Materassi dagli effetti benefici? Forse si, forse no. è tutto da verificare

14 giugno 2013

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo

Per quel che mi riguarda, parlo in senso generale, senza fare riferimento ad un’azienda piuttosto che un’altra, tengo a sottolieare che non ho pregiudizi verso terapie alternative, benefici di varia natura, ecc., ma ritengo che nel momento in cui ci sono delle norme specifiche che regolano la pubblicità dei prodotti, se un’azienda le viola (vedremo cosa dirà il Garante) può offrire il prodotto migliore del mondo, ma il comportamento verso il consumatore (ovvero il cliente) resta scorretto.

Ognuno di noi ha i suoi parametri di comportamento, ed è giusto che sia così, ma io la scorrettezza non la reggo, anche perchè così facendo si ottengono benefici commerciali a discapito di altre aziende che magari offrono lo stesso prodotto, ma lo pubblicizzano a norma.

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Un materasso, quello venduto da Domus Maf, è in grado di “neutralizzare gli effetti dannosi delle onde elettromagnetiche e delle emissioni provenienti dal suolo”.

L’altro, quello commercializzato da BioService, “tramite il suo dispositivo biomagnetico, migliora la qualità del sonno, il benessere generale e la salute”.

Secondo i loro produttori, quindi, entrambi i materassi, grazie alla capacità di bloccare i campi elettromagnetici, apportano benefici alla salute di chi li usa. Benefici che però non sono mai stati dimostrati.

In entrambi i casi, le aziende promettono benefici per la salute di chi utilizza i loro prodotti. Benefici dovuti alla “proprietà” dei materassi di bloccare i campi elettromagnetici. Peccato, però, che tutto questo non sia mai stato dimostrato.

Inoltre, anche nel caso in cui questa caratteristica fosse provata scientificamente, per la nostra salute non cambierebbe nulla.

L’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, afferma che l’esposizione a bassi livelli di campi elettromagnetici non provoca alcuna conseguenza negativa per salute delle persone.

Per questo abbiamo segnalato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato le due aziende che vendono i loro prodotti porta a porta per pratiche commerciali scorrette.

 

 


Somatoline cosmetic: per Giurì la pubblicità è ingannevole

10 giugno 2013

leggo su Altroconsumo

“Efficacia snellente già in 10 notti mentre dormi”.

È questo il messaggio riportato sulla confezione di Somatoline cosmetic, “trattamento snellente intensivo notte 10″, che secondo il Giurì dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, contrasta con l’art. 2 del Codice di autodisciplina (che si riferisce alla comunicazione commerciale ingannevole) e di cui ha richiesto la cessazione immediata.

Un messaggio ambiguo ed esagerato, che induce il consumatore all’acquisto di un prodotto dagli effetti “prodigiosi” e comunque poco chiari (come dimostra la frase “lo snellimento consiste in un’azione cosmetica di rimodellamento durante l’uso che non comporta perdita di peso”). Il tutto ad un prezzo abbastanza alto.

Non è la prima volta che un prodotto Somatoline viene denunciato o segnalato per scorrettezza del messaggio pubblicitario. Nel 2010 abbiamo segnalato Somatoline anticellulite (farmaco), perché riportava un messaggio molto aggressivo e scorretto.

Per quanto riguarda i prodotti della linea Somatoline Cosmetic, invece, l’Antitrust era intervenuta sanzionando definitivamente la società per pratiche commerciali scorrette: tra i prodotti indicati anche il “trattamento snellente intensivo notte 10”.

A seguito delle sanzioni e a distanza di tre anni, il messaggio pubblicitario è cambiato, ma rimane comunque ancora ambiguo e non del tutto corretto, come dimostra la denuncia dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria.


Questa pubblicità di una sigaretta elettronica inganna il consumatore?

7 giugno 2013

859d90c5-3d2d-470e-b644-c3df8822b3f5pubblicita-ovale-corriere-sera-30513ok leggo su Altroconsumo

Due immagini, quella del vapore prodotto dall’acqua che bolle e dal ferro da stiro in funzione, e una scritta “Lo chiameresti fumo passivo?”.

Più in basso una sigaretta elettronica, con il fumo che esce in evidenza.

Pur non dichiarandolo apertamente, messe tutte insieme (immagini e scritta) lasciano intuire che fumare una sigaretta elettronica è come respirare vapore acqueo. Messaggio che trae in inganno il consumatore.

Per questo abbiamo segnalato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato la pubblicità della sigaretta elettronica Ovale, apparsa alcuni giorni fa su un quotidiano.

Le sigarette elettroniche, contrariamente a quanto fa vedere la pubblicità, non hanno emissioni. Non bruciano come le normali sigarette e producono vapore solo quando il fumatore fa un tiro e inala il contenuto.

Vapore, quest’ultimo, che non è assimilabile a quello acqueo: le sigarette elettroniche vaporizzano il contenuto delle cartucce di ricarica, che di solito contengono glicerolo, glicole propilenico, aromi, acqua e nicotina.

Per quanto riguarda la scritta, poi, il fumo passivo prodotto dalle esalazioni dei fumatori “elettronici” non è assimilabile a quello della sigaretta tradizionale perché meno rischioso per la salute, ma non per questo è accostabile al vapore acqueo.

Parlare di fumo passivo come fa la pubblicità, quindi, è uno stratagemma per convincere i consumatori che le sigarette elettroniche non fanno male: cosa che deve essere ancora dimostrata.


La classifica della pubblicità ingannevole (votata dai lettori)

31 maggio 2013

classifica-pubblicita-maggioin sintesi un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare con il quale si dà conto dei risultati della votazione, da parte dei loro lettori, delle pubblicità ingannevoli.

Kilocal si aggiudica il primo posto nella classifica dei peggiori messaggi pubblicitari proposti negli ultimi mesi da tv, giornali e media.

Il punteggio raggiunto (4,8 faccine su 5 corrispondenti al giudizio “da buttare”) non lascia spazio a dubbi sul parere dei nostri lettori che hanno giustamente penalizzato un prodotto con un curriculum disastroso (sei censure per pubblicità ingannevole collezionate negli ultimi anni).

I voti raccolti in 26 giorni sono stati oltre 5200. Lo spot più votato è stato quello della Coca-Cola (931), mentre quello meno gettonato Rigoni con 522.

Considerando che il sistema permette ai lettori di assegnare un solo voto per ciscuna pubblicità ci sembra che l’iniziativa abbia funzionato.

Siamo soddisfatti perchè il gioco dello spot permette ai consumatori di esprimere il disappunto nei confronti di chi cerca di prenderli in giro.

Purtroppo le censure e le sentenze in genere non riescono a fermare i signori della pubblicità che spesso riescono a trovare il sistema per vanificare l’esito della condanna. Uliveto e Rocchetta continuano a trasmettere spot con il loro slogan (la censura riguarda solo la carta stampata!).

Red Bull continua ad usare cartoni animati, Coca-Cola ha cambiato uno spot, ma ha mantenuto la serie di messaggi con Rugiati modificando solo leggermente il messaggio.

Kilocal ha avviato una nuova campagna pubblicitaria con un nuovo prodotto che ricalca sostanzialmente i vecchi schemi.

Tata Lucia ha cambiato solo una frase. Anche Barilla ha mantenuto la parola “sani” nello spot dei Flauti, togliendo però i bambini.

Non sempre l’esito è così deludente: Rigoni ha cambiato etichetta ancora prima della sentenza, dimostrando di rispettare i consumatori.

Alessandro Di Pietro nel frattempo ha querelato Il Fatto Alimentare per avere diffuso notizie che non sono piaciute.


Donne & Pubblicità: è necessario cambiare mentalità

30 maggio 2013

Alcuni giorni fa in azienda ho ricevuto una rivista che tratta di articoli tecnici, ferramenta e via dicendo; non è di mio interesse e normalmente la cestino, ma ieri ho deciso di sfogliarla e mi è subito saltata all’occhio questa pubblicità:

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L’uso distorto delle donne e della loro immagine (ma anche degli uomini, seppur in modo minore) nelle pubblicità è cosa nota, di certo non ho scoperto l’acqua calda, tuttavia così come è vero che questa foto ha attirato la mia attenzione, ma non l’ha fatto per i motivi ipotizzati dal creativo che ha ideato la pubblicità (ma anche del committente che l’ha approvata); vederla e pensare: ma che c’entra? è stato istantaneo.

Capiamoci, esempi distorti dell’uso del corpo femminile nelle pubblicità li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno e per molti il problema non c’è, tuttavia mi aggancio allo slogan del manifesto firmato dalla Presidenza del consiglio dei ministri per la giornata del 25 novembre 2009: Rispetta le donne, rispetta il mondo ed i fatti della cronaca quotidiana attestano, se mai ce ne fosse bisogno, che manca il Rispetto e non solo quello.

Il messaggio che deve passare è che la donna non è una cosa, un oggetto, ma una Persona; sembra un’ovvietà, ma i comportamenti e gli atteggiamenti, anche solo verbali, di molti, ci fanno capire che la percezione è ben diversa: l’uomo (l’omuncolo per quel che mi riguarda) si pone al centro del mondo e sono le sue esigenze, le sue voglie a dettare legge e quindi nasce la prevaricazione sull’altro, in questo caso sulle donne, ma il discorso si può benissimo allargare, passando dai bambini ed arrivando agli anziani.

Ognuno di noi può assumere il ruolo di vittima e di carnefice, ed il porsi in un ruolo piuttosto che nell’altro ritengo che passi anche dalla consapevolezza di sè (vittime) e dalla percezione dell’altro (carnefici) e, per entrambi, dall’educazione affettiva, sentimentale, nel modo di approcciare la vita. E pubblicità intelligenti, che spesso sono presenti sotto diverse forme, nel corso della giornata, potrebbero aiutare a percepire le cose nei giusti modi.

Torniamo alla rivista di cui sopra. Vista la prima pubblicità, ho continuato a sfogliarla per trovare altre pubblicità sullo stesso tenore (vedi immagini in calce).

Se come Persona queste pubblicità mi disturbano, come Consumatore mi fanno arrabbiare, perchè attestano che i pubblicitari (e le aziende) ci percepiscono (a ragione?) come dei fessi ai quali basta far vedere una donna seminuda o ammiccante per attirarci verso il prodotto.

Ma ti pare che acquisti il trapano X o Y perchè nella pubblicità ci metti una donna piuttosto che, come sarebbe logico, l’immagine di un operaio al lavoro?

Se questa quindi è la vs. idea, sappiate che siamo incompatibili. ;-)

Una nota a margine. Qui parlo dell’immagine della donna, tuttavia c’è da dire anche sul modello o calciatore perennemente in mutande per pubblicizzare qualsiasi cosa.

Senza dimenticare i vari attori emergenti, che dopo un’ottima interpretazione (ovvero sono Bravi) rientrano di diritto nella classifica dei 100 più sexy del pianeta (come se uno non bello non possa essere bravo a recitare) e quindi acquisiscono il diritto di pubblicizzare il profumo. Sarà.

Però poi può capitarti di leggere un’intervista ad uno di questi e scoprire che fino ad oggi non ha mai usato nessun profumo, e che solo ora che è diventato l’Uomo immagine di XY, non ne può fare a meno. Pecunia non olet, per l’appunto… ;-)

Vediamo ora le perle pubblicitarie pescate ieri nella rivista di ferramenta, sicuramente meno vergognose della prima, ma tuttavia tutte fuori constesto. E notare che “tre su quattro” si riferiscono alla stessa azienda, il che la dice lunga sul fatto che non sia uno scivolone, madi una politica pubblitaria precisa.

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Per il futuro mi aspetto un aitante dottore con camice e stetoscopio che pubblicizza, chessò, un ammorbidente. Che c’entra? E che c’entra l’infermierina sexy con degli utensili professionali?

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Uliveto e Rocchetta non potranno più chiamarsi “acque della salute”

28 maggio 2013

un articolo che leggo su Il Fatto Alimentare

La frase “acque della salute” utilizzata da anni in tutti gli spot delle acque minerali Uliveto e Rocchetta è scorretta e anche il richiamo alla prevenzione di alcune malattie è ingannevole.

È questa la decisione adottata dal Comitato di controllo del Giurì dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria in seguito ad una segnalazione inviata da Il Fatto Alimentare. Dopo la pubblicazione sul sito della decisione avvenuta ieri, la società Cogedi ha interrotto le campagne in corso.

Per la cronaca va detto che la frase “le acque della salute” è stata giudicata ingannevole in una sentenza del Giurì del 2004, perché attribuiva alle due minerali un requisito di superiorità rispetto alle altre marche che non esiste. I distratti manager di Rocchetta e Uliveto avevano forse dimenticato la decisione continuando ad utilizzare lo slogan senza l’articolo “le”.

Ecco il video del programma di Consumi&Consumi di RaiNews24, a cura di Vera Paggi in cui Roberto La Pira riassume il testo del provvedimento e le ragioni della decisione.

 


La ricarica clima è gratis…con asterisco

21 maggio 2013

varie 002La pubblicità raffigurata qui  l’ho vista stamane sull’autobus che mi precedeva.

Così come accade per la maggior parte delle pubblicità, compare il solito * che in questo caso, però, non è affatto leggibile se non avvicinandosi moltissimo alla pubblicità, cosa questa impossibile essendo veramente piccola, rispetto agli altri caratteri impiegati e posizionata su un mezzo in movimento.

Va da sè che anche se l’asterisco c’è e rimanda ad una spiegazione, la stessa non è fruibile dal consumatore con la stessa facilità con la quale gli si dice che La ricarica clima è gratis*.

Lo sappiamo bene, nessuno ti regala niente e neanche lo pretendo, tuttavia ritengo che AutoRigoldi avrebbe solo da guadagnare se proponesse la pubblicità in maniera chiara, da subito.

P.S. La scritta in basso a sinistra dice: In abbinamento al servizio di manutenzione ordinaria.


Danone deve cambiare le pubblicità di Danaos e Danacol, stop ai richiami sulla salute.

15 maggio 2013

il fattoin sintesi un articolo di Valeria Nardi

Danone ha deciso di modificare le pubblicità di due prodotti: il primo è Danaos, lo yogurt con un elevato apporto di calcio e vitamina D, il secondo è Danacol, la bevanda a base di latte scremato fermentato addizionato di steroli vegetali, che favorisce una riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue.

La notizia è stata resa nota ieri dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che nel mese di aprile aveva invitato l’azienda a “rimuovere i profili di possibile scorrettezza della comunicazione”. Il problema riguardava la strategia scelta da danone che in entrambi i casi si  basava su problemi di salute, osteoporosi e colesterolemia, e presentava i prodotto come necessarie soluzioni.

Nei prossimi spot dello yogurt Danaos sarà eliminato ogni riferimento alle patologie delle ossain ossequio al principio per cui non può operarsi un rimarcato richiamo a malattie/rischi sanitari per creare allarme al fine di presentare il prodotto come necessaria soluzione del problema.

Analogamente per la promozione di Danacol, l’Autorità auspica che scompaia ogni “generico riferimento – diretto e indiretto -  alla potenziale insorgenza del colesterolo, riformulando le affermazioni spese nello spot, nonché mitigando la rappresentata riduzione del colesterolo nello spot”.


Uliveto e Rocchetta non sono “acque della salute”, il Giurì censura la pubblicità. Bloccate le campagne in corso

3 maggio 2013

(un articolo di Roberto La Pira)

La pubblicità delle acque minerali Uliveto e Rocchetta è ingannevole. La frase “acque della salute” utilizzata da anni in tutti gli spot è scorretta e anche il richiamo alla prevenzione di alcune malattie è ingannevole.

È questa la decisione adottata dal Comitato di controllo del Giurì dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria in seguito ad una segnalazione inviata da Il Fatto Alimentare.  Dopo la pubblicazione sul sito della decisione  avvenuta ieri, la società Cogedi ha interrotto le campagne in corso.

Il messaggio, apparso su diversi quotidiani come La Sicilia, il Corriere della sera e la Repubblica, risulta ingannevole perché attribuisce in modo del tutto improprio “proprietà nella prevenzione e nella cura di malattie (ad. es.: osteoporosi, calcolosi urinaria)”.

Anche il riferimento nel messaggio alla Federazione Italiana Medici di Famiglia (F.I.M.M.G.) risulta arbitrario perché si tratta un’associazione di natura sindacale che “attribuisce alle promesse pubblicitarie il vaglio di un riscontro scientifico inducendo il pubblico a fare affidamento su qualità curative dei prodotti che essi non possiedono”.

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Anche lo slogan  “acque della salute” è ingannevole perché lascia intendere che Uliveto e Rocchetta siano prodotti “specificamente utili per la prevenzione e la cura di malattie”. Secondo la sentenza si tratta di indicazioni salutistiche che “non hanno trovato esplicita autorizzazione ministeriale e sono quindi anche sotto questo profilo improprie”.

Per la cronaca va detto che la frase “le acque della salute” è stata giudicata ingannevole in una sentenza del Giurì del  2004, perché attribuiva alle due minerali un requisito di superiorità rispetto alle altre marche che non esiste.

I distratti manager di Rocchetta e Uliveto hanno forse dimenticato la decisione e hanno continuato ad utilizzare lo slogan togliendo l’articolo “le”. La furberia è stata smascherata solo dopo la nostra segnalazione e, forse adesso  lo slogan dovrebbe essere definitivamente cancellato. Speriamo.

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Come dicevo ieri a La Pira, anche se ho notato che molti sono più attenti e consapevoli, leggono le etichette, e nel dubbio chiedono (a me perlomeno spesso capitano richieste in tal senso di amici), resta uno zoccolo duro (che non mi spiego) di consumatori che pur consci dell’importanza di sapere cosa comprano, mettono in secondo piano la scorrettezza insita nella pubblicità ingannevole o fuorviante che denota come minimo la mancanza di correttezza verso il consumatore se non una malafede cronica oltre che al disprezzo delle normative; e quindi, al solito, tutti ad urlare contro i furbetti, ma poi allo stato dei fatti, si adeguano.

 

 

 


Vota anche tu la pubblicità (ingannevole)

3 maggio 2013

leggo su Il Fatto Alimentare di questa inizitiva che permette ai lettori dare un voto alle pubblicità ingannevoli; al momento sul loro sito sono presenti 8 pubblicità, ma ovviamente accettano suggerimenti.

Questa la spiegazione, in sintesi, dell’iniziativa:

Il Fatto Alimentare dà la possibilità ai lettori di votare gli spot peggiori. I primi otto li abbiamo scelti tra i messaggi censurati dall’Antitrust e dal Giurì, tra le promozioni scorrette condannante a pagare multe salate, tra i messaggi occulti nascosti nei programmi e nelle pagine delle riviste. Prossimamente amplieremo l’elenco anche con le segnalazioni dei lettori.

L’idea ci è venuta per dare rilievo a decisioni che nella maggior parte dei casi sono state ignorate da giornali e televisioni, e per consentire a tutti di dare un giudizio sugli spot.

In questo modo anche le aziende avranno un riscontro delle loro campagne pubblicitarie. Ci sono aziende che da anni continuano a proporre messaggi ingannevoli, altre che modificano solo alcuni dettagli degli spot per cui riescono a neutralizzare i provvedimenti di censura, altre che promettono benefici impossibili, sicure di farla franca. I trucchi per raggirare la gente sono decine e purtroppo solo una minima parte dei messaggi scorretti viene intercettato.

Per votare clicca QUI


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