Quando potremo avere giustizia per le vittime e tutela per “noialtri”?

17 maggio 2013

giustiziaUna premessa che secondo qualcuno sarà nazional-popolare-qualunquista-demagogica: siamo veramente convinti che se la mattonata, il suv oppure il piccone colpissero un giudice e/o politico e/o un loro amico o familiare, le attenuanti non si perderebbero per strada?

L’altro giorno tre persone sono state uccise a picconate per la strada e nessuna sentenza restituirà queste persone alla vita, alla famiglia, però sarebbe gradita un pò di Giustizia, quella dei tribunali.

Allora vediamo un pò come gira la giustizia…

Ieri abbiamo letto dell’assassino del vigile, investito volontariamente con un suv, trascinato per 200 metri ed ovviamente ucciso; da parte del Pm la richiesta di 26 anni di carcere, ma ha ottenuto le attenuanti e viene condannato a 15.

Se Juncker, dopo aver fatto massacrato la fidanzata con 22 coltellate è stato condannato a 30 anni,  poi ridotti a 16, (grazie all’equivalenza tra attenuanti e aggravante); ma subito scontati a 13 ed infine ne ha scontati 10  ed ora è a piede libero, andrà a finire che l’assassino del vigile uscirà in…5?

Oggi leggo sul Corriere che: ...un mese fa C.V., 62 anni, si era visto superare da un uomo che con un mattone in mano lo aveva colpito con violenza. Al San Raffaele, i medici gli avevano riscontrato la frattura del setto nasale e un importante ematoma all’occhio sinistro. L’uomo aveva saputo dalla polizia che quell’omone aveva mandato all’ospedale altre quattro persone, prese a calci e pugni. Ad uno aveva addirittura staccato a morsi l’orecchio.

Eppure qualche giorno fa, quell’aggressore, un energumeno di un metro e novanta per un quintale, era ancora in giro. Proprio in zona Venezia, dove aveva messo in atto il suo folle raid. Era stato arrestato, ma è tornato libero. Tra l’altro, pur essendo nato in Angola, ma avendo cittadinanza portoghese, non ha dovuto cercare troppe giustificazioni: è un cittadino comunitario e quindi non ha bisogno di nessun permesso di soggiorno per girare l’Italia. Certo, non ha diritto di menare le mani, altrimenti si viene arrestati. Ma si torna liberi troppo in fretta.

…e giusto per restare in argomento vi ricordo che grazie alle attenuanti quello che  aveva investito ed ucciso 7 ciclisti (sette!) è stato condannato al minimo di pena (8 anni), anzichè al massimo di 18.


I benefici dei giardini verticali

10 maggio 2013

Scegliere di completare un edificio con un giardino pensile a tutta parete o con una copertura verde, ormai non è più solo una scelta estetica, ma un importante investimento a favore dell’edificio stesso e dell’ambiente.

Molti sono gli studi che sino ad oggi hanno confermato questa tesi, spingendo un numero sempre maggiore di città a favorire l’adozione dei giardini pensili come ulteriore strumento per ridurre l’inquinamento atmosferico oltre che come valida soluzione architettonica per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.

Prima fra tutti sicuramente la città di Parigi che, non a caso, accoglie uno degli edifici simbolo dei Vertical Garden, il Musée du Quai Branly con il suo rigoglioso giardino pensile a tutta facciata progettato dal paesaggista Patrick Blanc, considerato uno degli inventori del green wall.

Musée-du-Quai-Branly-credit-Patrick-Blanc

Un recente studio condotto dal ricercatore Thomas Pugh del Karlsruhe Institute of Technology in Germania ha mostrato come la presenza di giardini pensili verticali nelle grandi città permetta di ridurre l’inquinamento atmosferico, soprattutto lungo quelle che vengono definite “street canyon”, ovvero i lunghi corridoi viari fiancheggiati da alti palazzi.

A causa delle precise condizioni fisiche e delle mancanza di un regolare ricircolo d’aria, all’interno delle street canyon si rilevano le maggiori concentrazioni di biossido di azoto (NO 2 ) e particolato (PM), assolutamente pericolose per la salute umana.

Attraverso un’attenta modellazione, i ricercatori tedeschi sono quindi riusciti a dimostrare che, la presenza di giardini pensili verticali lungo le street canyon, ad esempio come rivestimento delle stesse facciate degli edifici, sarebbe in grado di abbattere del 40% la presenza di NO 2, arrivando addirittura ad un 60% per il PM: minore è lo spazio da “filtrare” (come il volume ridotto contenuto nelle street canyon) e migliore sarà il risultato.

Oggi i giardini pensili esistono sotto forma di numerosissime soluzioni architettoniche: sostituendosi alle coperture, realizzando orti urbani, piuttosto che dando vita a veri e propri giardini ‘attivi’ capaci di produrre energia.

L’Italia vanta un grande primato in questo campo, grazie al Vertical Garden di Rozzano, detentore del Guinness dei Primati per la più grande estensione al mondo (1.262,85 mq).

Sia a grande scala che nel piccolo, i benefici dei giardini pensili sono molteplici:

 

Qualità estetica - L’aspetto forse più superficiale, ma che può dimostrarsi un validissimo aiuto per il recupero di aree dismesso o la riqualificazione di brani di città degradati;

 

Riduzione dell’effetto ‘Isola di calore’ - La presenza di verde in ambito urbano permette di ridurre la temperatura superficiale degli edifici, innescando una naturale circolazione d’aria che elimina il problema della cappa di calore che portano con sè le grandi distese di cemento;

 

Migliore qualità dell’aria – Attraverso fenomeni naturali quali ad esempio la fotosintesi, le piante dei giardini pensili, catturano le sostanze inquinanti ed i gas nocivi, purificando e filtrando l’aria;

 

Migliore efficienza energetica - Giardini pensili in copertura o in facciata creano un naturale filtro tra interno esterno, aumentando le prestazioni dell’involucro e quindi riducendo i costi energetici e le emissioni degli impianti, inoltre il verde esterno protegge le strutture dal sole e dalla pioggia, allungando la vita media dell’edificio;

Qualità di vita interna – Oltre a ridurre l‘inquinamento acustico, i giardini pensili collocati in posizioni strategiche (come ad esempio all’ingresso del bocchettone della valvola di aspirazione) purificando l’aria;

 

Vantaggi per l’ambiente – I giardini pensili favoriscono lo sviluppo delle biodiversità, inoltre possono essere trasformati in veri e propri orti urbani dove coltivare e produrre cibo km zero, favorendo uno stile di vita di maggiore qualità.


Impatto ambientale: ecco come ridurlo anche a lavoro

6 maggio 2013

Scegliere di adottare uno stile di vita più sostenibile e rispettoso nei confronti del Pianeta è un impegno che non può essere relegato entro i confini delle proprie mura domestiche.

Di seguito i 10 consigli elaborato da InfoJobs.it:

Clima: prestare attenzione alle temperature degli uffici, che non devono essere troppo elevate o troppo basse, evitando la regolazione massima degli impianti di condizionamento o riscaldamento.

Mezzi di trasporto: prediligere, quando possibile, i mezzi a basso impatto inquinante come il treno o i mezzi pubblici, sia per raggiungere la sede di lavoro, sia per le trasferte aziendali.

Digitalizzazione: creare archivi digitali per un’organizzazione paperless (paper less? scrivere senza carta non era possibile?) ed evitare così lo spreco di carta, riducendo anche la mole di ingombro in ufficio.

Stampante: ricorrere a questo strumento solo se è necessario e controllare sul pc l’anteprima prima di avviare la stampa. L’impostazione della stampa fronte-retro permette di abbattere la quantità di carta utilizzata.

Frigoriferi: regolare la temperatura dei frigoriferi sui 3°- 5°: temperature più basse comportano infatti sprechi di energia e alterazione degli alimenti stessi.

Cancelleria: comprare carta in fibre riciclate, matite colorate invece degli evidenziatori e biro, bianchetti che non contengono solventi. Al posto dei classici bloc-notes è possibile riciclare le vecchie stampe e riutilizzarle come fogli per gli appunti.

Luce e elettricità: sfruttare la luce solare il più possibile. Quando si esce dall’ufficio spegnere le luci, pc e l’interruttore a monte della spina. Impostare la modalità stand-by del pc invece che il classico screensaver (ovvero salvaschermo …) contribuisce a risparmiare energia elettrica.

Rifiuti: la raccolta differenziata, sempre e comunque. Affiggere delle piccole guide vicino ai bidoncini spiegando quali materiali sono da riciclare e in quale categoria.

Arredamento: prediligere mobili ufficio in materiali riciclati o riciclabili, verificando inoltre l’assenza di sostanze pericolose come nichel, cadmio, sostanze cancerogene.

Coffee break: utilizzare tazzine e bicchieri tradizionali al posto dei bicchierini usa e getta e zucchero sfuso invece delle bustine.

(Coffee break? chiamarla Pausa caffè no?)


Meno consumi = più tasse (ma fino ad un certo punto)

20 marzo 2013

La maggior parte di noi sa e capisce che un aumento esagerato della pressione fiscale sulla distanza porterà una riduzione dei consumi, tanto più in una situazione complicata come quella che stiamo vivendo negli ultimi anni.

Aggiungerei la domanda posta nei giorni scorsi sul Gruppo FB ovvero preso atto che nei primi mesi del 2013 hanno chiuso 10.000 negozi, va da sè che il gettito fiscale si ridurrà ulteriormente. Chi pagherà le mancate entrate?

I sopravvissuti, ritengo, il cui numero però diminuirà sempre più, facendo calare ulteriormente le entrate e nel contempo distruggendo l’intera economia e lasciando una società impoverita e senza speranze per il futuro.

A quanto pare i nostri governanti, che siano tecnici o politici poco cambia,  non riescono a fare questo ragionamento, ma è ancor più grave è che i Tecnici non conoscano l’effetto Laffer (dal nome dell’economista americano che lo ideò negli anni ’80) e di cui leggo in un breve articolo su Quattroruote.

Facendo riferimento al prezzo  della benzina ed al carico fiscale incrementato a dismisura, leggo che il 2012 si è chiuso con una riduzione dei consumi, ma con un aumento delle entrate fiscali, stimate in 4,1 miliardi di Euro (3,2 dalle accise, il resto dall’Iva). Nel mese di dicembre, però. la riduzione dei consumi, arrivata al -13,6% rispetto a dicembre 2011, ha fatto diminuire anche il gettito fiscale del 7,2%.

Ed ecco dimostrato l’effetto Laffer che mostra come al superamento di un certo livello di tassazione le entrate fiscali, invece che crescere iniziano a calare, trasformando gli altri aumenti in un boomerang che potrebbe portare ad un bilancio decisamente negativo per le casse dello Stato. Ovvio, verrebbe da dire, ma non per tutti, a quanto pare.

Curva_di_Laffer

Ho parlato di benzina & accise, ma è un ragionamento che possiamo applicare in ogni settore. Infatti oltre alla mancanza cronica di lavoro, per quel che riguarda la nostra azienda il vero problema è la mancanza di liquidità causata dalla riduzione del fatturato, certo, ma decisamente aggravata dall’aumento dei costi fiscali e burocratici.

Non essendo un economista, ma un semplice uomo della strada, potrei anche avere una visione errata delle cose, se non fosse che i conti li faccio con i miei soldi e non con quelli degli altri. E se sbaglio, pago in prima persona


Chiamalo prodotto ad ImpattoZero, se ti va…

13 febbraio 2013

Alcuni giorni fa la Signora K ha acquistato questo prodotto:

argan

I più attenti avranno notato sulla scatola il marchio di ImpattoZero:

impattozero

Ottima cosa, io stesso compenso le emissioni delle auto ed in azienda utilizziamo Lifegate Energy,  tuttavia ci vorrebbe un filo di coerenza in più rispetto al marchio che stampi sulla confezione, riducendo anche l’impatto ambientale dell’imballo, studiando una confezione più piccola, adatta ad un flaconcino di soli 50 ml.

Perchè quando apri la scatola in questione, qualche domanda te la fai…

DCIM100MEDIA

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Bollette del gas: la riduzione degli importi è possibile

16 gennaio 2013

Le Associazioni dei Consumatori: Unione Nazionale Consumatori, Lega Consumatori, Federconsumatori, Assoconsum, Movimento Consumatori, Adusbef, Cittadinanza attiva  e Adiconsum sostengono che, dopo un triennio di rincari, vi siano finalmente quest’anno le condizioni per una riduzione delle bollette dell’elettricità e del gas.

Infatti, da giugno dello scorso anno funziona il mercato di bilanciamento del gas, che fa registrare prezzi sensibilmente inferiori a quelli praticati dai contratti “Take or Pay” (prendi o paghi), sui quali attualmente si basa l’Autorità per l’energia per determinare trimestralmente il prezzo di riferimento del gas  per le famiglie del Mercato Tutelato. C’è quindi finalmente un altro prezzo (più basso) del gas da considerare per fissare le tariffe da far pagare in bolletta ai clienti domestici.

Quindi, bene ha fatto l’Autorità per l’energia a mettere in consultazione un documento che prefigura, dal prossimo 1° aprile, un nuovo criterio per fissare il prezzo del gas per le famiglie del Mercato Tutelato.

Il nuovo criterio tiene conto del minor costo del gas sul mercato spot, -favorito dall’attuale congiuntura economica con eccesso di offerta e calo dei consumi- rispetto a quello dei contratti di lungo periodo e, secondo la previsione dell’Autorità, dovrebbe far diminuire le bollette del gas del 7%, già dalla prossima primavera.

Ovviamente questa prossima delibera dell’AEEG non piace alle Società distributrici del gas che negli ultimi tempi hanno fatto sostanziosi profitti vendendo il gas acquistato sul mercato spot ai prezzi fissati dall’Autorità.

Anche le bollette elettriche dovrebbero ridursi: infatti, circa il 60% dell’elettricità è prodotta da centrali a gas, che risentiranno positivamente della riduzione del prezzo del gas nel mercato all’ingrosso.

Le Associazioni dei Consumatori confermano il loro sostegno all’Autorità per l’energia per  l’azione svolta a tutela dei consumatori e chiedono con forza che i nuovi prezzi del gas non subiscano slittamenti ed entrino in vigore dal prossimo 1° aprile.

Inoltre, esprimendo la propria opinione sul Documento in consultazione, le Associazioni Consumatori ritengono che si debba rinviare l’introduzione di una polizza assicurativa a garanzia della stabilità del prezzo del gas, in quanto nell’attuale situazione non appare necessaria e si tradurrebbe in un ulteriore onere sulle bollette delle famiglie.

Applicando la semplice regola che il gas si deve comprare al prezzo di mercato più conveniente e non ad una cifra concordata anni prima tra colossi, si dovrebbe ridare un po’ di sollievo ai portafogli degli italiani, decisamente più alleggeriti rispetto a quelli dei consumatori europei per quanto riguarda la spesa per la bolletta energetica.


La Settimana per la riduzione dei rifiuti è finita, ma il problema resta, per cui…

30 novembre 2012

Come detto nel titolo, la Settimana per la riduzione dei rifiuti è terminata il 25 novembre, ma il problema dei rifiuti in eccesso, resta.

Spesso in passato ho invocato una gestione dei rifiuti uguale per tutti, al fine di migliorare sia la raccolta sia il riciclo, ma è anche vero che ci sono aziende che ci aiutano a smaltire al meglio le confezioni dei loro prodotti; penso a Parmareggio come a Granarolo, senza peraltro dimenticare l’intelligente idea di Afeltra che addirittura ricava gli imballi dagli scarti delle mele

Oggi segnalo pertanto un’altra azienda che percorre la stessa strada ovvero La Città del Sole, della quale ho comprato dei plum cake all’avena

alimentazione 002

e come potete vedere, sul retro della confezione ci sono le indicazioni per il giusto smaltimento e riciclo.

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Non è difficile fare le cose per bene… ;-)

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Dal 17 al 25 novembre: la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti

15 novembre 2012

Tra le associazioni nazionali hanno aderito GreenaccordFare VerdeMDF – Movimento Decrescita FeliceSlow Food Italia , Cittadinanza AttivaAltroconsumo e l’Associazione Borghi Autentici d’Italia.

Questa azione partecipa alla  Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre), un evento che mette al centro della pubblica attenzione l’esigenza di  ridurre drasticamente la quantità dei rifiuti, aumentare la produzione eco-compatibile, allungare la vita dei prodotti e promuovere consumi attenti e responsabili.

Secondo le stime della Banca Mondiale la crescita della popolazione mondiale e lo sviluppo economico dei paesi emergenti porterà nei prossimi 10-15 anni ad un raddoppio dei rifiuti solidi urbani attualmente prodotti che ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate circa e dei relativi costi di gestione.

Nonostante il fatto che il  Rapporto Banca dati sulla raccolta differenziata 2011, registri come dato positivo un calo del 1,88% dei rifiuti prodotti rispetto al 2010  la gestione dei rifiuti in Italia presenta ancora grossi elementi di criticità.

Ben difficilmente  riusciremo ad arrivare all’obiettivo del 65 % di Raccolta differenziata  (già conseguito e superato da altri paesi europei) se l’aumento annuo del livello di RD continuerà ad attestarsi su percentuali  modeste come l’incremento del 2,27 % avvenuto nel 2011 rispetto all’anno precedente.

La percentuale di raccolta differenziata, secondo i dati del rapporto, passa infatti dal 33,26% del 2010 al 35,5 % del 2011.

Per consultare la lista completa degli Enti Locali, Associazioni Nazionali e Locali, Movimenti Civici, clicca qui>>

La raccolta delle sottoscrizioni da parte di Enti Locali e Associazioni continua (tramite l’invio di una mail a: adesioni@comunivirtuosi.org così come la raccolta firme alla petizione>> per un possibile proseguimento dell’azione anche con il prossimo anno.

Fonte

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Nestlé ridurrà la quantità di zucchero e di sale nei cereali; iniziativa interessante, ma…

18 ottobre 2012

in sintesi un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

Entro il 2015 la Nestlé e il suo partner per la produzione dei cereali per la prima colazione General Mills, taglierà drasticamente il contenuto di zucchero e sale in almeno 20 tra i marchi più popolari venduti in 140 Paesi del mondo compresi gli Stati Uniti.

L’annuncio è stato dato dal colosso svizzero che, solo per il mercato extra-statunitense, vende ogni anno 3,5 miliardi di porzioni di cereali per un valore equivalente a 25 miliardi di dollari.

La riformulazione riguarderà in particolare:

- lo zucchero, che dovrà essere presente in quantità non superiori ai 9 grammi per porzione; in casi come i Cheerios al miele e i cerali Nesquik, questo significherà un taglio del 30% o più.

- il sale, che non dovrà superare i 135 milligrammi di sodio per porzione.

- il calcio, che invece salirà fino a rappresentare il 15% della dose media giornaliera consigliata (in Europa si arriverà così a 120 milligrammi/porzione).

- le farine integrali, che saranno presenti in quantità non inferiori agli 8 grammi per porzione

- le calorie, che non saranno superiori a 200 per porzione di cerali con latte

Secondo l’azienda, il cambiamento è una tappa del percorso intrapreso già nel 2003, che porterà verso cibi più sani. Da allora, dichiara la sede centrale, dalle ricette sono state rimosse 9.000 tonnellate di zucchero e 900 di sale in oltre 3,4 miliardi di porzioni.

Tuttavia, secondo altri commentatori, più smaliziati, il vero motivo è che un colosso del genere si prepara a modificare gradualmente le ricette, prima che il cambiamento venga imposto da legislazioni nazionali che si avviano a essere sempre più restrittive in diversi Paesi.

In Gran Bretagna l’associazione di consumatori Which? in una recente indagine ha dimostrato che 32 dei 50 marchi di cereali più venduti  sono pieni di zuccheri, al punto che alcuni, come i Cheerios al miele, hanno un tasso calorico paragonabile a quello di biscotti al cioccolato.

È vero che il contenuto di sale e zucchero è sceso negli ultimi anni, e che uno dei prodotti di CPW – Shredded Wheat – è stato giudicato il più sano tra quelli analizzati, ma secondo Which? uno dei punti più critici resta la pubblicità, che tenta di far passare questi alimenti come cibi sani.

Malcom Clark, coordinatore della Children’s Food Campaign of Britain Sustain, ente no profit per la tutela della salute dei bambini attento soprattutto agli inganni della pubblicità, ha commentato così la decisione di Nestlé: «Il cambiamento degli ingredienti è positivo, ma il vero punto è in che modo vengono presentati questi prodotti: non si può dire che sono più sani ma solo che diventeranno – nei prossimi anni – leggermente meno insani».

Diversi studi del Rudd Center dell’Università di Yale pubblicati negli scorsi mesi sembrano dargli ragione (vedi articoli sui cereali e bibite). Queste ricerche dimostrano che le grandi aziende stanno cercando di tamponare i possibili effetti negativi della nuove ricette, intensificando la pubblicità dei prodotti più zuccherati e ricchi di calorie rivolte ai bambini.

La direttrice del Rudd Center Jennifer Harris, non a caso, ha commentato: «C’è una differenza fondamentale tra ciò che le aziende pensano sia un miglioramento e ciò che l’opinione pubblica giudica sia un reale passo in avanti.

Le aziende riformulano i prodotti, ma continuano a proporre ai bambini gli alimenti più zuccherati in commercio, mentre dovrebbero smettere quantomeno di pubblicizzarli.

Dal canto suo, la CPW ha dichiarato che lo sforzo è quello di migliorare i cereali senza perdere quote di mercato, e che per questo l’azienda sta studiando nuovi metodi di cottura e di essiccamento per mantenere gusto e aroma, riducendo ulteriormente gli zuccheri e il sodio e aumentando le farine integrali.

Forse però, per ottenere risultati davvero significativi contro l’obesità, sarebbe più utile aiutare i consumatori – specie quelli più piccoli – a modificare le proprie abitudini e quindi proporre alimenti diversi e non necessariamente troppo dolci o salati.


Meno Irpef, più Iva: secondo voi chi ci guadagna?

11 ottobre 2012

Non che avessi dubbi in merito, tuttavia ecco cosa leggo su Altroconsumo

Riduzione dell’Iperf, aumento dell’Iva su beni e servizi. È quanto prevede la legge di stabilità.

Quale sarà l’impatto sui redditi degli italiani?

Abbiamo fatto i conti su 4 diverse tipologie di famiglie. I risultati sono sconfortanti.

Il disegno di legge di stabilità ha previsto una riduzione dell’Irpef e, allo stesso tempo, un aumento dell’Iva. Per l’Irpef, la legge prevede la riduzione di un punto percentuale per i primi due scaglioni di reddito che attualmente sono tassati al 23% e al 27%.

Dal primo gennaio 2013 diventeranno del 22% per i redditi fino a 15.000 euro e del 26% per redditi fino a 28.000 euro. Per l’Iva, invece, è previsto l’incremento di un punto percentuale dell’Iva agevolata al 10% e dell’ordinaria del 21%, che dal primo luglio 2013 passeranno all’11% e al 22%.

La revisione delle detrazioni e delle deduzioni prevede l’introduzione di nuove franchigie, più alte delle attuali e di tetti massimi di spesa agevolabile notevolmente inferiori a quelli in vigore in questo momento.

Come si può vedere dalla tabella, l’effetto della riduzione dell’Iperf sulle tasche delle famiglie è davvero di pochi spiccioli. Dividendo la cifra complessiva per le 13 mensilità, gli italiani si ritroveranno in busta paga dai 14 ai 31 euro al mese.

Peggio va alle famiglie monoreddito che continueranno a versare molto più degli altri, senza contare che l’importo massimo di 280 euro di riduzione Irpef per i redditi superiori a 28.000 euro viene raddoppiato solo per le famiglie in cui lavorano entrambi i coniugi.

Se poi si considerano anche i ritocchi al ribasso di detrazioni e deduzioni, l’effetto sul reddito della diminuzione dell’Iperf sarà nullo, se non addirittura passivo.

In sostanza resterà solo l’aumento dell’Iva.


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