…ma ci sono alcune cose da dire circa il modo di dare la notizia da parte di quotidiani e tv.
Al TG della 7 si è dato un taglio preciso alla notizia ovvero dicendo che lo stop è stato deciso dalla UE per tutelare le specie a rischio. E’ stata data voce, inoltre, ad un esponente di Lagambiente che spiegava che questa norma entra ora in vigore senza appello, ma esiste da 10 anni, solo che in Italia è sempre stata inapplicata, contando sul fatto che ci sarebbero state, al solito le deroghe che scavalcano leggi e regolamenti. Invece no. E quindi i 10 anni di tempo che l’Italia ha avuto per far riconvertire le flotte di pescherecci e, di conseguenza, la manodopera impiegata in questo settore, sono stati sprecati.
Passiamo al TG5 ed ecco che la notizia viene classificata fra le stramberie della UE, facendo esempi non pertinenti, tipo quello legato al divieto di produrre il lardo di colonnata, causa divieto sanitario alla stagionatura nel marmo.
In quel caso però, il divieto scaturiva da un regolamento, scritto da uomini e quindi suscettibile di errore e/o interpretazione; ben diverso è invece il danno ambientale, reale e tangibile, causato da una pesca (in)sostenibile.
Sul Corriere leggo che: Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l’obiettivo dichiarato dell’Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca..
Vi è la precisazione che è una realtà che deve essere affrontata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe e subito dopo danno notizia di una circolare ministeriale infatti, rende noto la Federcoopesca, informa che è in via di perfezionamento la procedura per una deroga. (Daje, ma allora siamo di coccio…)
Notevole poi il «grido di dolore a nome di tutti gli abitanti della laguna veneta» che arriva da Arrigo Cipriani, proprietario dell’Harry’s Bar di Venezia. La preoccupazione maggiore di Cipriani, autore di autorevolissimi libri di cucina, è per la seppia che, afferma, «è un elemento fondamentale della cucina veneta, non possono portarcelo via! Noi non puntiamo tanto sulle vongole, ma le seppie sono una cosa che serviamo moltissimo».
Non so se avete colto l’egoismo alla base di queste affermazioni. Chi se ne frega delle vongole tolte agli altri ristoratori, l’importante è che a lui lascino le seppie. Ma il problema è tutto qui; sarebbe stato sufficiente praticare una pesca sostenibile nel decennio scorso per evitare forse queste restrizioni.
Sarebbe però stato necessario guardare oltre il proprio giardinetto, pensare al Bene comune ed al fatto che se continuiamo di questo passo, tra alcuni anni la pesca sarà solo un ricordo, visto che ignorando il problema avremo distrutto l’ecosistema marino e le specie oggi pescate.
Pubblicato da paoblog