Azioni Parmalat, una sentenza che fa scuola

27 febbraio 2012

leggo su Il Portale dei consumatori

Una importantissima pronuncia giurisprudenziale in materia non di obbligazioni, ma di azioni Parmalat – sottolinea Confconcosumatori – Finora c’era stato solo un precedente, a Trento nel 2007.

L’associazione dei consumatori ricostruisce poi la vicenda. Nelle scorse settimane il Tribunale di Parma ha condannato la banca venditrice a rimborsare l’investitore che aveva acquistato 40.687,47 euro in azioni Parmalat il 12 dicembre 2003, ossia poco prima del disastro. L’associato ha ottenuto la restituzione dell’intero capitale maggiorato degli interessi e delle spese del giudizio.

L’acquisto era stato effettuato in esecuzione di un regolare contratto di negoziazione, raccolta ordini e collocamento e concluso in forma scritta; in sede di assunzione del suo profilo di rischio il risparmiatore aveva dichiarato di avere un’alta esperienza in prodotti finanziari, di avere effettuato investimenti in titoli ad alto rischio e che circa 1/3 del suo patrimonio era investito in azioni.

Nonostante tali premesse la sua domanda è stata accolta in quanto le azioni Parmalat, a pochissimi giorni dal default del gruppo, avvenuto a fine dicembre 2003, sono state considerate un investimento troppo pericoloso e, per questo, inadeguato.

È  questa – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale Confconsumatori che ha tutelato in giudizio il risparmiatore – una delle prime volte (vi è solo un lontano precedente del Tribunale di Trento) che la giurisprudenza si occupa di acquisti non di obbligazioni, ma di azioni Parmalat effettuati quando ormai l’insolvenza del gruppo era nota a tutti. Una  sentenza che fa scuola, perché è  chiarissima nell’affermare che, anche se il risparmiatore è uno che ama il rischio, non è consentito farlo investire in prodotti notoriamente pericolosi senza avvertirlo dei rischi e senza fargli sottoscrivere, come prescritto all’art. 29 Reg. Consob n. 11522/98, una dichiarazione con  la sua volontà di procedere comunque all’operazione.

A fronte di una sentenza del genere - conclude l’avv. Franchi – c’è da chiedersi come sia potuto accadere che a tanti risparmiatori che pensavano di investire in titoli sicuri, quali le obbligazioni Parmalat, sia stato dato torto in causa.

 


Latte arricchito con calcio, prebiotici e omega 3. Ma vale davvero la pena di spendere di più per berlo?

6 luglio 2011

In sintesi un articolo di Paola Emilia Cicerone che leggo su Il Fatto Alimentare  (consiglio la lettura integrale)

La nostra rassegna comincia con  “Il Latte del Benessere Parmalat” una linea che comprende tre tipologie di latte parzialmente scremato a lunga conservazione - Fibresse arricchito con fibre, Calcium plus con calcio e vitamina D, Omega 3 con Omega 3.

Questa tris di confezioni multicolore nelle ultime settimane si è guadagnata l’onore delle cronache grazie a una vivace campagna su Facebook e un concorso a premi.

In effetti non siamo di fronte a novità visto che questi prodotti, così come gli yogurt con caratteristiche analoghe, sono in vendita da qualche anno. E non sono un’esclusiva dell’azienda emiliana, che trova tra i suoi concorrenti la società  toscana Mukki con  un latte dal nome ambizioso Protezione cuore, arricchito con omega 3 e un latte Protezione ossa con aggiunta di calcio.

Ma è vero – come sostiene Parmalat -  che «se il latte fa bene, il latte del benessere fa meglio»?

In realtà i vantaggi non sono così evidenti. Le sostanze aggiunte di per sé sono utili per la salute, ma resta da vedere se  un latte arricchito sia il metodo migliore per  assumere questi principi nutritivi.

L’esempio più banale è quello del latte arricchito di calcio, che può vantare una quantità superiore del  30% rispetto al latte normale. Per ottenere lo stesso risultato – spendendo meno, visto che questi  prodotti costano  un po’ di più del semplice latte UHT –  basterebbe bere un sorso in più dell’equivalente confezione non arricchita.

Più complesso il discorso per quando riguarda Fibresse, chiamato così perchè arricchito con fibre.Nel latte Fibresse sono aggiunte fibre solubili come l’inulina, che si estrae da alcuni vegetali e può svolgere diversi ruoli funzionali, ad esempio è utilizzata anche come addensante ».

Queste fibre hanno una funzione prebiotica, servono cioè da nutrimento per i batteri presenti nel nostro organismo dando loro la possibilità di svolgere la loro azione. Il latte contiene però solo 3 grammi di fibra in 250 ml; si tratta di una quantità limitata rispetto al fabbisogno giornaliero che è di circa 25 grammi. La fibra del latte equivale a quella contenuta in una mela «Che però – osserva Ferretti-  contiene  anche altri tipi di fibre e nutrienti utili».

Il latte Omega 3 firmato Parmalat contiene 80 mg di Omega 3 – di cui non è specificata la provenienza – per 100 ml di latte, una parte dei quali (35 mg) è chiamata  acido docosaesaenoico (DHA), un composto molto studiato per i suoi effetti protettivi.

Per rendersi conto della quantità presente nel latte va detto che  100 grammi di tonno fresco contengono oltre 2000 mg di DHA .

L’ultima considerazione riguarda la tipologia di materia prima utilizzata,  quasi tutti le confezioni di latte arricchito sono vendute come latte UHT a lunga conservazione (solo la formula Omega 3 esiste anche come “pastorizzato a temperatura elevata”). Questo è un difetto perchè  i nutrizionisti consigliano di consumare latte fresco, se non altro per questioni di gusto.

Tutto sommato, quindi, salvo casi particolari non ci sono ragioni valide per scegliere un latte speciale. Con l’eccezione del latte a basso contenuto di lattosio che viene incontro alle esigenze dei tanti adulti intolleranti allo zucchero di questo alimento.

Lettura integrale dell’articolo QUI

Articolo correlato > Il latte con le fibre non fa i miracoli

 


Se Lactalis acquista Parmalat, quali garanzie per il latte italiano?

30 aprile 2011

“L’accordo politico sulla possibilità di acquisizione di Parmalat da parte del Gruppo francese Lactalis riguarda sicuramente l’alta finanza, ma non può ledere l’interesse dei consumatori”.

E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), che prosegue: “Cosa cambierà con un’eventuale gestione francese per il gruppo Parmalat, che tramite vari stabilimenti diffusi sul territorio, fino ad oggi ha lavorato quasi esclusivamente latte prodotto in Italia?”

Secondo l’avvocato Dona la questione può così spiegarsi: “Il latte di importazione (incluse le spese di trasporto) costa meno di quello nazionale che però da maggiori garanzie di freschezza.

Altri paesi europei (inclusa la Francia) hanno un eccesso di produzione che in qualche modo devono smaltire: per questo motivo importanti aziende lattiero casearie italiane sono state già acquisite da gruppi stranieri che, in pratica, producono alimenti che hanno un marchio italiano, ma che sono fatti con latte di importazione. (A parte ovviamente i prodotti tipici)”.

Da un punto di vista igienico sanitario non esistono problemi -afferma Dona- la situazione, però, sta drammaticamente  penalizzando le aziende zootecniche italiane che trovano come unico sbocco commerciale le produzioni tipiche e quelle aziende come la Parmalat che lavorano latte italiano.

Se l’azienda, dunque, diventerà francese verrà, probabilmente, aperta la porta al latte fresco transalpino mettendo in crisi gli allevamenti italiani (che si vedranno costretti a chiudere).

“La nostra Unione, quindi -conclude Dona- chiede al Governo chiarimenti in merito agli accordi sui futuri approvvigionamenti di latte da parte della nuova Parmalat e, inoltre, vorrebbe maggiori  garanzie da Lactalis sul mantenimento e la valorizzazione della ricerca scientifica condotta dall’azienda italiana”.

Ufficio stampa Unione Nazionale Consumatori


Parmalat: saltano i risarcimenti? Notizia imprecisa…

11 aprile 2011

Leggo su Altroconsumo

Parmalat: saltano i risarcimenti. Questa è la notizia comparsa in questi giorni su alcune testate giornalistiche, ma voi state tranquilli, perché la cosa non riguarda la causa civile.

Vediamo insieme che cosa è successo e perché siete al sicuro. Il 18 aprile ci sarà la sentenza di primo grado per il processo di aggiotaggio in corso presso il tribunale di Milano. È un filone minore del caso Parmalat (il grosso, il processo per bancarotta, si svolge a Parma), ma rischia di finire in un vicolo cieco.

Sono, infatti, passati così tanti anni dai fatti contestati, che è impossibile che si arrivi a una decisione definitiva (mancano ancora due gradi di giudizio) prima che scatti la prescrizione, prevista in 7 anni e mezzo dal reato, che risale al 2003. Insomma, anche se si arriverà a una sentenza di condanna il reato sarà comunque cancellato e i responsabili resteranno impuniti.

Quindi è tutto finito anche per i risparmiatori? Per voi certamente no! Si tratta, infatti, solo della prescrizione per uno dei diversi processi penali in corso. Chi ci ha seguito si è ritrovato a compiere una scelta strategica ben differente: noi vi abbiamo suggerito di fare direttamente una causa civile, senza passare per quella penale, visti i tempi lunghi della giustizia italiana. Nell’ambito della causa civile, poi, i nostri avvocati si sono mossi per tempo per impedire che scattasse la prescrizione, per cui si va avanti serenamente.

 


Parmalat: accordo con Unicredit

25 novembre 2010

Confconsumatori annuncia “con soddisfazione” il raggiungimento di un accordo transattivo con Unicredit in merito al crack Parmalat.

“L’istituto bancario – si sottolinea in una nota – citato in qualità di responsabile civile dai legali di Confconsumatori nell’ambito del procedimento penale che si sta celebrando davanti al Tribunale di Parma e che vede imputati alcuni amministratori/funzionari di Capitalia e Banco di Roma (fra i quali Geronzi, Arpe, ecc.), ha formulato un’offerta risarcitoria per tutti i risparmiatori che si sono costituiti parte civile nell’ambito di detto procedimento. Tale proposta prevede il riconoscimento di una somma pari al 4% dell’investimento nominale effettuato dal risparmiatore, se l’acquisto è anteriore al 12/11/2003, e al 2%, se posteriore, ed è valida solo nei confronti dei possessori di titoli obbligazionari della Parmalat che li abbiano acquistati e mantenuti entro il 24 dicembre del 2003”.

“Tale offerta, che incontra il parere favorevole dell’associazione e dei suoi legali, va ad aggiungersi ai tre risarcimenti ottenuti dai risparmiatori all’interno di altri procedimenti penali contro istituti bancari e società di revisione (Deloitte, Morgan Stanley, Ubs, Deutsche Bank, Bank of America, CityBank e Credit Suisse), e rappresenta l’ultimo successo nella battaglia intrapresa contro Tanzi e gli amministratori che hanno contribuito a creare il dissesto della società”.

Confconsumatori, infine, comunica come la transazione con Bank of America, CityBank e Credit Suisse, che prevede un rimborso massimo del 10% del capitale investito, stia arrivando alla fase conclusiva.

“Si sono verificati ritardi dovuti alla complessità delle trattative tra i legali delle tre banche estere e la società che, per loro conto, si occupa della verifica delle posizioni, in ragione della tutela e del trattamento dei dati personali.  A causa di ciò, anche coloro che hanno già sottoscritto il modulo per la  terza transazione dovranno firmare di nuovo il testo definitivamente concordato. Gli associati che hanno diritto di beneficiare di tali proposte transattive, come già avvenuto per le precedenti transazioni, saranno contattati da Confconsumatori per le informazioni operative”.

Fonte: http://www.ermesconsumer.it


Crac Parmalat: nuove lettere dagli Stati Uniti

8 aprile 2010

Molti di voi stanno ricevendo una lettera con cui il tribunale Usa di fronte a cui si è tenuta la class action Parmalat chiede un’integrazione del materiale che avete già spedito per chiedere il risarcimento.

Ecco cosa fare.

• In primo luogo controlla, con le fotocopie del materiale inviato negli Usa, se hai effettivamente spedito tutta la documentazione della banca richiesta: fissati bollati e estratti conto.

• In secondo luogo, se pure sei sicuro di avere inviato tutto il materiale, non è il caso di farsi prendere dal panico. In alcuni casi le lettere sono state inviate anche a chi aveva spedito tutta la documentazione completa. Per questo motivo per sicurezza una telefonata o una email alla procedura americana non fa male.

• A questo punto, se non ricevi risposta dagli Usa entro tempi ragionevoli rispetto alla scadenza che indicata per rispondere alla lettera, ti consigliamo di reinviare tutto di nuovo alla procedura. L’indirizzo e-mail della procedura è questions@parmalatsettlement.com, il numero di telefono, invece, è 001-503-626-0306: li trovi in alto a destra nella comunicazione che hai ricevuto e anche al seguente link www.parmalatsettlement.com/ContactUs.aspx.

• In molti casi il dubbio è che negli Usa non conoscano bene le documentazioni bancarie italiane (l’intermediario italiano è spesso indicato nelle lettere come stock broker) e che non riconoscano la correttezza dei fissati bollati e degli estratti conti. Su questo punto ci siamo attivati direttamente tramite i nostri avvocati per far sapere negli Usa quali sono i documenti probatori che una banca italiana fornisce.

Fonte: www.altroconsumo.it


Parmalat, Tanzi e Madoff…

29 giugno 2009

Nota di Pao: Madoff = 150 anni di carcere. Sembra un esagerazione, ma è un chiaro monito. Se hai certi comportamenti a 70 anni, anche 30 anni di galera sono troppi, muori prima. Se sei un faccendiere truffaldino di 30 o 40 anni, forse ti darà da pensare. Madoff è stato arrestato l’11 dicembre del 2008. 6 mesi fa. Processato e condannato.

In meno di 6 mesi hanno rintracciato beni per una cifra addirittura superiore al crac che ha provocato. Alla moglie hanno sequestrato beni per 80 milioni di $. Gli Usa hanno le loro gmagagne, ma in certe cose hanno solo da insegnarci.

Parmalat. Sono passati anni e siamo ancora in alto mare. il buon Tanzi dovrebbe avere la stessa età di Madoff eppure non sta scontando nulla. I truffati chissà se riusciranno ad avere un risarcimento adeguato.

°°°

E’ il momento della verità. O meglio, della sentenza: 150 anni di carcere al responsabile della più grande truffa della storia. «Nessun altro caso di frode è comparabile con il caso Madoff», ha detto il giudice Denny Chin, precisando che «il simbolismo della sentenza è importante perché attraverso questa si invierà un messaggio».

Poco prima di conoscere il suo destino, davanti al giudice, Bernard Madoff, si era girato verso le vittime del crac: «Non ci sono scuse per il mio comportamento, per aver ingannato gli investitori e i dipendenti». «Ho mentito a mio fratello e ai miei due figli. Vivo in un stato di tormento. Ho commesso un errore di giudizio», ha ammesso il finanziarie. Dopo che il giudice Danny Chin ha pronunciato la sentenza in aula sono partiti diversi applausi.

Il giudice distrettuale Denny Chin ha letto la sentenza e ha definito la frode “stupefacente”. Il collegio della difesa aveva chiesto 12 anni, mentre l’accusa ne pretendeva 150, ossia il massimo della pena. Chin ha sottolineato che la truffa ha coperto un periodo superiore ai vent’anni. Ha poi osservato che il “danno alla fiducia (fra i risparmiatori, ndr) è stato massiccio”. Madoff, 71 anni, si era riconosciuto colpevole di aver truffato celebrità e piccoli risparmiatori per circa 65 miliardi di dollari.

La truffa portata avanti dalla sua Bernard Madoff Investement Securities ha rappresentato uno dei capitoli più drammatici della crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti lo scorso inverno, quando l’11 dicembre 2008 gli agenti federali lo arrestarono. Nel corso degli anni, il finanziere aveva ideato una gigantesca catena di Sant’Antonio con la quale truffare gli ignari clienti con il sistema della piramidi finanziarie.

«Abbiamo perso la nostra libertà», avevano detto le vittime della maxi-truffa architettata da Bernard Madoff davanti al giudice nel corso dell’udienza alla fine della quale la corte ha pronunciato la sentenza. «Ha commesso un crimine violento e non ha mostrato alcun rimorso», avevano aggiunto, definendo la moglie del finanziere un «mostro». La prima vittima del crack salita sul banco degli imputati ha dichiarato di aver perso la propria casa, mentre la seconda vittima ha biasimato il governo per le perdite: Madoff «ha compiuto un’opera d’arte nel manipolare il governo».

«Ha rubato sia ai ricchi che ai poveri», ha affermato un altro degli investitori caduto nel maxi «schema Ponzi» di Madoff, un meccanismo fraudolento a «piramide» con il quale si crea una sorta di catena finanziaria nella quale vengono garantiti ampi ritorni a breve termine solo ai primi investitori, derivanti direttamente dall’ingresso nella truffa di nuove vittime.

http://www.corriere.it


Risarcimento Parmalat: autentica documenti a Milano e Roma

24 giugno 2009

Se ti sei rivolto a noi per ottenere un risarcimento per il crac Parmalat, devi nuovamente fornirci due copie della procura, firmate e autenticate. Questo perché alcuni dei soggetti coinvolti nella vicenda hanno cambiato denominazione.

Per chi abita vicino a Milano e a Roma, abbiamo organizzato alcuni appuntamenti per procedere all’autentica dei documenti.

  • Roma: 26, 27 e 28 giugno nella nostra sede di piazza Barberini 5.
  • Milano: 3, 4 e 5 luglio all’Oratorio della Parrocchia di San Cipriano, in via Carlo d’Adda 31.

Saremo presenti dalle 10 alle 17 di venerdì e sabato e dalle 10 alle 16 di domenica.

Fonte: www.altroconsumo.it


Parmalat: nuova procura ad Altroconsumo

21 maggio 2009

Alcuni dei soggetti coinvolti nel crac Parmalat hanno cambiato denominazione. Se ti sei rivolto a noi per il risarcimento, è quindi necessario fornirci nuovamente due copie della procura, firmate e autenticate. Abbiamo organizzato alcuni appuntamenti per procedere all’autentica dei documenti.

  • Roma: 26, 27 e 28 giugno nella nostra sede di piazza Barberini 5.
  • Milano: 3, 4 e 5 luglio all’Oratorio della Parrocchia di San Cipriano, in via Carlo d’Adda 31.
  • Orari: 10-17 venerdì e sabato; 10-16 domenica.

Domande e risposte per chiarire ogni dubbio

L’azione per cui mi state chiedendo nuovamente la documentazione è compatibile con la class action alla quale ho aderito negli Stati Uniti?
Certamente, non c’e’ assolutamente incompatibilita’ tra le due azioni.

Perché mi chiedete ancora procure? Non vanno bene quelle già inviatevi in passato?
Una società contro la quale agiamo ha modificato l’assetto societario. È elevato il rischio il rischio di lasciare al giudice la decisione riguardo alla correttezza della nostra procura contenente la vecchia denominazione (ovvero: la società che ha cambiato nome è sempre formalmente la stessa che è indicata nella vecchia procura?). Modificare le procure elimina ogni possibilità di contestazione della difesa.

Potete cambiare la procura? Per esempio il Segretario Comunale accetterebbe di autenticarla se presentasse le caratteristiche utili a farla rientrare negli atti di nomina del difensore previsti dal Codice di Procedura Penale, art. 39 D.Lgsl. 271/1989 – legge sulle norme di attuazione del nuovo Codice di Procedura Penale. Cosa devo fare?
La procura non può essere modificata. In ogni caso ogni frase che richiama una normativa non pertinente rischia di diventare un consistente appiglio per una eccezione degli avvocati della difesa, rallentando o bloccando il processo o, nella ipotesi minore, bloccando la tua posizione.

Occorre il bollo per l’autentica della Procura?
La procura può essere autenticata senza l’apposizione di alcun bollo.

Se non posso venire a Roma o a Milano, entro quale data devo farvi pervenire tutta la documentazione, procure autenticate comprese?
Entro il 15 luglio 2009, in busta chiusa indirizzata a:
Altroconsumo servizio soci – Parmalat
via Valassina, 22 – 20159 Milano

Non posso venire a Milano o Roma e non posso/voglio rivolgermi a un notaio. Cosa devo fare?
Purtroppo devi rinunciare ad agire in giudizio rappresentato da Altroconsumo.

Se non sono più interessato a proseguire devo fare (e pagare) qualcosa?
Non devi pagare nulla a nessuno. Se rinunci ti chiediamo soltanto di inviarci una conferma scritta (va bene anche via email).

Quanto posso ragionevolmente aspettarmi dalla causa italiana?
Altroconsumo chiede il rimborso al 100% ma quanto arriverà dipende dal giudice.

Perché mi chiedete un estratto conto recente?
Basta inviare un estratto conto dei tempi del crack, utile a mostrare il danno subito e, se possiedi ancora i titoli, un estratto conto attuale (puoi cancellare ogni altro dato per tutelare il tuo diritto alla riservatezza).

Fonte: www.altroconsumo.it


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