25 gennaio 2013
Oggi ho visto una foto della modella Alessandra Ambrosio ritratta mentre cambia le scarpe in auto, passando da un paio di ballerine sicuramente più adatte alla guida rispetto alle scarpe con il tacco che utilizzerà poi…

Fortunatamente l’approccio del Corriere è stato meno ironico rispetto a quello fatto a suo tempo da TGcom, nei confronti di Nina Moric che aveva lo stesso approccio alla guida.
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26 ottobre 2012
Migliaia di scarpe confezionate con sostanze altamente tossiche e cancerogene e con valori di cromo esavalente, cadmio e piombo eccedenti di oltre cento volte i limiti di legge sono state sequestrate a Roma.
L’intervento non è dei Nas, ma della Polizia locale di Roma Capitale, nel quartiere multietnico dell’Esquilino. Sono stati ispezionati finora una quarantina di esercizi commerciali, in maggioranza gestiti da cinesi e bengalesi, e sono cinquanta le persone denunciate
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29 agosto 2012
un articolo che leggo su Altroconsumo
La pelle che fa male alla pelle. Non un gioco di parole, ma quello che può succedere dopo aver acquistato un paio di scarpe o un divano in pelle: una dermatite, che provoca prurito e dolore.
Nei casi più gravi, disturbi respiratori. La causa di tutto è il dimetilfumarato (dmf), sostanza usata contro le muffe.
Di solito il dmf era contenuto in sacchetti, fissati all’interno dei mobili o inseriti nelle scatole delle calzature, da cui si diffonde per evaporazione.
In Europa il dmf è vietato, ma in passato si sono verificati casi di reazioni ad alcuni prodotti, provenienti principalmente dalla Cina, dove l’uso del dmf è consentito.
Oggi articoli contenenti dmf non possono più essere commercializzati in Europa, ma qualche precauzione resta opportuna.
- non conservare le bustine bianche di silice (“silica gel”) che trovate nelle confezioni: potrebbero essere impregnate di dmf
- se hai una reazione allergica considera che il divano nuovo o le nuove scarpe in pelle potrebbero esserne la causa
- aera spesso i locali quando acquisti un nuovo divano in pelle
- lascia all’aria per qualche giorno le nuove scarpe in pelle e se possibile non indossarle a diretto contatto con la cute
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9 marzo 2012
leggo su Altroconsumo
Cosa si cela dietro la filiera produttiva delle scarpe in pelle? Come si comportano le grandi aziende del settore dal punto di vista economico, sociale e ambientale?
L’inchiesta è stata realizzata grazie al supporto di Danwatch, l’organizzazione danese indipendente di investigazione sull’etica sociale. L’indagine sul campo è stata fatta in Brasile e in India, due tra i Paesi più rappresentativi della filiera delle scarpe di pelle.
Inoltre, attraverso un questionario sottoposto alle aziende, abbiamo valutato la condotta più o meno etica dei principali colossi internazionali delle calzature.
Sei i marchi bocciati per la poca trasparenza e per le politiche insufficienti a tutela di lavoratori e ambiente.
Sono: Camper, Merrel, Birkenstock, Mephisto, Bata e Tod’s. In linea generale il settore conciario si è rivelato poco trasparente, sono poche le aziende che si son prestate a collaborare all’inchiesta e che hanno fornito informazioni sufficienti sul proprio impegno etico.
Alcune, come Timberland e Veja, si sono distinte per le politiche sociali e ambientali più trasparenti rispetto al panorama generale, ma nel complesso l’intero settore ha bisogno di un forte rinnovamento in senso etico.
Il settore conciario è particolarmente inquinante. Esiste un obbligo di trattare le acque utilizzate per conciare le pelli, ma si tratta di procedure costose, generalmente non rispettate fuori dall’Europa. Le acque reflue possono contenere acidi, sali e metalli pesanti, in particolare il cromo. Spesso le falde acquifere e le aree coltivate nei pressi delle concerie sono contaminate. A rischio, oltre alla salute umana, sono la flora e la fauna acquatica.
Articolo correlato: Quello che dovremmo sapere prima di acquistare i jeans
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23 dicembre 2011
leggo su Il Salvagente
Un intero impianto che fabbricava scarpe contraffatte. I prodotti erano rifiniti nei minimi dettagli, con rifiniture di pregio, ed erano praticamente identici agli originali.
Tanto da finire non nella rete di distribuzione clandestina, ma in cinque negozio di scarpe, il più grande dei quali era a Frascati. Il rivenditore in questione rivendeva i prodotti come originali, ma a prezzo scontato. I clienti, convinti di fare un affare, venivano invece truffati.
L’affare milionario è stato scoperto dai militari della Guardia di Finanza, che hanno ricostruito la complessa filiera di produzione, distribuzione e commercializzazione, arrivando infine a individuare la fabbrica interamente riconvertita alla produzione di scarpe contraffatte.
L’operazione si è conclusa con il sequestro della fabbrica. Un impianto dotato di tutte le attrezzatura necessarie per confezionare prodotti di alta qualità, oltre che dei cliché necessari per la pressofusione dei marchi. Oltre ai macchinari e ai semilavorati i militari hanno trovato una partita di 2.000 scarpe, copie fedeli dell’ultima collezione, pronte per arrivare sul mercato romano.
Il titolare della fabbrica, unitamente ai cinque principali distributori, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Velletri. Le indagini delle Fiamme Gialle dei Castelli proseguono per verificare se esistano altri canali di produzione e approvvigionamento di materiale simile.
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21 ottobre 2011
Fonte: CittaOggiWeb
Le scarpe luminose tanto amate dai bambini potrebbero essere pericolose. A lanciare l’allarme è l’Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria, dell’alimentazione e del lavoro (Anses), secondo la quale le calzature con le piccole luci che si accendono ad ogni passo potrebbero causare danni alla postura e alla vista. Un rischio che aumenta se le scarpe arrivano dall’estremo oriente, dove qualità e sicurezza dei componenti non sono garantite.
La postura del piccolo può assumere atteggiamenti sbagliati se il materiale della suola è troppo rigido, per la presenza dei congegni elettrici o meccanici, e non accoglie bene la volta plantare – dice il docente di anatomia presso l’università ‘Foro Italico’ di Roma, Maurizio Ripani – la camminata viene così ad essere viziata da un’attività deambulatoria del piede non idonea, provocando anche dolori o algie vertebrali.
Secondo gli specialisti, quindi, la prima cosa da fare sarebbe “imparare a camminare correttamente” sin da piccoli. “La regola base è quella di appoggiare prima il retropiede, di seguito la porzione laterale, poi l’avampiede e chiudere il passo sulla testa del metatarso dell’alluce”, spiegano.
Ma non è tutto. L’esposizione alla radiazione colorata emessa dalle luci a Led presenti nelle scarpine luminose potrebbe lesionare la retina.
Le luci Led attualmente in uso e in commercio hanno una forte componente di luce blu, che molte ricerche hanno già dimostrato risultare tossica per le cellule della retina, le quali subiscono un forte stress ossidativo quando vengono esposte alla luce, ma il rischio dipende dalla durata dell’esposizione, non esiste una soglia minima di tollerabilità e l’effetto negativo aumenta in modo tangibile nei soggetti sensibili.
Articolo correlato – Bambini e piedi piatti: colpa delle scarpe o delle mamme?
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20 giugno 2011
L’articolo è disponibile solo per i Soci di Altroconsumo, per cui pubblico solo un breve riassunto:
Sono sempre più pubblicizzate e diffuse le scarpe con la suola convessa, tipo le MBT. Scarpe che promettono di avere effetti salutari sull’organismo, grazie al fatto che impongono un cambiamento del modo di camminare.Ma per dirlo servono altri studi.
Il principio di funzionamento delle MBT è spiegato sul sito dell’azienda: una suola che consentirebbe di riprodurre il modo di camminare a piedi nudi su terreni irregolari dei Masai, tribù originaria dell’Africa orientale.
Questo restituirebbe al piede la sua camminata naturale, vale a dire ricreerebbe l’instabilità cui è sottoposto quando cammina scalzo su un fondo naturale. La suola delle MBT, grazie alla conformazione, crea questa instabilità e impone al piede di dondolare sia lateralmente (da lato a lato), sia longitudinalmente (dal tacco alla punta). Questo comporterebbe una serie imponente di effetti benefici.
Sul sito delle scarpe MBT si afferma che tutti questi vantaggi sono confermati dalla ricerca scientifica. Abbiamo passato in rassegna gli studi che si sono occupati delle MBT.
Si tratta principalmente di analisi del cammino in soggetti volontari che indossano alternativamente le MBT e scarpe normali. Sono analizzate soprattutto le modifiche del passo, dell’equilibrio, della pressione plantare. Si tratta di studi di piccole dimensioni e brevi, in molti casi supportati dal produttore.
Dagli studi si può rilevare che in effetti le MBT provocano una modifica del modo di camminare, ma anche che ciascun soggetto reagisce in modo diverso: difficile quindi determinare le conseguenze generali, positive o negative, delle MBT sulla camminata di chi le adotti.
Un articolo correlato > QUI
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2 marzo 2011
di Silvia Passini – Fonte: Lifegate
Sono in arrivo le scarpe che si piantano e che non solo si degradano, ma danno anche vita a una pianta! L’idea è della OAT, un’azienda olandese, che metterà in vendita entro fine marzo delle scarpe completamente biodegradabili.

La ricerca per realizzarle è durata due anni e per la produzione delle calzature si utilizzeranno canapa, sughero, cotone bio, plastiche biodegradabili e sbiancanti non clorurati. Queste originali sneakers sono realizzate completamente in Europa per minimizzare le emissioni dovute ai trasporti.
Che cosa ne sarà delle nostre scarpe consumate e non più utilizzabili? Una volta piantate nel terreno si degraderanno completamente e i semi contenuti nella linguetta superiore germogliando, daranno vita a una pianta vera e propria.
La giovane e innovativa casa produttrice, fondata due anni fa dal designer Christiaan Maats, ha presentato la sua collezione di scarpe chiamata “Virgin Collection” alla Green Fashion Competition durante la settimana della moda di Amsterdam, a fine gennaio.
Durante la sfilata di presentazione due modelli che interpretavano il ruolo degli Adamo ed Eva moderni spingevano delle carriole bianche in cui erano piantate le scarpe OAT. Il tema conduttore dello show era “salvati dal giardino dell’Eden” basato proprio sull’idea di una collezione di scarpe fatta di “tutto quello che di buono Madre Natura ha da offrire”.
Sul sito ufficiale di OAT si legge infatti che “il futuro della moda è nella riconciliazione tra natura e industria. Dobbiamo capire che quello che costruiamo è una parte di un ciclo vitale che deve essere chiuso”. Un bel modo di separarsi dai nostri oggetti, ridando loro una nuova, vera, vita!
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22 febbraio 2011
Ho letto un articolo nel quale si evidenzia il risultato di un sondaggio condotto dalla Direct Line, dal quale emerge che molte donne guidano l’auto con scarpe con i tacchi alti. Sai che novità, vien da dire.
Giustamente nell’articolo fanno notare anche gli esempi negativi forniti dalla pubblicità:
…d’altra parte, come non comprendere le stiletto-addict, quando gli spot più famosi ci mostrano una Uma Thurman che, dopo aver ricordato di essere «fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni», smonta dalla Giulietta con un tacco dodici? O quando Catherine Zeta Jones si intrufola nella Sportwagon entrando dal bagagliaio, per reclamare secca, al volante: «My shoes, please». E che shoes: sandalo da equilibrista.
Il tutto si aggancia a quanto scritto in questi giorni anche da Maurizio Caprino, con la pubblicità che sembra faccia apposta a far passare un messaggio negativo invece che contribuire ad educare, cosa questa che sarebbe alla loro portata.
Tuttavia fa anche il paio con gli articoli in cui si deridono le donne che si comportano nel modo corretto…
L’articolo lo puoi leggere integralmente QUI.
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