La lingua dei sordi non è riconosciuta (in Italia): firma la petizione

5 aprile 2013

Ricevo e pubblico (e firmo):

Noi sordi abbiamo una lingua senza voce. La nostra lingua, la Lingua dei Segni italiana (LIS), non è riconosciuta ufficialmente nel nostro Paese. Eppure la LIS rende possibile la comunicazione tra sordi e l’integrazione tra sordi e udenti.

 Chiediamo quindi al Parlamento italiano di riconoscere ufficialmente la LIS come già avviene in 44 paesi del mondo (tra i quali Iran, U.S.A., Cina, Spagna, Francia).

La convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, riconosceva la LIS promuovendone l’acquisizione e l’uso. Riteniamo che il mancato riconoscimento ufficiale della LIS da parte dell’Italia sia un’inadempienza all’avvenuta ratifica italiana di questa Convenzione.

Il riconoscimento della LIS come una vera e propria lingua garantirebbe la libertà di un sordo di scegliere come comunicare ed integrarsi: un effettivo e illimitato accesso all’informazione, alla comunicazione, alla cultura, all’educazione, ai servizi, alla vita sociale, lavorativa e perfino ricreativa; un’equa rappresentazione politica e giuridica, l’accesso all’istruzione… la dignità.

Siamo un gruppo di ragazzi, tutti sotto i trent’anni. Due cose ci uniscono: siamo sordi e ci siamo incontrati grazie ad una radio. Radio Kaos ItaLis è nata da un’idea che potrebbe sembrare paradossale: creare un progetto radiofonico per promuovere l’integrazione tra sordi e udenti. E ci siamo riusciti, dimostrando a noi stessi che le barriere all’integrazione possono essere superate.

Eppure ci è capitato di dover affrontare diversi problemi dovuti al non riconoscimento della LIS, come non avere la possibilità di poter spiegare al pronto soccorso i nostri problemi di salute o dover trascorrere anni a scuola senza un’assistente alla comunicazione.

Firma la petizione per chiedere a tutti i capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato, al Presidente del Senato Pietro Grasso e al Presidente della Camera Laura Boldrini di impegnarsi affinchè la LIS venga finalmente riconosciuta come lingua ufficiale dal Parlamento italiano.

Chiediamo che finalmente venga riconosciuta la LIS in italia!

Grazie,

I ragazzi di Radio Kaos ItaLis via Change.org

 


Se la Robin tax la paghiamo noi: firma la petizione per il rimborso

11 febbraio 2013

Bollette di luce e gas gonfiate per recuperare quanto versato per la cosiddetta Robin tax. Così le imprese del settore energetico aggirano un esplicito divieto, a discapito dei consumatori.

Firma la petizione per richiedere il rimborso di quanto non dovuto.

L’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha segnalato al Parlamento che numerose imprese del settore energetico e petrolifero avrebbero trasferito negli ultimi anni sui consumatori l’addizionale sull’Ires (la cosiddetta “Robin tax”), addebitandola sulle bollette di luce e gas e sui carburanti.

Chiediamo al Governo e all’Authority di comunicare i nomi delle aziende coinvolte, l’entità degli addebiti scaricati sui consumatori e che venga predisposto il rimborso automatico per gli utenti.

Introdotta nel 2008, la cosiddetta Robin tax è mirata a colpire gli extra profitti di alcune tipologie di imprese. Si tratta, in sintesi, di un provvedimento attraverso il quale si cerca di sottrarre un po’ di utili alle aziende del settore dell’energia, in vista di una ridistribuzione. Aggirando il divieto di “traslazione”, secondo il rapporto dell’Autorità per l’Energia, molte imprese che pagano la Robin tax la scaricano poi sui consumatori.

Questo significa, al lato pratico, che le aziende (199 su 476) avrebbero recuperato la redditività sottratta dalla tassa aumentando il differenziale tra il prezzo d’acquisto e i prezzi di vendita. Lo svantaggio per i consumatori finali è quantificabile in 1,6 miliardi di euro, cifra che viene sistematicamente caricata sulle bollette di luce e gas e sui prezzi del carburante.

Fonte: Altroconsumo


Serve una firma contro la compagnia petrolifera che vuole trasformare la foresta pluviale in una zona di estrazione petrolifera

26 gennaio 2013

Nel cuore dell’Ecuador una potente compagnia petrolifera vuole trasformare la foresta pluviale più incontaminata al mondo in una zona di estrazione petrolifera. La tribù Kichwa dell’Isola di Sani sta coraggiosamente resistendo e ha appena chiesto il nostro aiuto per salvare la loro casa.

La loro comunità ha firmato un impegno a non svendere mai questa terra in cui si aggirano i giaguari e un singolo ettaro raccoglie più biodiversità di tutto il Nord America! Ma il governo dell’Ecuador ha intenzione di svenderla cedendo 4 milioni di ettari di Amazzonia ai grandi del petrolio.

Il Presidente Correa è ora in campagna elettorale e sta cercando di cavalcare la sua reputazione in materia di rispetto per l’ambiente e dei popoli indigeni. Se riusciremo a sollevare un polverone a livello globale, trasformando la salvaguardia dell’Amazzonia in tema elettorale, potremo fermare la corsa del petrolio.

Finora la comunità indigena ha resistito coraggiosamente ma gli uomini del petrolio potrebbero arrivare da un momento all’altro con i macchinari da trivellazione. La tribù Kichwa ha chiesto il nostro aiuto per salvare la loro Amazzonia.

Firma ora la petizione e condividila con tutti: se firmeranno 1 milione di persone, monteremo un caso mediatico mondiale che costringerà Correa a fare marcia indietro:

Dopo che la Texaco e altre compagnie petrolifere hanno inquinato le acque dell’Ecuador e hanno devastato irreversibilmente preziosi ecosistemi, Correa ha spinto il suo paese a diventare la prima nazione al mondo a riconoscere i diritti della “Madre Terra” nella sua costituzione.

Ha annunciato che l’Ecuador non è in vendita, e nel Parco Nazionale di Yasuni ha promosso un’iniziativa innovativa che prevede che altri governi diano un contributo monetario all’Ecuador per mantenere il petrolio nel sottosuolo e garantire così la sopravvivenza della foresta pluviale. Ma in questo momento il governo sta per cambiare completamente direzione svendendo il terreni del Parco.

È da non credersi perché la terra della tribù Kichwa è parzialmente nel Parco Nazionale di Yasuni. Ma è ancora più scioccante il piano generale di Correa: tra pochi giorni alcuni membri del governo cominceranno un tour mondiale per offrire a investitori stranieri il diritto di trivellare 4 milioni di ettari di foresta (una superficie più vasta dei Paesi Bassi!).

L’Ecuador, come qualsiasi paese, potrebbe sostenere che ha il diritto di trarre profitto dalle sue risorse nazionali, ma in realtà la sua stessa costituzione impone il rispetto dei diritti degli indigeni e delle sue incredibili foreste, che tra l’altro valgono milioni di euro l’anno di turismo.

Ulteriori informazioni:

Moriremo difendendo la nostra foresta (Giornalettismo)
http://www.giornalettismo.com/archives/708109/moriremo-difendendo-la-nostra-foresta/

Ecuador, petrolio vs. ambiente (Panorama)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ecuador-petrolio-vs-ambiente/2172837

Petrolio in Ecuador: la lotta di un popolo guerriero in difesa della foresta (Virgilio Green)
http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/petrolio-ecuador-lotta-popolo-guerriero-difesa-foresta_8851.html

Presidenziali in Ecuador: lo scenario politico ad un mese dalle elezioni (Peacelink)
http://www.peacelink.it/latina/a/37553.html


Abiti tossici: il rapporto shock di Greenpeace

21 novembre 2012

un articolo che leggo su Rinnovabili e ben si abbina con quelli letti qualche mese fa circa le componenti tossiche presenti nell’abbigliamento, dove leggevo che:

La produzione di indumenti richiede l’uso di più di 700 sostanze chimiche. In alcuni casi si tratta di sostanze tossiche (per esempio il piombo e i suoi composti), in altri di allergizzanti (come molte tinture o il nichel), in altri cancerogene (come la formaldeide) o che interferiscono con il nostro apparato ormonale (come le acrilamine).

Naturalmente anche noi dobbiamo fare la nostra parte in questa battaglia contro i componenti chimici che assumiamo a nostra insaputa ;-) ovvero possiamo perdere 1 minuto per firmare la petizione online di Greenpeace (vedi sotto) ed imparare a scegliere ovvero leggere le etichette e comprare il prodotto e non il marchio.

(Senza contare che c’è gente che produce all’estero jeans che paga 25 € e li rivende qua a 250… loro girano sullo yacht … e voi glielo avete pagato… farsi furbi, no? ;-) )

Tutti pronti a commuoversi, tanto più sotto Natale, ed a fare un Sms soldiale, per poi continuare ad acquistare jeans prodotti sulla pelle dei lavoratori colpevolmente esposti a sostanze o trattamenti mortali, senza dimenticare poi che, in ogni caso, l’inquinamento viaggia nel mondo e non resta confinato nel luogo dove si versano sostanze nelle acque o si immettono fumi tossici…

Articoli correlati: Le cose che dovremmo sapere prima di comprare i jeans - La produzione delle scarpe sulla pelle dei lavoratori

Un libro: Made in Italy – il lato oscuro della moda

°°°

La maggior parte dei vestiti contiene sostanze pericolose per la salute umana. La denuncia arriva da Greenpeace che, in un nuovo sconcertante rapporto, “Toxic Threads – The Fashion Big Stich-Up”, sostiene l’utilizzo da parte dei produttori tessili di sostanze chimiche che, rilasciate nell’ambiente, sarebbero capaci di alterare il sistema ormonale dell’uomo e di provocare il cancro.

A risultare “contaminate” sarebbero infatti tantissime catene di moda, la maggior parte delle quali nemmeno poco famose (Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blažek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H & M, Zara, Levi, Victoria’s Secret, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl i brand analizzati).

Tra queste, la performance peggiore è stata registrata da Zara, nei cui abiti sarebbero stati rilevati alti tassi di composti nonilfenoloetossilati, ftalati tossici e un’ammina altamente cancerogena.

Presentato a Pechino nel corso di una sfilata di moda shock in pieno stile Greenpeace, il rapporto spiega come gli abiti contaminati contribuiscono all’inquinamento dei corsi d’acqua di tutto il mondo, non solo nella fase produttiva, ma anche durante tutti i lavaggi domestici.

Da qui la richiesta avanzata dall’associazione ambientalista di adottare con urgenza piani per l’eliminazione di tali sostanze dal settore; addirittura, nei confronti di Zara Greenpeace ha lanciato oggi una petizione a livello mondiale per convincere l’azienda a ripulire la filiera produttiva. «Vendendo prodotti contaminati da sostanze chimiche pericolose – ha spiegato il responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Asia orientale, Li Yifang – le marche più famose del fashion ci stanno trasformando in vittime inconsapevoli della moda che inquina».

Leggi anche questo articolo de Il Salvagente


Una donna ruba la speranza a milioni di altre

9 ottobre 2012

Una donna potente sta mettendo a rischio il futuro di milioni di altre. Ma se ci attiveremo subito potremo liberare la banca governata dal basso oggi esempio per il mondo intero.

La Grameen Bank ha dato la possibilità a milioni di donne di uscire dalla povertà, garantendo loro piccoli prestiti per comprare animali o attrezzature per cominciare a guadagnare denaro.

Ma l’invidioso Primo Ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina, ha licenziato il suo fondatore e Premio Nobel Muhammad Yunus e ora vuole prendere il controllo della banca, così da silenziare il rivale politico. Questa espropriazione potrebbe segnare la fine della banca e distruggere la speranza di milioni di persone.

Hasina è stata coinvolta in una serie di scandali nel suo paese: se alla sua lista di preoccupazioni aggiungeremo anche un’enorme mobilitazione globale, la potremo convincere a tornare sui suoi passi. Non appena 1 milione di noi si unirà alla protesta, Avaaz lancerà una tempesta mediatica in Bangladesh e in tutto il mondo, costringendola a finire questo attacco vendicativo.

Firma ora la petizione

La Grameen Bank è molto diversa dai giganti di Wall street. Presta denaro a 8,4 milioni di persone, per lo più donne dei villaggi più poveri del Bangladesh, in modo che possano comprare beni come mucche o macchine da cucire e iniziare a guadagnare denaro.

Inoltre le donne che prendono in prestito il denaro sono anche quelle che governano la banca: non solo sono gli azionisti di maggioranza, ma ben 9 posti nel consiglio su 12 sono in mano a donne dei villaggi vestite con il tradizionale sari.

Ma il Primo Ministro Hasina vuole mettere fine alla Grameen Bank così come la conosciamo. Per prima cosa ha cancellato la posizione di Yunus come amministratore delegato della banca, e ora ha appena approvato una legge che permetterebbe al governo di scavalcare il consiglio eletto dalle persone per nominare direttamente il suo successore. Ora la paura è che il governo possa usare questo nuovo potere per manipolare i milioni di membri della banca per ottenerne i voti alle elezioni del prossimo anno.

La caduta della Grameen Bank sarebbe un disastro per il Bangladesh e per il movimento per il microcredito in generale che lavora per migliorare la vita delle persone in tutto il mondo. Firma la petizione urgente al Primo Ministro Hasina e ai suoi alleati internazionali e salviamo insieme la banca che sta rivoluzionando la guerra alla povertà.

I membri di Avaaz si sono mobilitanti moltissime volte per lottare contro le grandi ingiustizie e la corruzione. Oltre 2 milioni di persone hanno manifestato per far approvare la più forte legge anticorruzione della storia del Brasile, e mezzo milione di membri hanno aiutato a congelare i beni rubati dal dittatore egiziano Hosni Mubarak quando tentava di fuggire dall’Egitto.

E’ il momento che la forza dal basso dei cittadini si metta in azione in Bangladesh … e riconquisti la migliore banca del mondo.

Per ulteriori informazioni, clicca sui link qua sotto:

Donne al potere, il caso di Sheikh Hasina Premier del Bangladesh (Atlas)

Il Bangladesh caccia Yunus dalla sua banca (Sole 24 Ore)

Yunus preoccupato per la Grameen Bank (Borsa Italiana)

George Shultz e Madeleine Albright si uniscono all’ondata di preoccupazione per un esproprio da parte del Governo della Grameen Bank (MoneyLife) [EN]


Vogliamo i banchieri (colpevli) dietro le sbarre? Proviamoci…

13 luglio 2012

Spesso le petizioni online e/o raccolte di firme lasciano il tempo che trovano, tuttavia ho constatato che spesso gli amici di Avaaz riescono a muovere le acque a sufficienza per ottenere qualche risultato, per cui Ricevo, Pubblico ed ovviamente Firmo.

°°°

Alcune grandi banche sono al centro di un mega scandalo per aver truccato i tassi d’interesse mondiali, rubando milioni di euro ai cittadini sui loro mutui, prestiti d’onore e molto altro!

Noi finiremmo in carcere in un attimo, invece la Barclays dovrà soltanto pagare una multa che corrisponde a una minuscola parte dei suoi profitti! L’indignazione sta crescendo: è la nostra opportunità per mettere fine allo strapotere delle banche sulle nostre democrazie.

Il Commissario europeo per il mercato Michel Barnier ha alzato la testa contro la potente lobby delle banche e vuole promuovere una riforma che metterebbe dietro le sbarre i banchieri che commettono frodi come questa.

Se l’Ue facesse il primo passo, poi tutto il mondo potrebbe seguire. Ma le banche hanno alzato le barricate, e soltanto un’ondata di persone che si battono per il cambiamento può far passare queste riforme.

Se nel giro di 3 giorni saremo 1 milione di persone dalla parte di Barnier, questo appoggio gli darà la forza necessaria per smascherare la lobby delle banche e spingere i nostri governi a portare a casa la riforma.

Clicca QUI per firmare e i nostri numeri crescenti saranno rappresentati di fronte al Parlamento europeo dalla messa in scena di banchieri dietro le sbarre:

Ancora non si conosce la reale portata dello scandalo, ma quello che sappiamo è sconvolgente: sono coinvolte “diverse” fra le più importanti banche, e la manipolazione del tasso d’interesse Libor, il tasso sul quale si formano molti dei tassi d’interesse nel mondo, ha avuto conseguenze su centinaia di trilioni di dollari d’investimento. La Barclays da sola ha ammesso di aver commesso questa frode “centinaia” di volte.

Per troppo tempo ormai i nostri governi sono stati intimiditi da potenti banche che minacciavano di abbandonare il paese qualora fossero state adottate regole più stringenti. Per troppo tempo ormai le banche hanno manipolato i nostri mercati in loro favore, imbarcandosi in operazioni rischiose sicuri com’erano che se le cose fossero andate storte avrebbero costretto i governi a mettere a disposizione i nostri soldi pubblici.

Il sistema è truccato, e questo è un crimine. E’ arrivato il momento di mettere i criminali dietro le sbarre.

Cominciamo dall’Europa, e cominciamo ora:

http://www.avaaz.org/it/bankers_behind_bars_f/?bFJuLab&v=15971

Forse non c’è mai stato un momento nella storia moderna in cui le grandi banche non avessero un potere eccessivo di cui hanno abusato. Ma le nostre democrazie si stanno ribellando: lo abbiamo visto contro i tiranni in giro per il mondo, e insieme possiamo aiutare a mettere fine anche allo strapotere delle banche.

Più informazioni:

Scandalo Libor, Barnier: faremo regole più rigide per le banche (Il Sole 24 Ore)

Rabbia di Londra contro Barclays: ad lascia con “solo” 3 milioni di dollari (Wall street Italia)

Fare banca truccando le carte (La Repubblica)

Lo scandalo Barclays travolge la City (Il Giornale)

Il cuore marcio della finanza: lo scandalo sui tassi d’interesse sta per diventare mondiale [EN] (The Economist)

La riforma delle banche dopo lo scandalo Libor [EN] (Financial Times)

 


Rimborso Iva sulla tassa rifiuti: firma la petizione

4 luglio 2012

Rimborso Iva sulla tassa rifiuti: con la sentenza 3756 del 9 marzo 2012 la Corte di Cassazione ha stabilito nuovamente che la Tia (tassa rifiuti) è un tributo e come tale non è soggetto ad Iva.

Chiedere indietro i soldi con azioni individuale resta tuttavia un rebus.

Firma adesso la petizione per chiedere che sia possibile chiedere il rimborso tramite dichiarazione dei redditi.

Altroconsumo ha deciso portare al Governo un articolo di legge, sottoforma di emendamento al decreto fiscale, che stabilisca una volta per tutte la natura della Tia 1 e che quindi preveda l’immediata sospensione dell’applicazione dell’Iva da parte di chi ancora continua a riscuoterla e che stabilisca i modi con i quali procedere al rimborso di quanto indebitamente incassato in questi anni dallo Stato.

In che modo?

Con la possibilità di inserire nella dichiarazione dei redditi (730 e Unico), l’importo Iva pagata (da documentare, ovviamente) per chiedere il rimborso, anche dilazionato nei tempi e modi previsti per i crediti Irpef.

La Tia 1 (tariffa di igiene ambientale, in altre parole la tassa rifiuti) è un tributo, quindi non deve essere assogettata a Iva. Risale al 2009 la sentenza con la quale la Corte Costituzionale aveva prospettato ai contribuenti la possibilità di ottenere il rimborso di quanto indebitamenet pagato.

Sono seguiti anni di confusione, nei quali i Comuni sono andati avanti in ordine sparso nel concedere o no i rimborsi e nel continuare o no ad applicare l’Iva. Mentre diversi Giudici di pace e Commissioni tributarie si sono esprimevano in modo contraddittorio sulla questione, in risposta a ricorsi presentati dai singoli contribuenti.

 


I politici promettono i soldi ai terremotati e poi… Firma anche tu questa petizione!

26 giugno 2012

Ricevo e publico

E’ una vergogna: nonostante la promessa di trasferire i loro contributi pubblici alle vittime del terremoto, i partiti se li intascheranno tutti il 1° luglio!

Solo Monti può accendere i riflettori su questo scandalo e garantire che l’aiuto concreto vada a quelli che ne hanno più bisogno, ma solo se oggi saremo in tanti ad appellarci a lui.

I partiti hanno promesso di destinare i 91 milioni di euro della prossima tranche di finanziamento pubblico alla ricostruzione in Emilia e a L’Aquila, ma per far sì che questi fondi vadano alle vittime del terremoto devono adottare una legge entro il 1° luglio, giorno in cui riceveranno i soldi. I partiti però hanno deliberatamente perso tempo in Parlamento così da affossare la legge e intascarsi i milioni di euro.

Alcuni senatori si sono rivolti a Monti per chiedere di adottare una legge d’emergenza per fermare questa presa in giro, e un appello accorato da tutti gli italiani potrebbe convincerlo a farlo.

Monti deve sentirci forte e chiaro prima della scadenza fra un paio di giorni. Aggiungi il tuo nome per chiedergli di dirottare i 91 milioni di euro alle vittime del terremoto, e un Senatore leggerà la nostra petizione in Parlamento non appena raggiungeremo le 40.000 firme.

Firma la petizione e dillo a tutti!

I membri italiani di Avaaz hanno combattuto duramente per tagliare il finanziamento pubblico ai partiti e per dirottare il conseguente risparmio alle vittime del terremoto, inviando oltre 60.000 messaggi ai leader di partito e sottoscrivendo una petizione forte di 120.000 firme, ripresa dai giornali e appoggiata da politici come Antonio Di Pietro.

Nonostante questa ondata di sostegno per le popolazioni terremotate, i partiti stanno facendo di tutto per non mollare i soldi che avevano promesso solo qualche settimana fa.

I partiti negli anni hanno ricevuto una quantità esagerata di finanziamento pubblico, ma la Camera dei deputati ha approvato solo tagli modesti che comprendono i 91 milioni di euro da dirottare alle aree terremotate. Il 1° luglio i partiti riceveranno l’ultima tranche dei rimborsi elettorali del 2008 e i 91 milioni di euro vengono proprio da quel fondo.

Ma il Senato ha perso tempo così da superare la scadenza e permettere ai partiti d’intascarsi i soldi destinati alle vittime del terremoto. Alcuni parlamentari hanno chiesto a Monti, che è l’unico che può adottare una legge d’emergenza in Consiglio dei ministri, di fermare questa avidità senza cuore.

Insieme possiamo costringere i partiti a rispettare le loro promesse e dare così l’aiuto necessario alle vittime del terremoto per la ricostruzione. Firma l’appello urgente a Monti e dillo a tutti:

http://www.avaaz.org/it/italy_monti_party_money_to_earthquake/?bUFzRab&v=15494

La comunità di Avaaz in Italia ha combattuto giorno dopo giorno contro la corruzione e per la responsabilità in politica. Uniamoci oggi per ripulire il nostro sistema e garantire che migliaia di famiglie sofferenti ricevano l’aiuto necessario per ricostruire le loro vite.

Con speranza e determinazione,

Stephanie, Giulia, Luca, Ian, Luis, Alice, Ricken, Pascal e tutto il team di Avaaz

Più informazioni

Rimborsi dei partiti ai terremotati: legge a rischio (Ansa)
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/06/21/Rimborsi-partiti-terremotati-legge-rischio_7075721.html

La petizione di Avaaz: i soldi dei partiti devono andare ai terremotati (Il Fatto quotidiano)
hhttp://www.flickr.com/photos/avaaz/7439490634/in/photostream

Antonio Di Pietro: “Ho sottoscritto la petizione di Avaaz. Faremo l’impossibile perché quella proposta sia discussa in Parlamento” (blog di Antonio Di Pietro)
http://www.antoniodipietro.it/2012/06/i-nostri-fatti-sono-chiari

Finanziamento pubblico ai partiti. Inizia il conto alla rovescia per evitare che s’intaschino tutta la seconda tranche! (blog di Donatella Poretti)
http://blog.donatellaporetti.it/?p=3006


Raccolta firme contro l’ipotesi di chiusura dell’Istituto di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.

12 giugno 2012

Ovviamente ho già firmato… ;-) > Firma anche tu

°°°

Il Paese della dieta mediterranea intende fare a meno dell’Istituto che ha promosso nel mondo questo stile alimentare.

Da qualche settimana al Ministero delle Politiche Agricole si parla di soppressione o di accorpamento con altri Enti. Si tratta di una ristrutturazione che comprometterebbe l’identità e l’autonomia dell’Istituto.

Il programma prevede una riduzione ulteriore dei fondi che porterebbero all’esaurimento di quel poco di ricerca indipendente nel campo alimentare che si fa in Italia.

Come conciliare le dichiarazioni dei ministri della Salute e dell’Agricoltura quando nei loro discorsi sottolineano l’importanza della sicurezza e della corretta alimentazione, con il progetto di chiudere i battenti all’Inran?

La ricerca nell’ambito della nutrizione deve continuare a essere pubblica, e non può rispondere a logiche produttive o a interessi di parte.

Pensare di risparmiare chiudendo l’Istituto, oltre che eticamente inaccettabile, è un’operazione fallimentare, perché porterebbe all’aumento della spesa sanitaria nel medio termine.

Nei prossimi giorni a Roma si discuterà di questi temi. Forse si è già deciso che la ricerca nel campo alimentare non serve, che le scoperte e le novità del settore sono spazi riservati alle aziende private per elaborare nuovi prodotti non sempre salutari.

Invitiamo il ministro dell’Agricoltura Mario Catania  a esaminare con attenzione la questione e a mantenere in vita un istituto così importante per il nostro Paese, fornendo adeguate risorse per il rilancio dell’attività di ricerca.

Firma anche tu


Il governo Monti potrebbe approvare una legge che ucciderebbe la libertà di Internet

18 aprile 2012

ricevo da Avaaz.org e pubblico

Da un momento all’altro il governo Monti potrebbe approvare una legge che ucciderebbe la libertà di Internet così come la conosciamo oggi: mancano pochi giorni e solo una grande mobilitazione pubblica può fermarlo.

Alcuni quotidiani hanno fatto trapelare la bozza di una legge scritta in segreto dal governo che darebbe all’Autorità delle Comunicazioni (AGCOM) il potere di chiudere qualunque sito internet per il semplice sospetto di violazione del diritto d’autore.

Le potenti lobby dell’industria e dei media stanno facendo pressione sul governo affinché la legge sia adottata il prima possibile, ma oltre 30 parlamentari hanno lanciato l’allarme e se saremo in tanti ad agire ora potremo convincere il Presidente Monti ad abbandonare la legge bavaglio e a proteggere la nostra libertà della Rete.

Lo scorso anno la campagna di Avaaz ha generato un ciclone mediatico enorme e fermato AGCOM dall’adottare di nascosto un regolamento bavaglio simile a questa legge: possiamo farlo di nuovo. Monti è sempre più sensibile all’opinione pubblica man mano che la sua popolarità scende: ora è il momento di farci ascoltare.

Clicca QUI per firmare la petizione per chiedergli di abbandonare il bavaglio e salvare Internet: le nostre firme saranno consegnate agli uffici del Presidente, ai ministri chiave e ai media:

Senza un effettivo sistema di pesi e contrappesi, AGCOM può diventare una vera minaccia alla nostra democrazia. Nominati dai maggiori partiti, i suoi membri operano con pochissima trasparenza e rispondono ai diktat di potenti interessi politici e industriali, spesso senza alcun controllo parlamentare. Ora, con la nuova legge, i suoi poteri di censura potrebbero crescere pericolosamente.

La bozza di legge trapelata permetterebbe ad AGCOM di chiudere, nell’arco di poche ore e senza l’intervento di un giudice, interi siti d’informazione e d’interesse pubblico, come WikiLeaks, portali di software libero e siti di video come Youtube, solo perché uno specifico contenuto o una canzone è sospettata di violare il diritto d’autore.

Il paladino della nuova legge bavaglio è il sottosegretario di stato, Antonio Catricalà, sotto l’enorme pressione di giganti dell’informazione come Mediaset e della potente industria dell’intrattenimento.

Ma tanto l’influente sottosegretario Paolo Peluffo quanto il Presidente Monti sono molto preoccupati per le possibili conseguenze di una nuova mobilitazione popolare a causa della posizione sempre più instabile del governo.

Non ci rimane molto tempo. Il governo potrebbe approvare la legge in uno dei prossimi Consigli dei Ministri, rendendo definitivi i nuovi poteri di censura di Agcom, proprio ora che il suo mandato sta per scadere. Uniamoci alle voci dei parlamentari e chiediamo lo stop dell’approvazione in extremis di questa legge bavaglio che mette in pericolo Internet libero.

Firma ora la petizione e condividila con tutti.

Negli ultimi due anni abbiamo aiutato a far nascere un movimento senza precedenti per la libertà di Internet, che ha fermato numerosi tentativi di imporre bavagli e altre censure in Italia e nel mondo, grazie alla raccolta di milioni di firme, con decine di migliaia di chiamate ai decisori, e lavorando palmo a palmo con giornalisti, politici e leader della società civile. Mostriamo la nostra forza collettiva e fermiamo questo nuovo attacco.

Ulteriori Informazioni:

Agcom deve essere fermata: esperti e cittadini contro la legge bavaglio del governo (La Stampa)
http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/448378/

La bozza di legge bavaglio trapelata (La Stampa)
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1326

Il governo in soccorso all’Agcom sul diritto d’autore (Punto Informatico)
http://punto-informatico.it/3487960/PI/Commenti/diritto-autore-governo-soccorso-agcom.aspx

PD, IDV, UDC chiedono a Monti di esprimere la sua posizione sulla legge del governo e sul regolamento AGCOM (TMNews)
http://www.primaonline.it/2012/04/04/104439/internet-pd-idv-udcgoverno-renda-noto-testo-su-diritto-dautore/

Il Presidente dell’Agcom vuole approvare il regolamento prima di maggio (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/04/news/calabro_va_avanti-32760683/


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