Il progetto olandese dell’autostrada intelligente

21 maggio 2013

Alcuni giorni fa ho letto, sul numero di Wired in edicola, del progetto dello studio olandese Roosegaarde denominato Smart Highway e che prevede alcuni punti decisamente interessanti che, ovviamenete, sulle nostre autostrade non arriveranno mai.

1 – Quando sull’autostrada la temperatura raggiunge lo zero, sull’asfalto si formano immagini di grandi fiocchi per allertare gli automobilisti.

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2 – Grazie ad un sistema di sensori disposti lungo la carreggiata, i lampioni si attivano solo al passaggio delle auto, permettendo di risparmiare energia che, peraltro, è verde essendo prodotta da impianti eolici lungo il percorso.

Page 12_ driving change_ credit Studio Roosegaarde & Heijmans

3 – La segnaletica non richiede alimentazione elettrica, in quanto è alimentata dall’energia solare accumulata di giorno.

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Idee interessanti, soprattutto la seconda che peraltro mi ricorda il progetto Lumiere di Enea e che fanno il paio con le piste ciclabili riscaldate di cui si leggeva nei mesi scorsi:

Installando tubature a 50 metri sotto il manto stradale in corrispondenza delle piste ciclabili, il calore accumulato durante l’estate viene liberato durante l’inverno per evitare la formazione del ghiaccio: in questo modo, le probabilità di incidenti e spiacevoli cadute verrebbero ridotte.

La proposta  delle piste ciclabili riscaldate è stata presa in considerazione dall’Amministrazione di Utrecht che ha calcolato in 19-38 mila euro il costo per chilometro di pista ciclabile riscaldata.

A fronte di questi costi, ci sarebbe comunque un piccolo risparmio economico relativo alla diminuzione delle quantità di sale da spargere sull’asfalto, ma soprattutto ci sarebbe un minor costo sociale in virtù della tutela delle vite umane contro possibili incidenti.


Una facciata intelligente contro il caldo mediterraneo

13 maggio 2013

Due giovani architetti catalani hanno sviluppato un innovativo e colorato prototipo di facciata intelligente, capace di reagire autonomamente alle variazioni ambientali interne ed esterne e raffrescare la casa naturalmente.

Il prototipo “Active facade” è nato dalla collaborazione tra i progettisti Adrià Escolano e Maria Ubach del Barcelona Institute of Architecture, per un duplice scopo: disegnare una superficie altamente performante e realizzare un involucro attivo capace di interagire simultaneamente alle variazioni di temperatura interna ed esterna.

Active facade nasce prima di tutto per migliorare le performance degli edifici costruiti nei climi caldi, dove le temperature salgono fino a livelli molto elevati e l’irraggiamento solare determina numerose scelte progettuali.

In questo preciso caso, data la paternità del progetto, il prototipo è stato sviluppato per i paesi Mediterranei, mostrandosi come un’evoluzione delle tradizionali corti interne vetrate, tipiche della città di Barcellona ed impiegate per il raffrescamento delle abitazioni.

Questo particolare involucro attivo è composto da una serie di elementi plastici sottovuoto di dimensioni costanti (90x30x25), contenenti rispettivamente una particolare varietà di liquidi colorati differenti ed inseriti all’interno di una maglia metallica strutturale.

Quando i raggi solari colpiscono la superficie della facciata, il liquido contenuto al suo interno si riscalda modificando il proprio stato e di conseguenza il proprio equilibrio, in questo modo il baricentro degli elementi si sposta generando una rotazione naturale dell’elemento rispetto al proprio asse.

Variando la propria inclinazione, gli elementi della facciata intelligente generano delle aperture puntuali lungo tutta la superficie, favorendo la ventilazione naturale.

Ovviamente quando la temperatura esterna si abbassa nuovamente e il liquido reagente si raffresca, il baricentro degli elementi torna alla posizione originale, consentendo all’involucro di ripristinare la forma di partenza.

Grazie all’impiego di liquidi a differenti densità, Active Facade può essere calibrata sulle singole esigenze dell’utente, modificando la forma dell’involucro a seconda delle esigenze interne e della distribuzione funzionale.


Architettura sostenibile: Federal Center South Building, ZGF Architects LLP

11 maggio 2013

Un vero esempio di Net Zero Energy Building, un edificio ad energia zero, dove la produzione energetica supera i consumi richiesti, con un indice Energy Use Intensity (EUI) pari a 20.3 kBtu/sf/anno (kBTU/sf = 3.155 kWh/mq).

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L’edificio ha già ottenuto un punteggio di 100 dall’ENERGY STAR superando del 40% le prestazioni energetiche imposte dal rating ASHRAE.

Collocato a Seattle, il Federal center è uno dei primi edifici a sperimentare l’impiego di un impianto geotermico per il riscaldamento e il raffrescamento ed una vasca per il raffrescamento dotata di Phase change material.

I pannelli radianti (chilled sails) collocati sul soffitto e la massima illuminazione naturale, completano il quadro di questa architettura sostenibile ad altissima efficienza.

Fonte: Rinnovabili


Architettura sostenibile: Marin Country Day School, EHDD

10 maggio 2013

Circa il 95% degli spazi sono illuminati e ventilati naturalmente, il serbatoi di accumulo e la torre di raffrescamento permettono alla struttura di ridurre il proprio carico termico durante il giorno, raffrescandosi la notte.

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La scuola progettata dagli architetti della EHDD per Corte Madera in California,dimostra la possibilità di applicare soluzioni tecnologiche sostenibili anche a strutture dedicate agli aspetti sociali e istruzione della vita quotidiana.

 

L’utilizzo del legno per l’involucro e le finiture ha permesso di eliminare i ponti termici, arrivando a garantire una prestazione molto vicina agli edifici passivi, pari ad un indice EUI di 6.74 kbtu/sf/anno, al quale contribuisce anche l’apporto energetico dell’impianto fotovoltaico

 

Fonte: Rinnovabili


Bioedilizia: arrivano dalla Romania le nuove case in legno

10 maggio 2013

Arrivano dalla Romania le nuove case in legno ad “Energia Zero“, veri e propri green building realizzati secondo i criteri della bioedilizia, per risparmiare energia e vivere sano.

Il progetto per le Soleta zero Energy homes è firmato dalla no-profitt Justin Capra Foundation for Sustainable Technologies and Inventions (or FITS), desiderosi di realizzare diversi modelli di ‘green building’ a portata di chiunque, per lanciarsi nel mondo dell’abitare off-grid.

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Realizzate con il 97% di materiale riciclato, di cui il legno delle vicine foreste fa da padrone, le Soleta Zero Energy Homes sono un sorta di commistione tra le abitazioni rustiche di montagna e le residenze innovative ad alto risparmio energetico.

Non si tratta esattamente di Passive House, tuttavia queste abitazione Zero Energy sono state realizzate con il preciso intento di avvicinare i cittadini ad uno stile di vita “off-grid”, iniziando con la costruzione di case comunque a basso consumo alimentate unicamente da energia rinnovabile.

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Da abitazioni unifamiliari di 48 mq fino a quadrilocali da oltre 100 mq, queste Zero Energy Homes sono state progettate per essere modulari nelle forme e nelle dimensioni, aggiungendo o togliendo stanze a seconda delle esigenze, senza compromettere le prestazioni.

Anche gli impianti sono personalizzabili, mettendo gli utenti nella condizione di poter scegliere tra differenti soluzioni carbon neutral o combinando più tecnologie contemporaneamente.

Accanto alle componenti attive i moduli abitativi Zero Energy ovviamente assicurano  un involucro in bioedilizia adeguatamente isolato per ridurre le dispersioni termiche, prevalentemente illuminato da luce naturale grazie alle ampie vetrate ‘low-e’ o, comunque con apparecchi illuminati a LED.

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Una stufa a pellet integra le esigenze di riscaldamento, mentre l’acqua calda sanitaria è fornita completamente dal solare termico connesso al sistema di raccolta delle acque piovane. Un sistema costruttivo vincente per le Zero Energy Homes della fondazione rumena, che oggi sono addirittura disponibili sul mercato a partire da 25.000 euro, per i modelli più piccoli, per arrivare a 57.000 euro per i modelli più spaziosi.


Architettura sostenibile: Merritt Crossing Senior Apts.

9 maggio 2013

Il progetto per il centro anziani degli architetti Leddy Maytum Stacy Architetti è un esempio di architettura sostenibile con funzione sociale.

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La copertura ventilata, i pannelli solari termici ed il fotovoltaico, assicurano il massimo rendimento energetico,  mentre le ampie vetrate e le schermature mobili della facciata lasciano entrare la luce naturale, limitando il guadagno solare quando non necessario.

Senza aria condizionata meccanica il perfetto benessere igrotermico interno è garantito dal sistema di ventilazione naturale.

Fonte: Rinnovabili


Architettura sostenibile: New Norris House

8 maggio 2013

Solo 1.800 piedi quadri (1 piede quadro = 0,092 mq) per questa piccola abitazione unifamiliare progettata dagli architetti UT Knoxville.

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Dimensioni ridotte, ma che non limitano assolutamente le prestazioni energetiche e l’efficienza a cui punta questo edificio. I soldi risparmiati dalla scelta di costruire un’abitazione più piccola della media, sono stati completamente reinvestiti nelle soluzioni energetiche, raggiungendo un traguardo davvero unico.

Un abbaino per illuminare l’ambiente senza luce artificiale, materiali naturali e privi di componenti inquinanti, vetri tripli ad alta efficienza, in grado di limitare il guadagno solare senza rinunciare alla luce, illuminazione al LED e schermature solari, completano il quadro della sostenibilità.

Fonte: Rinnovabili


Architettura sostenibile: Pearl Brewery/Full Goods Warehouse

7 maggio 2013

Oltre 6.000 mq certificati LEED Gold, caratterizzano l’edificio di San Antonio progettato da Lake Flato Architects. Anche in questo caso sono le scelte passive a determinare il contenimento dei consumi energetici e la riduzione degli sprechi.

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La facciata nord capta la massima luce naturale diffusa, mentre l’ingegnoso sistema di ventilazione naturale, consente la fuoriuscita dell’aria calda dalla sommità della facciata.

Il 100% dell’acqua utilizzata dall’edificio proviene dal recupero delle acque meteoriche.

Tutti gli ambienti sono dotati di sistemi indipendenti per il controllo della temperatura interna, assicurando un impiego ragionato dell’energia.

Fonte: Rinnovabili


Architettura sostenibile: San Francisco Public Utilities Commission Headquarters (SFPUC)

6 maggio 2013

Il quartier generale della Commission Lavori Pubblici (SFPUC) di San Francisco ha invece raggiunto la certificazione LEED Platinum.

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Progettata da KMD Architects con la collaborazione di Stevens & Associates, l’edificio supera del 55% l’efficienza energetica imposta dallo Stato per gli edifici pubblici.

 

Fotovoltaico ed eolico forniranno il 7% dei consumi elettrici, grazie alla luce naturale i consumi elettrici per l’illuminazione saranno abbattuti del 45%, inoltre il consumo di acqua è ridotto del 60% rispetto agli edifici tradizionali grazie ad uno dei primi sistema del Paese di recupero delle acqua grige e nere.

Fonte: Rinnovabili


Architettura sostenibile: Swenson Civil Engineering Building

3 maggio 2013

Solo materiali sostenibili e permeabili sono stati utilizzati per la costruzione della scuola di Ingegneria del Minnesota. L’ampio giardino pensile realizzato con piante autoctone copre il 22% del tetto riducendo il fabbisogno d’acqua e filtrando le impurità.

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Un particolare sistema sotterraneo di trattamento legato ad un processo di fitodepurazione e di filtraggio attraverso una serie particolare di rocce, permetter di recuperare il 100% delle acque piovane, riutilizzando anche una percentuale della acque grigie.

 

Fonte: Rinnovabili


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