Ciclista al centro dell’autostrada in piena notte. Attenti, capita anche questo

30 aprile 2013

Questo episodio è fuori da ogni logica e, spero, abitudine, tuttavia è abituale trovare ciclisti, (talvolta neanche in fila indiana) nei vari tunnel sulle Statali, cosa permessa, certo, ma sempre senza luci e/o indumenti riflettenti.

Senza dimenticare i ciclisti (senza luci, ovvio) che transitano sul cavalcavia di Monte Ceneri, a Milano; cavalcavia con transito riservato alle auto e limite di velocità a 70 kmh.

Ops, ho scritto transito riservato alle automobili? Utopia, visto che ci passa di tutto, sotto l’occhio dei vigili…

di Maurizio Caprino

Come vi sentireste se in piena autostrada, alle quattro di notte, aveste appena il tempo di scorgere un’ombra al centro della carreggiata, sentiste un tonfo e scopriste che avete appena investito un ciclista?

Certo, è una cosa molto improbabile, ma non impossibile: è successo nella notte fra sabato e domenica, in mezzo alle mille curve dell’A7, quando scavalca l’Appennino e si tuffa su Genova.

Accorgersi per tempo del pericolo era impossibile: come vedete qui sotto, la bici era nera e senza luci. Né ci si può affidare alla tecnologia di bordo: solo le ultimissime Volvo (presentate proprio il mese scorso) hanno un’evoluzione dei sistemi anticollisione che “vede” anche i ciclisti e anche le pochissime auto di lusso (Bmw e Mercedes grosse) che ha visori notturni avrebbero avuto difficoltà, visto che eravamo in mezzo alle curve.

Nuova immagine

Ma, soprattutto, il ciclista non aveva nemmeno uno straccio di giubbino riflettente. Che è obbligatorio da ottobre 2010, ma questo è solo un dettaglio: avrebbe dovuto utilizzarlo una persona risultata ubriaca fradicia (2,60 di tasso alcolemico, quasi roba da coma etilico). Così non stupisce che abbia avuto l’incoscienza di imboccare l’autostrada.

Attenzione: questo ciclista non se ne stava buono sulla destra, ma pedalava a cavallo della mezzeria. Secondo la Polizia stradale, era perché probabilmente le righe tratteggiate erano l’unico elemento che il ciclista ubriaco era in grado di distinguere e seguire.

Se quel ciclista è finito per terra riportando solo un’escoriazione al viso, è stato un miracolo. Probabilmente dovuto alla bassa velocità tenuta dall’automobilista che lo ha colpito (evidentemente di striscio) e al fatto che a quell’ora non passava nessun altro.

Una lezione da ricordare per capire che cosa può accadere anche in un luogo tradizionalmente protetto come l’autostrada. E non è la prima volta che succedono cose del genere. Questo si aggiunge ad altri episodi che fanno riflettere. Nonostante la Cassazione sia incline a considerare l’autostrada come se fosse una pista.

Fino a quando l’”intruso” è un pedone, sembra difficile addebitare una responsabilità.


La coda allo svincolo si può prevedere. Se tamponi è colpa tua

14 marzo 2013

di Maurizio Caprino

Siamo un Paese rovinato dal traffico da decenni. Sempre negli stessi punti critici, tanto che ormai i più assidui ascoltatori dei bollettini nelle ore di punta possono tranquillamente prevedere quali saranno i tratti su cui saranno annunciate code. Eppure c’è ancora chi si meraviglia di notizie del genere. Magari sono persone distratte o semplicemente abitano in zone poco popolate e con le code hanno a che fare solo quelle rare volte in cui vanno in una grande città.

Ma d’ora in poi anche chi si meraviglia dovrà imparare a prevedere quali sono i punti a maggior rischio di rallentamento del traffico: la Cassazione ha dato torto a un conducente che aveva tamponato altri veicoli, respingendo la sua argomentazione secondo cui la formazione della coda sarebbe stata del tutto improvvisa ed imprevedibile.

La Cassazione ha osservato che in realtà la coda si è formata in corrispondenza di uno svincolo (della superstrada Firenze-Pisa-Livorno, di solito molto trafficata) e che ormai è esperienza comune il fatto che le confluenze da destra possono rallentare o addirittura bloccare il traffico che procede già sulla carreggiata. Storia di tutti i giorni, su autostrade e superstrade italiane.

La sentenza è la 4949 della quarta sezione penale, datata 31 gennaio 2013 e pubblicata sul sito specializzato www.egaf.it.


Se il camoscio ha il telepass ed entra in autostrada, sono fatti tuoi…

6 febbraio 2013

Il titolo del post si aggancia alla battuta ironica che leggo nell’articolo (qui in sintesi)  di SicurAuto circa la sentenza dellaCorte di Cassazione con la quale non si ritiene responsabile il gestore per  i danni conseguenti allo scontro tra un auto e un cervo o camoscio, nei pressi del casello di Firenze sud.

A quanto si legge, infatti:

L’unica certezza è che un grosso animale ungulato, presumibilmente un cervo o un camoscio, si è introdotto in autostrada e si è scontrato con un ‘auto.

Da dove sia entrato, si può solo presumere. Il punto è se la colpa di questo scontro sia addebitabile al gestore delle autostrade.

In questo caso non vi erano varchi dai quali l’animale potesse entrare.

Quindi, secondo una plausibile ricostruzione, l’ungulato sarebbe entrato dal casello (avrà avuto il telepass?).

Ciò che conta, è che in assenza di una condotta rimproverabile alla società che gestisce le autostrade, non si può pretendere il risarcimento dei danni patiti.


Se la gomma è usurata, il conducente è responsabile del sinistro

14 settembre 2012

leggo su SicurAuto di una sentenza che dovrebbe interessare sia il furbone in Mercedes incontrato tempo fa dal mio gommista, felice di girare con le gomme lisce, sia il camionista che si lamentava in radio della Stradale che lo aveva multato per il medesimo motivo.

Il succo della sentenza, peraltro riferita ad un motociclista che non solo aveva le gomme lisce, maera pure sprovvisto di assicurazione ed il mezzo non aveva fatto la revisione; c’è da sperare che almeno avesse la patente:

Una interessante sentenza è stata emessa a fine maggio scorso dal Giudice di Pace di Palermo. Il motociclista, non assicurato, che passando su una buca subisce lo scoppio delle gomme e cadendo urta un altro veicolo antistante, è responsabile dei danni.

La tradizionale impostazione che vede nello scoppio del pneumatico una tipica ipotesi di caso fortuito non è priva di eccezioni.

Nel caso di specie lo stato di trascuratezza generale del motociclo coinvolto, unitamente alla mancata revisione obbligatoria, ha portato la proprietaria alla condanna per i danni provocati, non dal caso, non dalla buca, ma dalla mancanza di una diligente manutenzione del mezzo.


Schettino in tv? Anche no…

10 luglio 2012

“E’ assurdo che per rilasciare l’intervista di questa sera, in onda su Canale 5 al programma ‘Quinta Colonna’, l’ex comandante della Costa Concordia -al quale sono stati revocati gli arresti domiciliari, ma gli è stato vietato di allontanarsi da Meta, provincia di Sorrento- riceverà 50.000 euro”.

E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), aggiungendo: “soprattutto se paragonati ai soli 14.000 euro di risarcimento per i passeggeri che hanno rischiato la vita”.

“Su internet -prosegue Dona- girano le cifre del compenso che l’ex capitano prenderà per spiegare le sue ragioni, ma ci domandiamo se davvero il popolo italiano ha bisogno di dar voce a chi gli ha fatto fare una figuraccia mondiale o se vuole sapere che la Giustizia faccia semplicemente il suo corso”.

“L’UNC lancia su Twitter l’hashtag #BoicottaQuintaColonna -conclude il Segretario generale- per dare voce ad una protesta importante: non può diventare una star, per giunta pagato più del risarcimento dei passeggeri, chi non solo ha contribuito al disastro della Costa Concordia, ma ha anche abbandonato la nave”.

°°°

Schettino è si è intascato (a quanto si legge) 50.000 € per andare in tv a dichiarare che Il naufragio è stato un incidente banale, nel quale la fatalità ha trovato breccia proprio nell’interagire tra esseri umani. Si è creato, credo, di base, un malinteso e proprio per questo c’è la rabbia. È come se tutte le teste, compresi gli strumenti, fossero andate in black-out.

Se non fosse che il tracciato radar lo inchioda alle sue responsabilità


Spagna: bimbi trasportati male? Via la tutela ai genitori

13 giugno 2012

A mali estremi, estremi rimedi: a pensarla così è il Procuratore coordinatore per la sicurezza stradale in Spagna, Bartolomé Vargas.

Che, al cospetto di una statistica drammatica (nel Paese iberico, dal 2008 e 2010, il 46% dei bimbi morti in incidenti d’auto non era protetto da sistemi di sicurezza) mira a un giro di vite: la terza volta che un genitore viene “pizzicato” mentre trasporta in modo scorretto il piccino in auto, gli si toglie la tutela del minore.

È solo una proposta, per ora, che la magistratura per la sicurezza stradale dovrebbe presentare entro fine 2013.

Inoltre, se il piccolo (sotto i 14 anni) non è allacciato o se non viaggia nel seggiolino omologato, il Procuratore Vargas chiede che, in caso di sinistro grave, le pene per i guidatori vengano inasprite.

Il tutto collegando il Codice della strada spagnolo al Codice penale, e coinvolgendo nella riforma anche i taxi: in caso di grave incidente con lesioni fisiche del minore, il genitore (ovviamente non al volante del taxi) pagherebbe con pene pesanti.

Una possibile novità che ha scatenato la reazione dei tassisti spagnoli, i quali si chiedono come possano prestare servizio se dovessero trasportare una famiglia due bambini, dovendo in questo caso disporre di ben due seggiolini.

In Italia, nel 2011, su 65 bambini deceduti in incidenti, ben 45 erano a bordo; quest’anno, sono già 25 i piccini morti in sinistri, di cui 16 trasportati. In sei casi su 10, i genitori ancora non utilizzano i seggiolini per i piccoli.

viaSpagna: bimbi trasportati male? Via la tutela ai genitori.

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Polizze per gli animali domestici: quale scegliere

16 marzo 2012

leggo su Altroconsumo

La legge (art. 2052 del Codice civile) parla chiaro: il proprietario è responsabile dei danni causati dall’animale, sia quando è sotto la sua custodia, sia nel caso fosse smarrito o fuggito.

Che fare quindi? Le opzioni sono due.

Se ci si vuole tutelare esclusivamente dai danni che il cane o il gatto provocano a terzi può essere sufficiente stipulare una generica polizza di responsabilità civile (la cosiddetta Rc capofamiglia).

Se, invece, si vuole estendere la copertura anche a spese mediche (cioè nel caso in cui siano gli animali stessi ad ammalarsi o a farsi male) e all’assistenza quando si verificano problemi (per esempio, avere consigli veterinari) può essere conveniente stipulare una polizza ad hoc.

Per tutelarvi dai danni che i vostri animali possono provocare, il nostro consiglio è di affidarvi ad una semplice Rc capofamiglia: costa meno delle polizze dedicate e, oltre al vostro migliore amico, copre anche gli eventuali danni causati da tutti gli altri componenti della famiglia.

Se già ne possedete una, accertatevi che comprenda anche gli animali. Se così non fosse, rivolgetevi alla vostra compagnia assicuratrice, che a fronte del pagamento di un sovrapprezzo, aggiungerà questa voce al vostro contratto.

La caratteristica principale delle polizze per animali domestici è quella di offrire una copertura più ampia rispetto alle assicurazioni generiche. Oltre alla tutela in caso di danni provocati a terzi, infatti, in questi contratti rientrano anche le cure mediche e l’assistenza.

Bisogna, però, fare attenzione: limitazioni, franchigie ed esclusioni ne riducono fortemente i vantaggi.


Pagamenti da carta e conto non autorizzati: cosa si rischia?

20 ottobre 2011

in sintesi un articolo che leggo sul Blog dei Consumatori

Da circa due anni il quadro normativo dei diritti e degli obblighi delle banche e dei loro clienti in relazione ai servizi di pagamento è cambiato.

Furti, smarrimenti e frodi nell’utilizzo di carte e dispositivi di home banking:

La legge prevede una regola di limitazione della responsabilità dell’utente e di ripartizione dei rischi; dopo la denuncia dello smarrimento, del furto o comunque dell’utilizzo non autorizzato, il cliente può confidare nel fatto che potrà “rimetterci” al massimo 150 euro, salvo il caso in cui abbia agito con dolo o colpa grave.

L’ABF ha stabilito che la banca o l’intermediario finanziario deve darne prova diretta o comunque fornire “elementi gravi, precisi e concordanti” a carico dell’utilizzatore.

Dalle circostanze dei singoli casi concreti è possibile ricavare l’eventuale difetto di custodia del bancomat o del relativo PIN, oppure la sua imprudente comunicazione a terzi: tutte fattispecie nelle quali l’ABF ha ritenuto sussistente quantomeno la colpa grave del cliente.

Obbligo di diligenza professionale delle banche:

La banca che offre servizi di pagamento online e di internet banking ha uno specifico obbligo di custodire in patrimoni dei clienti con la dovuta diligenza professionale, predisponendo misure di protezione idonee ad evitare l’accesso fraudolento di terzi ai depositi o a neutralizzarne gli effetti.

Ciò significa che, se la banca rileva delle irregolarità nell’utilizzo dell’internet banking, deve avvisare tempestivamente ed adeguatamente il cliente: non basta una semplice e generica comunicazione telefonica, è necessario l’immediato blocco delle disposizioni evidenziate come “irregolari” dai sistemi di controllo.

In caso contrario, la banca sarà ritenuta responsabile quantomeno per violazione dei principi di buona fede e correttezza.

 


Dire che la legge non ammette ignoranza è riduttivo

26 luglio 2011

Ricevo in azienda una comunicazione da parte dell’associazione di categoria:

La Cassazione penale ha stabilito che un datore di lavoro ha l’obbligo tassativo di assicurarsi che i macchinari usati dai suoi dipendenti siano a norma antinfortunistica. La Cassazione ha, infatti, condannato un imprenditore per l’infortunio di un suo dipendente addetto a manovrare una macchina non idonea e non a norma.

Fermo restando che è assolutamente necessario far si che i lavoratori lavorino in sicurezza, è altresì vero che mi pare si scarichino sui datori di lavoro le (eventuali) mancanze altrui; leggo infatti che:

La sentenza ha stabilito che il datore di lavoro non può limitarsi a riconoscere il marchio (CE) dei macchinari messi a disposizione per eseguire i lavori, ma deve conoscere e osservare le norme antinfortunistiche “indipendentemente da carenze ed omissioni altrui e da certificazioni pur provenienti da autorità di vigilanza”.

Vediamo di capire. Acquisto un macchinario certificato da autorità di vigilanza, ma poi devo assicurarmi che tali certificazioni siano regolari.

Domanda: ma se non possiamo fidarci delle certificazioni delle autorità di vigilanza, come facciamo?

Eh, ecco la brillante risposta al quesito:

E’ di sua responsabilità sottoporre i macchinari a “tutti i controlli rilevanti per accertarne la resistenza e l’idoneità all’uso”.

Il legislatore conoscerà tempi e costi a cui si andrà incontro per assolvere ad obblighi che in teoria dovrebbero già essere certificati dalle Autorità di vigilanza?

Di questo passo anche chi compra un’auto come un frullatore, dovrà accertarsi a sue spese che il prodotto sia conforme alla certificazione che vanta. Non so, mi sembra che si stia perdendo il lume della ragione, d’altro canto molti di quelli che varano queste leggi non hanno mai lavorato sul campo un solo giorno.


La sicurezza sul lavoro parte dal basso

25 luglio 2011

Un paio di mattine fa ero in bagno (che è in cortile) e sento due operai che si mettono d’accordo per fare una riparazione nelle vicinanze della grondaia…

E necessario salire di un paio di metri, per cui serve il muletto sul quale montare una gabbia di sicurezza apposita… nella quale salire per poi lavorare, senza rischio alcuno.

MA… l’operaio che ha fatto il Corso sulla sicurezza, e quindi è il responsabile della sicurezza per i lavoratori fa: non mettiamo la gabbia, usiamo un bancale appoggiato sulle forche (che è la via più rapida per lavorare in totale insicurezza e, di conseguenza, il modo migliore per farsi male) …

al che dal bagno parte il mio urlo: pedana un xxxxx, mettete la gabbia…!

cosa che poi fanno…

Mi chiedo tuttavia se sia possibile, per pigrizia pura (non si fa fatica a montare la gabbia), scegliere di lavorare in volontaria insicurezza.

Se io fossi stato assente dalla ditta o semplicemente non avessi sentito, avrebbero fatto una fesseria, vietata dalle regole e dalla logica, ma della quale sarei stato responsabile.

Ridicolo quando ti dicono che devi formare il personale. Lo fai e questo è il risultato…

E si continuano a dire le stesse cose, fare gli stessi rimproveri e loro, non appena ti giri, neanche fossimo all’asilo, ecco che intenzionalmente violano le regole, come se tu volessi far loro un dispetto invece che tutelarli…

Sarebbe il caso di riscrivere il concetto di Responsabilità… che ognuno si prenda le sue …

Che stanchezza…


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