Inter Sos di Marcallo con Casone attiva 24 ore su 24

4 novembre 2009

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Da domenica 1 novembre la Pubblica Assistenza Inter S.O.S. di Marcallo con Casone è attiva 24 ore su 24. Una nuova gara d’appalto è stata infatti aggiudicata alla società di primo soccorso che riguarda tutti i trasporti a carattere d’urgenza e tutti i servizi di trasporto programmati in partenza dai nosocomi di Magenta ed Abbiategrasso.

Info: http://www.intersos.it/home.html

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Inter S.O.S. non si è fatta cogliere impreparata e ha deciso di arricchire e rafforzare il proprio parco mezzi acquistando nuove ambulanze e attrezzature tecnologicamente avanzate per sopperire a tutte le necessità dei pazienti trasportati oltre ad assumere personale professionalmente preparato.

Un servizio sempre efficiente e rivolto alle urgenze, soprattutto ai trasporti ‘allestiti’ come Centri Mobili di Rianimazione (ossia trasporti in cui i pazienti a seguito di incidenti o malori particolarmente acuti vengono trasportatiti, dai reparti di terapia intensiva ad ospedali più attrezzati per esami diagnostici, interventi o ricoveri) e Unita’ Neonatale.

I legali rappresentanti, Angelo Introini e Luca Casé, ci tengono a sottolineare che questa nuova convenzione, ci dà modo di dimostrare l’indiscutibile professionalità che portiamo nel nostro lavoro, poiché i CMR (abbreviazione di Centro Mobile di Rianimazione), sono, tra i servizi extraospedalieri, quelli più delicati in quanto le condizioni dei trasportati richiedono la massima attenzione e cura.

Una convenzione importante ed impegnativa che assicura ai presidi ospedalieri di Magenta ed Abbiategrasso un’ambulanza disponibile H 24 ed una nelle ore diurne (dalle 8.00 alle 18.00), ma vista appunto l’importanza della convenzione, tutto cio’ rafforza che dal 2006, anno di costituzione dell’Inter S.O.S. l’Associazione di pronto intervento e’ in costante crescita, allora non resta che dire Buon Lavoro!

Fonte: www.cittaoggiweb.it


Nuova influenza, un bimbo di 3 mesi in rianimazione

30 settembre 2009

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Mostra «lievi segni di miglioramento», stamani, il bimbo di 4 mesi ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza per complicazioni polmonari e infezione da virus H1N1. Il piccolo si trova in Neonatologia al San Gerardo. Il bimbo, hanno confermato i medici incontrando i giornalisti oggi a Monza, sta leggermente migliorando anche se per ora non si possono fare previsioni. Il bambino, nato «altamente pre-termine e affetto da malattia polmonare cronica», come si legge nel bollettino diffuso dall’azienda ospedaliera, è stato trasferito il 14 settembre dall’ospedale di Legnano (Milano) alla Terapia intensiva neonatale dell’ospedale San Gerardo di Monza. Il bimbo «presentava sintomi infettivi aspecifici – continua il bollettino – Il quadro clinico è successivamente peggiorato, fino a richiedere assistenza respiratoria tramite ventilazio

ne meccanica». Quindi «il bambino è stato sottoposto a test diagnostici per l’individuazione del virus A/H1N1. I test sono risultati positivi». Al momento il piccolo «è ancora in Terapia intensiva neonatale, assistito mediante ventilazione meccanica. Il quadro clinico è in lieve miglioramento», ma «la prognosi resta riservata»

Il neonato è venuto alla luce a maggio nell’ospedale di Legnano, dopo una gestazione di sole 26 settimane. Appena nato il piccolo era stato trasferito al San Gerardo per essere ricoverato in terapia intensiva neonatale, come sempre accade per i prematuri di quelle condizioni, e poi era stato regolarmente dimesso ed era rientrato a casa. Qui è stato contagiato, probabilmente da un parente, dal virus dell’influenza A e quindi trasportato nuovamente all’ospedale di Legnano, da dove è stato rinviato a Monza il 14 settembre scorso, una volta accertate le sue gravi condizioni.

«Queste però dipendono dalla patologia respiratoria cronica tipica del prematuro, che è stata aggravata dalla sindrome influenzale – ha detto Giuseppe Paterlini, responsabile del reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale monzese, dove è ricoverato il piccolo che è sottoposto a ventilazione forzata tramite intubazione, e terapia antivirale con Taniflu e viene mantenuto in stato di leggera sedazione.

Quello che tengono a precisare i medici del San Gerardo è che un qualsiasi altro virus avrebbe avuto le stesse conseguenze sulla salute del bambino. «Se avesse preso un qualsiasi virus da raffreddore – ha spiegato il dottor Andrea Gori, responsabile della divisione Malattie infettive del San Gerardo – sarebbe stato uguale. Il problema principale per questo bambino è stata la nascita prematurA. Si tratta di bambini che presentano un alto rischio di complicanze respiratorie da parte di qualsiasi agente patogeno con cui vengano a contatto».

Fonte: www.corriere.it


E poi ci parlano di Privacy…

14 maggio 2009

Nota di Pao: Pensiamo per un attimo a quante firme inutili dobbiamo fare, agli scontrini della farmacia senza il nome del farmaco per non far sapere a terzi che medicine assumiamo (e quindi che patologie abbiamo), banche ed assicurazioni chiedono firme su firme per poterti fornire il servizio, ma nello stesso tempo se non accetti tutte le clausole ti tagliano fuori (un altro bel controsenso), carta che viaggia avanti ed indietro (gli alberi e l’ambiente ringraziano), una struttura come quella del Garante, segnalazioni, indagini, multe, il Tar del Lazio che riduce le sanzioni rendendole ridicole, la riga gialla da non superare in banca come nelle farmacie, salvo che poi si urli al collega a 5 metri quello che in teoria nessuno dovrebbe sapere…ed alla fine di tutti questi pensieri ecco che un’infermiere/a mette sulFacebook le foto di pazienti in coma? Non servono le leggi, le norme, serve l’intelligenza ed il rispetto dell’altro….

La notizia: Un banale album fotografico tra colleghi di reparto. Come ce ne sono tanti. Infermieri e medici che sorridono alla macchina fotografica, approfittando di qualche momento di relax in ospedale. E che si scambiano in Rete commenti innocenti: «grande doctor!», «che tempi», «sembra Natale». Peccato che, tra una foto di gruppo e quella di uno spuntino, tra una flebo e una camminata in corsia, l’obiettivo abbia catturato anche l’immagine dei pazienti ricoverati nella terapia intensiva. Anziani intubati e incoscienti.

E che, senza saperlo, dalle stanze dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine sono finiti direttamente su Internet. Perché le immagini sono state incautamente pubblicate da un’infermiera sul proprio profilo di Facebook e sono adesso visibili a tutti. Senza alcuna restrizione: chiunque può sfogliarle con un clic.

La segnalazione è arrivata da un lettore di Corriere.it. «Nulla di male che medici e infermieri si fotografino tra loro — scrive —. Quello che è sconcertante è che in alcune di queste fotografie appaiano anche dei pazienti. Dov’è il rispetto della privacy di queste persone?». Un errore probabilmente commesso in buona fede, ma anche un esempio dell’uso disinvolto che si fa spesso della Rete e dei social network. Le foto, 48 in totale, sembrano infatti una versione casereccia della celebre serie americana Grey’s Anatomy. Se non fosse per quelle due o tre immagini di pazienti ignari e offerti, senza filtri, al pubblico del Web.

«Cado dalle nuvole, questo è un fatto inaudito — sbotta Filippo Erice, uno dei medici che appaiono in alcune delle immagini pubblicate (non in quelle con i pazienti) —. Si trattava semplicemente di foto ricordo. Soltanto un imbecille può averle pubblicate su Internet. È come se organizzassi un party all’interno del reparto di terapia intensiva. Qualcosa di gravissimo. Chi entra qua dentro dovrebbe avere un maggiore senso di responsabilità». Certo, un album su Facebook non è così facilmente rintracciabile da chiunque, ma resta in ogni caso la possibilità che quelle foto possano essere viste da tutti. Scaricate e diffuse. Alla faccia del diritto alla riservatezza dei pazienti.

Bastava forse che l’infermiera limitasse ai propri amici la possibilità di visualizzare l’album? «Sarebbe stato comunque uno sbaglio — puntualizza il medico —. Io mi sono lasciato fotografare con piacere, ma non avrei mai permesso che le mie immagini finissero in Rete. Volevo soltanto che fossero conservate dalla collega o dal collega. Chi ha deciso di mettere tutto in Rete ha fatto un torto anche a me. Ma soprattutto lo ha fatto ai nostri pazienti. Se fossi uno dei loro familiari, sarei incavolato nero. Questo è un reparto ad altissima intensità di lavoro. Spero soltanto che il responsabile non abbia utilizzato i computer dell’ospedale per i suoi passatempi personali». Magari è stata una leggerezza. «Macché. Nel nostro reparto, all’ingresso, c’è una galleria fotografica che mostra cosa facciamo qua dentro. E in nessuna di queste foto c’è la faccia di un paziente. Quando le persone entrano, trovano solo i volti sorridenti del personale. E nemmeno quelle le metteremmo online».

Poche settimane fa, era stato proprio il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, a lanciare un avvertimento: «Estendendo l’uso della Rete e dei social network come Facebook, attraverso i quali la gente mette sul Web informazioni sui propri comportamenti, cresce il rischio che utilizzando un semplice motore di ricerca in qualunque momento chiunque può venire a conoscere queste informazioni. Internet è una grande opportunità, ma si deve sapere che ciò che viene messo in Rete vivrà di una vita propria sfuggendo al nostro controllo». Finché si tratta di dati e immagini personali, ognuno rischia per sé. Davanti alla salute delle persone, sarebbe meglio tenere chiusa la porta del Web.

Germano Antonucci – http://www.corriere.it


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