Antibufala: la petizione contro le concerie svizzere che vendono pelli di gatto

6 novembre 2013

Visto quanto leggo in un articolo che leggo sul Blog di Paolo Attivissimo si conferma il fatto che ancora una volta, vuoi per stupido umorismo, disinformazione o altro, l’uso delle petizioni online, si sta trasformando in abuso del mezzo con conseguente disinformazione.

Dare il via ad una petizione per bloccare un’attività illegale, è assurdo. Allora firmiamo anche per richiedere che nessuno rubi le macchine o contro gli scippatori… mah.

Ho aderito spesso a petizioni di Avaaz, ma il fatto che chiunque possa inventarsi petizioni su qualsiasi argomento crea la sindrome del al lupo, al lupo; poi così come succede per falsi appelli & C., resta molto più facile cliccare su Mi piace o Firma, piuttosto che farsi qualche domanda…

 


C’è un appello, su Avaaz.org, “contro le concerie scoperte in Svizzera che vendono pelli di gatto” e vuole essere  “un grido di stop a livello mondiale affinchè il governo si impegni a fermare questo orrore. Si prega di intervenire immediatamente per rendere ancora più efficaci le pene contro i trasgressori delle norme a tutela degli animali e chi ancora commercia o raccoglie pelli di gatti domestici”.

Il modo in cui viene formulata la petizione fa sembrare che in Svizzera ci siano concerie che vendono tranquillamente pelli di gatto e che il governo non faccia niente.

I fatti sono ben diversi, anche se non sono granché rassicuranti per chi, come me, ama i gatti.

In realtà esiste già in Svizzera una legge che vieta esplicitamente il commercio di pelli di gatto. È entrata in vigore soltanto il primo gennaio 2013, ma c’è (a titolo di confronto, la legge italiana analoga è entrata in vigore nel 2002). Prima di questa data, e dal 2008, era proibita soltanto l’importazione delle pelli di gatto. La sanzione per chi trasgredisce il divieto può arrivare a 20.000 franchi (circa 16.000 euro).

Nonostante le sanzioni e l’impegno in prima linea delle associazioni animaliste e di celebrità come Michael Schumacher, il commercio continua però tuttora in forma clandestina, secondo varie segnalazioni, soprattutto per via di una credenza scientificamente infondata che la pelle di gatto sia utile nella cura dei reumatismi.

Il problema, insomma, non sta nella mancanza di leggi, ma nell’idiozia della gente che continua a credere a rimedi da fattucchiera. Un altro esempio da citare quando qualcuno chiede che male fanno l’antiscienza e la superstizione.

Oggi un sorso di birra su tre “se lo beve” il Fisco; e domani?

7 ottobre 2013

Birraacciseun articolo che leggo su Il Salvagente

Dal 10 ottobre un litro birra potrebbe costare anche sette centesimi in più.

E da gennaio la cifra potrebbe aumentare.

Effetto della raffica di aumenti previsti sulle accise degli alcolici dal decreto Scuola, non ancora convertito in legge, ma già di fatto operativo. E che si va a sommare all’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22% già scattato il primo ottobre.

Secondo la tabella di marcia stabilita nel provvedimento, il primo “ritocco” dell’accisa è previsto per il 10 ottobre 2013. Gli altri aumenti sono stati fissati per il primo gennaio 2014 e il primo gennaio 2015.

 

Il risultato finale è che le tasse sulla birra potrebbero aumentare del 35% in meno di 15 mesi.  L’unica via di uscita sarebbe quella di intervenire in Commissione Istruzione alla Camera – dove si discute il decreto Scuola – con un emendamento entro domani, giorno in cui è fissato il termine ultimo per gli emendamenti (il decreto sarà convertito in legge l’11 novembre).

Ma al momento i produttori hanno presentato una sola modifica, che probabilmente non la spunterà.

Il governo conta di reperire dall’inasprimento fiscale 200-230 milioni, ma non ha fatto i conti con i produttori, che hanno iniziato una vera e propria battaglia, con tanto di petizione #salvalatuabirra, che in pochi giorni ha raccolto 30.000 firme.

“Già oggi più di un sorso di birra su tre se lo beve il Fisco”, si legge sul sito Salva la tua birra. “Se le decisioni del Governo saranno confermate dal Parlamento, a partire dal 2015 quasi un sorso su due della nostra birra se ne andrà in tasse”.

Secondo i produttori l’aumento dell’accisa porterà a un calo dei consumi di circa il 3% a volume, che si somma a un altro 3% registrato nei primi 6 mesi del 2013, con il settore del vino in testa ai settori più colpiti, mentre la birra è in controtendenza.

Assobirra fa sapere che nel 2006 il prezzo medio di fabbrica di un litro di birra Lager era pari a 1,10 euro (valori attualizzati al 2013). Oggi, a seguito dell’aumento del carico fiscale, il costo è salito a 1,40.

Sempre secondo Assobirra, i quasi 20 milioni di italiani che vanno in pizzeria spendono oggi, per una serata a base di birra e pizza, fra i 10 e 15 euro. Di questi ne versano da 2 a oltre 3 al Fisco. E il 75% di queste tasse grava proprio sulla birra.


Serve una firma a questa petizione a favore dell’Omeopatia

3 ottobre 2013

indexricevo da Nadia la richiesta di dare spazio a questa raccolta di firme:

Ciao Paolo, ti segnalo questa importante petizione a favore dell’Omeopatia: Apponiamo la nostra firma per sostenere e difendere l’Omeopatia e i suoi farmaci

per far sì che l’Agenzia Italiana del Farmaco favorisca l’effettiva registrazione semplificata dei medicinali omeopatici attualmente presenti sul mercato;

non imponga regole inadeguate e costi sproporzionati che limiterebbero e escluderebbero moltissimi farmaci, impedendo di fatto ai cittadini la libertà di scelta terapeutica, un principio fondante il Sistema Sanitario Nazionale.

Nota di Paoblog: ci sono 11 milioni di persone che usano i farmaci omeopatici; io ad esempio, essendo allergico ad alcuni medicinali devo stare molto attento a quelli che prendo, pena una dipartita prematura che ho già rischiato una volta, per cui alcune volte l’omeopatia mi ha aiutato.

In ogni caso, guardiamo un pò più in là del nostro naso, e firmiamo non solo per quello che interessa a noi, ma anche in nome del Bene Comune.

Per firmare clicca QUI


Corbetta: il programma elettorale parlava di “stop del consumo di suolo”? Parole al vento

22 luglio 2013

pubblico un ottimo articolo che ho letto sul sito dell’Associazione Parco Sud di Milano nel quale si spiega al meglio la vicenda che sta coinvolgendo molti cittadini alla difesa del Bene Comune, rappresentato in questo caso dal Bosco Urbano che la Giunta vorrebbe radere al suolo…

Bosco urbano (3)

Diversamente da quanto indicato nell’articolo, però, io non urlo al tradimento, in quanto nonostante sia un elettore che si colloca a destra (per quanto, oggigiorno…) , ho votato la persona e non la lista o il partito e senza tapparmi il naso come avrei dovuto fare se avessi votato lo schieramento che ha vinto. Appunto… :-(

Serve una firma, grazie – Petizione: fermiamo la costruzione di un nuovo centro commerciale a Corbetta. Per firmare, clicca qui

se interessa approfondire o sostenere la lotta (pacifica) contro questa decisione, clicca QUI

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Recuperare edifici storici? Suvvia, abbattiamoli…

marchio nome slogan

A Corbetta è mobilitazione totale contro la decisione della giunta comunale di spazzare via il verde per costruire centri commerciali, edilizia residenziale e un nuovo stadio. Si tratta di aree extra Parco Sud, ma sul suo confine.

Comunque è sempre il verde, quello che per gli amministratori è “spazio vuoto, da riempire assolutamente”, a essere inesorabilmente oggetto di speculazione.

In primis, vi è l’area del cosiddetto bosco urbano (nella foto), luogo di riferimento per gli abitanti di Corbetta divenuto punto di ritrovo e di svago, creato 23 anni fa da un prato incolto, ai tempi sistemato con decine di piccole piante ora rigogliosi alberi che simboleggiano la vita, il futuro, il rispetto del verde e dell’ambiente di questo comune del Parco Sud.

bosco

Su questo bosco, con la stessa logica che ormai impera tra i sindaci di ogni partito e colore (qui c’è una giunta PDL), l’amministrazione intende costruire un nuovo stadio, andando ad abbattere quello già esistente su un’area più pregiata: questo per favorire la costruzione di nuove case, incamerando soldi da oneri di urbanizzazione.

C’è poi un’altra area comunale, ora destinata ad area verde e strutture pubbliche, che il Comune intende vendere per consentire l’insediamento di un centro commerciale.

Di più: in un’altra zona si intende costruire un altro centro commerciale di minori dimensioni e un ulteriore agglomerato di palazzine residenziali.

Da sottolineare che la giunta, insediatasi di recente, nel programma elettorale inneggiava alla “crescita zero” e allo “stop del consumo di suolo”.

E tante altre belle cose, ormai da non credere (niente di nuovo sotto il sole).

Ma i corbettesi urlano al tradimento e hanno deciso di non accettare passivamente le iniziative della giunta. E, coalizzatisi in un fronte comune, hanno avviato una serie di iniziative per informare i concittadini e hanno promosso una raccolta firme “Sì al bosco urbano, basta centri commerciali” per frenare la fame di cemento dei loro amministratori.

Come non essere d’accordo?

comitato bosco urbanowww.facebook.com/Salviamoilboscourbano


Il Fenossietanolo è dannoso per i bambini?

8 luglio 2013

etichettafenossiun articolo che leggo su Altroconsumo che per completezza integro con la petizione lanciata da Il Salvagente per per chiedere a Unilever (produttrice di Fissan), Artsana (Chicco) e Procter&Gamble (Pampers) di sospendere l’uso del fenossietanolo nelle salviettine imbevute e nelle paste protettive per bambini.

Da circa un anno si sente parlare di fenossietanolo (phenoxyethanol), un ingrediente molto comune nei cosmetici, in termini critici e sempre più allarmistici.

Il tutto è iniziato da un documento del 2012 dell’ANSM, agenzia nazionale francese per la sicurezza dei farmaci, che ha evidenziato un potenziale rischio per i bambini al di sotto dei tre anni.  È quindi legato alla presenza di questo conservante nei prodotti specifici a loro destinati (salviette detergenti, creme..).

L’attuale regolamento dei cosmetici n. 1223/2009 prevede il fenossietanolo come conservante ammesso nei prodotti cosmetici fino ad una concentrazione massima pari all’1%. In una nostra recente inchiesta sui cosmetici non specifici per bambini, è risultato che circa la metà dei prodotti lo conteneva, sempre entro i limiti di legge.

Nel 1990 l’American college of toxicology ha pubblicato un documento relativo alla valutazione di sicurezza del fenossietanolo, definendolo sicuro per l’uso nei cosmetici, se usato nella concentrazione prevista dalla legge.

Meno rassicuranti le conclusioni dell’Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei farmaci, che ha chiesto un abbassamento della concentrazione consentita nei cosmetici per bambini da 1% a 0,4% e il divieto d’uso nei prodotti destinati all’area pannolino, più sensibile e soggetta a irritazioni (che potrebbero facilitare l’assorbimento di sostanze contenute in creme e salviette).

° ° °

aaaafenos

L’allarme sul fenossietanolo si allarga: arriva in Spagna e anche nelle aule del Parlamento italiano e in pochi giorni la petizione lanciata dal Salvagente venerdì 5 luglio sfiora ormai le 43.000 firme e corre ancora più in alto, perché dopo una lunga preparazione anche sul sito spagnolo di Change è partita la petizione per chiedere a tre aziende dei prodotti d’igiene per l’infanzia (Chicco, Dodot, ossia il nostro Pampers, e Johnson’s Baby) di eliminare, sulla base del principio di precauzione, questo conservante sospetto dalle proprie salviette umidificate e dalle creme e paste protettive dedicate ai bambini sotto i tre anni. Naturalmente si può continuare a sottoscrivere il documento anche sul sito italiano di Change.


La campagna #sonodegno: sosteniamo il benessere di 10 milioni di maiali negli allevamenti

20 giugno 2013

Nei giorni scorsi sono andato a visitare un agriturismo di proprietà di alcuni parenti della Signora K e ad un certo punto ci hanno portati a vedere gli spazi destinati a galline, oche, conigli, ecc.

Da bravo carnivoro, anch’io scivolo su una certa ipocrisia ed ho fatto a meno di visitare gli animali, pensando tra le altre cose che magari me ne sarei trovato qualcuno nel piatto, di lì a qualche settimana.

Parlandone con Ro-K, infatti, entrambi siamo giunti alla conclusione che se avessimo una fattoria i nostri animali morirebbero di vecchiaia e probabilmente andremmo a comprare la carne altrove.

Questo non vuol dire però disinteressarsi della salute degli animali negli allevamenti, piccoli o grandi che siano e quindi cade a fagiolo il materiale inviatomi ieri dalla CIWF Italia a supporto della loro attuale campagna in difesa dei maiali negli allevamenti.

Ipocrisie e facili alibi a parte, in ogni caso cerchiamo sempre di evitare l’acquisto di carne che provenga dalla Grande distribuzione e/o da allevamenti dei quali sappiamo poco.

Ho avuto modo di vedere un documentario sugli allevamenti negli Usa e quindi niente carne che arrivi da lì, (cosa che è poi in netto contrasto con la politica del chilometro zero) così come di quella di animali nati nell’Est europeo e successivamente allevati e/o macellati in altri due o tre paesi.

Meglio mangiare meno carne e rivolgersi alla carne de La Granda (parlo a titolo personale ovviamente) oppure ad aziende agricole che fanno parte del circuito di Cortilia. Probabilmente la scelta migliore sarebbe quella di diventare vegetariani (o quasi), ma ancora non ce la facciamo.

Nella pagina principale di La Granda, citano Ippocrate: “Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo” ed io aggiungerei che perchè il cibo (in questo caso la carne) sia sano l’animale deve poter condurre una vita con i giusti spazi ed un’alimentazione sana, ovvero seguendo la filosfia delle 5 libertà, citata nell’articolo che segue:

°°°

PrintIn Italia i maiali soffrono e agli italiani importa. In Italia vengono allevati ogni anno oltre 10 milioni di suini, di cui oltre il 95% in allevamenti intensivi.

Dopo la pubblicazione della video-inchiesta shock di CIWF in allevamenti intensivi di suini in Italia, in tre settimane sono state raccolte oltre 46.000 firme con la petizione “No alla sofferenza di milioni di animali” tramite la piattaforma Change.org per chiedere alle autorità competenti il rispetto delle normative di protezione dei suini.

La video-inchiesta mostra infatti come in in tutti gli allevamenti italiani visitati la legislazione UE per la protezione dei suini, venga palesemente disattesa.

Le immagini raccolte da CIWF mostrano suini tutti con le code amputate, stipati in recinti sovraffollati, collocati a loro volta in edifici sudici, bui e privi di qualsiasi stimolo; suini costretti a vivere nella melma dei loro stessi escrementi; suini lasciati senza cure se malati o feriti; suini morti abbandonati negli angoli.

Sequence 012116(Ci sarebbero altre foto, ma non intendo scioccare nessuno; andate a vedere la video inchiesta.)

La video-inchiesta fa parte della nuova campagna di CIWF Italia Sonodegno (www.sonodegno.it),  che ha lo scopo informare i cittadini del nostro paese sulle condizioni di privazione in cui sono allevati i suini, ristabilire il rispetto della legge che li tutela e favorire un allevamento rispettoso di questi animali.

I suini sono animali intelligenti e curiosi e come tutti gli altri animali meritano una vita degna di essere vissuta, ispirata a quelle cinque libertà, pilastri fondamentali del benessere animale, che comprende sia il benessere fisico degli animali che quello psicologico.

Dichiara Annamaria Pisapia, Direttrice di CIWF Italia: “L’accoglienza così positiva avuta dalla nostra campagna Sonodegno parla chiaro: sono tanti gli italiani che amano o semplicemente rispettano gli animali e che non sono rimasti insensibili al nostro appello per aiutare milioni di animali intelligenti e curiosi, che oggi subiscono maltrattamenti di ogni genere, a vivere una vita degna. Invitiamo dunque ancora una volta i nostri concittadini ad aderire alla campagna Sonodegno e a firmare la petizione per porre fine alla sofferenza dei maiali italiani”.

CIWF Italia è la sede italiana di Compassion in World Farming, la maggiore organizzazione internazionale per il benessere degli animali da allevamento, fondata oltre 40 anni fa da un allevatore inglese che scelse di opporsi alla crescente intensivizzazione dei metodi di allevamento.

Nel panorama italiano, CIWF si contraddistingue per il proprio approccio, volto non solo a porre fine a tutte le pratiche crudeli utilizzate negli allevamenti intensivi, ma anche a promuovere  allo stesso tempo metodi di allevamento rispettosi del benessere degli animali.

CIWF (Compassion in World Farming) è oggi considerata la maggiore ONG internazionale che lavora esclusivamente per il benessere e la protezione degli animali da allevamento. Fu fondata oltre 40 anni fa da un allevatore inglese che scelse di opporsi alla crescente intensivizzazione dei metodi di allevamento. Da allora, CIWF svolge campagne per porre fine a tutte le pratiche crudeli utilizzate negli allevamenti intensivi, promuovendo allo stesso tempo metodi di allevamento rispettosi del benessere degli animali.

CIWF ha sede centrale di CIWF nel Regno Unito e uffici in Italia, Francia, Olanda, Polonia e Stati Uniti. Per maggiori informazioni consultare: www.ciwf.it e www.compassionsettorealimentare.it

La legislazione europea per la protezione dei suini (Dir. 2008/120/CE), recepita anche in Italia e  le cui norme più stringenti risalgono al 2001 (Dir 2001/93/CE), ha tra i suoi capisaldi l’obbligo di fornitura ai suini di materiali come la paglia per consentire loro di esplorare; il divieto di mozzare loro le code come operazioni sistematiche e l’obbligo di alloggiarli in locali forniti di una zona confortevole e pulita.

L’obbligo di trattare e curare immediatamente gli animali malati o feriti e quello di non trasportarli al macello sono invece sanciti da altre norme europee. Leggi dunque non rispettate in Italia, e purtroppo anche in molti paesi di Europa, come dimostrato da materiale video raccolto da CIWF in passato anche in altri stati membri, quali Olanda, Danimarca, Ungheria e Spagna.

Per vedere la Video-inchiesta campagna SONODEGNO.it (versione completa, 2:30 min)

Per vedere la Video-inchiesta campagna SONODEGNO.it (versione completa, 1:00 min)

Per vedere il Video benessere animale – le 5 libertà


Petizione: fermiamo la costruzione di un nuovo centro commerciale a Corbetta.

3 giugno 2013

petizione_bannerServe una firma, grazie – Petizione: fermiamo la costruzione di un nuovo centro commerciale a Corbetta.

Per firmare, clicca qui

Dal sito Parconaviglio.it, la spiegazione della vicenda:

Corbetta è un Comune di medie dimensioni della Provincia di Milano in cui risiedono circa 17.365 persone. Si caratterizza per la vicinanza con l’area tutelata dal Parco Lombardo della Valle del Ticino e per l’inserimento tra i territori protetti dal Parco Agricolo Sud Milano.

Il territorio agricolo è pari a 1101,22 ettari su un’area comunale di 1876,45 ettari. Dunque, la forte vocazione agricola di questo territorio, che si pone in contrasto con l’avanzata della metropoli milanese, è evidente.

Una vocazione minacciata dalla variante al Piano di Governo del Territorio (PGT) che l’attuale amministrazione propone allo scopo di creare un insediamento commerciale di grande distribuzione a carattere non alimentare. L’intervento è proposto in località Pobbia lungo la S.P. 11, una direttrice altamente congestionata dal traffico veicolare proveniente e diretto a Milano.

La necessità di questo intervento è giustificata dall’attuale sindaco di Corbetta dalla volontà di completare l’offerta commerciale di grandi strutture di vendita a carattere non alimentare che, secondo stime opinabili, vedono il Comune sotto dotato da questo punto di vista. Una considerazione miope che non rileva la presenza di un’offerta commerciale ampia e variegata proprio in prossimità del Comune di Corbetta.

Sono infatti solo 600 metri lineari quelli che separano il luogo dove è previsto l’insediamento e l’attuale Centro Commerciale Destriero sito nel comune di Vittuone. L’offerta commerciale di questo polo è così composta: 27.000 mq. di attività commerciale; 1 grande ipermercato; 5.500 mq. di galleria; 2.200 posti auto, di cui 1.600 coperti.

Appare evidente che la quantità e la varietà commerciale è più che mai assicurata anche senza altri interventi. Questa tesi è ulteriormente avvalorata dalla presenza di un altro centro commerciale distante 3,2 km, sito a Sedriano lungo la medesima strada provinciale, a 4 minuti in auto, e di recentissima costruzione.

Bisogna poi considerare che l’attuale crisi economica ha mutato lo scenario facendo perdere parte del potere di acquisto che era nelle mani delle famiglie.

Non si capisce in che modo gli interventi previsti dalla variante al PGT e fortemente voluti dall’attuale Sindaco possano riqualificare e aiutare le piccole imprese del commercio che sono inserite nel contesto urbano di Corbetta. Non si comprende neanche come sia possibile valorizzare e preservare l’ambiente naturale costruendo in un’area verde. Infine, non si capisce come sarà possibile migliorare la situazione viabilistica della S.P. 11 che attualmente risulta altamente congestionata per buona parte della giornata.


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