile che i tempi si dilatino.

La Cancellieri, il giorno di Capodanno, si era impegnata a portare in Consiglio dei ministri entro gennaio la proposta di istituzione del nuovo reato di omicidio stradale, portandosi subito appresso un sottosegretario a Infrastrutture e trasporti, Erasmo D’Angelis. Un impegno sospetto nella tempistica. E pure nel contenuto, tanto che la stessa Cancellieri un mese dopo si è silenziosamente corretta.

Quanto a Lupi, sta a lui attuare la generica previsione dell’ultima legge di stabilità, secondo cui gli archivi di Motorizzazione e Pra sono da unificare. Una previsione che giuridicamente è un pasticcio e dal punto di vista pratico risolve poco.

Però la politica ha le sue esigenze (di marketing, spesso) e quindi Lupi ha messo lo stesso i tecnici del suo ministero a lavorare. La cosa s’inquadrava nella più ampia partita della spending review e del suo supercommissario Carlo Cottarelli, nominato da Enrico Letta e ora anche lui in attesa di conoscere il suo destino.

Secondo le indiscrezioni di ieri (ma si sa che nel toto-ministri le cose cambiano con i minuti), Lupi potrebbe essere riconfermato da Renzi. Potrebbe essere una buona occasione per dare quelle risposte sulla sicurezza in autostrada e sui pedaggi che finora non ha dato.

Resta infine la curiosità di sapere se Renzi da premier si riscatterà dagli scivoloni stradali che ha preso da sindaco di Firenze.


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