Cade il Governo, ecco le incompiute che ci lascia: omicidio stradale, archivio unico e…

14 febbraio 2014

di Maurizio Caprino

Chissà se Anna Maria Cancellieri e Maurizio Lupi resteranno al loro posto anche con l’imminente cambio di governo.

Per noi è importante saperlo perché loro sono i due ministri che in questo momento hanno in carico le questioni più importanti che ci riguardano: reato di omicidio stradale, unificazione degli archivi dei veicoli, sicurezza delle strade. Se fossero sostituiti, è probabile che i tempi si dilatino.

La Cancellieri, il giorno di Capodanno, si era impegnata a portare in Consiglio dei ministri entro gennaio la proposta di istituzione del nuovo reato di omicidio stradale, portandosi subito appresso un sottosegretario a Infrastrutture e trasporti, Erasmo D’Angelis. Un impegno sospetto nella tempistica. E pure nel contenuto, tanto che la stessa Cancellieri un mese dopo si è silenziosamente corretta.

Quanto a Lupi, sta a lui attuare la generica previsione dell’ultima legge di stabilità, secondo cui gli archivi di Motorizzazione e Pra sono da unificare. Una previsione che giuridicamente è un pasticcio e dal punto di vista pratico risolve poco.

Però la politica ha le sue esigenze (di marketing, spesso) e quindi Lupi ha messo lo stesso i tecnici del suo ministero a lavorare. La cosa s’inquadrava nella più ampia partita della spending review e del suo supercommissario Carlo Cottarelli, nominato da Enrico Letta e ora anche lui in attesa di conoscere il suo destino.

Secondo le indiscrezioni di ieri (ma si sa che nel toto-ministri le cose cambiano con i minuti), Lupi potrebbe essere riconfermato da Renzi. Potrebbe essere una buona occasione per dare quelle risposte sulla sicurezza in autostrada e sui pedaggi che finora non ha dato.

Resta infine la curiosità di sapere se Renzi da premier si riscatterà dagli scivoloni stradali che ha preso da sindaco di Firenze.


Omicidio stradale – Cancellieri cambia (silenziosamente) idea: non ci sarà, ma…

4 febbraio 2014

di Maurizio Caprino

Ha ancora cambiato idea, pare.
Adesso Anna Maria Cancellieri non crederebbe più nel reato (doloso) di omicidio stradale, che appena un mese fa aveva annunciato di voler istituire: stando a quanto comunica l’Aifvs (Associazione italiana familiari vittime della strada), che l’ha incontrata l’altro giorno, la discussa ministra della Giustizia ora riterrebbe più opportuno lasciare che chi causa la morte di una persona in un incidente stradale venga ancora punito nell’ambito dell’omicidio colposo, sia pure alzando i minimi di pena rispetto a quelli attuali (già più elevati di quelli base, perché l’incidente stradale è considerato già da qualche anno come un’aggravante).
A conferma del cambio di opinione della Cancellieri c’è il fatto che siamo ormai a febbraio: a Capodanno la guardasigilli aveva annunciato che avrebbe portato entro gennaio in Consiglio dei ministri la sua proposta di istituzione del reato di omicidio stradale.

Con la possibile retromarcia rispetto a questa intenzione, la Cancellieri si riallinea con quanto aveva dichiarato due anni fa, quando era ministro dell’Interno del governo Monti: l’omicidio stradale sarebbe tecnicamente sbagliato e rischierebbe di essere dichiarato incostituzionale tra qualche anno, con tutte le difficoltà che ne conseguono nel gestire i casi di chi verrebbe condannato nel frattempo.

Ora la Cancellieri si è impegnata a portare avanti la proposta dell’Aifvs, che anch’essa è diversa dal precedente orientamento dell’associazione (che era favorevole a introdurre il reato di omicidio stradale). Dunque, pare si vada verso una soluzione più gestibile.

Ma attenzione: non per questo si può parlare di proposta più blanda. Infatti, l’aggravante dell’omicidio colposo scatterebbe in diversi casi (Download Cancellieri Aifvs condiviso sentito ufficio stampa Ministro), molti di più rispetto a quelli di alcol e droga che invece erano alla base dei testi sull’omicidio stradale finora visti.
Parliamo, per esempio, di tutti i casi di velocità inadeguata (quindi in teoria anche quando uno esce di strada nonostante stesse rispettando il limite generale) e di passaggio al semaforo quando il rosso è scattato da almeno due secondi (ma come si farà ad accertarlo, se il semaforo non è abbinato a telecamere di controllo, magari dell’ultima generazione?).
Insomma, spesso sono casi in cui sono necessarie vere e proprie indagini, approfondite e magari ampliate ad aspetti che vanno oltre quello che viene generalmente rilevato e preso in considerazione dopo un incidente.
Le stesse indagini che, se svolte abitualmente, avrebbero forse consentito di condannare per omicidio volontario (con dolo eventuale) i protagonisti di alcuni casi che hanno colpito media e opinione pubblica negli ultimi anni.

Per questo non stupisce che la proposta dell’Aifvs venga appoggiata dai periti ricostruttori di incidenti, che sono un po’ un’elite nel variegato mondo delle perizie.
Ovviamente, fanno i loro interessi e quindi nella proposta il loro ruolo è citato espressamente, per cui non potrebbero scattare le aggravanti se non ci fosse un accertamento fatto da un ricostruttore.

Non c’è tanto da scandalizzarsi, anzi: per far scattare conseguenze così gravi per il colpevole, è necessario che l’indagine sia seria.
Bisognerà però vedere se il sistema sarà in grado di digerire una novità del genere: i ricostruttori sono pochi e probabilmente non sarebbe serio se il loro numero crescesse improvvisamente solo per l’esistenza di una legge come quella proposta ora.
E questo potrebbe anche essere un motivo per eliminare i ricostruttori dal testo destinato a diventare legge. Oppure per far naufragare tutto.

Un libro: Scandaloso omicidio a Istanbul

30 gennaio 2014

di Mehmet Murat Somer

Sellerio – Pagg. 301 – € 13,00 (Lo vendo ad € 5,00 +s.s.)

Scandaloso omicidio a Istanbul - € 5,00

Trama: La detective che narra in prima persona la sua inchiesta è un travestito, giovane, benestante, di successo, passabilmente felice. Di giorno progetta sistemi antihacker per i computer di ditte importanti, di notte dirige un suo club, nel cuore di Bodrum, il quartiere della vita notturna di Istanbul.

Un mattino, una delle ragazze, la più elegante e ricercata del suo club, viene a trovarla e sconvolta le rivela il pasticcio in cui s’è infilata. Un uomo potente, che non può essere compromesso in nessun modo, teme lo scandalo e la minaccia: e chi potrebbe aiutare una come lei?

La ragazza nei guai si chiama Buse, che significa “bacio” e, prevedibilmente, dopo quella disperata richiesta è scomparsa. L’amica inizia a cercarla, presto scopre che Buse è stata uccisa, e a spingerla a improvvisarsi detective sono le circostanze, ovvero l’indifferenza della polizia e la caccia che aprono contro di lei certe organizzazioni, criminali e di nazionalisti tradizionalisti.

Da questo momento inizia per il lettore un itinerario alla Maigret negli interni di un’umanità varia, nel loro piccolo tran tran e nei divertimenti, nelle confessioni e nei loro sogni: l’umanità parallela, a suo modo integrata, dei travestiti e degli omosessuali di una grande e intricata Istanbul.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Ho acquistato questo romanzo sotto l’influsso dei libri di Seman Aykol ed incuriosito dall’ambiente in cui si svolge il tutto, ma devo ammettere che è stata una lettura noiosa e deludente, sia per la storia gialla in sè, che manca di reale tensione e soffre per una trama potenzialmente credibile, ma che non cattura, sia per il mancato approfondimento dei personaggi.

Tempo fa ho letto alcune interviste a travestiti dalle quali emergeva un mondo a me sconosciuto, se tralasciamo la pittrice transessuale de Les Italiens, oppure la visione del film Priscilla, la regina del deserto.

Quello che mi sarebbe piaciuto trovare in questo libro, oltre ad un giallo, era proprio quello che avevo trovato in quelle interviste, ovvero l’umanità, la sensibilità e profondità di quelle che sono e restano persone, anche se vivono in una realtà che non è la nostra. Ovvio, per alcuni, una sopresa per altri, come se l’essere umano sia tale solo se percorre una vita su binari posati da altri.


Omicidio stradale – Lo strano dietrofront della Cancellieri

2 gennaio 2014

di Maurizio Caprino

Chissà che cos’ha spinto Annamaria Cancellieri a dichiarare ieri al Tg5 che a gennaio porterà in Consiglio dei ministri un pacchetto che comprende pure l’introduzione del reato di omicidio stradale?

Una spiegazione avrebbe dovuto darla innanzitutto lei: meno di due anni fa, il ministro della Giustizia (che allora era responsabile dell’Interno) aveva bocciato un’ipotesi simile dicendo davanti alla commissione trasporti della Camera (4 aprile 2012) che “ci sono perplessità tecniche che attengono all’inquadramento giuridico della nuova fattispecie, con rischi di sovrapposizione”.

 

In quell’occasione, la Cancellieri aggiunse che “una direzione in cui si può e si deve intervenire è quella di rendere effettiva la sanzione cautelare o definitiva che abbia colpito il guidatore che ha commesso omicidio stradale, facendo sì che l’interdizione alla guida venga ad essere in ogni caso assicurata, anche se il conducente dovesse aver conseguito successivamente una nuova patente in un altro Stato”.

Di qui l’ipotesi di “avvio di una riflessione comune con il ministero delle Infrastrutture, anche per valutare, come ha già rilevato il ministro (dell’epoca, ndr) Corrado Passera, la compatibilità delle misure con i principi richiamati di ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione in ambito europeo”.

 

Insomma, la Cancellieri sa perfettamente che è meglio trovare alternative alla “semplice” introduzione del reato di omicidio stradale. D’altra parte, nella sua lunga carriera di prefettura, avrà deciso – direttamente o indirettamente – le sorti di migliaia di patenti di gente che aveva commesso gravi infrazioni o causato incidenti rilevanti.

E allora perché adesso ha cambiato idea?

 

Su giornali e agenzie di stampa, la proposta della Cancellieri è stata accostata all’appello dall’inasprimento delle pene fatto dal padre di Stella Manzi, la bambina romana di otto anni uccisa perché investita la sera di Santo Stefano da un automobilista ubriaco, sotto effetto di droga e senza patente.

Si è parlato anche delle due donne morte sull’A3 la notte di capodanno, investite da un automobilista che non si è fermato. Ma in quest’ultimo caso giova ricordare che le due donne erano sull’asfalto perché sbalzate a seguito di un incidente precedente, quindi probabilmente non avevano le cinture allacciate e non è detto che l’ignoto investitore avesse altre colpe oltre a quella – gravissima ma ben diversa da quelle di cui si parla nel reato di omicidio stradale – di non essersi fermato.

Insomma, per farla breve, si pensa che dietro la proposta della Cancellieri ci siano banali esigenze di effetto-annuncio per dare un contentino all’opinione pubblica…

…continua la lettura QUI


Estensione delle attenuanti e pena ridotta all’assassino del vigile milanese. Complimenti!

10 dicembre 2013

articolo aggiornato dopo la pubblicazione

in sintesi un articolo che leggo sul Corriere ed anche in questo caso mi faccio una domanda: quali sono le attenuanti per un omicidio volontario?

Ieri i giudici d’Appello hanno condannato a 9 anni e 8 mesi Remi Nikolic, il ragazzo rom nato in Francia e di origine serba che nel maggio scorso il Tribunale aveva invece condannato a 15 anni di carcere (contro i 26 chiesti dall’accusa) per avere causato, alla guida di un Suv il 12 gennaio 2012 all’età di 17 anni e 8 mesi, la morte del 42enne vigile Niccolò Savarino.

Ed è andata pure bene visto che, come leggo: La Corte non ha accolto la prospettiva dei difensori David Russo e Guglielmo Gulotta che puntavano alla «messa alla prova» (sospensione del processo con possibile estinzione in caso di esito positivo) o alla derubricazione in omicidio colposo.

Scopro quindi che le attenuanti sono: la minore età ed il contesto di vita familiare del ragazzo nato in carcere da madre detenuta e le stesse attenuanti erano già state prese in considerazione per ridurre la pena dai 26 anni chiesti inizialmente a 15. Ora con l’Appello nuova applicazione delle attenuanti; se va in Cassazione capace che lo scarcerano pure…

Interessante però che siano passate in secondo piano gli elementi che aveva preso in considerazione il Tribunale di primo grado ovvero: elementi negativi quali la freddezza dopo il reato, la fuga, le reticenze e le mendacità.

E quindi una volta di più la Giustizia sputa sulle vittime e tutela i carnefici…

(sarò prevenuto e malfidente, tuttavia mi chiedo se il metro di giudizio sarebbe lo stesso se avesse investito ed ucciso il figlio di un giudice…)

Leggo poi su SicurAuto la spiegazione tecnica della sentenza, da parte di Luciano Mattarelli, presidente Anvu (Associazione Polizia locale d’Italia) e che a mio parere conferma che serva una legge diversa (Vedi Omicidio Stradale) da applicare quando vi è un dolo evidente da parte dell’imputato; le leggiattuali non tutelano le vittime, ma gli imputati e questa è una stortura inaccettabile:

I giudici non hanno fatto nient’altro che applicare la legge, per via della quale c’è una discrezionalità vincolata. La base di partenza è il ‘favor rei’, principio generale traducibile nell’atteggiamento che privilegia l’imputato e rende possibile concedere maggiore rilievo all’interesse dell’imputato stesso. Che poi la legge sia sbagliata o migliorabile, questo è discorso ben diverso, e posso anche essere concorde. E chi, in casi di cronaca molto delicati, chiede una ‘pena esemplare’, sbaglia. Esiste la ‘pena per legge’. Quella ‘esemplare’ non può e non deve esistere“.

 

Articolo correlato: Chi era il vigile Nicola Savarino


Omicidio stradale: (forse) ora ci siamo

20 novembre 2013

autoblogHo supportato da subito la raccolta di firme per l’omicidio stradale, non appena venuto a conoscenza della tragica (e criminale) vicenda che ha causato la morte di Lorenzo Guarnieri;  con la Signora K invece ci sono state un tot di discussioni in merito, in quanto lei è del parere che le leggi ci siano, ma poi vengano applicate male.

In realtà il problema al momento è che la legge per un incidente mortale o con grave lesioni provocato da un guidatore sotto l’effetto di alcol e/o droghe prevede il reato di omicidio colposo, come se lo stesso fosse stato causato da imperizia, imprudenza o negligenza.

Per quel che mi riguarda non è abbastanza, tanto più che molto spesso i conducenti che guidano in stato di alterazione sono recidivi, per cui se la prima volta gli va relativamente bene, magari senza scontare un giorno di carcere, va da sè che non sono certo incentivati a fare attenzione e la cronaca riporta molti esempi in proposito.

Parlandone più volte mi è parso di capire che lei interpretasse l’Omicidio stradale per qualsiasi morte a causa incidente, in pratica come succede in Inghilterra, cosa che non vorrei vedere applicata in Italia, dato che come scriveva a suo tempo Caprino “Occorrerebbe una seria indagine su ogni sinistro mortale. Ma chi la fa”

Ma la mia linea di pensiero è uguale a quanto espresso da SicurAuto ovvero l’incidente esiste, la fatalità pure, non intendo assolutamente di fare di tutta un’erba un fascio e pur rispettando il dolore di chi ha perso una persona cara in un incidente, resta il fatto che ogni incidente (e morte) è storia a sè:

Scrive SicurAuto: Ovviamente, il reato di omicidio stradale si configurerebbe solo in casi certi e ben definiti. Sussisterebbe solo se la morte di una o più persone fosse determinata da una condotta di guida azzardata, tecnicamente accertata.

In più, occorrerebbe la concomitante violazione di alcuni articoli del Codice della strada, quali la guida in stato di alterazione psicofisica (anche questo un punto suscettibile di diverse modifiche: per l’alcol, si parla di almeno 0,8 grammi per litro di sangue contro un limite di legge di 0,5), gare in velocità, la guida in stato di ebbrezza, elevata velocità, non rispetto dei posti di blocco, passaggio col rosso, utilizzo di dispositivi elettronici alla guida (cellulari o navigatori), sorpasso azzardato (su dossi o in curva) e marcia contromano.

Non sussiterebbe il reato di omicidio stradale qualora venisse accertato il concorso di colpa o si dimostrasse che – pure rispettando il Codice della strada – si sarebbe potuto verificare il decesso.

Con il nuovo reato di omicidio stradale, si creerebbe un reato di omicidio quasi volontario: anzitutto, la reclusione prevista sarebbe molto più estesa. E la patente verrebbe ritirata a vita.

E quindi ritengo che serva una legge più punitiva verso chi ci mette del suo per aggravare la situazione; una legge che magari non preveda quelle attenuanti che hanno permesso ad un guidatore sotto l’effetto di droghe di investire ed uccidere 8 (OTTO) ciclisti e cavarsela poi con 7 (SETTE) anni di carcere.

Mi verrebbe da dire che anche in questo caso è d’attualità  il post ispirato da una riflessione di Michele Serra dove si evidenziava il fatto che manca del tutto la cognizione del fatto ovvero che esiste, cioè, un rapporto di causa ed effetto tra un’infrazione ed una punizione. 

E quindi se vai a fare una rapina, metti in conto che un carabiniere ti spari e se ti piace bere fino all’orlo metti in conto che potresti farti 20 anni di carcere se ammazzi qualcuno.

Su SicurAuto ho letto recentemente le dichiarazioni del sottosegretario ai Trasporti, Erasmo D’Angelis, che parla di:

un obbligo morale prima che politico: fermare le stragi sulle nostre strade aggiungendo poi che La riforma del Codice della strada avrà come priorità la sicurezza e il sistema sanzionatorio cambierà radicalmente: non la passerà più liscia chi provoca incidenti mortali guidando in stato di ebbrezza o sotto gli effetti di droghe.

E’ già un passo avanti; devo ammettere però che ho visto D’Angelis intervenire giorni fa a Mi Manda Rai 3 e mi ha restituito un’immagine positiva, rispetto ai soliti politici e/o burocrati che per prima cosa si parano le spalle e/o negano l’evidenza dei fatti, tuttavia tra una dichiarazione ed una legge e la successiva applicazione della stessa, ce ne passa,infatti sempre SicurAuto scrive che:

Anche una volta approvato il reato di omicidio stradale, ci si troverà a dover lottare con un sistema giudiziario da Terzo mondo, in cui le cause durano spesso più di 10 anni e in cui il troppo spazio lasciato alla libera interpretazione del Giudice fa sì che, a fronte dello stesso reato, si arrivi a condanne troppo diverse le une dalle altre.

Non mettiamo in dubbio la serietà di D’Angelis, ma il rischio concreto è di vedere il solito ritocchino in alto per le pene che poi però non verranno applicate bene se non si cambia qualcosa nei procedimenti.


Mamma investita con i figli – L’investitore (probabilmente) se la caverà, perchè…

22 ottobre 2013

un articolo di Maurizio Caprino

Finirà probabilmente con un’assoluzione la vicenda giudiziaria del giovane che domenica sera a Milano ha investito e ucciso una mamma e i suoi due bambini mentre attraversavano imprudentemente un viale periferico.
Infatti, guardando le sentenze che la Cassazione ha emesso negli ultimi anni su casi analoghi, si scopre che il motto secondo cui “il pedone ha sempre ragione” è solo un vecchio ricordo da autoscuola. La giurisprudenza si è evoluta, andando a vedere sia il comportamento del pedone sia il tipo di strada in cui è avvenuto l’incidente.
E, quando la strada è conformata in modo da escludere la presenza del pedone, ha attribuito a quest’ultimo una quota di colpa maggiore rispetto a quella del guidatore, che non poteva prevedere di trovarsi davanti una persona a piedi.
Dal punto di vista penale, spesso sono gli stessi pm a chiedere e ottenere il proscioglimento del conducente indagato.
Il principio è stato riconosciuto non solo in tratti con un esplicito divieto di circolazione per i pedoni, ma anche dove ci sono guard-rail a altri ostacoli da scavalcare prima di poter camminare sulla carreggiata.
Al giovane che ha investito la mamma e i bimbi resteranno quindi lo choc e tutti i fastidi legati alla sospensione della patente (che in questi casi scatta praticamente in automatico) e al procedimento giudiziario.
Ma gli aspetti giuridici entrano in gioco solo dopo l’incidente. Per evitarlo, è fondamentale che pedoni e guidatori si rendano conto di due cose:

-  su molti viali con luci e alberi la visibilità è molto minore di ciò che si pensa;

-  in certi contesti anche l’acustica fa brutti scherzi, per cui un pedone può credere che non stia passando nessuno e decidere di attraversare nel momento più sbagliato.

° ° °

Nota di Paoblog: Caprino lo ha detto sa subito, nel suo primo articolo, che i giornali avrebbero scritto di tutto e di più, tuttavia leggo oggi sul Corriere un articolo di Isabella Bossi Fedrigotti che inizia così: “Non c’è dubbio che l’automobile andasse troppo veloce”

L’articolo poi è impostato sul fatto che anche l’automobilista sia una vittima, il che è vero, tuttavia se il tratto di strada è a scorrimento veloce, ritengo vi sia un limite di 70 kmh, come il tratto del cavalcavia di MonteCeneri.

Ed allora se la Fedrigotti non ha già in mano i riscontri dei vigili, vien da chiedersi se non sarebbe il caso di attenersi ai fatti conosciuti. Può benissimo essere che l’automobilista andasse troppo forte, tuttavia ci si dimentica sempre di valutare i fatti con la testa e non con la pancia.

A prescidere dal fatto che la donna è sbucata da dove non doveva sbucare, viene anche da chiedersi se abbia guardato prima di attraversare, tra l’altro in un punto vietato e quindi pericoloso. I fari dell’auto che sopraggiunge, che vada a 50 kmh o 80, si vedono.

Resta il fatto che a 60 kmh il tempo di arresto medio è di 33 metri, per cui un ostacolo che sbuca di colpo non è evitabile. Se fosse andato a 50 kmh (idea insana in una strada a scorrimento veloce) i metri sarebbero stati 25.

E quindi? Non è fatalità, ma senza voler essere cinici si tratta di un incidente sicuramente evitabile se la signora avesse agito con buonsenso.

Giusto fare le verifiche sul comportamento dell’automobilista, peraltro negativo ai test su droghe ed alcol, magari senza gettargli addosso il peso di un’accusa di omicidio plurimo, che non ritengo un atto dovuto.

Di certo c’è che non si impara nulla dalle disgrazie altrui, come puoi vedere dalle foto scattate il giorno seguente dal Corriere nello stesso tratto di strada. Eccone una, tanto per capirci…


Perchè si tutela la privacy dell’assassino e non quella della vittima?

8 settembre 2013

++ Donna strangolata: il fermato ha confessato ++Leggo il Corriere online e mi colpisce l’ennesimo femminicidio, compiuto questa volta da un ragioniere 41enne di Arese, nei confronti di una 18enne.

Tralasciamo le motivazioni sessuali dell’omicidio ed i vari dettagli;  ancora una volta mi chiedo come mai la privacy tuteli l’assassino, la cui foto ha un’opportuna banda nera sugli occhi e non quella della giovane rumena della quale è stata pubblicata la foto del documento d’identità rumeno, con tanto di indirizzo.

 

 


Ubriaco, causa un incidente, uccide un agente e scappa: ma è già a casa…

12 luglio 2013

polliceversonon se ne esce da questa impasse legislativa che tutela più i carnefici delle vittime; per quello che mi riguarda resto dell’idea che si debba portare avanti l’idea di creare ilreato di Omicidio stradale con pene più severe in quei casi dove non si può parlare di semplice incidente; comunque sia questo, in sintesi, è l’articolo che leggo su SicurAuto:

È già a casa il pirata della strada che, ubriaco fradicio, ha ucciso il poliziotto Massimo Impieri. È, ovviamente, agli arresti domiciliari (e ci mancherebbe pure che fosse in libertà totale…), ma la decisione ovviamente scatena feroci polemiche e come sempre ci sconcerta.

Ovviamente, non è tanto l’operato dei giudici in discussione, quanto la legge stessa, così benevola verso i pirati della strada. Il dramma nel dramma è che il comportamento del pirata non è stato ritenuto sufficientemente grave da lasciare il colpevole in carcere.

Fra i vari problemi, c’è il fatto che oggi, col reato di omicidio colposo (dovuto a imprudenza), la reclusione va da 3 anni a 10 anni, anche se quasi sempre viene applicato il minimo della pena e spesso nessun giorno di carcere viene scontato.


Quando potremo avere giustizia per le vittime e tutela per “noialtri”?

17 maggio 2013

giustiziaUna premessa che secondo qualcuno sarà nazional-popolare-qualunquista-demagogica: siamo veramente convinti che se la mattonata, il suv oppure il piccone colpissero un giudice e/o politico e/o un loro amico o familiare, le attenuanti non si perderebbero per strada?

L’altro giorno tre persone sono state uccise a picconate per la strada e nessuna sentenza restituirà queste persone alla vita, alla famiglia, però sarebbe gradita un pò di Giustizia, quella dei tribunali.

Allora vediamo un pò come gira la giustizia…

Ieri abbiamo letto dell’assassino del vigile, investito volontariamente con un suv, trascinato per 200 metri ed ovviamente ucciso; da parte del Pm la richiesta di 26 anni di carcere, ma ha ottenuto le attenuanti e viene condannato a 15.

Se Juncker, dopo aver fatto massacrato la fidanzata con 22 coltellate è stato condannato a 30 anni,  poi ridotti a 16, (grazie all’equivalenza tra attenuanti e aggravante); ma subito scontati a 13 ed infine ne ha scontati 10  ed ora è a piede libero, andrà a finire che l’assassino del vigile uscirà in…5?

Oggi leggo sul Corriere che: ...un mese fa C.V., 62 anni, si era visto superare da un uomo che con un mattone in mano lo aveva colpito con violenza. Al San Raffaele, i medici gli avevano riscontrato la frattura del setto nasale e un importante ematoma all’occhio sinistro. L’uomo aveva saputo dalla polizia che quell’omone aveva mandato all’ospedale altre quattro persone, prese a calci e pugni. Ad uno aveva addirittura staccato a morsi l’orecchio.

Eppure qualche giorno fa, quell’aggressore, un energumeno di un metro e novanta per un quintale, era ancora in giro. Proprio in zona Venezia, dove aveva messo in atto il suo folle raid. Era stato arrestato, ma è tornato libero. Tra l’altro, pur essendo nato in Angola, ma avendo cittadinanza portoghese, non ha dovuto cercare troppe giustificazioni: è un cittadino comunitario e quindi non ha bisogno di nessun permesso di soggiorno per girare l’Italia. Certo, non ha diritto di menare le mani, altrimenti si viene arrestati. Ma si torna liberi troppo in fretta.

…e giusto per restare in argomento vi ricordo che grazie alle attenuanti quello che  aveva investito ed ucciso 7 ciclisti (sette!) è stato condannato al minimo di pena (8 anni), anzichè al massimo di 18.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 169 follower