Una 17enne costringe Coca-Cola e PepsiCo ad eliminare l’olio vegetale bromurato dalle bibite

14 maggio 2014

pollice suA conferma che la mia convinzione è giusta: il consumatore informato (e quindi determinato) FA la differenza ecco la notizia che una petizione online promossa da una diciassettenne del Mississippi, ha costretto di fatto due colossi del settore a cambiare (in meglio).

Ironico poi notare, come mi ha confermato Valeria Nardi (de il fatto Alimentare) che la Coca Cola Zero venduta in Italia sia diversa rispetto a quella degli USA ovvero contiene il ciclammato (vietato negli USa).

un articolo di Beniamino Bonardi che leggo su Il Fatto Alimentare

Coca-Cola ha annunciato che nei prossimi mesi eliminerà dalle sue bibite di tutto il mondo l’olio vegetale bromurato. L’additivo è utilizzato come stabilizzatore nelle bibite aromatizzate ed è già vietato in Europa e in Giappone.

La decisione nasce dalla pressione organizzata da una diciassettenne del Mississippi, Sarah Kavanagh.

Alla fine del 2012 questa ragazza aveva lanciato una petizione su Change.org, con cui chiedeva a PepsiCo di eliminare questa sostanza dal suo sport drink Gatorade, sottolineando i divieti in vigore da tempo in Europa e Giappone.

L’olio vegetale bromurato è registrato come un ritardante di fiamma e la somministrazione di questa sostanza ad alte dosi nei topi ha evidenziato la comparsa di problemi comportamentali.

La petizione aveva raccolto oltre duecentomila adesioni e nel gennaio 2013 PepsiCo aveva annunciato l’eliminazione dell’olio vegetale bromurato dal Gatorade.

A questo punto, la ragazza aveva promosso un’altra petizione, chiedendo anche a Coca-Cola di eliminare la sostanza dal suo sport drink Powerade e raccogliendo quasi sessantamila adesioni.

Come riferisce l’Associated Press, Coca-Cola ha risposto andando oltre quanto fatto dalla concorrente PepsiCo, decidendo di eliminare la sostanza sotto accusa da tutte le sue bibite, in tutto il mondo.

A questo punto, anche PepsiCo si è vista costretta ad annunciare in poche ore che farà altrettanto.


Tassa sul telefonino: il Governo vuole andare avanti. Firma per dire no

8 aprile 2014

TasseIo avevo già firmato a suo tempo e sembrava che fosse servito a qualcosa, tuttavia ad ogni cambio di governo/ministro ecco che tutto viene rimesso in discussione, tanto più se c’è da incassare. ;-)

Considerando la disinformazione tipica che gira per il web, ma anche sulla stampa “uffciale”, è giusto sottolineare che: non si tratta di una misura condivisa in tutta Europa: in alcuni Paesi, l’equo compenso semplicemente non esiste.

leggo su Altroconsumo:

Il nuovo ministro per i Beni e le Attività Culturali Franceschini ha intenzione di firmare il decreto che aumenta l’equo compenso, un balzello su svariati dispositivi tecnologici, destinato ad arricchire di fatto solo le casse della Siae. 

Il precedente ministro Bray, anche grazie alle prime 10 mila firme della nostra petizione, aveva bloccato il tutto in attesa di sviluppare un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se davvero le copie private di opere musicali e cinematografiche siano cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento di ben 5 volte l’equo compenso, come pretenderebbe la Siae.

Abbiamo chiesto al ministero di dirci se questa analisi di mercato è davvero stata fatta e, se sì, di poter vedere la documentazione e i risultati. Nell’attesa, firma anche tu per chiedere al nuovo ministro Franceschini di non avallare il decreto: più siamo, più contiamo.

Per firmare CLICCA QUI

Screenshot 2014-04-08 08.00.32

Ma quale sarebbe il motivo di questa tassa? Risarcire la Siae (e gli autori e gli editori che rappresenta) per i “mancati introiti” derivanti dalle copie private di canzoni, film e quant’altro coperto da diritto d’autore.

Copie private che vengono in genere conservate nelle memorie di massa (hard disk, chiavette, cd vergini…) e in tutti i dispositivi in grado di immagazzinare dati: da qui l’idea di tassare questi dispositivi.

Si chiama “equo compenso” e si tratta di soldi che la Siae dovrebbe ridistribuire ad autori ed editori, ma che (come sappiamo) vanno soprattutto agli artisti più noti e importanti (ovvero a chi di fatto non ha davvero bisogno di soldi); gli altri prendono poco o nulla.

Inoltre va ricordato che chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d’autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti: è profondamente ingiusto che paghi una tassa anche su questi stessi supporti, trovandosi così a pagare due volte.

Il decreto che era stato preannunciato, non farebbe altro che innalzare le quote già imposte dal precedente decreto Bondi, portando i precedenti 80 milioni di prelievo annuo a oltre 200 milioni.

Nello specifico, il balzello su un tablet passerebbe dagli attuali 1,90 a 5,20 euro, quello su un computer da 1,90 a 6 euro e addirittura quello sugli smartphone passerebbe dagli attuali 90 centesimi a ben 5,20 euro.

Il tutto, poi, era stato deciso in gran segreto e in accordo solo con la Siae (che di fatto ne è la beneficiaria) e pochi altri, senza ovviamente invitare i consumatori a dire la loro.

 


Il balzello a favore della SIAE sul prezzo di smartphone, tablet, pc, rimane in sospeso. Per ora…

14 gennaio 2014

Ci sono firme che servono allo scopo come dimostra quanto leggo oggi su Altroconsumo, anche se visto anche quanto ho letto tempo fa in un articolo di Paolo Attivissimo c’è da dire che, vuoi per stupido umorismo, disinformazione o altro, l’uso delle petizioni online, spesso si trasforma in abuso del mezzo con conseguente disinformazione.

Tasse

Il pericolo per il momento è scongiurato: per fortuna l’aumento destinato ad arricchire le casse della SIAE su molti dispositivi tecnologici, previsto a partire da gennaio, ha subito una battuta d’arresto. 

> > > Clicca QUI per firmare anche tu < < <

Il 10 gennaio, infatti, siamo stati finalmente ascoltati dal Ministro Bray; nel corso di questa riunione al ministero per i Beni e le Attività Culturali abbiamo avuto modo di esporre le numerose ragioni per respingere la proposta di aumentare ulteriormente le tariffe dell’equo compenso: un balzello chiesto dalla SIAE per “compensare” il presunto danno ad autori ed editori derivante da eventuali copie private archiviabili appunto su smartphone, tablet, computer, chiavette USB, memorie e altri dispositivi e apparecchi.

Nell’occasione abbiamo anche consegnato al Ministro le oltre 10.000 adesioni alla nostra petizione e, grazie anche alla tua firma, abbiamo ottenuto un primo risultato: il Ministro Bray ha infatti annunciato che, prima di emanare il decreto di adeguamento delle tariffe intende sviluppare un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se davvero le copie private di opere musicali e cinematografiche siano cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento di ben 5 volte l’equo compenso, come pretenderebbe la SIAE.

La battaglia, come hai visto, non è ancora vinta: ti terremo aggiornato sugli sviluppi, ma nel frattempo continua ad aiutarci diffondendo il più possibile la petizione. Più siamo più contiamo.

> > > Clicca QUI per firmare anche tu < < <


No al taglio delle detrazioni, firma anche tu

13 gennaio 2014

TasseO ci aumentano le tasse o ci diminuiscono i servizi oppure riducono le detrazioni… notevole anche il fatto descritto nella seconda parte del post e che si lega alle recenti detrazioni fiscali collegate alle ristrutturazioni edilizie.

Giusto l’altro giorno se ne parlava a casa ed io esprimeno il dubbio che con lo Stato che ci troviamo può sempre succedere che cambino le regole durante la partita ed infatti… ;-)

Leggo su Altroconsumo:

Questa primavera, quando andremo a presentare la dichiarazione dei redditi del 2013, potremmo avere una brutta sorpresa sulle detrazioni.

Se entro gennaio il Governo non mette mano al testo unico delle imposte sul reddito in materia di detrazioni, infatti, queste verranno automaticamente ridotte dal 19 al 18%.

Questo significa che i rimborsi per le spese mediche, per quelle relative ad asili, all’istruzione universitaria e alle assicurazioni sulla vita potrebbero venire ritoccati, ovviamente al ribasso.

Ma non solo: la detrazione potrebbe scendere di un ulteriore punto percentuale nel 2014, passando al 17%.

Per questo motivo stiamo presentando una proposta di razionalizzazione delle detrazioni, per evitare che vengano tagliate queste importanti agevolazioni, per di più in modo retroattivo.

> > > Firma anche tu per dare più forza alla nostra richiesta < < < 

Un’altra novità, sempre in tema di dichiarazione dei redditi, riguarda il credito d’imposta. A partire dal 2014, con effetto sui modelli 730 del 2013, se il credito d’imposta scaturito dalla dichiarazione supera la soglia dei 4 mila euro, potremmo non trovarlo sulla busta paga di luglio o sulla pensione di agosto.

L’Agenzia delle entrate, infatti, potrebbe bloccare il rimborso per almeno sei mesi, in modo da effettuare i controlli ed erogare il rimborso successivamente.

Questo significa che se hai fatto grosse ristrutturazioni edilizie (per altro incentivate in ogni modo dallo Stato), se eroghi assegni all’ex coniuge, se hai sostenuto spese per disabili, se manieni un disabile, un anziano in casa di riposo o se hai pagato acconti in eccesso, perché hai cambiato lavoro, potresti non ricevere il rimborso nei tempi normali, ma dover aspettare fino al 2015.

Ci stiamo muovendo anche su questo fronte, per far sì che i rimborsi continuino a essere erogati secondo le procedure previste finora.


Da gennaio tecnologia più cara: firma per evitarlo

17 dicembre 2013

TasseLeggo su Altroconsumo: Se stavi pensando di acquistare un computer, una smart tv, uno smatphone o un tablet dopo le feste, evitando così resse ai negozi e beneficiando magari di qualche “saldo”, sappi che, al contrario, potresti trovarti una cattiva soprpresa.

Il decreto del ministro Bray (che aggiorna il precedente decreto Bondi e che sarà approvato entro fine anno con applicazione già da gennaio 2014) prevede infatti significativi aumenti su molte famiglie di dispositivi elettronici.

Alcuni esempi: un tablet costerà 3,10 euro in più, mentre smatphone e computer avranno aumenti superiori ai 4 euro.

Il motivo di questa tassa?

Risarcire la Siae (e gli autori e gli editori che rappresenta) per i “mancati introiti” derivanti dalle copie private di canzoni, film e quant’altro coperto da diritto d’autore.

Copie private che vengono in genere conservate nelle memorie di massa (hard disk, chiavette, cd vergini…) e in tutti i dispositivi in grado di immagazzinare dati: da qui l’idea di tassare questi dispositivi.

Si chiama “equo compenso” e si tratta di soldi che la Siae dovrebbe ridistribuire ad autori ed editori, ma che (come sappiamo) vanno soprattutto agli artisti più noti e importanti (ovvero a chi di fatto non ha davvero bisogno di soldi); gli altri prendono poco o nulla.

Inoltre va ricordato che chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d’autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti: è profondamente ingiusto che paghi una tassa anche su questi stessi supporti, trovandosi così a pagare due volte.

Per questa ragione abbiamo messo in piedi una petizione per chiedere al ministro Bray di non fare questo regalo di Natale alla Siae con i nostri soldi.


Telefonia: parte la raccolta firme per abolire i costi di disattivazione

2 dicembre 2013

un articolo che leggo su Il Blog del Consumatore e che cade a fagiolo se si considera quanto scritto l’altro giorno in merito alle vicende degli utenti Italiacom.

Può apparire paradossale che uno che, come me, invita tutti a battersi per il rispetto dei propri diritti, sia poi scettico verso le raccolte di firme, tuttavia siamo in un paese dove i Consorzi di bonifica non recepiscono le sentenze delle commissioni tributarie, dove l’Agenzia delle Entrate fa la stessa cosa, inguaiando poi il cittadino grazie al braccio armato di Equitalia, lo steso paese dove nonostante le sentenze della Cassazione si contraddicono ed intanto noi paghiamo la Tassa Governativa ai cellulari in abbonamento.

Detto questo, voglio essere ottimista, per cui aderirò alla raccolta firme. ;-) Arriverà il momento in cui anche noi, come gli svizzeri, riusciremo a far si che firme e/o referendum contino qualcosa?

disattivazione-300x212

Il Blog del Consumatore ti invita ad aderire alla raccolta nazionale di firme per l’introduzione, nella prossima legge sulla concorrenza, del DIVIETO ASSOLUTO per tutti gli operatori telefonici di addebitare ai clienti qualunque somma a qualunque titolo in caso di chiusura del contratto.

La concorrenza in un mercato davvero libero si realizza solo se non ci sono barriere per i consumatori nel passaggio da un operatore all’altro: nel mercato dell’elettricità e del gas chiunque può cambiare fornitore senza dover pagare nulla.

Nella telefonia siamo invece ancora schiavi dei cosiddetti “costi di disattivazione”, un odioso ed anacronistico balzello che le compagnie telefoniche regolarmente addebitano ai clienti che perdono.

Si tratta di un costo ingiustificato e non più tollerabile dalle famiglie e imprese italiane, che di fatto frena il passaggio da un operatore all’altro, perché questi presunti (e mai documentati) “costi” sono talmente elevati (in molti casi superano addirittura i cento euro) da rendere svantaggioso il cambio di operatore telefonico, anche se fa prezzi migliori.

È ora di dire basta a queste penali mascherate da costi, ingiusti e anticoncorrenziali!

È importante che aderiscano in tanti, per far sentire la loro voce contro i colossi della telefonia e aiutare l’associazione a far pressione su Parlamento, Governo e Autorità della Concorrenza e delle Telecomunicazioni per questa abolizione.

Per aderire alla raccolta firme basta andare QUI oppure presso una delle sedi in Italia della Casa del Consumatore.


Antibufala: la petizione contro le concerie svizzere che vendono pelli di gatto

6 novembre 2013

Visto quanto leggo in un articolo che leggo sul Blog di Paolo Attivissimo si conferma il fatto che ancora una volta, vuoi per stupido umorismo, disinformazione o altro, l’uso delle petizioni online, si sta trasformando in abuso del mezzo con conseguente disinformazione.

Dare il via ad una petizione per bloccare un’attività illegale, è assurdo. Allora firmiamo anche per richiedere che nessuno rubi le macchine o contro gli scippatori… mah.

Ho aderito spesso a petizioni di Avaaz, ma il fatto che chiunque possa inventarsi petizioni su qualsiasi argomento crea la sindrome del al lupo, al lupo; poi così come succede per falsi appelli & C., resta molto più facile cliccare su Mi piace o Firma, piuttosto che farsi qualche domanda…

 


C’è un appello, su Avaaz.org, “contro le concerie scoperte in Svizzera che vendono pelli di gatto” e vuole essere  “un grido di stop a livello mondiale affinchè il governo si impegni a fermare questo orrore. Si prega di intervenire immediatamente per rendere ancora più efficaci le pene contro i trasgressori delle norme a tutela degli animali e chi ancora commercia o raccoglie pelli di gatti domestici”.

Il modo in cui viene formulata la petizione fa sembrare che in Svizzera ci siano concerie che vendono tranquillamente pelli di gatto e che il governo non faccia niente.

I fatti sono ben diversi, anche se non sono granché rassicuranti per chi, come me, ama i gatti.

In realtà esiste già in Svizzera una legge che vieta esplicitamente il commercio di pelli di gatto. È entrata in vigore soltanto il primo gennaio 2013, ma c’è (a titolo di confronto, la legge italiana analoga è entrata in vigore nel 2002). Prima di questa data, e dal 2008, era proibita soltanto l’importazione delle pelli di gatto. La sanzione per chi trasgredisce il divieto può arrivare a 20.000 franchi (circa 16.000 euro).

Nonostante le sanzioni e l’impegno in prima linea delle associazioni animaliste e di celebrità come Michael Schumacher, il commercio continua però tuttora in forma clandestina, secondo varie segnalazioni, soprattutto per via di una credenza scientificamente infondata che la pelle di gatto sia utile nella cura dei reumatismi.

Il problema, insomma, non sta nella mancanza di leggi, ma nell’idiozia della gente che continua a credere a rimedi da fattucchiera. Un altro esempio da citare quando qualcuno chiede che male fanno l’antiscienza e la superstizione.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 193 follower