No al taglio delle detrazioni, firma anche tu

13 gennaio 2014

TasseO ci aumentano le tasse o ci diminuiscono i servizi oppure riducono le detrazioni… notevole anche il fatto descritto nella seconda parte del post e che si lega alle recenti detrazioni fiscali collegate alle ristrutturazioni edilizie.

Giusto l’altro giorno se ne parlava a casa ed io esprimeno il dubbio che con lo Stato che ci troviamo può sempre succedere che cambino le regole durante la partita ed infatti… ;-)

Leggo su Altroconsumo:

Questa primavera, quando andremo a presentare la dichiarazione dei redditi del 2013, potremmo avere una brutta sorpresa sulle detrazioni.

Se entro gennaio il Governo non mette mano al testo unico delle imposte sul reddito in materia di detrazioni, infatti, queste verranno automaticamente ridotte dal 19 al 18%.

Questo significa che i rimborsi per le spese mediche, per quelle relative ad asili, all’istruzione universitaria e alle assicurazioni sulla vita potrebbero venire ritoccati, ovviamente al ribasso.

Ma non solo: la detrazione potrebbe scendere di un ulteriore punto percentuale nel 2014, passando al 17%.

Per questo motivo stiamo presentando una proposta di razionalizzazione delle detrazioni, per evitare che vengano tagliate queste importanti agevolazioni, per di più in modo retroattivo.

> > > Firma anche tu per dare più forza alla nostra richiesta < < < 

Un’altra novità, sempre in tema di dichiarazione dei redditi, riguarda il credito d’imposta. A partire dal 2014, con effetto sui modelli 730 del 2013, se il credito d’imposta scaturito dalla dichiarazione supera la soglia dei 4 mila euro, potremmo non trovarlo sulla busta paga di luglio o sulla pensione di agosto.

L’Agenzia delle entrate, infatti, potrebbe bloccare il rimborso per almeno sei mesi, in modo da effettuare i controlli ed erogare il rimborso successivamente.

Questo significa che se hai fatto grosse ristrutturazioni edilizie (per altro incentivate in ogni modo dallo Stato), se eroghi assegni all’ex coniuge, se hai sostenuto spese per disabili, se manieni un disabile, un anziano in casa di riposo o se hai pagato acconti in eccesso, perché hai cambiato lavoro, potresti non ricevere il rimborso nei tempi normali, ma dover aspettare fino al 2015.

Ci stiamo muovendo anche su questo fronte, per far sì che i rimborsi continuino a essere erogati secondo le procedure previste finora.


Da gennaio tecnologia più cara: firma per evitarlo

17 dicembre 2013

TasseLeggo su Altroconsumo: Se stavi pensando di acquistare un computer, una smart tv, uno smatphone o un tablet dopo le feste, evitando così resse ai negozi e beneficiando magari di qualche “saldo”, sappi che, al contrario, potresti trovarti una cattiva soprpresa.

Il decreto del ministro Bray (che aggiorna il precedente decreto Bondi e che sarà approvato entro fine anno con applicazione già da gennaio 2014) prevede infatti significativi aumenti su molte famiglie di dispositivi elettronici.

Alcuni esempi: un tablet costerà 3,10 euro in più, mentre smatphone e computer avranno aumenti superiori ai 4 euro.

Il motivo di questa tassa?

Risarcire la Siae (e gli autori e gli editori che rappresenta) per i “mancati introiti” derivanti dalle copie private di canzoni, film e quant’altro coperto da diritto d’autore.

Copie private che vengono in genere conservate nelle memorie di massa (hard disk, chiavette, cd vergini…) e in tutti i dispositivi in grado di immagazzinare dati: da qui l’idea di tassare questi dispositivi.

Si chiama “equo compenso” e si tratta di soldi che la Siae dovrebbe ridistribuire ad autori ed editori, ma che (come sappiamo) vanno soprattutto agli artisti più noti e importanti (ovvero a chi di fatto non ha davvero bisogno di soldi); gli altri prendono poco o nulla.

Inoltre va ricordato che chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d’autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti: è profondamente ingiusto che paghi una tassa anche su questi stessi supporti, trovandosi così a pagare due volte.

Per questa ragione abbiamo messo in piedi una petizione per chiedere al ministro Bray di non fare questo regalo di Natale alla Siae con i nostri soldi.


Telefonia: parte la raccolta firme per abolire i costi di disattivazione

2 dicembre 2013

un articolo che leggo su Il Blog del Consumatore e che cade a fagiolo se si considera quanto scritto l’altro giorno in merito alle vicende degli utenti Italiacom.

Può apparire paradossale che uno che, come me, invita tutti a battersi per il rispetto dei propri diritti, sia poi scettico verso le raccolte di firme, tuttavia siamo in un paese dove i Consorzi di bonifica non recepiscono le sentenze delle commissioni tributarie, dove l’Agenzia delle Entrate fa la stessa cosa, inguaiando poi il cittadino grazie al braccio armato di Equitalia, lo steso paese dove nonostante le sentenze della Cassazione si contraddicono ed intanto noi paghiamo la Tassa Governativa ai cellulari in abbonamento.

Detto questo, voglio essere ottimista, per cui aderirò alla raccolta firme. ;-) Arriverà il momento in cui anche noi, come gli svizzeri, riusciremo a far si che firme e/o referendum contino qualcosa?

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Il Blog del Consumatore ti invita ad aderire alla raccolta nazionale di firme per l’introduzione, nella prossima legge sulla concorrenza, del DIVIETO ASSOLUTO per tutti gli operatori telefonici di addebitare ai clienti qualunque somma a qualunque titolo in caso di chiusura del contratto.

La concorrenza in un mercato davvero libero si realizza solo se non ci sono barriere per i consumatori nel passaggio da un operatore all’altro: nel mercato dell’elettricità e del gas chiunque può cambiare fornitore senza dover pagare nulla.

Nella telefonia siamo invece ancora schiavi dei cosiddetti “costi di disattivazione”, un odioso ed anacronistico balzello che le compagnie telefoniche regolarmente addebitano ai clienti che perdono.

Si tratta di un costo ingiustificato e non più tollerabile dalle famiglie e imprese italiane, che di fatto frena il passaggio da un operatore all’altro, perché questi presunti (e mai documentati) “costi” sono talmente elevati (in molti casi superano addirittura i cento euro) da rendere svantaggioso il cambio di operatore telefonico, anche se fa prezzi migliori.

È ora di dire basta a queste penali mascherate da costi, ingiusti e anticoncorrenziali!

È importante che aderiscano in tanti, per far sentire la loro voce contro i colossi della telefonia e aiutare l’associazione a far pressione su Parlamento, Governo e Autorità della Concorrenza e delle Telecomunicazioni per questa abolizione.

Per aderire alla raccolta firme basta andare QUI oppure presso una delle sedi in Italia della Casa del Consumatore.


Antibufala: la petizione contro le concerie svizzere che vendono pelli di gatto

6 novembre 2013

Visto quanto leggo in un articolo che leggo sul Blog di Paolo Attivissimo si conferma il fatto che ancora una volta, vuoi per stupido umorismo, disinformazione o altro, l’uso delle petizioni online, si sta trasformando in abuso del mezzo con conseguente disinformazione.

Dare il via ad una petizione per bloccare un’attività illegale, è assurdo. Allora firmiamo anche per richiedere che nessuno rubi le macchine o contro gli scippatori… mah.

Ho aderito spesso a petizioni di Avaaz, ma il fatto che chiunque possa inventarsi petizioni su qualsiasi argomento crea la sindrome del al lupo, al lupo; poi così come succede per falsi appelli & C., resta molto più facile cliccare su Mi piace o Firma, piuttosto che farsi qualche domanda…

 


C’è un appello, su Avaaz.org, “contro le concerie scoperte in Svizzera che vendono pelli di gatto” e vuole essere  “un grido di stop a livello mondiale affinchè il governo si impegni a fermare questo orrore. Si prega di intervenire immediatamente per rendere ancora più efficaci le pene contro i trasgressori delle norme a tutela degli animali e chi ancora commercia o raccoglie pelli di gatti domestici”.

Il modo in cui viene formulata la petizione fa sembrare che in Svizzera ci siano concerie che vendono tranquillamente pelli di gatto e che il governo non faccia niente.

I fatti sono ben diversi, anche se non sono granché rassicuranti per chi, come me, ama i gatti.

In realtà esiste già in Svizzera una legge che vieta esplicitamente il commercio di pelli di gatto. È entrata in vigore soltanto il primo gennaio 2013, ma c’è (a titolo di confronto, la legge italiana analoga è entrata in vigore nel 2002). Prima di questa data, e dal 2008, era proibita soltanto l’importazione delle pelli di gatto. La sanzione per chi trasgredisce il divieto può arrivare a 20.000 franchi (circa 16.000 euro).

Nonostante le sanzioni e l’impegno in prima linea delle associazioni animaliste e di celebrità come Michael Schumacher, il commercio continua però tuttora in forma clandestina, secondo varie segnalazioni, soprattutto per via di una credenza scientificamente infondata che la pelle di gatto sia utile nella cura dei reumatismi.

Il problema, insomma, non sta nella mancanza di leggi, ma nell’idiozia della gente che continua a credere a rimedi da fattucchiera. Un altro esempio da citare quando qualcuno chiede che male fanno l’antiscienza e la superstizione.

Oggi un sorso di birra su tre “se lo beve” il Fisco; e domani?

7 ottobre 2013

Birraacciseun articolo che leggo su Il Salvagente

Dal 10 ottobre un litro birra potrebbe costare anche sette centesimi in più.

E da gennaio la cifra potrebbe aumentare.

Effetto della raffica di aumenti previsti sulle accise degli alcolici dal decreto Scuola, non ancora convertito in legge, ma già di fatto operativo. E che si va a sommare all’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22% già scattato il primo ottobre.

Secondo la tabella di marcia stabilita nel provvedimento, il primo “ritocco” dell’accisa è previsto per il 10 ottobre 2013. Gli altri aumenti sono stati fissati per il primo gennaio 2014 e il primo gennaio 2015.

 

Il risultato finale è che le tasse sulla birra potrebbero aumentare del 35% in meno di 15 mesi.  L’unica via di uscita sarebbe quella di intervenire in Commissione Istruzione alla Camera – dove si discute il decreto Scuola – con un emendamento entro domani, giorno in cui è fissato il termine ultimo per gli emendamenti (il decreto sarà convertito in legge l’11 novembre).

Ma al momento i produttori hanno presentato una sola modifica, che probabilmente non la spunterà.

Il governo conta di reperire dall’inasprimento fiscale 200-230 milioni, ma non ha fatto i conti con i produttori, che hanno iniziato una vera e propria battaglia, con tanto di petizione #salvalatuabirra, che in pochi giorni ha raccolto 30.000 firme.

“Già oggi più di un sorso di birra su tre se lo beve il Fisco”, si legge sul sito Salva la tua birra. “Se le decisioni del Governo saranno confermate dal Parlamento, a partire dal 2015 quasi un sorso su due della nostra birra se ne andrà in tasse”.

Secondo i produttori l’aumento dell’accisa porterà a un calo dei consumi di circa il 3% a volume, che si somma a un altro 3% registrato nei primi 6 mesi del 2013, con il settore del vino in testa ai settori più colpiti, mentre la birra è in controtendenza.

Assobirra fa sapere che nel 2006 il prezzo medio di fabbrica di un litro di birra Lager era pari a 1,10 euro (valori attualizzati al 2013). Oggi, a seguito dell’aumento del carico fiscale, il costo è salito a 1,40.

Sempre secondo Assobirra, i quasi 20 milioni di italiani che vanno in pizzeria spendono oggi, per una serata a base di birra e pizza, fra i 10 e 15 euro. Di questi ne versano da 2 a oltre 3 al Fisco. E il 75% di queste tasse grava proprio sulla birra.


Serve una firma a questa petizione a favore dell’Omeopatia

3 ottobre 2013

indexricevo da Nadia la richiesta di dare spazio a questa raccolta di firme:

Ciao Paolo, ti segnalo questa importante petizione a favore dell’Omeopatia: Apponiamo la nostra firma per sostenere e difendere l’Omeopatia e i suoi farmaci

per far sì che l’Agenzia Italiana del Farmaco favorisca l’effettiva registrazione semplificata dei medicinali omeopatici attualmente presenti sul mercato;

non imponga regole inadeguate e costi sproporzionati che limiterebbero e escluderebbero moltissimi farmaci, impedendo di fatto ai cittadini la libertà di scelta terapeutica, un principio fondante il Sistema Sanitario Nazionale.

Nota di Paoblog: ci sono 11 milioni di persone che usano i farmaci omeopatici; io ad esempio, essendo allergico ad alcuni medicinali devo stare molto attento a quelli che prendo, pena una dipartita prematura che ho già rischiato una volta, per cui alcune volte l’omeopatia mi ha aiutato.

In ogni caso, guardiamo un pò più in là del nostro naso, e firmiamo non solo per quello che interessa a noi, ma anche in nome del Bene Comune.

Per firmare clicca QUI


Corbetta: il programma elettorale parlava di “stop del consumo di suolo”? Parole al vento

22 luglio 2013

pubblico un ottimo articolo che ho letto sul sito dell’Associazione Parco Sud di Milano nel quale si spiega al meglio la vicenda che sta coinvolgendo molti cittadini alla difesa del Bene Comune, rappresentato in questo caso dal Bosco Urbano che la Giunta vorrebbe radere al suolo…

Bosco urbano (3)

Diversamente da quanto indicato nell’articolo, però, io non urlo al tradimento, in quanto nonostante sia un elettore che si colloca a destra (per quanto, oggigiorno…) , ho votato la persona e non la lista o il partito e senza tapparmi il naso come avrei dovuto fare se avessi votato lo schieramento che ha vinto. Appunto… :-(

Serve una firma, grazie – Petizione: fermiamo la costruzione di un nuovo centro commerciale a Corbetta. Per firmare, clicca qui

se interessa approfondire o sostenere la lotta (pacifica) contro questa decisione, clicca QUI

Articoli correlati:

Roma a tutto cemento (Sottotitolo: Non vorremo mica essere inferiori ai Romani no?)

La crescita zero di Cassinetta

Recuperare edifici storici? Suvvia, abbattiamoli…

marchio nome slogan

A Corbetta è mobilitazione totale contro la decisione della giunta comunale di spazzare via il verde per costruire centri commerciali, edilizia residenziale e un nuovo stadio. Si tratta di aree extra Parco Sud, ma sul suo confine.

Comunque è sempre il verde, quello che per gli amministratori è “spazio vuoto, da riempire assolutamente”, a essere inesorabilmente oggetto di speculazione.

In primis, vi è l’area del cosiddetto bosco urbano (nella foto), luogo di riferimento per gli abitanti di Corbetta divenuto punto di ritrovo e di svago, creato 23 anni fa da un prato incolto, ai tempi sistemato con decine di piccole piante ora rigogliosi alberi che simboleggiano la vita, il futuro, il rispetto del verde e dell’ambiente di questo comune del Parco Sud.

bosco

Su questo bosco, con la stessa logica che ormai impera tra i sindaci di ogni partito e colore (qui c’è una giunta PDL), l’amministrazione intende costruire un nuovo stadio, andando ad abbattere quello già esistente su un’area più pregiata: questo per favorire la costruzione di nuove case, incamerando soldi da oneri di urbanizzazione.

C’è poi un’altra area comunale, ora destinata ad area verde e strutture pubbliche, che il Comune intende vendere per consentire l’insediamento di un centro commerciale.

Di più: in un’altra zona si intende costruire un altro centro commerciale di minori dimensioni e un ulteriore agglomerato di palazzine residenziali.

Da sottolineare che la giunta, insediatasi di recente, nel programma elettorale inneggiava alla “crescita zero” e allo “stop del consumo di suolo”.

E tante altre belle cose, ormai da non credere (niente di nuovo sotto il sole).

Ma i corbettesi urlano al tradimento e hanno deciso di non accettare passivamente le iniziative della giunta. E, coalizzatisi in un fronte comune, hanno avviato una serie di iniziative per informare i concittadini e hanno promosso una raccolta firme “Sì al bosco urbano, basta centri commerciali” per frenare la fame di cemento dei loro amministratori.

Come non essere d’accordo?

comitato bosco urbanowww.facebook.com/Salviamoilboscourbano


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