I programmi TV per dimagrire destinati a bambini obesi possono aiutare? Gli esperti dicono di no

20 febbraio 2012

in sintesi un articolo di Valentina Murelli che leggo su Il Fatto Alimentare

È boom in tv di reality che abbiano per protagonisti bambini o adolescenti in sovrappeso oppure obesi.

Su MTV, per esempio, va in onda Teenager in crisi di peso, programma made in Usa dedicato – si legge sul sito – a “ragazzi un po’ in carne che vogliono perdere peso prima di iniziare il college”.

Come? Con l’aiuto di un coach che li incita a seguire uno schema durissimo di dieta e di esercizi fisici. Josh, per esempio, pesa 143 kg, è molto goloso e un po’ pigro. Un giorno, però, nella sua vita irrompe “l’energumeno tatuato” Joey, il trainer, e tutto cambia: niente più hamburger e pancake al cioccolato e bando alla pigrizia.

In palestra, Josh comincia a sollevare pesi, correre, salire scale e così via. Dopo 110 giorni, la prova bilancia è un trionfo: il ragazzo andrà al college con 53 kg in meno.

Su RealTime un altro programma americano, Adolescenti XXL, segue le vicende di un gruppo di giovani obesi in una scuola particolare, in cui non solo si studia ma si sta anche a dieta e, di nuovo, si fa della grande attività fisica.

E ancora, su FoxLife è arrivato a fine novembre Tesoro, salviamo i ragazzi, programma di rieducazione sul modello del fortunatissimo SOS Tata. Il format è della BBC, ma adattato alla produzione italiana, con un’atmosfera visibilmente meno competitiva ed esasperata di quella dei reality americani.

Punto di forza del programma è il conduttore Marco Bianchi, autorevole figura di “scienziato-chef”, con un lavoro all’Istituto europeo di oncologia e una passione per cucina e alimentazione naturale. In ogni puntata Bianchi guida una famiglia con un bambino o una bambina con problemi di peso a scelte più consapevoli in fatto di stile di vita, assistendo nella spesa di cibo e proponendo ricette più salutari.

La vasta offerta di programmi di questo tipo risponde evidentemente a una domanda, del resto anche in Italia l’obesità infantile ha raggiunto livelli preoccupanti: si stima che nel nostro paese il 23% di bambini tra gli 8 e i 9 anni sia in sovrappeso e il 12% sia obeso. Più di uno su tre.

Ma un reality che ruoti attorno a una bilancia può davvero fare qualcosa per curare o prevenire l’obesità?

O magari anche soltanto per promuovere la consapevolezza delle famiglie sul tema?

Il Fatto Alimentare lo ha chiesto ad alcuni esperti che si occupano di obesità e disturbi del comportamento alimentare (DCA), specialmente sul fronte infantile.

Il loro giudizio nel complesso non è affatto positivo. Se può essere importante parlare del problema (e non è detto che sia così) e magari presentarlo in tv anche attraverso le modalità narrative del reality, più accattivanti, i contenuti proposti da quello che passa oggi sullo schermo non sono adeguati, quando non addirittura controproducenti.

«L’obesità infantile è una malattia grave e complessa, di origine multifattoriale», spiega Alessandro Sartorio, che è anche promotore del sito educativo www.cresceresani.it. «Sono coinvolte componenti genetiche, psicologiche, sociali: non la si può ridurre a una questione di peso da affrontare con una dieta drastica e un’attività fisica estenuante, con il solo aiuto di un coach.

Ci vuole un approccio multidisciplinare, che segua il piccolo paziente in un percorso lungo e lento: un aspetto che non emerge affatto dai reality».

Pienamente d’accordo Simone Pampanelli: «L’unica possibilità per vincere la malattia è lavorare contemporaneamente su più fronti: non basta un trainer che inciti a fare del proprio meglio, né un cuoco che consigli ricette, neppure le migliori del mondo».

Ben vengano gli sforzi per proporre alle famiglie nuove idee in cucina, ma attenzione che siano davvero fattibili e ben accolte: il tempo a disposizione per cucinare è comunque poco e se è vero che un panino integrale con crema di tofu e olive è sicuramente più sano di un hamburger con salse e patatine, bisogna poi essere sicuri che i bambini lo mangino davvero.

Soprattutto nei reality di matrice americana, la parte sull’attività fisica sembra tratta da un programma di allenamento per campioni olimpici.

«Eppure quelli che si sforzano a correre e a saltare non sono campioni e neanche sportivi: anzi, non sono neppure persone sane, ma malati», precisa Sartorio.

«Per di più, le nostre ricerche hanno mostrato che, per essere davvero efficace nel bruciare i grassi, l’attività fisica fatta dai ragazzini deve essere a bassa intensità: proprio il contrario di quello che si vede in tv».

Tanta forza di volontà: per dire no a gelato e patatine e per resistere all’ennesima flessione. Sembra questo, alla fine, l’ingrediente fondamentale della maggior parte dei reality sull’obesità, in cui il coach ha proprio il ruolo di convincere il protagonista di turno che se si impegna può farcela davvero.

Ma non c’è messaggio più sbagliato, per Simone Pampanelli e Laura Dalla Ragione. «L’abbiamo detto: l’obesità una malattia multifattoriale, spesso con una forte componente psicologica. La forza di volontà del singolo non basta affatto», precisano. Per di più, puntare tutto sulla volontà del singolo significa lasciarlo ancora più frustrato se non riesce a perdere peso.

«Certi programmi esaltano la forma fisica come rinforzo del legame tra aspetto e felicità», spiega Dalla Ragione. «Si rischia che nella mente dei giovani spettatori si rinforzi l’equazione perdere peso uguale a essere sexy e felici. Ma se il peso in eccesso è, tra le altre cose, il sintomo di un disagio psicologico profondo, dimagrire non serve a far sparire quel disagio. Per questo noi lavoriamo piuttosto sull’accettazione del corpo, come unico e speciale».

Anche chi studia l’obesità attraverso la lente dell’epidemiologia, come fa Adriano Cattaneo, ha qualcosa da ridire sull’efficacia dei programmi di cui abbiamo parlato come deterrente per arginarne la diffusione.

«Tutti puntano a prevenire o ridurre l’obesità modificando i comportamenti individuali, ma ormai sappiamo che quando si ragiona in termini di popolazione questo approccio è sbagliato», afferma l’esperto.

«In generale, i comportamenti individuali dipendono solo in piccola parte dalle decisioni individuali e in misura maggiore da una serie di fattori detti determinanti sociali che possono andare dal livello d’istruzione al reddito, dall’occupazione alla possibilità di accesso a informazioni o a pubblicità, dalla disponibilità di sistemi di trasporto attivo ai sistemi di tassazione e così via.

Sono proprio gli interventi sui determinanti sociali a cambiare collettivamente i comportamenti: nel caso del fumo, per esempio, hanno fatto di più certe leggi e il cambiamento di certi modelli (come il cinema di Hollywood) del counseling dei medici di famiglia ai singoli pazienti.

Per l’obesità è lo stesso: meglio una bella legge che proibisca la pubblicità di alimenti per bambini o tassi al 500% le bibite zuccherate, piuttosto che un reality con personal trainer».

 


Lo scopo di una vita

31 dicembre 2009


Guerrieri del deserto: In Africa il primo reality ecologico

2 dicembre 2009

Sulle prime sembra un reality show come gli altri, di quelli in cui i protagonisti affrontano prove difficili o spericolati test di guida in ambienti ostili e selvaggi.

Ma il gruppo di ‘Desert warriors’, in onda in diversi paesi africani a partire da dicembre, non si limiterà a dare bella prova di sé davanti alle telecamere, quanto ad aiutare Newton Jibunoh, il più famoso ecologista nigeriano, a diffondere tra il pubblico del continente la consapevolezza sui rischi dei cambiamenti climatici e della desertificazione.

Continua a leggere “Guerrieri del deserto: In Africa il primo reality ecologico”


Stamattina parlavo di qualità della TV?

12 ottobre 2009

Te possino… :-(

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La conduttrice tv Alessia Marcuzzi svela in un’intervista a Tv Sorrisi e Canzoni in edicola martedì, alcune novità della prossima edizione del Grande Fratello, al via su Canale 5 il prossimo 26 ottobre.

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«Alcune glorie delle scorse edizioni – ha spiegato la Marcuzzi – saranno in studio per la prima puntata per celebrare una grande festa in occasione della decima edizione del Grande Fratello. Sarà un’edizione «no limits» e non solo per la maggiore durata del reality. Per esempio, avremo ben 40 concorrenti.

Nella Casa, poi, per la prima volta ci sarà una stanza invisibile. Ma non posso dire di più». «Tra i partecipanti – ha aggiunto la Marcuzzi – vorrei avere persone molto pulite d’animo. Nella speranza che pure il pubblico si soffermi su di loro e non solo sui personaggi più appariscenti. Difficile, invece, scovare persone coinvolte politicamente. I giovani hanno pochi punti di riferimento. Oltre che paura di esporsi. Spero che si parlerà di integrazione, dell’Italia spaccata tra Nord e Sud. Ora si discute di dialetti a scuola. E a me viene da dire: ma perchè il nostro Paese è così vecchio?».

Fonte: www.corriere.it


La qualità dei programmi TV precipita…

24 luglio 2009

Nota di Pao: In pratica più che NO comment non mi esce. Al peggio non c’è mai fine, poco da fare. Spero vivamente in un sussulto del buonsenso da parte dei telespettatori e che tutto si risolva in un flop…Sennò siamo a posto per i prossimi 10 anni…

°°°

Da lunedì 10 agosto 2009 in prima serata su Italia 1 al via Celebrity Bisturi, programma in quattro puntate che ha come protagonista Brigitte Nielsen, l’eccentrica attrice ed ex top model che verrà sottoposta, in una prestigiosa clinica tedesca, a 4 interventi di chirurgia plastica. Il tutto raccontato e approfondito da Elisabetta Gregoraci, che ci proporrà inedite chicche di gossip sulla vita della bionda showgirl danese.

La bionda 45enne ex moglie di Silvestre Stallone, desiderosa di tornare allo splendore dei suoi 20 anni, ha deciso di cambiare look e si è sottoposta a 4 interventi di chirurgia plastica (un lifting facciale, due liposuzioni e una riduzione del seno). Tutto questo sotto gli occhi delle telecamere, che mostreranno le fasi di trasformazione dell’attrice, dalla preparazione agli interventi, alla sala operatoria, dalle 3 settimane di ricovero fino alle 9 settimane di convalescenza. Un vero e proprio reality show, che seguirà la star dal giorno in cui è entrata in clinica al momento della festa organizzata per festeggiare il successo delle operazioni.

Al suo fianco, il quinto marito italiano Mattia Dessi, la baronessa Marianne Von Brandstetter, sua amica del cuore, e gli inseparabili cagnolini Joker e Tootsie. Rivivremo le ansie, i dubbi e le paure che precedono ogni intervento, così come la soddisfazione per la riuscita di ciascuna operazione; assisteremo all’incontro con la madre e il fratello di Silvester Stallone prima di entrare in clinica, all’emozionante visita dei tre figli in ospedale, al tentativo di incursione di un paparazzo nella casa di cura.

Le telecamere riprenderanno anche momenti drammatici della vita di Brigitte Nielsen avvenuti nel corso di queste settimane, come l’incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, accorso a uno dei figli mentre giocava in piscina, o la morte improvvisa del cagnolino Joker durante un’operazione in una clinica veterinaria.

http://www.tgcom.it


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