Uccidi 2 podisti bucando un semaforo rosso? 8 mesi senza patente e via

6 luglio 2010

di Maurizio Caprino

Anche quella volta l’indignazione fu forte: la morte di due podisti travolti lo scorso settembre mentre attraversavano la strada col verde alle porte di Bari fece scandalo. Non solo per la fine orrenda di queste due persone, ma anche perché l’investitore era un ragazzo lanciato a tutta velocità, con annesso ed eccessivo clamore (http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2009/09/a-150-allora-in-citt%C3%A0-uccide-due-podisti-ma-la-colpa-%C3%A8-dei-palazzinari.html#tp).

Sapete com’è finita? L’investitore se l’è cavata con otto mesi di sospensione della patente e una condanna tanto lieve che non trascorrerà un minuto in galera. Tanto che a Bari qualcuno si chiede se sulla mitezza della sentenza abbia influito il fatto che il ragazzo fosse di famiglia fin troppo buona (tra i parenti ha anche un assessore regionale-avvocato).

Maldicenze a parte, ci sono da considerare fatti tecnici.

Il gip ha dato parte della colpa ai podisti, “rei” di non aver attraversato sulle strisce in una strada in realtà priva di passaggi pedonali e di non indossare giubbini rifrangenti (non obbligatori, anche se sapete che li consiglio sempre).

Infine, il gip ha valutato con favore l’atteggiamento del ragazzo dopo la tragedia, che è stato effettivamente inappuntabile: invece di scappare come fanno tanti, si è fermato, si è reso conto di cosa aveva combinato e si è inginocchiato davanti ai compagni superstiti delle due vittime.

Il punto che non mi convince è quello in cui il gip ha dato parte della colpa ai podisti. Che stavano attraversando come da Codice della strada (articolo 190, comma 2): in assenza di passaggi pedonali nelle vicinanze, hanno sfruttato un semaforo veicolare che nella loro direzione era verde e stavano tagliando perpendicolarmente la carreggiata (o, almeno, nessuno ha contestato loro una traiettoria scorretta, che pare non essere emersa dai racconti dei testimoni).

Certo, l’articolo 190 prescrive anche un’altra cosa: attraversare “con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé e per gli altri”.

Già, ma che cosa avrebbero potuto fare per evitare di farsi investire da un’auto che arrivava a 90 all’ora su un incrocio poco visibile di una strada che già nei suoi tratti meno insicuri ha il limite di 50?

Piuttosto, la velocità era talmente poco commisurata alla situazione che l’investitore non è riuscito a fermarsi col semaforo rosso. La scarsa visibilità avrebbe dovuto consigliare prudenza proprio all’investitore, che si avvicinava a un punto a rischio e andava tanto forte che pare non essersene nemmeno accorto. Questo particolare emerge pure dalla sentenza e sorprende che il gip non gli abbia dato troppo peso.

Tanto più che in genere la Cassazione(http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2010/01/la-precedenza-ai-pedoni-prima-ancora-che-attraversino-c%C3%A8-gi%C3%A0-lo-dice-la-cassazione.html) è dura con chi investe pedoni e di recente c’è una sola eccezione ma legata a una strada a scorrimento veloce, quindi ben diversa da quella in cui sono morti i due poveri podisti.

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/


A 150 all’ora in città uccide due podisti. Ma la colpa è dei palazzinari

26 settembre 2009

Pubblico un articolo di Maurizio Caprino che, abitando a Bari e per di più nella stessa strada dell’incidente, parla a ragion veduta.

Ieri sulle homepage dei siti d’informazione troneggiava un brutto incidente: un 19enne su Alfa 147 ha ucciso due podisti a Bari. Qualcuno ha riportato una presunta stima dei vigili urbani secondo cui il ragazzo andava a 150. Io abito su quella stessa strada e vi garantisco che lì a 150 può arrivarci solo una monoposto da corsa. Tanto più che all’ora dell’incidente (poco dopo le 20) c’è traffico, cosa che su una strada stretta come quella taglia la testa al toro.

E allora com’è successo? La dinamica non è ancora chiara. Ma una cosa è certa: a prescindere dalle responsabilità del ragazzo (che sembrano comunque gravi perché è indubbio che stesse correndo in mezzo al traffico e vicino a un semaforo), quella strada, come tantissime in Italia, non è fatta per i podisti. Anzi, nemmeno per i semplici pedoni. Infatti, è il tipico esempio di strada di campagna ai lati della quale nei decenni è stata lasciata crescere la città senza che nessuno si preoccupasse.

Risultato: il marciapiede, quando c’è, è stretto oppure reso difficilmente praticabile da erbacce, rami non potati, segnali, pali della luce e interruzioni dovute ad accessi alle proprietà laterali. Un calvario, soprattutto per mamme con passeggino e podisti, che quindi si trovano spesso a “invadere” la sede stradale loro malgrado, rischiando di essere travolte da uno dei tanti sconsiderati che passano (e io lo so bene, ne vedo quasi ogni sera quando getto l’immondizia: hanno auto di ogni tipo, quindi altro che limiti di potenza per neopatentati!).

Certo, l’ideale sarebbe fermarli, ma visto che non ci si riesce sarebbe il caso di curare meglio i marciapiedi (anche perché ritengo ci siano persone anche disposte ad andare a piedi, se solo potessero contare su un percorso protetto).

Non a caso, le vittime dell’altra sera non erano solite andare a correre lì. Lo facevano nei piazzaloni attorno allo stadio. Solo che l’altro ieri a Bari c’era la partita…

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/


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