Insegniamo ai giovani l’amore per il patrimonio

9 dicembre 2010

Ripartire dal sistema scolastico italiano per recuperare quei valori civili e di cultura che nel nostro Paese sono stati offuscati da quelli “televisivi”. In un’intervista a “Noi Donne”, il Presidente FAI Ilaria Borletti Buitoni offre il suo punto di vista sulla crisi culturale in corso nel nostro Paese, appellandosi a una classe politica più responsabile e a una società civile più consapevole.

“Limitare il consumo di suolo che in Italia è il più alto d’Europa; incentivare i soggetti privati a sostenere la tutela del patrimonio d’arte, per esempio attraverso misure di detassazione; realizzare squadre permanenti in grado di monitorare lo stato dei beni culturali più importanti d’Italia, attraverso una manutenzione competente e costante”.

Soluzioni concrete per problemi reali, causati da motivi altrettanto tangibili. In un’intervista rilasciata a “Noi Donne”, il Presidente FAI Ilaria Borletti Buitoni fa il punto sulla crisi culturale, oltre che economica e politica, che sta attraversando il nostro Paese, offrendo il suo punto di vista su dove e come riprendere il cammino.

“Credo che si debba ripartire dal sistema scolastico italiano – spiega Ilaria Borletti Buitoni – che è in crisi ormai da vent’anni. L’amore per l’arte e per la natura si insegna a scuola, invece il nostro Paese ha prediletto valori molto diversi, chiamiamoli ‘televisivi’, e questo ha messo in secondo piano quei valori civili e di cultura che fanno parte della coscienza civile di una nazione”.

viaInsegniamo ai giovani l’amore per il patrimonio.


La Lombardia incanta l’Unesco. Storia e bellezza, è la regione record

13 agosto 2010

Insomma, altro che Toscana o Sicilia: se cercate la regione d’Italia più ricca di tesori, è in Lombardia che dovete venire.

Detta così, fa un po’ sparata da bauscia. O da piazzista del federalismo demaniale. Ma è l’Unesco che lo dice.

Perché l’inserimento, l’altro giorno, del versante varesino del Monte di San Giorgio è, per i lombardi, il settimo sigillo nella lista dei Patrimoni dell’umanità (World heritage sites). Nessuna regione italiana ne può vantare altrettanti.

Ma, a parte la gratificazione morale, ce n’è anche una economica? Visto che ormai si mettono i cartellini dei prezzi anche alle cime dolomitiche, quanto vale, in soldoni, la «medaglia» Unesco?

«Secondo i dati dell’Osservatorio centrale del turismo – rispondono da Ferrara, sede del segretariato dell’Associazione città e siti italiani Unesco – il riconoscimento fa aumentare i turisti del 20%. Però è una stima media, bisogna valutare caso per caso».

E, allora, sotto con la verifica. Partendo dai patrimoni «promossi» più di recente….

Continua la lettura qui > La Lombardia incanta l’Unesco Storia e bellezza, è la regione record – Milano.


Unesco, due nuovi siti Patrimonio Mondiale Umanità

2 agosto 2010

L’altopiano centrale dello Sri Lanka e il Parco nazionale marino di Papahanaumokuakea, nello stato americano delle Hawaai. Sono questi i due nuovi siti che l’Unesco ha aggiunto alla lista dei luoghi Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Il primo è stato scelto per la “straordinaria varietà di flora e fauna, tra cui numerose specie a rischio, e un focolaio di biodiversità”, mentre il secondo perchè rappresenta “un ambiente ancestrale e un esempio del concetto di parentela fra gli esseri umani e il mondo naturale”.

Con l’aggiunta già avvenuta del Parco Nazionale delle Everglades e delle foreste tropicali del Madagascar, la lista comprende ora 892 siti.


Finanziaria, FAI: ripensare la manovra

8 luglio 2010

Presidente Borletti Buitoni: sostenere la cultura per rilanciare il Paese

Ripensare la manovra finanziaria per far crescere l’impresa, diffondere la conoscenza, promuovere l’innovazione. Il Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni, è intervenuta all’Assemblea Generale Federculture all’Auditorium della Fondazione MAXXI per sottolineare la necessità di sostenere la cultura italiana la fine di rilanciare il Paese.

“Il FAI non è fra gli enti che saranno tagliati da questa manovra finanziaria, poiché è una fondazione privata e quindi la nostra voce rimarrà ferma e forte, come lo è sempre stata, nella difesa del Patrimonio Artistico e Paesaggistico italiano”.

E’ iniziato con queste parole l’intervento della Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni, all’Assemblea Generale Federculture all’Auditorium della Fondazione MAXXI di martedì 6 luglio, durante il quale ha sottolineato l’esigenza di ripensare la manovra finanziaria, che prevede tagli importanti alla cultura, per far crescere l’impresa, diffondere la conoscenza e promuovere l’innovazione. In una parola, sostenere la cultura per rilanciare il Paese.

“Quello che ci preoccupa in questa manovra – prosegue la Presidente Borletti Buitoni – sono i presupposti e i principi che l’hanno ispirata: innanzitutto, ritenere che la cultura sia un ambito per pochi. La cultura deve essere un diritto e deve essere accessibile a tutti. In Gran Bretagna i musei statali sono gratuiti e lo slogan del National Trust, a cui il FAI si ispira, è che il patrimonio culturale è per tutti e per sempre.

Secondo, ritenere che la cultura sia un costo. La cultura non è un costo: solo per fare un esempio, Villa Gregoriana, lo splendido giardino a Tivoli, celebrato dai poeti e dagli scrittori e raffigurato dai pittori, era una discarica.

Dopo l’affidamento dal parte del Demanio al FAI che ne ha curato il restauro e l’ha riaperto al pubblico, è diventato un polo di attrazione turistica tale che ha spinto il Comune a investire nel restauro di molte aree limitrofe e di molti palazzi del centro storico. Infine, ritenere che la cultura sia un settore. In Italia tutto è cultura, i centri storici, il paesaggio, la musica, l’arte. Il nostro Patrimonio culturale è la nostra identità. E un Paese che non crede in questo principio ha un futuro incerto”.


Le testimonianze di chi lavora ogni giorno in difesa del patrimonio italiano

20 aprile 2010

Sono tante le persone che lavorano e collaborano con il FAI per la difesa e la tutela del patrimonio d’arte, natura e paesaggio italiano. Alcuni di loro hanno voluto esprimere il proprio pensiero per lasciare una testimonianza della passione dell’impegno che, ogni giorno, sono dedicati a un lavoro senza sosta che ha bisogno dell’aiuto di tutti.

» AIUTACI A SALVARE L’ITALIA PIU’ BELLA. DONA ORA

Ventuno Beni aperti al pubblico già visitati da cinque milioni di persone; sessanta Beni salvati e gestiti; 67 milioni di euro raccolti e investiti in restauri; 3.500 metri quadrati di affreschi restaurati; 26mila libri antichi e 16mila oggetti d’arte catalogati e protetti; 3.274mila metri quadrati di paesaggio protetto; 40mila lughi del cuore segnalati e 15 beni salvati; un milione di studenti sensibilizzati; undici anni di corsi di storia dell’arte, 239 relatori e 6mila partecipanti; 1.144 eventi nei Beni del FAI dal 1995 a oggi; 111 Delegazioni FAI attive in tutta Italia.

Sono solo alcuni dei numeri del lavoro del FAI che, ogni giorno, è impegnato a salvare, restaurare e riaprire al pubblico testimonianze uniche del patrimonio d’arte, natura e paesaggio italiano. Fra le opere più recenti figura il salvataggio della Fontana delle 99 cannelle, monumento simbolo dell’Aquila, seriamente danneggiata dal terremoto che il 6 aprile 2009 ha colpito al cuore l’Abruzzo. Si tratta del primo cantiere di restauro artistico aperto nella città aquilana. Ma in tutte le Regioni italiane, molti altri tesori del nostro patrimonio devono essere salvati dal degrado e dall’incuria.

Proteggerli e riaprirli al pubblico richiede un lavoro enorme che non ammette soste, e che non può fare a meno dell’aiuto di tutti gli amanti del nostro splendido Paese. Un lavoro impegnativo che vede impegnati quotidianamente tante persone che lavorano e collaborano con il FAI. Alcuni di loro hanno voluto esprimere un pensiero a testimonianza dell’impegno e la passione che li anima.

“Ogni colle, ogni spiaggia,
ogni piega del paesaggio;
ogni borgo, ogni dettaglio
di un palazzo, questa è l’Italia
che vogliamo salvare”.

Gae Aulenti, tra i più importanti architetti italiani, collabora con il FAI a titolo volontario per i progetti di architettura
“Dalla bellezza e dall’armonia
nasce un sentimento di pace.
Per questo dobbiamo fare
la guerra al degrado”.

Paola Montagna, responsabile della gestione di Villa Necchi Campiglio (Bene FAI, Milano)
“Ogni progetto è una sfida.
La sfida di salvare l’Italia
è il progetto più bello”.

Giorgio Rigone, ingegnere responsabile dell’Ufficio Tecnico per il restauro e la manutenzione straordinaria dei Beni FAI
“Riscoprire i colori di un affresco
che sembrava perduto,
è sempre una grande emozione”.

Pinin Brambilla, tra le più importanti restauratrici italiane, collabora con il FAI dal 1986
“La conservazione delle opere
d’arte è un gesto d’amore
nei confronti del nostro
patrimonio ”.

Veronica Ambrosoli, responsabile dell’Ufficio Conservazione del FAI
“In ogni albero di questo antico
giardino rivedo lo spirito
del FAI: le radici nel passato
e lo slancio verso il futuro ”.

Giuseppe Lopilato, responsabile della gestione del Giardino della Kolymbetra (Bene FAI, Valle dei Templi, Agrigento)
“Quando da piccolo ti avvicini
all’arte rimani stupito, colpito.
E capisci che non vuoi vederla
andare perduta”.

Federica Armiraglio, Ufficio Progetti Nazionali FAI
“Educare è investire nel futuro:
per garantire un futuro alla
bellezza occorre coinvolgere
da subito i giovani
e i giovanissimi”.

Vittoria Dal Verme, responsabile Settore Scuola Educazione FAI
“Ritrovare il nostro passato
significa scoprire insieme
un pezzo di verità”.

Lucia Borromeo, responsabile Ufficio Cultura FAI
“Riconoscere la felicità negli
occhi di chi partecipa
alle nostre iniziative.
È questo l’evento più bello”.

Valeria Sessa, responsabile Eventi nei Beni del FAI
“Ci sono cose che nessun
terremoto potrà mai
distruggere: la nostra cultura,
la nostra memoria”.

Andrea Tatafiore, Capo Delegazione FAI de L’Aquila
“Oggi voglio vincere una gara molto importante,
quella della solidarietà con la mia gente.
Sono nato in Abruzzo e il terremoto
mi ha davvero colpito al cuore.
Per questo ho deciso di sostenere
concretamente il progetto FAI di restauro
della Fontana delle 99 Cannelle,
monumento simbolo dell’Aquila.
Sostieni anche tu il FAI, insieme a me!”

Jarno Trulli, Lotus team 2010/2011




5×1000, perché destinarlo al FAI?

11 febbraio 2010

Presidente FAI: il nostro lavoro non ammette soste

Il lavoro del FAI di protezione, tutela e valorizzazione del nostro Patrimonio artistico e naturalistico non può fermarsi. Anche di fronte a tragedie umanitarie come quella recente di Haiti. Devolvere il 5xmille al FAI non ti costa nulla, ma significa tantissimo per l’arte, la natura e il paesaggio del nostro Paese.

Cari Amici,

davanti ai nostri occhi scorrono ancora oggi con drammaticità le fotografie della grande catastrofe di Haiti, ed è quindi con difficoltà che scrivo queste righe: perché, ancora una volta, rivolgerci alla vostra generosità per un appello in questo momento quando il mondo è giusto, è bene che si rivolga laddove centinaia di migliaia di persone hanno perso tutto, anche la vita?

Non ho una risposta, se non ricordare che il nostro lavoro non può fermarsi, che il nostro impegno non può spegnersi come un interruttore. Siamo qui per proteggere, tutelare e valorizzare il nostro Patrimonio artistico e naturalistico, perché esso rappresenta la parte migliore della nostra identità. Lo facciamo strappando dal degrado beni che, restaurati, sono restituiti alla comunità.

Lo facciamo vigilando affinché chi vuole distruggere il Paese non possa farlo, lo facciamo parlando ai giovani di Arte, Cultura, Storia. Non possiamo fermarci, anche se oggi vorrei forse poterlo fare in rispetto di quello che avviene nel mondo: il 5×1000 non costa nulla a voi, e rappresenta per noi la possibilità di continuare a essere una voce di civiltà in questo nostro Paese.

Grazie!

Ilaria Borletti Buitoni
Presidente FAI

Sostieni il FAI con il 5xmille!


Unesco: Dolomiti – patrimonio Universale dell’Umanità

26 giugno 2009

Nota di Pao: Notizia ad hoc per uno che andrà in vacanza in Val di Fassa :-)

°°°

Il «World Heritage Committee» ha ufficialmente inserito le Dolomiti nella lista del Patrimonio Universale dell’Umanità Unesco. La decisione sulla candidatura presentata dallo stato italiano è stata presa all’unanimità dai 21 membri della commissione Unesco, riunita a Siviglia. Alla proclamazione ha assistito la delegazione italiana guidata dall’ambasciatore all’Unesco Giuseppe Moscato e dal ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo. In sala anche esponenti delle realtà territoriali che l’hanno sostenuta.

Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha definito questo riconoscimento «una grande festa non solo per il Nord Est ma per tutto il nostro Paese. È un grande risultato per l’Italia». Prestigiacomo ha ricordato che in Italia, ci sono ancora molte altre aree che intendono ottenere il riconoscimento Unesco «come il Cilento che da tempo è interessato». L’alpinista Reinhold Messner si è detto felice: «Un sogno cullato da tanto tempo, trova realizzazione».

«Le Dolomiti, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco – dice il Re degli Ottomila – non si limitano soltanto all’Alto Adige ma comprendono le Province di Bolzano, Trento, Belluno, Pordenone e Udine. Di conseguenza anche quattro parchi naturali sudtirolesi appartengono al Patrimonio dell’Umanità. In una nota Luca Zaia, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, si dichiara orgoglioso «da veneto e da ministro» del riconoscimento di questa «splendida merlatura nel paesaggio della regione» come patrimonio mondiale dell’umanità.

«Con l’iscrizione delle Dolomiti, i siti Unesco italiani diventano 44: un primato mondiale – ha detto Zaia – raggiunto anche grazie all’impegno e alla cura che la comunità dolomitica, per generazioni, ha messo nel preservare e valorizzare questo affascinante arcipelago corallino»

Ma in cosa consiste il nuovo patrimonio dell’ umanità sancito dall’Unesco? Si tratta di nove gruppi dolomitici per un’estensione complessiva di 142 mila ettari, cui si aggiungono altri 85 mila ettari di «aree cuscinetto», per un totale di 231 mila ettari, suddivisi tra le province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone ed Udine.

Fanno parte il gruppo formato da Pelmo e Croda da Lago, situati in Veneto, tra Cadore, Zoldano e Ampezzano; del massiccio della Marmolada, posto fra Trentino e Veneto e comprendente la cima più alta delle Dolomiti (3.343 metri) e il ghiacciaio più significativo; il gruppo formato dalle Pale di San Martino, Pale di San Lucano e Dolomiti Bellunesi, per lo più in territorio veneto ma anche trentino; il gruppo formato dalle Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave, le più orientali, suddivise fra le province friulane di Pordenone e Udine; le Dolomiti Settentrionali, situate fra Alto Adige e Veneto e comprendenti i frastagliati Cadini, le candide Dolomiti di Sesto, le austere Dolomiti d’Ampezzo, le lunari Dolomiti di Fanes, Senes e Braies; il gruppo Puez-Odle, tutto in territorio altoatesino, oggi splendido parco naturale; il gruppo formato dallo Sciliar, dal Catinaccio e dal Latemar, a cavallo fra Alto Adige e Trentino; le Dolomiti di Brenta, le più occidentali, dove vive ancora l’orso bruno, tutte in territorio trentino; il Rio delle Foglie, uno straordinario canyon, unico al mondo, le cui stratificazioni rocciose dei più diversi colori e gli innumerevoli fossili di animali preistorici permettono di «leggere» come in un libro aperto la storia geologica della Terra.

http://www.corriere.it


Il patrimonio Unesco si restringe

8 maggio 2009

Ovviamente, ci sono il centro storico di Roma e quello di Venezia. Ma anche i Sassi di Matera, i trulli di Alberobello, la costiera Amalfitana. E le isole Eolie: le stesse dove Nanni Moretti cercava, invano, la pace in Caro diario. Loro sì, fanno già parte della lista: quella – lunga 43 nomi – di chi ce l’ha fatta a ottenere il riconoscimento di “patrimonio mondiale dell’umanità”. Poi ci sono gli altri: l’esercito degli aspiranti.

E accanto a loro anche la pletora, variopinta e multiforme (per non dire folcloristica), di chi ancora cerca un posto al sole entrando nell’altro elenco, quello dei “patrimoni immateriali”: dalla dieta mediterranea al palio di Siena, dalla festa dei ceri di Gubbio a quella dei Gigli di Nola (vedi box a pag. 92). Tutti insieme appassionatamente a bussare alla porta, con il sogno di ricevere un giorno il marchio dell’Unesco. Così da figurare, gomito a gomito, con la barriera corallina australiana o la grande muraglia cinese.

Peccato però che la festa sia finita. Perché sia chiaro: «Non c’è posto per tutti». A sottolinearlo, stringendo le maglie di una rete che negli ultimi tempi si era fatta sin troppo larga, è Manuel Guido, responsabile dell’Ufficio patrimonio mondiale dell’Unesco del ministero dei Beni culturali: «Nel corso di un anno riceviamo almeno una ventina di proposte, ma molte non sono fondate: in particolare si tratta di beni o luoghi che hanno sì un valore, ma non certo a livello mondiale». Quindi, mano al freno: perché «il rischio di inflazionare la lista effettivamente c’è».

La musica, insomma, è cambiata: complice una volontà su scala internazionale. «L’Unesco» chiarisce Guido «sta limitando le iscrizioni: ogni anno non valuta più di 49 candidature, facendo una scrematura preventiva nel caso ne vengano presentate di più». Non solo, ogni nazione ora può proporre solo due nomination a “patrimonio mondiale dell’umanità”: «Una per i siti culturali e una per quelli naturali. Il nostro Paese quest’anno presenterà dunque le candidature delle Dolomiti e dell’Italia Longobardorum, di cui fanno parte le città dove ci fu forte presenza longobarda».

Le mitiche montagne, in particolare, potrebbero avere buone possibilità di ottenere il “pass per il paradiso”; strano ma vero, però, il percorso non è stato né semplice né privo di polemiche. Se ne parla infatti dagli anni Novanta, ma solo nel 2004 le cinque province interessate (Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine) hanno reso concreta l’idea della candidatura. E i perplessi – o i contrari – almeno in prima battuta erano tanti: a cominciare dal presidente della provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder e dal grande alpinista Reinhold Messner che temevano di vedere ingabbiati quegli splendidi luoghi in un eccesso di tutela. Tutela che l’Unesco pretende, ma demanda agli Stati membri. In che modo? «Se parliamo di centri storici si valuta il piano regolatore, ma con i paesaggi la situazione si fa più complessa: le norme italiane» ammette Guido «non sono sempre all’altezza dei requisiti Unesco.Le Dolomiti però non hanno problemi ».

Anche gli alfieri dell’Italia Longobardorum hanno presentato un progetto che raggruppa sette centri distribuiti in cinque regioni italiane. Un cosiddetto sito seriale che parte da Cividale del Friuli, sede del primo ducato longobardo in Italia, per arrivare sino al santuario micaelico di Monte Sant’Angelo, in Puglia. Speranze di entrare nell’ambíto elenco? C’è un cauto ottimismo, ma è decisamente meglio non sbilanciarsi. Guido infatti sa bene che «l’Unesco sta avviando una politica di riequilibrio, cercando di promuovere Stati e culture poco rappresentati».

Tendendo quindi a limitare le richieste dei Paesi europei che da sempre hanno fatto la parte del leone: non a caso è proprio l’Italia a contare il maggior numero di siti (43 contro i 40 della Spagna, buona seconda, su 878 totali). La nostra fetta di torta, come dire, l’abbiamo gia avuta: i tempi in cui, come nel ’97, entravano in un solo colpo nell’olimpo ben dieci siti (dalle Cinque Terre all’orto botanico di Padova) sono da ritenersi conclusi.

La competizione si farà più dura. E poiché essere ammessi significa aumentare in modo esponenziale il turismo, «sarebbe bene evitare che la valutazione critica nelle scelte delle candidature sia influenzata da interessi e da campanilismo culturale» sottolinea l’architetto Guido Canali, grande esperto di ripristino degli insiemi storico-architettonici. «Si dovrebbero promuovere innanzitutto i siti a rischio, che entrando nella lista riceverebbero maggiore tutela. E le decisio ni finali sarebbe bene fossero prese da un gruppo di saggi il più possibile al di fuori delle parti».

La prima selezione viene fatta dall’apposito ufficio presso il ministero dei Beni culturali, che sottopone le sue scelte al giudizio definitivo, preso da una commissione Unesco formata a rotazione da 21 Stati. Quest’anno si riunirà a Siviglia, a fine giugno. Lì si saprà se l’Italia, dopo Mantova/Sabbioneta e la Ferrovia Retica (gli ultimi due ingressi), potrà accrescere o meno il suo patrimonio mondiale. Che dal ’72 (data dell’adozione del World Heritage Fund) a oggi, non è solo un marchio, ma un importante investimento.

Tesoro che però va protetto gelosamente: perché dalla lista dell’Unesco si può anche uscire. Ne sanno qualcosa a Matera dove i Sassi (primo sito del nostro Meridione a entrare nel World Heritage Fund) sono da anni sotto osservazione. Così come altri patrimoni sparsi per la Penisola: il cui “orgoglio mondiale” è messo a dura prova da parcheggi, villette con piscina e autostrade. E dalla mania tutta italiana di rovinare il bello

Fonte: http://www.corriere.it – Filiberto Molossi e Massimo Spampani


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